Podarcis siculus coeruleus

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Lucertola azzurra
Podarcis siculus coeruleus (Pone.0224607.g001).png
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Reptilia
Ordine Squamata
Sottordine Sauria
Infraordine Scincomorpha
Famiglia Lacertidae
Sottofamiglia Lacertinae
Genere Podarcis
Specie P. siculus
Sottospecie P. siculus coeruleus
Nomenclatura trinomiale
Podarcis siculus coeruleus
(Eimer, 1872)
Sinonimi

Lacerta coerulea faraglionensis
Podarcis sicula coerulea

La lucertola azzurra (Podarcis siculus coeruleus (Eimer, 1872)) è una sottospecie della lucertola campestre endemica dei Faraglioni di Capri.[1][2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Quest'esemplare, dalla particolare colorazione azzurra della gola, del ventre, dei fianchi, del sottocoda e dalla pigmentazione nerastra del dorso, ha una corporatura elegante, capo ben distinto, lingua piatta bifida e protrattile, occhi muniti di palpebre mobili con pupille rotonde.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Faraglione di Fuori e Faraglione di Mezzo.

Questa sottospecie è endemica dei Faraglioni di Capri, e precisamente del Faraglione di Fuori e del Faraglione di Mezzo.[1][2]

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Di indole vivace, i maschi adulti sono animali territoriali ed in modo particolare durante il periodo della fregola sono soliti azzuffarsi, anche se generalmente questi combattimenti sono ritualizzati; l'alimentazione è essenzialmente insettivora.
Il melanismo, il fenomeno che consiste nell‘inscurimento del dorso e delle parti ventrali, facilita la termoregolazione, infatti i rettili sono definiti animali a sangue freddo o meglio pecilotermi ectoterni e di conseguenza sono operosi solo quando le condizioni termiche ambientali sono tali che il corpo raggiunga una temperatura adeguata allo svolgimento delle funzioni vitali. Secondo alcuni naturalisti i colori tendenti allo scuro del sottoventre assorbirebbero meglio il calore, permettendo a Podarcis siculus coeruleus di cominciare a cacciare prima delle lucertole dalla tipica colorazione più chiara, favorendo, in questo modo, anche le funzioni riproduttive.[3]

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei primi a descrivere questa entità fu il medico naturalista Ignazio Cerio Jr, che rese nota la scoperta nel 1870. Ma sul finire del XIX secolo la scoperta di questa nuova “specie” scatenò un'accesa disputa tra Bedriaga ed Eimer, due zoologi europei; la causa fu il diritto di precedenza sulla scoperta.[3] In ogni caso, il primo che pubblicò la descrizione della lucertola azzurra fu nel 1872 l'erpetologo tedesco Theodor Eimer (1843–1898). In realtà, gli studi tassonomici hanno dimostrato che la popolazione di lucertola azzurra presente sui Faraglioni non costituisce una nuova specie ma una delle tante sottospecie di lucertola campestre. La differenziazione genetica lucertola azzurra dalla sottospecie P. siculus siculus vivente sull'isola e sulla terraferma si è sviluppata negli ultimi 4000 anni circa, secondo studi sul genoma mitocondriale degli animali[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Podarcis siculus, in The Reptile Database, Zoological Museum Hamburg. URL consultato il 16 febbraio 2014.
  2. ^ a b Bruschi S., Cipolla R.M., Corti C., Nappi A., Notes on the morphology of Podarcis sicula coerulea, the blue lizard of the Faraglioni di Capri (PDF), in Bologna M.A., Capula M., Carpaneto G.M., Luiselli L., Marangoni C., Venchi A. (eds.), Riassunti del 6 ° Congresso nazionale della Societas Herpetologica Italica, Roma, Stilgrafica, 2006, pp. 27-28. URL consultato il 15 febbraio 2014 (archiviato dall'url originale il 23 febbraio 2014).
  3. ^ a b La Lucertola azzurra dei Faraglioni, in Guide superEva. URL consultato il 17 febbraio 2014.
  4. ^ (EN) Maria Buglione, Simona Petrelli e Valeria Maselli, Fixation of genetic variation and optimization of gene expression: The speed of evolution in isolated lizard populations undergoing Reverse Island Syndrome, in Bernd Schierwater (a cura di), PLOS ONE, vol. 14, n. 11, 11 novembre 2019, pp. e0224607, DOI:10.1371/journal.pone.0224607. URL consultato il 16 novembre 2022.

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