Pietro Zullino

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Pietro Zullino (Torino, 16 giugno 1936Roma, 4 gennaio 2012) è stato uno scrittore e giornalista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il padre di Pietro Zullino era direttore della scuola elementare italiana a Parigi; la madre, Adele Agamben, era maestra elementare, figlia del fotografo aquilano Alfredo Agamben e amica della scrittrice aquilana Laudomia Bonanni. La famiglia Zullino tornò in Italia nel 1943 e a Roma Pietro frequentò il liceo classico e si laureò in Legge alla "Sapienza". A metà degli anni Cinquanta la zia materna Maria Federici lo volle come segretario di redazione del periodico "La Vela", organo dell'ANFE (Associazione Nazionale Famiglie Emigrati).[1]

Dopo collaborazioni a riviste, nel 1963 Pietro Zullino divenne giornalista professionista. Inviato e poi a capo della redazione romana della rivista «Epoca», è stato quindi direttore de «II Settimanale» e del quotidiano «Roma», di proprietà di Achille Lauro. Nel 1966 (quando direttore di «Epoca» era Nando Sampietro), a Palermo Pietro Zullino fu informato che, in un trafiletto di un giornale locale, c'era la notizia che una ragazza siciliana, sequestrata da un ammiratore, aveva rifiutato il matrimonio riparatore che avrebbe estinto il reato di sequestro di persona. I due protagonisti erano Filippo Melodia, un piccolo mafioso locale, e Franca Viola. Pietro Zullino si recò sul posto e con i suoi reportage su «Epoca» trasformò la notizia da livello locale a livello nazionale. Da questo episodio fu tratto il film Sedotta e abbandonata, con Stefania Sandrelli.

Incorpora, Giuseppe (1834-1914), Palermo, ca 1870

Nel 1973 Pietro Zullino pubblicò Guida ai misteri di Palermo, in cui raccontò le origini storiche della mafia palermitana e la dimensione attuale del fenomeno mafioso: traffici di droga, riciclaggio, pizzo, prostituzione, ma anche controllo degli appalti e flussi di denaro sporco; in particolare Zullino scrisse dell'ascesa di Turiddu Giuliano e del caso del giornalista Mauro De Mauro, citandoli sotto pseudonimi.

Ebbe quindi la direzione de «II Carabiniere» (il mensile dell'Arma dei Carabinieri) e, nel trasformarlo in una rivista per tutti, portò gli abbonati ad oltre 200 mila. Apprezzate dai lettori furono le pagine sulla storia dell'Arma e su episodi rimasti oscuri nella storia d'Italia, come la morte per naufragio di Ippolito Nievo.[2]

Libri e interessi[modifica | modifica wikitesto]

Pacino di Bonaguida, Albero della vita, 1310-15, da Monticelli, Bacio di Giuda

Appassionato di storia e di letteratura antica romana, con i suoi libri Pietro Zullino ha vinto i premi Uisper, Valentino e Barca d’Oro. Suonava la chitarra classica, navigava a vela e era cintura nera di judo. Uno dei fondatori dell'Associazione Internazionale di Cultura "Laudomia Bonanni", contribuì alla diffusione dell'opera della scrittrice aquilana. Passava lunghi periodi in Abruzzo e aveva una casa a Massa d'Albe, sull'altopiano dove si svolse l'ultima battaglia di Corradino di Svevia.

Tra i suoi libri, Sciumbasci è un racconto fantapolitico su una rivolta nel sud d'Italia; Giuda è una inchiesta sulla vera morte del traditore di Cristo che - secondo Zullino - non si suicidò, ma fu ucciso; I sette Re di Roma è l'epopea di una «razza meticcia e bellicosa»: i Romani; Catilina, figura da lui rivalutata, è l'inventore del colpo di stato. Nel libro Il 25 luglio ha raccolto e commentato documenti sul crollo del Fascismo.

Cinzia, con i suoi occhi, è un biografia romanzata del poeta latino Sesto Properzio, con traduzione in italiano di versi, fatta da Zullino.[3] Io, Ippocrate di Kos (scritto con Massimo Fioranelli) è una biografia romanzata del famoso medico dell'antichità, maestro di scienza e di vita.[4]

Libri[modifica | modifica wikitesto]

Curatele[modifica | modifica wikitesto]

  • La vita e l'opera di Laudomia Bonanni: con una raccolta delle recensioni: Il fosso, Palma e sorelle, L'imputata, L'adultera, Vietato ai minori, Città del tabacco, Il bambino di pietra, Le droghe e la presentazione di tre romanzi inediti, Roma, s. e., 2002, SBN IT\ICCU\CFI\0540819.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Deputata all'Assemblea Costituente e alla prima legislatura, Maria Federici, figlia maggiore di Alfredo Agamben, è nota sotto il cognome del marito, il commediografo Mario Federici.
  2. ^ Una vita per la scrittura,  p. 155-156.
  3. ^ Nella figura del saggio Gaio Asinio Pollione si configura la figura e il pensiero dell'autore.
  4. ^ Una vita per la scrittura,  p. 47-81.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianfranco Giustizieri (a cura di), Pietro Zullino, una vita per la scrittura: percorsi di memoria tra giornalismo, storia e letteratura, Lanciano, Carabba, 2013, SBN IT\ICCU\AQ1\0107706.