Pirotecnica

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Incisione colorata per Music for the Royal Fireworks sul Tamigi (Londra, 15 maggio 1749)

La pirotecnica consiste nel produrre e lanciare oggetti incendiari, detti fuochi d'artificio, prodotti da tecnici esperti mediante l'uso di polvere da sparo per l'esplosione e altri reagenti per ottenere colori e effetti visivi. Questi fuochi d'artificio non vengono usati nell'ambito militare o cantieristico, ma solo ed unicamente per fare spettacolo. Questa tecnica non va confusa con lo sport del razzimodellismo. Quest'ultimo non ha a che fare direttamente con composizioni pirotecniche, perciò è meno pericoloso, pur essendo altrettanto spettacolare.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'arte della pirotecnica è sicuramente molto ammirata, ma la sua storia è altrettanto poco conosciuta. Tutte le altre arti si basano su teorie, osservano delle regole ed hanno una storia ben definita. I fuochi d'artificio avanzano nel tempo in silenzio, quasi senza storia, conosciuti solo dagli estimatori e dagli sparatori, i cui segreti, teorie, regole e mestiere sono conservati con riserbo all'interno delle singole fabbriche.

Di certo è che la pirotecnica è nata in Cina ad opera dei monaci intorno all'anno 1000, a seguito della casuale scoperta della polvere da sparo intorno all'800 (nota anche come polvere nera o polvere pirica). Tale sostanza iniziò quasi subito ad essere usata per scopi militari, nonostante gli usi che se ne conoscevano all'epoca erano molto rudimentali. I primi ordigni bellici pirotecnici venivano lanciati a mano o con catapulte.

Alcune cronache storiche cinesi riportano che la polvere da sparo fosse usata in Cina dalla dinastia Sung (960-1279). Altre cronache fanno poi menzione dell'uso di razzi contro gli invasori mongoli nel 1279. In realtà i cinesi costruivano già razzi da guerra ed esplosivi fin dal VI secolo, e le tecniche che essi utilizzavano si diffusero in seguito Arabia nel VII secolo.[senza fonte] Ma solo intorno al XIII secolo esse raggiunsero una certa efficacia offensiva.

Esiste un accordo quasi unanime sul fatto che siano stati i popoli mongoli a introdurre la polvere da sparo in Europa durante la loro invasione dell'Ungheria sotto la guida di Ogodei, intorno al 1241.

La diffusione della sostanza avvenne col nome di "neve cinese" o "sale cinese" e la sua conoscenza fu tramandata così velocemente che già nel 1245 il filosofo e alchimista inglese Ruggero Bacone sancisce la formula della polvere nera, riportandola nella sua epistola "De secretis operibus artis et naturae, et de nullitate magiae"[1]; la composizione suggerita è sostanzialmente quella ancora in uso tutt'oggi (75% nitrato di potassio comunemente noto come salnitro, 13% di carbone di legna polverizzato, 12% di zolfo).[2]

La prima testimonianza autorevole dell'uso di questa sostanza in Occidente risale al 1258. I primi sporadici esempi di un uso puramente spettacolare della polvere pirica risalgono al basso medioevo (XIII-XV secolo), usata per accompagnare le Sacre Rappresentazioni; la polvere nera era adoperata durante queste esecuzioni teatrali per raffigurare con scoppi, fiamme e bagliori i luoghi infernali delle narrazioni. Nel 1379 a Vicenza in occasione dell'Ascensione venne messo in scena il volo della colomba: un fuoco sulla corda che dalla torre del Palazzo vescovile volava verso l'effigie di Maria e degli apostoli[3], celebrando la riconciliazione tra Scaligeri e Visconti.

Diffusasi lentamente in Europa, la polvere da sparo rimase poco utilizzata per fini ludici in quanto serviva principalmente a scopo militare. Le armi da sparo e le relative polveri erano fabbricate dagli esperti militari degli eserciti europei, che producevano poi anche i fuochi artificiali per le celebrazioni delle vittorie, dei trattati di pace o per le manifestazioni di festa non in tempo di guerra.

Le prime fabbriche di fuochi pirotecnici a scopo di spettacolo sorsero in Germania tra il 1340 e il 1348 ad Augusta, Spandau e a Liegnits.

Dall'inizio del XVII secolo si affermarono due principali scuole di pirotecnica in Europa:

  • la "scuola italiana" dei Ruggeri a Bologna, famosa per la spettacolarità dei fuochi nei quali venivano usati degli scenari trasparenti o variamente colorati illuminati poi dalla luce degli spari;
  • la "scuola di Norimberga" dei Clamer, nota per la omonima tecnica di sparo aerea che veniva usata.

Tra il XVII e XVIII secolo le feste popolari e gli avvenimenti importanti in Europa cominciarono ad essere abbelliti dagli spettacoli pirotecnici; si trattava ancora di una diffusione modesta che non comprendeva l’utilizzo dei fuochi colorati.

Nel 1785 C.L. Berthollet introdusse l'uso del cloruro di potassio nella miscela dei fuochi, cosa che permise di ottenere fuochi colorati. Ebbe così inizio la pirotecnia moderna destinata, con l’utilizzo nelle miscele di polveri di altri metalli, a fornire una molteplicità di effetti luminosi e brillantezza di colori.

Nel 1870 Alfred Nobel scoprì la dinamite, che soppiantò la polvere da sparo negli usi bellici; essa poté allora essere usata anche per lo spettacolo, anche se non immediatemante.

Al giorno d'oggi la pirotecnica è un'arte molto diffusa: in tantissime città del mondo vengono usati i fuochi d'artificio per festeggiare alcune ricorrenze come il Capodanno o Ferragosto: famosi sono infatti quelli di Parigi (nel 2006 vietati a causa dei feriti delle precedenti edizioni) e di Sydney.

Situazione italiana[modifica | modifica sorgente]

L'Italia è uno dei paesi avente una spiccata identità pirotecnica. Esistono diverse scuole e quella cosiddetta napoletana è quella che nell'immaginario collettivo mondiale evoca scenari barocchi e di festa. La scuola napoletana è l'unica specializzata in tutto il mondo nella realizzazione di fuochi d'artificio con delle granate cilindriche a pluriaperture aventi diametri che arrivano fino a 30 cm, ad esempio: bomba a 8, quattro botte e intreccio, stutata, triplo intreccio ecc.

In Italia esistono diverse manifestazioni pirotecniche e campionati mondiali di rilevanza internazionale:

  • Fiori di Fuoco nella città di Omegna (ideato e realizzata dalla ditta Parente),
  • Caput Lucis - Campionato Mondiale di Fuochi d'Artificio d'Autore che si svolge annualmente nella città di Valmontone (organizzata dalla società Adverta srl di Roma).
  • Festival nazionale dei fuochi d'artificio a San Severo (organizzata dall'associazione "terra dei fuochi San Severo")

Categorie di legge in Italia[modifica | modifica sorgente]

L'articolo 3 del decreto legislativo 58/2010 suddivide gli artifizi pirotecnici in tre macrocategorie, quella dei fuochi d'artificio, degli articoli pirotecnici teatrali e quella degli altri articoli pirotecnici.

In ciascuna di esse troviamo 4 categorie:

1) Fuochi d'artificio:

  • Categoria 1: fuochi d'artificio che presentano un rischio potenziale estremamente basso e un livello di rumorosità trascurabile e che sono destinati ad essere utilizzati in spazi confinati, compresi i fuochi d'artificio destinati ad essere usati all'interno di edifici d'abitazione.
  • Categoria 2: fuochi d'artificio che presentano un basso rischio potenziale, un basso livello di rumorosità e che sono destinati ad essere usati al di fuori di edifici in spazi confinati.
  • Categoria 3: fuochi d'artificio che presentano un rischio potenziale medio e che sono destinati ad essere usati al di fuori di edifici in grandi spazi aperti e il cui livello di rumorosità non è nocivo per la salute umana.
  • Categoria 4: fuochi d'artificio professionali che presentano un rischio potenziale elevato e che sono destinati ad essere usati esclusivamente da <<persone con conoscenze specialistiche>> di cui all'articolo 4, comunemente noti quali <<fuochi d'artificio professionali>>, e il cui livello di rumorosità non è nocivo per la salute umana.

2) Articoli pirotecnici teatrali:

  • Categoria T1: articoli pirotecnici per uso scenico, che presentano un rischio potenziale ridotto.
  • Categoria T2: articoli pirotecnici professionali per uso scenico che sono destinati esclusivamente all'uso da parte di persone con conoscenze specialistiche.

3) Altri articoli pirotecnici:

  • Categoria P1: articoli pirotecnici diversi dai fuochi d'artificio e dagli articoli pirotecnici teatrali che presentano un rischio potenziale ridotto.
  • Categoria P2: articoli pirotecnici professionali diversi dai fuochi d'artificio e dagli articoli pirotecnici teatrali che sono destinati alla manipolazione o all'uso esclusivamente da parte di persone con conoscenze specialistiche.

Nell'articolo 5 del D.Lgs. 58/2010 vi sono riportate le limitazioni alla vendita degli articoli pirotecnici comprendenti i limiti d'età ed eventuali autorizzazioni necessarie per l'acquisto: Gli articoli pirotecnici non sono venduti, né messi altrimenti a disposizione dei consumatori al di sotto dei seguenti limiti di età:

  • Categoria 1: a privati al di sotto dei 14 anni.
  • Categoria 2, P1 e T1: a privati al di sotto dei 18 anni e sprovvisti di documento d'identità in corso di validità attestante la maggiore età.
  • Categoria 3: a privati al di sotto dei 18 anni sprovvisti di nulla osta rilasciato dalla Questura ovvero di una licenza di porto d'armi.
  • Categoria 4, P2 e T2: a persone non autorizzate ai sensi dell'articolo 4, cioè sprovviste di conoscenze specialistiche e relativa autorizzazione di pubblica sicurezza.

Riguardo la Categoria 4, P2 e T2, le "conoscenze specialistiche" fanno riferimento all'articolo 47 del TULPS e dall'articolo 101 del Regio Decreto datato 6 maggio 1940, numero 635.

L'abilitazione denominata "conoscenze specialistiche" consiste in un certificato di idoneità rilasciato dal prefetto su conforme parere della Commissione Tecnica Provinciale per le Sostanze Esplodenti (CTPSE) dopo il superamento di un esame teorico/pratico.

Secondo il vecchio ordinamento, abrogato e/o riclassificato per armonizzarlo alle direttive europee, gli artifizi pirotecnici venivano classificati come:

  • Libera Vendita attualmente non più esistente ma modificata in V-D e V-E e vendibile solo ai maggiori di 18 anni.
  • V categoria attualmente V-C detenibile nel massimo di 10 kg, senza licenza ne permessi di alcun genere.
  • IV categoria.

La Libera Vendita identifica una tipologia di fuochi d'artificio di piccole dimensioni, tali non produrre un effetto dirompente e di grandi dimensioni come ad esempio: piccole girandole, petardini, fontane, bengala, vulcani ecc. La categoria di Libera Vendita può essere venduta a maggiori di 14 anni, senza alcun tipo di licenza o permesso. È indubbio che vada utilizzata sempre e comunque la massima cautela.

La V categoria riguarda invece i cosiddetti giochi pirotecnici, ossia una tipologia di artifizi di medie dimensioni nella quale sono inclusi anche certi tipi di razzi e finalini (scatole preconfezionate che determinano una successione di effetti e/o colpi). Tale categoria può essere venduta a maggiori di anni 18, senza alcun tipo di licenza o permesso. Il trasporto è consentito fino ad un massimo di 25 kg con autorizzazione di P.S. o porto d'armi e 10 KG senza. L'accensione è consentita esclusivamente in proprietà private aventi una sufficiente disponibilità di terreno. Il punto di accensione deve essere minimo 30 m da edifici e strade. Non è possibile accendere razzi e altro materiale pirotecnico lungo una strada pubblica, in un centro abitato ristretto, nei boschi o in adunanza di persone. In tali casi è necessario il rilascio della licenza di P.S.

La IV categoria è quella che identifica i fuochi d'artificio professionali. La vendita è vietata ai minori di 18 anni, L'acquisto è consentito esclusivamente a coloro che sono in possesso di porto d'armi per un massimo di 25 KG, o il patentino di fochino (titolo che non ne consente però il trasporto e la detenzione se non autorizzato dalla P.S. e solo per il tragitto dal luogo di acquisto a quello di esecuzione dello spettacolo) ovvero di autorizzazione temporanea all'acquisto rilasciato dalla Prefettura. In questa categoria sono annoverati tutti i grandi fuochi a partire dalle sfere pirotecniche fino alle granate cilindriche da mortaio, ecc. L'accensione è libera in luoghi privati aventi le caratteristiche di rispetto delle distanze come da Circolare Ministeriale. In caso di adunanza di pubblico per feste pubbliche occorre la licenza di P.S.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ruggero Bacone, "De secretis operibus artis et naturae, et de nullitate magiae", Amburgo, 1618.
  2. ^ Interessante è il modo in cui viene fornita: sotto forma di un anagramma nel capitolo XI. Il passo in latino recita così: "Sed tamen salis petrae LURU VOPO VIR CAN UTRI et sulphuris; et sic facies tonitrum et coruscationem si scias artificium". Anagrammando le parole senza senso ("LURU", "VOPO", "VIR", "CAN", "UTRI") si ottiene "R. VII PART V NOV. CORUL. V", abbreviazione di "R(ecipe) VII PART(es) V NOV(ellae) CORUL(i) V"; quindi l'intera frase reciterebbe così: "Ma tuttavia prendi sette parti di salpetra, cinque parti di nocciolo giovane, cinque di zolfo; e così, se conosci l'artificio, farai tuono e lampo". Lieut.-Colonel Henry W.L. Hime, "Gunpowder and ammunition, their origin and progress", London, New York, Bombay, Longmans, Green, and Co., 1904.
  3. ^ Cristina Grazioli. Luce e ombra - Storia, teorie e pratiche dell'illuminazione teatrale, Laterza, Biblioteca Universale Laterza, 2008, ISBN 9788842086475

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Vannoccio Biringuccio, De la pirotecnia, Siena, 1540
  • Francesco Di Maio, Pirotecnia moderna, Ed. Hoepli, Milano, 1891
  • Izzo Attilio, Pirotecnica e fuochi artificiali, 1950

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