Pignasecca e Pignaverde

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Pignasecca e Pignaverde
Opera teatrale in tre atti
Autore Emerico Valentinetti
Lingua originale Italiano
Genere commedia
Personaggi

Personaggi principali della vicenda:

  • Felice Pastorino
  • Matilde
  • Amalia
  • Eugenio Devoto
  • Angela
  • Felice
  • Manuel Aguirre
  • Isidoro Grondona
  • Alessandro Raffo
  • Lucia
  • Sante
  • Carlos Alvares

Pignasecca e Pignaverde è una commedia teatrale di Emerico Valentinetti, registrata per la prima volta nel 1957. La commedia è interpretata dalla Compagnia Comica Genovese diretta da Gilberto Govi.

Il titolo della commedia fa riferimento ai personaggi di un'opera letteraria in lingua genovese, scritta dal poeta ligure Martin Piaggio: I doì aväi (I due avari).

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La commedia inizia con la signora Matilde, che fa i conti con Lucia, la serva di casa, per il resto della spesa. Anche se i conti non tornano, la signora fa passare la questione, a questo punto fa la sua comparsa il signor Felice, che corregge i conti e inventa delle scuse e delle storie e costringe la serva a tirare fuori i soldi di propria tasca per far quadrare i conti.

Della famiglia fa anche parte la figlia, Amalia, ancora da maritare. Felice vorrebbe che la figlia si sposasse con il proprio cugino, un commerciante benestante quarantenne di Sampierdarena; ma Amalia è contraria e addirittura mostra disprezzo per Alessandro. Lei è innamorata di Eugenio, il vicino di casa andato in America a cercare fortuna dopo il rifiuto di Felice di concedergli la mano della figlia per la sua situazione economica.

Il padre annuncia alla figlia che verrà Eugenio a pranzo e la figlia confida alla madre tutta la sua felicità per l'evento. In casa entra il proprietario dei muri, Isidoro, nonché padre di Eugenio che annuncia l'arrivo prossimo del figlio. Entra poi Eugenio che subito saluta Amalia, accompagnato dal figlio del suo capo, Manuel, un ricco commerciante Argentino con una bella personalità, che è venuto a Genova per sbrigare un affare. Manuel chiede a Felice di poter parlare assieme per una consulenza per l'affare. Appena arriva il cugino Alessandro tutti se ne vanno a parte Felice, la figlia fa finta di sentirsi poco bene per non pranzare con l'odiato promesso sposo.

Dopo il pranzo Felice e Alessandro discutono sulla dote, e si accordano per 200.000 lire. Dopo pranzo Manuel e Eugenio raggiungono Felice per parlare dell'affare, dopo che la consulenza è conclusa Eugenio chiede la mano di Amalia a Felice che rifiuta nuovamente anche perché significherebbe separarsi da sua figlia che andrebbe a vivere in Argentina; Manuel chiede di poter parlare da solo con Felice, che trova mille scuse per non dare la figlia in sposa a Eugenio. A questo punto Felice comunica la sua scelta alla figlia e alla moglie che sono contrariate e tristi. Inoltre riesce a contrattare con il cugino per far scendere ancora la dote a 100.000 lire.

Isidoro comunica a Felice che la figlia è scappata con Eugenio in riviera, e questi rimane molto triste e ancora più contrariato. Sulla scena compare Manuel che dice che l'affare si è concluso bene. Isidoro dice a Felice che la figlia era nella casa accanto, a questo punto appare sulla scena e Manuel dice che Eugenio può rimanere a lavorare a Genova, a questo punto niente si può opporre alle nozze, e Felice è felicissimo di acconsentire.

Frasi[modifica | modifica wikitesto]

« Mangia poco e starai bene, mangia meno e starai ancora meglio. »
« Ha la bellezza dell'asino »
« Uno che naviga è navigato e quando non naviga è disnavigato. »
« Te lo dico io quali sono le giornate da 30 lire! Il 30 e il 31 di febbraio. »
« In questa casa si mangia troppo, quasi tutti i giorni. »

Dialoghi[modifica | modifica wikitesto]

  • Lucia: Sembra che mi abbia dato della ladra. Non l'ha detto ma può darsi che l'abbia pensato
    Felice: Si, ma non l'ho detto
  • Felice: Dove ce n'è per 5 ce n'è anche per sei!
    Isidoro:Se alla tua tavola ce n'è per 5 vuol dire che ce n'è giusto per 3
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