Pigpen McKernan

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Ron "Pigpen" McKernan
NazionalitàStati Uniti Stati Uniti
GenereRock
Acid rock
Blues
Rock psichedelico
Periodo di attività musicale1961 – 1972
Strumentoorgano, voce, armonica
EtichettaWarner Bros. Records
GruppiThe Grateful Dead

Ronald Charles McKernan, detto "Pigpen" (San Bruno, California, 8 settembre 1945Corte Madera, California, 8 marzo 1973), è stato un musicista statunitense, componente dei Grateful Dead dal 1965 al 1972. McKernan crebbe fortemente influenzato dalla musica afroamericana, particolarmente dal blues, e amava ascoltare la collezione di dischi del padre cercando di imparare a suonare da autodidatta l'armonica a bocca e il pianoforte. Frequentando la San Francisco Bay Area, fece amicizia con Jerry Garcia. Dopo che il duo ebbe suonato in vari gruppi folk e jug band, McKernan suggerì di formare un gruppo elettrico, che poi divennero i Grateful Dead. McKernan era il frontman originario della band e suonava l'armonica e l'organo elettrico, ma l'influenza di Garcia e del bassista Phil Lesh si fece sempre più forte e il gruppo si orientò sul rock psichedelico. McKernan stentò a stare al passo con il cambio di stile musicale, causando l'aggiunta in formazione del tastierista Tom Constanten, e il suo spostamento all'armonica e alle percussioni, e occasionalmente alla voce.

A differenza di altri membri dei Grateful Dead, McKernan evitava le droghe psichedeliche, preferendo gli alcolici (soprattutto vino e whiskey). Nel 1971, la sua salute cominciò a degenerare a causa dell'alcolismo e di problemi al fegato e i dottori lo avvisarono di smettere di prendere parte ai tour. Dopo una pausa, tornò a fare concerti con il gruppo nel dicembre 1971 ma fu costretto a ritirarsi definitivamente nel giugno 1972. McKernan fu trovato morto a causa di un'emorragia gastrointestinale l'8 marzo 1973, all'età di 27 anni, e venne sepolto presso l'Alta Mesa Memorial Park a Palo Alto, California.

Nel 1994 ha ricevuto la sua ammissione postuma nella Rock and Roll Hall of Fame.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Inizi[modifica | modifica wikitesto]

Ronald Charles McKernan nacque l'8 settembre 1945 a San Bruno, California.[2] La sua famiglia era di origini irlandesi e suo padre, Phil McKernan, era un disc jockey di musica R&B e blues, che era stato uno dei primi DJ bianchi in una stazione radiofonica per neri, la KDIA.[3][4] Ronald crebbe frequentando bambini afroamericani e si appassionò alla musica nera.[5] Fin da ragazzino, imparò da solo a suonare vari strumenti (piano, chitarra e armonica[6]) e sviluppò un look da motociclista ribelle. McKernan si trasferì a Palo Alto, California, insieme alla famiglia, dove fece amicizia con Jerry Garcia all'età di 14 anni.[7] In poco tempo mise insieme una considerevole collezione di 78 giri di vecchi blues.[8]

McKernan cominciò a passare il suo tempo libero tra caffetterie bohemienne e negozi di dischi, e lavorò anche come commesso presso il Dana Morgan's Music Store di Palo Alto, insieme a Garcia.[9] Una sera Garcia incoraggiò McKernan a salire sul palco per suonare l'armonica e cantare dei blues. Garcia restò impressionato dalla sua esibizione e McKernan divenne il cantante fisso durante le jam session. Inizialmente fu soprannominato "Blue Ron" prima di diventare definitivamente "Pigpen"[7] (in inglese, letteralmente: recinto per maiali) a causa della sua scarsa igiene personale[10], in riferimento al quasi omonimo Pig-Pen, il personaggio perennemente sporco dei Peanuts.[11]

Grateful Dead[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Grateful Dead.

Insieme a Garcia e al secondo chitarrista Bob Weir, McKernan fu uno dei membri dei gruppi musicali predecessori che portarono alla formazione dei Grateful Dead, partendo da The Zodiacs e Mother McCree's Uptown Jug Champions.[12] Si aggiunse anche il batterista Bill Kreutzmann e la band evolse nei The Warlocks. Attorno al 1965, McKernan spinse affinché il resto dei Warlocks passasse a una strumentazione elettrica. Il bassista Phil Lesh si unì poco dopo, e nacquero così i Grateful Dead.[13][14]

Il repertorio iniziale dei Dead si incentrava su cover blues e R&B scelte da McKernan.[15] Alla fine del 1966, Garcia cambiò la direzione musicale della band, riducendo il contributo di Pigpen.[16][17] Nel 1967 il batterista Mickey Hart entrò nei Grateful Dead, seguito dal tastierista Tom Constanten nel 1968, modificando ulteriormente lo stile del gruppo. Constanten sostituì spesso McKernan alle tastiere in studio, perché Pigpen trovava difficoltoso adattarsi al nuovo materiale che Garcia e Lesh componevano per la band.[18]

Pigpen fu quindi relegato dapprima a suonare le conga[19] per poi passare all'organo Hammond.[20]

A seguito della fuoriuscita di Constanten nel gennaio 1970 a causa di differenze musicali, McKernan riprese il ruolo di tastierista principale della band. Contribuì a sole due tracce (organo Hammond in Black Peter e armonica e voce in Easy Wind) nell'album Workingman's Dead (1970), che segnò la svolta "country" dei Dead. Nel successivo album American Beauty, le parti di tastiera furono suonate da Garcia e Lesh, insieme ai turnisti Howard Wales e Ned Lagin. Mentre Garcia esprimeva il suo disappunto e frustrazione per le frequenti assenze in studio di McKernan e la sua incapacità di stare al passo con il nuovo materiale della band,[21] Lesh si mostrava più tollerante con Pigpen, adducendo come motivo il fatto che era comunque un amico di vecchia data.[22]

Stile musicale e influenza[modifica | modifica wikitesto]

In qualità di membro dei Grateful Dead, McKernan cantava e suonava organo elettrico e armonica a bocca con influenze blues. Egli cantò come voce solista in diverse cover che volle far suonare ai Dead, come le reintrepretazioni di Pain in My Heart di Otis Redding e In the Midnight Hour di Wilson Pickett.[23][24] A differenza di Garcia e Weir, Pigpen cantava senza suonare strumenti, fatta eccezione per l'armonica a bocca, e interagiva con il pubblico, occasionalmente scendendo anche tra gli spettatori.[25] Questo nel primo periodo dei Grateful Dead, poi, con il cambio stilistico, la sua influenza si fece sempre più marginale come anche il suo ruolo di frontman e cantante, non adattandosi bene con le lunghe jam psichedeliche alle quali si era data la band.[26] McKernan passò dall'aver contribuito a ogni canzone e cantato tutti i brani della seconda facciata di Anthem of the Sun (1968) alle poco più che sporadiche apparizioni in Aoxomoxoa dell'anno seguente.[26]

Nel 1969 riconquistò rilievo nella band grazie alla canzone R&B Turn On Your Love Light; una cover da lui fortemente voluta a partire dal 1967, che gradualmente divenne presenza fissa nei concerti in versioni lunghe dai 15 ai 30 minuti che spesso chiudevano le esibizioni. Frequentemente improvvisava le parole del testo sull'accompagnamento della band, utilizzando frasi che aveva sentito pronunciare da amici afroamericani.[27] Quando i Grateful Dead apparvero al festival di Woodstock, il set della band (funestato da problemi tecnici e considerato uno dei loro peggiori concerti) terminò proprio con Turn On Your Love Light.[28]

McKernan non era un compositore prolifico, preferendo concentrarsi sulle cover di brani blues. Scrisse Operator per American Beauty del 1970.[29] Svariate altre sue composizioni coincisero con i suoi problemi di salute nel 1971, come Mr. Charlie, una collaborazione con il paroliere dei Dead Robert Hunter. Il brano apparve nell'album dal vivo Europe '72, l'ultimo di Pigpen con il gruppo.[30]

Dopo la morte di McKernan, alcune sue registrazioni furono rinvenute nel suo appartamento; queste apparvero nel bootleg The Apartment Tapes. Il disco include due canzoni incise nel 1964 con il futuro chitarrista dei Jefferson Airplane Jorma Kaukonen.[31]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

McKernan era amico intimo della cantante Janis Joplin, alla quale era affine per gusti musicali e stile di vita, condividendo in particolare la passione per gli alcolici;[32] un poster dei primi anni settanta li mostra insieme al 710 di Ashbury.[33][34] La Joplin si unì a McKernan sul palco del Fillmore West il 7 giugno 1969, insieme ai Grateful Dead in occasione dell'esecuzione di Turn On Your Love Light,[35] riproponendo il duetto il 16 luglio 1970 all'Euphoria Ballroom di San Rafael, California.[36]

Divenne anche molto amico del collega tastierista Tom Constanten sulla base della loro comune avversione nei confronti della psichedelia, e fu il suo testimone di nozze.[37] Nonostante preferisse le bevande alcoliche alla droga, ironicamente, McKernan fu arrestato per possesso di cannabis il 9 novembre 1967, quando la polizia effettuò una retata al 710 di Ashbury Street, nella casa comune dei Dead.[38] Il resoconto dell'evento finì sul primo numero della rivista Rolling Stone, dove il reporter raccontò anche che McKernan possedeva una sostanziosa collezione di fucili[39], e una foto di McKernan in relazione all'episodio, apparve sul San Francisco Chronicle.

Nei primi anni dei Grateful Dead, McKernan era facilmente riconoscibile per la sua immagine da biker, che lo rese una piccola celebrità. Nel 1969, la casa discografica dei Dead, la Warner Bros., lanciò il concorso "Pigpen Look-Alike Contest", per trovare un suo sosia.[33]

Problemi di salute e morte[modifica | modifica wikitesto]

La tomba di McKernan, Alta Mesa Memorial Park. L'inscrizione recita: "Pigpen was and is now forever one of the Grateful Dead" ("Pigpen era e ora è per sempre uno dei Grateful Dead").

L'abuso di alcol da parte di McKernan cominciò a mostrare gli effetti sulla sua salute intorno ai 25 anni.[17] Agli inizi degli anni settanta, iniziò anche a soffrire i sintomi di una colangite biliare primitiva, una rara malattia genetica autoimmune. Dopo il ricovero in ospedale nell'agosto 1971, i medici gli intimarono di smetterla di andare in tournée con la band.[40] Il pianista Keith Godchaux fu quindi assunto per sopperire alla sua assenza e rimase nei Grateful Dead fino al 1979.[41] McKernan tornò in formazione nel dicembre 1971[22] per sostituire Godchaux all'armonica, alle percussioni e all'organo elettrico. Sebbene il manager Rock Scully notoriamente raccontò che McKernan in questo periodo svenne sul palco davanti al suo organo Hammond durante uno show, il biografo di Jerry Garcia, Blair Jackson, lodò la qualità e la frequenza dei suoi contributi musicali nel corso del tour di Europe '72.[42][43] Tuttavia, la sua salute deteriorò nuovamente fino al punto di non poter più suonare in pubblico. Fece l'ultimo concerto il 17 giugno 1972 all'Hollywood Bowl di Los Angeles.[44] Successivamente ruppe ogni relazione personale con i membri della band, spiegando: «Non vi voglio attorno quando muoio».[45]

L'8 marzo 1973, all'età di 27 anni, fu trovato morto a causa di un'emorragia gastrointestinale nella sua casa a Corte Madera, California, dalla sua padrona di casa.[45] Anche se i suoi contributi alla band erano scemati nel corso degli anni, gli altri membri dei Grateful Dead rimasero devastati dalla sua morte.[46] McKernan fu sepolto nel cimitero Alta Mesa Memorial Park di Palo Alto, California.[44] Garcia parlò al suo funerale, dichiarando: «Dopo la morte di Pigpen, sapevamo tutti che questa era la fine dei Grateful Dead originali».[46]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The Grateful Dead, Rock and Roll Hall of Fame. URL consultato il 2 gennaio 2008.
  2. ^ Stanton, Scott (2003). The Tombstone Tourist: Musicians, Simon and Schuster, p. 102, ISBN 978-0-743-46330-0.
  3. ^ Scully, Rock (2001). Living with the Dead: Twenty Years on the Bus with Garcia and the Grateful Dead, Cooper Square Press, p. 24, ISBN 978-1-461-66113-9.
  4. ^ Trager, Oliver (1997). The American Book of the Dead, Simon and Schuster, p. 260, ISBN 978-0-684-81402-5.
  5. ^ Sclafani, Tony (2013). The Grateful Dead FAQ: All That's Left to Know About the Greatest Jam Band in History, Hal Leonard, p. 185, ISBN 978-1-617-13582-8.
  6. ^ Lavezzoli, Peter (2006). The Dawn of Indian Music in the West, A&C Black, p. 83, ISBN 978-0-826-41815-9.
  7. ^ a b Trager, 1997, p. 260
  8. ^ Scully, 2001, p. 26
  9. ^ Scully, 2001, pp. 23–24
  10. ^ Room, Adrian (2010). Dictionary of Pseudonyms: 13,000 Assumed Names and Their Origins, 5th ed. McFarland, p. 380, ISBN 978-0-786-45763-2.
  11. ^ Hollow, Michele (2009). Grateful Dead: What a Long, Strange Trip It's Been, Enslow, p. 30, ISBN 978-0-766-03028-2.
  12. ^ Malvinni, David (2013). Grateful Dead and the Art of Rock Improvisation, Rowman & Littlefield, p. 1, ISBN 978-0-810-88255-3.
  13. ^ Sclafani, 2013, p. 187
  14. ^ Malvinni, 2013, p. 2
  15. ^ Malvinni, 2013, p. 28
  16. ^ Malvinni, 2013, p. 42
  17. ^ a b Sclafani, 2013, p. 188
  18. ^ Scully, 2001, pp. 150, 154, 155
  19. ^ Jackson, Blair (1999). Garcia: An American Life, Penguin Books, p. 157, ISBN 978-0-140-29199-5.
  20. ^ Scully, 2001, p. 155
  21. ^ Scully, 2001, p. 208
  22. ^ a b Jackson, 1999, p. 226
  23. ^ Sclafani, 2013, p. 192
  24. ^ Malvinni, 2013, p. 17
  25. ^ Sclafani, 2013, p. 185
  26. ^ a b Sclafani, 2013, p. 189
  27. ^ Malvinni, 2013, p. 57
  28. ^ Perone, James (2005). Woodstock: An Encyclopedia of the Music and Art Fair, Greenwood, pp. 120–121, ISBN 978-0-313-33057-5
  29. ^ American Beauty – Grateful Dead, su AllMusic. URL consultato il 14 luglio 2015.
  30. ^ Europe '72 – Grateful Dead, su allmusic.com. URL consultato il 14 luglio 2015.
  31. ^ Sclafani, 2013, pp. 191–192
  32. ^ Sounes, Howard (2013). 27: A History of the 27 Club through the Lives of Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain, and Amy Winehouse, Da Capo Press, p. 95, ISBN 978-0-306-82169-1.
  33. ^ a b Sclafani, 2013, p. 191
  34. ^ Bonhams Auctioneers, Lot Details, Bonhams.com, 8 maggio 2007. URL consultato il 22 marzo 2009.
  35. ^ 7 giugno 1969, dead.net (Grateful Dead official website). URL consultato il 14 luglio 2015.
  36. ^ 16 luglio 1970, dead.net (Grateful Dead official website). URL consultato il 14 luglio 2015.
  37. ^ Conners, Peter (2013). JAMerica: The History of the Jam Band and Festival Scene, Da Capo Press, p. 91, ISBN 978-0-306-82066-3.
  38. ^ Kreutzmann, Bill; Eisen, Benjy (2015). Deal: My Three Decades of Drumming, Dreams, and Drugs with the Grateful Dead, St. Martin's Press, pag. 79, ISBN 978-1-250-03380-2.
  39. ^ The Grateful Dead Did Get It: Reporters and Cops, in Rolling Stone, n. 1, 9 novembre 1967. URL consultato il 14 settembre 2015.
  40. ^ Trager, 1997, p. 261
  41. ^ Trager, 1997, p. 142
  42. ^ Scully, 2001, p. 212
  43. ^ Blair's Golden Road Blog - The Keyboardist Question - Grateful Dead, su www.dead.net.
  44. ^ a b Stanton, 2003, p. 103
  45. ^ a b Sounes, 2013, p. 96
  46. ^ a b Scully, 2001, p. 230

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Peter Conners, JAMerica: The History of the Jam Band and Festival Scene, Da Capo Press, 2013, ISBN 978-0-306-82066-3.
  • Michele Hollow, Grateful Dead: What a Long, Strange Trip It's Been, Enslow, 2009, ISBN 978-0-766-03028-2.
  • Blair Jackson, Garcia: An American Life, Penguin Books, 1999, ISBN 978-0-140-29199-5.
  • Bill Kreutzmann e Benjy Eisen, Deal: My Three Decades of Drumming, Dreams, and Drugs with the Grateful Dead, St. Martin's Press, 2015, ISBN 978-1-250-03380-2.
  • Peter Lavezzoli, The Dawn of Indian Music in the West, A&C Black, 2006, ISBN 978-0-826-41815-9.
  • David Malvinni, Grateful Dead and the Art of Rock Improvisation, Rowman & Littlefield, 2013, ISBN 978-0-810-88255-3.
  • James Perone, Woodstock: An Encyclopedia of the Music and Art Fair, Greenwood, 2005, ISBN 978-0-313-33057-5.
  • Adrian Room, Dictionary of Pseudonyms: 13,000 Assumed Names and Their Origins, 5th ed., McFarland, 2010, ISBN 978-0-786-45763-2.
  • Tony Sclafani, The Grateful Dead FAQ: All That's Left to Know About the Greatest Jam Band in History, Hal Leonard, 2013, ISBN 978-1-617-13582-8.
  • Rock Scully, Living with the Dead: Twenty Years on the Bus with Garcia and the Grateful Dead, Cooper Square Press, 2001, ISBN 978-1-461-66113-9.
  • Howard Sounes, 27: A History of the 27 Club through the Lives of Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain, and Amy Winehouse, Da Capo Press, 2013, ISBN 978-0-306-82169-1.
  • Scott Stanton, The Tombstone Tourist: Musicians, Simon and Schuster, 2003, ISBN 978-0-743-46330-0.
  • Oliver Trager, The American Book of the Dead, Simon and Schuster, 1997, ISBN 978-0-684-81402-5.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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