Pleurodeles waltl

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Pleurodele di Waltl
Pleorodeles waltl crop.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 NT it.svg
Prossimo alla minaccia (nt)[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Amphibia
Ordine Caudata
Famiglia Salamandridae
Sottofamiglia Pleurodelinae
Genere Pleurodeles
Specie P. waltl
Nomenclatura binomiale
Pleurodeles waltl
Michahelles, 1830
Areale

Pleurodeles waltl range Map cutted.png

Il pleurodele di Waltl (Pleurodeles waltl Michahelles, 1830) è un anfibio caudato appartenente alla famiglia dei Salamandridi[2].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il più grande e possente dei tritoni europei ha un capo largo e appiattito, con piccoli occhi «a bottone» rivolti verso l'alto e senza ghiandole parotoidi. La pelle appare molto granulosa, con sui fianchi una fila di protuberanze (tubercoli costali) marroni o giallastre, sotto le quali si trovano le estremità delle costole, in parte anche ben sporgenti. Le parti superiori sono di colore grigio, brunastro, giallastro o olivastro, spesso con macchie scure dai contorni indistinti. Le parti inferiori sono giallognole o grigie chiare, con macchie irregolari. Il lato inferiore della coda, lunga più del corpo, compressa in senso laterale e provvista di un piccolo orlo cutaneo dai bordi lisci nella fase acquatica, è di colore giallo chiaro. I maschi durante la stagione riproduttiva presentano guanti nuziali scuri sul lato interno delle zampe anteriori. Ha una lunghezza totale di 20-30 cm[3].

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Il pleurodele di Waltl è caratterizzato dalle estremità delle costole in parte sporgenti sotto la pelle, una caratteristica spesso associata anche a una funzione di difesa dai nemici. È attivo soprattutto di notte, ma in primavera, durante la stagione riproduttiva, anche di giorno. La sua dieta è costituita da insetti, gasteropodi e vermi. Durante l'accoppiamento, che avviene in acqua, il maschio cinge la femmina con le zampe anteriori da dietro e dal basso. Durante questo amplesso, che può durare da ore a giorni, vengono depositati diversi spermatofori. Per trasferirli alla femmina, il maschio si stacca dall'amplesso e fa compiere alla compagna un movimento circolare fino a posizionarla sopra lo spermatoforo, che può così essere prelevato dalla cloaca della femmina per fecondare le uova all'interno del suo corpo. Quindi vengono solitamente deposte 250-500 uova (massimo 800-1200 uova), fatte aderire a mucchietti su ciuffi di piante acquatiche nell'arco di diverse settimane. Dalle uova, relativamente piccole e avvolte in grossi involucri gelatinosi, spuntano dopo 8-10 giorni le larve, che a seconda della temperatura dell'acqua compiono la metamorfosi dopo altri 3 mesi. In caso di siccità prolungata, il pleurodele di Waltl può compiere un periodo di letargo estivo al suolo, ma in genere resta attivo per tutto l'anno[3].

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Il pleurodele di Waltl vive nelle regioni occidentali e meridionali della penisola iberica, in particolare in zone umide ricche di vegetazione, ad altitudini fino a 1500 m, ma anche in habitat aperti più secchi, come ad esempio campi coltivati. Nel periodo riproduttivo si può trovare in stagni, acquitrini o ruscelli a corso lento; in particolare nei pozzi questa specie è acquatica anche per tutto l'anno. Sulla terraferma trascorre la giornata sotto sassi, legno morto o in fessure del terreno[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Pedro Beja, Jaime Bosch, Miguel Tejedo, Paul Edgar, David Donaire-Barroso, Miguel Lizana, Iñigo Martínez-Solano, Alfredo Salvador, Mario García-París, Ernesto Recuero Gil, Tahar Slimani , El Hassan El Mouden, Philippe Geniez, Tahar Slimani 2009, Pleurodeles waltl, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.
  2. ^ (EN) Frost D.R. et al., Pleurodeles waltl, in Amphibian Species of the World: an Online Reference. Version 6.0, New York, American Museum of Natural History, 2014. URL consultato il 13 ottobre 2016.
  3. ^ a b c Pleurodeles waltl, su AmphibiaWeb. URL consultato il 13 ottobre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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