Poldo Sbaffini

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Poldo Sbaffini
Wimpy TJB.jpg
UniversoBraccio di Ferro
Nome orig.J. Wellington Wimpy
Lingua orig.Inglese
AutoreE. C. Segar
SessoMaschio

Poldo Sbafini (in inglese J. Wellington Wimpy), o Poldo Sbaffini nelle storie italiane pubblicate dall'editore Renato Bianconi,[1][2] è un personaggio immaginario del fumetto e della serie animata Braccio di Ferro, apparso per la prima volta in assoluto in Italia il 28 marzo 1935 col nome di Schiffo Schiffini[3] mentre il nome "Popeye" rimaneva invariato all'inglese[4].

Ideazione del personaggio[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ideazione del personaggio, E C. Segar si ispirò al baffuto J. William "Windy Bill" Schuchert, manager della Chester Opera House, luogo in cui da adolescente lavorava come proiezionista. Tra una proiezione e l'altra, Schuchert era solito inviare i suoi dipendenti, tra cui Segar, a comprare per lui dei panini[5][6]. Secondo il cartonista Bill Mauldin, il nome Wellington deriva invece dal pittore Wellington J. Reynolds, docente di Segar al Chicago Art Institute[7]. Anche la professione di contestato arbitro pugilistico è desunta da un vero arbitro, che dirigeva incontri alla Ocean Park Arena di Los Angeles: contestatissimo ma impassibile e vanaglorioso, egli schivava gli oggetti lanciati dal pubblico[2][8].

Storia editoriale[modifica | modifica wikitesto]

Poldo fa la sua prima apparizione nel 1931, come arbitro, in occasione di ripetuti incontri pugilistici a cui Braccio di Ferro partecipa. Tranne che nelle storie di esordio, Poldo è disoccupato, ha una cultura vastissima e lascia intravedere che, prima di cadere in povertà, ha avuto una vita molto complessa e ricca. Sembra di fatto un nobile o un borghese medio-elevato decaduto (probabile il riferimento alla Grande Depressione). È furbo, scroccone, adulatore, imbroglione e perennemente affamato di hamburger da esser conosciuto da tutti per i grandi morsi che dà ogni volta che ne ha uno in mano; tuttavia dimostra di essere anche una persona dalle mille risorse. Si autodefinisce il migliore amico di Braccio di Ferro. Spesso risulta il personaggio più astuto della comitiva, tanto da essere in (quasi) buone relazioni con la Strega del mare (infatti, in una storia, lui e la comitiva sono intrappolati nella nave della strega, ma scopre una cassa di hamburger a bordo e, per mangiarseli, finge di essersi innamorato di lei). La sua filosofia di vita consiste nell'essere un parassita che nella sua viscidità può essere spinto a qualsiasi cosa pur di mettere sotto i denti qualcosa.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Poldo e Olivia nel cortometraggio Popeye the Sailor Meets Ali Baba's Forty Thieves (1937).

Nei cartoni animati è banalizzato e anche il suo aspetto è semplificato. Nel cartone animato non ha quasi mai avuto un ruolo importante e, per lo più, è stato solo una spalla comica. Nei cortometraggi degli anni Trenta dello Studio Fleischer, Poldo è stato presente in quasi tutti gli episodi per interpretare almeno una piccola gag. In seguito le sue apparizioni si sono diradate.

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Arramba caramba, Popeye "spira", in Cartoonist globale, 6 gennaio 2009. URL consultato il 2 novembre 2017.
  2. ^ a b Luca Boschi, La parata di Popeye: Poldo Wellington Sbafini (J. Wellington Wimpy), in Popeye, La melodia del mistero, n. 9.
  3. ^ Cfr. in Luca Boschi, Schiffo Schiffi e il Teatro dei bei tipi Archiviato il 13 giugno 2020 in Internet Archive., su "nòva" del 9 novembre 2009.
  4. ^ Il Popeye di Elzie C. Segar appare per la prima volta in Italia, col nome originario invariato, sul n. 41 di «Cine-Comico» del 28 marzo 1935, dove, tra gli altri, Poldo Sbaffini è originariamente chiamato Schiffo Schiffini.
    Cfr. alle p. 40 e 61 in Fabio Gadducci, Leonardo Gori, Sergio Lama, Eccetto Topolino. Scontro culturale tra Fascismo e Fumetti, NPE, Battipaglia, 2011, ISBN 978-88-97141-04-4
  5. ^ The Early Works of E.C. Segar, su home.earthlink.net. URL consultato il 2 novembre 2017 (archiviato dall'url originale il 10 novembre 2013).
  6. ^ (EN) The Associated Press, Where They Really Knew Popeye and Co., in The New York Times, 2004. URL consultato il 2 novembre 2017.
  7. ^ (EN) Who Inspired Popeye?, su www.whoinspired.com. URL consultato il 2 novembre 2017 (archiviato dall'url originale il 7 novembre 2017).
  8. ^ (EN) Moira Davison Reynolds, Comic Strip Artists in American Newspapers, 1945–1980, McFarland, 18 febbraio 2003, ISBN 9780786481507. URL consultato il 2 novembre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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