Pietre d'inciampo in Toscana

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Pietre d'inciampo a Pisa, 2017

La lista delle pietre d'inciampo in Toscana contiene l'elenco delle pietre d'inciampo poste in Toscana. Esse commemorano il destino delle vittime toscane della Shoah e degli altri vittime del regime nazista. Le pietre d'inciampo (in tedesco Stolpersteine) sono una iniziativa dell'artista tedesco Gunter Demnig che ha già posato più di 71.000 pietre in tutta Europa. (Febbraio 2019)

Le prime pietre d'inciampo in Toscana sono state collocate il 17 gennaio 2013 a Livorno.

Di solito le pietre d'inciampo vennero collocate davanti all'ultima abitazione scelta liberamente dalla vittima. Tre città in Toscana hanno un'altra regola: a Prato ed a Siena le pietre d'inciampo furono collocate al luogo dell'arresto, a Grosseto si trovano davanti il Palazzo del Comune.

Le tabelle sono parzialmente ordinabili; l'ordinamento avviene in ordine alfabetico seguendo il nome.

Sintesi[modifica | modifica wikitesto]

Le famiglie ebree della Toscana furono costrette dalle leggi razziali fasciste ad emigrare, a dividersi, a nascondersi. Dopo l'occupazione tedesca c'era un quotidiano pericolo di essere arrestati, deportati ed assassinati.

Città metropolitana di Firenze[modifica | modifica wikitesto]

San Casciano in Val di Pesa[modifica | modifica wikitesto]

Chiara Molducci, l'assessore alla Cultura a San Casciano in Val di Pesa chiamava le pietre d'inciampo un atto "con il quale rendiamo onore ai nostri ebrei deportati che furono ingiustamente sterminati, è nostro compito raccontare un fatto tragico che ha coinvolto il territorio e che si intreccia con la storia mondiale perché una simile barbarie non accada più".[1]

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
QUI ABITAVA
GIACOMO MODIGLIANI
NATO 1891
ARRESTATO 17.10.1943
DEPORTATO
FOSSOLI
ASSASSINATO 1944
AUSCHWITZ
Via Roma, 32/34

Giacomo Modigliani, nato il 3 settembre 1891 a Firenze,
Elena Castelli, nata il 28 agosto 1906 anche a Firenze, e
Vittorio Modigliani, nato il 19 dicembre 1935 a Firenze, erano una famiglia ebrea italiana, annientata dal regime Nazista durante la Shoah.

Giacomo era il figlio di Leone e Olimpia Modigliani. Era sposato con Elena Castelli, figlia di Salomone Castelli e Onesta Baffelli. Elena aveva almeno una sorella, Olga (moglie di Paolo Sternfeld, vedi sotto). La coppia Modigliani ebbe un figlio, Vittorio. La famiglia sfollò a San Casciano in Val di Pesa già nel 1942 sia per paura dei bombardamenti di Firenze sia perché la famiglia di Elena possedeva proprietà in questo paese. Tutti e tre furono arrestati tra l'ottobre 1943 e il 31 marzo 1944. Inizialmente detenuti nelle carceri di Firenze, furono poi trasferiti nel campo di transito di Fossoli. Vennero deportati nel campo di sterminio di Auschwitz con il convoglio n. 13 partendo da Fossoli il 26 giugno 1944 e arrivando dopo un viaggio di quattro giorni. Il figlio di otto anni e sei mesi fu assassinato immediatamente dopo l'arrivo in una camera a gas. Le date del decesso di padre e madre sono sconosciute.[2][3] L'unica sopravvissuta della famiglia è stata la figlia Letizia Modigliani la cui figlia raccontò come fosse stato possibile:

«Durante il tragitto mia madre Letizia iniziò a piangere e urlare disperatamente - continua il racconto Francesco Salesia - voleva andare sul camion con il suo babbo, tanto che un sottufficiale tedesco, forse preso dalla compassione, in un momento in cui il camion rallentò, prese per il braccio mia madre e la depose sulla strada. Lì si trovava una suora che in un attimo afferrò la bambina e la nascose sotto l’abito fino a quando la colonna dei camion si allontanò. Era una suora dell’ordine delle Figlie della Carità di S. Vincenzo dè Paoli che la portò e la nascose per un certo periodo a Impruneta.[4]»

QUI ABITAVA
PAOLO STERNFELD
NATO 1888
ARRESTATO 17.10.1943
DEPORTATO
FOSSOLI
ASSASSINATO 1944
AUSCHWITZ
Via Roma, 32/34 Paolo Sternfeld nacque l'8 gennaio 1888 a Venezia. Era il figlio di Giacomo Sternfeld (1848-1921) e di Giovanna Tedesco (1856-1938). Aveva quattro fratelli, Giorgio (1878-1939), Oscar (1880-1944), Giacomo Guido Dante Campostella (1881-1954), Enrico (1891-1918), e una sorellina, Paola, che morì all'età di due anni. Era sposato con Olga Castelli, la sorella di Elena (vedi sopra). La famiglia Castelli possedeva qualche proprietà a San Casciano, anche se erano residenti a Firenze. La coppia si traferì lì, presumibilmente già nel 1942 per proteggersi dai bombardamenti su Firenze. Fu arrestato a San Casciano Val di Pesa (Firenze) e detenuto al campo di transito di Fossoli. È stato deportato nel campo di sterminio di Auschwitz con il convoglio n. 9 partendo da Fossoli il 5 aprile 1944, arrivando il 10 aprile. Non sopravvisse alla Shoah.[5]

Cosa successe alla moglie non si sa.

Provincia di Grosseto[modifica | modifica wikitesto]

Grosseto[modifica | modifica wikitesto]

L’ISCREC (Istituo per la Resistenza e l’età contemporanea) ha disposto la prima collocazione di pietre d'inciampo a Grosseto, in occasione della Giornata della Memoria 2017.

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
Stolperstein für Albo Bellucci (Grosseto).jpg
A GROSSETO ABITAVA
ALBO BELLUCCI
NATO 1907
ARRESTATO 1943
DEPORTATO 1944
GUSEN
ASSASSINATO 22.4.1945
Palazzo del Comune Albo Bellucci nacque nel 1907. Era un commesso presso il Tribunale di Grosseto. Era impegnato attivamente nella Resistenza insieme agli amici Antonio Meocci e Giuseppe Scopetani (vedi sotto). Faceva parte delle cellule comuniste cittadine nel corso del 1935. Quando nel settembre 1936 il giornale sovversivo “L'intransigeant” venne affisso su un muro di Grosseto, il sospetto cadde su di lui. Bellucci fu fermato e diffidato il 1 aprile 1937 e successivamente perse il lavoro. Alla fine dell'ottobre 1937, secondo il comunista Aristeo Banchi, il giovanotto fu “ridotto a uno straccio a furia di manganellate”.[6] Imperterrito, nel 1941 lo stesso Banchi cercò di irrobustire le reti clandestine con l’ausilio di Albo Bellucci e Enrico Orlandini. Furono denunciati da un infiltrato. Bellucci e altri tre compagni furono arrestati il 4 febbraio 1942 e condannati al confino per un anno in un paesino della Basilicata. Immediatamente dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 Bellucci prese parte alle prime riunioni del Comitato militare provinciale nella villa di Tullio Mazzoncini (vedi sotto) a Campospillo. L'organizzazione fu smantellata dalla Guardia Nazionale Repubblicana il 26 novembre 1943. Albo Bellucci e Ultimino Magini furono arrestati a Paganico. La lotta dei compagni per ottenere il loro rilascio è fallita. Bellucci, Mazzoncini e Scopetani furono trasferiti nelle carceri di Siena, poi in quelle di Parma. All’inizio del 1944 i tre antifascisti venivano deportati al campo di concentramento di Mauthausen. Albo Bellucci non sopravvisse gli sforzi di prigionia, lavori forzati, freddo e fame. Morì anel sottocampo di Gusen il 22 aprile 1945.[6][7][8][9][10][11][12]
Stolperstein für Italo Ragni (Grosseto).jpg
A GROSSETO ABITAVA
ITALO RAGNI
NATO 1900
ARRESTATO 1939
DEPORTATO
GUSEN
ASSASSINATO 6.5.1941
MAUTHAUSEN
Palazzo del Comune Italo Ragni nacque a Campagnatico il 4 giugno 1900. La madre Itala muore per le complicazioni del parto e il padre Ciro morì quando il figlio aveva tre anni. Venne affidato alla zia Rosa Ragni Bacci di Grosseto e suo marito Nazzareno. Dopo le elementari, Italo Ragni abbracciava le idee libertarie e aderisce al Circolo Germinal. Insieme al cugino Algiso Giovannelli, detto il Titta, frequenta un gruppo di anarchici. Il 4 dicembre 1919, insieme ad altri sovversivi, invade la stazione di Grosseto e cominciò di minare la strada ferrata. Ragni era il bracciante o il manovale edile del gruppo. Tutti sono stati denunciati. Negli anni seguenti fu più volte molestato dagli fascisti. Nell'aprile del 1924 lascia l’Italia e andava in Francia – come hanno già fatto altri compagni di ideali. Lì è stato denunciato più volte dal console fascista di Lyon. Giacomo Salvetti informava il Ministero dell’Interno che:

«Egli militava qui nel partito anarchico come semplice gregario, ma non esplicava propaganda. A di lui carico non risultano precedenti penali. Connotati: statura 1,58, capelli occhi castani, corporatura regolare, colorito roseo”. Il dodici aprile l’Ufficio schedario politico invita la Scuola di polizia scientifica a riprodurre dieci copie di una foto di Italo, il ventiquattro la Scuola superiore di polizia trasmette le immagini richieste e il ventotto il capo della polizia ordina al console di Lyon di “fare esercitare sul sovversivo in oggetto la possibile vigilanza per seguirlo nell’esplicazione della sua attività politica, riferendone. Qualora poi il medesimo dovesse dirigersi in Italia, pregasi di segnalarlo alle autorità di P.S. di confine ed a questo Ministero per le disposizioni di fermo e perquisizione.»

([13])

Fu arrestato il 27 maggio 1927 dalla polizia francese, insieme a Romeo Seghettini, Umberto Malfatti e Romeo Romani. Venivono processati il 5 agosto 1927 a Lyon. Ragni fu assolto per insufficienza di prove. Però la calunnia continuò e nell'ottobre del 1928 l’anarchico fu cacciato dalla Francia e accompagnato alla frontiera belga.[13] Il 29 luglio 1929 fu espulso anche dal Belgio “per propaganda sovversiva” – insieme a Umberto Malfatti, Aldo Gorelli e Silvestro Seffusati. Venne accompagnato fino alla frontiera con la Germania.

Stolperstein für Giuseppe Scopetani (Grosseto).jpg
A GROSSETO ABITAVA
GIUSEPPE SCOPETANI
NATO 1904
ARRESTATO 1943
DEPORTATO 1944
GUSEN
ASSASSINATO 18.2.1945
Palazzo del Comune Giuseppe Scopetani nacque a Grosseto il 20 novembre 1904. Era il figlio di Italo e Isola Pomarani. La famiglia proveniva dalla provincia di Arezzo. Aveva dieci fratelli. Per qualche anno fu mazziniano, come il fratello Bruno. Era di idee repubblicane ed entrava nel partito comunista, frequentava Gastone Barbini ed aveva contatto epistolare con Raffaello Bellucci, che risiedeva a Nizza. Divenne tipografo e successivamente assicuratore nell'agenzia di Bellucci in via Vinzaglio. Andava anche dai clienti con materiale di propaganda clandestina. Nel 1943 faceva parte del Comitato Militare grossetano insieme a Raffaello e Albo Bellucci (vedi sopra), Tullio Mazzoncini (vedi sotto) e Antonio Meocci. Partecipò alle riunioni clandestine e faceva funzionare un ciclostile con cui si poteva organizzare la propaganda antifascista. Scopetani si trovava sfollato a Scansano presso i suoceri, con sua moglie e il figlio di due anni. Qui fu formalmente invitato a presentarsi in caserma dai carabinieri. Decide di non fuggire, ma di presentarsi. Fu arrestato e detenuto prima nel carcere di Siena, poi a Parma. Dopo un bombardamento colpì il carcere, i prigionieri potevano liberarsi. Ma Scopetani e Bellucci volevano soccorrere i feriti e furono arrestati dai tedeschi. Arrivò al campo di concentramento di Mauthausen tra il 24 e il 27 giugno 1944. Gli venne assegnato il numero di matricola 76572 e si dichiarò tipografo. Fu trasferito a Schlier Redl Zipf e poi al sottocampo di Gusen. Lì venne ucciso il 18 febbraio 1945.[14]

A Grosseto, una via porta il suo nome.

Magliano in Toscana[modifica | modifica wikitesto]

Il progetto “Cantieri della memoria” nacque con lo scopo di legare storia e memoria del territorio all’arte. L'unica pietra d'inciampo a Magliano in Toscana fu ordinata da questo progetto.[15]

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
QUI FU ARRESTATO
26.11.1943

TULLIO MAZZONCINI
NATO 1906
DEPORTATO 1944
MAUTHAUSEN
LIBERATO
Campospillo Tullio Mazzoncini nacque il 8 agosto 1906 a Viareggio. Era antifascista, partigiano comunista e membro del Comitato militare clandestino di Campospillo. Alla fine del novembre 1943 squadristi locali e militi della MVSN perquisiscono la sua fattoria trovandovi armi e munizioni per l'attività partigiana. Verranno arrestati Albo Bellucci, Tullio Mazzoncini e Giuseppe Scopetani. Essendo il proprietario, Mazzoncini fu accusato come “capo costituendo partito comunista“ e fu deportato al campo di concentramento di Mauthausen.[16][17][18]

Sopravvisse, fu liberato dagli alleati e tornò in patria.

Provincia di Livorno[modifica | modifica wikitesto]

Livorno[modifica | modifica wikitesto]

L’iniziativa di collocate pietre d'inciampo anche a Livorno fu promossa dalla Comunità di Sant'Egidio con il Comune di Livorno, la comunità ebraica, l’Istoreco e la diocesi.[19][20] C'è un rapporto famoso sul convoglio n.8, che partiva da Fossoli il 22 febbraio 1944:

«Il treno era composto da dodici vagoni merci, ciascuno dei quali era occupato da 45 e fino a 60 persone. Il mio vagone era il più piccolo ed era occupato da 45 persone. Un occupante il mio vagone poté leggere un cartello appeso all’esterno del vagone stesso che portava la scritta “Auschwitz”, ma nessuno di noi sapeva il significato di questa parola, né dove la località si trovasse...Nel nostro vagone c’era un bambino ancora lattante e una bambina di pochi anni…»

(Primo Levi)

Furono deportate su questo treno anche Franca Baruch (undici mesi) e Perla Beniacar (otto anni), entrambe assassinate nelle camere a gas immediatamente dopo l'arrivo al 26 febbraio 1944.

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
Stolperstein für Franca Baruch (Livorno).jpg
QUI ABITAVA
FRANCA BARUCH
NATA 1943
ARRESTATA 20.12.1943
GABBRO (LI)
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 26.2.1944
Via Fiume, 2 Franca Baruch nacque il 19 marzo 1943 a Livorno,[21]
Raffaello Baruch, nato a Smirne (Turchia) il 20 agosto 1913,[22] e
Camelia Nahoum, nata a Smirne (Turchia) il 15 agosto 1919,[23] formavano una famiglia ebrea italiana, che fu estinta dal regime Nazista ad Auschwitz.

Raffaello Baruch, figlio di Samuele Baruch e Franca Perla, crebbe a Smirne e si sposava con Camelia Nahoum, figlia di Giacobbe Nahoum e Rebecca Nugnos. Andavano per vivere a Livorno. La coppia aveva almeno una figlia, Franca Baruch. La bambina e sua madre furono arrestati a Gabbro il 20 dicembre 1943. Venivano detenute prima nella caserma di Livorno, poi al campo di transito di Fossoli. Il padre fu arrestato a Borgo a Buggiano (Pistoia) il 25 gennaio 1944. Venne portato prima al carcere di Pistoia, poi a Fossoli. Il 22 febbraio 1944 tutta la famiglia fu deportata nel campo di sterminio di Auschwitz con il convoglio n. 8, partendo da Fossoli. Il treno giungeva alla destinazione al 26 febbraio 1944. La bambina di undici mesi fu separata dalla madre e assassinata in una camera a gas immediatamente dopo l'arrivo.[24] Nessuno della famiglia poteva sopravvivere alla Shoah. Il padre fu assassinato il 16 settembre 1944, la madre il 18 gennaio 1945.

Stolperstein für Isacco Bayona (Livorno).jpg
QUI ABITAVA
ISACCO BAYONA
NATO 1926
ARRESTATO 20.12.1943
DEPORTATO
AUSCHWITZ
SOPRAVVISSUTO
Via della Posta, 9 Isacco Bayona nacque il 21 luglio 1926 Salonicco (in Grecia). Era il figlio di Raffaele Bayona e di
  • Diamante Jacob, figlia di Isacco Jacob e Dora Eskenasi, nata a Salonicco il 27 marzo 1898. Aveva quattro bambini.[25]

Il fratello e le sorelle di Isacco erano:

  • Carlo Bayona, nato il 29 dicembre 1923 a Salonicco.[26]
  • Lucia Bayona, nata il 6 febbraio 1932 a Salonicco.[27]
  • Dora Bayona, nata il 7 marzo 1934 a Salonicco.[28]

La madre, i fratelli e le sorelle furono tutti arrestati al Gabbro (Livorno) il 20 dicembre 1943. Venivano detenute prima nella caserma di Livorno, poi al campo di transito di Fossoli. Furono tutti deportati nel campo di sterminio di Auschwitz, con il convoglio del 30 gennaio 1944, partito da Milano. Il treno giungeva alla destinazione al 6 febbraio 1944. Ad Auschwitz la famiglia fu separata. La madre e le due sorelle furono assassinate in una camera a gas immediatamente dopo l'arrivo. Dora non aveva nemmeno dieci anni, Lucia fu assassinata al giorno del suo dodicesimo compleanno.

Carlo e Isacco furono ammessi al campo e ricevettero i numeri di matricola 173405 e 173404. Isacco è stato l'unico di tutta la famiglia a sopravvivere alla Shoah. Suo fratello fu assassinato il 17 marzo 1945, poche settimane prima della liberazione.[24][29]

Isacco Bayona morì nel gennaio 2013, essendo l'ultimo testimone livornese dell’orrore dei campi di sterminio. Era un importante testimone. Dopo la sua morte, l'Unione delle comunità ebraiche italiane scrisse:

«Bayona – con le sue parole – ha contribuito a far luce sui crimini della Shoah e a vanificare le menzogne di chi ancora oggi nega quanto accaduto. A lui e a tutti coloro che, a prezzo di enormi sofferenze interiori, hanno saputo raccontare l’indicibile per indicare a tutti noi e in particolare alle nuove generazioni un cammino di comprensione, diritti e libertà, la nostra eterna e profonda gratitudine. Che il suo ricordo sia di benedizione.[30]»

QUI ABITAVA
MATILDE BENICAR
NATA 1926
ARRESTATA 25.1.1944
BORGO A BUGGIANO
DEPORTATA
AUSCHWITZ
LIBERATA
Via Cassuto, 1
ex Via Reale 1
Matilde Beniacar nacque il 18 gennaio 1926 a Smirne in una famiglia ebrei di origine turca. Era la figlia primogenita di Moise Beniacar e Estrea Levi. Aveva due sorelle e un fratello, Bulissa Luisa (nata 1928), Giacomo (nato 1931) e Perla (nata 1935, vedi sotto). Dopo la nascita di Giacomo la famiglia si trasferì a Livorno. Fu arrestata insieme con la famiglia a Borgo a Buggiano (Pistoia) il 25 gennaio 1944. Venne detenuta prima al carcere di Pistoia, poi al campo di transito di Fossoli. Il 22 febbraio 1944 fu deportata nel campo di sterminio di Auschwitz con il convoglio n. 8, partendo da Fossoli. Il treno giungeva alla destinazione al 26 febbraio 1944. La madre, il fratello e le sorelle furono assassinati in una camera a gas immediatamente dopo l'arrivo. Matilde era l'unica della sua famiglia che poteva sopravvivere alla Shoah.[24][31][32] Si ricordava bene "il momento del distacco sul binario morto del campo e il suo nome, urlato dalla sorellina, che non voleva restasse sola."[24]

Il padre fu assassinato al 5 maggio 1944, anche lui ad Auschwitz.

Stolperstein für Perla Beniacar (Livorno).jpg
QUI ABITAVA
PERLA BENICAR
NATA 1935
ARRESTATA 25.1.1944
BORGO A BUGGIANO
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 26.2.1944
Via Cassuto, 1
ex via Reale 1
Perla Beniacar nacque il 19 giugno 1935 a Livorno. Era la figlia di Moise Beniacar e Estrea Levi. Aveva due sorelle, Matilde (nata nel 1926, vedi sopra) e Bulissa Luisa (nata nel 1928) e un fratello, Giacomo (nato 1931). Tutti e tre i fratelli furono nati a Smirne. Fu arrestata a Borgo a Buggiano (Pistoia) il 25 gennaio 1944. Venne detenuta prima al carcere di Pistoia, poi al campo di transito di Fossoli. Il 22 febbraio 1944 fu deportata nel campo di sterminio di Auschwitz con il convoglio n. 8, partendo da Fossoli. Il treno giungeva alla destinazione al 26 febbraio 1944. Non è sopravvissuta alla Shoah. Fu assassinata in una camera a gas immediatamente dopo l'arrivo, insieme alla madre, al fratello ed alla sorella Luisa.[24][33] La sorella maggiore si ricordava:

«Perla era una bambina intelligente [...], vedeste com’era bella … aveva tutti i boccoli sul viso. Le piaceva tanto andare a scuola. Mi ricordo che quando siamo arrivati al campo e ci hanno diviso, Perla e Giacomo mi corsero incontro…mi venivano dietro…non volevano che soffrissi da sola, ma ci hanno separato e quella è l'ultima volta che li ho visti.[24]»

Fu assassinato anche il padre, al 5 maggio 1944. L'unica sopravvivente era la sorella Matilde.

Stolperstein für Dina Bona Attal (Livorno).jpg
QUI ABITAVA
DINA BONA ATTAL
NATA 1899
ARRESTATA 8.12.1943
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 6.2.1944
Via Coroncina, 16 Dina Bona Attal nacque 1899 a Livorno. Suoi genitori erano Davide Attal e Rosa Sacchi oppure Saqui. Aveva una sorella, Ada (nata il 4 marzo 1896 a Lucca). Sposava Mario Bueno. La coppia aveva almeno un figlio, Dino (vedi sotto). Fu arrestata insieme al figlio a Marlia (Lucca) il 8 dicembre 1943 fu detenuta al campo di Bagni di Lucca e poi al carcere di San Vittore a Milano. Furono deportati nel campo di sterminio di Auschwitz di con il convoglio n. 6 partendo da Milano il 30 gennaio 1944. Il treno giungeva la destinazione al 6 febbraio 1944. Dina Bona Attal non poteva sopravvivere alla Shoah. Fu mandata nelle camerea gas immediatamente dopo l'arrivo.[34][35]

Anche suo padre, suo figlio, sua sorella e il nipote di nove anni furono assassinati dal regime nazista ad Auschwitz.[36][37][38]

Stolperstein für Dino Bueno (Livorno).jpg
QUI ABITAVA
DINO BUENO
NATO 1922
ARRESTATO 8.12.1943
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO
Via Coroncina, 16 Dino Bueno nacque il 12 luglio 1922 a Livorno. Suoi genitori erano Mario Bueno e Dina Attal (vedi sopra).[34] Fu arrestato insieme alla madre a Marlia (Lucca) il 8 dicembre 1943 fu detenuto al campo di Bagni di Lucca e poi al carcere di San Vittore a Milano. Furono deportati nel campo di sterminio di Auschwitz di con il convoglio n. 6 partendo da Milano il 30 gennaio 1944. Il treno giungeva la destinazione al 6 febbraio 1944. Dino Bueno e sua madre non potevano sopravvivere alla Shoah. La madre fu mandata nelle camerea gas immediatamente dopo l'arrivo. Anche Dino Bueno perdeva la vita ad Auschwitz.[39]

Anche il nonno, la zia e il cugino furono assassinati dal regime nazista ad Auschwitz.

Stolperstein für Nissim Levi (Livorno).jpg
QUI ABITAVA
NISSIM LEVI
NATO 1928
ARRESTATO 18.12.1943
DEPORTATO 1944
AUSCHWITZ
LIBERATO
Via Strozzi, 3 Elio Levi Nissim nacque il 14 agosto 1928 a Torino. Suoi genitori erano Abramo Levi e Rosa Adut. Aveva una sorella, Selma (nata il 19 giugno 1924 a Smirne in Turchia), ed un fratello, Mario Moisè (nato il 13 marzo 1927 a Smirne). Fu arrestato il 18 dicembre 1943 a Guasticce e detenuto al carcere di Pisa. Venne trasferito al Campo di transito di Fossoli. Il 16 maggio 1944 fu deportato con il convoglio n. 10 al campo di concentramento di Auschwitz. Il treno raggiunge la destinazione al 23 maggio 1944. È sopravvissuto alla Shoah.[40]

Il padre, la nonna, Mazaltov Elias (nata nel 1871 a Smirne), e lo zio, Heschielle Nissim Levi (nato 1904 a Smirne), furono tutti assassinati dal regime naziste.[41][42][43] La madre, la sorella e il fratello potevano sopravvivere alla Shoah.

Stolperstein für Enrico Menasci (Livorno).jpg
QUI ABITAVA
ENRICO MENASCI
NATO 1931
ARRESTATO 16.10.1943
ROMA
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 6.2.1944
Via Verdi, 101 Enrico Menasci nacque il 27 marzo 1931 a Livorno. Era il figlio di Raffaello Menasci (vedi sotto) e di Piera Rossi. Fu arrestato insieme al padre a Roma il 16 ottobre 1943 e detenuto nel Collegio Militare di Roma. La governante della famiglia tentò di salvare il ragazzo dalla deportazione. Dichiarò ai tedeschi che Enrico era suo figlio. Dopo molte urla lo lasciarono. Sul ponte Garibaldi però, mentre i deportati sfilavano in direzione Lungotevere, il ragazzo si divincolò dalle mani della governante per gettarsi tra le braccia del suo padre. Enrico e Raffaello Menasci furono deportati il 18 ottobre 1943 nel campo di sterminio di Auschwitz con il convoglio n. 2 partito da Roma. Il treno giungeva la destinazione al 23 ottobre 1943. Entrambi non sopravvissero alla Shoah. Il figlio fu strappato dal padre e gasato immediatamente dopo l'arrivo. Aveva dodici anni.[24][44][45]

Il padre fu assassinato il 29 febbraio 1944 ad Auschwitz. Anche il nonno, la zia e suo marito furono assassinati in quel campo.

Stolperstein für Raffaello Menasci (Livorno).jpg
QUI ABITAVA
RAFFAELO MENASCI
NATO 1896
ARRESTATO 16.10.1943
ROMA
DEPORTATO
AUSCHWITZ
MORTO 1944
VARSAVIA
Via Verdi, 101 Raffaello Menasci nacque il 11 febbraio 1896 a Livorno. Era il figlio di Enrico Menasci (1860-1944) e di Irma Rignani. Aveva almeno una sorella, Ernesta (1895-194?). Divenne professore di patologia speciale medica dimostrativa presso l’Università di Pisa. Sposava Piera Rossi. La coppia aveva almeno un figlio, Enrico (nato nel 1931, vedi sopra). Era molto stimato, però perde la cattedra a causa delle leggi razziali. Fu arrestato insemie al figlio di 12 anni a Roma il 16 ottobre 1943 e detenuto nel Collegio Militare di Roma. Padre e figlio furono deportati il 18 ottobre 1943 nel campo di sterminio di Auschwitz con il convoglio n. 2 partito da Roma. Il treno giungeva la destinazione al 23 ottobre 1943. Entrambi non sopravvissero alla Shoah. Il figlio fu strappato dal padre e gasato immediatamente dopo l'arrivo. Raffaello Menasci fu assassinato il 29 febbraio 1944 ad Auschwitz.[24][46][47][48]

Il padre, 84enne, la sorella ed il cognato furono tutti assassinati dal regime nazista.[49][50][51]

Stolperstein für Frida Misul (Livorno).jpg
QUI ABITAVA
FRIDA MISUL
NATA 1919
ARRESTATA 1.4.1944
DEPORTATA
AUSCHWITZ
SOPRAVVISSUTA
Via Chiarini, 2 Frida Misul
Stolperstein für Ivo Raba (Livorno).jpg
QUI ABITAVA
IVO RABÀ
NATO 1919
ARRESTATO 2.2.1944
DEPORTATO 1944
ASSASSINATO 1945
Via Fagiuoli, 6 Ivo Rabà nacque il 19 maggio 1919 a Livorno. Era il figlio di Alfredo Leone Rabà e Ada Cava. Aveva almeno un fratello minore, Vasco Rabà (nato il 10 aprile 1923 a Livorno). Fu arrestato insieme al fratello a Casoli di Camaiore (Lucca) il 2 febbraio 1944. I due giovanotti furono detenuti prima al carcere di Lucca, poi al campo di transito di Fossoli. Da lì furono deportati nel campo di sterminio di Auschwitz con il convogli n. 13, che partiva da Fossoli il 26 giugno 1944. Il treno giungeva la destinazione il 30 giugno 1944. Non sono sopravvissuti alla Shoah. Vasco Rabà fu assassinato dal regime nazista al 31 dicembre 1944 ed Ivo Rabà al 18 gennaio.[52][53]

Provincia di Lucca[modifica | modifica wikitesto]

Lucca[modifica | modifica wikitesto]

La cerimonia di apposizione della prima pietra "Memoria di Inciampo" -Stolperstein nel Comune di Lucca, viene accolta nel calendario Provinciale delle iniziative dedicate alla celebrazione dei Giorni della Memoria 2019 . Presenti nella ricorrenza del centesimo annuale dalla nascita di Elia Simoni, l'artista tedesco Gunter Demnig da Berlino, le due figlie , Maria Giovanna Simoni, professoressa dell’Itc “Carrara”, e Danila Simoni, il sindaco Alessandro Tambellini, l'assessora continuità della memoria storica Ilaria Vietina, un amico, Divo Stagi, rappresentanti Associazione Arma Aeronautica e tre classi delle scuole superiori lucchesi. Ricerche effettuate da Andrea Borelli.[54]

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
StolperstainEliaSimoniLucca.jpg
QUI ABITAVA
ELIA SIMONI
NATO 1919
INTERNATO MILITARE
ARRESTATO 1944
LIBERATO
Sant'Anna, Via dei Guami Elia Simoni nacque a Fagnano nel 1919. Chiamato alla leva militare anticipata nel 1938 giunse alle armi in qualità di aviere nella R. Aeronautica Italiana nel 1939. Dopo l'armistizio del 1943 rifiutò di arruolarsi nella Repubblica di Salò. Venne catturato dalla Armata Tedesca nel 1944 e trattenuto in un lager in territorio orientale Germanico. Era uno di circa 800.000 I.M.I. (internati militari italiani) che dopo l'armistizio di Cassibile si rifiutarono di continuare a combattere insieme con l'esercito del Terzo Reich. Rimase in Germania fino alla fine della guerra. Fu liberato dagli alleati nel 1945. Tornato a casa, raccontava della fame e del freddo, dei lavori forzati e delle sofferenze in detenzione. Lavorava come macellaio, fondava una famiglia e andava nelle scuole per raccontare la sua storia. Morirà nel 2015.[54][55]

La Prefettura di Lucca conferiva ai familiari una medaglia d’onore alla memoria nel 2017.

Provincia di Pisa[modifica | modifica wikitesto]

Pisa[modifica | modifica wikitesto]

Le prime collocazioni a Pisa si svolgevano nel gennaio 2017, nel corso del Giorno della Memoria. I ragazzi della IV ASA del liceo scientifico Filippo Buonarroti hanno condotto un'indagine storica sulla famiglia Roccas e hanno creato un video.[56]

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
Stolperstein für Valentina Della Seta (Pisa).jpg
QUI ABITAVA
VALENTINA DELLA SETE
NATO 1878
ARRESTATA 21.4.1944
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 23.5.1944
Piazza S. Paolo all’Orto, 19 Valentina Della Seta nacque il 4 ottobre 1878 a Roma. Era la figlia di Raimondo Della Seta e Sara Pontecorvo. Aveva un fratello, Giovanni, e tre sorelle, Margherita, Eva e Gina. Sposava Angelo Di Nola. La coppia aveva una figlia, Elda (nata nel 1901, vedi sotto). La figlia, quando era cresciuta, sposò Mario Roccas (vedi sotto). La coppia aveva un figlio, Renzo (nato nel 1927, vedi sotto). Tutta la famiglia fu arrestata il 21 aprile 1944 a Chianni, detenuti al carcere di Firenze e poi trasferita al campo di transito di Fossoli. Da lì furono deportati al campo di concentramento di Auschwitz con il convoglio n. 10, partendo da Fossoli il 16 e arrivando ad Auschwitz il 23 maggio 1944. Non è sopravvissuta alla Shoah.[57][58]

Tutta la famiglia fu estinta. La figlia, il genero ed il nipote furono assassinati ad Auschwitz. Lo stesso destino ha colpito il fratello, due sorelle, Eva e Gina, ed un cognato.[59][60][61][62]

Stolperstein für Elda Di Nola (Pisa).jpg
QUI ABITAVA
ELDA DI NOLA
NATO 1901
ARRESTATA 21.4.1944
DEPORTATA
ASSASSINATA
Piazza S. Paolo all’Orto, 19 Elda Di Nola nacque il 5 maggio 1901 a Pisa. Era la figlia di Angelo Di Nola e di Valentina Della Seta (vedi sopra). Sposava Mario Roccas (vedi sotto). La coppia aveva almeno un figlio, Renzo (nato nel 1927, vedi sotto). Tutta la famiglia fu arrestata il 21 aprile 1944 a Chianni. Furono detenuti al carcere di Firenze e poi trasferiti al campo di transito di Fossoli. Da lì furono deportati al campo di concentramento di Auschwitz con il convoglio n. 10, partendo da Fossoli il 16 e arrivando ad Auschwitz il 23 maggio 1944. Non è sopravvissuta alla Shoah. Venne assassinata dal regime nazista i data ignota.[63]

La madre, il marito e il figlio furono tutti assassinati ad Auschwitz, anche lo zio e due zie, la cognata, il cognato e loro bambini.

Stolperstein für Mario Roccas (Pisa).jpg
QUI ABITAVA
MARIO ROCCAS
NATO 1900
ARRESTATO 21.4.1944
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 26.11.1944
ESSLINGEN
Piazza S. Paolo all’Orto, 19 Mario Roccas nacque il 15 marzo 1900 a Bracciano. Era il figlio di Vito Roccas e Giuseppina Della Seta. Aveva almeno una sorella, Laura.[64] Sposava Elda Di Nola (vedi sopra). La coppia aveva almeno un figlio, Renzo (nato nel 1927, vedi sotto). Tutta la famiglia fu arrestata il 21 aprile 1944 a Chianni. Furono detenuti al carcere di Firenze e poi trasferiti al campo di transito di Fossoli. Da lì furono deportati al campo di concentramento di Auschwitz con il convoglio n. 10, partendo da Fossoli il 16 e arrivando ad Auschwitz il 23 maggio 1944. Non è sopravvissuto alla Shoah. Venne assassinato dal regime nazista il 26 novembre 1944.[65]

La moglie, il figlio e la suocera (vedi sopra) furono assassinati ad Auschwitz. Lo stesso destino ha colpito la sorella, il cognato e loro tre bambini di tre, cinque e sei anni di vita.[64][66][67][68][69]

Stolperstein für Renzo Roccas (Pisa).jpg
QUI ABITAVA
RENZO ROCCAS
NATO 1927
ARRESTATO 21.4.1944
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 31.10.1944
Piazza S. Paolo all’Orto, 19 Renzo Roccas nacque il 10 giugno 1927 a Casale Monferrato. Era il figlio di Mario Roccas e Elda Di Nola (tutte e due vedi sopra). Suo nonna era Valentina Della Seta (vedi sopra). Tutta la famiglia fu arrestata il 21 aprile 1944 a Chianni. Furono detenuti al carcere di Firenze e poi trasferiti al campo di transito di Fossoli. Da lì furono deportati al campo di concentramento di Auschwitz con il convoglio n. 10, partendo da Fossoli il 16 e arrivando ad Auschwitz il 23 maggio 1944. Il ragazzino non poteva sopravvivere alla Shoah. Venne assassinato dal regime nazista il 31 ottobre 1944.

Anche madre, padre e nonna furono assassinati. Anche tanti altri membri della famiglia.[70]

Provincia di Prato[modifica | modifica wikitesto]

Prato[modifica | modifica wikitesto]

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
Stolperstein für Edo Settimo Abati (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
7.3.1944

EDO SETTIMO ABATI
NATO 1926
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 2.5.1944
EBENSEE
Piazza San Marco Edo Settimo Abati nacque il 14 febbraio 1926 a Prato. Lavorava come apprendista. Il 7 marzo 1944 venne arrestato in piazza San Marco dalla Guardia Nazionale Repubblicana in seguito allo sciopero generale che aveva attraversato l'Italia occupatain quei giorni. Fu portata nella sede delle GNR al Castello dell'Imperatore, dove incontrò il fratello Renato Abati (vedi sotto), prelevato lo stesso giorno nella piazza del Collegio. La stessa sera fu trasferito, insieme al fratello e agli altri uomini fermati, alle Scuole Leopoldine di Firenze, il centro di raccolta per tutti gli arrestati nella provincia. Al 8 marzo, insieme colla maggior parte dei prigionieri catturati dopo lo sciopero, fu deportato dalla Stazione di Firenze Santa Maria Novella nel campo di concentramento di Mauthausen. Arrivò l'11 marzo 1944 e venne classificato con la categoria Schutzhäftling, prigioniero in "custodia cautelare". Ricevò il numero di matricola 56.887. Il 25 marzo venne trasferito nel sottocampo di Ebensee, dove morì il 2 maggio 1944. Aveva solo 18 anni.[71]
Stolperstein für Renato Abati (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
7.3.1944

RENATO ABATI
NATO 1914
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 15.9.1944
CASTELLO HARTHEIM
Piazza S. Francesco
(presso la fontana)
Renato Abati è nato il 6 febbraio 1882 a Prato. Era un tessitore impiegato presso il lanificio Lucchesi in via Corradori. In oltre lavorava come pasticcere. Nel marzo 1944 partecipò allo sciopero generale. Era un socialista con forti convinzioni. Venne arrestato il 7 marzo 1944 dalla Guardia Nazionale Repubblicana (GNR). L'arresto accade nell'ambito di una retata con l'intenzione di sopprimere le proteste. Fu detenuto prima alla sede della GNR al Castello dell'Imperatore e più tardi nelle Scuole Leopoldine di Firenze. Al 8 marzo, insieme colla maggior parte dei prigionieri catturati dopo lo sciopero, fu deportato dalla Stazione di Firenze Santa Maria Novella nel campo di concentramento di Mauthausen. Arrivò l'11 marzo 1944 e venne classificato con la categoria Schutzhäftling, prigioniero in "custodia cautelare". Dichiarò di essere tessitore e ricevò il numero di matricola 56.886. Il 25 marzo venne trasferito nel sottocampo di Ebensee. Lì, il 2 maggio 1944 morì il fratello Edo Settimo Abati, diciottenne, socialista anche lui (vedi sopra). I due fratelli si sono incontrati al Castello dell'Imperatore, al giorno del loro arresto, ed hanno fatto lo stesso percorso. Non si sa se Renato Abati poteva star accanto al fratello morente, perché lui stesso era in pessime condizione e fu riportato al campo medico di Mauthausen. Nel KZ, perdendo la capacità di lavorare aveva lo stesso status di una condanna a morte. Fu trasferito al centro di eutanasia del castello di Hartheim e fu assassinato il 15 settembre 1944.[72]
Stolperstein für Gino Bartoletti (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
7.3.1944

GINO BARTOLETTI
NATO 1901
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 3.6.1944
EBENSEE
Porta al Mercatale Gino Bartoletti nacque a Prato il 3 novembre 1901. Nel 1944 abitava nella frazione della Castellina con sua moglie e quattro figli. Lavorava come magazziniere presso la ditta Chiostri, in via Marco Roncioni. La sera del 7 marzo 1944 venne fermato ad un posto di blocco vicino Porta Mercatale dalla Guardia Nazionale Repubblicana (GNR). L'arresto fu notato da uno dei suoi figli, che chiese al padre di tornare a casa con lui. Il ragazzino fu allontanato da un milite fascista che assicurò che il prigioniero non tornerà mai più alla propria abitazione. Gino Bartoletti fu internato prima alla Fortezza di Prato, la sede della GNR, e poi alle Scuole Leopoldine di Firenze. Fu deportato da Firenze al campo di concentramento di Mauthausen l’8 marzo 1944. Il treno giungeva la destinazione l’11 marzo 1944. Lì riceveva il numero di matricola 56.931, dichiarò di essere un tessitore e fu classificato nella categoria Schutzhäftling (prigioniero in "custodia cautelare"). Fu trasferito al sottocampo di Ebensee il 25 marzo 1944. Lì morì a causa del lavoro forzato, a causa della malnutrizione e delle condizioni igieniche al 3 giugno 1944, dopo soli tre mesi di prigionia. Aveva 42 anni.[73]
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QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

GINO BARTOLINI
NATO 1912
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 5.6.1944
EBENSEE
Via Galcianese, 20 Gino Bartolini nacque il 19 ottobre 1902 a Prato, nella frazione di Iolo. Divenne operaio presso il carbonizzo Corsi, in via del Castagno. Era sposato. Non prendeva parte allo sciopero generale del marzo 1944 organizzato dalle forze antifasciste perché non era mai stato attratto dalla politica. La mattina dell’8 marzo 1944 andava a ritirare il libretto di lavoro, perché la ditta nella quale era impiegato stava per chiudere. Quel giorno era da poco uscito dall’ospedale. La sua condizione fisica era precaria. Nonostante la debolezza e il disinteresse politico fu arrestato dalla Guardia Nazionale Repubblicana, che lo trattennero nella località il Pino. Una vicina divenne testimone dell'arresto e corre a casa sua per informare sua moglie, la quale si recò immediatamente in Fortezza e poi alla stazione di Firenze. La moglie faceva tanti tentativi di far liberare il marito o perlomeno di parlarlo. Tutto invano, fu allontanata da un milite fascista minacciandola con sua mitra. Gino Bartoletti fu deportato nella stessa notte da Firenze al campo di concentramento di Mauthausen. Non rivedeva più sua moglie. Arrivò l’11 marzo 1944 e riceveva il numero di matricola 56.933. Fu classificato nella categoria Schutzhäftling (prigioniero in "custodia cautelare") e dichiarò la sua professione, operaio tessile. Il 25 marzo 1944 fu trasferito al sottocampo di Ebensee. Lì morì dopo soli tre mesi di prigionia il 5 giugno 1944, all’età di 31 anni.[73]
Stolperstein für Mario Belgrado (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
16.12.1943

MARIO BELGRADO
NATO 1891
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO
Via Ricasoli Mario Belgrado era il figlio di Saul Belgrado e di Cesarina Calò. Nacque il 10 marzo 1905 a Firenze. Nel 1931 si era trasferito a Prato, dove lavorava come orologiaio in via Ricasoli. In seguito delle leggi razziali fasciste del 1938 e alle crescenti persecuzioni dopo l'occupazione militare tedesca dell'Italia si nascondeva presso il laboratorio orafo nel quale era impiegato. Continuava a lavorare nel suo nascondiglio però questa precauzione non era sufficiente. Nel novembre o dicembre 1943 venne arrestato ed inviato al campo di Bagno a Ripoli. Venne successivamente trasferito nel carcere di San Vittore a Milano. Venne deportato nel campo di sterminio di Auschwitz con il convoglio no. 6 partendo al 30 gennaio 1944 da Milano. Arrivò ad Auschwitz al 6 febbraio 1944. Non è sopravvissuto alla Shoah.[74][75][76]

Fosse probabilmente l'unico ebreo di Prato.

Stolperstein für Leonello Betti (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

LEONELLO BETTI
NATO 1908
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 22.4.1945
EBENSEE
Piazza del Duomo Leonello Betti nacque a Barberino di Mugello il 24 ottobre 1908. Trovava impiego presso la ditta tessile Parenti a Prato. Prima della nascita della Repubblica Sociale Italiana era stato responsabile locale nei gruppi balilla, però non si aderisce alla RSI. Forse per questo fu arrestato in piazza del Duomo dai suoi ex camerati il’8 marzo 1944 quando si stava recando alla sua ditta per sapere se dopo il bombardamento del giorno precedente l’attività era ripresa. La famiglia non riuscì di farlo rilasciare e fu tradotto alla Fortezza e poi alle Scuole Leopoldine di Firenze. Si è profondamente pentito della sua precedente attitudine nel discorso con i suoi compagni di sventura. Nella stessa notte fu deportato da Firenze nel campo di concentramento di Mauthausen. Lì arrivò l’11 marzo 1944, fu classificato con la categoria Schutzhäftling e ricevò il numero di matricola 56.961. Dichiarò di essere un tessitore. Fu sfruttato come manovale, trasferito al sottocampo di Gusen e successivamente a quello di Ebensee. Lì morì alle soglie della liberazione, al 22 aprile 1945.[77]
Stolperstein für Diego Biagini (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
7.3.1944

DIEGO BIAGINI
NATO 1894
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 8.4.1944
Piazza S. Francesco
(presso la fontana)
Diego Biagini nacque il 19 aprile 1894 a Prato. Sposava una moglie di nome Natalia. La coppia aveva quattro figli. Era caporeparto nella tessitura di Ettore Lucchesi. All'inizio dell'anno 1944 fuggiva con la sua famiglia a Calenzano perché i continui bombardamenti colpivano Prato quasi ogni giorno. Essendo un convinto antifascista partecipava allo sciopero generale dei primi di marzo del 1944. Fu catturato in piazza San Francesco la sera del 7 marzo 1944. Diego Biagini fu portato prima al Castello dell'Imperatore, poi alle Scuole Leopoldine di Firenze. I suoi familiari lo cercarono in tutta la città non avendo notizia della sua sorte. Nella stessa notte un violento bombardamento distrugeva la casa della famiglia. Al'8 marzo 1944 fu deportato nel campo di concentramento di Mauthausen, dove arrivò dopo tre giorni di passaggio in carro bestiame. Il suo numero di matricola era 56.962, fu classificato Schutzhäftling (deportato per motivi di sicurezza) e si dichiarò meccanico tessile. Fu trasferito al campo medico di Mauthausen, dove morì l'8 aprile 1944. Era il primo del gruppo partito da Prato a morire nel campo del concentramento, il secondo dopo Gino Gelli che fu esecuto durante il passagio verso l'Austria.

Dopo due mesi, al 13 giugno 1944, la moglie ricevette una lettera della Polizia di sicurezza di Firenze: "Sono assai spiacente dovervi comunicare, che il Vostro marito, Diego Biagini [...] è morto sul posto di lavoro l'8 aprile 1944 a causa di una incursione nemica. Questa lettera vale come certificato di morte presso le autorità italiane." La sua famiglia era l'unica a Prato a ricevere una lettera ufficiale da parte delle naziste - però basata su una menzogna: al 8 aprile 1944 non c'erano incursioni nemiche a Mauthausen. La conclusione del Museo della deportazione: "se la data fu effettivamente quella indicata, l'uomo [...] fu deliberatamente ucciso."[78]

Stolperstein für Duilio Boretti (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

DUILIO BORETTI
NATO 1916
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 13.2.1945
EBENSEE
Via Galcianese, 20 Duilio Boretti nacque il 25 ottobre 1916 a Prato. Nel 1943 era militare di leva. Dopo l’armistizio dell'8 settembre 1943 tornava a casa e tentava di rifarsi una vita. A causa della crisi economica non riuscì a riprendere il suo lavoro di cenciaiolo. Era disoccupato, quindi non poteva partecipare allo sciopero generale. Fu arrestato comunque la mattina del 7 marzo 1944 quando tornava da una visita ai suoi genitori nella frazione di San Giusto. Fu condotto alla Fortezza di Prato e poi alle Scuole Leopoldine di Firenze. Il giorno dopo fu rinchiuso assieme ai suoi compagni nei vagoni piombati alla stazione di Santa Maria Novella e deportato al campo di concentramento di Mauthausen. Il treno raggiungeva la destinazione al’11 marzo 1944. Fu classificato con la categoria Schutzhäftling (custodia cautelare), otteneva il numero di matricola 56.982 e si dichiarò tessitore. Fu sfruttato come manovale e venne trasferito al sottocampo di Ebensee il 25 marzo 1944: Lì fu assassinato il 13 febbraio 1945. Aveva 28 anni.[73]

Fu sepolto nel KZ-Friedhof Ebensee, il cimitero del Lager.[79]

Stolperstein für Noris Bresci (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
7.3.1944

NORIS BRESCI
NATO 1902
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 19.1.1945
EBENSEE
Piazza San Francesco Norisse Giuseppe Antonio Bresci nacque il 15 giugno 1902 a Prato. Nel 1944 era operaio tessile presso il lanificio Lucchesi. Dopo lo sciopero generale tornava in servizio la mattina dell’8 marzo 1944. Allo stesso giorno fu arrestato dalla Guardia Nazionale Repubblicana nel stabilimento insieme ad altri dipendenti. Alcuni industriali pratesi collaboravano attivamente con la milizia fascista, che aveva l'ordine di aumentare il numero di uomini da deportare per punire le proteste degli operai italiani. Volevano sfruttarne al contempo la manodopera. Noris Bresci fu portato a Firenze e nella stessa notte fu deportato nel campo di concentramento di Mauthausen. Il terne raggiungevala destinazione l’11 marzo 1944. Lì fu classificato nella categoria Schutzhäftling (custodia cautelare) e ricevevo il numero di matricola 56.987. Di dichiarò tessitore, ma fu sfruttato come manovale. Fu trasferito al sottocampo di Ebensee il 25 marzo 1944. Lì morì il 19 gennaio 1945 all’età di 42 anni.[73]
Stolperstein für Ruggero Bruschi (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
7.3.1944

RUGGERO BRUSCHI
NATO 1896
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 6.5.1944
EBENSEE
Piazza del Duomo Ruggero Bruschi nacque il 29 settembre 1896 a Cantagallo, una comune piccola nella Val di Bisenzio. Era capo filatore presso la ditta Berretti, situata nel centro laniero in via Paolo dell’Abbaco. Abitava con sua famiglia in via Rubieri e non partecipava allo sciopero generale nei primi del marzo 1944. Tuttavia, fu arrestato la sera del 7 marzo vicino Porta al Serraglio da un gruppo di fascisti. La moglie e la figlia sentivano del suo arresto solo il giorno successivo. Marciavono a piedi fino a Firenze per effettuare il suo rilascio. Purtroppo, potevano soltanto vederlo salire su una camionetta che lo portava alla stazione, per essere deportato nel campo di concentramento di Mauthausen. Lì arrivò l’11 marzo 1944. Fu classificato nella categoria Schutzhäftling, di professione tessitore, e riceveva il numero di matricola 56.992. Dopo due settimane, al 25 marzo 1944 fu trasferito al sottocampo di Ebensee. La moglie non riusciva a saperne più niente di lui. Ruggero Bruschi morì ad Ebensee il 6 maggio 1944.[73]
Stolperstein für Umberto Caiani (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

UMBERTO CAIANI
NATO 1893
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 25.5.1944
EBENSEE
Piazza del Duomo Umberto Caiani nacque a Poggio a Caiano il 7 settembre 1892. Aveva una sorella invalida. Lavorava come follatore presso l’azienda di Orlando Franchi e abitava in via Ciliani. Molto probabilmente non partecipava allo sciopero generale perché non si occupava mai attivamente di politica. La mattina dell'8 marzo 1944 andava in bicicletta a riscuotere la pensione della sorella. Fu fermato dalla Guardia Nazionale Repubblicana alla Piazza del Comune ed arrestato. Fu portato al Castello dell'Imperatore di Prato, poi alle Scuole Lepoldine di Firenze. Mentre era agli arresti, un conoscente riusciva di avvertire la famiglia. Immediatamente, i suoi cercarono l'aiuto di un fascista di loro conoscenza. Tentavano il tutto per tutto e farlo rilasciare. L'intervento fu rapido, ma fu inutile: Riuscivano soltanto a recuperare la bicicletta. L'8 marzo 1944, Umberto Caiani fu deportato al campo di concentramento di Mauthausen. Arrivò lì l'11 marzo 1944 e venne classificato con la categoria Schutzhäftling, prigioniero in "custodia cautelare". Ricevò il numero di matricola 57.000 e dichiarò la sua professione, tessitore. Fu trasferito al sottocampo di Ebensee il 25 marzo 1944. È stato assassinato il 25 maggio 1944.[73]

Fu sepolto nel KZ-Friedhof Ebensee, il cimitero del Lager.[80]

Stolperstein für Giuseppe Calamai (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
7.3.1944

GIUSEPPE CALAMAI
NATO 1918
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 10.10.1944
CASTELLO HARTHEIM
Piazza delle Carceri, 20
(all'angolo Via Benedetto Cairoli)
Giuseppe Calamai nacque a Prato il 2 aprile 1918. Suo padre era Emilio Calamai. Il cognome della madre era Vieri. Lavorava come capofabbrica in un'azienda tessile pratese. Probabilmente non partecipava allo sciopero generale del 4 marzo 1944, non essendo attratto dalla politica. Aveva otto fratelli e sorelle, tra di loro:
Giulio Calamai, nato a Prato il 9 marzo 1920, aveva fatto la 3^ elementare e era diventato un calzolaio. Era militare ed era tornato a casa dopo l'armistizio di Cassibile dell'8 settembre 1943. Era disoccupato dopo di che e si arrangiava con lavori saltuari. I due fratelli abitavano in via Santa Chiara, insieme alla famiglia. Il 7 marzo 1944, Giuseppe Calamai fu fermato in piazza delle Carceri da militi della Guardia Nazionale Repubblicana nell’ambito di una retata. Non si preoccupò perché era convinto che sarebbe stato rilasciato fra poco. L'arresto fu osservato dal fratello, che stava tornando a casa dal rifugio antiaereo nel convitto Cicognini. Lo stesso giorno un bombardamento aveva colpito il centro laniero di Prato. Giulio voleva seguire il fratello e all'improvviso fu arrestato anche lui. Entrambi furono detenuti prima al Castello dell'Imperatore di Prato, poi alle Scuole Lepoldine di Firenze. Il giorno successivo, l'8 marzo 1944, entrambi furono caricati su carri piombati alla stazione di Santa Maria Novella e deportati nel campo di concentramento di Mauthausen. Lì arrivarono l'11 marzo 1944, vennero classificati con la categoria Schutzhäftling (custodia cautelare) e ricevevano i numeri di matricola 57.001 e 57.002. Il mestiere dichiarato da Giuseppe era tessitore, quello di Giulio calzolaio e disoccupato. I due fratelli furono trasferiti al sottocampo di Ebensee il 25 marzo 1944, dove potevano star insieme per circa tre mesi, aiutandosi a vicenda nelle avversità. Giuseppe Calamai si ammalò gravemente e fu trasferito al campo medico di Mauthausen. Il 10 ottobre 1944 fu assassinato al centro di eutanasia di Hartheim. Aveva 26 anni.[73]

Giulio riusciva a sopravvivere il regime nazista. Fu liberato il 6 maggio 1945 dalle truppe americane, che erano i primi alleati ad arrivare al campo di Ebensee. Ritornando a casa doveva scoprire che il padre era morto durante un bombardamento.[81]

Stolperstein für Antonio Cecchi (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
7.3.1944

ANTONIO CECCHI
NATO 1905
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 5.4.1945
Piazza delle Carceri, 20
(all'angolo Via Benedetto Cairoli)
Antonio Cecchi nacque a Prato il 17 giugno 1905. Sua famiglia abitava nella frazione di Tobbiana. Era un operaio tessile presso il lanificio Pecci, addetto alla classificazione degli stracci. Era molto interessato alle questioni politiche, si unì al movimento comunista e sosteneva attivamente il Soccorso rosso. I fascisti pratesi conoscevano bene la sua resistenza contro il regime e lo arrestavano per la prima nel 1941. Gli stessi uomini tornarono di sorpresa nella notte del 6 marzo 1944 a casa sua per arrestarlo di nuovo. Al 8 marzo, insieme colla maggior parte dei prigionieri catturati dopo lo sciopero, fu deportato nel campo di concentramento di Mauthausen. Arrivò l'11 marzo 1944 e venne classificato con la categoria Schutzhäftling, prigioniero in "custodia cautelare". Ricevò il numero di matricola 57.039. Il 25 marzo 1944 venne trasferito nel sottocampo di Ebensee e nel 17 febbraio 1945 al sottocampo di Gusen. Le sue condizioni fisiche peggiorarono rapidamente e il 13 marzo fu portato al campo medico di Mauthausen, dove morì il 5 aprile 1945.[73]
Stolperstein für Ancieto Ciabatti (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

ANICETO CIABATTI
NATO 1889
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 4.10.1944
CASTELLO DI HARTHEIM
Piazza Macelli Aniceto Ciabatti nacque il 23 maggio 1889 a Mazzone, piccola frazione di Prato. Era sposato ed era il padre di Maggiorano Ciabatti, nato nel 1927 (vedi sotto). Lavorava come tintore tessile a Prato e abitava a Mezzana, nella periferia est della città. Al 8 marzo 1944, padre e figlio furono arrestati entrambi nella fabbrica tessile. Insieme colla maggior parte dei prigionieri catturati dopo lo sciopero, furono deportati dalla Stazione di Firenze Santa Maria Novella nel campo di concentramento di Mauthausen. Arrivarono l'11 marzo 1944 e venivano classificati con la categoria Schutzhäftling, prigioniero in "custodia cautelare". Ricevevano i numeri prigioniero 57050 (per il padre) e 57051 (per il figlio). Furono trasferiti al sottocampo Ebensee il 25 marzo 1944. Il destino dei Ciabatti era molto simile a quello di Giovanni e Francesco Mazzocchi, anche coloro un padre e un figlio di Prato, entrambi assassinati ad Ebensee. Altre coppie padre-figlio toscane erano Gene e Giuseppe Larini, entrambi calzolai della Limite sull'Arno, entrambi assassinati, così come Giuseppe e Nedo Nencioni, entrambi della Spezia. In quest'ultimo caso, il padre fu assassinato, ma il figlio poteva sopravvivere. Roberto Castellani, un superstite di Mauthausen e presidente dell'ANED Prato (Associazione nazionale ex-deportati politici nei campi nazisti), raccontò di padre e figlio Ciabatti hanno sofferto particolarmente. Il padre voleva sempre dare al figlio qualcosa dalle sue povere razioni di cibo e viceversa. Gia dopo due mesi, al 5 giugno 1944, entrambi erano molto malati e deboli. Furono trasferiti a Mauthausen, nel campo per coloro che non potevano più lavorare. Aniceto Ciabatti fu assassinato nell'anno della sua deportazione, al 4 ottobre 1944 al centro di eutanasia del castello di Hartheim in una camera a gas.[73][82]

Sei giorni dopo, anche Maggiorano Ciabatti fu assassinato nello stesso luogo.[73]

Stolperstein für Maggiorano Ciabatti (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

MAGGIORANO
CIABATTI
NATO 1927
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 10.10.1944
CASTELLO DI HARTHEIM
Piazza Macelli Maggiorano Ciabatti nacque a Mazzone, piccola frazione di Prato, il 1 maggio 1927. Era il figlio di Aniceto Ciabatti, un tintore tessile presso una succursale del lanificio Lucchesi (vedi sopra). La famiglia abitava a Mezzana, nella periferia est di Prato. Anche Maggiorano cominciava di lavorare in tintoria. Al 8 marzo 1944, padre e figlio furono arrestati entrambi nella fabbrica tessile. Insieme colla maggior parte dei prigionieri catturati dopo lo sciopero, furono deportati dalla Stazione di Firenze Santa Maria Novella nel campo di concentramento di Mauthausen. Arrivarono l'11 marzo 1944 e venivano classificati con la categoria Schutzhäftling, prigioniero in "custodia cautelare". Ricevevano i numeri prigioniero 57050 (per il padre) e 57051 (per il figlio). Furono trasferiti al sottocampo Ebensee il 25 marzo 1944. Roberto Castellani, un superstite di Mauthausen e presidente dell'ANED Prato, raccontò di padre e figlio Ciabatti hanno sofferto particolarmente. Il padre voleva sempre dare al figlio qualcosa dalle sue povere razioni di cibo e viceversa. Gia dopo due mesi, al 5 giugno 1944, entrambi erano molto malati e deboli. Furono trasferiti a Mauthausen, nel campo sanitario. Nell'ottobre del 1944, entrambi furono assassinati nella camera a gas del Castello di Hartheim, originariamente costruito per l'omicidio dei disabili. Maggiorano Ciabatti morì il 10 ottobre 1944.[73][82]
Stolperstein für Severino Faggi (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

SEVERINO FAGGI
NATO 1894
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 24.5.1944
EBENSEE
Prato
Piazza Macelli
Severino Faggi nacque a Cafaggio, una frazione di Prato, il 16 febbraio 1894. Era tessitore presso il lanificio Lucchesi. Era sposato e aveva almeno una figlia, Isora. Partecipò allo sciopero generale del marzo 1944. Era stato informato che se non fosse rientrato nella ditta i fascisti sarebbero andati a prenderlo a casa. Per evitare un possibile arresto, martedì 7 marzo 1944 decise di tornare in fabbrica il giorno dopo. Inconsapevole del suo destino, l’8 marzo 1944 fu arrestato insieme a molti colleghi che avevano partecipato allo sciopero generale. Vennero caricati su di un pullman e condotti al Castello dell'Imperatore di Prato. Gli operai arrestati furono successivamente portati alle Scuole Leopoldine di Firenze per essere poi deportati dalla stazione di Santa Maria Novella al campo di concentramento di Mauthausen. Durante il trasporto Severino Faggi riuscì a gettare dal treno un biglietto per la sua famiglia. In poche righe informò la figlia Isora, che stava andando a lavorare in Germania. Arrivò a Mauthausen l'11 marzo 1944 e fu classificato nella categoria Schutzhäftling (prigioniero in custodia cautelare). Ricevette il numero di matricola 57.105 e dichiarò la professione di tessitore. Fu trasferito al sottocampo di Ebensee il 25 marzo 1944. Lì morì dopo soli due mesi il 24 maggio 1944.[73]
Stolperstein für Mario Fagotti (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
7.3.1944

MARIO FAGOTTI
NATO 1908
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 3.11.1944
EBENSEE
Piazza delle Carceri Mario Fagotti
Stolperstein für Umberto Frilli (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

UMBERTO FRILLI
NATO 1900
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
MORTO 12.5.1945
PER LE CONSEGUENZE
Piazza Macelli Umberto Frilli
Stolperstein für Otello Gabuzzini (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

OTELLO GABUZZINI
NATO 1895
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 15.3.1945
EBENSEE
Piazza Macelli Otello Gabuzzini
Stolperstein für Armando Gattai (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

ARMANDO GATTAI
NATO 1909
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 19.1.1945
EBENSEE
Piazza del Duomo Armando Gattai
Stolperstein für Cesare Giachetti (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

CESARE GIACHETTI
NATO 1903
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 8.5.1944
EBENSEE
Piazza Macelli Cesare Giachetti
Stolperstein für Adelindo Giorgett (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

ADELINDO GIORGETT
NATO 1884
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 11.3.1944
Via Puccetti, 1-3 Adelindo Giorgett
Stolperstein für Giulio Gliori (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

GIULIO GLIORI
NATO 1920
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 16.4.1945
EBENSEE
Piazza San Marco Giulio Gliori
Stolperstein für Gonfiantino Gonfiantini (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

GONFIANTINO
GONFIANTINI
NATO 1892
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 15.5.1944
EBENSEE
Via Puccetti, 1-3 Gonfiantino Gonfiantini
Stolperstein für Giovanni Guidotti (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

GIOVANNI GUIDOTTI
NATO 1921
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 29.3.1945
EBENSEE
Piazza San Francesco Giovanni Guidotti
Stolperstein für Arturo Lassi (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

ARTURO LASSI
NATO 1900
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 9.5.1944
EBENSEE
Via Galcianese, 20 Arturo Lassi
Stolperstein für Attilio Lombardi (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
7.3.1944

ATTILIO LOMBARDI
NATO 1907
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 19.4.1945
Piazza delle Carceri, 20
(all'angolo Via Benedetto Cairoli)
Attilio Lombardi
Stolperstein für Ezio Maranghi (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

EZIO MARANGHI
NATO 1926
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 6.5.1945
EBENSEE
Piazza San Francesco Ezio Maranghi
Stolperstein für Umberto Mascii (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

UMBERTO MASCII
NATO 1891
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 23.4.1944
EBENSEE
Piazza Macelli Umberto Mascii
Stolperstein für Spartaco Mencagli (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

SPARTACO MENCAGLI
NATO 1924
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 20.5.1944
EBENSEE
Piazza San Francesco Spartaco Mencagli
Stolperstein für Ferdinando Micheloni (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

FERNANDINO
MICHELONI
NATO 1883
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 17.4.1944
EBENSEE
Via Puccetti, 1-3 Ferdinando Micheloni
Stolperstein für Guido Moscardi (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
7.3.1944

GUIDO MOSCARDI
NATO 1907
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 1.5.1944
EBENSEE
Porta al Mercatale Guido Moscardi
Stolperstein für Porsenna Nannicini (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

PORSENNA NANNICINI
NATO 1904
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 18.6.1944
EBENSEE
Piazza delle Carceri Porsennao Nannicini
Stolperstein für Nello Petri (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

NELLO PETRI
NATO 1902
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 25.4.1944
EBENSEE
Piazza Macelli Nello Petri
Stolperstein für Mario Pini (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
7.3.1944

MARIO PINI
NATO 1921
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 19.2.1945
EBENSEE
Piazza del Duomo Mario Pini
Stolperstein für Renzo Ponzecchi (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

RENZO PONZECCHI
NATO 1919
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 30.9.1944
EBENSEE
Via Galcianese, 20 Renzo Ponzecchi[83]
Stolperstein für Palmiro Risaliti (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

PALMIRO RISALITI
NATO 1891
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 12.3.1945
Via Puccetti, 1-3 Palmiro Risaliti nacque a Prato il 20 marzo 1891. Fu arrestato la mattina dell’8 marzo 1944 nella rifinizione Campolmi dai carabinieri che si erano introdotti nella fabbrica. Venne condotto alla Fortezza e successivamente inviato a Firenze, insieme a tutti gli altri rastrellati, prima alle Scuole Leopoldine e poi alla stazione di Santa Maria Novella. Fu deportato al campo di concentramento di Mauthausen da Firenze nella stessa notte. Arrivò a Mauthausen l’11 marzo 1944, ricevette il numero di matricola 57.372 e fu classificato con la categoria Schutzhäftling (in custodia cautelare). Nonostante fosse un esperto nella colorazione dei tessuti, fu sfruttato come manovale fino alla sua morte. Il 25 marzo 1944 venne trasferito al sottocampo di Ebensee. Lì morì il 12 marzo 1945, neanche due mesi prima della liberazione del campo.[84]
Stolperstein für Rolando Senatori (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

ROLANDO SENATORI
NATO 1920
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 13.4.1945
EBENSEE
Via Galcianese, 20 Rolando Senatori nacque a Prato il 17 agosto 1920. Era un commerciante, lavorava in proprio e abitava in piazza Mercatale. Era sposato. Nel 1944 fu sfollato nella frazione di San Giusto. L’8 marzo 1944 voleva controllare se i bombardamenti avevano provocato dei danni alla sua abitazione. Nonostante non avesse partecipato allo sciopero generale, fu fermato dalla Guardia Nazionale Repubblicana in località il Pino ed arrestato. La moglie riuscì ad incontrarlo poco prima del suo trasferimento alla Fortezza. La donna disperata informò il socio in affari di Senatori, un influente squadrista. L’uomo però si dichiarò troppo occupato e si decise ad interessarsene solo quando non c'era ormai più niente da fare, quando Rolando Senatori era già nel boxcar verso il campo di concentramento di Mauthausen, deportato da Firenze nella stessa notte. Arrivò a Mauthausen l’11 marzo 1944, riceveva il numero di matricola 57.403 e fu classificato con la categoria Schutzhäftling (in custodia cautelare). Si dichiarò tessitore e fu sfruttato come manovale fino alla sua morte. Il 25 marzo 1944 venne trasferito al sottocampo di Ebensee. Lì morì il 13 aprile 1945 all’età di 24 anni, pochi giorni prima della liberazione.[85]

Secondo l'Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell'Età contemporanea fu partigiano dal febbraio 1944, unito alla Brigata di Lanciotto Ballerini.[86]

Stolperstein für Gino Vannucchi (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
8.3.1944

GINO VANNUCCHI
NATO 1891
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 10.6.1944
EBENSEE
Piazza Macelli Gino Vannucchi nacque il 20 aprile 1891 a Prato. Lavorava nella tintoria del lanificio Lucchesi che si trovava in piazza dei Macelli. La sede principale della ditta era invece in via Corradori. L'8 marzo 1944 gli fu ordinato di riscuotere il suo stipendio settimanale in via Corradori. Lì, insieme a molti colleghi, fu catturato dai militi della Guardia Nazionale Repubblicana. Furono portati prima al Castello dell'Imperatore e poi alle Scuole Leopoldine di Firenze. Seguiva la deportazione al campo di concentramento di Mauthausen dove arrivò l'11 marzo 1944. Venne classificato con la categoria Schutzhäftling, prigioniero in "custodia cautelare" e ricevette il numero di matricola 57.456. Il 25 marzo 1944 fu trasferito al sottocampo di Ebensee, dove fu destinato ai lavori forzati. Il 6 giugno venne portato al campo sanitario di Mauthausen dove morì il 10 giugno 1944.[87]
Stolperstein für Valesco Vannucchi (Prato).jpg
QUI FU ARRESTATO
7.3.1944

VALESCO VANNUCCHI
NATO 1927
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 25.3.1945
GUSEN
Piazza San Francesco Valesco Vannucchi nacque a Prato l'11 novembre 1927. Lavorava come cardatore nella filatura Gelli in via Roma. La sera del 7 marzo 1944 venne arrestato in piazza San Francesco dalla Guardia Nazionale Repubblicana anche se aveva solo 16 anni. Fu portato nella sede delle GNR al Castello dell'Imperatore. L'8 marzo fu trasferito alle Scuole Leopoldine di Firenze, il centro di raccolta per tutti gli arrestati nella provincia, e di la fu portato alla Stazione di Firenze Santa Maria Novella. Venne deportato con un treno merci al campo di concentramento di Mauthausen. Arrivò l'11 marzo 1944 e venne classificato con la categoria Schutzhäftling, prigioniero in "custodia cautelare". Ricevette il numero di matricola 57.458. Il 18 marzo 1944 venne trasferito nel sottocampo di Gusen, dove fu sfruttato come metalmeccanico fino allo sfinimento. Morì il 25 marzo 1945. Aveva solo 17 anni, era uno dei più giovani deportati a Mauthausen.[88]

Provincia di Siena[modifica | modifica wikitesto]

Siena[modifica | modifica wikitesto]

Le pietre d'inciampo a Siena sono state collocate l'8 gennaio 2015 alle ore 15 alla presenza del sindaco e dei rappresentanti delle autorità cittadine. I responsabili per il progetto erano Adachiara Zevi e Mauro Galeazzi.[89]

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
Stolperstein für Giacomo Augusto Hasda (Siena).jpg
QUI FU ARRESTATO
IL 6.11.1943

GIACOMO AUGUSTO
HASDÁ
JG. 1869
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 14.11.1943
Via Fiorentina, 87 Giacomo Augusto Hasdá (חסדא, יעקב בן רפאל) era il figlio di Raffaello Hasdà e di Allegra Corcos. Nacque a Livorno l'8 agosto 1869. Coniugato con Ermelinda Bella Segre (vedi sotto). Consegue la Semikhà con il titolo di “Chakham” nel 1909 al Collegio Rabbinico di Livorno. È stato vice-rabbino di Torino e rabbino di Cuneo nel 1907. Nell'ottobre dello stesso anno divenne il Rabbino di Pisa e vi rimase fino al 1943. Hasdá e sua moglie furono arrestati il 5 novembre 1943 a Siena loc. Stellino. L'anziana coppia è stata detenuta nel carcere di Pisa, deportata nel campo di sterminio di Auschwitz e assassinata immediatamente dopo l'arrivo l'11 novembre 1943.[90][91]

Passarono solo sei giorni tra l'arresto e la morte.

Stolperstein für Ermelinde Bella Segre (Siena).jpg
QUI FU ARRESTATA
IL 6.11.1943

ERMELINDA BELLA
SEGRE
JG. 1875
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 14.11.1943
Via Fiorentina, 87 Ermelinde Bella Segre era la figlia di Cesare Segre e di Elisa Coen-Sacerdoti. Nacque a Trino il 20 dicembre 1875. Coniugata con Giacomo Augusto Hasdá, il Rabbino di Pisa (vedi sopra). L'anziana coppia fu arrestata il 5 novembre 1943 a Siena loc. Stellino, detenuta nel carcere di Pisa, deportata nel campo di sterminio di Auschwitz e assassinata immediatamente dopo l'arrivo l'11 novembre 1943.[92]

Passarono solo sei giorni tra l'arresto e la morte.

Sinalunga[modifica | modifica wikitesto]

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
QUI ABITAVA
PESIA FAJGA LEWINTER
Via dei Nelli, 9 Pesia Fajga LeWinter, chiamata Francesca, era una signora ebrea nata il 4 giugno 1900 a Brzezina in Polonia. Era la figlia di Samuele DeWinter. Fu internata a partire dal 1941 insieme al marito David Zimet (nato il 25 aprile 1889) a Sinalunga. Il 7 febbraio 1943 nasce a Sinalunga Lucia, la figlia della coppia. Nello stesso anno, il 2 novembre del 1943, nella cittadina della Valdichiana, mori il marito di Pesia. La vedova fu prelevata alla fine di dicembre 1943 per essere avviata al campo provinciale di Siena. Il 28 le verrà comunicato il mandato di cattura.[93][94]

Dopo di che non si è più saputo nulla sulla sorte di Pesia Fajga LeWinter e della sua bambina.[95]

Date delle collocazioni[modifica | modifica wikitesto]

Le pietre d'inciampo in Toskana sono state collocate da Gunter Demnig personalmente alle date sequente:

  • 17 gennaio 2013: Livorno (Franca Baruch, Perla Beniacar, Enrico Menasci e Raffaello Menasci)[96]
  • 14 gennaio 2014: Livorno (Isacco Bayona, Frida Misul)
  • 15 e 16 gennaio 2014: Prato
  • 7 gennaio 2015: Siena[97]
  • 16 gennaio 2015: Livorno (Dina Bona Attal, Dino Bueno)
  • 13 gennaio 2017: Grosseto,[98] Livorno (Elio Levi Nissim, Ivo Rabà) e Pisa
  • 9 gennaio 2018: Campospillo
  • 10 gennaio 2018: Livorno (Matilde Beniacar), San Casciano in Val di Pesa
  • 17 gennaio 2019: Sinalunga
  • 18 gennaio 2019: Lucca

Le pietre d'inciampo di Livorno sono state ordinate ed organizzate della Comunità di Sant'Egidio e della Comunità Ebraica.[99]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Controradio (Firenze): Memoria, San Casciano: in Via Roma le prime pietre d’inciampo, 3 gennaio 2018
  2. ^ Il Gazzettino: Il ricordo degli ebrei deportati da San Casciano adesso è incastonato in via Roma, 11 gennaio 2018
  3. ^ CDEC Digital Library, consultati il 9 novembre 2018:
  4. ^ Il Gazzettino: Giorno della Memoria, la bambina ebrea salvata dalle suore dell'Impruneta, 27 gennaio 2018 (con un ritratto fotografico del piccolo Vittorio)
  5. ^ CDEC Digital Library: Sternfeld, Paolo, consultato il 9 novembre 2018
  6. ^ a b Cantieri della memoria: Albo Bellucci, consultato il 10 novembre 2018 (con un ritratto fotografico)
  7. ^ Grosseto contemporanea: Albo Bellucci: la morte di un antifascista grossetano nel lager di Mauthausen., consultato il 10 novembre 2018
  8. ^ Istituto storico della Resistenza in Toscana: Dettaglio partigiano: Bellucci Albo, consultato il 10 novembre 2018
  9. ^ Toscana Novecento: Arte “Inciampare” nel passato per capire il presente, consultato il 10 novembre 2018
  10. ^ Resistenza Toscana: Cippo a Bellucci e Scopetani, consultato il 10 novembre 2018
  11. ^ SIUSA Archivi di personalità: Meocci Antonio, consultato il 10 novembre 2018
  12. ^ Maremma Touring, Il racconto di un territorio : liberazione di Grossetto, consultato il 10 novembre 2018
  13. ^ a b Radio Maremma Rossa (per una memoria storica locale R/esistenziale): Italo Ragni, consultato il 9 novembre 2018
  14. ^ Cantieri della memoria: Giuseppe Scopetani, consultato il 9 novembre 2018 (con un ritratto fotografico)
  15. ^ Il Giunco (quotidianodella Maremma): Anche a Magliano il progetto ‘Pietre d’inciampo’ per ‘riportare a casa’ i deportati, 6 gennaio 2018
  16. ^ Il Giunco: Anche a Magliano il progetto ‘Pietre d’inciampo’ per ‘riportare a casa’ i deportati, 6 gennaio 2018
  17. ^ Radio Maremma Rossa (per una memoria storica locale R/esistenziale): 8 agosto, consultato il 9 novembre 2018
  18. ^ Radio Maremma Rossa: 26 novembre, consultato il 9 novembre 2018
  19. ^ Il Tirreno (Toscana): Anche in Toscana le pietre d’inciampo coi nomi dei deportati, 22 gennaio 2017
  20. ^ Comunità di Sant'Egidio (Livorno): Pietre d'inciampo: A Livorno la marcia della memoria della Shoah, 18 gennaio 2017
  21. ^ CDEC Digital Library: Baruch, Franca, su digital-library.cdec.it. URL consultato l'8 novembre 2017.
  22. ^ CDEC Digital Library: Baruch, Raffaello, su digital-library.cdec.it. URL consultato il 7 novembre 2017.
  23. ^ CDEC Digital Library: Nahoum, Camelia, su digital-library.cdec.it. URL consultato l'8 novembre 2017.
  24. ^ a b c d e f g h Michele Brancale, L'ora di Religione: Quattro pietre d’inciampo e una memoria viva, su blog.quotidiano.net. URL consultato l'8 novembre 2017.
  25. ^ CDEC Digital Library: Jacob, Diamante, su digital-library.cdec.it. URL consultato il 7 novembre 2018. (con un ritratto fotografico)
  26. ^ CDEC Digital Library: Bayona, Carlo. (con un ritratto fotografico)
  27. ^ CDEC Digital Library: Bayona, Lucia, su digital-library.cdec.it. URL consultato l'8 novembre 2018. (con un ritratto fotografico)
  28. ^ CDEC Digital Library: Bayona, Dora, su digital-library.cdec.it. URL consultato l'8 novembre 2018. (con un ritratto fotografico)
  29. ^ CDEC Digital Library: Bayona, Isacco, su digital-library.cdec.it. URL consultato l'8 novembre 2018.
  30. ^ moked/מוקד, il portale dell'ebraismo italiano: Isacco Bayona 1926-2013, 15 gennaio 2013
  31. ^ Comunità di Sant'Egidio: Memoria della deportazione degli ebrei di Livorno, 23 gennaio 2018, consultato 6 giugno 2018
  32. ^ CDEC Digital Library: Beniacar, Matilde, su digital-library.cdec.it. URL consultato l'8 novembre 2017.
  33. ^ CDEC Digital Library: Beniacar, Perla, su digital-library.cdec.it. URL consultato il 7 novembre 2017.
  34. ^ a b Fina a grave: Dina Attal Bueno, consultato il 7 novembre 2018
  35. ^ CDEC Digital Library: Attal, Dina Bona, su digital-library.cdec.it. URL consultato il 7 novembre 2017.
  36. ^ CDEC Digital Library: Attal, Davide, su digital-library.cdec.it. URL consultato il 7 novembre 2017.
  37. ^ CDEC Digital Library: Attal, Ada, su digital-library.cdec.it. URL consultato il 7 novembre 2017.
  38. ^ CDEC Digital Library: Attal, Benito, su digital-library.cdec.it. URL consultato il 7 novembre 2017.
  39. ^ CDEC Digital Library: Bueno, Dino, su digital-library.cdec.it. URL consultato il 7 novembre 2017.
  40. ^ CDEC Digital Library: Levi, Elio Nissim, su digital-library.cdec.it. URL consultato il 3 novembre 2018.
  41. ^ CDEC Digital Library: Levi, Abramo, su digital-library.cdec.it. URL consultato il 3 novembre 2018.
  42. ^ CDEC Digital Library: Elias, Mazaltov, su digital-library.cdec.it. URL consultato il 3 novembre 2018.
  43. ^ CDEC Digital Library: Levi, Heschielle Nissim, su digital-library.cdec.it. URL consultato il 3 novembre 2018.
  44. ^ I nomi della Shoah italiana: Enrico Menasci, consultato il 4 novembre 2018
  45. ^ CDEC Digital Library: Menasci, Enrico, su digital-library.cdec.it.
  46. ^ Sistema bibliotecario di Ateneo: Menasci Raffaello, ritratto fotografico con firma, consultato il 4 novembre 2018
  47. ^ I nomi della Shoah italiana: Raffaello Menasci, consultato il 4 novembre 2018
  48. ^ CDEC Digital Library: Menasci, Raffaello, su digital-library.cdec.it.
  49. ^ I nomi della Shoah italiana: Enrico Menasci, consultato il 4 novembre 2018
  50. ^ I nomi della Shoah italiana: Ernesta Menasci, consultato il 4 novembre 2018
  51. ^ CDEC Digital Library: Piperno, Gino, su digital-library.cdec.it.
  52. ^ CDEC Digital Library: Rabà, Ivo, su digital-library.cdec.it. URL consultato il 6 novembre 2018.
  53. ^ CDEC Digital Library: Rabà, Vasco, su digital-library.cdec.it. URL consultato il 6 novembre 2018.
  54. ^ a b Comune di Lucca: “Qui abitava Elia Simoni”: stamani a Sant'Anna è stata posizionata la prima pietra d'inciampo della città di Lucca, 18 gennaio 2019
  55. ^ Controradio: A Lucca la prima pietra d’inciampo in memoria di Elia Simoni, 18 gennaio 2019
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