Piloni dello Stretto

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il pilone di Torre Faro,
sul versante messinese dello Stretto
il pilone di Santa Trada,
sul versante reggino dello Stretto
Pilone di Torre Faro (Messina), illuminato in occasione della festa della Repubblica, 2 giugno 2011

I cosiddetti piloni dello stretto (chiamati singolarmente nei dialetti messinese e reggino u piluni) sono dei tralicci in disuso dell'elettrodotto ad alta tensione a 220 kV che per trent'anni, dal 1955 al 1985, attraversò lo stretto di Messina fra la Calabria e la Sicilia[1]. Si tratta di due torri d'acciaio indipendenti, una collocata sulla sponda siciliana e l'altra su quella calabrese.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Nel secondo dopoguerra i consumi elettrici in Sicilia erano triplicati rispetto alle rilevazioni del 1938[1], pertanto, a partire dal 1948, fu progettato un elettrodotto che incrementasse la disponibilità di energia elettrica nell'isola. L'opera fu progettata dalla Società Generale Elettrica della Sicilia (SGES) recuperando un precedente studio del 1921 dell'ingegnere Ferrando, che fu aggiornato dagli ingegneri Enrico Vismara [1] e Arturo Danusso[2]. I cantieri si aprirono nel 1952 con la posa, nei pressi di Torre Faro, del primo masso di una scogliera di protezione delle future costruzioni[1] (anche se l'inaugurazione ufficiale avvenne il 27 gennaio 1953 alla presenza dei ministri Salvatore Aldisio e Franco Restivo), e si chiusero il 28 dicembre 1955 con la messa in funzione dell'elettrodotto[2]. Lo sforzo ingegneristico produsse un collegamento aereo lungo 3.646 metri[1], che stabilì il record per l'elettrodotto più lungo del mondo[2] e valse, nel 1958, il Premio ANIAI 1957, conferito dall’Associazione Nazionale Ingegneri ed Architetti Italiani, quale migliore realizzazione di ingegneria elettrotecnica italiana degli anni 1951-1956[1].

I tralicci furono realizzati dalla Società Anonima Elettrificazione (SAE) di Lecco[3]: il traliccio siciliano, detto "pilone di Torre Faro", fu inaugurato il 16 maggio 1956 dall'allora presidente della Regione Siciliana Giuseppe Alessi[2], ed è alto 224 metri, più 11 della base di calcestruzzo armato che lo sostiene, per totali 235 metri[1][3]. Il traliccio calabrese, situato sulla sommità della collina di Santa Trada, è identico, ma con i 165 metri sottostanti di promontorio[1], svetta a ben 394 metri sullo specchio d'acqua dello stretto.

Le fondazioni, sulle due sponde, con un corpo a struttura scatolare a forma di croce, sono diverse. Quella di Torre Faro, realizzata dalla Ferrocemeneto, data la natura del terreno, si appoggia su quattro cassoni indipendenti che si spingono sino a 20 metri sotto il livello del mare[1], mentre quella di Santa Trada, realizzata dalla Cosiac[4], si appoggia sulla roccia direttamente in un profondo scavo. Proprio l'altezza della torre calabra è stata utilizzata dal giornalista Francesco Romeo per entrare nel Guinness dei primati europeo, realizzando la più alta trasmissione televisiva continentale in una struttura aperta. Il 7 ottobre 2011 infatti, Romeo e la sua troupe realizzarono lo speciale TV Il superattico più bello del Mondo, dedicato all'incredibile spettacolo che si ammira dalla sommità del pilone.

I piloni sono stati realizzati sul modello dei tralicci del primo attraversamento sul fiume Elba, in Germania e, fino al completamento del secondo attraversamento su questo corso d'acqua, hanno vantato il record dei piloni più alti del mondo. I costruttori, però, dovettero adattare il progetto alle caratteristiche geomorfologiche dello stretto di Messina.[senza fonte]

La mensola alla sommità misura 75 metri, così che i tre cavi conduttori fossero distanti 25 metri l'uno dall'altro per non collidere in caso di forte vento, fattore usuale nello stretto di Messina.

La tesatura dei conduttori fu un'operazione difficoltosa. Si trattava infatti di stenderli senza far toccare loro l'acqua; operazione complessa realizzata in tempi successivi e ulteriormente complicata dall'improvviso passaggio di una petroliera che non ebbe ad osservare i segnali di divieto che da giorni bloccavano lo stretto. Le operazioni iniziate il 15 luglio e la cui fine era prevista per il 30, furono terminate solo alle ore 15:40 del 22 settembre 1955 con l'ormeggio dei conduttori sulle due sponde [3]. Inizialmente furono montati 4 conduttori (di cui uno di riserva) con una tensione di 150 kV, nel 1971 ne furono installati altri 2, portando la tensione del collegamento a 220 kV[1].

Dovendo sorpassare la superficie marina ad una quota sufficientemente alta, i conduttori dovevano essere mantenuti in alta tensione per gli oltre 3 km della campata. Per questo non furono impiegati normali cavi conduttori bensì cavi d'acciaio, materiale con conduttività ben inferiore al rame come trasmissione di energia. La scarsa conducibilità elettrica dell'acciaio, però, rese particolarmente costosa la trasmissione dell'elettricità[1]. La resistenza richiesta alle forti raffiche di vento non consentì inoltre l'uso di conduttori intrecciati, riducendone ulteriormente la capacità di trasporto.

Questi fattori determinarono la dismissione nel febbraio del 1992 della connessione aerea in favore di quella sottomarina, con il passaggio di un cavo rivestito (posato nel 1985[1]) che servisse la zona orientale della Sicilia. Il pilone di Torre Faro è stato oggetto di una totale riverniciatura all'indomani della dismissione; infatti, si presenta in uno stato di conservazione migliore rispetto alla torre calabrese, che comunque è stato dichiarato solido da una perizia dell'Istituto italiano saldatura del 2008.

Il pilone siciliano ha poi un'illuminazione cangiante nel colore e nell'intensità, mentre, per il pilone calabrese, un recente furto di rame per tutta la superficie nonché dei pannelli fotovoltaici pochi giorni dopo la loro sistemazione da parte della provincia, lo rende quasi invisibile di notte.

Pur non avendo più alcuna funzione pratica, i piloni non sono stati tuttora abbattuti, e oggi, con lo status di monumenti storici tutelati, sono usati per misurazioni meteorologiche, esercitazioni di recupero in quota e telecomunicazioni. Dal 2006, il pilone di Torre Faro è stato aperto al pubblico per un paio di stagioni; la visita richiedeva di salire una scala di 2.240 gradini per raggiungere la piattaforma più alta.[5]

Coordinate[modifica | modifica wikitesto]

Oggetto Coordinate
Terminale calabrese del cavo sottomarino 38°12′11″N 15°38′16″E / 38.203056°N 15.637778°E38.203056; 15.637778 (Calabrian Cable Terminal)
Piloni dello Stretto, Torre Calabria 38°14′42.19″N 15°40′58.82″E / 38.245053°N 15.683006°E38.245053; 15.683006 (Messina Strait Powerline Crossing, Calabria Tower)
Piloni dello Stretto, Torre Faro 38°15′57.31″N 15°39′03.33″E / 38.265919°N 15.650925°E38.265919; 15.650925 (Messina Strait Powerline Crossing, Torre Faro)
Terminale siciliano del cavo sottomarino 38°13′42″N 15°33′40″E / 38.228333°N 15.561111°E38.228333; 15.561111 (Sicilian Cable Terminal)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l L’ENERGIA CHE CI UNISCE - LA STORIA DEL “PONTE DELL’ENERGIA” TRA SICILIA E CALABRIA (PDF), su www.terna.it, Terna. URL consultato il 14/04/2021.
  2. ^ a b c d Nino Principato, L’ottava meraviglia del mondo: l'elettrodotto dello Stretto, su www.mutualpass.it. URL consultato il 14 aprile 2021.
  3. ^ a b c Le Torri sullo Stretto di Messina - Da un resoconto dell'epoca..., su www.saelecco-club.it, SAE LECCO CLUB. URL consultato il 14 aprile 2021.
  4. ^ Ernesto Oliva, ReportageSicilia: QUANDO LA LUCE SOLCO' LO STRETTO, su ReportageSicilia, venerdì 31 gennaio 2014. URL consultato il 14 aprile 2021.
  5. ^ Pagano, Francesco, Il Pilone di Torre Faro, su ganzirri.it, 20 agosto 2007. URL consultato il 25 aprile 2010.

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Dati tecnici[modifica | modifica wikitesto]