Poetica di Franco Fortini

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La poesia di Franco Fortini, nella cultura del secondo Novecento, è passata in secondo piano e la sua presenza nel mondo culturale contemporaneo è stata avvertita soprattutto sul piano del dibattito politico e culturale. Eppure tra la poesia di Fortini e la sua battaglia politico-culturale ci sono punti di contatto e di intreccio che, se da un lato assumono l'aspetto della continuità, dall'altro denotano una separazione piuttosto netta.

Quando Fortini affronta nei suoi saggi o nei suoi scritti si critica il tema politico tende sempre a relazionarsi con il mondo, ma quando scrive poesia egli evita, quasi a sfuggire, gli eventi del mondo contemporaneo. La sua è una poesia che si avvale di un linguaggio atemporale, basato su una forte base classica che egli rende più ricco con nuove sfumature, ma senza modificazioni radicali. Egli ricerca la perfezione della forma per contrapporla alla imperfetta realtà. Ma la poesia, proprio perché può dare l'illusione di libertà, è per l'autore fonte di riflessione critica e ad essa, per timore di questa illusione egli si avvicina con razionalità. La sua poesia è quindi, così sostenuta da una riflessione critica e autocritica, poesia cerebrale.

Foglio di via[modifica | modifica wikitesto]

« E quando saremo tornati/l'erba pazza sarà nei cortili/E il fiato dei morti nell'aria./Le rughe sopra le mani/La ruggine sopra i badili//E ancora saremo lontani. . »

(Coro di deportati da Foglio di via)

Nel 1946 Fortini raccoglie le poesie migliori scritte dal 1938 al 1945, inedite o già pubblicate sulle riviste Letteratura e Il Politecnico, che vengono stampate, su segnalazione di Vittorini, da Einaudi con il titolo «Foglio di via e altri versi».

In queste poesie, dove l'autore fa già sentire la sua voce poetica carica di tensione, si sente l'eco di modelli ermetici filtrati attraverso il moralismo di Noventa e con temi legati alla realtà che si avvicinano al neorealismo.

Nei versi di Foglio di via vi è un tono che è concitato e nello stesso tempo languido come di chi sa che le proprie ferite, se si rimargineranno, avranno bisogna di una "salvezza" integrale. Si risentono in esse le forme ideologiche della formazione giovanile contestate e spezzate dall'esperienza della guerra.

La poesia che dà il titolo alla raccolta è costruita sulla correlazione dei «dunque» e dei «dove» e si presenta subito come una poesia che guarda agli eventi nel loro significato finale che si riesce a cogliere solamente quando ci si allontana definitivamente da essi.

« Dunque nulla di nuovo da questa altezza/Dove ancora un poco senza guardare si parla./E nei capelli il vento cala la sera./Dunque nessun cammino per discendere/Se non questo del nord dove il sole non tocca/E sono d'acqua i rami degli alberi./Dunque fra poco senza parole la bocca/E questa sera saremo in fondo alla valle/Dove le feste han spento tutte le lampade./Dove una folla tace e gli amici non riconoscono. »

(Foglio di via)

. Il volumetto, come dice Fortini nella sua presentazione, è diviso in due dagli eventi della guerra e le poesie dell'attesa respirano un'atmosfera immobile e si concretizzano in parole violente, nude e crude:

« Noi non crediamo più alle vostre parole/Né a quelle che ci furono care una volta/Il nostro cuore l'ha roso la fame/Il sangue l'han bevuto le baionette. »

(Varsavia.)

dove il verso è scansito in maniera decisa ed essenziale, l'enunciato diretto e spontaneo, lo schema privo di modulazioni e con echi eluardiani e impressionistici. Vi è inoltre, in alcune poesie, il tentativo di spogliare il linguaggio da ogni traccia di soggettività con l'uso di versi corali:

« Sulla spalletta del ponte/Le teste degli impiccati/Nell'acqua della fonte/La bava degli impiccati. »

(Canto degli ultimi partigiani)

Poesia e errore[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Poesia ed errore 1937-1957.

Nel 1959 esce la prima edizione di « Poesia ed errore 1937-1957 » edita da Feltrinelli che raccoglie in ordine cronologico tutta la produzione poetica dell'autore dal 1937 al 1957 e che comprende anche le poesie di Foglio di via che saranno poi ripubblicate nel 1966 separatamente da Einaudi.

La raccolta che verrà ripubblicata nel 1969 secondo un criterio non solamente cronologico ma anche tematico, comprende alcune brevi raccolte precedenti: «Una facile allegoria» del 1954 e «I destini generali» del 1956. In essa il discorso poetico si lega alla verifica dell'"errore" che incombe sulla vita contemporanea e sulla stessa poesia. Il volume si presenta compatto e solido con una poesia che si basa su figure etico-intellettuali di giudizio, anticipazione e memoria. In esso viene messo a fuoco, nella scia di Kierkegaard, il rapporto tra biografia e storia come dialettica fra destino e scelta dove il rapporto tra l'elegia e la profezia si articola nella certezza che il presente è un tempo vuoto e in bilico. La poesia di questa raccolta è perfettamente equilibrata nella sua scansione metrica e ritmica e con l'utilizzo delle suggestioni brechtiane. La parola si interroga sui suoi limiti nel rapporto con la realtà e cerca di staccarsi da se stessa per rivolgersi al futuro. Viene così negato il contesto entro cui nasce la parola con un effetto di straniamento.

La poesia delle rose[modifica | modifica wikitesto]

« L'aria è fina e nera./Viva la rosa della primavera./E viva l'erba, i baci, il dolore. »

I componimenti poetici composti nel 1962 ruotano intorno all'immagine della rosa che rappresenta il segno più puro della bellezza proprio con l'intento di far risaltare maggiormente l'estraneità della bellezza di fronte alla degrado del mondo capitalistico. La poesia delle rose è, nella produzione fortiniana, quella del maggiore impegno costruttivo e della tensione linguistica più estrema. Il poemetto intreccia l'elemento della verità con quello dell'orrore con una poetica dello straniamento e dell'occulto che è poi quanto Fortini scrive nello stesso anno in Astuti come colombe che verrà in seguito pubblicato in «Verifica dei poteri» nel 1965.

« Mi chiedo se non si debba cercare di preservare le residue capacità rivoluzionarie del linguaggio in una nuova estraniazione, diversa da quella brechtiana ma su quella orientata. Le poetiche dell'occulto e dell'ermetico potrebbero essere paradossalmente, e fra scoppi di risa, riabilitate. Farsi candidi come volpi e astuti come colombe. Confondere le piste, le identità. Avvelenare i pozzi. »

(Verifica dei poteri, 1965, p.87.)

Una volta per sempre[modifica | modifica wikitesto]

« È tutto chiaro ormai,/le parole dei libri diventare/tutte vere. Tutti gli altri lo sanno./T'hanno detto di fare due passi avanti/in mezzo al cortile d'acqua e vento,/di lumi gialli prima dell'alba. »

(L'ora delle basse opere)

Nella raccolta «Una volta per sempre» del 1963 si afferma già nel titolo il carattere determinato e nello stesso tempo aleatorio del discorso poetico. È questo il libro poetico della solitudine e dell'attesa, della denuncia spietata contro il neocapitalismo.
L'autore si esprime con un vivace linguaggio allegorico ed esprime il suo giudizio con nitide figure. Egli è sempre alla ricerca di una parola solida e stabile che sia in grado di guardare alla distruzione del mondo. Attraverso le immagini dei paesaggi naturali e nelle forme del presente il poeta sente annunciarsi il dissolversi della realtà. La lezione di Brecht diventa ora essenziale e infatti una intera sezione è appunto intitolata Traducendo Brecht. La raccolta "Una volta per sempre", confrontata con "Poesia e errore", denota l'immobilità di una situazione piuttosto che lo svolgimento di una vicenda. Fortini riesce, con un linguaggio che focalizza gli oggetti e le figure di interrogazione, a liberarsi di quegli schemi letterari che erano ancora presenti in "Poesia e errore". La poesia A Carlo Cassola, che ha il tono di una pacata e riflessiva lettera, indica il passaggio dalla fase della precedente raccolta a quest'ultima.

Affluiscono nel libro momenti diversi, da quello della denuncia dove le poesie si collocano stravolte e ingegnose, al momento della profezia in cui si intrecciano temi e toni differenti fino al terzo momento che è quello della revisione e del riassunto biografico dove lo sguardo al passato e ad altre vite rendono il discorso elegiaco.

L'ospite ingrato[modifica | modifica wikitesto]

« Mi sono accorto adesso, a distanza di molti anni, di avere tutta una produzione diversa (non voglio dire minore), poesie d'occasione, o scherzose o ironiche, quadri locali, epigrammi. Mi vien voglia spesso di raccogliere queste cose, magari con uno pseudonimo. »

(intervista a Ferdinando Camon, in Il mestiere di poeta, Lerici, 1965.)

«L'ospite ingrato», pubblicato nel 1966, è una raccolta di testi minori che hanno carattere diversi, da quelli di tipo scherzoso, a quelli diaristici o polemici, ma tutti caratterizzati da una grande vivacità di stile. Prevalgono nella raccolta i frammenti di tipo ragionativo e saggistico che permettono di ripercorrere con il poeta l'itinerario che porta dalla crisi dell'Ungheria al 1965. Un libro quindi che solo apparentemente è marginale, ma che in realtà mette in evidenza tutta la duplicità dell'opera di Fortini, duplicità che è l'incarnazione biografica di contraddizioni storiche. Il titolo stesso della raccolta mette in chiarezza la contraddizione centrale del poeta, che è poi la storia della sua vita, tra il rifiuto e l'integrazione:ospite ma ingrato.

Questo muro[modifica | modifica wikitesto]

« Il mio verbo è al presente./ Questo mondo residuo d'incendi/ vuole esistere. »

(da Il presente)

Nella raccolta «In questo muro» pubblicata nel 1973, l'esperienza poetica di Fortini si presenta di più ampio respiro, con riferimenti alla tradizione del Novecento e si apre ad un contatto più immediato con la nuova realtà che si era formata intorno al Sessantotto, nella convinzione di aver trovato una voce collettiva ad appoggiare la sua solitaria e inquieta ricerca. Vi è in questi versi una saggezza più raccolta, dove il senso della contraddizione diventa meno esasperato e dove si sente a sprazzi ancora la gioia di vivere in un presente che non è solo carico di orrori ma anche di speranze. La scrittura è più dolce, la cadenza dei versi è dolce-amara, la struttura melodica è quella della lirica, il tono tra l'amarezza e il riso.

Paesaggio con serpente[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Paesaggio con serpente.

L'equilibrio, che sembrava essere stato riconquistato nella raccolta precedente, nel corso degli anni settanta si va nuovamente sfaldando e se ne avrà la conferma nella raccolta del 1984 dal titolo «Paesaggio con serpente» dove il movimento verso il futuro diventa, sempre più chiaramente, improbabile. Nell'ordine delle immagini e dei suoni espressi nelle poesie della raccolta, si avverte come per il poeta sia diventato sempre più difficile ritrovare l'ordinamento perduto e la certezza di un significato nel passato oltre che una speranza per il futuro.

Composita solvantur[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Composita solvantur.

« Rivolgo col bastone le foglie dei viali./ Quei due ragazzi mesti scalciano una bottiglia./ Proteggete le nostre verità. »

Dall'ultimo verso della raccolta «Composita solvantur» del 1994, anno della morte del poeta, si coglie ancora una volta il tema fortiniano dell'eredità culturale e morale tra le generazioni che viene espresso con accenti commossi a contrastare il contenuto negativo, quasi nichilista, delle poesie che precedono. La tensione della raccolta nasce così dal dissidio tra lo scetticismo e la convinzione istintiva che la propria esperienza ha un significato.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Approfondimento 3 / "La Poesia delle Rose. Linguistic Expressionism in the Poetry of Franco Fortini"

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