Piloni dello Stretto

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il pilone di Santa Trada,
sul versante reggino dello Stretto
Pilone di Torre Faro (Messina), illuminato in occasione della festa della Repubblica, 2 giugno 2011
il pilone di Torre Faro,
sul versante messinese dello Stretto

I cosiddetti piloni dello stretto sono dei tralicci in disuso della linea elettrica ad alta tensione a 220 kV che attraversava lo stretto di Messina fra la Calabria e la Sicilia. Si tratta di due torri d'acciaio indipendenti, una collocata sulla sponda siciliana e l'altra su quella calabrese.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il traliccio siciliano, detto "pilone di Torre Faro" (in dialetto messinese u piluni), fu progettato dalla SAE a partire dal 1951 e costruito tra il 1954 e il 1955 su commessa della Società generale elettrica della Sicilia (SGES); fu inaugurato nel maggio 1956, dall'allora presidente della Regione Siciliana Giuseppe Alessi, ed è alto 225 metri, più otto della base di calcestruzzo armato che lo sostiene, per totali 233 metri. Il traliccio calabrese, situato sulla sommità della collina di Santa Trada, è identico, ma con i 169 metri sottostanti di promontorio, svetta a ben 394 metri sullo specchio d'acqua dello stretto.

Le fondazioni, sulle due sponde, con un corpo a struttura scatolare a forma di croce, sono diverse. Quella di Torre Faro, data la natura del terreno, si appoggia su quattro cassoni indipendenti che si spingono sino a 18 metri sotto il livello del mare, mentre quella di Santa Trada si appoggia sulla roccia direttamente in un profondo scavo. Proprio l'altezza della torre calabra è stata utilizzata dal giornalista Francesco Romeo per entrare nel Guinness dei primati europeo, realizzando la più alta trasmissione televisiva continentale in una struttura aperta. Il 7 ottobre 2011 infatti, Romeo e la sua troupe realizzarono lo speciale TV Il superattico più bello del Mondo, dedicato all'incredibile spettacolo che si ammira dalla sommità del pilone.

I piloni sono stati realizzati sul modello dei tralicci del primo attraversamento sul fiume Elba, in Germania e, fino al completamento del secondo attraversamento su questo corso d'acqua, hanno vantato il record dei piloni più alti del mondo. I costruttori, però, dovettero adattare il progetto alle caratteristiche geomorfologiche dello stretto di Messina.[senza fonte]

La mensola alla sommità misura 75 metri, così che i tre cavi conduttori fossero distanti 25 metri l'uno dall'altro per non collidere in caso di forte vento, fattore usuale nello stretto di Messina.

La tesatura dei conduttori fu un'operazione difficoltosa. Si trattava infatti di stenderli senza far toccare loro l'acqua; operazione complessa realizzata in tempi successivi e ulteriormente complicata dall'improvviso passaggio di una petroliera che non ebbe ad osservare i segnali di divieto che da giorni bloccavano lo stretto. Le operazioni iniziate il 15 luglio e la cui fine era prevista per il 30, furono terminate solo alle ore 15:40 del 22 settembre 1955 con l'ormeggio dei conduttori sulle due sponde.[1]

Dovendo sorpassare la superficie marina ad una quota sufficientemente alta, i conduttori dovevano essere mantenuti in alta tensione per gli oltre 3 km della campata. Per questo non furono impiegati normali cavi conduttori bensì cavi d'acciaio, materiale con conduttività ben inferiore al rame come trasmissione di energia. La scarsa conducibilità elettrica dell'acciaio, però, rese particolarmente costosa la trasmissione dell'elettricità. La resistenza richiesta alle forti raffiche di vento non consentì inoltre l'uso di conduttori intrecciati, riducendone ulteriormente la capacità di trasporto.

Questi fattori determinarono la dismissione nel febbraio del 1992 della connessione aerea in favore di quella sottomarina, con il passaggio di un cavo rivestito che servisse la zona orientale della Sicilia. Il pilone di Torre Faro è stato oggetto di una totale riverniciatura all'indomani della dismissione; infatti, si presenta in uno stato di conservazione migliore rispetto alla torre calabrese, che comunque è stato dichiarato solido da una perizia dell'Istituto italiano saldatura del 2008.

Il pilone siciliano ha poi un'illuminazione cangiante nel colore e nell'intensità, mentre, per il pilone calabrese, un recente furto di rame per tutta la superficie nonché dei pannelli fotovoltaici pochi giorni dopo la loro sistemazione da parte della provincia, lo rende quasi invisibile.

Pur non avendo più alcuna funzione pratica, i piloni non sono stati tuttora abbattuti, e oggi, con lo status di monumenti storici tutelati, sono usati per misurazioni meteorologiche, esercitazioni di recupero in quota e telecomunicazioni. Dal 2006, il pilone di Torre Faro è stato aperto al pubblico per un paio di stagioni; la visita richiedeva di salire una scala di 2.240 gradini per raggiungere la piattaforma più alta.[2]

Coordinate[modifica | modifica wikitesto]

Oggetto Coordinate
Terminale calabrese del cavo sottomarino 38°12′11″N 15°38′16″E / 38.203056°N 15.637778°E38.203056; 15.637778 (Calabrian Cable Terminal)
Piloni dello Stretto, Torre Calabria 38°14′42.19″N 15°40′58.82″E / 38.245053°N 15.683006°E38.245053; 15.683006 (Messina Strait Powerline Crossing, Calabria Tower)
Piloni dello Stretto, Torre Faro 38°15′57.31″N 15°39′03.33″E / 38.265919°N 15.650925°E38.265919; 15.650925 (Messina Strait Powerline Crossing, Torre Faro)
Terminale siciliano del cavo sottomarino 38°13′42″N 15°33′40″E / 38.228333°N 15.561111°E38.228333; 15.561111 (Sicilian Cable Terminal)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ SAE LECCO CLUB: Libera associazione tra ex-dipendenti della storica azienda metalmeccanica lecchese che ha cessato la propria attività nel 1993. - * Da un resoconto dell'epoca..., su www.saelecco-club.it. URL consultato il 18 marzo 2021.
  2. ^ Pagano, Francesco, Il Pilone di Torre Faro, su ganzirri.it, 20 agosto 2007. URL consultato il 25 aprile 2010.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

38°15′57.17″N 15°39′03.63″E / 38.265881°N 15.651008°E38.265881; 15.651008 38°14′42.71″N 15°40′59.26″E / 38.245196°N 15.683129°E38.245196; 15.683129

Dati tecnici[modifica | modifica wikitesto]