Playboy (società)

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Si definisce playboy (in italiano donnaiolo) un uomo di bell'aspetto[senza fonte], non necessariamente ricco di proprio, dedito alla vita di società cui dedica gran parte del proprio tempo con una spiccata tendenza all'edonismo fine a se stesso, alla continua ricerca dei piaceri della vita siano essi lo sport, la vita sociale, la gastronomia e la conquista di nuovi amori.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il playboy, si distingue per la sua eleganza nei modi, nel vestire, nella buona conversazione e nella sua capacità di seduzione, non necessariamente fisica, tanto degli uomini che delle donne. Per alcuni versi ha rappresentato l'acme della cultura e degli ideali borghesi, dominanti dalla Rivoluzione francese, con il travalicamento, nel suo aspetto libertino, dei suoi valori tipici quali il lavoro e la famiglia. Il termine inglese era utilizzato già nel XVIII secolo per i ragazzi che si esibivano a teatro[1], e successivamente nel secolo successivo per caratterizzare una persona benestante dedita al divertimento, alla musica ed al gioco d'azzardo[2][3].

Nel 1907, nella commedia di J. M. Synge in tre atti The Playboy of the Western World, il termine acquisì anche la nozione di donnaiolo. Secondo lo scrittore, critico cinematografico e blogger Shawn Levy, il termine ha raggiunto il suo pieno significato negli anni tra le due guerre e nei primi anni successivi seconda guerra mondiale. Nel 1953 Hugh Hefner, catturandone l'onda, creò la nota rivista erotica Playboy[4].

Il prototipo di playboy per antonomasia è sicuramente il personaggio di fantasia James Bond. Esempi italiani di playboy sono stati sia uomini già appartenenti all'alta società come Gianni Agnelli e Alessandro Ruspoli quanto uomini di estrazione sociale più modesta come Gigi Rizzi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Levy S., p. 117
  2. ^ (DE) Schultz, Ole, Riviera-Nichtstuer - Geschichte der Playboys., Deutschlandradio Kultur, 13 febbraio 2003. URL consultato il 20 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 10 febbraio 2013). link interrotto 2015
  3. ^ Levy S., p.117
  4. ^ Levy S., p. 118

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Shawn Anthony Levy, The Last Playboy: The High Life of Porfirio Rubirosa, New York City, New York, Fourth Estate, 2005, ISBN 978-0-00-717059-3..

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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