Limana

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Limana
comune
Limana – Stemma Limana – Bandiera
Limana – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Belluno-Stemma.png Belluno
Amministrazione
Sindaco Milena De Zanet (lista civica Oltre Limana) dal 26-5-2014
Territorio
Coordinate 46°06′N 12°11′E / 46.1°N 12.183333°E46.1; 12.183333 (Limana)Coordinate: 46°06′N 12°11′E / 46.1°N 12.183333°E46.1; 12.183333 (Limana)
Altitudine 364 m s.l.m.
Superficie 39,12[1] km²
Abitanti 5 209[2] (31-12-2015)
Densità 133,15 ab./km²
Frazioni Canè, Centore, Ceresera, Cesa, Cros, Giaon, La Cal, Navasa, Navenze, Pieve di Limana, Polentes, Quartiere Europa, Triches, Valmorel, Villa
Comuni confinanti Belluno, Revine Lago (TV), Sedico, Trichiana, Vittorio Veneto (TV)
Altre informazioni
Cod. postale 32020
Prefisso 0437
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 025029
Cod. catastale E588
Targa BL
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti limanesi
Patrono santa Giustina (Titolare della parrocchia), san Valentino (compatrono)
Giorno festivo 7 ottobre - 14 febbraio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Limana
Limana
Limana – Mappa
Posizione del comune di Limana nella provincia di Belluno
Sito istituzionale

Limana è un comune italiano di 5 209 abitanti[2] della provincia di Belluno in Veneto.

Localizzato al centro della Valbelluna, il suo territorio si stende ai piedi delle Prealpi Bellunesi, dai 320 m del greto del Piave ai 1.468 m del Monte Pezza. Il capoluogo comunale dista circa 4 km dalla città di Belluno.

Il comune appartiene all'Unione Montana Val Belluna.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è attraversato dal fiume Piave nel tratto successivo alla città di Belluno e a poca distanza dalla confluenza del Cordevole.

I corsi d'acqua più importanti all'interno del territorio sono:

Orografia[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è inserito nel sistema montuoso delle Prealpi bellunesi, affacciate direttamente sulle Dolomiti e aperte sulla Pianura Padano-Veneta. La zona collinare è bruscamente interrotta da una lunga falesia di roccia che delimita la zona montana del comune. I rilievi più significativi sono:

La Valpiana d'autunno
  • Monte Pezza (1468 m)
  • Col delle Poiatte (1341 m)
  • Monte Cor (1322 m)
  • Monte Sambuga (1237 m)
  • Col del Balcon (918 m)
  • Monte San Pietro in Tuba (796 m)

Diversi sono gli altopiani che si alternano tra le valli, i più importanti sono:

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

È un toponimo documentato dall'anno 1184, e deriva dal nome del fiume Limana che ivi scorre, già ricordato nel 794 fluvii Limana ... sicut Limana currit in Plave, ed il cui idronimo deve la propria origine al latino Limen "confine". Tale confine sarebbe sia quello tra i municipia di Belluno e Oderzo sia quello, assai più importante, fra le diocesi di Belluno e Ceneda (quest'ultima sotto Vittorio Veneto). Pellegrini 1949, pgg. 47-47, ritiene che Limana possa sì essere derivato dal latino, ma non direttamente, dato l'accento del toponimo. Successivamente, rivedendo tale ipotesi, lo stesso accosta, seppur con dubbio, il nome latino imago, -inis, ″cappelletta″ o ″tabernacolo″, attraverso Imaina (dal friulano maina), (L')Imana (Imana presso Predazzo in Trentino). Anche Prati 1914-1915, pg. 161 e 1918, pg. 231, propende per un etimo dal latino limen od eventualmente da limu. Invece Olivieri 1961, pg. 81, ne fa un derivato del latino imus, attraverso imanus, nel senso di ″luogo posto in basso″. Sono, invece, da escludere riferimenti al greco λἱμήν, "porto, rifugio, asilo" ed al tedesco liemann.[3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Preistoria[modifica | modifica wikitesto]

Le prime tracce della presenza dell'uomo nel territorio di Limana si fanno risalire al Neolitico, 5000 anni fa. Testimonianza dei ritrovamenti di manufatti litici nei dintorni del Pian delle Femene fanno pensare che le prime zone abitate furono quelle dei crinali prealpini; in posizioni strategiche e raggiungibili più facilmente dalla Pianura Padana. Altri ritrovamenti che vanno dal Tardoneolitico all'età del Bronzo sono stati fatti nelle zone di Cros e Triches. In quest'ultima località si era costituito un vero e proprio villaggio.

Nell'età del Bronzo sorsero i primi "castellieri", nel territorio di Limana fu eretto un villaggio fortificato nel Colle di San Pietro in Tuba, futura area del castello omonimo.

Periodo romano[modifica | modifica wikitesto]

Il ritrovamento di due monete romane (350-270 a.C.) nel letto del torrente Limana, testimoniano come dal II secolo a.C. anche il territorio di Limana ebbe l'influenza della cultura romana. Il comune apparteneva alla municipalità di Belluno, che confinava con quella di Oderzo. Nel paese di Canè fin dal XVI è murata nella chiesa di San Biagio un'urna funeraria romana, in pietra calcarea bianca databile al I secolo d.C. L'iscrizione riporta il ricordo di Marco Giunio Massimo iscritto alla tribù Papiria di Belluno, sepolto in questo luogo. Altri ritrovamenti meno significanti sono circa un centinaio di cippi di pietra intagliati dall'utilizzo sconosciuto. Il territorio era attraversato da più di una strada romana.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

La storia medievale segue a pari passo quella della vicina Belluno. Numerousi fortilizi sorsero a difesa della zona e delle strade, dal più importante castello di San Pietro in Tuba ai presidi minori sparsi in tutto il territorio, come ad esempio il fortilizio di Limana, il villaggio fortificato di Madonna Parè. Il territorio fu dimora dei Cavalieri Templari e successivamente di quelli Teutonici. L'attuale comune era sotto la giurisdizione della Pieve di Limana, tra le più antiche di tutta la provincia (sorta intorno all'anno 1000 sotto il nome di Santa Giustina).

Il territorio fu conteso per secoli tra repubblica di Venezia e Sacro Romano Impero. intorno al XIV secolo il territorio venne conquistato dai tedeschi, e fu eletto priore di San Pietro in Tuba Corrado di Baviera. Intorno al XV secolo tutta la Valbelluna fu ceduta al controllo dei Carraresi e in seguito ai veneziani, che dominarono per quasi quattro secoli.

I patroni

Il comune possiede due patroni: santa Giustina e dal 1846 anche san Valentino.

  • Santa Giustina: a lei è dedicata la parrocchia (Santa Giustina in Limana).

Titolare della vecchia parrocchiale, ora dedicata a santa Barbara (4 dicembre), è titolare della odierna chiesa parrocchiale. La festa della patrona ricorre il 7 ottobre e si celebra la domenica più vicina a questa data (solitamente la prima di ottobre). Nella parrocchiale se ne conservano alcune reliquie donate il 2 ottobre 1796.

  • San Valentino, divenne compatrono del paese quando vennero donate le sue reliquie da papa Gregorio XVI, nel 1846, all'allora Arciprete Don Mariano Corrà. Oggi sono conservate nell'altare di sant'Agnese nella chiesa arcipretale. L'autenticità delle reliquie sembra essere certa, ma il possesso viene conteso da tempo tra Limana, Senigallia e Terni, entrambe dichiarano di possedere le spoglie del santo.

In realtà sembrerebbe che il patrono di Limana sia san Valentino presbitero e martire (così è rappresentato dalla statua posta nella parte destra dell'altare maggiore), mentre le reliquie presenti a Senigallia e Terni siano del corpo di san Valentino Vescovo e martire (Venerato l'8 gennaio). Secondo alcuni studiosi, questi due santi sarebbero la stessa persona (prima ordinato presbitero e poi nominato vescovo). Ad oggi ancora non si conosce quale sia il racconto più veritiero.

Periodo austriaco[modifica | modifica wikitesto]

Il dominio di Venezia terminò nel 1797, quando Napoleone Bonaparte cedette il Veneto all'Austria. in seguito Limana fu più volte sotto il dominio francese e austriaco, solo nel 1816 fu definitivamente sotto l'Impero austro-ungarico e vi rimase fino all'annessione al Regno d'Italia avvenuta nel 1866.

Storia della Municipalità[modifica | modifica wikitesto]

Fino al 1806 il territorio di Limana apparteneva alla città di Belluno, le frazioni di Limana erano gestite dalle Regole, rette da un corpo amministrativo che era formato dal Marigo (Sindaco) e dai Massari. Con queste regole, le frazioni gestivano il proprio patrimonio comune (boschi, pascoli e simili), seguendo degli Statuti. In seguito, i rapporti con Belluno si distaccarono e portarono alla formazione del "Comune del Contado" che riuniva le "Regole" della stessa "Pievania" di Limana. Il comune era retto dal Consiglio dei Nobili. La sede del Circondario di Limana era nel Palazzo detto del Comune (Palazzo Trois) a Pieve di Limana. Con l'arrivo di Napoleone e il passaggio al governo francese, il territorio di Limana venne frazionato in 5 comuni: Pieve di Limana, Triches, Tibolla, Dussoi e Giaon. Così cessavano le "Regole" e entravano in vigore 5 nuovi Sindaci, che amministravano territori indipendenti.

Nel 1816, con la fine del periodo francese, tornò il dominio austriaco che ripristinò gli statuti precedenti.

Con l'annessione al regno d'Italia, intorno al 1871 si istituisce l'odierno comune. Il primo capoluogo era nell'odierna Pieve di Limana che da sempre era il centro amministrativo e religioso del territorio. Nel corso del Novecento con la costruzione delle nuove vie di comunicazione il paese di Limana decade e il nuovo centro si sposta nella frazione Dussoi, che dagli anni sessanta viene rinominata Limana Capoluogo.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Città decorate al valor militare per la guerra di liberazione - nastrino per uniforme ordinaria Città decorate al valor militare per la guerra di liberazione
«Durante l'occupazione nemica, malgrado le imposizioni degli invasori e le minacce di gravi pericoli, gli abitanti di Limana dimostrarono alto spirito di resistenza e morale elevata. Sprezzanti delle prescritte severe sanzioni, validamente aiutavano un ufficiale e molti soldati italiani, prigionieri alla macchia, nell'opera di informazione, di resistenza e di molestia all'invasore[4]»
— Limana, 1917-1918
Il campanile della chiesa di Santa Barbara
Villa Piloni-Castello

Il centro[modifica | modifica wikitesto]

Il centro di Limana si è sviluppato a partire dal nucleo storico di Dussoi nel fondovalle bellunese. Il centro più antico si è sviluppato lungo un dolce crinale scavato da due corsi d'acqua: a nord il rio Sampoi, affluente del Piave (a cui oggi non vi sono tracce visibili) e a sud il rio Baorche, affluente del torrente Refos. Il borgo probabilmente si sviluppò attorno al nobile palazzo Pagani Cesa, a sua volta costruito su un avamposto militare risalente al XI° secolo.

Nelle prime decadi del XX° secolo la sede amministrativa e religiosa del territorio fu spostata dall'attuale Pieve di Limana al borgo di Dussoi, dandoli così il ruolo di capoluogo.

Nella piazza principale intitolata a Florido Lorenzi (partigiano martire limanese) si innalza l'arcipretale di Santa Giustina. All'interno della chiesa sono conservate le spoglie del compatrono San Valentino, due altari lignei risalenti al XVII° secolo, una tela di Nicolò de Barpi del 1634 e un calice d'argento di scuola romana. Il coro è completamente decorato dal ciclo di affreschi del Cortellezzi.

Lungo via Roma si mostra il seicentesco Palazzo Pagani-Cesa, oggi sede comunale, tra i suoi locali è ancora riconoscibile la torre dell'antico avamposto. Nelle prossimità del palazzo si trovava la chiesa di Sant'Andrea, oggi perduta.

Nel quartiere di Mane sorge il complesso settecentesco di villa Barcelloni, fortemente compromesso dopo l'abbandono della nobile famiglia allo scoppio della prima guerra mondiale. Nelle vicinanze era presente la chiesa di San Nicolò de Mane, danneggiata dal terremoto del 1936 e quindi demolita.

Nella piazzetta Agostino Piol (partigiano limanese) sorge il palazzo del Vecchio Municipio, ora sede degli edifici postali. In passato ha ospitato la prima scuola del comune e successivamente la sede comunale fino ai primi anni novanta del Novecento.

Il principale luogo di culto, fino alla costruzione dell'odierna arcipretale, era la chiesa di San Silvestro dove, nel suo sagrato si riunivano i rappresentanti delle Regole del contado limanese. La chiesa fu demolita all'inizio del XX° secolo. Presso il centro sorgeva anche la chiesa di San Paolo di Sotto (o da Rot), anch'essa oggi scomparsa.

Rioni:

  • Dussoi (nucleo storico)
  • Sampoi
  • Baorche
  • La Cal
  • Mane

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Santuario di Madonna Parè

Sopra il paese di Giaon si trova il santuario di Madonna Parè, risalente al VI secolo, raggiungibile dal paese sottostante da una suggestiva Via Crucis, che si arrampica attraverso il bosco. La fondazione della chiesa si fa risalire a prima del VI secolo, il nome Parè sembra derivare da un termine dialettale "dei parens" che significa "genitrice di Dio". Durante recenti restauri, sono venuti alla luce sotto l'intonaco degli affreschi di epoca cinquecentesca, attribuiti a Giovanni da Mel. Al santuario è legata la leggendaria figura dell'eremita Giacomo Tison che si ritirò nel santuario alla fine del Settecento, in una dimora ora scomparsa, che si intravede dipinta nell'affresco di Girolamo Moech all'interno della chiesa. Al santuario è dedicato anche un romanzo, scritto da Giosuè Fagherazzi, che narra gli avvenimenti nella Valbelluna all'arrivo di Napoleone. Questa chiesa fu uno dei luoghi di ispirazione dello scrittore Dino Buzzati, al quale si deve anche la decorazione del capitello votivo intitolato a Santa Rita, posta sulla strada per la Valpiana.

  • Via Crucis di Madonna Parè

Questo sentiero che si arrampica sulla montagna dall'abitato di Giaon fino al santuario omonimo è stato costruito nel 1842, in seguito a dei lavori di restauro del santuario sovrastante. Ricostruita nel 1883, durante la seconda guerra mondiale lo stato delle stazioni era grave, fu così fatto voto alla Madonna, che in cambio di protezione durante la guerra la popolazione si sarebbe preoccupata del restauro. Nel 1946 la via crucis fu restaurata al completo, ogni stazione curata da una frazione comunale. I primi dipinti delle nicchie, opera di Luigi Vardanega, sono stati sostituiti da tavole lignee nel 2013.

  • Pieve di Santa Barbara (chiesa madre)

La chiesa di Santa Barbara (in origine Santa Giustina) risale certamente dal 1184; arcipretale fino al 1905, anno in cui il titolo venne spostato a quella attuale di Santa Giustina (Limana centro). L'edificio in stile romanico è composto da un'unica navata, con pareti sassi a vista, e il tetto a capriate in legno. All'esterno sul lato sud-est spicca l'alto campanile. Conserva l'altare maggiore del XVII secolo, con la pala della Beata Vergine, attribuita a Francesco Frigimelica il Vecchio. A metà del XIX secolo la chiesa cadde in rovina e venne chiusa al culto. Durante la prima guerra mondiale i soldati demolirono il portico del battistero e utilizzarono la chiesa come magazzino dei carri dell'artiglieria. Venne completamente saccheggiate e spogliata, persino delle pietre del pavimento. La chiesa, tutt'oggi spoglia, è stata in parte restaurata.

  • San Zenone al bosco

Questa costruzione è aggrappata su di un grande masso in parte spianato artificialmente quasi a strapiombo sul sottostante paese di Polentes. La data di fondazione è sconosciuta ma data la posizione isolata e scomoda si pensa ad una costruzione antica. Nel Medioevo era meta di pellegrinaggi, aumentati dopo la chiusura della chiesa del castello San Pietro nei pressi della Valpiana. La sua costruzione è legata a folkloristiche leggende: la prima era che i massi preparati nel cantiere al centro del paese, durante la notte si spostassero inspiegabilmente sulla sommità della roccia; l'altra racconta del passaggio di San Zenone che qui aveva riposato, e in suo onore, la popolazione lì eresse una chiesa. L'edificio a lungo diroccato venne restaurato a inizi del Novecento da una nobile contessa di Limana.

  • Sacello di Santa Rita in Valpiana

Il piccolo edificio religioso sorge nella Valpiana, ultimato nel 1973 richiama l'opera letteraria I miracoli di Val Morel, liberamente ispirata a questi luoghi, dello scrittore bellunese Dino Buzzati.

L'edificio sorge proprio nell'altopiano dove lo scrittore aveva immaginato la presenza del santuario dedicato a Rita da Cascia correlato dai famosi trentanove ex-voto.

"e proprio là dove gli opposti declivi si congiungevano, a pochi metri da un precipitoso ruscello, ora secco, sorgeva uno di quei rozzi tabernacoli"

Nell'edificio trova posto un quadro realizzato dallo stesso Buzzati, raffigurante la santa attorniata da alcune immagini richiamanti il tema degli ex-voto, svincolati pero dal racconto.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

  • Villaggio fortificato

Appena sopra il santuario di Madonna Parè si trovano i resti di un antico villaggio fortificato di epoca altomedievale. Intorno agli anni settanta del XX secolo in questo sito, furono rinvenuti molti reperti archeologici: utensili, armi, gioielli ecc. La struttura del complesso è inserita nella morfologia particolare della zona: la presenza di grossi massi isolati che permettevano una miglior difesa del borgo. Le fortificazioni sono maggiori nella zona a nord verso la Valbelluna e minori verso la montagna (sud). All'interno della cerchia muraria si ritrovano alcuni perimetri delle abitazioni di piccole dimensioni.

  • Castello di San Pietro in Tuba

Intorno all'anno 1000, nel colle che apre la Valpiana venne costruito il castello di San Pietro in Tuba, nome che deriva dagli antichi sigilli dell'ordine dei Cavalieri Templari, che furono anche i primi proprietari della fortezza. Dopo una fase di abbandono a metà del XIV secolo, il castello passò ai cavalieri dell'Ordine Teutonico. Il castello, insieme alle altre fortezze della Valbelluna, costituiva una strategica linea tra i possedimenti tedeschi e veneziani.

Nel 1351 il nobile Brocca da Castello venne bandito dalla città di Belluno dal Patriarca di Aquileia, sotto ordine dell'Imperatore tedesco. Questo per vendicarsi scelse il castello di San Pietro in Tuba per attuare un attentato contro il vicario dell'Imperatore, che spesso passava nella strada sotto le mura del castello. Per riuscirci aveva bisogno dell'appoggio dei cavalieri Teutonici. Alla fine però entro in contrasto con questi, quindi il piano saltò e il nobile venne condannato. Questo evento storico viene ricordato come "La Congiura di Brocca da Castello".

Nel 1366 le fortezze dei Carraresi furono distrutte dai veneziani; il castello strettamente collegato ad esse fu abbandonato. Nelle rovine del castello fu fondato un monastero dai monaci cistercensi che vi rimasero fino al 1578. Dopo l'abbandono dei monaci, nel colle rimase solo la chiesa di San Pietro, distrutta poi a metà del 1700.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Ville venete[modifica | modifica wikitesto]

La bellezza e la tranquillità del territorio di Limana e la sua vicinanza con la città di Belluno, dal 1500 in poi ha portato le nobili famiglie Bellunesi a costruire numerosi palazzi, ville e tenute di villeggiature e residenza sparse in tutto il territorio comunale. Alcune di queste costruzione rientrano a pieno titolo nelle ville venete con caratteristiche che tendono di più ad un gusto rustico e montano rispetto a quelle più scenografiche della Pianura Padana. Le più importanti dal punto di vista artistico sono:

  • Villa Piloni a Cesa di Limana. Questa villa costruita intorno al XVIII secolo dai nobili Piloni (attuali proprietari), è circondata da un vasto parco disegnato dal giardiniere di Versailles Alexandre Poiteau venuto nel bellunese al seguito delle truppe napoleoniche. Al suo interno quadri della scuola di Sebastiano Ricci
  • Villa Barcelloni a Limana. Risalente al XVIII secolo ha un impianto grandioso con corpo centrale e due barchesse laterali, circondata in origine da due parchi. Durante la seconda guerra mondiale i nobili proprietari furono costretti alla fuga, successivamente saccheggiata di ogni arredo diventò dimora di soldati. Negli anni successivi divenne inappropriatamente dimora di più famiglie, che ne deturparono irrimediabilmente l'aspetto originale. Oggi questa grandiosa villa, si presente semi abbandonata e dall'aspetto trasandato, nei suoi parchi sorgono abitazioni nuove.
  • Villa Sacello a Centore. Risalente alla prima metà del XVIII secolo, fatta costruire dalla famiglia nobile dei Sacello, la proprietà passo poi alla famiglia Zadra (attuale proprietaria). La villa costruita in cima ad un colle si presenta con due facciate e dalla struttura molto imponente; è conservata ancora oggi con arredi e fattezze originarie. È legata alla villa Piloni-Castello a Villa di Limana da una strana leggenda.
  • Villa Tasso a Triches. Questa villa assai piccola e molto slanciata ha un volume stranamente cubico. La costruzione risale al XVIII secolo.
  • Villa Piloni-Castello a Villa di Limana. Risalente al XVIII secolo. La villa ha un corpo centrale affiancato da una corte rustica; l'interno, molto curato, conserva mobili antichi, tele, e sculture di Andrea Brustolon. Secondo una leggenda nei locali delle cantine si nasconde un tunnel sotterraneo che si collegherebbe con la soprastante villa Sacello nel borgo di Centore.

Altre ville da citare sono: Villa Sacello a Col di Mezzo, Palazzo Trois a Pieve di Limana, Villa Crocecalle a Navasa, Palazzo dei Canonici a Pieve di Limana, Palazzo Pagani-Cesa a Limana.

Paesaggio sulle prealpi, tra i vigneti

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[5]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Trofeo "Pacem in terris", mostra dei presepi delle frazioni (periodo natalizio). Organizzato dalla Parrocchia.
  • Sagra di San Valentino (febbraio). Organizzata da Pro Loco, Comune e Parrocchia.
  • Corinfesta (maggio). Iniziativa organizzata dal Coro Arcobaleno.
  • Mercoledì sotto le stelle (luglio)
  • Valmorel sotto le stelle (luglio)
  • Magnalonga (luglio)
  • Sagra di Ferragosto (agosto). Organizzata dalla Pro Loco in collaborazione con i gruppi di volontariato.
  • "Limana Paese Del Miele" (metà ottobre)

Persone legate a Limana[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Pieve di Limana[modifica | modifica wikitesto]

Frazione a nord est di Limana, sull'intersezione tra il torrente Limana e il fiume Piave. Il borgo sorto attorno all'anno Mille, era sede dell'antica pieve di Santa Giustina, posto lungo la via che da Belluno portava a Feltre lungo il Piave. Capoluogo prima della pievania poi del comune fino al 1950, anno in cui il titolo passò alla frazione di Dussoi (odierna Limana).

Nella piazza Armando Diaz sorgono i principali edifici del centro come la Pieve di Santa Barbara (già Santa Giustina), risalente all'anno 1000, parrocchiale fino al 1905, Palazzo Trois del IIX secolo, antica sede comunale e il Palazzo dei Canonici del 1670. Qui tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento soggiornò con l'incarico di pievano Giovanni Pierio Valeriano Bolzanio, importante umanista e teologo italiano. Poco distante dalla piazza sorge la cappella del Rosario risalente a prima del IX secolo. Patrona è Santa Barbara.

Etimologia: vedi origine del nome Limana (sopra) con l'aggiunta di Pieve, ad indicare il centro più antico.

Cesa[modifica | modifica wikitesto]

Lungo le rive del fiume Piave, sede di un antico porto fluviale di notevole importanza. Il paese si sviluppa attorno alla piazza Matteo Cesa, dove sorge la chiesa di S.Pietro Apostolo, poco distante inizia il lungo viale chiamato la Carpenada che porta all'ingresso della Villa Piloni (XVIII secolo) casa natale del pittore Matteo Cesa. Nel paese sorgeva la chiesa di San Giorgio, demolita nel 1950.

Etimologia: deriva dal latino "caesa", traducibile siepe di alberi. Patrono è San Pietro Apostolo.

Giaon[modifica | modifica wikitesto]

Popoloso borgo nei pressi del centro. Sorto ai piedi delle prealpi, il nucleo più antico è Villanova, dove sorge la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo; lungo la strada che sale verso la montagna presso l'antico sacello del Cristo coronato di spine (demolito durante la ritirata tedesca del 1945, poi ricostruito), si apre l'ottocentesca via crucis per il suggestivo santuario di Madonna Parè posto immediatamente sopra il paese. Lungo la Cal de Sant'Antoni, si vede Palazzo dei Cancian, dove sorgeva la chiesa del Carmine (demolita).

Patroni sono i Santi Filippo e Giacomo.

Etimolgia: deriva dal preromano "cava" con il suffisso in "-one", traducibile oggi in solco di detriti (nel dialetto locale "giaròn").

Trichès[modifica | modifica wikitesto]

Questo borgo si stende in fondo alla piana delle Muiere sopra il torrente Limana e il rio Foran. A dominare la parte bassa della frazione la settecentesca villa Tasso. Al centro del paese la chiesa di San Bartolomeo (tardo XVI secolo), negli anni settanta è venuto alla luce il ciclo di affreschi cinquecenteschi. L'altare è opera dello scultore Franco Fiabane. Patrono è San Bartolomeo.

Polentès[modifica | modifica wikitesto]

Borgo a cavallo del torrente Federana. Nella località Calcine sorge il santuario di San Zenone al bosco. Nella parte più antica si possono vedere i ruderi della vecchia chiesa dei Santi Vittore e Corona e San Rocco, mentre l'attuale costruzione sacra è stata costruita negli anni settanta del XX secolo. Da statuto comunale ricade in questa frazione anche la borgata di Ricomes (etimologia: dal longobardo ricomago, campo del re) che conserva la chiesa di Sant'Antonio Abate.

Durante la prima guerra mondiale, Polentes è stato teatro di una battaglia tra italiani e tedeschi; in questa lotta si distinse il tenente di complemento Ilario Pavan, che eroicamente riuscì a sbaragliare il nemico e a catturare un intero battaglione.

Nei pressi della frazione si trova inoltre una falesia di arrampicata con vie di vario grado.

Patroni sono i Santi Vittore, Corona e Rocco.

Valmorel[modifica | modifica wikitesto]

Paesaggio innevato.

Frazione più meridionale del comune, sorge a 792 m. nelle Prealpi Bellunesi. La frazione è composta da un insieme di località abitate: Peden, Prà de Tremes, Tibolla, I Bosch, Pizzera, Pian di Noghera, Monte e Galat. Il paese è chiuso a nord dall'altopiano della Valpiana a sud dalle cime dal Monte Pezza (1468 m). e il Col delle Poiatte (1341 m).; ed è aperto a est sulla Valtibolla (torrente Cicogna) e a ovest sul Canal di Limana (torrente Limana). Valmorel dista circa 10 km dal capoluogo.

Nella caratteristica piazza sorge l'ottocentesca chiesa di Sant'Antonio da Padova che conserva all'interno una statua lignea della scuola di Ortisei. Altro luogo di culto è la chiesa di San Giovanni Battista in Valtibolla, conserva una fonte battesimale del XV secolo, sul sagrato sono venuti alla luci i resti di una sepoltura con corredo medievale.

La frazione comprende anche i borghi di:

Laste, conserva un antico sacello del XVII-XVIII secolo dedicato a Santa Caterina d'Alessandria o secondo altre fonti a Santa Rita da Cascia; poco distante sorge un'altra edicola dedicata a Sant'Antonio da Padova.

Navenze, sorge tra i 600 e i 650 metri d'altitudine, lungo la gola del torrente Limana che esce dal Canal di Limana. Il paese è soggetto a numerosi smottamenti uno di questi attivo da più di cent'anni. Patrono è San Luigi.

Cros, è posto ai piedi del monte Croce a circa 670 metri d'altitudine, al di sotto della Valpiana. È posto in posizione panoramica su tutta la Valbelluna.

Durante la Seconda guerra mondiale il paese, per il suo isolamento, è stato luogo di attività partigiane: numerose vicende di rappresaglia manifestate con rastrellamenti, scontri a fuoco ed esecuzioni. Il paese venne dato alle fiamme più volte. Tutti i suoi caduti sono ricordati con un monumento nella piazza del paese.

Il paese è noto per l'opera letteraria di Dino Buzzati intitolata I miracoli di Val Morel. Lo scrittore amava recarsi in questi posti dove passava il tempo a meditare e a scrivere le sue opere.

"il paese di Valmorel esisteva ancora, tale e quale. Esistevano i colli, le ripe scoscese, le vecchie casere, le modeste rupi affioranti, il Col Visentin, esisteva intatto l'incanto del tempo dei tempi" (Dino Buzzati).

"Paré" piccola frazione situata tra la frazione di Giaon e Laste. In questo borgo si trova un santuario in onore della MADONNA DI PARÉ. Questa chiesetta è tuttora gestita dalla famiglia Nicolussi Moz Chelle ed è visitabile.

Centore-Malvès[modifica | modifica wikitesto]

Centore e Malves sono due piccoli abitati contigui, posti in una zona collinare a sud del capoluogo. Nel piccolo borgo di Centore sorge la settecentesca villa Sacello ora Zadra. Un maestoso e ben conservato complesso di villa veneta. Poco distante la piccola chiesetta di Santa Lucia. Attorno ai due borghi si stende un vasto vigneto destinato alla produzione del prosecco.

Etimologia: dal romano "centuria", unità di misura territoriale. Patrona è Santa Lucia.

Navasa[modifica | modifica wikitesto]

La frazione di Navasa sorge nei pressi della confluenza del torrente Levedin con il Cicogna; ai piedi della zona collinare denominata Coi. Nel nucleo vecchio del paese sorge quello che resta del maestoso cinquecentesco Palazzo dei Crocecalle; si tratta di un'ala dell'antico palazzo e qualche pezzo di corte. Nel paese sorge la chiesa di San Martino, con murata una lapide funebre del Cavaliere Francesco Maria Colle della corona ferrea e grande storico dell'Università di Padova.

Originarie di questo paese sono le famiglie nobili dei Cicogna e Navasa, delle quali sono noti Marco Cicogna che partecipò alla battaglia di Lepanto e Giusto Navasa Varotti. La frazione comprende anche la località di Coi: nella parte vecchia del paese sorge la Casa Frigimelica, una dimora estiva della nobile famiglia bellunese (oggi abbandonata) nelle vicinanze sorgeva la Chiesa della Trinità detta anche di San Lazzaro (demolita).

Canè[modifica | modifica wikitesto]

Paese posto nella zona collinare occidentale del comune, vicino alle sponde del torrente Limana. Testimonianza dell'antichità del luogo è un'urna funeraria romana, in pietra calcarea bianca databile al I secolo d.C., oggi murata nella chiesa di San Biagio (risalente al XV sec., ricostruita nel IX sec.). L'iscrizione riporta il ricordo di Marco Giunio Massimo iscritto alla tribù Papiria di Belluno; sepolto in questo luogo. In località Col di Mezzo è stata costruita nel IIX secolo la Villa Sacello-Colle. Patrono è San Biagio

Etimologia: dal latino "canetum", traducibile in canneto.

Villa di Limana-Quartiere Europa[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di due abitati strettamente collegati, il primo chiamato fino agli anni cinquanta Villa di Dussoi, mentre il secondo di recente costruzione. Entrambi posti molto vicini al capoluogo. Tra i due abitati sorge la settecentesca "villa Piloni-Castello", nei pressi sorgeva la chiesa di Santa Margherita (demolita). Quartiere Europa chiamato anche Mandron, si è sviluppato dagli anni '80 del Novecento. il borgo di Villa oggi è diviso dalla S.P. 1 "della Sinistra Piave" dove trova anche la chiesa di San Michele Arcangelo.

Ceresera[modifica | modifica wikitesto]

È una frazione a sud-est del comune; posta lungo la Valtibolla, a mezzacosta, direttamente di fronte al paese di Cirvoi. Il paese è composto da un susseguirsi di borghi: dal più basso (Col Fornel) sulle rive del Cicogna al più alto (Villa San Mamante) a 520 m s.l.m. Nel paese sorgeva l'antica chiesa di San Mamante de Busche distrutta poi nel corso del IX secolo; in seguito nello stesso posto venne costruito un sacello. Patrono è San Mamante. Nella zona di Ceresera vi è anche presente una delle più suggestive falesie di arrampicata della zona.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
26 maggio 2014 in carica Milena De Zanet lista civica Oltre Limana sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1971 il comune è gemellato con:

Dal 2005 intrattiene un patto d'amicizia con:

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato ISTAT
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2015.
  3. ^ Dizionario di Toponomastica UTET
  4. ^ Ministero della Guerra del Regno d'Italia, Roma 10 gennaio 1924
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28 dicembre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Isidoro Barattin e altri, Ambiente storia e cultura di Limana, Feltre, 1995
  • Flavio Vizzuti, Le chiese della parrocchia di Limana : documenti di storia e d'arte, 2009
  • Biblioteca Civica di Limana, Cossì son cresesti, Belluno, 2000
  • Gloria Sabina Manera, L'antica chiesa di Madonna di Parè, Rasai di Seren del Grappa, 2004

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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