Polittico di Valle Romita

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Polittico di Valle Romita
Gentile da Fabriano 048.jpg
Autore Gentile da Fabriano
Data 1410-1412 circa
Tecnica tempera e oro su tavola
Dimensioni 280×250 cm
Ubicazione Pinacoteca di Brera, Milano

Il Polittico di Valle Romita è un dipinto a tempera e oro su tavola (280x250cm, di cui 157,20x79,6 la tavola centrale, 117,50x40 le tavole laterali inferiori e 48,9x37,8 le tavole superiori) di Gentile da Fabriano, databile al 1410-1412 circa e conservato nella Pinacoteca di Brera a Milano. È firmato in basso al centro sulla tavola centrale ("GENTILIS DE FABRIANO PINXIT"). La destinazione originaria era l'eremo francescano di Val di Sasso (detta anche Valle Romita) nei pressi della sua città natale, Fabriano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Non si ha documentazione scritta dell'origine del dipinto, per cui sono state avanzate varie ipotesi. Una delle più suggestive indica come committente il Signore di Fabriano Chiavello Chiavelli che fece restaurare nel 1406 il convento in previsione di farvi ospitare la sua sepoltura, affidandolo ai frati zoccolanti. Il tema dell'incoronazione della Vergine, caro all'osservanza francescana, potrebbe allora essere stato scelto per decorare la chiesa rifondata. La datazione oscillerebbe così tra il 1406 e il 1414, anno in cui Gentile lasciò le Marche per trasferirsi a Brescia, sotto Pandolfo Malatesta. La presenza di elementi ispirati dal gotico internazionale di Michelino da Besozzo (come la resa minuziosa dei dettagli naturalistici) ha fatto poi pensare un incontro dei due artisti a Venezia, dove Gentile si recò a più riprese, circoscrivendo così la datazione del polittico al 1410-1412.

Il polittico venne smembrato probabilmente già nel XVIII secolo e nel 1811 giunsero a Brera la tavola centrale e i quattro scomparti laterali inferiori, direttamente dall'eremo che era stato soppresso. Le quattro tavole minori, tagliate di forma rettangolare, vennero acquistate da una collezione privata nel 1901. La cornice neogotica risale al 1925.

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

Dettaglio del prato

Il polittico è composto da cinque scomparti a doppio registro. Il pannello centrale mostra l'Incoronazione della Vergine con una rappresentazione della Trinità e un coro di angeli musicanti in basso. Questa scena fu disegnata ispirandosi ai mosaici bizantini che Gentile aveva visto a Venezia nella basilica di San Marco, come dimostra soprattutto l'eterea sospensione nel cielo delle figure, l'astratta parte inferiore e l'abbacinante fondo oro. Come tipico delle migliori opere del pittore, l'oro è poi lavorato con grande maestria e raffinatezza, col disegno di raggi di luce incisi direttamente sulla superficie o con altre tecniche, come nelle decorazioni delle vesti e in altri decori, talvolta resi a rilievo grazie all'uso della "pastiglia" in gesso. La veste di Gesù è poi disegnata su lamina d'argento.

Del tutto nuova è la capacità del pittore di lavorare le superfici, soprattutto gli abiti, dove riesce a trasmettere il senso della diversa consistenza materica, grazie a una stesura a tratti soffici della pittura.

I quattro pannelli laterali ospitano altrettante figure di santi: da sinistra si vedono San Girolamo con un modellino della chiesa in mano, San Francesco d'Assisi, San Domenico e la Maddalena. Queste figure sono poste in un giardino, appoggiate con passo leggero, ma saldo, su un prato fiorito dove sono dipinte svariate specie botaniche con la massima precisione. Tra i brani di virtuosismo pittorico si annoverano la morbida veste di pelliccia bianca della Maddalena o gli espressivi piedi di san Francesco, coperti di soffice peluria. Nella Maddalena è estremamente raffinato il gesto indolente con cui regge l'ampolla degli unguenti, suo attributo tradizionale, indolentemente appoggiata sulla punta delle dita (l'ampolla è incisa nell'oro, non dipinta, come un oggetto della più raffinata oreficeria coeva): ben diverso sarà il trattamento dell'analogo soggetto nel Polittico Quaratesi, in cui la nuova Maddalena, memore del realismo di Masaccio, terrà saldamente in mano la pisside. Nonostante l'astrattezza di finezze come questa, un'importante novità rispetto agli stilemi del gotico è la saldezza con cui i santi si appoggiano al suolo, senza quell'effetto "in punta di piedi" che venne biasimato da Vasari, il quale ne attribuì il superamento a Masaccio, sebbene il polittico di Valleromita sia anteriore di una decina d'anni rispetto alle opere del pittore fiorentino. Girolamo regge una chiesa gotica, simbolo della Chiesa romana stessa o dell'edificio fatto restaurare. Estremamente tortuoso è il ricadere degli orli dei manti, che creano curve sinuose e ritmate.

L'opera mostra una serie di influenze fabrianesi, lombarde, venete ed umbre, è composta in maniera poco omogenea: l'Incoronazione e i quattro santi nei pannelli laterali hanno un'aria contemplativa, mentre le scene nelle cuspidi sono più concrete, interessate alla caratterizzazione personale dei santi attraverso la scelta degli episodi e delle ambientazioni. L'insieme è comunque equilibrato e dotato di maggiore solidità rispetto alle coeve opere lombarde (come quelle di Michelino da Besozzo).

Cuspidi[modifica | modifica wikitesto]

San Giovanni Battista in preghiera nel deserto

I quattro pannelli superiori, entro le cuspidi, mostrano invece San Giovanni Battista in preghiera nel deserto, il Martirio di Pietro da Verona, Santo francescano (sant'Antonio da Padova?) in lettura e San Francesco che riceve le stimmate.

Nel Martirio di Pietro da Verona la scena è ambientata sullo sfondo di una vivace veduta cittadina, con effetti di resa materica nella giubba dello sgherro, trattata con effetto di denso pointillisme per dare l'idea della lana appallinata. Nella scena il carnefice vibra un colpo di mannaia sul capo del santo. I pannelli di San Giovanni e San Francesco sono speculari e ambientati in un brullo paesaggio collinare quasi identico, che richiamava la religiosità ascetica dei francescani di Val di Sasso, isolati nel proprio eremo. Nel pannello del Battista nel deserto il pittore si concentrò soprattutto nel definire con cura i peli della casacca del santo o i cespugli spinosi, lumeggiati con una visione nitida e lenticolare.

Forse il pannello della Crocifissione, situato nella stessa sala del museo, era anticamente nella cuspide centrale del polittico. Una serie di piccoli santi (Collezione Berenson, Settignano e Pinacoteca nazionale di Bologna) sono stati messi in relazione col polittico quali possibili decorazioni dei perduti pilastrini laterali, ma tale ipotesi è stata in seguito scartata.

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0
  • AA.VV., Brera, guida alla pinacoteca, Electa, Milano 2004 ISBN 978-88-370-2835-0
  • Mauro Minardi, Gentile da Fabriano, Skira, Milano 2005.

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