Pietro Montani

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Pietro Montani (Teramo, 1946) è un filosofo e accademico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

È professore Ordinario di Estetica alla Sapienza Università di Roma, è stato Directeur d'Études Associé presso all'EHESS di Parigi e ha insegnato Estetica al Centro sperimentale di cinematografia di Roma. La sua ricerca si concentra oggi principalmente sui temi di filosofia della tecnica.

Allievo di Emilio Garroni, Montani intende l'estetica come “filosofia non speciale”. L'estetica, per Montani, non va considerata come filosofia dell'arte, ma come una teoria della sensibilità, (dal greco aisthesis: sensazione, sentimento, sensibilità, percezione). La riflessione di Montani si snoda in diversi passaggi e attraverso il confronto con alcuni dei protagonisti della filosofia, della linguistica, della semiotica e della teoria del cinema del Novecento, avendo sempre come punto di riferimento la filosofia critica di Kant[1].

Pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Ermeneutica e filosofia critica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1985 Montani pubblica Il debito del linguaggio, in cui, partendo dal confronto con le teorie strutturaliste, in particolare quelle di Roman Jakobson e Jan Mukarovsky, mostra come la questione del significato del testo poetico non possa essere risolta mediante l'individuazione del codice linguistico o semiotico di riferimento, ma rimandi ad una condizione estetica della significazione. Questo tema viene ulteriormente approfondito da Montani in Estetica ed ermeneutica. In questo testo Montani, prendendo le mosse dalla filosofia critica kantiana, propone di ripensare la verità – nel senso heideggeriano della a-letheia, del dis-velamento dell'essere  – come una situazione ermeneutica strettamente legata all'effettiva esperienza del soggetto, seguendo la rilettura della filosofia di Heidegger proposta da Hans Georg Gadamer.

Il cinema sovietico[modifica | modifica wikitesto]

La formazione e il pensiero di Montani sono stati segnati profondamente dal suo interesse per il cinema e in particolare per due autori sovietici: Dziga Vertov e Sergej Michajlovič Ėjzenštejn. Di entrambi ha curato l'edizione italiana degli scritti: nel 1975 veniva pubblicato in italiano per la prima volta L'occhio della rivoluzione di Dziga Vertov (a cui Montani ha dedicato anche un volume[2]) e nel 1981 La natura non indifferente, inaugurando così un lungo lavoro di traduzione e cura delle Opere scelte di Ėjzenštejn.

Verso una teoria dell'immaginazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel testo L'immaginazione narrativa (Guerini 1999) Montani coniuga l'interesse per il cinema con quello più strettamente filosofico per il tema dell'immaginazione. Montani propone di considerare l'immaginazione nei termini in cui, in Tempo e racconto, Paul Ricoeur parla della narrazione, ovvero come di un processo di “rifigurazione” dell'esperienza del tempo da parte dell'uomo. Per Ricoeur la narrazione ha il potere di far fare al lettore esperienza di un tempo propriamente umano. Montani fa propria la tesi di Ricoeur, applicandola però, all'ambito della narrazione cinematografica. Montani ritiene che il territorio dell'immaginazione in cui lavora il cinema sia quello dell'intreccio tra finzione e testimonianza, tra la costruzione dell'intreccio narrativo e la documentazione del reale. La trasformazione dell'esperienza del tempo avviene, così, ad un livello più profondo e creativo.

Tecnica ed estetica[modifica | modifica wikitesto]

Con Bioestetica si inaugura la fase attuale del pensiero di Montani, dedicata all'approfondimento del rapporto tra tecnica e estetica[3]. Attraverso il paradigma della bioestetica Montani propone di leggere i fenomeni di biopotere che caratterizzano la nostra epoca a partire dalla loro natura innanzitutto tecnica ed estetica, cioè a partire dal fatto che la nostra sensibilità viene sempre più orientata ed organizzata tecnicamente. Il biopotere consiste proprio nella capacità di canalizzare la nostra sensibilità[4]. Al cinema è assegnato il compito di elaborare una “etica della forma” capace di riestetizzare la sensibilità umana, nell'ambito di una dimensione innanzitutto etica e politica. L'immaginazione intermediale approfondisce la questione della testimonianza, avendo sempre come pietra di paragone il cinema, ma allargando ora la considerazione ai media digitali e alle forme diffuse di intermedialità rese disponibili dalla rete. Prendendo le mosse dalla spettacolarizzazione della politica emersa in seguito all'attentato delle Torri Gemelle e dal riconoscimento che le immagini digitali si prestano a pratiche di manipolazione potenzialmente illimitate, Montani introduce il concetto di "autenticazione dell'immagine"[5]. L'immaginazione intermediale, in quanto "spazio di dialogo"[6] tra i diversi registri e formati dell'audiovisivo – audio e suono, analogico e digitale, finzionale e documentaristico – attiva un processo di “autenticazione”, il cui scopo non è l'accertamento del referente fattuale dell'immagine (il vero, il reale) ma la rigenerazione di un orizzonte di senso condiviso, la capacità di riferimento dell'esperienza e del linguaggio, in un'epoca segnata al contrario da crescenti fenomeni di “indifferenza referenziale”[7]L'intreccio di estetica e tecnica si gioca sempre più sul piano di un'originaria connessione tra il sentire e le forme di esternalizzazione tecnica: Montani fa suo il termine coniato da Gilbert Simondon di “tecnoestetica” per designare l'insieme di questi fenomeni. La riflessione sulla tecnoestetica porta Montani, in Tecnologie della sensibilità (Cortina 2014), a a teorizzare l'esistenza di una terza funzione dell'immaginazione: accanto a quella produttiva e riproduttiva, ampiamente attestate dalla tradizione filosofica, vi è una funzione interattiva. L'essere umano si relazione con l'ambiente e, quindi, con gli oggetti interattivamente[8], ovvero facendo un'operazione di sintesi (nell'accezione kantiana del termine) tra le qualità “salienti” rinvenute nell'oggetto e le qualità “sopravvenienti”, che il soggetto non ritrova nell'oggetto, aprendo la strada ad una possibile riprogettazione dell'ambiente stesso. L'immaginazione interattiva diventa il paradigma attraverso cui leggere la nostra epoca, attraversata profondamente da fenomeni dell'interattività digitale e dalla proliferazione di ambienti virtuali.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • 1985 Il debito del linguaggio: il problema dell'autoriflessività estetica nel segno, nel teesto e nel discorso, Marsilio, Venezia;
  • 1993 Fuori campo: studi sul cinema e l'estetica, Quattroventi, Urbino;
  • 1996 Estetica ed ermeneutica: senso, contingenza, verità, Laterza, Roma-Bari;
  • 1999 L'immaginazione narrativa: il racconto del cinema oltre i confini dello spazio letterario, Guerini e associati, Milano;
  • 2002 Arte e verità dall'antichità alla filosofia contemporanea: un'introduzione all'estetica,con A. Ardovino e D. Guastini, Laterza, Roma-Bari;
  • 2004 L'estetica contemporanea: il destino delle arti nella tarda modernità, a cura di P. Montani, Carocci, Roma;
  • 2005 Lo stato dell'arte: l'esperienza estetica nell'era della tecnica, a cura di M. Carboni e P. Montani, Laterza, Roma-Bari;
  • 2007 Bioestetica: senso comune, tecnica e arte nell'età della globalizzazione, Carocci, Roma;
    • Bioesthétique, [trad. francese di J.-C. Cavallin] Vrin, Paris 2014;
  • 2010 L'immaginazione intermediale: perlustrare, rifigurare, testimoniare il mondo visibile, Laterza, Roma-Bari;
  • 2014 Tecnologie della sensibilità. Estetica e immaginazione interattiva, Cortina, Milano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I percorsi dell'immaginazione. Studi in onore di Pietro Montani., Pellegrini, 2016.
  2. ^ P. Montani, Dziga Vertov, La Nuova Italia, 1975.
  3. ^ L'immaginazione estatica. Estetica, tecnica e biopolitica, su www.giornaledifilosofia.net. URL consultato il 02 luglio 2016.
  4. ^ Alessandra Campo, Biopolitica come an-estetizzazione. Il significato estetico della biopolitica, sintesidialettica.it. URL consultato il 02/07/2016.
  5. ^ P. Montani, L'immaginazione intermediale, Laterza, 2010, pp. 7-9.
  6. ^ Stefano Catucci, Il naufragio del mondo in un mare di immagini, micciacorta.it. URL consultato il 02/07/2016.
  7. ^ P. Montani, L'immaginazione intermediale, Laterza, 2010, pp. 21-24.
  8. ^ Anna Li Vigni, Gli occhiali per immaginare, Il Sole 24 Ore. URL consultato il 02/07/2016.
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