Politica linguistica

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Politica Linguistica

La politica linguistica è ciò che un governo decide attraverso la legislazione e le decisioni giudiziarie per determinare come vengono utilizzate le lingue, e come coltivare le competenze linguistiche necessarie agli atti ufficiali nazionali, o anche per stabilire i diritti di individui e gruppi di utilizzare e mantenere le proprie lingue sul suolo di quello Stato.

Lo scopo della politica linguistica varia da Stato a Stato, ciò può essere spiegato dal fatto che sia spesso basata su ragioni storiche.[1] Gli Stati differiscono ovviamente anche per il grado di chiarezza con cui varano una determinata politica linguistica. La legge francese Toubon è un buon esempio di politica esplicita del linguaggio, e lo stesso si può dire della Carta della lingua francese in Quebec.[2] In molti Paesi è presente una politica linguistica volta a favorire o scoraggiare l'uso di una determinata lingua, o di un insieme di queste. Storicamente le nazioni hanno spesso usato le politiche linguistiche per promuovere una lingua ufficiale a danno delle altre; oggi, invece, molti paesi presentano politiche intese a proteggere e promuovere le lingue regionali ed etniche, ad esempio i dialetti, la cui esistenza risulta essere minacciata.

L'esistenza di minoranze linguistiche all'interno di uno Stato è stata considerata per anni una potenziale minaccia alla coesione interna, ma molti Stati si sono resi conto che fornire diritti linguistici alle minoranze può fruttar loro un interesse a lungo termine, un mezzo per ottenere la fiducia dei cittadini nel governo.[1]

Osservazione

Al giorno d'oggi la conservazione della diversità culturale e linguistica nel mondo è una delle maggiori preoccupazioni di molti esperti di lingua, artisti, scrittori, politici, leader delle piccole comunità linguistiche e attivisti per i diritti umani, che comprendono quelli culturali e linguistici.

Si stima che più della metà delle 6000 lingue attualmente parlate nel mondo rischino di sparire durante il 21° secolo. Molti sono i fattori che influenzano l’esistenza e l’uso di qualsiasi lingua umana: la mistura della popolazione madre-lingua, il suo utilizzo nella comunicazione formale, la sua diffusione geografica e il peso socio-economico della comunità linguistica.

Un esempio di politica linguistica che si sta cercando di portare avanti è quella di Ghil’ad Zuckermann per gli Aborigeni:

“Il titolo di lingua nativa e i diritti linguistici dovrebbero essere promossi. Il governo assieme all'inglese dovrebbe dichiarare il dialetto aborigeno e quello Torres Strait Islander lingue ufficiali dell’Australia. Dobbiamo cambiare il paesaggio linguistico di Whyalla, come dobbiamo farlo ovunque. I segnali dovrebbero essere sia in inglese che nella lingua indigena del luogo, dovremmo riconoscere la proprietà intellettuale della conoscenza indigena includendo la loro lingua, musica e danza nella cultura australiana".

Molti sono i modi in cui la lingua può essere classificata. La modalità più utilizzata è stata elaborata dal sociolinguista dell’Université Laval Jacques Leclerc per il sito della Lingua Fancese "L’amnagement linguistique dans le monde" diffuso online dal CIRAL nel 1999. La raccolta, la traduzione e la classificazione delle politiche linguistiche iniziò nel 1988 e si è conclusa con la pubblicazione del Recueil des législatiion linguistiques dans le monde (vol. I to VI) presso la Presses de l’Université Laval nel 1994. Il lavoro, che contiene circa 470 leggi linguistiche, e la ricerca che ha portato alla pubblicazione vennero finanziate dall’Office québécois de la langue française. Nell’Aprile del 2008, il sito ha presentato il ritratto linguistico e le politiche linguistiche in 354 Stati e territori autonomi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Arzoz, X., The Nature of Language Rights, in Journal on Ethnopolitics and Minority Issues in Europe, 2007.
  2. ^ Van der Jeught, S., EU Language Law (2015), Europa Law Publishing: Groningen, 15 et seq..