Politicamente corretto

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L'espressione correttezza politica (in inglese political correctness) designa una linea di opinione e un atteggiamento sociale di estrema attenzione al rispetto formale, soprattutto nel rifuggire l'offesa verso determinate categorie di persone. Qualsiasi idea o condotta in deroga più o meno aperta a tale indirizzo appare quindi, per contro, politicamente scorretta (politically incorrect).

L'opinione, comunque espressa, che voglia aspirare alla correttezza politica dovrà perciò apparire chiaramente libera, nella forma e nella sostanza, da ogni tipo di pregiudizio razziale, etnico, religioso, di genere, di età, di orientamento sessuale, o relativo a disabilità fisiche o psichiche della persona nei confronti di categorie considerate come discriminate.

L'uso dell'espressione nell'accezione corrente viene ricondotto a un movimento politico statunitense attivo per il riconoscimento delle minoranze etniche, di genere, religiose, politiche, e alla giustizia sociale, anche con un uso più rispettoso del linguaggio [1]. Tuttavia riguardo alle origini del concetto di "politicamente corretto" vi sono diverse ipotesi.[1]

Nascita del politicamente corretto[modifica | modifica wikitesto]

Politically Correct è anche il successivo movimento ideologico d'ispirazione liberal e radical delle università americane (in particolare nella University of Michigan ad Ann Arbor, Michigan) che alla fine degli anni ottanta proponeva, nel riconoscimento del multiculturalismo, la riduzione di alcune espressioni linguistiche discriminatorie ed offensive nei confronti delle minoranze:

  • Afro-Americans (afro-americani) o, meglio, African Americans, sostituì blacks, niggers e negros;
  • gay sostituì "sodomite" e "faggot" (sodomita, finocchio).

Analogamente nella lingua italiana:

  • Invece del termine negro si invitava a usare nero, omologo al termine bianco;
  • Invece del termine zingaro, si invitava a usare il nome proprio dell’etnia, ovvero ròm o sinti a seconda dell'etnia (aggettivi inalterati in genere e numero);
  • Diversamente abile o disabile sostituiscono varie espressioni offensive che erano usate in passato (minorato, l'anglicismo handicappato, poi portatore di handicap, mongoloide, ecc.). Questo termine è stato criticato dalle stesse associazioni di categoria, in particolare perché esso rischia di ostacolare un'analisi obiettiva della realtà.[2]
  • disoccupato sostituisce nullafacente.

Linguaggio inclusivo[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi anni alcuni attivisti statunitensi hanno proposto una relativa revisione del linguaggio, proponendo di rimuovere parole dal significato offensivo nei riguardi di una minoranza o di uno specifico gruppo di persone.[3]

Genere di sostantivi, aggettivi e pronomi[modifica | modifica wikitesto]

Termini come policemen, manpower, man-hour o il saluto Hi guys sono talvolta ritenuti sessisti poiché non includono il sesso femminile. I termini boy e girl sono sconsigliati perché possono essere pronunciati erroneamente se non si conosce il genere in cui si identifica la persona di cui si sta parlando.[senza fonte]

Razze ed etnie nelle parole[non chiaro][modifica | modifica wikitesto]

La dicotomia whitelist/blacklist è scoraggiata poiché l'uso continuo potrebbe presagire un parallelismo con il colore della pelle umana secondo cui il bianco sia migliore del nero. Nel contesto tecnologico, il modo di dire Architettura master-slave è considerato razzista, perché agli americani che la usano potrebbe ricordare il passato in cui la popolazione afroamericana viveva in schiavitu'.[4] Simile sorte sarebbe capitata alla tesi scientifica Quantum supremacy, ovvero l'idea che i computer quantistici possano risolvere problemi irrisolti dai computer tradizionali. Secondo alcuni studiosi in linea con la correttezza politica, la tesi scientifica dovrebbe cambiare nome perché quello attuale è troppo simile al concetto razzista noto come white supremacy.[5][6]

Transessualità[modifica | modifica wikitesto]

Un'altra pratica seguita da chi si attiene all'ideologia del politicamente corretto è evitare il cosiddetto deadnaming: quando ci si riferisce al passato di una persona transgender prima del cambio di sesso, bisogna comunque usare il nome corrente post-transizione, piuttosto che il nome con cui è nata quella persona. Questa regola viene estesa anche agli individui che ad un certo momento dichiarano di identificarsi in un certo genere, senza avere ancora cambiato genere legalmente. Chi non si attiene a questa pratica secondo l'ideologia del politicamente corretto può essere considerato offensivo e verbalmente violento.[7]

Influenze[modifica | modifica wikitesto]

Il politicamente corretto non viene applicato solo al linguaggio, bensì anche a fenomeni e opere artistico culturali di vario genere; dal cinema alla musica fino alla scultura. Nell'ambito delle manifestazioni pubbliche del Black Lives Matter del giugno 2020, negli Stati Uniti, al fine di mettere in discussione miti e icone considerate politicamente scorrette, vennero abbattute e danneggiate diverse statue, fra le quali quelle di Cristoforo Colombo e Jefferson Davis.[8]

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Il politicamente corretto è considerato da alcune persone una forma di conformismo linguistico, con i limiti tipici di qualsiasi forma di pensiero unico, nel quale vengono individuate tracce di neopuritanesimo[9]. Viene inoltre criticato il bizantinismo di certe definizioni che sfumano negli anni[da chi?]: quelli un tempo chiamati brutalmente minorati sono divenuti prima invalidi, successivamente handicappati, poi portatori di handicap, quindi disabili ed infine diversamente abili. Classico è pure il ricorso alla definizione negativa: non vedenti per ciechi, non udenti per sordi, non deambulanti per para o tetraplegici; definizioni, oltre che inesistenti nel lessico medico, quasi sempre sdegnosamente rifiutate, quale segno d'ipocrisia in assenza di concreti vantaggi, dagli enti di tutela delle categorie interessate.

Una critica è sostenuta dagli organizzatori della Campagna contro la correttezza politica, secondo i quali l'adozione di termini non offensivi nei riguardi di determinate categorie viene sancita senza interpellare le categorie stesse, il che costituisce già un fattore di discriminazione.[10]

Una disamina ideologica è svolta da Raffaele Alberto Ventura nel suo libro La guerra di tutti. Populismo, terrore e crisi della società liberale, alle pp. 263-270. Dopo averne proposto una genealogia che mostra i suoi lati positivi, l'autore ne solleva alcune criticità: «Non soltanto delimita degli spazi in cui sembra ormai impossibile dire alcunché (ad esempio i cosiddetti safe spaces delle università americane), ma per giunta fallisce nella sua funzione primaria: invece di pacificare, fornisce nuovi e infiniti pretesti di conflitto. Individuando aggressioni e microaggressioni dietro ogni scambio comunicativo, il Politicamente Corretto ha finito per diventare una teoria della “guerra giusta” alla portata di chiunque».[11] Costanzo Preve lo definisce invece come una nuova forma di totalitarismo ideologico flessibile.[12][opinione parziale]

A seguito delle mobilitazioni di piazza legate al movimento Black lives matter il 7 luglio 2020, circa 150 intellettuali (tra i quali Noam Chomsky, J.K. Rowling e Margaret Atwood) hanno pubblicato una lettera aperta (A Letter On Justice And Open Debate[13]) per lanciare un avvertimento sui pericoli di "una nuova serie di standard morali e schieramenti politici che tendono a indebolire il dibattito aperto in favore del conformismo ideologico".

Il pensiero politically correct viene anche spesso accusato di non impegnarsi davvero nel risolvere le tematiche in cui si inserisce (es. razzismo o sessismo), bensì di limitarsi ad un comodo e veloce "aggiramento" del problema con l'adozione di atteggiamenti ed espressioni che appaiono solo superficialmente più rispettosi ma dalla scarsa efficacia.[da chi?]

Una forma di politically correct riguardante la cultura in generale è la cultura dell'annullamento.[14]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Geoffrey Hughes, Political Correctness: a History of Semantics and Culture, John Wiley and Sons, 2009, pp. 3-5.
  2. ^ - Diversamente abile? Inclusione? Disabilità intellettive? A proposito della terminologia., su www.disabilitaintellettive.it. URL consultato il 2 gennaio 2021.
  3. ^ university of michigan banned words, su thecollegefix.com.
  4. ^ python language bans master-slave term, su vice.com.
  5. ^ (EN) The Editorial Board, Opinion | Achieving Quantum Wokeness, su WSJ. URL consultato il 21 dicembre 2019.
  6. ^ (EN) Sarah Knapton, Academics derided for claiming 'quantum supremacy' is a racist and colonialist term, in The Telegraph, 17 dicembre 2019, ISSN 0307-1235 (WC · ACNP). URL consultato il 21 dicembre 2019.
  7. ^ Deadnaming A Trans Person Is Violence, su huffpost.com.
  8. ^ Tutte le statue prese di mira durante le proteste di questi giorni, su Wired, 17 giugno 2020. URL consultato il 13 febbraio 2021.
  9. ^ Thomas Norman Trenton, Generation X and Political Correctness: Ideological and Religious Transformation among Students, The Canadian Journal of Sociology / Cahiers canadiens de sociologie, Vol. 22, No. 4 (Autumn, 1997), pp. 417-436.
  10. ^ (EN) FAQ Archiviato il 19 febbraio 2009 in Internet Archive. sul sito ufficiale di Campaign Against Political Correctness
  11. ^ (IT) R. A. Ventura, La guerra di tutti. Populismo, terrore e crisi della società liberale, minimum fax, Roma, 2019, pp. 263-264.
  12. ^ Costanzo-Preve-Elementi-di-Politicamente-Corretto-.pdf, su Scribd. URL consultato il 2 gennaio 2021.
  13. ^ (EN) A Letter on Justice and Open Debate, su Harper's Magazine, 7 luglio 2020. URL consultato il 7 gennaio 2021.
  14. ^ Che cosa è la cancel culture, al centro di un grande dibattito sulla libertà di espressione, su Il Riformista, 14 luglio 2020. URL consultato il 4 gennaio 2021.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • La guerra di tutti. Populismo, terrore e crisi della società liberale, Raffaele Alberto Ventura, minimum fax, Roma, 2019
  • America e libertà: Da Alexis de Tocqueville a George W. Bush, Furio Colombo, Baldini Castoldi Dalai, 2005
  • Igiene verbale. Il politicamente corretto e la libertà linguistica, Edoardo Crisafulli, Vallecchi, 2004
  • L'ombra del potere. Il lato oscuro della società: elogio del politicamente scorretto, Bonvecchio C., Risé C., Red, Como, 1998
  • Le buone maniere, D'Urzo V., Il Mulino, 1997, ISBN 88-15-05998-9
  • La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto, Hughes R., Adelphi, 1994, ISBN 88-459-1093-8
  • Il razzismo è una gaffe. Eccessi e virtù del «Politically correct», Baroncelli Flavio, Donzelli, 1996, ISBN 88-7989-206-1
  • La macchia umana, Philip Roth, Einaudi
  • La lingua imbrigliata. In margine al politicamente corretto, Massimo Arcangeli in Studi di lessicografia italiana, Accademia della Crusca, Firenze, 2001, vol. XVIII, n.18, pp. 285-306

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