Platanthera

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Platantera
Platanthera chlorantha flower 030603.jpg
Platanthera chlorantha (Platantera verdastra)
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Liliopsida
Sottoclasse Liliidae
Ordine Orchidales
Famiglia Orchidaceae
Sottofamiglia Orchidoideae
Tribù Orchideae
Sottotribù Orchidinae
Genere Platanthera
Rich., 1817
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Monocotiledoni
Ordine Asparagales
Famiglia Orchidaceae
Specie

Platanthera Rich., 1817 è un genere di piante Spermatofite Monocotiledoni appartenenti alla famiglia delle Orchidaceae, dall'aspetto di piccole erbacee perenni con infiorescenza multiflora.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico (platanthera) deriva dal greco e fa riferimento alla forma delle antere del fiore (“fiore ad antere larghe e piatte”).
Il nome scientifico di questo genere, attualmente accettato (Platanthera), è stato proposto dal botanico francese Louis Claude Marie Richard (1754 – 1821) nella pubblicazione dal titolo ”De Orchideis Europaeis Annotationes” del 1817.
La Specie tipo per questo genere è Platanthera bifolia (L.) Rich. 1817.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

I dati morfologici si riferiscono soprattutto alle specie europee e in particolare a quelle spontanee italiane.

Il portamento (Platanthera chlorantha)

Le piante di questo genere raggiungono raramente il metro di altezza. La forma biologica prevalente è geofita bulbosa (G bulb), ossia sono piante perenni erbacee che portano le gemme in posizione sotterranea. Durante la stagione avversa non presentano organi aerei e le gemme si trovano in organi sotterranei chiamati bulbi, organi di riserva che annualmente producono nuovi fusti, foglie e fiori. Sono orchidee terrestre in quanto contrariamente ad altre specie più esotiche, non sono “epifite”, ossia non vivono a spese di altri vegetali di maggiori proporzioni

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono secondarie da bulbo. Sono carnose e sottili.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea consiste in uno o due bulbi, oppure dei stoloni striscianti.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è semplice ed eretta. Alla base sono presenti delle guaine tubolari di colore scuro (foglie basali atrofizzate).

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie (Platanthera stricta)

Le foglie sono tutte intere a nervature parallele; la forma delle foglie basali è diversa da quelle cauline (dimorfismo fogliare).

  • Foglie basali: le foglie basali sono due opposte (raramente sono presenti 3 o 4 foglie basali); la forma è ellittica-spatolata o ovata o lanceolata, quasi sempre arrotondate all'apice.
  • Foglie cauline: le foglie cauline sono strettamente lanceolate, acute e progressivamente ridotte verso l'infiorescenza. Lungo il fusto sono disposte in modo alternato.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

Infiorescenza (Platanthera grandiflora)

L'infiorescenza è una spiga semplice, glabra e allungata con diversi fiori relativamente spaziati. I fiori sono posti alle ascelle di brattee strettamente lanceolate e sono pedicellati. I fiori inoltre sono resupinati, ruotati sottosopra tramite torsione del pedicello; in questo caso il labello è volto in basso.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

Il fiore (Platanthera bifolia)

I fiori sono ermafroditi ed irregolarmente zigomorfi, pentaciclici (perigonio a 2 verticilli di tepali, 2 verticilli di stami (di cui uno solo fertile – essendo l'altro atrofizzato), 1 verticillo dello stilo)[1]. Il colore dei fiori è vario (bianco, verde, giallo-verde, rosa, violetto o arancione) e spesso sono profumati (specialmente di notte).

  • Formula fiorale: per queste piante viene indicata la seguente formula fiorale:
P 3+3, [A 1, G (3)][2]
  • Perigonio: il perigonio è composto da 2 verticilli con 3 tepali (o segmenti) ciascuno (3 interni e 3 esterni). Dei tre tepali esterni quello dorsale forma un cappuccio (è connivente con i due laterali interni) a protezione degli organi riproduttivi del fiore, mentre quelli laterali sono disposti in modo patente e hanno una forma lanceolata; dei tre tepali interni quello mediano (chiamato labello) è molto diverso dagli altri, mentre i due laterali sono identici tra loro, sono eretti e più stretti di quelli esterni.
  • Labello: il labello è intero e pendente (a volte è riflesso all'indietro), mentre sul retro, alla base, è prolungato in un lungo sperone. La forma dello sperone è filiforme e all'apice può essere clavato. La lunghezza dello sperone è circa 1,5 - 2 volte quella dell'ovario. La forma del labello è varia: lineare, con piccoli lobi alla base, carnosa e spessa o con margini crenulati o dentati oppure fimbriati (specie del Nord America).
  • Ginostemio: lo stame con le rispettive antere (in realtà si tratta di una sola antera fertile biloculare – a due logge) è concresciuto con lo stilo e forma una specie di organo colonnare chiamato "ginostemio"[3]. Quest'organo è posizionato all'interno-centro del fiore. Il polline ha una consistenza gelatinosa; e si trova nelle due logge dell'antera, queste sono fornite di una ghiandola vischiosa (chiamata retinacolo). I pollinii sono inseriti sul retinacolo tramite delle caudicole. I retinacoli sono in questo genere privi di borsicule[1]. Le due logge dell'antera sono ravvicinate e parallele oppure divergenti alla base. L'ovario, sessile in posizione infera è formato da tre carpelli fusi insieme.
  • Fioritura: tarda primavera

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è una capsula globosa e pedicellata con diverse coste ed è deiscente per alcune di queste. Al suo interno sono contenuti numerosi minutissimi semi piatti. Questi semi sono privi di endosperma e gli embrioni contenuti in essi sono poco differenziati in quanto formati da poche cellule. Queste piante vivono in stretta simbiosi con micorrize endotrofiche, questo significa che i semi possono svilupparsi solamente dopo essere infettati dalle spore di funghi micorrizici (infestazione di ife fungine). Questo meccanismo è necessario in quanto i semi da soli hanno poche sostanze di riserva per una germinazione in proprio.[4].

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: tramite farfalle (anche notturne). Il nettare si trova nella parte più interna dello sperone per cui l'insetto deve essere dotato di una spirotromba adatta (abbastanza lunga). L'insetto, durante questa operazione di assunzione del nettare, si spinge tra le masse polliniche staccando così alcuni frammenti di polline che essendo appiccicoso aderisce subito al suo corpo per essere trasportato via.

La riproduzione di questa pianta avviene in due modi:

  • per via sessuata grazie all'impollinazione degli insetti pronubi; ma la germinazione dei semi è condizionata dalla presenza di funghi specifici (i semi sono privi di albume – vedi sopra).
  • per via vegetativa in quanto il bulbo possiede la funzione vegetativa per cui può emettere gemme avventizie (getti laterali) capaci di generare nuovi individui.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Oltre all'Italia (3 specie) e all'Europa (7 - 8 specie), le altre specie di questo genere sono presenti nel Nord Africa, Asia temperata, l'arcipelago Malese, la Nuova Guinea, Centro e Nord America (da 10 a 30 specie secondo i vari autori) e Cina (con la maggioranza di specie endemiche: una ventina)[5].
Il genere non ha un habitat prevalente: i suoli possono essere acidi oppure basici, l'habitat può essere il bosco o la foresta ombrosa e fresca, oppure le zone paludose o anche più a nord la tundra. In tutti i casi i suoli devono essere mediamente umidi (queste piante evitano i luoghi asciutti o il deserto). Le radici carnose di queste orchidee possono immagazzinare quantità di acqua solo per brevi periodi di siccità.
Delle 3 specie spontanee della flora italiana solo 2 vivono sull'arco alpino. La tabella seguente mette in evidenza alcuni dati relativi all'habitat, al substrato e alla diffusione di questi fiori relativamente allo specifico areale alpino[6].

Specie Comunità
vegetali
Piani
vegetazionali
Substrato pH Livello trofico H2O Ambiente Zona alpina
P. bifolia 14 subalpino
montano
collinare
Ca/Si neutro basso medio F2 F5 I2 I3 tutto l'arco alpino
P. chlorantha 14 montano
collinare
Ca Ca/Si basico basso umido B6 E1 F3 G4 I1 I2 tutto l'arco alpino

Legenda e note alla tabella.
Per il “substrato” con “Ca/Si” si intendono rocce di carattere intermedio (calcari silicei e simili); vengono prese in considerazione solo le zone alpine del territorio italiano (sono indicate le sigle delle province).

Comunità vegetali:
14 = comunità forestali
Ambienti:
B6 = tagli rasi forestali, schiarite, strade forestali
C1 = ambienti sabbiosi, affioramenti rocciosi
E1 = paludi e torbiere basse
F2 = praterie rase, prati e pascoli dal piano collinare al subalpino
F3 = prati e pascoli mesofili e igrofili
F5 = praterie rase subalpine e alpine
G4 = arbusteti e margini dei boschi
I1 = boschi di conifere
I2 = boschi di latifoglie
I3 = querceti submediterranei

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

Le Orchidaceae sono una delle famiglie più vaste della divisione tassonomica delle Angiosperme; comprende 788 generi e più di 18500 specie[7]. Il genere Platanthera comprende 200 e più specie diffuse soprattutto nell'Emisfero settentrionale, tre delle quali sono spontanee del territorio italiano.
Il Sistema Cronquist assegna la famiglia delle Orchidaceae all'ordine Orchidales mentre la moderna classificazione APG la colloca nel nuovo ordine delle Asparagales. Sempre in base alla classificazione APG sono cambiati anche i livelli superiori (vedi tabella iniziale).
Questo è un genere di difficile classificazione anche a causa dei molti ibridi interspecifici. Inizialmente queste orchidee erano collocate nel genere Orchis in quanto avevano in comune la forma dello sperone. Un altro genere imparentato alla Platanthera è il genere Habenaria (non presente in Italia).

Variabilità e ibridi[modifica | modifica wikitesto]

Le specie di questo genere possono dar luogo a fenomeni di ibridazione con altre specie dello stesso genere; ma anche con specie di altri generi. L'elenco che segue indica alcuni “generi ibridi” legati alla Platanthera (le denominazioni seguenti sono riconosciute come valide dalla World Checklist dei Kew Gardens[8]):

  • x Dactylanthera P.F.Hunt & Summerh. (1966) – con il genere Dactylorhiza
  • x Orchiplatanthera E.G.Camus J. Bot. (Morot) (1892) – con il genere Orchis
  • x Pseudanthera McKean (1982) - con il genere Pseudorchis

Specie spontanee della flora italiana[modifica | modifica wikitesto]

Per meglio comprendere ed individuare le varie specie del genere (solamente per le specie spontanee della flora italiana) l'elenco che segue utilizza in parte il sistema delle chiavi analitiche[9].

  • Le logge dell'antera sono vicine e parallele; lo sperone è filiforme, attenuato all'apice;
  • Le logge dell'antera sono divergenti alla base; lo sperone è clavato verso l'apice;
  • Il labello è dritto e pendente verso il basso;
  • Il labello è riflesso all'indietro;
  • Le logge dell'antera sono divergenti all'apice;
  • Le logge dell'antera sono divergenti alla base, ma poco distanti. Disposte in modo intermedio tra la P. bifolia e la P. chlorantha;

Generi simili[modifica | modifica wikitesto]

Un genere abbastanza vicino è Gymnadenia: si differenzia soprattutto per il labello trilobato e i fiori rosati. L'altro genere ancora più strettamente imparentato è Orchis: in questo genere i retinacoli sono protetti da borsicule rostellari (in Platanthera i retinacoli sono “nudi”)[1].

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Specie di Platanthera.

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

In alcune aree è una pianta protetta quindi ne è vietata la raccolta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Pignatti, vol. 3 - pag. 700.
  2. ^ Tavole di Botanica sistematica, su dipbot.unict.it. URL consultato il 23 novembre 2009 (archiviato dall'url originale il 28 dicembre 2010).
  3. ^ Musmarra, pag. 628.
  4. ^ Strasburger, vol. 2 - pag. 808.
  5. ^ eFloras - Flora of North America, su efloras.org. URL consultato il 23 novembre 2009.
  6. ^ Flora Alpina, vol. 2 - pag. 1110.
  7. ^ Strasburger, vol. 2 - pag. 807.
  8. ^ The Board of Trustees of the Royal Botanic Gardens, Kew, World Checklist of Selected Plant Families, su apps.kew.org. URL consultato il 23 novembre 2009.
  9. ^ Pignatti, vol. 3 - pag. 727.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]