Pilastro dei nauti

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Ricostruzione del pilastro dei nauti

Il pilastro dei nauti (fr. Pilier des nautes) è una colonna monumentale di epoca gallo-romana eretta in onore di Giove, oggi esposta alle Terme di Cluny a Parigi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Si sa che nel marzo del 1711, mentre si lavorava al Coro di Notre-Dame, fu esumato il “Pilastro dei Nauti” eretto sotto Tiberio dai marinai di Parigi (battellieri della Senna) a spese della loro cassa corporativa. Il monumento, in origine, era costituito da quattro blocchi (cubi) di pietra calcarea di Saint Leu, portanti su ciascuna faccia dei rilievi su cui si mescolano divinità galliche o romane. Il loro impilamento, che doveva elevarsi a circa 5,24 metri d'altezza con lati di 91x74 cm, era forse sormontato da una statua di Giove. Il pilastro parigino, scrive H. Lavagne, si presenta così come “la testa di serie di una serie di monumenti che, in Gallia, divengono in successione le colonne di Giove, erette da uno zoccolo rappresentante quattro divinità, ma che non avranno mai più (salvo forse a Mavilly, Côte-d'Or) quell'aspetto di catechismo in immagini che caratterizza il monumento proveniente dall'antica Lutezia”. Un catechismo che è anche vulgata: un certo equilibrio tra i Panthéon greco-romani e gallici, sottolineati tramite il bilinguismo delle iscrizioni, dà da pensare che la “coesistenza pacifica” delle religioni, raffigurata su “una scultura di carattere ufficiale”, è stata una cosa comunemente condivisa. È stato ricordato anche che “religioni politeiste non portano all'intransigenza”. La tolleranza romana fu “il frutto della pietas timida verso divinità straniere, di cui valse più accaparrarsi i favori che non l'effetto di un'etica osservanza.” Questi quattro “cubi” (dadi) furono segati in due in un'epoca remota. Uno solo fra loro ci è pervenuto intero. Degli altri non sussiste altro che la parte superiore. Delle ricostruzioni d'insieme sono state tentate più volte ma: la disposizione dei blocchi impilati resta ipotetica, tali restituzioni (all'integro) divergono, la posizione delle pietre superiori potrebbe essere rovesciata (vedi foto). Il pilastro, i cui rilievi sono particolarmente anneriti dal salnitro e quindi difficili da decifrare (anche dopo il restauro del 2001), si trova al Museo di Cluny, in cui attira solo un'attenzione superficiale dei visitatori.

Dedica e immagini[modifica | modifica wikitesto]

Sul pilastro è incisa la dedica a Giove:

Tib(erio) Caesare /
Aug(usto) Iovi Optum[o] /
Maxsumo /
nautae Parisiaci /
publice posierunt(!) //
Eurises // Senani U[s]eiloni //
Iovis // Tarvos Trigaranus //
Volcanus // Esus //
[C]ernunnos // Castor // [3] //
Smeri[3]os //
Fort[una?] // ]TVS[

Ai lati della colonna ci sono scolpiti diversi Dei, sia galli sia romani: Giove, Mercurio, Marte, Fortuna, Castore e Polluce, Vulcano ed Esus, Tarvos Trigaranos, Smertrios e Cernunnos.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Busson, Didier (1998) Carte Archéologique de la Gaule: 75, Paris. Paris, Académie des Inscriptions et Belles-Lettres. ISBN 2-87754-056-1 Entry on Notre-Dame, incoudes detailed photos and line drawings, plus a reconstruction of the block ordering.
  • Carbonnières, Philippe (1997) Lutèce, Paris ville romaine. Paris, Gallimard/Paris-Musées. ISBN 2-07-053389-1
  • Corpus Inscriptionum Latinarum (CIL), XIII Inscriptiones trium Galliarum et Germaniarum Latinae
  • Hatt, Jean-Jacques (1952) "Les monuments gallo-romais de Paris, et les origines de la sculpture votive en Gaule romaine. I. Du pilier des nautes de Paris à la colonne de Mayence". Revue Archéologique I pp. 68–83
  • Kruta, V. (1983) "Le quai gallo-romain de l'Île de la Cité de Paris". Cahiers de al Rotonde 6 pp. 6–34
  • Lejeune, Michel (1988) Recueil des Inscriptions Gauloises, volume 2-1 Textes Gallo-Étrusques. Textes Gallo-Latins sur pierre. Paris, Editions du CNRS. pp. 166–169
  • Saragoza, F.; Pariselle, C.; Meyohmas, M.-E. et al. (2003) "Le Pilier des nautes retrouvé". Archéologia 398, March 2003.
  • d'Arbois de Jubainville, G. (1898) "Esus, Tarvos, Trigaranus" Revue Celtique XIX pp. 245 – 251

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