Pinatubo

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Monte Pinatubo
Pinatubo ash plume 910612.jpg
Il vulcano durante l'enorme eruzione del 1991
StatoFilippine Filippine
RegioneLuzon Centrale
ProvinciaZambales
Tarlac
Pampanga
Altezza1 486 m s.l.m.
CatenaMonti Zambales
Ultima eruzione1993
Ultimo VEI1 (stromboliana)
Codice VNUM273083
Coordinate15°07′48″N 120°21′00″E / 15.13°N 120.35°E15.13; 120.35Coordinate: 15°07′48″N 120°21′00″E / 15.13°N 120.35°E15.13; 120.35
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Filippine
Monte Pinatubo
Monte Pinatubo

Il Monte Pinatubo è uno stratovulcano attivo situato nella parte occidentale dell'isola di Luzon nelle Filippine, a meno di cento chilometri a nord-ovest della capitale Manila. Considerato estinto e ricoperto da una fitta foresta tropicale abitata da migliaia di persone di etnia Aeta, il vulcano si risveglia nel giugno del 1991 dopo 500 anni di inattività.

Questa eruzione vulcanica che si conclude il 2 settembre 1991 è la più importante del XX secolo, con conseguenze globali. Il volume di materiale emesso è stimato in 10 km³, gran parte del quale venne espulso in atmosfera, provocando un raffreddamento generale di circa mezzo grado in media per uno o due anni, il resto cadde su buona parte del sud-est asiatico. I dintorni del vulcano vennero sconvolti con la formazione di una caldera, che fece perdere molta quota alla montagna, la distruzione della foresta e delle specie animali che vivevano nei dintorni che riempivano valli spesse centinaia di metri con materiali che causarono lahar anni dopo la fine dell'eruzione. Il bilancio umano, che ammonta a meno di 1.000 morti, è relativamente limitato grazie all'efficiente evacuazione delle popolazioni e alle loro informazioni sui rischi. Tuttavia, il pedaggio economico fu pesante perché intere città e villaggi scomparvero, le aree agricole furono rese inadatte alla coltivazione, migliaia di animali domestici morirono e le infrastrutture private, pubbliche e di trasporto furono distrutte.

Dopo la sua ultima eruzione nel 1993, il Pinatubo ha iniziato a diventare di nuovo una risorsa per la regione poiché molti turisti, in particolare i filippini, vollero scalare la montagna per ammirare i suoi paesaggi e soprattutto il suo lago acido craterico riempito alla fine delle eruzioni.

Toponomastica[modifica | modifica wikitesto]

Pinatubo è un termine usato anche in tagalog o in Sambal e che significa in italiano "far crescere", il che tenderebbe a dimostrare che esiste la conoscenza del carattere vulcanico della montagna intorno al 1500. Tuttavia, non esiste una tradizione orale su eruzioni violente ancora più antiche tra i nativi. Potrebbe essere semplicemente interpretata come una regione fertile in cui crescono i cereali.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Situazione[modifica | modifica wikitesto]

Il Pinatubo si trova nelle Filippine settentrionali, ad ovest dell'isola di Luzon, nella parte meridionale dei monti Zambales formati principalmente dal ripiegamento causato dallo scivolamento della placca euroasiatica sotto la placca filippina lungo la fossa di Manila. Questa catena di montagne contiene alcuni vulcani in subduzione, di cui il Pinatubo è il più settentrionale e fa parte della cintura di fuoco. Questa catena montuosa corre lungo parte della costa occidentale di Luzon, separando la pianura centrale di Luzon a est dal mar Cinese meridionale a ovest. Le sue due estremità si estendono nel mar Cinese meridionale, la penisola settentrionale delimita il golfo di Lingayen e quella meridionale, la penisola di Bataan, che delimita la baia di Manila.

Il Pinatubo sorge al limite delle province di Tarlac, Pampanga e Zambales. Si trova vicino alle città di Manila (90 chilometri a sud-est, 1.660.000 abitanti), Quezon City (90 chilometri a sud-est, 2.680.000 abitanti), Angeles (da 20 a 25 chilometri a est, 264.000 abitanti), Tarlac (50 chilometri a nord-est, 262.000 abitanti) e San Carlos (80 chilometri a nord, 154.000 abitanti). In un raggio di 40 chilometri attorno al vulcano, si concentra una popolazione di oltre 500.000 persone. A nord ovest di Angeles vi è la nuova zona franca Clark, al posto della ex base aerea della United States Air Force, l'alloggio è di quasi quasi 20.000 persone.

Topografia[modifica | modifica wikitesto]

Prima del disastro del 1991, il Pinatubo era una montagna che si elevava a 1.745 metri sul livello del mare, svettando a soli 600 metri sulla pianura circostante e appena 200 metri da tutte le vette circostanti. Ai suoi piedi, principalmente nei barangay, vivono più di 30.000 persone, principalmente Aeta, un popolo indigeno di cacciatori-raccoglitori che fuggì dalle pianure per sfuggire alla persecuzione degli spagnoli intorno al 1565. Grazie alla loro terra fertile e alle abbondanti piogge, i fianchi del vulcano sono adatti all'agricoltura e vi si coltivano grano, orzo e riso. La maggior parte della montagna è ricoperta da una fitta vegetazione tropicale.

Diversi sistemi idrologici hanno la loro sorgente nel Pinatubo, i principali sono i fiumi Bucao, Santo Tomas, Maloma, Tanguay e il Kileng. Prima dell'eruzione, formavano ricchi ecosistemi, ma i depositi di cenere riempirono le valli in misura significativa. Gli studi dimostrano che ci vorranno molti anni prima che riacquistino il loro aspetto.

Allo stesso tempo, a causa della violenza dell'eruzione, la cima della montagna perse un'altezza di oltre 250 metri. Ora la sua altitudine raggiunge i 1.486 metri e un grande lago craterico, il cui livello varia tra gli 820 e gli 840 metri di altitudine a seconda delle precipitazioni, riempie il fondo della caldera che misura 2,5 chilometri di diametro.

Geologia[modifica | modifica wikitesto]

Il Pinatubo è un vulcano complesso formato da cupole laviche annidate in uno stratovulcano di andesite e dacite. Poggia su un composto a ovest da rocce oceaniche chiamato complesso di Ofioliti di Zambales e da roccia sedimentaria e da vulcanica ad est. I suoi piedi sono immersi in una massa di detriti depositati da colate piroclastiche e lahar. A est della vetta, questi depositi risalgono al primo Pinatubo formatosi tra un milione di anni fa e circa 45.000-35.000 anni fa. A ovest e intorno alla vetta, questi depositi risalgono al moderno Pinatubo, formatosi per 35.000 anni, la cui storia eruttiva è intervallata da grandi eruzioni esplosive.

L'eruzione del 1991 che segna la fine di un periodo di riposo durato circa 500 anni è una delle più piccole eruzioni che il vulcano abbia subito, nonostante il grande volume di materiale espulso stimato è di oltre 10 km³. L'eruzione fa parte del tipo eruttivo pliniano del vulcano con la formazione di cupole laviche che generano colate piroclastiche e forti esplosioni che producono grandi quantità di cenere vulcanica che, mescolata alle piogge, può dare origine a lahar. Nelle prime fasi dell'eruzione, la roccia magmatica, che forma la cupola lavica, è un'andesite ibrida composta da una matrice di dacite ricca di fenocristalli con inclusioni di basalto ricche di olivina idrata e pirosseno. A poco a poco, queste rocce vengono sostituite da materiale piroclastico di dacite riscaldata prima delle esplosioni a circa 800 °C e sottoposta ad una pressione di 2,2 ± 0,5 kbar tra sette e undici chilometri di profondità. I fenocristalli più abbondanti sono l'orneblenda e il plagioclasio ma sono presenti minerali insoliti come l'anidrite composta da solfato di calcio. Questo magma è più ossidato del solito e probabilmente è all'origine della natura solforica dell'eruzione.

Per la sua natura vulcanica, il Pinatubo è anche una fonte di materie prime come minerali e metalli come quelli rilasciati durante l'eruzione del 1991: 800.000 tonnellate di zinco, 600.000 tonnellate di rame, 550.000 tonnellate di cromo, 300.000 tonnellate di nichel, 100.000 tonnellate di piombo, 10.000 tonnellate di arsenico, 1.000 tonnellate di cadmio e 800 tonnellate di mercurio.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima delle Filippine è tropicale, influenzato dal monsone. Questo proviene da masse d'aria provenienti da nord-est che portano significative quantità di pioggia. A parte il loro impatto sulle temperature, i monti Zambales agiscono principalmente sul livello delle precipitazioni formando una barriera alla circolazione delle principali masse d'aria. I pendii esposti al vento ricevono così una quantità d'acqua notevolmente maggiore. Il Pinatubo è quindi soggetto a precipitazioni che si avvicinano in media ai quattro metri all'anno, ovvero il doppio di una città come Angeles. Ad agosto cadono in media 36 millimetri d'acqua al giorno e questo valore può raggiungere i 180 millimetri in certi giorni. Il record risale al 19 maggio 1966 con 442 millimetri in 24 ore. Inoltre, il nord del paese è più esposto al passaggio dei cicloni rispetto al sud, nel periodo tra giugno e dicembre.

Clima Rilievi ad Angeles (25 km a est del Pinatubo)[1]
Mese Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Anno
Temperature medie (°C) 26 27 28 29 29 28 28 27 28 28 27 26 27,5
Precipitazioni medie (mm) 11 15 24 41 174 257 392 418 275 187 87 33 1,914

Flora e fauna[modifica | modifica wikitesto]

L'interno della caldera nel marzo 2006: la vegetazione riacquista gradualmente il suo posto.

Dopo l'eruzione del 1991, i campioni dei sedimenti del Mar Cinese Meridionale hanno mostrato una drastica diminuzione della quantità di foraminiferi Benthos e una diminuzione della diversità. Specie pioniere come Quinqueloculina allo stesso tempo sono stati in grado di beneficiare dell'abbondanza di nutrienti nei materiali piroclastici E hanno mostrato una migliore capacità di adattarsi alle nuove condizioni ambientali. L'eruzione ha quindi generato un forte disturbo ecologico sull'ambiente naturale.

Oggi, sebbene alcune aree del vulcano siano ancora aride, la maggior parte della montagna ha riacquistato la sua biodiversità dalla fine dei lahar nel 1997. Trentanove specie vegetali sono endemiche del solo Pinatubo. Il clima umido permette la proliferazione di muschi ma anche a livello animale di molti insetti tra cui diverse specie di farfalle. La foresta ospita pipistrelli, in particolare Aethalops alecto, scimmie e roditori. Pesci, alghe, crostacei, rettili e anfibi hanno ripopolato gli ecosistemi acquatici. Pertanto, i serpenti e le rane sono la più importante fonte di proteine per gli Aeta.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Il Pinatubo prima dell'eruzione del 1991.

Il Pinatubo iniziò a formarsi circa un milione di anni fa. Lo stratovulcano è composto da andesiti e daciti. Sorge a circa 2.300 metri sul livello del mare sotto forma di cupola. Molte delle morfologie che circondano il moderno Pinatubo, come il Monte Negron, il Monte Cuardrado o Mataba, sono antichi coni parassiti formati da duomi di lava o da resti del vulcano originale che resistette all'erosione.

Circa 45.000-35.000 anni fa, il Pinatubo acquisì gradualmente la sua struttura attuale, quella di un vulcano complesso formato da duomi di lava imbricati in uno stratovulcano di andesite e dacite, circondato da depositi di lahar e colate piroclastiche, man mano che vi furono le eruzioni pliniane. Questi depositi che circondano il vulcano al punto da mascherarne la base sono il risultato di grandi eruzioni esplosive dacitiche che sembrano essere state abbastanza grandi da espellere più di 10 km³ di materiale ciascuna. Queste eruzioni si sono verificate 17.000 anni fa, 9.000 anni fa, dai 6.000 ai 5.000 anni fa e dai 3.900 ai 2.300 anni fa. L'eruzione del 1991 costituisce una delle più piccole eruzioni identificate su questo vulcano e che si verificano dopo 500 anni di riposo, cioè un periodo relativamente breve. Questo periodo di riposo permise al Pinatubo di acquisire un aspetto diverso, con l'erosione che scavò profonde gole ai suoi lati ricoperte da una fitta foresta tropicale. Il suo aspetto dopo il 1991 fu sconvolto dall'eruzione che ne ha segnato il risveglio con depositi spessi più di cento metri dovuti a flussi piroclastici e lahar sui fianchi e alla formazione di una caldera di 2,5 km di diametro al posto del cratere vulcanico.

Sebbene non vi sia alcun ricordo popolare di eruzioni precedenti a quella del 1991, alcuni Aeta riferiscono che i loro anziani hanno osservato piccole esplosioni in passato. Queste osservazioni hanno avuto luogo prima dell'eruzione del 1991, risalgono infatti al XV secolo, tempo in cui la regione era abitata da migliaia di anni. Di tipo pliniano, queste eruzioni, probabilmente con un indice di esplosività vulcanica di 5, produssero duomi di lava nella parte superiore del vulcano che sono la fonte di potenti esplosioni, colate piroclastiche e lahar che sicuramente hanno causato danni, almeno all'ecosistema circostante.

Eruzione del 1991[modifica | modifica wikitesto]

Primizie[modifica | modifica wikitesto]

Eruzione del Monte Pinatubo 1991
Pinatubo 1991-06-29 Pyroclastic flow deposits of Marella River Valley.jpg
La valle del Pinatubo durante l'eruzione
VulcanoMonte Pinatubo
StatoWar Flag of the Philippines.svg Filippine
Comuni interessatiZambales
Bataan
Pampanga
Eventi correlatiTerremoto di magnitudo 7.8 e uscita di vapori un anno prima.
Sciame sismico nel marzo dello stesso anno
Aumento di attività nei due mesi precedenti e eruzioni minori pochi giorni prima
Quota/e1741 m s.l.m.
Durata6 giorni
Prima fase eruttiva7 giugno (prima eruzione)
Ultima fase eruttiva12 giugno (eruzione maggiore)
VEI6 (krakatoiana)

Il 16 luglio 1990 un terremoto di magnitudo 7,8 della scala Richter scosse l'isola di Luzon e provocò 1450 morti. Il suo epicentro si trovava a un centinaio di chilometri a nord-est del monte Pinatubo, alcuni vulcanologi ritenevano che questo potesse essere l'evento scatenante dell'eruzione del 1991. Due settimane dopo il terremoto, i residenti riferiscono di aver visto del vapore sul vulcano, ma gli scienziati che ispezionarono la montagna conclusero che si trattasse di una piccola frana piuttosto che da un'attività vulcanica.

Il 15 marzo 1991, una serie di tremori fu avvertita dagli abitanti dei villaggi sul bordo nord-ovest del vulcano. Nelle successive due settimane, questi tremori si intensificarono e diventò chiaro che l'attività vulcanica si stava evolvendo. Il 2 aprile il vulcano si risvegliò, provocando un'eruzione freatica lungo una faglia di 1,5 chilometri vicino alla vetta. Nelle settimane successive si verificano piccole esplosioni fotomagmatiche che depositarono cenere vulcanica tutto intorno al vulcano. Ogni giorno vennero rilevati centinaia di terremoti.

L'attività vulcanica si intensificò durante i mesi di aprile e maggio. Le misurazioni delle emissioni di anidride solforosa mostrarono un aumento molto rapido, da 500 tonnellate al giorno il 13 maggio a 5.000 tonnellate al giorno il 28 maggio, prova di un aumento del magma all'interno del vulcano. Dopo il 28 maggio, il tasso di anidride solforosa emessa diminuì, il degassamento del magma sembrò essersi bloccato nel vulcano. Era quindi da temere un aumento della pressione nella camera magmatica, con il rischio di un'eruzione esplosiva.

Il primo rilascio del magma avvenne il 3 giugno e la prima grande esplosione il 7 giugno, generando una colonna di cenere che raggiunse un'altitudine di sette chilometri. L'Istituto filippino di vulcanologia e sismologia, in collaborazione con il Servizio geologico degli Stati Uniti, emise un avviso di una grave eruzione entro 12 settimane.

Evacuazione[modifica | modifica wikitesto]

Di fronte a segni sempre più evidenti di una grande eruzione, l'Istituto filippino di vulcanologia e sismologia e le organizzazioni vulcanologiche internazionali cercarono di convincere le autorità locali del reale pericolo. La difficoltà maggiore risiedeva nella corretta valutazione di questo rischio: un catastrofismo troppo grande poteva portare al discredito delle autorità competenti, mentre un diniego del pericolo poteva portare a migliaia di morti.

Dopo molteplici consultazioni, vennero definite tre zone di evacuazione: una zona centrale di dieci chilometri di diametro centrata sulla sommità del vulcano, una zona intermedia tra dieci e venti chilometri dalla vetta e una terza zona tra venti e quaranta chilometri, coprendo compresa la base dell'aeronautica di Clark e la città di Angeles. Più di 40.000 persone vivevano nelle prime due zone e quasi 331.000 nella terza. Vennero definiti cinque livelli di allerta e ogni giorno un bollettino diffuso da giornali, radio e televisione impostava il livello di allerta per ciascuna zona.

Molti Aeta che vivevano sui fianchi del vulcano lasciarono i loro villaggi. La prima evacuazione ufficiale iniziò nella prima zona il 7 aprile. L'evacuazione della seconda zona fu ordinata il 7 giugno dopo il raggiungimento dell'allerta di livello 4. Il 14 giugno fu raggiunto il livello 5 nella terza zona, portando all'evacuazione di 60.000 persone. La maggior parte di loro si rifugiò a Manila e Quezon City, e più di 30.000 persone furono sistemate nello stadio Amoranto di Quezon City.

Prime esplosioni[modifica | modifica wikitesto]

Vista aerea di una colonna eruttiva che sale dal cratere durante un'esplosione iniziale nel giugno del 1991.

All'inizio di giugno, i sensori mostrano che il vulcano si sta espandendo, fornendo la prova di un aumento del magma sotto la montagna. Allo stesso tempo, l'epicentro dei terremoti iniziava ad avvicinarsi sempre di più alla superficie e alla sommità. Il 7 giugno, l'eruzione inizia con il primo rilascio di magma, che si traduce nella formazione di un duomo di lava nella parte superiore del vulcano. Questo duomo crebbe nei cinque giorni successivi fino a raggiungere un diametro di 200 metri e un'altezza di 40 metri.

Alle 03:41 della mattina del 12 giugno, una piccola esplosione segnò l'inizio di una fase pliniana molto violenta. Poche ore dopo, grandi esplosioni durate più di trenta minuti generarono una colonna eruttiva che raggiunse i 19 chilometri di altitudine e flussi piroclastici che precipitarono a valle per quattro chilometri. Quattordici ore dopo, un'esplosione di quindici minuti generò un pennacchio di 24 chilometri in altitudine.

Vista aerea del Pinatubo il 29 giugno 1991: la valle Marella (in primo piano) è ostruita dai materiali emessi dalle colate piroclastiche e dalle colonne eruttive della caldera (nell'ultimo piano a destra) durante le esplosioni.

Una terza eruzione iniziò alle 08:41 della mattina del 13 giugno, durò cinque minuti e una colonna di 24 chilometri apparve nuovamente. Dopo tre ore di inattività, l'attività sismica si intensificò nelle 24 ore successive fino all'esplosione del 14 giugno alle 13:09 che formò un pennacchio di cenere a 21 km di altitudine.

Una notevole quantità di cenere vulcanica venne espulsa a sud-ovest del vulcano durante queste quattro grandi esplosioni. Due ore dopo l'ultima di queste quattro esplosioni, una serie di esplosioni si svolsero in un periodo di 24 ore generando significativi flussi piroclastici che precipitarono lungo le valli per chilometri.

Parossismo[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 giugno fu il culmine dell'attività eruttiva, inoltre forti scosse furono registrate alle 13:42. Si registrarono anche variazioni improvvise della pressione atmosferica.

Vista della colonna eruttiva sopra il Pinatubo subito dopo l'esplosione principale del 15 giugno 1991.

Lo stesso giorno, il ciclone Yunya raggiunse l'isola di Luzon, passando a 75 chilometri a nord del vulcano. Le piogge torrenziali impedirono un'osservazione diretta dell'eruzione ma le misurazioni mostrarono che le particelle vennero espulse fino ad un'altitudine di 34 chilometri e che colate piroclastiche si estesero ad una distanza di oltre sedici chilometri mescolandosi con la cenere vulcanica che con le piogge formarono colate di fango vulcanico chiamate lahar.

La nube di cenere si diffuse su un'area di 125.000 km², oscurando gran parte dell'isola di Luçon. Le ceneri che si formarono, si depositarono sulla maggior parte dell'isola. Massi vulcanici caddero in tutto il Mar Cinese Meridionale e la cenere venne trasportata a ovest in Vietnam, in Cambogia e in Malesia.

Intorno alle 22:30, o comunque nove ore dopo l'inizio della fase parossistica, la pressione atmosferica calò verso valori normalizzati. I vulcanologi considerano questo periodo come la fine dell'eruzione.

Fine dell'eruzione[modifica | modifica wikitesto]

Vista aerea del 1º agosto 1991. Oltre alla colonna bianca composta da gas vulcanici si innalzano nubi di cenere vulcanica che cadono coprendo il fondo del cratere.
Immagine presa dallo Space Shuttle Atlantis nel 1992 sul Pinatubo. Dalla caldera e dai suoi dintorni coperti di cenere (al centro) si irradiano valli ingombre di materiali depositati dai lahar (in grigio) fino al mar Cinese Meridionale (a destra) e alla baia di Manila (in alto a sinistra).

Dopo il 15 giugno 1991, l'attività vulcanica proseguì regolarmente fino ad agosto con esplosioni che gettarono cenere, per poi terminare il 2 settembre. In totale, questa eruzione pliniana espulse 10 km³ di materiale, dieci volte la quantità di materiale rilasciato dal Monte Saint Helens nel 1980. L'indice di esplosività vulcanica di questa colossale eruzione è stimato a 6 su una scala di 8 potente quanto l'eruzione del Krakatoa nel 1883. La parte superiore del vulcano è stato sostituita da una caldera di 2,5 chilometri di diametro. Il punto più alto sul bordo della caldera culmina a 1.485 metri sul livello del mare, 260 metri più in basso rispetto alla vetta originale.

Dalla fine delle esplosioni, un lago acido si formò nella caldera dalla raccolta dell'acqua piovana. All'inizio, il lago non era molto ampio, caldo con una temperatura di 40 °C e molto acido, con un pH di 2. Con l'aumento della sua superficie e del suo volume e con la pioggia che gradualmente lo raffreddava, nel 2003 arrivò ad avere una temperatura di 26 °C e un pH di 5,5. Il livello del lago si alzò in media di un metro al mese fino a settembre del 2001, quando il governo filippino temette che le pareti della caldera avrebbero ceduto e che avrebbe fatto drenare lago. 9.000 persone furono nuovamente evacuate e fu fatta una breccia di cinque metri per svuotare il lago di un quarto del suo volume.

Conseguenze dirette[modifica | modifica wikitesto]

Circa 300 persone morirono direttamente durante l'eruzione, la maggior parte dei tetti crollarono sotto il peso della cenere bagnata. Questa valutazione relativamente bassa per un'eruzione di questa importanza è dovuta ad una buona previsione dei rischi da parte dei vulcanologi e alla decisione di evacuare le popolazioni.

Sfortunatamente, la stagione delle piogge che seguì creò più lahar, spostando le popolazioni nei campi per rifugiati. Centinaia di persone morirono lì a causa delle condizioni igieniche.

Tutta la vita scomparve entro un raggio di quattordici chilometri intorno al vulcano. L'agricoltura soffrì, centinaia di ettari di terreno coltivabile furono resi inagibili alla coltivazione, distruggendo i mezzi di sussistenza di migliaia di agricoltori. Gli Stati Uniti d'America possedevano due basi militari, entrambe furono abbandonate dopo essere state gravemente danneggiati dall'eruzione.

Impatti economici e sociali[modifica | modifica wikitesto]

Vista aerea di una parte delle strutture dell'aeroporto di Clark il 29 giugno 1991. Sotto il peso della cenere vulcanica, i tetti degli hangar sono crollati.

L'eruzione del Pinatubo ha pesato molto sullo sviluppo economico della regione che rappresentava il 10% della ricchezza nazionale prodotta. Il disastro pesò anche sull'economia nazionale , l'aumento del PIL filippino fu appena del 2% per l'anno fiscale 1990-1991 contro il 5% degli anni precedenti. La distruzione di edifici e infrastrutture costò miliardi di pesos e furono subito intensificati gli sforzi per costruire argini e dighe per proteggersi dai lahar.

Fotomontaggio comparativo di vedute aeree delle valli di Maloma e Marella prima (in alto) e dopo (in basso) la fase parossistica dell'eruzione che mostra il loro riempimento di oltre 200 metri di spessore da materiali piroclastici. Sullo sfondo la vetta del Pinatubo (non visibile).

Un totale di 364 comunità e 2,1 milioni di persone furino colpite dall'eruzione. 8.000 case furono completamente distrutte e oltre 73.000 danneggiate. Le colate piroclastiche distrussero strade e mezzi di comunicazione, il costo stimato dei danni alle infrastrutture fu di 3,8 miliardi di pesos.

Gli sforzi compiuti in numerosi lavori di rimboschimento furono annientati dalla distruzione di 150 km² di foresta per un valore di 125 milioni di pesos. 800 km² di risaie furono rese inadatti alla coltivazione e 800.000 capi di bestiame e pollame furono uccisi. Il costo per l'agricoltura fu stimato a 1,5 miliardi di pesos.

La distruzione delle attrezzature sanitarie e le difficili condizioni igieniche nei campi per rifugiati spiegano l'aumento del tasso di mortalità nei mesi successivi all'eruzione. I danni alle scuole interruppero la scolarizzazione di migliaia di bambini.

Gli Aeta sono stati i più colpiti dal risveglio del vulcano, con la distruzione di molti dei loro villaggi che ha cambiato completamente il loro modo di vivere. La maggior parte di loro si è trasferita nei campi, le loro condizioni di vita rimangono difficili. Incapaci di soddisfare il proprio fabbisogno alimentare con piccoli appezzamenti offerti dal governo, molti Aeta lavorano di fattoria in fattoria per conto di grandi proprietari terrieri, frammentando la loro società e rendendola dipendente dall'economia regionale.

Impatti sul clima globale[modifica | modifica wikitesto]

Fotografia scattata dalla parte navetta spaziale (missione STS 43) oltre l'america meridionale l'8 agosto 1991 che mostra il doppio strato della nube di aerosol (in grigio scuro sopra le nuvole).

Il Pinatubo ha emesso durante la sua eruzione una quantità significativa di aerosol e cenere vulcanica nella stratosfera. I vulcani respingono in particolare modo l'anidride solforosa. Questa reagisce con l'acqua per formare aerosol di acido solforico che si sono diffusi nella stratosfera entro un anno dall'eruzione. Questo ingresso di aerosol nella stratosfera è il più grande dall'eruzione del Krakatoa nel 1883, con un totale stimato di 17 milioni di tonnellate di anidride solforosa. Questa è la più grande quantità mai registrata da strumenti moderni.

L'acido solforico assorbe e riflette la radiazione solare, provocando nel caso del Pinatubo una diminuzione della luminosità dell'ordine del 10% sulla superficie terrestre. Vi è poi un raffreddamento su scala globale: nel 1992-1993, si stima la diminuzione media della temperatura a terra tra 0,5 e 0,6 °C nell'emisfero nord e 0,4 °C su tutto il globo. Allo stesso tempo, le temperature nella stratosfera sono aumentate di diversi gradi Celsius a causa dell'assorbimento della radiazione solare da parte degli aerosol.

La cenere vulcanica e gli aerosol inviati dall'atmosfera terrestre alla stratosfera si sono dispersi e hanno fatto il giro della Terra diverse volte per quasi tre anni. Queste particelle sottili e aerosol hanno prodotto tramonti insolitamente colorati per diverse settimane nell'emisfero settentrionale. Il tempo piovoso nell'America del Nord nel 1992 e l'alluvione nel Midwest del 1993 sono in parte dovuti all'aumento della polvere atmosferica che è servita a una inseminazione delle nuvole.

Questa eruzione ha avuto anche un effetto sullo strato di ozono, aumentando in modo significativo il suo tasso di distruzione. Nelle zone temperate, i livelli di ozono hanno raggiunto i minimi storici mentre nell'emisfero australe durante l'inverno del 1992, il buco dell'ozono sopra l'Antartide ha raggiunto le dimensioni più grandi mai osservate. L'eruzione del monte Hudson in Cile nell'agosto del 1991 è anch'essa responsabile della distruzione dello strato di ozono.

Continua attività eruttiva[modifica | modifica wikitesto]

Vista interna della caldera ricolonizzata dalla vegetazione e occupata da un lago craterico

L'attività eruttiva rimase bassa dalla fine dell'eruzione del 2 settembre 1991 fino a luglio 1992 quando un nuovo duomo di lava si forma all'interno della caldera. Questo duomo di lava sembrava essere costituito da lava proveniente da un profondo serbatoio piuttosto che dai resti di lava dell'eruzione del 1991. I vulcanologi ipotizzarono quindi nuove violente esplosioni e alcune aree vennero nuovamente evacuate. Questa eruzione si concluse il 30 ottobre 1992 con un indice di esplosività vulcanica di 1. Tra febbraio e luglio 1993, una debole attività vulcanica riprese nella caldera con piccole esplosioni.

Gestione del rischio vulcanico[modifica | modifica wikitesto]

Oltre ad essere una delle eruzioni più importanti del XX secolo, in termini di potenza e danni, quella del 1991 del Pinatubo rimane significativa rispetto ad altre eruzioni storiche. Ciò è dovuto in particolare al fatto che la crisi fu ben gestita con un'efficace valutazione del rischio poiché salvò migliaia di persone che furono evacuate in tempo.

Questa protezione della popolazione implica anche informarla dei rischi connessi. Dal 15 giugno 1991, la popolazione evacuata venne informata del rischio rappresentato dai lahar grazie alla proiezione di un video sul disastro di Armero nel 1985 che uccise più di 20.000 persone a causa dei lahar. Queste campagne di informazione orchestrate dai vulcanologi furono guidate da giornalisti, esperti, funzionari eletti e membri della polizia e dell'esercito. Questa informazione dalla popolazione è continuata negli anni successivi al risveglio del vulcano, grazie alle mappe redatte dagli scienziati e dalle autorità, in particolare quando i livelli di allerta furono modificati in funzione dell'attività eruttiva.

Queste mappe vengono prodotte in base alla natura della minaccia e ai livelli di allerta. Per una migliore efficienza, questi livelli di allerta sono stati modificati nel dicembre del 1992. Ce ne sono cinque: il livello 1 corrisponde al livello di allerta più basso con lievi segni di attività tettonica, magmatica o idrotermale; il livello 2 corrisponde ad una moderata attività sismica con segni di risalita del magma che potrebbe portare ad un'eruzione; il livello 3 corrisponde a un rischio relativamente alto con deformazioni del suolo ed emissioni di gas vulcanici con un'alta probabilità di un'eruzione entro pochi giorni o poche settimane; il livello 4 riduce questa probabilità a poche ore con l'intensificarsi delle scosse e la comparsa di piccole esplosioni e il livello 5, il più alto, si attiva quando viene dichiarata un'esplosione maggiore con rischi per le popolazioni.

Permangono incertezze sulla futura attività eruttiva del Pinatubo, in particolare per quanto riguarda la durata di una pausa e l'arrivo di una nuova grande eruzione. Queste domande sono fondamentali per le popolazioni e le autorità che vogliono sapere se possono reinsediarsi nelle zone disastrate o se queste ultime sono condannate.

Attività[modifica | modifica wikitesto]

Ecoturismo[modifica | modifica wikitesto]

Famiglia che arriva con un fuoristrada sul bordo della caldera nel maggio del 2004.

Per volontà del Ministero del Turismo filippino risalente al 1994, il Pinatubo è diventato una popolare destinazione turistica a vantaggio dell'economia della regione. I visitatori pagano 500 pesos per i servizi di una delle trenta guide e 20 pesos di tasse a beneficio della conservazione della natura. Queste valute sono utilizzate anche per finanziare progetti comunitari, servizi pubblici e ristrutturazioni di edifici religiosi, nonché la costruzione di centri di accoglienza turistica. I percorsi furono tracciati fino al vulcano alla fine degli anni '90: il percorso avviene per un'ora con un fuoristrada fino a cinque chilometri dalla caldera successivamente vi sono circa tre ore di cammino. Una volta raggiunto l'obiettivo, è consentito nuotare nel lago con alcune restrizioni. Nel 2000 questi percorsi furono già percorsi in media da 1.200 escursionisti al mese e talvolta circa 100 al giorno durante l'alta stagione da marzo a maggio. Circa l'80% proveniva da Manila, con stranieri per lo più europei. Il 30 novembre 2001, le autorità organizzarono una processione alla montagna, come avviene per il pellegrinaggio del Fuji, per celebrare il decimo anniversario dell'eruzione del 1991 e offrire fiori e frutti agli dei di Aeta. Da allora, ogni anno, ha luogo una "marcia di pace e tranquillità". Negli ultimi anni ai piedi del vulcano è stato allestito un centro relax coreano con un campo da golf.

Ricerca geotermica[modifica | modifica wikitesto]

Le indagini geotermiche sono state effettuate in superficie tra il 1982 e il 1986 e poi in profondità tra il 1988 e il 1990. Infatti, studi geologici di superficie, idrogeochimici e geoelettrici suggeriscono possibilità di sviluppo dell'energia geotermica come nuova fonte di produzione di energia elettrica grazie a falde acquifere che contengono acque ad una temperatura di oltre 200 °C. A causa della bassa permeabilità delle falde acquifere e dell'acidità della loro acqua, costrinse la ricerca a fermarsi circa un anno prima dell'inizio dell'eruzione. Una delle principali lezioni apprese dal Pinatubo riguarda la necessità di tenere conto della rilevanza per lo sviluppo a lungo termine dei sistemi geotermici associati ai vulcani. Uno dei mezzi per assicurare la sostenibilità è seguire le chimiche e isotopiche composizioni di acqua e gas.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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