Vai al contenuto

Porto Flavia

Coordinate: 39°20′10.25″N 8°24′28.55″E
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Porto Flavia
Ubicazione
StatoItalia (bandiera) Italia
LocalitàIglesias
IndirizzoStrada Provinciale 83, - Iglesias, Frazione Masua 47, 09016 Iglesias e Frazione Masua, Iglesias
Coordinate39°20′10.25″N 8°24′28.55″E
Caratteristiche
TipoGalleria mineraria a picco sul mare
Istituzione1924
Apertura1924/1925
Chiusuraanni sessanta
Visitatori63 825 (2022)
Sito web

Porto Flavia è una infrastruttura di servizio dell'area mineraria di Masua, oggi non più operativa, situata nella zona sud-occidentale della Sardegna e ricade amministrativamente nel comune di Iglesias, provincia del Sulcis Iglesiente, in quella che oggi è la località balneare di Masua. La lunghezza misura circa 600 m.

Pur essendo un sito minerario, non si trattava di una miniera, bensì di un porto d'imbarco del materiale estratto dalle miniere vicine. Fu progettato dall'ingegnere veneziano Cesare Vecelli (Venezia, 7 febbraio 1881 - Cimadolmo, 14 aprile 1947[1]) e realizzato nel 1924; prese il nome dalla figlia primogenita dell'ingegnere stesso[2].

Ingresso

La miniera di piombo e argento di Masua è stata una delle più importanti del territorio, sfruttata sin dalla fine del '600, e una delle ultime a chiudere nel 1960[3]. Nel 1882 venne visitata[4] da un giovanissimo Gabriele D'Annunzio, all'epoca corrispondente della rivista Cronaca bizantina, e dalla visita scaturì una descrizione, tanto dura quanto avvincente, delle condizioni lavorative e di vita dei minatori.

Realizzazione

[modifica | modifica wikitesto]

L'intera installazione portuale fu realizzata scavando all'interno della montagna a picco sul mare due gallerie sovrapposte: quella superiore, dove i materiali estratti dopo essere giunti sul luogo tramite una ferrovia Decauville venivano scaricati e quella inferiore da dove, per mezzo di un nastro trasportatore estraibile, il materiale veniva stivato direttamente sulle navi alla fonda. Tra le due gallerie erano sistemati nove enormi silos per lo stivaggio del materiale capaci di contenerne fino a 10 000 tonnellate.

La realizzazione di Porto Flavia permise alla società mineraria belga Vieille Montagne, proprietaria delle miniere di Masua, Montecani e Acquaresi di abbattere i costi di imbarco dei materiali (calamine, blenda e galena)[5]. Infatti, la costa sud-occidentale della Sardegna era sprovvista di porti, per cui la Vieille Montagne aveva predisposto a Carloforte, capoluogo dell'Isola di San Pietro, grandi depositi in cui veniva portato tutto il minerale pronto per la spedizione all'estero. In prossimità di questo scalo, al largo, vi erano dei fondali sufficientemente profondi, dove le navi di grande tonnellaggio potevano gettare le ancore e caricare quanto veniva condotto sin lì con imbarcazioni a vela, le bilancelle (piccole imbarcazioni a vela latina) carlofortine.

Riconversione turistica

[modifica | modifica wikitesto]

L'impianto fu dismesso negli anni sessanta con il progressivo abbandono dell'attività estrattiva della zona. Come vari siti minerari della zona a fine novecento Porto Flavia è stato sottoposto ad un intervento di restauro, con successiva riapertura al pubblico di visitatori e turisti.

  1. Basso, Amelia Donatella. Cesare Vecelli ingegnere minerario. Una storia che attraversa l'Italia. Marsilio Editori, Venezia, 2012.
  2. Miniera di Masua - Porto Flavia, su minieredisardegna.it, Miniere di Sardegna. URL consultato il 22 agosto 2011.
  3. Miniere di Sardegna, su minieredisardegna.it. URL consultato il 6 giugno 2023.
  4. D'Annunzio e la miniera di Masua, su gentedisardegna.it. URL consultato il 6 giugno 2023.
  5. Basso, Amelia Donatella. Cesare Vecelli ingegnere minerario. Una storia che attraversa l’Italia. Marsilio Editori, Venezia, 2012.

Voci correlate

[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]