Portale:Cucina/Evidenza-Tutti

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Bistecca alla fiorentina

Una bistecca alla fiorentina da 1 kg.

La bistecca alla fiorentina è un taglio di carne di manzo, che unito alla specifica preparazione ne fa il piatto più conosciuto della cucina toscana. Si tratta di un taglio alto e rigorosamente con l'osso che viene cotto al sangue sulla brace.

Mancata dalle tavole degli italiani per quasi cinque anni a seguito del blocco della vendita delle carni bovine con l'osso predisposto per arginare il rischio di diffusione della Bse, finalmente dal 1 gennaio del 2006 la bistecca ha ripreso il suo posto sulle tavole e sulle griglie toscane, evento che è stato festeggiato e celebrato in tutta la regione. Il provvedimento legislativo imponeva l'asportazione della colonna vertebrale con il midollo spinale degli animali da macellare, nonostante non siano mai stati diagnosticati casi di Bse in bovini di razza chianina e di razza maremmana, allevati allo stato brado nei rispettivi territori geografici della Toscana meridionale, dai quali vengono tagliate le vere bistecche alla fiorentina.

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Cassata siciliana

Una cassata siciliana.

Una cassata siciliana (dall'arabo qas'at, "bacinella" o dal latino caseum, "formaggio") è una torta tradizionale siciliana a base di ricotta zuccherata, pan di Spagna, pasta reale, frutta candita e glassa di zucchero.

Nonostante l'apparente semplicità della ricetta, esistono innumerevoli varianti locali. Specialmente l'aspetto esteriore può variare da una scarna decorazione di glassa e un po' di scorza d'arancia candita fino a una opulenta costruzione baroccheggiante con perline colorate e una mezza dozzina di frutti canditi diversi. Sempre secondo le varianti locali, ci possono essere ingredienti aggiuntivi, come pistacchio, pinoli, cioccolato, cannella, maraschino o acqua di zagara.

Una delle varianti più famose è quella dei cassateddi di sant'Aita, dolci tipici di Catania di solito preparati nel periodo della festa patronale. Si tratta di dolci a forma di mammella, fatti con pan di spagna imbevuto di liquore e farcito con crema, e ricoperti di glassa bianca con sopra una ciliegia candita. È chiara l'allegoria con le mammelle che furono asportate alla santa prima del martirio finale.

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Aceto Balsamico Tradizionale

Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP

L'Aceto Balsamico Tradizionale (ABT) è un condimento tradizionale della cucina emiliana, prodotto con mosti cotti d'uve provenienti esclusivamente dalla province di Modena e Reggio Emilia, fermentati, acetificati ed in seguito invecchiati per almeno dodici anni.
Pur affondando le proprie radici, probabilmente, già in età romana, la sua produzione è documentata a partire dal 1046. Fu molto apprezzato nel rinascimento dagli estensi, che lo fecero conoscere all'alta aristocrazia e a numerosi regnanti.

Prodotto fra i più apprezzati - e sovente anche imitati - della cucina italiana, dal 2000 è tutelato dal marchio di denominazione di origine protetta (DOP), riconosciuto in due differenti denominazioni - Aceto Balsamico Tradizionale di Modena (ABTM) e Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia (ABTRE). Il processo di trasformazione dei mosti può avvenire solo nelle particolari condizioni ambientali e climatiche tipiche dei sottotetti delle vecchie abitazioni e solo in un territorio piuttosto limitato, caratterizzato da inverni rigidi e estati calde e ventilate. Per queste ragioni non può essere ottenuto con lavorazioni industriali o su larga scala, per cui la sua la produzione è molto limitata e il prezzo piuttosto elevato.

Non è da confondersi con l'Aceto Balsamico di Modena IGP, che è un vero e proprio aceto di vino - non un condimento - con un disciplinare e proprietà decisamente differenti.

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Biryani

Hyderabadi Biryani (sinistra) servito assieme ad altri piatti indiani

Nella cucina persiana il biryani /bi'rjani/, biriani, o beriani ((FA) : بریانی) è una pietanza a base di riso (solitamente basmati), preparato assieme a spezie, carne, pesce, uova o verdure. Il nome deriva dalla parola persiana beryā(n) ((FA) : بریان) che significa fritto o arrostito.

Il Biryani venne portato nel subcontinente indiano da viaggiatori e mercanti musulmani. Varianti locali di questo piatto sono popolari non soltanto nell'Asia meridionale ma anche in Arabia e varie comunità arabe ed asiatiche occidentali.

Le spezie e i condimenti con cui è preparato il Biryani sono vari, tra cui: burro indiano (ghi), piselli, fagioli, cumino, chiodi di garofano, cardamomo, cannella, coriandolo, foglie di menta, foglie di alloro, zenzero, cipolle e aglio. Il Biryani è generalmente non vegetariano includendo quindi vari tipi di carni, tra cui: carne di manzo, carne di pollo, carne di capra, carne agnello, pesce o gamberi. Il piatto viene poi accompagnato e servito con salsa Chutney, Raita o Korma, curry, uova sode o un tipico piatto acido a base di melanzane chiamato brinjal.

La differenza sostanziale tra il Biryani ed il Pilaf, altra comune pietanza indiana a base di riso, sta nella cottura. Il primo, a differenza del secondo, cuoce tutti gli ingredienti separatamente e non tutti insieme. Il riso viene infatti cotto da solo, saltato in un Kayvan, detto anche BA-K, padella simile al wok cinese. Solo successivamente vengono aggiunti gli altri ingredienti in modo tale da creare un contrasto netto tra i sapori degli altri ingredienti e il sapore del riso, rimasto pressoché insipido.

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Cucina milanese

Un angolo del vecchio Verziere, nel 1920

La cucina milanese è fortemente caratterizzata dagli elementi del territorio, quali la risicoltura e l'allevamento di bovini e suini, e annovera numerosi piatti rigorosamente locali. Nello stesso tempo, il ruolo di centro di scambio come capoluogo di una vasta regione, ne ha fatto anche una sorta di sommatoria delle cucine e tradizioni gastronomiche della Lombardia, con in più influenze e scambi con quelle dei dominatori che si sono succeduti nel tempo.

Tra i piatti più noti vi sono il risotto giallo con lo zafferano, la cotoletta, la cassoeula con vari tagli di maiale e verza, piatto calorico adatto alla stagione invernale (simile al bottaggio); tra i dolci abbiamo, il panettone, che altro non era che il pane grande preparato in occasione delle solennità natalizie.

Prima dell'evento ricordato come "mucca pazza" erano molto diffusi l'ossobuco alla milanese e il fritto misto alla milanese (con cervella e animelle). Il fritto è quasi del tutto scomparso per la difficoltà di reperire gli ingredienti di base e la disabitudine al loro uso.

Al di là di ciò, negli ultimi cinquant'anni vi è stata una progressiva omologazione del gusto milanese agli usi alimentari nazionali: meno diffusi i grassi animali, più olio tra i condimenti a scapito del burro, larga diffusione della pasta (prima usata soprattutto come involucro di ripieni) in tutti i suoi formati.

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Burro chiarificato

Burro chiarificato appena fatto, ancora allo stato liquido

Il burro chiarificato è un grasso animale usato in cucina ottenuto dalla chiarificazione del burro.

Il burro chiarificato si ottiene rimuovendo l’acqua e le proteine del latte, legate alla caseina che è anche la proteina prevalente, e lasciando la sola parte grassa. Il burro intero, prima di essere chiarificato contiene le proteine del latte che bruciano a temperature basse e non consentono quindi un uso ottimale in cucina. Il burro chiarificato invece brucia a temperature maggiori permettendo la frittura e la doratura dei cibi. Il punto di fumo del burro chiarificato è di 252 °C, mentre il burro intero brucia ad una temperatura compresa tra i 120 °C e i 160 °C.

Il burro chiarificato, visto il suo punto di fumo molto alto, è usato soprattutto per le fritture in sostituzione dell'olio d'oliva o misto ad esso. In cucina il burro chiarficato è anche un ingrediente essenziale per la preparazione di alcune salse di condimento come la salsa bernese o quella olandese. Nel caso di preparazione di ricette alimentari bisogna tenere presente che il burro chiarificato ha un 15% di acqua e circa un 5% di proteine in meno, per cui, se lo si vuole utilizzare al posto del burro normale, bisogna recuperare il 20% di peso in meno aumentadone le dosi previste in egual misura.

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Storia della cucina giapponese

Opera di Utagawa Kuniyoshi raffigurante una donna che si ciba utilizzando delle bacchette.

La storia della cucina giapponese ha inizio nel periodo preistorico (periodo Jōmon) con i primi insediamenti neolitici giapponesi che basavano la loro alimentazione sul riso e sui frutti di mare fin dai primi tempi.

Sul periodo Kofun (III-VII secolo) regna l'incertezza. Alcune fonti suggeriscono un quadro di abitudini alimentari ben definito solo a partire dal momento della formazione della dinastia Yamato. Quando il buddismo divenne pratica comune, venne introdotto il divieto di consumazione della carne, che resterà in vigore fino alle Restaurazione Meiji.

Durante il periodo Heian, i documenti sull'alimentazione dei giapponesi divennero più numerosi, permettendo di fare un elenco degli ingredienti utilizzati e dei metodi preparazione.

Una volta che il Giappone entrò nel periodo Edo, venne introdotta una ricca varietà di cibi e specialità culinarie, la quale andrà a comporre la cucina tradizionale giapponese. Nel periodo Meiji, con l'abolizione del sakoku, diverse specialità straniere andranno a complementare la già ricca lista di piatti giapponesi.

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Aglio di Vessalico

Aglio di Vessalico posto ad essiccare all'ombra

L'aglio di Vessalico è una varietà di aglio, coltivato negli 11 comuni che compongono il territorio dell'Alta Valle Arroscia.

Il nome è legato alla Fiera (Fera) che si tiene a fondo valle nel Comune di Vessalico (un documento il Liber Decretorum Communitatis Vessatici la fa risalire all'anno 1760).

Le caratteristiche principali di questa varietà sono l'aroma intenso accompagnato da un gusto delicato, è un aglio molto digeribile ed ha una buona conservabilità; queste caratteristiche vengono date dal clima mite (la Valle Arroscia si trova ai piedi delle Alpi, al tempo stesso risente ancora dell'influenza del clima della costa ligure) e dai terreni particolarmente vocati a questa coltivazione.

Ha un bulbo compatto costituito in media da dieci bulbilli, con le tuniche esterne di colore bianco-rosato (con striature rosso-violacee appena colto) ed i bulbilli di colore bianco. Questa varietà di aglio non ha infiorescenza.<

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Polpettone di carne, condito con salsa di pomodoro.

Polpetta

La polpetta è una pietanza, solitamente a base di carne tritata, spezie, aromi e ingredienti leganti (ad esempio l'uovo e il pangrattato), servita a tavola, di norma, come seconda portata. Una volta preparato l'impasto, si prendono, via via, tante piccole porzioni, le quali vengono schiacciate e lavorate a mano, fino al raggiungimento della caratteristica forma rotondeggiante. Le si può cuocere in umido, in forno o, previa impanatura, fritte in abbondante olio.

Polpettone[modifica wikitesto]

La parola polpettone è l'accrescitivo di polpetta, e, in effetti, è la sua variante tutta d'un pezzo.
Al di là degli ingredienti, che sono grossomodo gli stessi - macinati, tagliuzzati o spezzettati - ciò che cambia è la forma finale della pietanza portata a tavola. Se, come detto, le polpette sono molte e piccole, il polpettone è costituito da un unico grande pezzo, dalla forma più o meno cilindrica, il quale viene servito ai commensali affettandolo al momento. Per la sua la cottura si privilegia la lessatura, l'umido o il forno. Meno usata, anche a causa delle dimensioni, la frittura. In alcune ricette, il polpettone può essere farcito, ad esempio, di verdure (specialmente spinaci) e formaggio.

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Una coppa di pesca melba.

Pesca Melba

La Pesca Melba (in inglese Peach Melba, in francese Pêche Melba) è un dolce (secondo alcun fonti statunitensi definibile anche come sundae) inventato a Londra dallo chef francese Georges Auguste Escoffier in onore della leggendaria cantante d'opera australiana Nellie Melba, da lui molto ammirata.

Storia[modifica wikitesto]

La data di creazione trova molte fonti discordanti. Tutte concordano sul fatto che il piatto fu creato in onore della cantante lirica australiana Nellie Melba(il cui vero nome era Helen Porter Mitchell), che si era esibita più volte a Covent Garden fra gli anni Novanta dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, che Escoffier aveva avuto certamente l'occasione di servire in uno dei ristoranti presso cui lavorava, e della quale conosceva quindi la predilezione per pesche e lamponi, come pure per il gelato di vaniglia.

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Scalogni coltivatio in Nordamerica orientale.

Allium ascalonicum

Lo scalogno (Allium ascalonicum L.) (detto anche scalogna) è una pianta della famiglia Liliaceae (Amaryllidaceae secondo la moderna classificazione APG). Affine alla cipolla con la quale condivide molte caratteristiche e similitudini di utilizzo. Il nome designa tanto la pianta quanto il suo bulbo.

I bulbi hanno un sapore meno intenso della cipolla, più aromatico e leggermente agliaceo, ma, a differenza dell’aglio, non sono troppo acri. In generale proprio per il suo delicato e caratteristico apporto aromatico lo scalogno è proposto come sostituto della cipolla per l’elaborazione di antipasti e piatti di portata nella cucina più raffinata o più attenta ai gusti delicati (ha inoltre il vantaggio di appesantire di meno l’alito).

Lo scalogno viene consumato sia cotto che crudo, anche se quest'ultimo uso è più consigliato perché, ad esempio, nei soffritti, di cui è suggerito come base per zuppe o risotti, lo scalogno tende a divenire amaro. Lo scalogno contiene inoltre leggermente meno acqua della cipolla, pertanto è più soggetto a carbonizzare durante la cottura.


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Il corno potorio di Roordahuizum, costruito a metà del XVI secolo

Corno potorio

Un corno potorio è il corno di un bovide usato come recipiente per bere. I corni potori sono conosciuti fin dall'Antichità classica, specialmente nei Balcani, e sono rimasti in uso a fini cerimoniali per tutto il Medioevo e l'inizio dell'Età moderna in alcune parti d'Europa, particolarmente nell'Europa germanica ed in alcune culture del Caucaso.

I corni potori rimangono tuttora un importante accessorio nella cultura del brindisi rituale in particolare in Georgia, dove sono noti come kantsi.

Recipienti per bere fatti di vetro, ceramica o metallo stilizzati a forma di corni potori sono conosciuti anch'essi dall'antichità: particolarmente importanti quelli noti in greco come rhyton.

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In basso: forme di canestrato al pepe sovrastate da forme di provola appese a stagionare

Canestrato

Il Canestrato, o in siciliano Canistratu e più raramente Tumazzu o Picurinu, è un formaggio a pasta dura di latte vaccino misto a latte pecorino o anche caprino prodotto in tutta la Sicilia, dove assume anche nomi diversi legati a produzioni specifiche o locali d'eccellenza come ad esempio canestrato vacchino o canestrato dei Nebrodi.

Il Canestrato rientra nell'elenco dei prodotti agroalimetari tradizionali (PAT) stilato dal ministero delle politiche agricole e forestali (Mipaaf).

In Italia il termine canestrato si riferisce anche a diversi altri formaggi che nell'ambito della loro produzione prevedono l'uso di un canestro di giunco come ad esempio il canestrato pugliese o il canestrato di Moliterno.


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Bardiccio

Bardiccio

Il bardiccio o bardiccio fiorentino o ancora salsiccia matta è un tipico insaccato toscano, simile al burischio, la cui preparazione si basa sull'utilizzo delle parti meno pregiate e ricche di sangue del suino. Il suo tipico colore rosso scuro dipende dalla quantità di cuore – generalmente di bovino – impiegata nell'impasto. Il bardiccio ha la forma caratteristica della salsiccia, ma è più lungo ed è insaccato nel budello di suino, legato con dello spago. Si produce da settembre a maggio e si consuma fresco.

Il bardiccio fa parte dei Presidii ed Arca del Gusto di Slow Food con il nome di bardiccio fiorentino ed è inserito tra i prodotti agroalimentari tradizionali italiani dalla Regione Toscana alla voce "Carni (e frattaglie) fresche e loro preparazione".

La zona di produzione originaria è circoscritta ai comuni della Valdisieve e, marginalmente, del Valdarno.

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Sottobicchiere

sottobicchieri in pietra arenaria

Un sottobicchiere è un oggetto utilizzato come appoggio per le bevande. Lo scopo principale del sottobicchiere è quello di proteggere la superficie di un tavolo o di qualunque altro mobile sul quale può essere poggiata la bevanda, dalle goccioline che possono crearsi per via della condensa sul bicchiere o dal liquido che potrebbe straripare. Per questo motivo spesso sono realizzati in materiali assorbenti. Nei locali pubblici e nei bar possono essere utilizzati anche come mezzo di promozione per le aziende di produzione delle bevande o del locale stesso.

Nel 1880, i primi sottobicchieri di cartone sono stati prodotti dalla società di stampa tedesca, Friedrich Horn. Nel 1892, Robert Sputh di Dresden realizzò il primo sottobicchiere in pasta di legno. La Watney brewery li utilizzò nel Regno Unito nel 1920 per pubblicizzare la loro birra pale ale. L'azienda di imballaggio Quarmby Promotions, fondata nel 1872, iniziò la produzione di sottobicchieri a Milnsbridge nel 1931. Dopo essere stata rilevata dal gruppo Katz, la produzione fu spostata a Brighouse e nel 2006 a Morley, West Yorkshire, prima di interromperne la produzione nel 2009.

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Cuddura

Cuddura cull'ova

La cuddura è una ciambella intrecciata diffusa in particolare in Sicilia ma anche in tutto il resto dell'Italia meridionale. Essa può essere sia dolce che salata.

Viene indicata con diverse altre denominazioni (vedi di seguito) ed è riconosciuta con sei diverse denominazioni come prodotto agroalimentare tradizionale (P.A.T) dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Mipaaf) di cui quattro siciliane, una calabrese e una pugliese.

Il termine cuddura deriva dal greco antico κολλύρα (kollura) che significa corona e in origine indicava ne sottolineava la forma. Oggi il nome cuddura tende ad una vera e propria italianizzazione, ma è un dialettismo originario dell'Italia meridionale, diffuso con tutte le sue varianti in Sicilia, Calabria, parte della Puglia e della Basilicata, così come della Campania. La forma a ciambella serviva anticamente ai pastori o ai viandanti per infilarla nel bastone o nel braccio e portarla comodamente con loro nei loro lunghi spostamenti.

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Brodetto di Porto Recanati

Brodetto di Porto Recanati

Il Brodetto di Porto Recanati è un piatto unico a base di pesce, tipico della cittadina marchigiana.

Del Brodetto Porto Recanati detiene una delle quattro ricette storiche della gastronomia marchigiana, assieme a Fano, Ancona e San Benedetto del Tronto, fra le quali sembra sia la più antica. Nato dall’estro del cuoco Giovanni Velluti, titolare di uno dei più antichi chalet dell'epoca, questa variante portorecanatese risale ai primi del ‘900 e si impose ben presto alla tradizione gastronomica marinara della città.

Risale ad una pubblicazione del Touring Club Italiano del 1923 l’indicazione del “Brodetto Bianco che si prepara a sud del Monte Conero”; nell'articolo si nota che già da allora il Brodetto veniva inviato già cotto a Milano; la variante portorecanatese prevede infatti l’assenza di pomodoro e l’aggiunta di zafferanella o zafferanone (zafferano selvatico del Conero) che dà al piatto un colorito giallognolo (occhiu de gallu), caratteristica comune anche alla provenzale Bouillabaisse, in cui però entra il più nobile Crocus sativus.

Al “Brodetto Bianco” di Porto Recanati è dedicata un'importante manifestazione, “La settimana del Brodetto” che si svolge ogni anno nella prima settimana di giugno e che vede la possibilità di degustare presso i ristoranti locali aderenti a prezzo promozionale.

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Paletta biellese

Paletta cotta e affettata.

La paletta (in piemontese përsucc dla palëtta - lett.: prosciutto della paletta) è un insaccato riconosciuto come prodotto agroalimentare tradizionale (P.A.T.) italiano, tipico del Biellese. In particolare la paletta prodotta nel comune di Coggiola (commercializzata anche con il marchio registrato Paletta di Coggiola), è un presidio Slow Food.

Il nome del salume deriva dalla conformazione a paletta dell'osso della scapola suina sul quale si appoggia il muscolo della spalla alla base della preparazione.

La documentazione storica attesta la presenza della paletta tra le portate servite ad un banchetto quattrocentesco. Questa pietanza proveniva in origine dal comune di Coggiola. Nella tradizionale macellazione dei suini in Valsessera, effettuata da masular che giravano casa per casa, i salumi ottenuti dalla coscia erano riservati ai notabili locali e al clero mentre quelli ottenuti dalla spalla erano destinati anche a persone meno abbienti.

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Uova strapazzate

Uova strapazzate con bacon.

Le uova strapazzate sono un piatto molto diffuso a base di uova, tipicamente di gallina. Il piatto consiste nel miscelare tra loro l'albume e il tuorlo dell'uovo per poi friggerlo in olio caldo rompendo (strapazzare, sbattere) la coagulazione biochimica del preparato.

La preparazione delle uova strapazzate permette numerose varianti grazie all'aggiunta di ulteriori ingredienti. La ricetta classica prevede che le uova vengano sbattute crude, miscelando omogeneamente albume e tuorlo. Alla miscela vengono poi aggiunti vari ingredienti secondari, come brodo, panna, latte, burro, semplice acqua o olio in modo da ottenere una mistura più soffice. In genere si aggiungono circa 2 cucchiai (30 mL) di liquido per uovo. Sale, pepe o altri aromi possono essere aggiunti per aggiustarne il sapore.

Il preparato viene poi posto in una padella preriscaldata su un forno a gas, permettendone una veloce coagulazione. La cottura prosegue a fiamma bassa rompendo, e quindi "strapazzando", la coagulazione della miscela tramite un cucchiaio di legno. Questo procedimento di "strapazzatura" delle uova, se effettuato in modo continuo ed omogeneo, permette la formazione del caglio soffice e cremoso alla base della ricetta. Una volta che il grosso della parte liquida si è solidificato si usa aggiungere ingredienti come prosciutto, erbe o formaggio per incorporarli nella mistura di uova.

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Grolla

Una grolla moderna.

La grolla è una particolare coppa (o calice) da vino in legno, con gambo corto e chiusa da coperchio, tradizionale della Valle d'Aosta. Solitamente è realizzata al tornio e rifinita con intagli a mano. Il legno più utilizzato è quello di noce seguito da quello di acero, varietà che conferiscono un sapore particolare al contenuto senza il rischio che la coppa si spacchi per il calore.

Una volta utilizzata solo per bere in compagnia a turno (à la ronde), essa è oggi prevalentemente prodotta come souvenir, come trofeo, come oggetto da collezionismo, ma trova impiego anche come simbolo, in chiave pedagogica, nei giochi da tavolo valdostani. Il nome e la forma ne hanno fatto accostare le origini al graal.

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Anna Maria Rückerschöld

Frontespizio di En Liten Hushålls-Bok, Piccolo libro di gestione domestica.

Anna Maria Rückerschöld (Hedemora, 5 febbraio 1725 – Stoccolma, 25 maggio 1805) è stata una scrittrice svedese.

Scrisse tra la fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX secolo un gran numero di libri, divenuti molto popolari, inerenti temi quali la gestione della casa e la cucina. Le tematiche vengono affrontate con un occhio particolarmente attento a quelle tecniche pratiche che permettano di ridurre le spese e vivere in semplicità e autosufficienza.

La tematica centrale nelle opere di Rückerschöld consiste nel diritto delle donne a ricevere una propria forma formazione dato che a quel tempo, come la sua stessa biografia testimonia, non era consentito o era perlomeno raro che le donne potessero studiare. La sua idea di formazione femminile rimane comunque limitata all'ambito del sapere domestico (inerente la gestione della casa e la cucina) che lei stessa si preoccupò di diffondere attraverso i suoi libri.

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La bottega dei Cupcake

Sophie e Katherine proprietarie del Georgetown Cupcake ad un evento del 2012

La bottega dei Cupcake (titolo originale DC Cupcakes) è un reality show a puntate di genere documentario e culinario.

Lo show è centrato sull'attività delle sorelle nonché socie in affari Katherine Kallinis-Berman e Sophie Kallinis-LaMontagne, chiamata Georgetown Cupcake, pasticceria specializzata nella produzione di cupcake. La Georgetown Cupcake prende il nome dalla città in cui è stato aperto il primo negozio, Georgetown, situato nel distretto di Washington.

Lo show è stato trasmesso in America a partire dal 2010 sulla rete TLC, in Italia è andato in onda a partire dall'ottobre 2013 sulla rete Real Time.

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Merano WineFestival

Il logo della manifestazione

Il Merano WineFestival (o brevemente MWF) è una manifestazione enogastronomica internazionale della durata di tre giorni, che ha luogo ogni anno dal 1992 a Merano in Alto Adige, nella prima metà di novembre. Dal 1993 il festival ha luogo al Kurhaus di Merano.

La manifestazione è una delle principali fiere enogastronomiche d'Italia, assieme a Vinitaly di Verona, al Salone internazionale del gusto di Torino, al Cheese di Bra. Sebbene il settore gastronomico sia ben rappresentato, è il settore enologico a richiamare il maggior numero di visitatori, ospitando le eccellenze della produzione vitivinicola italiana ed internazionale.


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Crocetta di Caltanissetta

Suore Benedettine del convento della Santa Croce a Caltanissetta intente a produrre le crocette.

La crocetta di Caltanissetta è un antico dolce nisseno, prodotto fino al 1908, poi dimenticato e quindi riscoperto di recente.

È uno dei dolci del convento, insieme alla spina santa, essi venivano preparati e donati durante la festa del Santissimo Crocifisso in 14 settembre dalle suore di clausura del convento delle Benedettine annesso alla chiesa di Santa Croce, chiesa da cui prendono il nome.

La ricetta è nota solo al maestro pasticciere che ha riscoperto il dolce, ciò dopo ricerche ventennali fatte a partire di un racconto orale di una abitante del quartiere che ricordava la tradizione tramandata da madre in figlia della ricetta dell'antico dolce nisseno.


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Farinografo

Moderno farinografo.

Il farinografo o farinografo di Brabender è uno strumento di misura della consistenza di un impasto di acqua e farina, esso misura proprietà tecnologiche specifiche di data farina che vengono descritte da un diagramma sforzo-tempo detto farinogramma.

Lo strumento è basato sul principio di un'impastatrice a due pale collegate ad un dinamometro che registra la sollecitazione esercitata durante l'impastamento.

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