Pieve di Sant'Agnese in Chianti

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Pieve di Sant'Agnese in Chianti
Sant'agnese-in-chianti.jpg
Facciata
StatoItalia Italia
RegioneToscana Toscana
LocalitàSant'Agnese, frazione di Castellina in Chianti
ReligioneCattolica
TitolareAgnese martire
Arcidiocesi Siena-Colle di Val d'Elsa-Montalcino
ConsacrazioneXI secolo
Stile architettonicoRomanico

Coordinate: 43°28′59.01″N 11°13′51.52″E / 43.483057°N 11.230977°E43.483057; 11.230977

La pieve di Sant'Agnese in Chianti è un edificio religioso situato a Sant'Agnese, nel comune di Castellina in Chianti, in provincia di Siena.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Della chiesa si hanno memorie fin dal 1046 quando appare citata in una carta della Badia a Passignano[1]. La chiesa apparteneva alla diocesi di Siena e il 10 aprile 1056[2] il vescovo senese Giovanni concesse la pieve di Sant'Agnese a Tarciano (così era allora denominata) a tali Omincio, Martino e Alberto che vi fondarono una comunità di canonici che risulta ancora attiva il 3 aprile 1225[3]. Nell'XI secolo erano signori del territorio circostante sia dei laici che dei religiosi, tra i quali è rimasta testimonianza di un tale Venerello di Pietro[4] e dell'abate del monastero di Sant'Eugenio a Siena, al quale il piviere venne concesso in data 4 giugno 1081[5]. I rettori della pieve ricoprirono ruoli importanti all'interno della chiesa senese come ad esempio il pievano Bellino che nel 1108 fece da notaio in occasione di una compravendita di beni tra un sacerdote di Poggibonsi e l'abate di Marturi[6]. L'importanza della chiesa è testimoniata anche dalla nuova consacrazione della pieve che si tenne il 1º gennaio 1140 alla presenza del vescovo di Pistoia sant'Atto e del vescovo di Siena Raniero[4]; in quell'occasione il vescovo senese confermò alla pieve tutti i suoi diritti sui tributi del piviere escludendo la chiesa di Monternano ma concedendo delle terre poste nel popolo di santa Maria a Talciona[7].

Nel 1155 venne fondata dai conti Guidi la città di Podium Bonitii, posta in territorio fiorentino, e Sant'Agnese venne compresa nel suo distretto[4]; questa inclusione portò ad un conflitto di competenze tra la diocesi senese e quella fiorentina, conflitto concluso col la bolla di papa Clemente III datata 20 aprile 1189 in cui si confermò il possesso della pieve all'episcopato senese[8]. Il possesso di Sant'Agnese non interessava solo i religiosi ma anche la Repubblica di Siena e ciò portò all'

« interessamento delle autorità cittadine a mantenere, tramite i diritti diocesani, il controllo su una chiesa così importante per la sua collocazione strategica.[9] »

In occasione del Lodo di Poggibonsi, accordo sui confini tra Firenze e Siena pronunciato dal podestà poggibonsese Ogerio, il 4 giugno 1203 la pieve di Sant'Agnese veniva posta nuovamente in territorio fiorentino[4]. I senesi fecero ricorso al papa e Gregorio IX con breve dell'aprile 1230 la assegnava a Siena[10]; nel territorio assegnato ai senesi erano comprese anche le chiese poste all'interno del castello di Poggibonsi[4], chiese sulle quali il comune poggibonsese rivendicava dei diritti[11].

Come si vede la chiesa era oggetto di contese tra le due potenti città, contese che sfociarono anche in atti di guerra come quello per la conquista del vicino Castello di Monternano, ma nonostante ciò la chiesa ricavava dal suo territorio rendite economiche enormi. Il territorio a lei sottoposto comprendeva ben 23 chiese suffraganee[4] e le decime pagate lo dimostrano; nel 1276 paga 17 lire e 4 soldi senesi mentre dal 1277 al 1303 pagò sempre 20 lire[12][13]. Oltre a questo le rendite della chiesa permisero al suo pievano di poter partecipare, per dieci giorni e con sei cavalli, alla guerra che, nel maggio 1308, si combatté tra San Gimignano e Volterra, schierandosi con i sangimignanesi[4].

Nel 1378 venne irrobustita la torre campanaria dall'allora pievano Andrea Neri da San Donato in Poggio; questa notizia merita di essere citata perché ancora oggi alla base del campanile è murata una lapide in pietra che ricorda l'avvenimento e recita:

« A : D : MCCCL / XXVIII TEPOR / E: PLEBANI : D / DOMINI ADREAS / NERI : DE : SCO : DON / ATO : I : POGIO : MS : AG / P . F . DEOL . ENA +[14]. »

Dal XVI secolo in poi la popolazione crebbe costantemente: nel 1551 furono censiti 124 abitanti, che divennero 308 nel 1745 e 287 nel 1833[15] ma nonostante ciò, in questo lasso di tempo, non si fecero mai lavori di ampliamento alla pieve ad eccezione del Seicento quando dopo un terremoto crollò il campanile e dopo la seconda guerra mondiale quando si dovette praticamente ricostruire quasi tutta la chiesa[16]. Attualmente presso la chiesa ha sede una casa di riposo.

Architettura e patrimonio artistico[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale edificio, a tre navate divise da pilastri quadrati e concluse da altrettante absidi, è situato all'interno di un complesso fortificato comprendente la chiesa, la cappella della compagnia sul fianco nord, il campanile, la canonica, il chiostro a sud e lo spazio antistante la chiesa. Tale complesso appare pressoché identico a quello raffigurato nella Pianta dei Capitani di Parte Guelfa risalente al XVI secolo[17]. Quasi tutto il complesso è stato ricostruito dopo che nel 1944 era stato distrutto.

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La facciata è stata ricostruita rispettando il profilo originario così come le fiancate della chiesa, anche se la parte esposta a sud ancora presenta il paramento in alberese originale. Con le pietre recuperate sono state ricostruite anche due monofore a doppia strombatura e il portale laterale che, nell'architrave, presenta delle decorazioni simili a quelle visibili nella chiesa suffraganea di Cedda e cioè delle rosette a quattro o più punte e una croce greca.

Anche la tribuna è stata ricostruita rispettando le forme di un tempo ed è caratterizzata dalla presenza di tre absidi semicircolari, una per ogni navata; l'abside centrale, la maggiore, ha nel suo corpo tre monofore centinate mentre sulle minori vi è una piccola finestra architravata.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno si presenta nella forma conferitole dopo l'ultima guerra: è stato intonacato ed è coperto a capriate. Lo spazio interno è identico alla chiesa del 1140: le tre navate sono divise da cinque arcate poggianti su pilastri e terminano nelle absidi. Caratteristica è la notevole obliquità della facciata rispetto alle navate, tanto che la navata destra ha una piccola arcata in più. Nessun capitello mostra delle decorazioni ad eccezione di un capitello posto su una colonna sulla destra che presenta un toro sormontato da un abaco quadrato. Nell'interno una Madonna col Bambino e santi di Bicci di Lorenzo.

Campanile[modifica | modifica wikitesto]

Posto sul fianco meridionale, il campanile in origine doveva essere una torre di difesa. Alla base rimane la poderosa scarpatura realizzata alla fine del XIV secolo[9]. Per circa metà della sua notevole altezza è ancora presente il paramento murario originale costituito da bozze di alberese; a metà del tronco si apre una finestra architravata.

A sud del chiostro vi è un'altra possente torre, che forse aveva funzione di cassero nel quale risiedevano i pievani. Presenta un portale ad arco estradossato in stile pisano.

Piviere di Sant'Agnese[modifica | modifica wikitesto]

Canoniche[modifica | modifica wikitesto]

Chiese[modifica | modifica wikitesto]

  • chiesa di Santa Lucia a Castagnoli
  • chiesa di San Martino a Cispiano
  • chiesa di San Fabiano a Famalgallo
  • chiesa di San Lorenzo a Gaggiano
  • chiesa di Santa Croce a Gretole
  • chiesa di Santa Maria a Lecchi
  • chiesa di San Jacopo a Monternano
  • chiesa di Santa Maria a Monternano
  • chiesa di San Quirico a Monternano
  • chiesa di Santa Maria a Paronxa
  • chiesa di Sant'Agnese a Poggio Bonizzio
  • chiesa di Santa Maria a Siepi
  • chiesa di San Bartolomeo a Spedaletto
  • chiesa di San Niccolò a Sterzi
  • chiesa di Santo Stefano a Talciona
  • chiesa di San Donatino a Verzeto
  • chiesa di San Giusto a Villole di sotto

Spedali[modifica | modifica wikitesto]

  • spedale di Agresto
  • spedale di Graticcia
  • spedale di Santa Maria a Calcinaia

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Repetti 1833, Volume I, pag.640
  2. ^ Schneider 1911, pag.19 n.53
  3. ^ Schneider 1911, pag.301 n.671-672
  4. ^ a b c d e f g AA.VV., Chiese medievali della valdelsa, pag.98
  5. ^ Lami 1758, Tomo I, pag.333
  6. ^ Lami 1758, Tomo IV, pag.8
  7. ^ Schneider 1911, pag.69 n.183
  8. ^ Lami 1758, Tomo IV, pag.9-10
  9. ^ a b Cammariosano Passeri 1976, pag.292
  10. ^ Lami 1758, Tomo I, pag.223
  11. ^ Schneider 1911, pag.301 n.672
  12. ^ Guidi 1932, pag.109 n.2464 e pag.116 n.2641
  13. ^ Giusti-Guidi 1942, pag.145 n.2519
  14. ^ AA.VV., Chiese medievali della valdelsa, pag.100 nota 19
  15. ^ Repetti 1833, Volume I, pag.555
  16. ^ Moretti Stopani 1968, pag.149
  17. ^ Flower 1981, pag.290

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Lami, Sanctae Ecclesiae Florentinae monumenta, Firenze, Tipografia Salutati, 1758.
  • Giovanni Targioni Tozzetti, Relazioni d'alcuni viaggi fatti in diverse parti della toscana. Volume VIII, Firenze, Stamperia Granducale, 1775.
  • Angelo Maria Bandini, Catalogus codicum latinorum Bibliothecae Mediceae Laurentianae, Firenze, Stamperia Granducale, 1777.
  • Emanuele Repetti, Dizionario geografico, fisico, storico del Granducato di Toscana, Firenze, 1833-1846.
  • Emanuele Repetti, Dizionario corografico-universale dell'Italia sistematicamente suddiviso secondo l'attuale partizione politica d'ogni singolo stato italiano, Milano, Editore Civelli, 1855.
  • Attilio Zuccagni-Orlandini, Indicatore topografico della Toscana Granducale, Firenze, Tipografia Polverini, 1857.
  • Cesare Paoli, Il Libro di Montaperti (MCCLX), Firenze, Viesseux, 1889.
  • Antonio Casabianca, Guida storica del Chianti, Firenze, 1908.
  • Paul Fridolin Kehr, Regesta Pontificum Romanorum: Italia Pontificia, Roma, Loescher, 1908.
  • Fedor Schneider, Regesta chartarum Italiae, Regestum Senense, Roma, 1911.
  • Pietro Guidi, Rationes Decimarum Italiae. Tuscia. Le decime degli anni 1274-1280, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1932.
  • Pietro Guidi, Martino Giusti, Rationes Decimarum Italiae. Tuscia. Le decime degli anni 1295-1304, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1942.
  • Robert Davidsohn, Storia di Firenze, Firenze, Sansoni editore, 1956-1968.
  • Italo Moretti, Renato Stopani, I castelli dell'antica Lega del Chianti, Firenze, LEF, 1962.
  • Italo Moretti, Renato Stopani, Chiese romaniche del Chianti, Firenze, Salimbeni, 1966.
  • Italo Moretti, Renato Stopani, Chiese romaniche in Valdelsa, Firenze, Salimbeni, 1968.
  • Italo Moretti, Renato Stopani, Architettura romanica religiosa nel contado fiorentino, Firenze, Salimbeni, 1974.
  • Paolo Cammarosano, Vincenzo Passeri, I Castelli del Senese, Siena, Monte dei Paschi, 1976.
  • Renato Stopani, Il contado fiorentino nella seconda metà del Duecento, Firenze, Salimbeni, 1979.
  • Raymond Flower, Chianti.Storia e Cultura, Firenze, Bonechi, 1981.
  • Paolo Cammarosano, Monteriggioni. Storia, architettura paesaggio, Milano, Electa, 1983.
  • Giovanni Brachetti Montorselli, Italo Moretti, Renato Stopani, Le strade del Chianti Classico Gallo Nero, Firenze, Bonechi, 1984.
  • Renato Stopani, Chianti Romanico, Radda in Chianti, Centro di studi storici chiantigiani, 1987.
  • Franco Cardini, Alta Val d'Elsa: una Toscana minore?, Firenze, SCAF, 1988.
  • Enrico Bosi, Gianluigi Scarfiottii, Di castello in castello. Il Chianti, Milano, Trainer International, 1990.
  • Pietro Torriti, Le chiese del Chianti, Firenze, Le Lettere, 1993.
  • Paolo Cammarosano, Abbadia a Isola. Un monastero toscano nell'età romanica, Castelfiorentino, Società Storica della Val d'Elsa, 1993.
  • Andrea Duè, Vieri Becagli, Atlante storico della Toscana, Firenze, Le Lettere, 1994, ISBN 88-7166-200-8.
  • AA. VV., Chiese medievali della Valdelsa. I territori della via Francigena tra Siena e San Gimignano, Empoli, Editori dell'Acero, 1996, ISBN 88-86975-08-2.

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