Pompeo Di Campello

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Pompeo Di Campello
Pompeodicampello.jpg

Ministro degli affari esteri del Regno d'Italia
Durata mandato 12 aprile 1867 –
27 ottobre 1867
Monarca Vittorio Emanuele II di Savoia
Capo del governo Urbano Rattazzi
Predecessore Federico Pescetto
Successore Luigi Federico Menabrea

Senatore del Regno d'Italia
Legislature dalla VIII
Sito istituzionale

Dati generali
Professione Possidente

Pompeo Di Campello (Spoleto, 15 febbraio 1803Spoleto, 24 giugno 1884) è stato un politico italiano e senatore del Regno.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nativo di Spoleto, e pertanto suddito dello Stato pontificio, si appassionò presto alla poesia e agli studi classici, pubblicando versi e tragedie di amore patrio, ma povere d'arte.

Dopo aver partecipato ai fallimentari moti del 1831 nell'Italia centrale (durante la quale fu presidente del governo provvisorio spoletino e poi rappresentante della sua città all'assemblea di Bologna, capitale provvisoria degli insorti), Di Campello ritornò all'attività letteraria.

Quando nel 1847 divenne papa Pio IX, ritenuto di sentimenti liberali, il patriota umbro ritornò alla politica attiva, venendo nominato membro della Consulta di Stato e rappresentando Spoleto alla Camera dei deputati quando la Costituzione fu concessa nel marzo 1848. Quando in aprile anche l'esercito pontificio partì per la Prima guerra d'Indipendenza in soccorso di Carlo Alberto di Savoia contro l'Austria, Di Campello fu nominato intendente generale dell'esercito. In tale carica, cercò di ammodernare l'armata papale secondo le sue modeste capacità, finché il Presidente del Consiglio Terenzio Mamiani lo nominò, nel giugno 1848, Ministro della Guerra dello Stato pontificio. Tenne l'incarico anche durante l'invasione austriaca dello Stato pontificio, che portò alla parziale occupazione delle Legazioni, finché il 6 agosto, dopo aver emanato un proclama non autorizzato che incitava la popolazione a resistere agli invasori, fu costretto a dimettersi.

Il 16 novembre ritornò al ministero, tentando di riorganizzare le milizie papali, rimanendo in carica anche con l'avvento della Repubblica romana, fino a quando il comitato esecutivo lo mandò a Bologna per assumere il comando delle truppe che dovevano affrontare gli austriaci. Tuttavia Di Campello chiese e ottenne di essere sostituito, ritirandosi a Spoleto, senza nemmeno partecipare ai lavori dell'Assemblea costituente.

Dopo la caduta della Repubblica nel luglio 1849, il patriota umbro tentò di espatriare in Toscana, ma fu arrestato dagli austriaci; liberato per intervento del Ministro degli Esteri asburgico, Esterhy, che era suo parente, riparò prima a Corfù e poi nuovamente in Toscana, da dove però venne espulso. Chiese dunque asilo politico nel Regno di Sardegna, dove fece rappresentare alcune sue opere drammatiche. Successivamente si trasferì qualche anno in Francia e solo il 17 ottobre 1860 rientrò a Spoleto, in veste di commissario regio di Vittorio Emanuele II, con l'incarico di preparare l'annessione del territorio al Piemonte.

Fu nominato senatore del Regno di Sardegna il 20 gennaio 1861, due giorni dopo le elezioni per il nuovo Parlamento, che il 17 marzo 1861 proclamarono il Regno d'Italia. Infine, dall'aprile all'ottobre 1867, fu Ministro degli Affari Esteri del Regno d'Italia nel Governo Rattazzi II.

Ritiratosi a vita privata, Di Campello morì nella natia Spoleto il 24 giugno 1884, a 81 anni.

Le sue opere poetiche sono state giudicate modeste, mentre più fortuna hanno avuto le sue tragedie che furono pubblicate sotto il titolo Componimenti drammatici.[1] Suoi manoscritti e documenti, compresi nell'Archivio Campello, nel 1977 sono confluiti nella sezione di Archivio di Stato di Spoleto.[2]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Grand'ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Grand'ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Grand'Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tre volumi edizioni F. Le Monnier, Firenze 1863
  2. ^ Lamberto Gentili, Luciano Giacché, Bernardino Ragni e Bruno Toscano, L’Umbria, Manuali per il Territorio. Spoleto, Roma, Edindustria, 1978, p. 415.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Filippo Maria Troiani, Nobiltà e potere. Pompeo Campello, l’Umbria e Spoleto al tramonto dello stato pontificio, Associazione Amici di Spoleto, 2017.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN88600297 · ISNI (EN0000 0000 6242 6649 · SBN IT\ICCU\SBLV\206446