Pietre d'inciampo in Friuli-Venezia Giulia

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Voce principale: Pietre d'inciampo in Italia.
Pietre d'inciampo a Gorizia

La lista delle pietre d'inciampo in Friuli-Venezia Giulia contiene l'elenco delle pietre d'inciampo (in tedesco Stolpersteine) poste in Friuli-Venezia Giulia. Esse commemorano le vittime friulane e giuliane della persecuzione del regime nazista nell'ambito di un'iniziativa dell'artista tedesco Gunter Demnig estesa a tutta l'Europa. Le prime pietre d'inciampo in questa regione sono state collocate il 20 gennaio 2016 a Gorizia.

Provincia di Gorizia[modifica | modifica wikitesto]

Cormons[modifica | modifica wikitesto]

Pietra d'inciampo Cenni biografici
Data di posa Luogo di posa Stolpersteine Incisione
21 gennaio 2017 Via San Giovanni, 12

45°57′50.65″N 13°28′08.85″E / 45.964069°N 13.469124°E45.964069; 13.469124 (Pietra d'inciampo per Giuseppe Pincherle)
QUI ABITAVA
GIUSEPPE
PINCHERLE
NATO 1879
ARRESTATO 1944
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 1944
Pincherle, Giuseppe Giuseppe Pincherle (???, 1879 - Auschwitz, ??? 1944)[1]

Doberdò del Lago[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune di Doberdò del Lago trovano 14 pietre d'inciampo, posate tra il 2018 e il 2022.[2] L'iniziativa per le pietre d'inciampo in questo comune è stata promossa dal Circolo cattolico Hrast, con la collaborazione delle due sezioni ANPI di Doberdò e Vallone-Jamiano, dell’Aned con il patrocino del Comune (sindaco Fabio Vizintin).

Andrej Frandolič e gli altri erano partigiani sloveni. La scritta delle pietre d'inciampo dedicate a loro sono in lingua slovena.

Immagine Scritta Traduzione Indirizzo Biografia
TU JE PREBIVAL
JOŽEF BONETA
ROJEN 1900
PREGNAN V
DACHAU
UMORJEN 10.4.1945
QUI ABITAVA
JOŽEF BONETA
NATO 1900
DEPORTATO A
DACHAU
ASSASSINATO 10.4.1945
Bonetti, 67
Jožef Boneta nacque a Bonetti nel 1900. Fu assassinato nel 1945 a Dachau.
TUKAJ JE PREBIVAL
STANKO DEVETAK
ROJ. 1927
PREGNAN 30.9.1943
NEMČIJA
USODA NEZNANA
QUI ABITAVA
STANKO DEVETAK
NATO 1927
DEPORTATO 30.9.1943
GERMANIA
DESTINO SCONOSCIUTO
Marcottini / Poljane,
Via Matija Gubec / Gubčeva ulica, 10
Stanko Devetak
TU JE PREBIVAL
JOŽEF FERFOLJA
ROJEN 1902
PREGNAN
DACHAU
UMORJEN 29.12.1944
QUI ABITAVA
JOŽEF FERFOLJA
NATO 1902
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 29.12.1944
Doberdò del Lago,
Via Roma, 4
Jožef Ferfolja, anche Giuseppe Ferfoglia, nacque a Doberdò del Lago il 22 agosto 1902. Era sposato con Dora. La coppia aveva sette figli. Era un partigiano nella Brgt. Autonoma della Divisione Garibaldi "Natisone". Fu arrestato il 12 ottobre 1944 e deportato al campo di concentramento di Dachau. Li morì il 29 dicembre 1944.[3][4]

Suo figlio Pepi, deportato a Cottbus, poteva sopravvivere.

TU JE PREBIVAL
JOŽEF FERLETIČ
ROJEN 1908
PREGNAN V
MAUTHAUSEN-EBENSEE
UMORJEN 27.2.1945
QUI ABITAVA
JOŽEF FERLETIČ
NATO 1908
DEPORTATO A
MAUTHAUSEN-EBENSEE
ASSASSINATO 27.2.1945
Doberdò del Lago,
Piazza San Martino, 11
Jožef Ferletič nacque a Doberdò del Lago nel 1908. Fu assassinato nel 1945 a Mauthausen.
TU JE PREBIVAL
ANDREJ FRANDOLIČ
ROJEN 1899
PREGNAN 12.10.1944
UMORJEN 1.2.1945
DACHAU
QUI ABITAVA
ANDREJ FRANDOLIČ
NATO 1899
DEPORTATO 12.10.1944
ASSASSINATO 1.2.1945
DACHAU
Doberdò del Lago,
Via Trieste, 5
45°50′36.05″N 13°32′24.3″E / 45.843347°N 13.540084°E45.843347; 13.540084 (Stolperstein für Andrej Frandolič)
Andrej Frandolič, anche Andrea, nacque nel 1899 a Doberdò del Lago. Era sposato e aveva quattro figli. Divenne partigiano nel settembre del 1943. Fu catturato dai tedeschi il 12 ottobre 1944 a Idria. Fu deportato nel campo di concentramento di Dachau. Lì morì il 1 febbraio 1945.[5][6]
TUKAJ JE PREBIVAL
OTON JARC
ROJ. 1928
PREGNAN
LEONBERG
UMORJEN 27.2.1945
QUI ABITAVA
OTON JARC
NATO 1928
DEPORTATO
LEONBERG
ASSASSINATO 27.2.1945
Doberdò del Lago / Doberdob,
Via Roma / Rimska ulica, 5
Oton Jarc
TU JE PREBIVAL
ALOJZ JELEN
ROJEN 1904
PREGNAN V
BUCHENWALD
UMORJEN 24.12.1944
HALBERSTADT
QUI ABITAVA
ALOJZ JELEN
NATO 1904
DEPORTATO A
BUCHENWALD
ASSASSINATO 24.12.1944
HALBERSTADT
Doberdò del Lago,
Via Brigata proletaria, 6
Alojz Jelen nacque a Doberdò del Lago nel 1904. Fu assassinato il 24 dicembre 1944 a Halberstadt.
TUKAJ JE PREBIVAL
ALOJZ LAVRENČIČ
ROJEN 1914
PREGNAN
BAUMHOLDER
UMORJEN 28.2.1945
QUI ABITAVA
ALOJZ LAVRENČIČ
NATO 1914
DEPORTATO
BAUMHOLDER
ASSASSINATO 28.2.1945
Doberdò del Lago / Doberdob,
Via Trieste / Tržaška ulica, 16
Alojz Lavrenčič
TUKAJ JE PREBIVAL
MARIO LAVRENČIČ
ROJ. 1903
PREGNAN
BUCHENWALD
UMORJEN 4.4.1945
QUI ABITAVA
MARIO LAVRENČIČ
NATO 1903
DEPORTATO
BUCHENWALD
ASSASSINATO 4.4.1945
Doberdò del Lago / Doberdob,
Via Gorizia / Goriška ulica, 2
Mario Lavrenčič
TU JE PREBIVAL
RUDOLF LAVRENČIČ
ROJEN 1924
PREGNAN
BUCHENWALD
UMORJEN 6.3.1945
QUI ABITAVA
RUDOLF LAVRENČIČ
NATO 1924
DEPORTATO
BUCHENWALD
ASSASSINATO 6.3.1945
Marcottini,
Via Cervi, 7
Rudolf Lavrenčič (figlio), anche Rodolfo,[3] nacque nel 1924. Fu arrestato insieme al suo padre. Ambedue erano partigiani, residenti a Poljane (Marcottini). Furono deportati al campo di concentramento di Buchenwald. Entrambi furono assassinati nel marzo 1945.
TU JE PREBIVAL
RUDOLF LAVRENČIČ
ROJEN 1895
PREGNAN
BUCHENWALD-OHRDRUF
UMORJEN 6.3.1945
QUI ABITAVA
RUDOLF LAVRENČIČ
NATO 1895
DEPORTATO
BUCHENWALD-OHRDRUF
ASSASSINATO 6.3.1945
Marcottini,
Via Cervi, 7
Rudolf Lavrenčič (padre), anche Rodolfo Laurencich, nacque a Doberdò del Lago il 3 agosto 1895. Era sposato e aveva sette figli. Era un partigiano nella Brgt. Autonoma della Divisione Garibaldi "Natisone". Fu arrestato insieme al figlio dello stesso nome il 12 ottobre 1944 e deportato il 18 ottobre 1944 al campo di concentramento di Buchenwald. Era costretto di lavorare al campo di lavoro di Ohrdruf. Morì il 6 marzo 1945.[3][7]

Anche il figlio Rodolfo fu assassinato dal regime nazista.

TUKAJ JE PREBIVAL
ANDREJ MOKOLE
ROJ. 1915
PREGNAN
FLOSSENBÜRG
UMORJEN 25.2.1945
QUI ABITAVA
ANDREJ MOKOLE
NATO 1915
DEPORTATO
FLOSSENBÜRG
ASSASSINATO 25.2.1945
Doberdò del Lago / Doberdob,
Via Trieste / Tržaška ulica, 39
Andrej Mokole
TUKAJ JE PREBIVAL
MARIO PAHOR
ROJEN 1925
PREGNAN 22.2.1944
RIŽARNA
USODA NEZNANA
QUI ABITAVA
MARIO PAHOR
NATO 1925
DEPORTATO 22.2.1944
RISIERA
DESTINO SCONOSCIUTO
Bonetti / Boneti, 66-70 Mario Pahor
TUKAJ JE PREBIVAL
BRUNO ŠULIGOJ
ROJEN 1923
PREGNAN 22.2.1944
RIŽARNA
USODA NEZNANA
QUI ABITAVA
BRUNO ŠULIGOJ
NATO 1923
DEPORTATO 22.2.1944
RISIERA
DESTINO SCONOSCIUTO
Palchisce / Palkišče, 29 Bruno Šuligoj

Le date delle collocazioni:

  • 23 gennaio 2018: Via Trieste, 5
  • 28 gennaio 2019: Via Cervi, 7; Via Roma, 4
  • 20 gennaio 2020: Bonetti, 67; Via Brigata proletaria, 6; Piazza San Martino, 11
  • 27 gennaio 2021: Bonetti, 66-70; Palchisce, 29; Via Trieste, 16
  • 27 gennaio 2022: Via Gorizia, 2; Via Matija Gubec, 10; Via Roma, 5; Via Trieste, 39

Fogliano Redipuglia[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune di Fogliano Redipuglia sono presenti 6 pietre d'inciampo, posate tra il 2020 e il 2023,[8][9]

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
QUI ABITAVA
AUGUSTO FONTANIN
NATO 1892
ARRESTATO 1944
MONFALCONE
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 21.4.1945
GUSEN
Via Redipuglia 36
Fontanin, Augusto Augusto Fontanin (1892–1945)
QUI ABITAVA
ITALO FURLAN
NATO 1920
ARRESTATO NOV. 1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 24.11.1944
Via Bersaglieri, 49
Fogliano Redipuglia
Furlan, Italo Italo Furlan (1920–1944)
QUI ABITAVA
SERGIO MARCUZZI
NATO 1927
ARRESTATO DIC. 1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 15.3.1945
Via III° Armata/Via del Carso Marcuzzi, Sergio Sergio Marcuzzi (1927–1945)
QUI ABITAVA
ATTILIO MARIOTTI
NATO 1921
ARRESTATO 25.9.1944
DEPORTATO
NEUENGAMME
ASSASSINATO 1.2.1945
Via III° Armata/Via del Carso
Fogliano Redipuglia
Mariotti, Attilio Attilio Mariotti (1921–1945)
QUI ABITAVA
ARDUINO TREVISAN
NATO 1910
ARRESTATO DIC. 1944
DEPORTATO
NATZWEILER
ASSASSINATO 30.3.1945
Via III° Armata, 112 Trevisan, Arduino Arduino Trevisan (1910–1945)
QUI ABITAVA
FIORENZO VISINTIN
NATO 1907
ARRESTATO 1944
DEPORTATO
MITTELBAU-DORA
ASSASSINAT0 30.4.1945
ILFELD
Via Redipuglia 36
Visintin, Fiorenzo Fiorenzo Visintin (1907–1945)
  • 27 gennaio 2023: Italo Furlan, Attilio Mariotti

Gorizia[modifica | modifica wikitesto]

A Gorizia si trovano 27 pietre d'inciampo, posate tra il 2016 e il 2021.[10][11] Le pietre d'inciampo a Gorizia sono state promosse dall’associazione “Amici di Israele” con il patrocinio del Comune di Gorizia. Partecipava anche l'organizzazione Informest che ora ha sede proprio nella casa di una delle persone deportate.[12]

Durante le collocazioni in via del Santo gli studenti delle classi seconde Alls e Bls dell’istituto “D’Annunzio” di Gorizia ricordavano la storia della famiglia Goldberger, cognome italianizzato in Golberti. Era a conclusione di un progetto di ricerca condotto dagli studenti sotto la guida delle insegnanti Dionella Preo, Tiziana Lavoriero e Franca La Stella.

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
QUI ABITAVA
BIANCHA ALPHANDERY
ARMANI
NATA 1885
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Via Graziadio Isaia Ascoli, 25
45°56′56.13″N 13°37′33.96″E / 45.948926°N 13.626101°E45.948926; 13.626101 (Stolpersteine für Bianca Alphandery Armani, Adolpho Armani und Gino Armani und Matilde Rechnitzer Schumann und Davide Schumann)
Bianca Alphandery Armani nacque nel 15 novembre 1885 a Firenze. Era la figlia di Giuseppe Alphandary ed Elisa Grego. Sposò Adolfo Armani di Gorizia (vedi sotto). La coppia aveva un figlio, Gino Armani (vedi sotto). Fu arrestata il 23 settembre 1943 a causa della sua origine ebraica a Gorizia e successivamente rapita a Trieste insieme a marito e figlio. Furano deportati da lì il 7 dicembre 1943 con il convoglio n. 21T al campo di concentramento di Auschwitz. La data dell'arrivo della famiglia era l'11 dicembre 1943. Tutte e tre furano vittime della Shoah.[13][14]
QUI ABITAVA
ADOLFO ARMANI
NATO 1881
ARRESTATO 18.9.1943
DEPORTATO 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 11.12.1943
Via Graziadio Isaia Ascoli, 25
45°56′56.13″N 13°37′33.96″E / 45.948926°N 13.626101°E45.948926; 13.626101 (Stolpersteine für Bianca Alphandery Armani, Adolpho Armani und Gino Armani und Matilde Rechnitzer Schumann und Davide Schumann)
Adolfo Umberto Armani Heischmann nacque il 23 novembre 1881 a Gorizia. Suoi genitori furano Sigismondo Armani Heischmann e Carolina Bolaffio. Coniugato con Bianca Alphandary. La coppia aveva un figlio, Gino, nato nel 1922. Fu arrestato a Gorizia il 18 settembre 1943 e venne deportato – insieme alla moglie ed al figlio – prima al carcere di Trieste e poi al campo di sterminio di Auschwitz. Fu assassinato l'11 dicembre 1943, il giorno del loro arriva ad Auschwitz. Nessuno della sua famiglia è sopravvissuto alla Shoah.[13][15]
QUI ABITAVA
GINO ARMANI
NATO 1922
ARRESTATO 18.9.1943
DEPORTATO 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATO
Via Graziadio Isaia Ascoli, 25
45°56′56.13″N 13°37′33.96″E / 45.948926°N 13.626101°E45.948926; 13.626101 (Stolpersteine für Bianca Alphandery Armani, Adolpho Armani und Gino Armani und Matilde Rechnitzer Schumann und Davide Schumann)
Gino Armani, figlio di Adolfo Umberto Armani Heischmann e Bianca Alphandary, nacque il 29 aprile 1922 a Trieste. Arrestato a Gorizia (Gorizia). Fu arrestato a Gorizia il 18 settembre 1943 e venne deportato – insieme ai genitori – prima al carcere di Trieste e poi al campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuto alla Shoah. Anche i suoi genitori furano assassinati dai nazisti tedeschi.[13][16]
QUI ABITAVA
EDVIGE
JONA GENTILLI
NATA 1868
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 11.12.1943
Via Galilei, 4
Edvige Jona Gentilli, nacque il 17 luglio 1868 a Gorizia e morì 11 dicembre 1943. Figlia di Giacomo Gentilli, moglie di Alberto Jona e madre di Gino Jona. Fu arrestata a Gorizia il 23 novembre 1943, imprigionata prima a Gorizia e poi a Trieste; dalla città partì sul convoglio 21T dove fu caricata il 7 dicembre 1943. Arrivò al campo di sterminio di Auschwitz l'11 dicembre 1943 e qui assassinata il giorno stesso.
QUI ABITAVA
MARGHERITA
GENTILLI
NATA 1873
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 11.12.1943
Via Galilei, 4
Margherita Gentilli, nacque a Gorizia il 20 dicembre 1873 e morì 11 dicembre 1943. Figlia di Giacomo Gentilli e sorella di Edvige Jona Gentilli. Fu arrestata a Gorizia il 23 novembre 1943, dopo una breve detenzione nel carcere di Gorizia e poi in quello di Trieste. Fu deportata verso il campo di concentramento di Auschwitz il 7 dicembre 1943 sul convoglio 21T, insieme alla sorella. Arrivò l'11 dicembre e fu assassinata il giorno stesso.
QUI ABITAVA
ADELE
GOLDBERGER
NATA 1892
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
DESTINO IGNOTO
Via del Santo, 4
Adele Goldberger, anche Ada Golberti, nacque a Fiume il 18 febbraio 1892. Era la figlia di Massimiliano Goldberger e di Malvina Michelstaedter (vedi sotto). Aveva almeno una sorella maggiore, Irene (vedi sotto). Il padre morì. La madre e le due sorelle furono arrestate e poi deportate al campo di concentramento di Auschwitz nel dicembre 1943. La madre anziana, aveva già 87 anni, non sopravvisse la selezione e fu mandata immediatamente in una camera a gas. Anche le due sorelle furono assassinate, pero non si sa dove e quando.[17]
QUI ABITAVA
IRENE
GOLDBERGER
NATA 1887
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
DESTINO IGNOTO
Via del Santo, 4
Irene Goldberger, anche Golberti, nacque a Fiume il 7 gennaio 1887. Era la figlia di Massimiliano Goldberger e di Malvina Michelstaedter (vedi sotto). Aveva almeno una sorella minore, Adele (vedi sopra). Il padre morì. La madre e le due sorelle furono arrestate e poi deportate al campo di concentramento di Auschwitz nel dicembre 1943. La madre anziana, aveva già 87 anni, non sopravvisse la selezione e fu mandata immediatamente in una camera a gas. Anche le due sorelle furono assassinate, pero non si sa dove e quando.[17]
QUI ABITAVA
FRIEDA WEISSMANN
IACOBONI
NATA 1887
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
BERGEN-BELSEN
Via Graziadio Isaia Ascoli 15
45°56′31.95″N 13°37′21.86″E / 45.942208°N 13.62274°E45.942208; 13.62274 (Stolpersteine für Gisella Iacoboni, Sofia Iacoboni und Frieda Weissmann Iacoboni)
Frieda Weissmann Iacoboni nacque il 2 agosto 1887 a Čortkiv. Era la figlia di Ginsberg Abramo e di Gittel Weissmann. Sposava Leone Iacoboni. La coppia aveva tre figli: Sofia (vedi sotto), Gisella (vedi sotto) e Giacomo (nato 1928 a Gorizia). Fu arrestata dai nazisti il 23 novembre 1943 insieme ai figli. Furano prima imprigionati nella prigione di Gorizia, poi in prigione a Trieste. Il 7 dicembre 1943, la famiglia fu deportata col trasporto 21T al campo di concentramento di Auschwitz dove arrivarono l'11 dicembre 1943. Frieda Weissmann Iacoboni e le sue figlie non hanno sopravvissute alla Shoah. La madre fu assassinata nel campo di concentramento di Bergen-Belsen. Entrambe le figlie furono uccise, non si sa dove. Solo il figlio Giacomo poteva sopravvivere; fu intervistato nel 1997 in Venezuela dalla USC Shoah Foundation Institute.[18][19][20]
QUI ABITAVA
GISELLA IACOBONI
NATA 1921
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Via Graziadio Isaia Ascoli 15
45°56′31.95″N 13°37′21.86″E / 45.942208°N 13.62274°E45.942208; 13.62274 (Stolpersteine für Gisella Iacoboni, Sofia Iacoboni und Frieda Weissmann Iacoboni)
Gisella Iacoboni nacque il 23 maggio 1921 a Trieste. Suoi genitori erano Leone Iacoboni e Frieda Weissmann Iacoboni (vedi sopra). Aveva una sorella maggiore, Sofia (nata nel 1921, vedi sotto), e un fratello minore, Giacomo (1928). Fu arrestata il 23 novembre 1943, insieme a sua madre e ai suoi fratelli. Furano prima imprigionati nel carcere di Gorizia, poi nel carcere di Trieste. Il 7 dicembre 1943, la famiglia fu deportata col trasporto 21T al campo di concentramento di Auschwitz, dove arrivarono l'11 dicembre 1943. Non è sopravvissuta alla Shoah, così come sua madre e sua sorella.
QUI ABITAVA
SOFIA IACOBONI
NATA 1920
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
BERGEN-BELSEN
Via Graziadio Isaia Ascoli 15
45°56′31.95″N 13°37′21.86″E / 45.942208°N 13.62274°E45.942208; 13.62274 (Stolpersteine für Gisella Iacoboni, Sofia Iacoboni und Frieda Weissmann Iacoboni)
Sofia Iacoboni nacque il 17 settembre 1920 a Trieste come primo figlio di Leone Iacoboni e Frieda Weissmann Iacoboni (vedi sopra). Ha avuto due fratelli più piccoli: Gisela (nato nel 1921, vedi sopra) e Giacomo (1928). Sofia Iacoboni, insieme a sua madre e ai suoi fratelli, fu arrestata dai nazionalsocialisti il 23 novembre 1943 e fu tenuta prigioniera prima nel carcere di Gorizia, poi nella prigione a Trieste. Il 7 dicembre 1943 la famiglia fu deportata ad Auschwitz con il trasporto 21T, dove arrivarono l'11 dicembre 1943. Non è sopravvissuta alla Shoah, così come anche sua madre e sua sorella.
QUI ABITAVA
FERRUCCIO LEONI
NATO 1877
ARRESTATO 24.11.1943
DEPORTATO 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 11.12.1943
Via Giuseppe Mazzini 15
45°40′51.26″N 13°24′31.74″E / 45.680905°N 13.408817°E45.680905; 13.408817 (Stolpersteine für Ferruccio Leoni)
Ferruccio Leoni nacque il 16 dicembre 1877 a Padova. Era il figlio di Marco Leoni e Vittoria Bertocco. Era sposato con Marcellina Tani. Fu arrestato il 24 novembre 1943 e portato nella prigione di Trieste. Il 7 dicembre 1943 fu deportato con il trasporto 21T al campo di concentramento di Auschwitz, dove arrivò l'11 dicembre 1943. Ferruccio Leoni non sopravvisse alla Shoah. La morte è avvenuta in un luogo sconosciuto.[21]
QUI ABITAVA
ANNA PAOLA
LUZZATTO
NATA 1864
ARRESTATA 1943
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 11.12.1943
Corso Italia, 178
45°56′19.69″N 13°36′46.85″E / 45.938802°N 13.613015°E45.938802; 13.613015 (Stolperstein für Anna Paola Luzzatto)
Anna Paola Luzzatto, figlia di Aronne Luzzatto e Eugenia Liebmann, nacque a Gorizia il 19 dicembre 1864. Il padre ricopriva il ruolo di responsabile sanitario in città. Anna Paola "si era contraddistinta per un carattere sereno e molto sincero."[22] Nell’anno della sua cattura, lasciò Grado per tornare a Gorizia, dichiarandosi tedesca. Credeva nella bontà delle persone e non poteva immaginarsi che qualcuno ebbe l'intenzione di arrestarla e di assassinarla. Fu arrestata a Gorizia il 23 novembre 1943 e portato al prigione di Gorizia e poi al prigione di Trieste. Fu deportata nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Non è sopravvissuta alla Shoah. Fu assassinata immediatamente dopo l'arrivo in una camera di gas al 11 dicembre 1943.[23]
QUI ABITAVA
ELISA RICHETTI
LUZZATTO
NATA 1858
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 11.12.1943
Via Garibaldi 5
45°56′31.85″N 13°37′12.68″E / 45.94218°N 13.62019°E45.94218; 13.62019 (Stolpersteine für Elisa Richetti Luzzatto, Iginio Luzzatto, Sara Luzzatto und Emma Michelstaedter in Luzzato)
Elisa Richetti Luzzatto era la figlia di Elia Vita Richetti ed era nata il 5 febbraio 1858 a Gorizia. Sposava Giuseppe Luzzatto. La coppia aveva due figli: Rina Sara (nata nel 1884) e Iginio (nato nel 1886, tutte e due vedi sotto). Il 23 novembre 1943 fu arrestata - all'età di 85 anni - insieme a figlia e figlio e portata nel carcere di Gorizia, in seguito a quello di Trieste. Il 7 dicembre 1943, furono deportati nel campo di concentramento di Auschwitz, dove madre, figlio e figlia arrivarono l'11 dicembre 1943. La data del loro omicidio è sconosciuta. Tutte e tre non sono sopravvissuti alla Shoah.[13][24]
QUI ABITAVA
IGINIO LUZZATTO
NATO 1886
ARRESTATO 23.11.1943
DEPORTATO 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATO
Via Garibaldi 5
45°56′31.85″N 13°37′12.68″E / 45.94218°N 13.62019°E45.94218; 13.62019 (Stolpersteine für Elisa Richetti Luzzatto, Iginio Luzzatto, Sara Luzzatto und Emma Michelstaedter in Luzzato)
Iginio Luzzatto nacque l'8 giugno 1886 a Gorizia. Era il figlio di Giuseppe Luzzatto e di Elisa Richetti (vedi sopra). Aveva una sorella, Rina Sara (vedi sotto). Il 23 novembre 1943 fu arrestato insieme a madre e sorella e portato nella prigione di Gorizia, in seguito a quello di Trieste. Il 7 dicembre 1943, furono deportati nel campo di concentramento di Auschwitz, dove madre, figlio e figlia arrivarono l'11 dicembre 1943. La data del loro omicidio è sconosciuta. Tutte e tre non sono sopravvissuti alla Shoah.[13][25]
QUI ABITAVA
SARA LUZZATTO
NATA 1884
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Via Garibaldi 5
45°56′31.85″N 13°37′12.68″E / 45.94218°N 13.62019°E45.94218; 13.62019 (Stolpersteine für Elisa Richetti Luzzatto, Iginio Luzzatto, Sara Luzzatto und Emma Michelstaedter in Luzzato)
Rina Sara Luzzatto era la figlia di Giuseppe Luzzatto e di Elisa Richetti (vedi sopra). Nacque il 24 marzo 1884 a Gorizia. Il 23 novembre 1943 fu arrestata insieme a sua madre ea suo fratello Iginio (vedi sopra) e portata nel carcere di Gorizia, in seguito a quello di Trieste. Il 7 dicembre 1943, furono deportati nel campo di concentramento di Auschwitz, dove madre, figlio e figlia arrivarono l'11 dicembre 1943. La data del loro omicidio è sconosciuta. Tutte e tre non sono sopravvissuti alla Shoah.[13][26]
QUI ABITAVA
EMMA LUZZATTO
MICHELSTAEDTER
NATA 1854
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
MORTA
DURANTE IL TRASPORTO
Via Garibaldi, 5
45°56′31.85″N 13°37′12.68″E / 45.94218°N 13.62019°E45.94218; 13.62019 (Stolpersteine für Elisa Richetti Luzzatto, Iginio Luzzatto, Sara Luzzatto und Emma Michelstaedter in Luzzato)
Emma Luzzatto Michelstaedter nacque il 17 ottobre 1854 a Gorizia come figlia di Cesare Luzzatto e di Regina Jona. Sposò Alberto Michelstaedter, che gestiva un ufficio di assicurazione, e con lui aveva quattro figli: le figlie Elda (1879-1944) e Paula (1885-1972) ed i figli Gino (1877-1909) e Carlo Michelstaedter (1887-1910).[27] Gino emigrò a New York e presumibilmente si suicidò. Carlo divenne un famoso scrittore, filosofo e pittore. Si è sparato dopo una disputa con i suoi genitori al 56º compleanno di sua madre. Al 23 novembre 1943, Emma Michelstaedter fu arrestata – nell'età di 89 anni – e deportata nella prigione di Gorizia, in seguito nella prigione di Trieste. Il 7 dicembre 1943 seguiva la deportazione ad Auschwitz. Ci sono due rapporti della sua morte: Sia morì già nel trasporto che durava quattro giorni oppure fu assassinata il giorno del suo arrivo - l'11 dicembre 1943 - in una camera a gas del regime nazista.[28]
QUI ABITAVA
MALVINA
MICHELSTAEDTER
GOLDBERGER
NATA 1856
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 11.12.1943
Via del Santo, 4
Malvina Michelstaedter vedova Goldberger nacque a Gorizia il 22 settembre 1856. Era la zia del scrittore, filosofo e pittore Carlo Michelstaedter. Si sposava con Massimiliano Goldberger oppure Golberti, la versione italiana del cognome. La coppia aveva almeno due figlie, Irene e Adele, entrambe fiumane di nascita ma cresciute a Gorizia. Dopo la morte del suo marito, Malvina e le figlie divennero proprietarie delle Cantine Golberti, una ditta di commercio di vini all’ingrosso. La sede della ditta era in casa Bolaffio di largo Pacassi. La signora anziana abitava con le due figlie in via del Santo, su civico 4. Le tre donne furono arrestate a Gorizia il 23 novembre 1943, detenute prima nel carcere di via Barzellini e dopo di che nel carcere di Trieste. Nel dicembre 1943 tutte e tre furono deportate al campo di sterminio di Birkenau, dove fu assassinata il 11 dicembre 1943.

Anche le figlie furono assassinate nel corso della Shoah, pero non si sa dove e quando.[17]

QUI ABITAVA
ELDA
MICHELSTAEDTER
MORPURGO
NATA 1879
ARRESTATA 1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 26.12.1944
RAVENSBRÜCK
Largo Culiat, 11
45°56′39.56″N 13°37′03.23″E / 45.944323°N 13.617563°E45.944323; 13.617563 (Stolperstein für Elda Michelstaedter Morpurgo)
Elda Michelstaedter Morpurgo fu la sorella del filosofo Carlo Michelstaedter (1887-1910). Nacque il 2 ottobre 1879 a Gorizia come figlia di Alberto Michelstaedter e Emma Luzzatto (vedi sopra). Coniugata con Silvio Morpurgo (1881-1942), medico comunale e stimato professionista. La villa in cui viveva con suo marito si chiamava Villa Elda. Partecipò nella comunità ebraica di Gorizia. Fu arrestata a Gorizia il 9 novembre 1943 e detenuta prima al carcere di Gorizia, poi a quello di Trieste. Assieme alla madre fu deportata con il convoglio n. 21T nel campo di sterminio di Birkenau. Il treno partiva al 7 e arrivava l'11 dicembre 1943. Probabilmente già durante il trasporto la madre morì. Anche Elda Michelstaedter Morpurgo non è sopravvissuta alla Shoah. È stata assassinata il 26 dicembre 1944 nel campo di concentramento di Ravensbrück.[12][29]
QUI ABITAVA
DAVIDE SCHUMANN
NATO 1880
ARRESTATO 23.11.1943
DEPORTATO 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 11.12.1943
Via Graziadio Isaia Ascoli, 25
45°56′56.13″N 13°37′33.96″E / 45.948926°N 13.626101°E45.948926; 13.626101 (Stolpersteine für Bianca Alphandery Armani, Adolpho Armani und Gino Armani und Matilde Rechnitzer Schumann und Davide Schumann)
Davide Schumann nacque il 5 novembre 1864 a Chklow in Bielorussia. Suoi genitori erano Isidoro Schumann e Sara Fleher. Era sposato con Matilde Rechnitzer (vedi sotto). La coppia fu arrestata il 23 novembre 1943 e prima detenuta nella prigione di Gorizia, poi a Trieste. Il 7 dicembre 1943 avvenne la deportazione nel campo di concentramento di Auschwitz, dove entrambi furono assassinati il giorno del loro arrivo, l'11 dicembre 1943, nelle camere a gas del regime nazista.[30]
QUI ABITAVA
MATILDE RECHNITZER
SCHUMANN
NATA 1864
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 11.12.1943
Via Graziadio Isaia Ascoli, 25
45°56′56.13″N 13°37′33.96″E / 45.948926°N 13.626101°E45.948926; 13.626101 (Stolpersteine für Bianca Alphandery Armani, Adolpho Armani und Gino Armani und Matilde Rechnitzer Schumann und Davide Schumann)
Matilde Rechnitzer Schumann nacque il 26 ottobre 1880 a Zalalövő, Ungheria. Era la figlia di Anna Bruckner e Enrico Rechnitzer. Era sposata con Davide Schumann (vedi sopra). La coppia fu arrestata il 23 novembre 1943 e prima detenuta nella prigione di Gorizia, poi a Trieste. Il 7 dicembre 1943 avvenne la deportazione nel campo di concentramento di Auschwitz, dove entrambi furono assassinati il giorno del loro arrivo, l'11 dicembre 1943, nelle camere a gas del regime nazista.[31]
QUI ABITAVA
EMMA PIA
MORPURGO VALOBRA
NATA 1866
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 11.12.1943
Via Cadorna 34 Emma Pia Morpurgo Valobra nacque nel 1866 e morì l'11 dicembre del 1943 presso il campo di sterminio di Auschwitz. Fu deportata insieme a sua figlia Elsa il 23 novembre 1943.
QUI ABITAVA
ELIO
MICHELSTAEDTER
NATO 1871
ARRESTATO 25.3.1944
DEPORTATO 1944
AUSCHWITZ
ASSASSINATO
Via Vittorio Veneto, parco Basaglia Elio Michelstaedter nacque a Fiume il 24 aprile 1871 e morì nel 1944. Fu marito di Amelia Pavia e figlio di Isacco Michelstaedter e Anna Camerini. Inizialmente, insieme alla moglie, riuscì a scappare alla prima grande deportazione nazista di Gorizia del 23 novembre 1943 a causa del suo ricovero presso l'ospedale psichiatrico Franco Basaglia. Venne catturato però poco tempo dopo, il 25 marzo 1944. Fu prima incarcerato a Trieste e poi deportato ad Auschwitz dove non sopravvisse alla Shoah.
QUI ABITAVA
AMELIA PAVIA
MICHELSTAEDTER
NATA 1876
ARRESTATA 25.3.1944
DEPORTATA 1944
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Via Vittorio Veneto, parco Basaglia Amelia Pavia Michelstaedter nacque a Gorizia il 15 luglio 1876 e non sopravvisse alla Shoah. Figlia di Giuseppe Pavia e Betty Michelstaedter, si sposò con Elio Michelstaedter. Fu arrestata il 25 marzo 1944 a Gorizia e successivamente trasferita nel carcere di Trieste. Fu poi deportata nel campo di sterminio di Auschwitz dove fu assassinata.
QUI ABITAVA
ELSA VALOBRA
NATA 1895
ARRESTATA 25.5.1944
DEPORTATA 1944
AUSCHWITZ
DESTINO IGNOTO
Via Vittorio Veneto, parco Basaglia Elsa Valobra nacque a Trieste il 16 maggio 1895. era la figlia di Giulio Valobra e Emma Morpurgo. Negli ultimi anni della sua vita, sconvolta in seguito al licenziamento dalla Cassa di Risparmio nel 1938 a seguito delle leggi raziali, fu ospitata all'ospedale psichiatrico di via Vittorio Veneto a Gorizia. Nel 1944 venne catturata dai nazisti tedeschi e deportata in Polonia nel campo di concentramento di Auschwitz, tutta via il suo destino, una volta giunta nel lager, rimane ancora ignoto.

Gradisca d'Isonzo[modifica | modifica wikitesto]

A Gradisca d'Isonzo sono presenti 4 pietre d'inciampo, tutte posate il 27 gennaio 2022.[32]

Pietra d'inciampo Cenni biografici
Data di posa Luogo di posa Stolpersteine Incisione
27 gennaio 2022 Via Marziano Ciotti, 8

45°53′18.24″N 13°30′08.37″E / 45.8884°N 13.502324°E45.8884; 13.502324 (Pietre d'inciampo per Arrigo Marega)
QUI ABITAVA
ARRIGO MAREGA
NATO 1920
DEPORTATO
ASSASSINATO 9.1.1944
Marega, Arrigo Arrigo Marega, come gli oltre 600mila soldati italiani che all'armistizio dell'8 settembre 1943 sono catturati e deportati nel Reich, Arrigo, con lo stato di internato militare italiano, è messo al lavoro coatto a Danzica. Muore sotto un bombardamento anglo-americano il 9 gennaio 1944.
Via Roma, 4

45°53′34.89″N 13°29′53.21″E / 45.893026°N 13.498114°E45.893026; 13.498114 (Pietre d'inciampo per Amedeo Quargnal)
QUI ABITAVA
AMEDEO QUARGNAL
NATO 1926
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
LIBERATO
MORTO 27.7.1945
Quargnal, Amedeo Amedeo Quargnal, deportato a Mauthausen, muore pochi mesi dopo la liberazione.
Via Aquileia, 39

45°53′19.21″N 13°29′36.36″E / 45.88867°N 13.493435°E45.88867; 13.493435 (Pietre d'inciampo per Luciano Pussig)
QUI ABITAVA
LUCIANO PUSSIG
NATO 1921
DEPORTATO
GELSERKIRCHEN
ASSASSINATO 4.11.1944
Pussig, Luciano Luciano Pussig, come gli oltre 600mila soldati italiani che all'armistizio dell'8 settembre 1943 sono catturati e deportati nel Reich, Luciano , con lo stato di internato militare italiano, è messo al lavoro coatto a Gelsenkirchen. Muore sotto un bombardamento anglo-americano il 4 novembre 1944.
Piazzale dell'Unità d'Italia, 6

45°53′19.87″N 13°29′59.06″E / 45.888853°N 13.499739°E45.888853; 13.499739 (Pietre d'inciampo per Eugenio Venuti)
QUI ABITAVA
EUGENIO VENUTI
NATO 1904
DEPORTATO
ASSASSINATO 19.3.1945
BERGEN - BELSEN
Venuti, Eugenio Eugenio Venuti, partigiano, animatore della Resistenza locale unitamente alla moglie Anna. Sono deportati entrambi: Eugenio a Bergen-Belsen, dove muore il 19 marzo 1945; la moglie sopravvive ad Auschwitz.

Sagrado[modifica | modifica wikitesto]

A Sagrado sono presenti 6 pietre d'inciampo, posate tra 2022 e il 2023.[33][34]

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
QUI ABITAVA
GIUSEPPE AZZAN
NATO 1908
ARRESTATO 1944
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 3.11.1944
Via Dante Alighieri, 19
Sagrado
Azzan, Giuseppe Giuseppe Azzan (1908–1944)
QUI ABITAVA
MARIO BOZZI
NATO 1923
ARRESTATO 1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 3.4.1945
Via Dante Alighieri, 19
Sagrado
Bozzi, Mario Mario Bozzi (1923–1945)
QUI ABITAVA
UBALDA MOCCHIUT
NATA 1909
ARRESTATA 1944
DEPORTATA
BERGEN-BELSEN
ASSASSINATA
Via Dante Alighieri, 19
Sagrado
Mocchiut, Ubalda Ubalda Mocchiut (1909–1944/45)
QUI ABITAVA
VITTORIO
POLENTARUTTI
NATO 1920
ARRESTATO 1944
DEPORTATO
FLOSSENBÜRG
ASSASSINATO 12.4.1945
Via Dante Alighieri, 19
Sagrado
Polentarutti, Vittorio Vittorio Polentarutti (1920–1945)
QUI ABITAVA
DAVIDE ROSSIN
NATO 1890
ARRESTATO 15.6.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 30.1.1945
Via Dante Alighieri, 64
Sagrado
Rossin, Davide Davide Rossin (1890–1945)
QUI ABITAVA
Giovanni Visintin
NATO 1909
ARRESTATO 13.1.1945
DEPORTATO
FLOSSENBÜRG
ASSASSINATO 16.3.1944
Via Bersaglieri, 49
Sagrado
Visintin, Giovanni Giovanni Visintin (1909–1944)
  • 27 gennaio 2022: Giuseppe Azzan, Mario Bozzi, Ubalda Mocchiut, Vittorio Polentarutti
  • 28 gennaio 2023: Davide Rossin, Giovanni Visintin

Savogna d'Isonzo[modifica | modifica wikitesto]

Nel Comune di Savogna d'Isonzo le prime due pietre d'inciampo vengono posate il 26 gennaio 2022, dedicate a Jožef Ferfolja e Peter Uršič.[35]

Immagine Scritta Traduzione Indirizzo Biografia
TUKAJ JE PREBIVAL
JOŽEF FERFOLJA
ROJ. 1901
DEPORTIRAN 1944
BUCHENWALD
UMORJEN 25.2.1945
QUI ABITAVA
JOŽEF FERFOLJA
NATO 1901
DEPORTATO 1944
BUCHENWALD
ASSASSINATO 25.2.1945
Rupa,
Via fratelli Rusjan / Ulica bratov Rusjan, 34
Ferfolja, Jožef Jožef Ferfolja (1901–1945)
TUKAJ JE PREBIVAL
PETER URŠIČ
ROJ. 1904
DEPORTIRAN
BUCHENWALD
UMORJEN 7.2.1945
QUI ABITAVA
PETER URŠIČ
NATO 1904
DEPORTATO
BUCHENWALD
ASSASSINATO 7.2.1945
Savogna d'Isonzo / Sovodnje ob Soči,
Via Primo Maggio / Prvomajska ulica, 22a
Uršič, Peter Peter Uršič (1904–1945)

Ronchi dei Legionari[modifica | modifica wikitesto]

A Ronchi dei Legionari sono attualmente presenti 33 pietre d'inciampo, posate tra il 2019 e il 2023.[36][37][38][39][40] Ronchi dei Legionari, considerato uno degli epicentri della Resistenza italiana, città decorata con medaglia d’argento al valor militare per l’attività partigiana, durante la seconda guerra mondiale pagò un prezzo altissimo: nei lager nazisti arrivarono 158 deportati, 75 dei quali non fecero più ritorno. Gia l’8 settembre 1943 si costituì la prima formazione partigiana: la Brigata Proletaria. Il 24 maggio 1944, la città è teatro di un feroce rastrellamento che coinvolse 68 persone. Alle 5 del mattino arrivarono le SS tedesche spalleggiate dai repubblichini italiani appartenenti alla famigerata "Banda Collotti", nota per la sua crudele repressione antipartigiana. Gli arrestati caricati sui camion diretti a Vermegliano, verso il centro e nella zona della "Casette"[41] e imprigionati poi nel carcere del Coroneo,[42] a Trieste, quindi il 31 maggio 1944 deportati nel Reich. In totale 158 persone deportate dalla cittadina che contava allora 8.000 abitanti: 75 di esse non torneranno più.

Nel maggio 2014, una lapide commemorativa è stata collocata dall'amministrazione comunale, in collaborazione con ANPI e ANED alla presenza di due sopravvissuti dei lager.[43]

Pietra d'inciampo Cenni biografici
Data di posa Luogo di posa Stolpersteine Incisione
28 gennaio 2019 Via Dante Alighieri, 12
(di fronte alla chiesa di Maria Madre della Chiesa)

45°49′47.31″N 13°30′03.83″E / 45.829807°N 13.501063°E45.829807; 13.501063 (Stolperstein für Domenico Candotto, Angelo Gregorin, Orlando Serafin und Maria Turolo)
QUI FU ARRESTATO
DOMENICO CANDOTTO
NATO 1886
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 23.11.1944
Candotto, Domenico Domenico Candotto (???, ??? 1886 - Dachau, 23 novembre 1944), sposa Maria Turolo. La coppia ebbe cinque figli. Massimo e Renzo, morti partigiani, Ida e Corinna deportate ad Auschwitz con la madre Maria. Il figlio minore Mario con il padre Domenico invece furono deportati al campo di concentramento di Dachau dove Domenico muore il 23 novembre 1944. I figli Mario, Ida e Corinna sopravvissero.[44]
QUI FU ARRESTATO
ANGELO GREGORIN
NATO 1883
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 15.9.1944
Gregorin, Angelo Angelo Gregorin (???, ??? 1883 - Dachau, 15 settembre 1944)
QUI FU ARRESTATO
ORLANDO SERAFIN
NATO 1921
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
BUCHENWALD
ASSASSINATO
Serafin, Orlando Orlando Serafin (???, ??? 1921 - Buchenwald, 24 maggio 1944), partigiano fratello di Ida Serafin; così come la sorella troverà la morte nel Lager. Il 27 gennaio 2012, al fratello Silvio è consegnata una medaglia d'onore in sua memoria, conferita con decreto del Presidente della repubblica.[45]
QUI FU ARRESTATA
MARIA TUROLO
NATA 1890
ARRESTATA 24.5.1944
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Turolo, Maria Maria Turolo (???, ??? 1890 - Auschwitz, ???), sposa Domenico Candotto dal quale avrà cinque figli. Mentre il marito e il figlio sono deportati al campo di concentramento di Dachau, Maria, con le figlie Ida e Corinna, è deportata ad Auschwitz e assassinata come il marito; le figlie ed il figlio Mario sopravvissero.
Piazza Santo Stefano
davanti antica chiesa

45°50′08.26″N 13°30′40.07″E / 45.835629°N 13.51113°E45.835629; 13.51113 (Stolperstein für Angelo Miniussi, Gino Zonta, Lodovico Zonta)
QUI FU ARRESTATO
ANGELO MINIUSSI
NATO 1914
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 21.3.1945
Miniussi, Angelo Angelo Miniussi (Fogliano, 6 dicembre 1914 - Dachau, 21 marzo 1945), figlio di Pino e Maria Saranz,[46] una figlia. Arrestato a Vermegliano, deportato in Germania e detenuto al campo di concentramento di Dachau, a Allach,[47] e Markirch. Assassinato il 21 marzo 1945.[45]
QUI FU ARRESTATO
GINO ZONTA
NATO 1929
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
MORTO 12.5.1945
Zonta, Gino Gino Zonta (???, ??? 1929 - Dachau, 12 maggio 1945), arrestato con il padre Lodovico Zonta, deportati entrambi nel Reich: Gino destinato al campo di campo di concentramento di Dachau dove muore il 12 maggio 1945, il padre destinato a Flossenbürg.
QUI FU ARRESTATO
LODOVICO ZONTA
NATO 1903
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 4.11.1944
Zonta, Lodovico Lodovico Zonta (???, ??? 1903 - Dachau, 4 novembre 1944), padre di Gino Zonta e Paolino. Arrestato col figlio Gino, è deportato a Flossenbürg. Muore il 4 novembre 1944. Gino è ucciso a Dachau, Paolino sopravvisse.[48]
Viale G.Garibaldi
località Vermegliano

45°50′00.37″N 13°30′29.3″E / 45.833437°N 13.508138°E45.833437; 13.508138 (Stolperstein für Acrù Tardivo)
QUI ABITAVA
ARCÙ TARDIVO
NATO 1921
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
RISIERA DI SAN SABBA
ASSASSINATO 28.6.1944
Tardivo, Acrù Acrù Tardivo (???, ??? 1921 - Risiera di San Sabba, 28 giugno 1844), attivo nella Resistenza, due fratelli: Giacomo e Mario. Tutti e tre arrestati dai nazisti il 24 maggio del 1944, alle cinque del mattino, a seguito della delazione di due partigiani passati al nemico. Detenuto nel carcere Coroneo[42] di Trieste. Insieme ai partigiani combattenti Angelo Cenedese e Oliviero De Bianchi è trasferito alla Risiera di San Sabba il 22 giugno 1944; uccisi lo stesso giorno, così come altri combattenti della Resistenza nel Litorale adriatico di origine italiano, sloveno oppure croato.[49]
Il fratello Mario, sopravvissuto, sarà presidente dell'ANED di Ronchi dei Legionari. Mario morì nel 2011, Giacomo nel 2016.[50]
Via Brigata Modena, 2

45°49′57.9″N 13°30′27.23″E / 45.832751°N 13.507563°E45.832751; 13.507563 (Stolperstein für Guglielmo e Valdi Tomasin, Guglielmo Deiuri)
QUI ABITAVA
GUGLIELMO TOMASIN
NATO 1896
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
MORTO 9.5.1945
Tomasin, Guglielmo Guglielmo Tomasin (???, ??? 1896 - Dachau, 9 maggio 1945), sposato, due figli: Valdi Tomasin e Maria Pia. Guglielmo e il figlio sono arrestati e deportati al campo di concentramento di Dachau. Entrambi assassinati nel campo.
Maria Pia sopravvisse.[48]
QUI ABITAVA
VALDI TOMASIN
NATO 1929
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
MORTO 9.5.1945
Tomasin, Valdi Valdi Tomasin (???, ??? 1929 - Auschwitz, ???), arrestato e deportato nel Reich con il padre Guglielmo Tomasin, destinati al campo di concentramento di Dachau dove entrambi trovarono la morte.
3 febbraio 2020 Via Dante Alighieri, 12
(di fronte alla chiesa di Maria Madre della Chiesa)

45°49′47.31″N 13°30′03.83″E / 45.829807°N 13.501063°E45.829807; 13.501063 (Stolperstein für Giovanni Olivo, Giuseppe Zamar, Antonio Franzi, Giuseppe Zanet)
QUI ABITAVA
GIOVANNI OLIVO
NATO 1913
ARRESTATO 1944
DEPORTATO
DACHAU
MORTO 14.5.1945
Olivo, Giovanni Giovanni Olivo (Ronchi dei Legionari, ??? 1913 - Dachau, 14 maggio 1945), arrestato nel 1944, deportato a Dachau, Flossenbürg, infine assassinato a Dachau il 14 maggio 1945.
QUI ABITAVA
GIUSEPPE ZAMAR
NATO 1906
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 15.2.1945
Zamar, Giuseppe Giuseppe Zamar (Ronchi dei Legionari, ??? 1906 - Dachau, 15 febbraio 1945), arrestato nel maggio 1944, deportato a Dachau, trasferito a Natzweiler[51], Leonberg,[52] infine assassinato a Dachau il 15 febbraio 1945.
QUI ABITAVA
ANTONIO FRANZI
NATO 1911
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 28.1.1945
Franzi, Antonio Antonio Franzi (Ronchi dei Legionari, ??? 1911 - Dachau, 28 gennaio 1945), arrestato nel maggio 1944, deportato a Dachau, trasferito a Allach,[47]quindi Natzweiler[51], infine assassinato a Dachau il 28 gennaio 1945.
QUI ABITAVA
GIUSEPPE ZANET
NATO 1919
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 15.2.1945
Zanet, Giuseppe Giuseppe Zanet (Ronchi dei Legionari, ??? 1919 - Dachau, 15 febbraio 1945), arrestato nel maggio 1944, deportato a Dachau, trasferito a Allach,[47]quindi Natzweiler[51], infine assassinato a Dachau il 15 febbraio 1945.
Via G.D'Annunzio, 15

45°49′37.51″N 13°30′10.9″E / 45.827087°N 13.503029°E45.827087; 13.503029 (Stolperstein für Angelo Ghergolet)
QUI ABITAVA
ANGELO GHERGOLET
NATO 1891
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 9.3.1945
Ghergolet, Angelo Angelo Ghergolet (Ronchi dei Legionari, ??? 1891 - Dachau, 9 marzo 1945), arrestato nel 1944, deportato a Dachau e qui assassinato il 9 marzo 1945.
Via XXIV Maggio

45°49′08″N 13°30′08.84″E / 45.818889°N 13.502455°E45.818889; 13.502455 (Stolperstein für Annamaria Magnassi e Eufemia Brumat)
QUI ABITAVA
ANNAMARIA
MAGNASSI
NATA 1900
ARRESTATA 24.5.1944
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 30.11.1945
Magnassi, Annamaria Annamaria Magnassi (Ronchi dei Legionari, ??? 1900 - Auschwitz, 30 novembre 1945), arrestata nel 1944, deportata ad Auschwitz e qui assassinata il 30 novembre 1944.
QUI ABITAVA
EUFEMIA BRUMAT
NATA 1903
ARRESTATA 24.5.1944
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Brumat, Eufemia Eufemia Brumat (Ronchi dei Legionari, ??? 1903 - Auschwitz, ???), arrestata nel 1944, deportata e assassinata ad Auschwitz.
Piazza Santo Stefano
davanti antica chiesa

45°50′08.26″N 13°30′40.07″E / 45.835629°N 13.51113°E45.835629; 13.51113 (Stolperstein für Armando Maturo)
QUI ABITAVA
ARMANDO MATURO
NATO 1908
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 8.2.1945
Maturo, Armando Armando Maturo (Ronchi dei Legionari, ??? 1891 - Dachau, 8 febbraio 1945), arrestato nel 1944, deportato a Dachau, quindi Allach[47] e assassinato a Dachau l’8 febbraio 1945.
24 maggio 2021 Piazza Santo Stefano
davanti antica chiesa

45°50′08.26″N 13°30′40.07″E / 45.835629°N 13.51113°E45.835629; 13.51113 (Stolperstein für Attilio Tosolin)
QUI ABITAVA
ATTILIO TOSOLIN
NATO 1907
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
MATHAUSEN
ASSASSINATO 31.3.1945
Tosolin, Attilio Attilio Tosolin (Ronchi dei Legionari, ??? 1907 - Mauthausen, 31 marzo 1945)
QUI ABITAVA
FORTUNATO
SORANZIO
NATO 1905
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 24.2.1945
Soranzio, Fortunato Fortunato Soranzio (Ronchi dei Legionari, ??? 1905 - Dachau, 24 febbraio 1945)
Via Dante Alighieri, 12
(di fronte alla chiesa di Maria Madre della Chiesa)

45°49′47.31″N 13°30′03.83″E / 45.829807°N 13.501063°E45.829807; 13.501063 (Stolperstein für Francesco Manazzoni)
QUI ABITAVA
FRANCESCO
MANAZZONI
NATO 1891
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 16.4.1944
Manazzoni, Francesco Francesco Manazzoni (Ronchi dei Legionari, ??? 1891 - Dachau, 16 aprile 1944)
QUI ABITAVA
LUIGI QUINTO
NATO 1907
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
MATHAUSEN
ASSASSINATO
Quinto, Luigi Luigi Quinto (Ronchi dei Legionari, ??? 1907 - Mauthausen, ???)
QUI ABITAVA
LEDI BEVILACQUA
NATA 1922
ARRESTATA 24.5.1944
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 28.2.1945
Bevilacqua, Leda Leda Bevilacqua (Ronchi dei Legionari, 10 settembre 1922 - Auschwitz, 28 febbraio 1945), nata nel rione di Vermegliano, fervente credente e attivista dell'Azione Cattolica, impiegata ai cantieri navali di Monfalcone. Arrestata il 24 maggio 1944 con lo zio e con tanti altri concittadini per sospetto collaborazionismo, avviata prima al carcere Coroneo a Trieste e poi ad Auschwitz dove giunge il 4 giugno. In un biglietto gettato dal treno che la deportava nel Reich, scrisse all’amica Iole Zanolla, presidente della Gioventù femminile: «Prima di partire ti mando questa mia. Spero ti arriverà. Parto per la Germania. Soffro tanto. Ma questa è la volontà di Dio. “Fiat”. Il corpo è sfinito: ma io con la preghiera riesco a portare il mio dolore. Il mio maggior tormento è quello di lasciare la nonna e di non poter ricevere Gesù: la mia unica forza. O Dio mio. Aiutami tu. Prega per me, Jole. E porta il saluto a tutte le socie». A metà agosto è avviata a Ravensbrück dove Muore il 28 febbraio 1945.[53]
24 maggio 2022 Via Dante Alighieri, 12
(di fronte alla chiesa di Maria Madre della Chiesa)

45°49′47.31″N 13°30′03.83″E / 45.829807°N 13.501063°E45.829807; 13.501063 (Stolperstein für Angelo Cenedese e Ida Serafin)
QUI ABITAVA
ANGELO CENEDESE
NATO 1925
ARRESTATO 24.5.1944
INTERNATO
RISIERA SAN SABBA
ASSASSINATO 21.9.1944
Cenedese, Angelo Angelo Cenedese (Ronchi dei Legionari, ??? 1925 - Risiera di San Sabba, 21 settembre 1944)
QUI ABITAVA
IDA SERAFIN
NATA 1926
ARRESTATA 1.6.1944
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 28.8.1944
Serafin, Ida Ida Serafin (???, 1926 - Auschwitz, 25 agosto 1944), sorella del partigiano Orlando Serafin. Come il fratello non fece ritorno dalla deportazione, precedendolo nella morte di un solo mese.
Via delle Fornaci, 2

45°49′28.53″N 13°31′20.23″E / 45.824591°N 13.522287°E45.824591; 13.522287 (Stolperstein für Oliviero De Bianchi e Lucio Tolloi)
QUI ABITAVA
OLIVIERO
DE BIANCHI
NATO 1923
ARRESTATO 24.5.1944
INTERNATO
RISIERA SAN SABBA
ASSASSINATO 23.5.1944
De Bianchi, Oliviero Oliviero De Bianchi (Ronchi dei Legionari, ??? 1923 - Risiera di San Sabba, 23 maggio 1944)
QUI ABITAVA
LUCIO TOLLOI
NATO 1920
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 15.4.1945
Tolloi, Lucio Lucio Tolloi (Ronchi dei Legionari, ??? 1920 - Dachau, 15 aprile 1945)
Piazza Santo Stefano
davanti antica chiesa

45°50′08.26″N 13°30′40.07″E / 45.835629°N 13.51113°E45.835629; 13.51113 (Stolperstein für Aldo Geppert)
QUI ABITAVA
ALDO GEPPERT
NATO 1912
ARRESTATO GIUGNO 1944
DEPORTATO
NATZWEILER-LEONBERG
ASSASSINATO 30.3.1945
Geppert, Aldo Aldo Geppert (??? 1912 - Natzweiler-Leonberg, 23 maggio 1944), di origine milanese, arrivato nella Bisiacaria per fare il militare, a Redipuglia, incontra quella che sarebbe diventata la moglie, Maria Soranzio; trasferiti a Vermegliano poi, il 16 giugno del 1944, la deportazione.[54]
24 maggio 2023 Via XXIV maggio, 36

45°49′11.78″N 13°30′01.66″E / 45.819939°N 13.500462°E45.819939; 13.500462 (Stolperstein für Lino Furlan)
QUI ABITAVA
LINO FURLAN
NATO 1919
ARRESTATO 1944
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 18.3.1945
Furlan, Lino Lino Furlan (??? 1919 - Mauthausen, 18 marzo 1945), partigiano appartenente alla Brigata Garibaldi di Trieste deceduto nel lager di Mauthausen il 18 marzo 1945.
Via Brigata Modena, 2
Vermegliano

45°49′57.9″N 13°30′27.23″E / 45.832751°N 13.507563°E45.832751; 13.507563 (Stolperstein für Guglielmo e Valdi Tomasin, Guglielmo Deiuri)
QUI ABITAVA
GUGLIELMO DEIURI
NATO 1901
ARRESTATO 1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 18.3.1945
Deiuri, Guglielmo Guglielmo Deiuri (??? 1901 - Dachau, 18 marzo 1945)
Via del Capitello, 24

45°49′55.98″N 13°30′41.48″E / 45.832218°N 13.511523°E45.832218; 13.511523 (Stolperstein für Giuseppe Pacor)
QUI ABITAVA
GIUSEPPE PACOR
NATO 1921
ARRESTATO 1944
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 2.4.1945
Pacor, Giuseppe Giuseppe Pacor (??? 1921 - Mauthausen, 2 aprile 1945)
Via delle Fornaci, 4

45°49′23.93″N 13°31′30″E / 45.823313°N 13.525°E45.823313; 13.525 (Stolperstein für Bruno Violin)
QUI ABITAVA
BRUNO VIOLIN
NATO 1919
ARRESTATO 1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 19.5.1945
Violin, Bruno Bruno Violin (??? 1919 - Dachau, 19 maggio 1945)
Via Dante Alighieri, 12
(di fronte alla chiesa di Maria Madre della Chiesa)

45°49′47.31″N 13°30′03.83″E / 45.829807°N 13.501063°E45.829807; 13.501063 (Stolperstein für Domenico Candotto, Angelo Gregorin, Orlando Serafin, Maria Turolo e Attilio Gaiardo)
QUI ABITAVA
ATTILIO GAIARDO
NATO 1922
ARRESTATO 1944
DEPORTATO
BUCHENWALD
ASSASSINATO 9.3.1945
Gaiardo, Attilio Attilio Gaiardo (??? 1919 - Buchenwald, 9 marzo 1945)

Provincia di Pordenone[modifica | modifica wikitesto]

In provincia di Pordenone sono state posate 46 pietre d'inciampo tra il 2020 e 2024.[55]

Budoia[modifica | modifica wikitesto]

Pietra d'inciampo Cenni biografici
Data di posa Luogo di posa Stolpersteine Incisione
23 gennaio 2021 Via Cialata

46°02′28″N 12°32′03.73″E / 46.04111°N 12.534369°E46.04111; 12.534369 (Pietra d'inciampo per Angelo Sanson)
QUI ABITAVA
ANGELO SANSON
NATO 1924
DEPORTATO
BUCHENWALD
ASSASSINATO
Sanson, Angelo Angelo Sanson (Budoia, 13 gennaio 1924 - Sangerhausen, 27 dicembre 1944), figlio di Adriano e di Domenica Panizzut, operaio, antifascista. Arrestato a causa delle sue idee politiche è deportato nel Reich destinato al campo di Buchenwald, matricola 40093. Muore il 27 dicembre 1944 nel campo di Sangerhausen.[56]
28 gennaio 2022 Via Rivetta, 49
Dardago di Budoia

46°03′19.49″N 12°32′22.01″E / 46.055413°N 12.539448°E46.055413; 12.539448 (Pietra d'inciampo per Gino Bocus)
QUI ABITAVA
GINO BOCUS
NATO 1925
ARRESTATO 15.11.1944
DEPORTATO 1944
DACHAU
ASSASSINATO
Bocus, Gino Gino Bocus (Budoia, 29 luglio 1925 - ???), figlio di Angelo e Giuditta Zambon. Contadino, partigiano della divisione “Nino Nanetti”, è arrestato a Pordenone il 15 novembre 1944. Carcerato a Udine quindi deportato col treno n. 109 partito da Trieste l’8 dicembre 1944 con destinazione Dachau, ma di Gino non v'è traccia all'arrivo; tuttora è considerato disperso in Germania.[56]
Via Tarabin, 37
Dardago di Budoia

46°03′19.21″N 12°31′59.72″E / 46.055337°N 12.533255°E46.055337; 12.533255 (Pietra d'inciampo per Guerino Zambon)
QUI ABITAVA
GUERINO ZAMBON
NATO 1916
ARRESTATO 12.9.1944
DEPORTATO 1944
DUISBURG
ASSASSINATO 2.1.1945
Zambon, Guerino Guerino Zambon (Dardago, 6 gennaio 1916 - Duisburg, 2 gennaio 1945), figlio di Girolamo e Andreanna Zambon, partigiano appartenente alla Divisione Nino Nanetti, è arrestato dalle SS a Pordenone il 12 settembre 1944. Carcerato a Pordenone, successivamente Udine, quindi il primo novembre deportato nel Reich destino campo di concentramento di Duisburg, sottocampo di Buchenwald. Da quel momento non si hanno più notizie di lui fino all’agosto del 1945, quando la Croce Rossa Italiana comunicò la sua morte alla famiglia. Guerrino Zambon muore il 2 gennaio 1945.
Inizialmente sconosciuto il luogo di sepoltura, grazie alle ricerche della nipote, ora è eppellito al cimitero Militare Italiano d’Onore di Amburgo.[56]
28 gennaio 2023 Via Dante Alighieri, 2
Santa Lucia di Budoia

46°01′59.75″N 12°31′57.49″E / 46.033264°N 12.532635°E46.033264; 12.532635 (Pietra d'inciampo per Benvenuto Busetti)
QUI ABITAVA
BENVENUTO bUSETTI
NATO 1913
DEPORTATO
HEMER,ISERLOHN
ASSASSINATO 10.3.1944
Busetti, Benvenuto Benvenuto Busetti (Budoia, ?? 1913 - Iserlohn, 10 marzo 194a), nato a Santa Lucia di Budoia, arruolato nel 55º Reggimento Fanteria, divisione Marche, destinato al Fronte Balcanico, fatto prigioniero alla proclamazione dell'armistizio dell'8 settembre 1943, è internato nello “Stammlager VI C[57] e costretto ai lavori forzati in una miniera di carbone. Trasferito nello "Stalag VI A",[58] a Hemer in Vestfalia muore il 10 marzo 1944.[56]
Via Castello, 37
Dardago di Budoia

46°03′08.57″N 12°32′16.49″E / 46.052381°N 12.537914°E46.052381; 12.537914 (Pietra d'inciampo per Silvio Vettor)
QUI ABITAVA
SILVIO VETTOR
NATO 1924
DEPORTATO
WATENSTED
ASSASSINATO 22.4.1945
Vettor, Silvio Silvio Vettor (Dardago, ?? 1924 - Salzgitter[59], 22 aprile 1945), Catturato durante un rastrellamento, è deportato nel Reich destinato al campo di Salzgitter-Watenstedt[59], nella Bassa Sassonia e destinato al lavoro coatto. Muore il 22 aprile 1945 durante un bombardamento alleato.[56]

Caneva[modifica | modifica wikitesto]

A Caneva sono state posate 5 pietre d'inciampo, tutte collocate il 21 gennanio 2021

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
QUI ABITAVA
ENZO CARIOTI
NATO 1943
BRUCIATO VIVO
24.4.1945
Località Logon, Caneva Carioti, Enzo Enzo Carioti nasce nel 1943 a Longon di Caneva, in una zona quasi disabitata, sulla vecchia strada che da Sarone conduce a Polcenigo, dove di frequente passavano le pattuglie delle SS che seguivano le tracce dei partigiani.

Dopo che due nazisti furono uccisi nelle vicinanze dalle forze partigiane, nella casa si iniziò a temere una rappresaglia, tanto che lo zio Mario, viene fatto allontanare in tutta fretta, nella speranza che nessuno avrebbe fatti del male a anziani, donne e bambini. Invece il 24 aprile del ‘45 dei soldati nazisti, comandati da Alfred Dornenburg, detto “il Foghin”, dopo aver sparato su alcuni membri della famiglia, lanciarono delle bombe incendiarie nella casa del piccolo Enzo, di soli 18 mesi, che bruciò completamente. La famiglia di Enzo venne sterminata: sopravvivono lo zio Mario Zaghet, la mamma Norma Zaghet e il papà Giovanni Carioti, all'epoca prigioniero di guerra.

QUI ABITAVA
DOSOLINA MANFE'
NATA 1910
BRUCIATA VIVA
24.4.1945
Località Logon, Caneva Manfè, Dosolina Dosolina Manfè nacque il 2 settembre 1910. Si unì in matrimonio con Mario Zaghet, figlio di Eugenio Zaghet e Caterina Polo. I due coniugi ebbero una bambina, Caterina Franca, e il suo fratellino, Ermenegildo.

Abitavano tutti a Caneva in una zona pressoché disabitata, in una casa a ridosso della Collina del Longon. Era allora zona di passaggio di pattuglie naziste e fasciste ma ritenuta anche zona in cui si nascondevano i partigiani. Nel mese di aprile del ‘45 due tedeschi furono uccisi da alcuni partigiani e Dosolina pregò il marito di allontanarsi dall'abitazione e andarsene, in modo da non essere soggetto alla punizione dei soldati, con l’illusione che i nazisti non avrebbero toccato chi era rimasto, due donne, due bambini e un vecchio. La vendetta tedesca non tardò ad arrivare: Alfred Dornenburg ufficiale nazista conosciuto anche come “Il Foghin” comandò una rappresaglia in casa Zaghet. Il 24 aprile 1945 le SS entrarono nell'abitazione e fucilarono la famiglia, fecero esplodere la casa con una bomba e successivamente le appiccarono fuoco. Dosolina cercò di proteggere il figlio Ermenegildo, rimasto nella casa con lei, coprendolo con il suo corpo. Consumatosi l’incendio lei ed Ermenegildo furono ritrovati ancora vivi da suo marito Mario e dalla sorella del marito, Norma Zaghet, ma dopo aver bevuto un sorso d’acqua esalarono l’ultimo respiro.

QUI ABITAVA
CATERINA POLO
NATA 1884
BRUCIATA VIVA
24.4.1945
Località Logon, Caneva Polo, Caterina Caterina Polo nacque nel 1884 e visse per gran parte della sua vita a Sarone, frazione del comune di Caneva, in una casa a ridosso del colle Longon, nei pressi di Palù di Livenza al confine con Polcenigo. Coniugata con Eugenio Zaghet, qui crebbe i suoi due figli, Mario e Norma. Con il passare degli anni, la famiglia si allargò: Mario si sposò con Dosolina e dal matrimonio nacquero Caterina Franca ed Ermenegildo; Norma si maritò con Giovanni Carioti, che all’epoca esercitava la professione di militare, e poco dopo nacquero Catia ed Enzo. Ma il 24 aprile del 1945 la loro tranquilla vita familiare venne bruscamente interrotta da un terribile fatto. In quei giorni si consumò, nei dintorni di Palù, uno scontro fra gruppi nazifascisti e partigiani che portò alla morte di due soldati nazisti, i cui corpi vennero rinvenuti la mattina stessa di quel tragico giorno.

In casa vi erano solo Caterina, il suo Eugenio, Dosolina, Mario e i nipotini Enzo ed Ermenegildo; Caterina Franca, all’epoca di due anni e mezzo, la primogenita di Mario, si trovava a casa di una zia, con cui la madre aveva deciso di lasciarla anche per quella giornata.

Norma, sorella di Mario e mamma di Enzo, aveva lasciato il figlio, di appena diciotto mesi, ai nonni per poter portare il sussidio necessario agli sfollati del paese, ed era ancora lì quando la strage avvenne.

Dosolina, intuendo che nel pomeriggio sarebbe potuto accadere qualcosa di terribile, pregò intensamente il marito Mario di lasciare la casa e di nascondersi nei dintorni di Palù, e lo convinse spiegandogli che, secondo lei, i soldati non avrebbero fatto nulla a due donne, un anziano e due bambini. L’uomo assecondò il desiderio della moglie e scappò di casa, ma osservò comunque da lontano ciò che sarebbe accaduto dopo.

Gli uomini del famigerato “Foghin” giunsero, entro sera, alle porte della casa dei Zaghet e per ordine dell’ufficiale gettarono una bomba a mano nell’abitazione, che uccise il piccolo Enzo, Eugenio e Caterina. Dopo tale atto seguirono raffiche di colpi di mitragliatrice che richiamarono l’attenzione di Norma. La donna infatti, da quanto raccontato dalla testimonianza della figlia Catia, inforcò immediatamente la bicicletta e si diresse sul posto, ma venne bloccata da un soldato che la costrinse ad osservare la scena impotente. Attorno al lei anche tutti gli altri paesani si riunirono, ma nessuno per tutta quella notte ebbe la possibilità di avvicinarsi alle rovine della casa.

QUI ABITAVA
ERMENEGILDO
ZAGHET
NATO 1944
BRUCIATO VIVO
24.4.1945
Località Logon, Caneva Zaghet, Ermenegildo Ermenegildo Zaghet nacque nel 1944 a Sarone di Canova, da Dosolina Manfè e Mario Zaghet. La zona dove vive (il Longon di Caneva) era una posizione isolata e ricca di anfratti e nascondigli naturali che venivano utilizzati come nascondiglio dai partigiani,

Nel ‘45 due nazisti, in un attacco, vennero assassinati da alcuni partigiani. Per paura di una rappresaglia da parte dei nazisti Mario scappò di casa, mentre gli altri membri della famiglia rimanerono lì, in quanto pensarono che i Tedeschi non si sarebbero scagliati contro vecchi, donne o bambini. Ermenegildo aveva 8 mesi quando il 24 aprile 1945 un gruppo di nazisti, sotto il comando di Alfred Dornenburg (detto “il Foghin”) usarono bombe incendiarie e dinamite per uccidere la famiglia Zaghet. Tra le fiamme perirono il nonno Eugenio Zaghet, la nonna Caterina Polo e il cuginetto Enzo, arsi vivi, schiacciati dalle macerie. Dosolina riesce a trarre in salvo Ermenegildo, ma entrambi sono gravemente feriti. Vengono ritrovati dal papà Mario e dalla zia Norma Zaghet. Il piccolo, dopo aver sorseggiato l’ultimo sorso d’acqua della sua breve vita, si spegne insieme alla madre.

QUI ABITAVA
EUGENIO ZAGHET
NATO 1881
BRUCIATO VIVO
24.4.1945
Località Logon, Caneva Zaghet, Eugenio Eugenio Zaghet nacque il 7 agosto 1881 a Sarone, frazione del piccolo comune di Caneva (a quel tempo in provincia di Udine e oggi in provincia di Pordenone). È qui che trascorse il resto della sua vita: sposato con Caterina Polo, trovò casa a Palù di Livenza, a ridosso della collina del Longon, lungo la strada che collegava il paesino a Polcenigo. In questa zona isolata e pressoché disabitata crebbe i suoi figli, Mario e Norma. La famiglia era però destinata ad allargarsi: dal matrimonio tra Mario e Dosolina Manfè nacque, nel 1942, la prima nipote, Caterina Franca; due anni dopo, nell’agosto del 1944, arrivò anche il piccolo Ermenegildo. Dal matrimonio tra Norma e Giovanni Carioti, invece, nacquero Enzo e Catia. Il padre Giovanni, però, essendo stato trasferito a Taranto come militare insieme al suo reparto, non poté nemmeno assistere alla nascita di suo figlio Enzo.

La famiglia Zaghet visse serenamente sotto lo stesso tetto fino al 24 aprile 1945, un martedì in cui buona parte dei familiari perse la vita drammaticamente. Eugenio aveva riabbracciato proprio la sera prima il nipotino Ermenegildo, tornato a casa dopo essere stato ospitato da una zia. Anche l’altra nipote, Caterina Franca, si trovava dalla quella parente, ma, essendo più grande del fratellino (aveva infatti due anni e mezzo, mentre lui solo otto mesi), si fermò da lei ancora qualche giorno e non rientrò. Al mattino del 24 Eugenio salutò Norma, che si stava recando in paese per portare vestiti agli sfollati. Così nell’abitazione rimasero in sei: lui e la moglie Caterina Polo, il figlio Mario con Dosolina ed Ermenegildo e il piccolo Enzo dormiente.

Poco dopo la partenza della figlia Norma, sulla strada di fronte alla casa passarono pattuglie tedesche e fasciste incaricate di controllare che in una zona così isolata non ci fossero dei partigiani. Per rappresaglia, volta a scovare qualche possibile partigiano nascosto, entrarono violentemente nella dimora della famiglia, il solo edificio presente nella zona. Mario, unico maschio adulto, fuggì di nascosto, rifugiandosi giusto in tempo su di un’altura vicina. Eugenio presumeva di poter proteggere la moglie, i suoi nipoti e la nuora, nonostante la presenza dei nemici armati li spaventasse molto. Cosa mai avrebbero potuto volere da donne, anziani e bambini Non sapeva però di trovarsi di fronte a uno degli ufficiali tedeschi più spietati: Alfred Dörnenburg, conosciuto anche con il nome di “Foghin” proprio per la sua tendenza a incendiare le case degli abitanti del territorio occupato, sospettati di complicità con i partigiani.

Ciò che avvenne di preciso quel giorno non è ancora chiaro, dal momento che nessuno della famiglia uscì vivo dalle quattro mura; si sentirono solo scoppi di bombe, sventagliate di mitragliatrice e qualche urlo. Una delle pallottole sparate senza scrupoli dai soldati colpì mortalmente Eugenio, che esalò il suo ultimo respiro vicino alla sua compagna di vita Caterina e al nipotino Enzo. Si poteva sperare ancora di veder invecchiare e crescere Dosolina e il figlio Ermenegildo, che non erano stati colpiti, ma Dörnenburg, il “Foghin”, non ebbe pietà nemmeno questa volta: con dinamite e bombe incendiarie diede fuoco alla casa e le fiamme in breve divorarono le pareti e i ricordi.

Fontanafredda[modifica | modifica wikitesto]

Pietra d'inciampo Cenni biografici
Data di posa Luogo di posa Stolpersteine Incisione
28 gennaio 2023 Via S.Pellico, 61

45°58′32.07″N 12°34′47.89″E / 45.975574°N 12.579969°E45.975574; 12.579969 (Pietra d'inciampo per Luigi Sfreddo)
QUI ABITAVA
LUIGI SFREDDO
NATO 1911
DEPORTATO 1944
DACHAU
ASSASSINATO 7.2.1945
Sfreddo, Luigi Luigi Sfreddo (Fontanafredda, 11 settembre 1911 - Dachau, 7 febbraio 1945), sarto a Villadolt di Fontanafredda, impossibilitato, causa poliomielite, all'attività partigiana, contribuisce alla resistenza sostenendo i partigiani con aiuti materiali e fornendo le informazioni ascoltate da Radio Londra. A seguito di una probabile delazione è arrestato nel corso del rastrellamento del 23 marzo 1944 seguente l'uccisione di alcuni soldati tedeschi. Incarcerato in un primo momento a Pordenone è deportato poi nel Reich destinato al campo di Dachau, internato quale oppositore politico. Muore il 7 febbraio del 1945.[60]

Maniago[modifica | modifica wikitesto]

A Maniago si trovano 3 pietre d'inciampo, tutte collocate il 27 gennaio 2022.

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
QUI FU ARRESTATO
ANTONIO PAGOTTO
NATO 1927
TORTURATO
DEPORTATO 1944
HERSBRUCK
ASSASSINATO 19.3.1945
Piazza Italia, 18 Pagotto, Antonio Antonio Pagotto, nato nel 1927 e residente nella frazione di Campagna a Maniago, nipote di Giovanni Pagotto, fu segnalato a seguito di una delazione e accusato di aver ospitato nella sua casa una squadra partigiana. Appena arrivarono gli uomini della X Mas, unità della Repubblica Sociale particolarmente impegnata contro la Resistenza partigiana, Antonio fu prima legato a un carro e picchiato nel cortile della sua abitazione, e poi portato, il giorno dopo, presso il comando nazifascista maniaghese. Quello fu il luogo di interrogatori, torture e infine della deportazione nel lager di Hersbruck, campo satellite di Flossenbürg, in Germania, dove perse la vita il 19 marzo 1945.
QUI FU ARRESTATO
GIOVANNI PAGOTTO
NATO 1906
DEPORTATO 1945
FLÖSSENBURG
ASSASSINATO 9.3.1944
Piazza Italia, 18 Pagotto, Giovanni Giovanni Pagotto, nato a Vazzola nel 1906 era mezzadro presso la famiglia Centa, padre di otto figli e i due nipoti, anch'essi mezzadri: Tiziano nato nel 1925 e Antonio nato nel 1927. Fu segnalato a seguito di una delazione e accusato di aver ospitato nella sua casa, nella frazione di Campagna, una squadra partigiana. Appena arrivarono gli uomini della X Mas, unità della Repubblica Sociale particolarmente impegnata contro la Resistenza partigiana, Giovanni fu prima legato a un carro e picchiato nel cortile della sua abitazione, e poi portato, il giorno dopo, presso il comando nazifascista maniaghese. Quello fu il luogo di interrogatori, torture e infine della deportazione nel lager di Flossenbürg, in Germania, dove perse la vita il 9 marzo 1945.
QUI FU ARRESTATO
TIZIANO PAGOTTO
NATO 1925
TORTURATO
DEPORTATO 1944
HERSBRUCK
ASSASSINATO 16.3.1945
Piazza Italia, 18 Pagotto, Tiziano Tiziano Pagotto, nato nel 1925 e residente nella frazione di Campagna a Maniago, nipote di Giovanni Pagotto, fu segnalato a seguito di una delazione e accusato di aver ospitato nella sua casa una squadra partigiana. Appena arrivarono gli uomini della X Mas, unità della Repubblica Sociale particolarmente impegnata contro la Resistenza partigiana, Antonio fu prima legato a un carro e picchiato nel cortile della sua abitazione, e poi portato, il giorno dopo, presso il comando nazifascista maniaghese. Quello fu il luogo di interrogatori, torture e infine della deportazione nel lager di Hersbruck, campo satellite di Flossenbürg, in Germania, dove perse la vita il 16 marzo 1945.

Maron di Brugnera[modifica | modifica wikitesto]

Pietra d'inciampo Cenni biografici
Data di posa Luogo di posa Stolpersteine Incisione
27 gennaio 2023 Via Fossadelle, 14

45°53′28.98″N 12°33′02.18″E / 45.891383°N 12.550606°E45.891383; 12.550606 (Pietra d'inciampo per Guido Martin)
QUI ABITAVA
GUIDO MARTIN
NATO 1926
ARRESTATO 2.12.1944
DEPORTATO 1944
DACHAU
LIBERATO
Martin, Guido Guido Martin (Maron di Brugnera 12 maggio 1926 - Sacca Sessola (VE), 16 dicembre 1948), il 2 dicembre 1944 è arrestato nel corso di un rastrellamento organizzato per catturare esponenti della Resistenza locale. Deportato nel Reich pochi giorni dopo è internato nel campo di Dachau, quindi nel sottocampo di Lauingen, nel nord della Baviera. Riconcquista la libertà alla liberazione del campo il 29 aprile 1945, ma a causa della TBC contratta in prigionia, il 16 dicembre 1948 muore nel Sanatorio di Sacca Sessola a Venezia.[61]

Polcenigo[modifica | modifica wikitesto]

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
QUI ABITAVA
GIOVANNA
BACHARACH
NATA 1879
ARRESTATA 2.4.1944
DEPORTATA
DESTINO SCONOSCIUTO
Via Maggiore 4
Polcenigo
Giovanna Bacharach in Weinberg nacque in una famiglia di origine ebrea il 22 novembre 1879 a Bensheim in Germania, frequentò le migliori scuole e si trasferì in Italia; lavorò come segretaria nella Società “Pauly & C. Company CVM” Venezia-Murano, che produceva vetri d’arte. Visse a Polcenigo nella frazione di Coltura dal 1913, in una casetta, in compagnia della sua cagnetta; i suoi compaesani la ricordano come una persona generosa ed altruista, che spesso concedeva prestiti e faceva dei doni ai poveri, viste le sue disponibilità economiche e il suo animo caritatevole.

Nonostante le sue origini ebree, intrattenne per anni un’amicizia personale con il Parroco del suo paese, con il quale condivise molti pensieri inerenti alla sua vita privata e la sua crescente volontà di convertirsi al Cattolicesimo (testimoniati dalle lettere che gli scriveva). Dalle lettere del 1938 si evince sia il suo distacco dalla religione ebraica, che secondo lei era “incapace di fornire un qualsiasi tipo di conforto spirituale”, sia l’avvicinamento alla Chiesa Cattolica, che considerava portatrice di valori come bontà, generosità, carità e saggezza, che lei stessa praticava nella sua vita. Inoltre la sua sofferenza nella situazione storica contingente era acuita dal fatto che si sentiva perseguitata in quanto ebrea da parte della sua stessa nazione, la Germania. La Bacharach descrive la sua profonda delusione nei confronti del popolo tedesco al reverendo dicendo “va bene, che i Germani sono superiori a tutte le altre razze, ma, che sappia io, non possono vantare né un Volta, né un Edison, né un Marconi, né un Cristoforo Colombo, né un Galilei, possono però vantare di aver inventato i… gas asfissianti” (lettera del 20 giugno 1938).

Il suo dramma iniziò in seguito a tre lettere anonime di denuncia, nelle quali venne segnalata come una simpatizzante comunista e non perché di religione ebraica. Queste lettere furono recapitate nel 1942 all’OVRA (Opera Volontaria per la Repressione dell’Antifascismo),

Giovanna Bacharach venne arrestata il 4 aprile del 1944 dalle SS di Roveredo in Piano, dirette dal tenente medico Alfred Dörnenburg, criminale di guerra. Fu interrogata e torturata dalla Gestapo. Lei dichiarò di non essere simpatizzante dei comunisti e di essere di origine ebraica, ma battezzata cristiana. Venne comunque inviata nel campo di internamento di Fossoli, una cittadina situata a 20 chilometri a nord di Modena.

Nel dicembre del 1943 il campo fu trasformato dagli Italiani in un campo di transito e successivamente, l’8 febbraio 1944, passò sotto il controllo delle SS.

Diversi convogli partirono da Fossoli il 22 febbraio, il 5 aprile, il 16 maggio, il 26 giugno e il 1º agosto, trasportando ogni volta circa 700 persone, con destinazione Auschwitz.

Il 2 agosto del 1944 il campo venne chiuso e venne aperto un nuovo campo a Bolzano-Gries, che ospitava oltre 4.000 prigionieri, quasi tre volte tanto rispetto a quelli previsti.

In seguito alla chiusura del campo di Fossoli, la Bacharach fu, pertanto, trasferita al campo di Bolzano, il 3 agosto del 1944, nell’alloggiamento riservato alle donne e ai bambini. Portava addosso il numero di matricola 2133. Venne fatta partire con l’ultimo convoglio di deportati diretto ad Auschwitz. La linea ferroviaria su cui viaggiava il treno venne sabotata da un gruppo di partigiani.

Pordenone[modifica | modifica wikitesto]

A Pordenone si trovano 24 pietre d'inciampo, collocate tra il 2020 e il 2024.[62][63][64]

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
QUI LAVORAVA
BRUNO BARZOTTO
NATO 1922
ARRESTATO 3.11.1944
DEPORTATO
DACHAU
LIBERATO
MORTO 18.9.1947
Via Montereale, 24 Bruno Barzotto nacque il 15 luglio 1922 a Pasiano. Il padre, Francesco Barzotto, vittima anche lui della deportazione nazi-fascista, era segretario comunale di Pasiano e, in seguito, di altri comuni vicini. A causa di ripetute aggressioni da parte di fascisti, tra i quali il conte Alvise Gozzi e il suo braccio destro Federico Novello, Francesco Barzotto e la sua famiglia furono costretti ad abbandonare Pasiano, dove avevano la loro casa e dove vivevano da 14 anni. La persecuzione fascista lo tormentò ininterrottamente nelle sue peregrinazioni tra le varie sedi comunali.

Nel 1944 Bruno, iscritto all’ultimo anno della facoltà di Medicina e Chirurgia, entrò a far parte della Resistenza (col nome di battaglia “Brenne”). Bruno diede priorità al suo impegno a fianco dei partigiani, per curarli e assisterli, come tirocinante presso l’Ospedale Civile di Pordenone. Fu fatale per Bruno, la morte di Antonio Zanella, “Athos”. che era stato da lui nascosta in una camera riservata per potergli curare clandestinamente una grave ferita. La morte di “Athos” permise ai fascisti di risalire a Bruno. Una denuncia, proveniente da Enrico Gerardi e Amedeo Venturi, ne provocò l’arresto. Il 2 novembre 1944 il fascista Renato Meneghini entrò in ospedale travestito da partigiano per individuare i medici che aiutavano i partigiani. Bruno cadde nel tranelloe fu arrestato e portato alle “Casermette” (ex caserma in via Molinari, adibita a prigione fascista) dove fu torturato per una settimana, senza mai rivelare nulla. Da lì fu incarcerato al “Castello” di Pordenone, con il numero di matricola 2329, e processato. Il 18 novembre Bruno, venne trasferito nel carcere di via Spalato a Udine, in attesa del suo destino. Il 16 dicembre 1944 suo padre Francesco, da tempo conosciuto come antifascista, finì arrestato a sua volta su delazione.

A Udine Bruno riuscì ad incontrare suo padre per pochi attimi prima di essere trasferito alla stazione ferroviaria e caricato sul carro bestiame diretto, al campo di sterminio di Dachau.

Bruno ritornò da Dachau alla fine della guerra, ma, ammalato di tubercolosi, conseguenza della deportazione, sopravvisse solamente fino al 18 settembre 1947.

Dopo la sua morte l’Università degli Studi di Padova gli conferì la Laurea honoris causa in Medicina e Chirurgia. Inoltre il suo nome è inciso su una grande lapide al Bo, la storica sede dell’Ateneo di Padova, assieme ai nomi di studenti e docenti che raccolsero l’appello del Magnifico Rettore Concetto Marchesi ed entrarono nella Resistenza.

QUI ABITAVA
FELICE BET
NATO 1928
PARTIGIANO
ARRESTATO 7.1.1945
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
DESTINO SCONOSCIUTO
Via del Fante, 15
Felice Bet, nacque il 16 novembre 1928 a Pordenone.
Felice Bet
In seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943, a soli 15 anni, cercò di raggiungere gli alleati al sud italia non riuscendo però a oltrepassare le linee pur arrivando fino al fronte di Cassino. Rientrò a Pordenone e divenne partigiano con i garibaldini. Successivamente il 7 gennaio 1945 venne catturato dai repubblichini e, per 2 giorni torturato alle Casermette, per poi essere condotto in carcere il 9 gennaio 1945. Venne processato al tribunale militare nazista, è destinato alla deportazione in Germania. La famiglia sostiene che sia morto probabilmente a fine febbraio del 1945 a Mauthausen.
QUI ABITAVA
ARTURO BIASUTTI
NATO 1905
INTERNATO
WATENSTED-SALZGITTER
ASSASSINATO 1.2.1945
Via Nazario Sauro, 2 Arturo Biasutti nacque il 19 ottobre 1905 a Torre di Pordenone in via Nazario Sauro n° 9, (oggi via Scipio Slataper). Figlio di Luigi Biasutti e di Maria Angela Furlan, viveva a Torre con i genitori e il fratello, Umberto, avuto dal padre con la precedente moglie, Luigia Del Ben, di cui era rimasto vedovo nel 1902.
Arturo Biasutti con la moglie Regina Liut e la figlia Olga Biasutti
Dopo l’8 settembre 1943, quando fu reso noto l’armistizio dell’Italia con gli Alleati, Arturo come molte altre persone, venne deportato nel campo di lavoro di Watenstad in Germania dove fu registrato nella categoria di "Fremdarbeiter", lavoratore straniero.

Le terribili e disumane condizioni di lavoro vissute, aggravate da una situazione igienica precaria e da una inesistente assistenza sanitaria, portarono Arturo Angelo Biasutti a contrarre un’infezione che lo portò alla morte il 1 febbraio 1945. Una volta appresa la tragica notizia, la moglie di Arturo, Regina, si recò in Germania nel vano tentativo di recuperare la salma del marito. Arturo Biasutti venne sepolto al cimitero Friedhof Salgitter. Attualmente le sue spoglie, assieme a quelle di molti altri suoi connazionali, riposano ad Amburgo nel Cimitero Militare Italiano d’Onore dove furono traslate in seguito.

QUI INSEGNAVA
TERZO DRUSIN
NATO 1913
PARTIGIANO
ARRESTATO 2.12.1944
ASSASSINATO 17.12.1944
Via Bertossi, 9
Terzo Drusin nacque a Manzano (UD), il 28 gennaio 1913, da Antonio Drusin ed Eugenia Passans. Seppur molto bravo a scuola, raggiunta la quarta elementare, dovette abbandonarla per intraprendere la vita da contadino ed aiutare così la famiglia. Dopo 4 anni, in seguito alla perdita di tre dita della mano e all’amputazione della gamba subito sopra il ginocchio, riprese gli studi (mentre stava pulendo la lettiera nella stalla delle mucche,Terzo urò accidentalmente la cartuccia di una mitragliatrice ancora carica: venne subito portato in Ospedale a Cividale, ma la minaccia di un’infezione al midollo osseo, che rischiava una gangrena a causa di una scheggia conficcata nella tibia, spinse i medici ad amputargli una gamba. Il padre decise allora che il figlio avrebbe dovuto tornare a studiare per assicurarsi un lavoro e costruire così il proprio futuro).

Nel 1934, si iscrisse alla Facoltà di Pedagogia alla Cattolica di Milano, dove era nato l’unico movimento cattolico antifascista organizzato, con il nome di Movimento Guelfo di Azione, che portava avanti la propaganda per la lotta al fascismo in nome di principi cristiano-sociali. Finì gli esami universitari nel 1938, ma si laureò solo nel 1940 perché chiamato a coprire uno dei posti lasciati vacanti dopo la mobilitazione generale causata dalla guerra.

Dopo aver insegnato lettere a San Pietro al Natisone (UD), il 12 novembre 1943 Drusin si trasferì a Pordenone, in qualità di insegnante di scuola media. Il 10 dicembre, nacque Daniela, avuta da Lea Domenis e sua unica figlia. La sua abitazione a Pordenone si trova in via Grigoletti 14.

Scoppiata la guerra, si arruolò nella Brigata Ippolito Nievo come partigiano, ma poco dopo viene catturato a tradimento dalle Brigate Nere, nel vallone di Corva dove lavorava. Per farlo parlare, le Brigate Nere lo prelevarono ogni giorno dal carcere e lo torturano nella casa del fascio, fino alla morte sul ponte di Termeacque, dove, alla confluenza del Meduna con il Livenza, i fascisti lo trucidano e gettano nella acque sottostanti. La salma viene trasportata dal CNL ( Comitato di Liberazione Nazionale) alla casa del fascio , attuale Casa del Popolo; il 23 dicembre vennero celebrati i funerali.

Nel 1947, la moglie di Drusin, Lea Domenis, si trasferì in Argentina con la figlia, dopo aver comprato un loculo per la tomba del marito a Pordenone. Due anni dopo, venne assegnata a Drusin la Medaglia d’oro al valore militare.

QUI ABITAVA
FRANCESCO
FOLLENI GUGLIELMO
NATO 1925
PARTIGIANO
ARRESTATO 23.12.1944
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
DESTINO SCONOSCIUTO
Via Niccolò Tommaseo, 8
Francesco Folleni Guglielmo, nacque nel 1925 nel comune di Favaro Veneto. Studente di Legge a Bologna, si unì ai partigiani con il nome in codice “Romolo”, nella speranza di contribuire a liberare l’Italia dal Nazifascismo. Non ancora ventenne fu arrestato dalle Brigate Nere nel dicembre del 1944 in seguito ad una delazione, mentre si trovava nella sua abitazione, in Vicolo Niccolò Tommaseo, dove era tornato perché ammalato. Dopo qualche giorno in stato di fermo nel carcere pordenonese, venne deportato nel campo di concentramento austriaco di Mauthausen, da dove scrisse alcune lettere. Poi non si ebbero più alcuna notizia su di lui.
QUI ABITAVA
ATTILIO GALLINI
NATO 1926
PARTIGIANO
ARRESTATO DIC. 1944
DEPORTATO
FLOSSENBÜRG, DACHAU
LIBERATO
MORTO 22.7.1945
Piazza XX Settembre, 2
Attilio Gallini nacque a Pordenone il 17 marzo 1926, figlio di Giuseppe Gallini risiedette in piazza XX Settembre. Scelse di partecipare alla lotta partigiana arruolandosi nella IV Divisione Osoppo-Friuli 15ª Brigata per concorrere alla lotta antifascista contro la dominazione tedesca. Svolse la sua attività partigiana presso Località Casale sul Sile. Il 25 Novembre 1944 suo fratello minore, Eugenio, di 16 anni viene arrestato dai nazisti e internato nel carcere di Pordenone, due giorni dopo, il 27 Novembre, venne trasferito a Udine. La madre, Nella Botos, chiese al figlio Attilio di intercedere presso il comando di Udine per ottenere la liberazione del figlio in quanto non partigiano. L’intervento ebbe esito positivo ed Eugenio venne liberato. La sorte di Attilio fu invece diversa, prima venne serviziato presso la caserma “Di Prampero” a udine e successivamente deportato al campo di concentramento di Flossenburg, al confine tra Germania e Repubblica Ceca. Il 23 Aprile 1945 il campo fu liberato dalle truppe anglo-americane e Attilio poté rientrare in Italia, ma le condizioni critiche in cui si trovava richiesero il ricovero presso l’ospedale senatoriale di Pordenone, dove a distanza di poco, il 22 luglio 1945 morì per complicazioni all’età di 19 anni.
QUI ABITAVA
FRANCO CARLO
MARTELLI
NATO 1910
PARTIGIANO
ARRESTATO 25.11.1944
FUCILATO 27.11.1944
Piazza XX Settembre, 2
Franco Carlo Martelli
Franco Carlo Martelli, nacque a Catania il 30 dicembre 1910. Intraprese la carriera militare e nel 1937 venne trasferito al reggimento “Cavalleggieri di Saluzzo” a Pordenone. Prese alloggio con la sua famiglia nel palazzo Cossetti, in piazza XX settembre. Promosso a capitano, partecipò all’invasione della Iugoslavia nel ’41, guadagnandosi la medaglia di bronzo al valore militare. Pochi giorni dopo l’armistizio del 8 settembre, Martelli e il suo reggimento fecero ritorno a casa. Si avvicinò alla resistenza, arruolandosi tra i partigiani osovani, con il nome di battaglia “Ferrini” (dall’illustre giurista, beato della chiesa cattolica) e nel 1944 ne divenne il comandante. Alcuni mesi dopo fu nominato capo di stato maggiore della brigata unita “Ippolito Nievo B”, che comprendeva tutti i partigiani osovani e garibaldini operativi nella pianura friulana. Si impegno affinché i suoi uomini sfuggissero ai rastellamenti nazifascisti, ma lui stesso fu arrestato il 25 novembre del ’44 in seguito a una deloazione. Prelevato dalla sua abitazione fu portato alle casermette di via Molinari e torturato; se avesse denunciato i suoi compagni, sarebbe stato graziato, ma rifiutò e venne processato e condannato a morte. Affrontò la sua esecuzione con dignità e compostezza e morì gridando “Viva l’Italia libera”
QUI ABITAVA
VIRGINIO MICHELUZ
NATO 1905
PARTIGIANO
ARRESTATO 22.11.1944
DEPORTATO
FLOSSENBÜRG, DACHAU
LIBERATO
MORTO GIUGNO 1945
Corso Vittorio Emanuele II, 49
Virginio Micheluz, nacque il 2 agosto 1905 a Pordenone, luogo nel quale trascorse la maggior parte della sua vita. Figlio di Pietro Micheluz e Maria Rosa Zin, fratello di Yolanda, Luigia, Gastone, Frandina, e Persaide che morì subito dopo la nascita.

Era proprietario di una tabaccheria, lasciatagli dal padre, situata in Via Vittorio Emanuele 44 (PN).

Si sposò con Anna Elsa Maranese, con la quale ebbe tre figli: Giampietro Francesco, Pietro Francesco e Gabriele Giovanni Maria Micheluz.

Virginio venne accusato di lavorare per i partigiani e venne arrestato il 23 novembre del 1944 alle ore 17.00 dal IV Battaglione fascisti, a disposizione dei tedeschi. Venne trasferito a Udine e successivamente deportato nel campo di concentramento di Flossenbürg. Arrivò il 21 dicembre 1944 ed internato con il numero di matricola 40242. Successivamente decentrato a Hersbruck (sottocampo dipendente da Flossenbürg) il 4 gennaio 1945. Trasferito a Dachau, dove morirà presso l’ospedale americano a Dachau. Le sue spoglie riposano a Monaco di Baviera presso il cimitero militare italiano d’onore.

QUI ABITAVA
ANTONIO PILAT
NATO 1898
INTERNATO
KAUFERING (GERMANIA)
ASSASSINATO 20.3.1945
Via General Cantore, 28 Antonio Pilat, figlio di Luigi e di Anna Bresin, nacque il 20 maggio 1898 a Pordenone e morì il 20 marzo 1945 a Kaufering (Landsberg am Lech, Baviera), in un campo di lavoro tedesco.

Aveva un fratello (morto a 15 anni) e tre sorelle, Velia (deceduta appena nata), Rina e Romilda, la più giovane.

Come molte altre famiglie della zona erano molto poveri.

Sposatosi con Isolina Sartor (operaia tessile dei cotonifici), ebbe cinque figli: Romildo Marcello (che portava il nome della zia e di un fratello, non sopravvissuto alla nascita l’anno precedente), Romeo, Pericle, Italo e Maria Luigia.

Lavorò come manovale a Tarvisio e a 19 anni, durante la I Guerra Mondiale, fu chiamato alle armi nell’VIII Reggimento Bersaglieri (26 febbraio 1917).

Fu richiamato alle armi il 17 maggio 1941 per mobilitazione, come la maggior parte dei suoi coetanei, e nel luglio dello stesso anno venne congedato.

Nell’Estratto dal registro degli Atti di Morte risulta che faceva il calzolaio poco prima di essere deportato.

Venne arrestato e detenuto nelle Carceri Giudiziarie di Pordenone e da lì, nel ’44, fu trasferito alle Carceri di Udine da dove, dopo 10 giorni, venne inviato al Campo di Internamento di Kaufering.

QUI ABITAVA
ROMEO PILAT
NATO 1926
INTERNATO
KAUFERING (GERMANIA)
ASSASSINATO 22.5.1945
Via General Cantore, 28 Romeo Pilat nacque il 5 settembre 1926 secondogenito di Antonio Pilat (vedi sopra) ebbe una sorte simile a quella del padre.

Lavorò come meccanico e all'età di 17 anni venne arrestato e detenuto nelle Carceri Giudiziarie di Pordenone e da lì, l’11 maggio del 1944, fu trasferito dal Supremo Commissario tedesco per l’Alto Adriatico alle Carceri Giudiziarie di Tolmezzo. Il 25 settembre 1944 venne internato in Germania, anche lui a Kaufering (Landsberg am Lech, Baviera).

Vi morì “per le sofferenze subite” il 22 maggio 1945, tre mesi dopo suo padre.

QUI LAVORAVA
LUIGI ANTONIO
SANTAROSSA
NATO 1912
CAMPO DI LAVORO
TROISDORF (GERMANIA)
ASSASSINATO 22.4.1945
Via Del Fante, 10 Luigi Antonio Santarossa, figlio di Pietro e di Vittoria Ardit, nacque a Pordenone il 6 agosto 1895: la famiglia, composta anche dal primogenito Giacomo e dalla sorella Antonia, viveva in Via del Fante 10.

Il 21 luglio 1919 sposò Maria Mariuz, da cui non ebbe figli.

Luigi Santarossa lavorava come falegname; successivamente si arruolò.

Dai pochi documenti rinvenuti nell’Archivio Storico Comunale di Pordenone risulta che nel 1943 si trovava nella Serbia Centrale, prigioniero nel campo di lavoro di Šabac, probabilmente uno dei milioni di lavoratori coatti che lavoravano per l'industria bellica del Reich (circa 1.200.000 di questi erano Italiani). Tale campo divenne poi un campo di concentramento in cui perirono non meno di 7.000 persone.

In base alle pochissime notizie che riuscì ad inviare alla famiglia durante la sua detenzione molto probabilmente morì di stenti, come ricorda una delle nipoti (figlia del fratello Giacomo), che vive in Canada: “aveva perso tutti i denti e morì di fame” (2 agosto 1944).

Un mese dopo il campo fu liberato dai partigiani.

QUI ABITAVA
ESTELLA STEINDLER
IN LUGINBUHL
NATO 1875
ARRESTATA 4.4.1944
INTERNATA
RISIERA DI SAN SABBA
DESTINO SCONOSCIUTO
Viale Grigoletti, 5
Estella Steindler in Luginbuhl[65][66] nacque a Trieste il 2 febbraio 1985. Di famiglia ebrea, nel 1904 sposò Emilio Luginbuhl, da cui ebbe due figli: Eros, preside del liceo di Spalato, che morì nel 1943 in seguito ad una rappresaglia, e Sirio, che, deportato in Germania, riuscì a tornare a Pordenone nel 1945.

Il marito era il pastore protestante della comunità di Pordenone e perciò la sua famiglia non risentì delle Leggi Razziali emanate dal governo fascista nel 1938. Dopo la morte del marito nell’aprile del 1942, Estella, quasi settantenne, sperava, nonostante le sue origini ebraiche, di poter trascorrere tranquilla i suoi ultimi anni nella loro abitazione, al n. 5 di Viale Grigoletti. Invece, il 4 aprile 1944, venne organizzato un rastrellamento: nonostante fosse ammalata, a letto, fu portata via, per essere trasferita alla Risiera di San Sabba, per essere poi deportata in Germania. Di lei, però, si persero le tracce: forse morì nel campo triestino oppure nel trasferimento in Germania o in uno nei campi di sterminio nazisti.

Di Estella tornò a casa solamente il cappotto che aveva preso prima di uscire di casa, consegnato a sua nuora quando si recò al comando tedesco di Udine per chiedere notizie.

QUI ABITAVA
ANNIBALE TOFFOLO
NATO 1912
INTERNATO
TROISDORF (GERMANIA)
ASSASSINATO 22.4.1945
Via Piave, 13 Annibale Toffolo nacque il 13 ottobre 1912 a Torre di Pordenone in una famiglia molto numerosa. Abitò in via Piave 13 con il padre Sante, la madre Antonia Pitton e nove tra fratelli e sorelle (alcuni persi in tenera età).

Come si può immaginare, le condizioni di vita in quegli anni erano molto dure, in particolare per una famiglia così numerosa, per cui alcuni di loro lasciarono Pordenone: ad esempio, le sorelle Celeste e Teresa, leggermente più giovani di lui, si trasferirono a Roma e Annibale e suo fratello Riccardo già nel 1942 (a 30 e a 28 anni) emigrarono in Germania, dove lavoravano come operai per un’industria tedesca.

Annibale, però non tornò dalla Germania: venne inviato presso il campo di lavoro di Troisdorf, situato nella Germania occidentale, come “lavoratore coatto” dove successivamente morì fucilato il 22 aprile 1945.

Le sue spoglie riposano nel cimitero militare italiano d’onore ad Amburgo in Germania.

QUI LAVORAVA
ANTO ZILLI
NATO 1922
ARRESTATO 22.11.1944
ASSASSINATO 23.11.1944
Via Montereale, 24 Anto Zilli nacque il 9 gennaio 1922 a Fontanafredda.

Era uno studente di Medicina e Chirurgia iscritto al quinto anno presso l’Università degli Studi di Padova, quando il rettore Concetto Marchesi invitò i suoi studenti a prendere parte alla resistenza al nazi-fascismo.

Così Anto Zilli, con il nome di “Guido”, divenne partigiano della 5ª Brigata Osoppo.

A soli due mesi di distanza, all’alba del 23 dicembre 1944, venne fucilato da un plotone di esecuzione delle SS comandato dal tenente medico Alfred Dörnenburg, a Giais di Aviano.

Con lui persero la vita anche Ferruccio Batini Sian, Piero Del Cont Bernard e Amadio Bomben; i loro nomi vengono ricordati sulla lapide di bronzo del monumento alla Resistenza di Piancavallo.

Fra il 15 e il 18 dicembre del 1944 erano stati arrestati e incarcerati a Pordenone i familiari di Anto Zilli: il padre, l’ingegnere Guido Zilli, e lo zio Giorgio, che rimasero in carcere dal 15 al 19 dicembre 1944, e la madre, la baronessa austriaca Nelda Weigelsberg. La madre, incarcerata dal 18 dicembre 1944 al 13 gennaio 1945, scoprì durante la detenzione della morte del suo unico figlio.

Osservando le date, si può presumere che Anto Zilli si fosse consegnato con il fine di far liberare i suoi familiari, oppure che, appreso della cattura dei propri genitori e dello zio, abbia tentato di raggiungere la sua abitazione per accertarsene, cadendo in un’imboscata nazista.

La versione ufficiale nella lapide cimiteriale afferma: “vilmente tradito da spie prezzolate cadde trucidato dal barbaro teutonico invasore”.

Anto Zilli viene ricordato sia da una lapide a Palazzo Bo, a Padova, con gli altri studenti e docenti caduti nella Resistenza contro il nazi-fascismo, sia da una lapide presso l’Ospedale Civile di Pordenone. Inoltre gli è stata intitolata la Scuola dell’Infanzia di Fontanafredda per volontà del Comitato di Liberazione Nazionale della zona di Pordenone.

Anto Zilli l’11 gennaio 1947 fu proclamato Dottore in Medicina e Chirurgia honoris causa dal rettore Egidio Meneghetti dell’Università degli Studi di Padova.


Pietra d'inciampo Cenni biografici
Data di posa Luogo di posa Stolpersteine Incisione
23 gennaio 2023 Via Molinari, 27

45°57′46.78″N 12°39′38.54″E / 45.962996°N 12.660705°E45.962996; 12.660705 (Pietra d'inciampo di Precinto Bomben)
QUI ABITAVA
PRECINTO BOMBEN
NATO 1918
DEPORTATO
HINDENBURG
ASSASSINATO 20.3.1945
Bomben, Precinto Precinto Bomben (Pordenone, 16 ottobre 1918 - Hindenburg, 30 marzo 1945), figlio Antonio e Emilia Nocent, famiglia contadina di dieci figli tra fratelli e sorelle. Meccanico specializzato, arruolato come autiere, medaglia d'argento al valor militare. Catturato dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, internato nel campo di lavoro di Hindenburg[67]. In seguito a incidente è ricoverato nell'infermeria del campo dove muore il 30 marzo 1945. [68]
Corso Garibaldi, 55

45°57′40.07″N 12°39′21.19″E / 45.961132°N 12.655886°E45.961132; 12.655886 (Pietra d'inciampo di Anteo Pitton)
QUI ABITAVA
ANTEO PITTON
NATO 1926
ARRESTATO 6.8.1944
DEPORTATO
BUCHENWALD
TEREZIN
ASSASSINATO MAGGIO 1945
Pitton, Anteo Anteo Pitton (Pordenone, 07 novembre 1926 - Terezin, 08 maggio 1945), figlio di Giorgio e Luigia Ceschin. È arrestato il 6 Novembre 1944, diciottenne, in casa mentre la famiglia è a tavola per la cena, ad opera dei nazisti coadiuvati dai militi della RSI e tradotto nel carcere di Gorizia, dove incontra altri due pordenonesi detenuti, Agostino Brieda e Dionisio Cancian con i quali condividerà il tragico destino della deportazione nel Reich, 15 novembre 1944 destinati al campo di Buchenwald come prigioniero politico, quindi trasferito a TerezinTerezin dove muore l’8 maggio 1945.[68]
Via Roma, 4

45°57′24.21″N 12°39′42″E / 45.956726°N 12.661667°E45.956726; 12.661667 (Pietra d'inciampo di Luciano Busetto)
QUI ABITAVA
LUCIANO BUSETTO
NATO 1923
DEPORTATO
FÜLLEN
ASSASSINATO 18.6.1944
Busetto, Luciano Luciano Busetto (Pordenone, 31 luglio 1923 - Groß Fullen,[69] 18 giugno 1944), figlio di Ernesto e Anita Bagnariol; arrestato in seguito all'armistizio dell'8 settembre 1943 è deportato nel Reich destinato al campo di Füllen,[69], dove muore il 18 giugno 1944. [68]
Via Zara, 29

45°58′13.67″N 12°40′26.62″E / 45.970464°N 12.674061°E45.970464; 12.674061 (Pietra d'inciampo di Dionisio Cancian)
QUI ABITAVA
DIONISIO CANCIAN
NATO 1925
ARRESTATO 6.8.1944
DEPORTATO
BUCHENWALD
ASSASSINATO APR.1945
Cancian, Dionisio Dionisio Cancian (Torre di Pordenone, 4 giugno 1925 - Buchenwald, 23 aprile 1945), figlio di Giuseppe Luigi e Teresa Borean. Il 6 novembre 1944, diciannovenne, è arrestato dai tedeschi e fasscisti e tradotto al carcere di Gorizia dove conosce Agostino Brieda e Anteo Pitton, entrambi pordenovesi, che con lui condivideranno il suo tragico destino: la deportazione nel cmpo di Buchenwald immatricolato prigioniero politico, matricola 34825. Morte presunta durante il trasferimento a Terezin, 23 aprile 1945.[68]
Via Baracca, 46

45°58′05.81″N 12°40′32.77″E / 45.96828°N 12.675768°E45.96828; 12.675768 (Pietra d'inciampo di Arturo De Gerard)
QUI ABITAVA
ARTURO DE GERARD
NATO 1919
DEPORTATO
EISLEBEN
ASSASSINATO 7.2.1944
De Gerard, Arturo Arturo De Gerard (Torre di Pordenone, 13 dicembre 1919 - Eisleben, 07 febbraio 1944), figlio di Bartolomeo e Antonia Dalla Nora, due fratelli, uno dei quali, Elio, subirà anch'esso la deportazione ma riuscirà a tornare. Arturo, di professione fornaio è arruolato nell' Artiglieria e inviato sul fronte iugoslavo, in Croazia. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 è catturato, arrestato e deportato nel Reich, internato nel Wilsleben Arbeitscommando 11/7, in Sassonia, dove muore il 7 febbraio 1944.[68]
23 gennaio 2024 Via Stradelle, 44

45°58′29.03″N 12°40′32.36″E / 45.97473°N 12.675655°E45.97473; 12.675655 (Pietra d'inciampo di Olivo Reposi Muzzin)
QUI ABITAVA
OLIVO
REPOSI MUZZIN
NATO 1925
DEPORTATO 1945
FLOSSENBÜRG
DACHAU
ASSASSINATO 18.2.1945
Reposi Muzzin, Olivo Olivo Reposi Muzzin (Pordenone, 1925 - Dachau, 18 febbraio 1945)[70]
Via Molinari,30

45°57′50.97″N 12°39′31.74″E / 45.964158°N 12.658816°E45.964158; 12.658816 (Pietra d'inciampo di Antonio Lionello Rossi)
QUI ABITAVA
ANTONIO
ROSSI
NATO 1925
ARRESTATO 14.11.1944
DEPORTATO
FLOSSENBÜRG
ASSASSINATO 23.2.1945
Rossi, Antonio Lionello Antonio Lionello Rossi (Pordenone, 1925 - Flossenbürg, 23 febbraio 1945)[70]
Vicolo Molinari, 8

45°57′48.94″N 12°39′34.53″E / 45.963595°N 12.659592°E45.963595; 12.659592 (Pietra d'inciampo di Umberto Perissinotto)
QUI ABITAVA
UMBERTO PERISSINOTTO
NATO 1898
ARRESTATO 6.2.1945
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 14.5.1945
Perissinotto, Umberto Umberto Perissinotto (Pordenone, 1898 - Dachau, 14 maggio 1945)[70]
Via Portogruaro, 3

45°56′54.25″N 12°40′12.33″E / 45.948403°N 12.670092°E45.948403; 12.670092 (Pietra d'inciampo di Mario Vendrame)
QUI ABITAVA
MARIO VENDRAME
NATO 1925
DEPORTATO 1944
FLOSSENBÜRG
ASSASSINATO 9.3.1945
Vendrame, Mario Mario Vendrame (???, 1925 - Flossenbürg, 9.3.1945)[70]
Via San Gregorio Bassa, 17

45°56′21.13″N 12°39′13.32″E / 45.939202°N 12.653699°E45.939202; 12.653699 (Pietra d'inciampo di Rodolfo Marcuz)
QUI ABITAVA
RODOLFO MARCUZ
NATO 1898
INTERNATO
LINZ
ASSASSINATO 18.4.1944
Valabrega, Alberto Alberto Valabrega (Pordenone, 1898 - Linz,18 aprile 1944)[70]

Prata di Pordenone[modifica | modifica wikitesto]

Pietra d'inciampo Cenni biografici
Data di posa Luogo di posa Stolpersteine Incisione
25 gennaio 2023 Via Cesare Battisti, 48

45°53′32″N 12°35′35.39″E / 45.892221°N 12.593163°E45.892221; 12.593163 (Pietra d'inciampo per Angiolina Giuditta Mortara)
QUI ABITAVA
ANGIOLINA GIUDITTA
MORTARA
NATA 1863
ARRESTATA 4.4.1944
INTERNATA
RISIERA DI SAN SABBA
DESTINO SCONOSCIUTO
Mortara, Angiolina Giuditta Angiolina Giuditta Mortara (Viadana 20 ottobre 1863 - ???), ebrea, suocera del farmacista di Prata, che si pensa fosse il segretario del fascio locale, ma ciò nonostante, benché sorda e cieca, è arrestata a Prata, nella sua abitazione, il 4 aprile del 1944. L'anziana signora ebrea è prelevata dalle Camicie nere e caricata su un camion, davanti agli occhi increduli di alcuni passanti. Probabilmente non giunse a nessun campo di sterminio, pare, deceduta causa età e debolezza, nel giro di poche ore, a Maron di Brugnera, in qualche luogo adibito a caserma, ma si ipotizza anche potesse essere stata internata alla Risiera di San Sabba.[68][71]
Via Angelo Dino De Carli

45°53′58.44″N 12°36′04.74″E / 45.899567°N 12.601316°E45.899567; 12.601316 (Pietra d'inciampo per Angelo Dino De Carli)
QUI ABITAVA
ANGELO DINO
DE CARLI
NATO 1915
PARTIGIANO
FUCILATO 20.1.1944
De Carli, Angelo Dino Angelo Dino De Carli (Budoia, 29 luglio 1925 - ???), partigiano della Divisione “Garibaldi Destra Tagliamento” (nome di battaglia “Ulisse”), partecipa a diverse azioni di guerriglia e di sabotaggio nella bassa pordenonese e nella Pedemontana, occupandosi del coordinamento fra i gruppi di pianura e quelli di montagna. La sera del 21 gennaio 1945, come era solito fare quando gli era possibile, è in visita alla madre; all'uscita, i fascisti e i tedeschi che lo attendevano appostati, avvisati da un delatore a conoscenza delle abitudini del giovane partigiano, con una raffica di mitra lo falciano sulla porta di casa.[68][72]
Via Friuli, 99/1
Puia-villanova

45°52′40.62″N 12°34′09.74″E / 45.877949°N 12.569372°E45.877949; 12.569372 (Pietra d'inciampo per Ferruccio Gava)
QUI ABITAVA
FERRUCCIO GAVA
NATO 1921
PARTIGIANO
FUCILATO 14.1.1945
Gava, Ferruccio Ferruccio Gava (Prata di Pordenone, 3 novembre 1921 - Pordenone, 14gennaio 1945), figlio di Domenico e Rosa Verardo, operaio, celibe, partigiano della Divisione “Garibaldi Destra Tagliamento” (nome di battaglia “Tigre”). È arrestato il 17 dicembre 1944 a Brugnera in seguito a un rastrellamento e recluso nel carcere di Pordenone. Subisce atroci e crudeli torture alla “Casermette” di Pordenone, sede dei fascisti delle Brigate Nere, ma non tradisce i compagni. È fucilato il 14 gennaio 1945 insieme agli altri otto giovani partigiani martiri per la libertà che subirono medesima sorte in quella che è ricordata come la "strage delle Casermette".[68][73]

Sacile[modifica | modifica wikitesto]

A Sacile si trovano tre pietre d'inciampo, tutte poste il 29 gennaio 2022.[74]

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
QUI FU ARRESTATO
GINO COLTRO
NATO 1908
IN RESISTENZA
FUCILATO 29.10.1944
Via Ettoreo 4
Sacile
Gino Coltro
QUI LAVORAVA
MARCO MENEGHINI
NATO 1887
ARRESTATO
FUCILATO 16.4.1945
Via Ettoreo 4
Sacile
Marco Meneghini
QUI SI ALLENAVA
ERMANNO SFRISO
NATO 1923
CATTURATO
ASSASSINATO 17.4.1945
S. GIOVANNI DI LIVENZA
Via martiri Sfriso 12/D,
Stadio comunale
Sacile
Ermanno Sfriso

Provincia di Trieste[modifica | modifica wikitesto]

In provincia di Trieste dal 2018 al 2024 sono posate 146 pietre d'inciampo.

Duino-Aurisina[modifica | modifica wikitesto]

Una pietra d'inciampo a Malchina, collocata sul muro

A Duino-Aurisina sono state collocate tredici pietre d'inciampo, quattro di loro sono state collocate sui muri.[75]

Pietra d'inciampo Cenni biografici
Data di posa Luogo di posa Stolpersteine Incisione
27 gennaio 2023 Malchina

45°46′58.17″N 13°39′16.66″E / 45.782825°N 13.654628°E45.782825; 13.654628 (Pietre d'inciampo per Bernard Antonič)
TUKAJ JE PREBIVAL
QUI ABITAVA

BERNARD ANTONIČ
ROJ./NATO 1924
UMORJEN/ASSASSINATO
1945
RIŽARNA/RISIERA
Antonič , Bernard Bernard Antonič, (???, 1924 - Risiera di San Sabba, 1945)
Medeazza

45°47′52.53″N 13°36′18.04″E / 45.797925°N 13.605012°E45.797925; 13.605012 (Pietre d'inciampo per Josip Ferfolja)
V MEDJEVASI JE PREBIVAL
A MEDEAZZA ABITAVA

JOSIP FERFOLJA
ROJ./NATO 1926
UMORJEN/ASSASSINATO
7.4.1945
RIŽARNA/RISIERA
Ferfolja, Josip Josip Ferfolja, (???, 1926 - Risiera di San Sabba, 7 aprile 1945)
Prepotto

45°45′46.91″N 13°41′39.12″E / 45.76303°N 13.6942°E45.76303; 13.6942 (Pietra d'inciampo per Maksimilijan Blažina e Ivan Kante)
V PRAPROTU JE PREBIVAL
A PREPOTTO ABITAVA

MAKSIMILIJAN
BLAŽINA
ROJ./NATO 1913
PREGNAN/DEPORTATO 1944
DACHAU
UMORJEN/ASSASSINATO
14.3.1945
Blažina, Maksimilijan Maksimilijan Blažina, (???, 1913 - Dachau, 14 marzo 1945)
V PRAPROTU JE PREBIVAL
A PREPOTTO ABITAVA

IVAN KANTE
ROJ./NATO 1889
UMORJEN/ASSASSINATO
10.1.1944
GUSEN
Kante, Ivan Ivan Kante (???, 1889 – Gusen, 10 gennaio 1944)
Visogliano

45°46′41.53″N 13°38′52.63″E / 45.778204°N 13.647954°E45.778204; 13.647954 (Pietra d'inciampo per Ivan Furlan)
V VIŽOVLJAH JE PREBIVAL
A VISOGLIANO ABITAVA

IVAN FURLAN
ROJ./NATO 1920
UMORJEN/ASSASSINATO
15.7.1944
RIŽARNA/RISIERA
Furlan, Ivan Ivan Furlan (???, 1920 – Risiera di San Sabba, 15 luglio 1945)
Sistiana

45°46′22.66″N 13°38′21.85″E / 45.77296°N 13.639403°E45.77296; 13.639403 (Pietra d'inciampo per Maksimilijan Gabrovec)
TUKAJ JE PREBIVAL
QUI ABITAVA

MAKSIMILIJAN
GABROVEC
ROJ./NATO 1906
PREGNAN/DEPORTATO
1944
DACHAU
UMORJEN/ASSASSINATO
28.3.1945
Gabrovec, Maksimilijan Maksimilijan Gabrovec (???, 1893 - Dachau, 28 marzo 1945)
Precenico

45°46′36.37″N 13°41′02.31″E / 45.776768°N 13.683976°E45.776768; 13.683976 (Pietre d'inciampo per Friderika Gruden e Rozamila Legiša)
V PREČNIKU JE PREBIVALA
A PRECENICO ABITAVA

FRIDERIKA GRUDEN
ROJ./NATA 1918
UMORJEN/ASSASSINATA
10.3.1944
RAVENSBRÜCK
Gruden, Friderika Friderika Gruden (???, 1931 - Ravensbrück, 10 marzo 1944)
V PREČNIKU JE PREBIVALA
A PRECENICO ABITAVA

ROZAMILA LEGIŠA
ROJ./NATA 1922
UMORJEN/ASSASSINATA
17.5.1945
RIŽARNA/RISIERA
Legiša, Rozamila Rozamila Legiša (???, 1922 – Risiera di San Sabba, 18 maggio 1945)
Ternova piccola

45°45′52.55″N 13°42′15.48″E / 45.764596°N 13.704299°E45.764596; 13.704299 (Pietre d'inciampo per Ivan Pavlina e Avgust Škrk)
V TRNOVCI JE PREBIVAL
A TERNOVA ABITAVA

IVAN PAVLINA
ROJ./NATO 1888
PREGNAN/DEPORTATO
1944
DACHAU
UMORJEN/ASSASSINATO
7.5.1944
Pavlina, Ivan Ivan Pavlina (???, 1888 - Dachau, 7 maggio 1944)
V TRNOVCI JE PREBIVAL
A TERNOVA ABITAVA

AVGUST ŠKRK
ROJ./NATO 1912
PREGNAN/DEPORTATO
1944
MAUTHAUSEN
UMORJEN/ASSASSINATO
1945
GUSEN
Škrk, Avgust Avgust Škrk ([???, 1912 – Gusen, 1945)
Ceroglie

45°47′20.84″N 13°38′30.13″E / 45.789123°N 13.641704°E45.789123; 13.641704 (Pietre d'inciampo per Anton Terčon)
V CEROVLJAH JE PREBIVAL
A CEROGLIE ABITAVA

ANTON TERČON
ROJ./NATO 1906
PREGNAN/DEPORTATO
1944
FLOSSENBÜRG
UMORJEN/ASSASSINATO
1945
Terčon, Anton Anton Terčon (???, 1906 - Flossenbürg, 1945)
Aurisina

45°45′12.77″N 13°39′46.62″E / 45.753548°N 13.662951°E45.753548; 13.662951 (Pietre d'inciampo per Remigio Pittoritto e Edvard Kojanec)
V NABREŽINI JE PREBIVAL
AD AURISINA ABITAVA

REMIGIO PITTORITTO
ROJ./NATO 1925
PREGNAN/DEPORTATO 1944
NEUENGAMME
UMORJEN/ASSASSINATO
22.12.1944
Pittoritto, Remigio Remigio Pittoritto (???, 1925 - Neuengamme, 22 dicembre 1944)
V NABREŽINI JE PREBIVAL
AD AURISINA ABITAVA

EDVARD KOJANEK
ROJ./NATO 1929
PREGNAN/DEPORTATO 1944
SANGERHAUSEN
UMORJEN/ASSASSINATO
18.11..1944
Kojanek, Edvard Edvard Kojanek (???, 1929 - Sachsenhausen, 18 novembre 1944)

Muggia[modifica | modifica wikitesto]

A Muggia sono presenti 4 pietre d'inciampo, tutte posate il 27 gennaio 2022.[76][77]

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
QUI ABITAVA
ALDO PETECH
NATO 1924
DETENUTO
RISIERA DI SAN SABBA
ASSASSINATO 22.11.1944
Via Dante Alighieri, 1
Aldo Petech di Antonio (Muggia, 20 settembre 1924 - Risiera di San Sabba, 22 novembre 1944)
QUI ABITAVA
GIUSEPPE GABBIANO
NATO 1925
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 31.12.1944
Via Dante Alighieri, 15
Giuseppe Gabbiano (Muggia, 5 febbraio 1925 - Dachau, 31 dicembre 1944)
QUI ABITAVA
CARLO ROBBA
NATO 1918
ARRESTATO 7.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 22.9.1944
Via D’Annunzio, 7
Carlo Robba (Muggia, 11 agosto 1918 - Dachau, 22 settembre 1944) era il figlio di Vittorio Robba. Padre e figlio furono arrestati e deportati insieme.
QUI ABITAVA
VITTORIO ROBBA
NATO 1879
ARRESTATO 7.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 14.10.1944
Via D’Annunzio, 7
Vittorio Robba (Muggia, 16 agosto 1879 - Dachau, 14 ottobre 1944) era il padre di Carlo Robba.

Trieste[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Pietre d'inciampo a Trieste.

A Trieste sono presenti 129 pietre d'inciampo. La prima pietra d'inciampo venne collocata il 23 gennaio 2018.

Provincia di Udine[modifica | modifica wikitesto]

In provincia di Udine sono posate 31 pietre d'inciampo tra il 2020 e il 2023.

Marano Lagunare[modifica | modifica wikitesto]

Pietra d'inciampo Cenni biografici
Data di posa Luogo di posa Stolpersteine Incisione
29 gennaio 2022 Via Sinodo, 3

45°45′49.66″N 13°09′59.37″E / 45.763795°N 13.166491°E45.763795; 13.166491 (Pietra d'inciampo per Marco Bianchi)
QUI ABITAVA
MARCO BIANCHI
NATO 1899
ARRESTATO 2.8.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 22.1.1945
Bianchi, Marco Marco Bianchi (Marano Lagunare, 1899 - Dachau, 22 gennaio 1945), nato da una famiglia borghese di patrioti, educato agli alti valori morali e civici, dopo il diploma e la chiamata alle armi, presta servizio da Ufficiale combattendo nella Grande Guerra ricevendo una decorazione al valor militare. Inviso al fascismo per la sua malcelata avversione, partecipa col grado di Maggiore anche al secondo conflitto mondiale. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, fedele ai propri principi morali, prende parte alla Guerra_di_liberazione_italiana collaborando con le formazioni partigiane della Divisione Osoppo. È arrestato nel 1944 dalle SS trasferito nelle carceri di Via Spalato a Udine e poi alla Risiera di San Sabba. Da Trieste, infine è deportato nel Reich destinato a Dachau in qualità di deportato politico. Muore il 22 gennaio 1945 nell’infermeria del lager dopo tre giorni di agonia a causa del pestaggio da parte del kapò del campo.[78]
Nel gennaio 2023 anche la città di Udine posa una pietra d'inciampo a suo ricordo davanti l'abitazione in cui visse.[79]

Tavagnacco[modifica | modifica wikitesto]

Pietra d'inciampo Cenni biografici
Data di posa Luogo di posa Stolpersteine Incisione
2 giugno 2023 Piazza Indipendenza, 1
davanti municipio

46°06′04.54″N 13°12′55.15″E / 46.10126°N 13.21532°E46.10126; 13.21532 (Pietra d'inciampo per Ermanno Raspelli, Luigi Di Benedetto, Lineo Cuberli)
A TAVAGNACCO ABITAVA
ERMANNO RASPELLI
NATO 1895
ARRESTATO 1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 7.5.1944
KEMPTEN
Raspelli, Ermanno Ermanno Raspelli (???, 1879 - Kempten, 7 maggio 1944), per sospetta attività antinazista è deportato nel Reich e destinato a Dachau. Muore nel sottocampo di Kottern-Weidach nei pressi di Kempten il 7 maggio 1944.[80]
A TAVAGNACCO ABITAVA
LUIGI DI BENEDETTO
NATO 1918
ARRESTATO 9.11.1944
DEPORTATO 1944
BUCHENWALD
ASSASSINATO 18.3.1945
Di Benedetto, Luigi Luigi Di Benedetto (???, 1918 - Dachau, 18 marzo 1945), per sospetta attività antinazista è deportato nel Reich e destinato a Buchenwald, dove muore il 18 marzo 1945.[81]
A TAVAGNACCO ABITAVA
LINEO CUBERLI
NATO 1908
ARRESTATO 30.1.1945
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 23.4.1945
Cuberli, Lineo Lineo Cuberli (???, 1908 - Dachau, 23 aprile 1945), per sospetta attività antinazista è deportato nel Reich e destinato a Dachau, dove muore il 23 aprile 1945.[82]

Udine[modifica | modifica wikitesto]

In Udine si trovano 27 pietre d'inciampo posate tra il 2020 e il 2023.[83][84][85]

Pietra d'inciampo Cenni biografici
Data di posa Luogo di posa Stolpersteine Incisione
19 gennaio 2020 Via Veneto, 253

46°01′40.07″N 13°15′11.44″E / 46.027796°N 13.253179°E46.027796; 13.253179 (Pietra d'inciampo per Onelio Battisacco)
QUI ABITAVA
ONELIO BATTISACCO
NATO 1920
ARRESTATO 2.1.1945
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 21.3.1945
Battisacco, Onelio Onelio Battisacco (???, 1920 - Mauthausen, 21 marzo 1945)
Via San Martino, 28

46°03′15.51″N 13°14′29.65″E / 46.054308°N 13.24157°E46.054308; 13.24157 (Pietra d'inciampo per Leone Jona)
QUI ABITAVA
LEONE JONA
NATO 1882
ARRESTATO 9.1.1944
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 7.9.1944
Jona, Leone Leone Jona (???, 1882 - Auschwitz, 7 settembre 1944)
Via Pozzuolo, 16
Sant'Osvaldo

46°03′08.7″N 13°13′43.75″E / 46.052416°N 13.228819°E46.052416; 13.228819 (Pietra d'inciampo per Luigi Basandella)
QUI ABITAVA
LUIGI BASANDELLA
NATO 1921
ARRESTATO 30.1.1945
DEPORTATO
MAUTHAUSEN-GUSEN
ASSASSINATO 25.4.1945
Basandella, Luigi Luigi Basandella (???, 1921 - Gusen, 25 aprile 1945)
Via Bologna, 27
Beivars

46°05′36.53″N 13°16′06.19″E / 46.09348°N 13.268386°E46.09348; 13.268386 (Pietra d'inciampo per Giuseppe Quaiattini)
QUI ABITAVA
GIUSEPPE
QUAIATTINI
NATO 1916
ARRESTATO
DEPORTATO 1944
DACHAU, SPAICHINGEN
ASSASSINATO 21.1.1945
Quaiattini, Giuseppe Giuseppe Quaiattini (???, 1916 - Spaichingen[86], 21 gennaio 1945)
Via Bergamo, 11

46°05′06.28″N 13°12′12.23″E / 46.085077°N 13.203398°E46.085077; 13.203398 (Pietra d'inciampo per Silvio Rizzi)
QUI ABITAVA
SILVIO RIZZI
NATO 1926
ARRESTATO 26.1.1945
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 25.3.1945
Rizzi, Silvio Silvio Rizzi (???, 1926 - Mauthausen, 25 marzo 1945), nome di battaglia “Treno”, partigiano diciannovenne attivo nella Brigata Garibaldi del quartiere Rizzi di Udine. Arrestato dalle SS il 26 gennaio 1945, è deportato nel Reich destinato a Mauthausen, ove morirà due mesi dopo, il 25 marzo.
Alla fine degli anni '50 Eliseo Rizzi, zio di Silvio, redige il proprio diario scritto su un quaderno di uso scolastico nel ricordo del nipote Silvio.[87]
Via Girardini,

46°03′50.23″N 13°13′47.67″E / 46.063953°N 13.229908°E46.063953; 13.229908 (Pietra d'inciampo per Cecilia Deganutti)
QUI ABITAVA
CECILIA DEGANUTTI
NATA 1914
ARRESTATA 6.1.1945
INTERNATA
RISIERA DI SAN SABBA
ASSASSINATA 4.4.1945
Deganutti, Cecilia Cecilia Deganutti (Udine, 26 ottobre 1914 - Risiera di San Sabba, 4 aprile 1945), educata al senso del dovere dalla famiglia, nel 1942 è infermiera volontaria della Croce Rossa. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, con i nomi di copertura di “Giovanna d’Arco” e “Rita” entra nelle file della Resistenza ed impiegata in azioni ad alto rischio. Non imbraccerà mai un'arma. Arrestata ed imprigionata subisce sevizie e torture, ma non rivelerà nulla dei compagni e dell'attività resistenziale. È arsa viva nel forno crematorio della Risiera il 4 aprile 1945. Partigiana medaglia d'oro al valor militare alla memoria per il suo eroismo e per il suo altruismo e medaglia d'oro della Croce Rossa Italiana.
Via Brenari, 14

46°03′38.18″N 13°13′54.5″E / 46.060604°N 13.231805°E46.060604; 13.231805 (Pietra d'inciampo per Silvano Castiglione)
QUI ABITAVA
SILVANO
CASTIGLIONE
NATO 1923
ARRESTATO 11.1.1945
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 5.5.1945
Castiglione, Silvano Silvano Castiglione (???, 1923 - Mauthausen, 5 maggio 1945), muore il giorno stesso della liberazione del campo di sterminio.
Via Cairoli, 4

46°03′54.08″N 13°14′25.88″E / 46.065024°N 13.240522°E46.065024; 13.240522 (Pietra d'inciampo per Luigi Cosattin)
QUI ABITAVA
LUIGI COSATTINI
NATO 1913
ARRESTATO 27.2.1944
DEPORTATO 1944
BUCHENWALD
ASSASSINATO APR. 1945
ASCHERSLEBEN
Cosattini, Luigi Luigi Cosattini (???, 1913 - Buchenwald, aprile 1945)
Via Carducci, 2

46°03′39.86″N 13°14′22.9″E / 46.061071°N 13.239694°E46.061071; 13.239694 (Pietra d'inciampo per Giovanni Battista Berghinz)
QUI ABITAVA
GIOVANNI BATTISTA
BERGHINZ
NATO 1918
ARRESTATO 28.7.1944
INTERNATO
RISIERA DI SAN SABBA
ASSASSINATO 12.8.1944
Berghinz, Giovanni Battista Giovanni Battista Berghinz (Montecatini Terme, 8 febbraio 1918 - Risiera di San Sabba, 12 agosto 1944), arruolatosi nel Regio Esercito è impiegato come Ufficiale nella Campagna d'Africa Orientale. Conseguito il brevetto di osservatore aereo, nel corso della Seconda Guerra Mondiale presta servizio presso diversi aeroporti anche esteri. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, entra nelle file delle formazioni partigiane della Brigata Osoppo col nome di battaglia Bami. Nel 1944 riesce a laurearsi in Giurisprudenza presso l'Università di Bologna. Nello stesso anno è catturato e imprigionato prima a Udine, quindi subisce sevizie e torture nel carcere di Trieste, ridotto in fin di vita, il 12 agosto è prelevato dalle SS e condotto alla Risiera di San Sabba dove è assassinato il giorno stesso. Sarà insignito di Medaglia d'oro al valor militare alla memoria. A suo nome sono intitolate: una caserma in Udine; una via a Montecatini; un'aula del Liceo Classico Jacopo Stellini di Udine; un'aula della scuola alberghiera di Montecatini.
Via Savorgnana, 10

46°03′44.6″N 13°14′09.51″E / 46.06239°N 13.235975°E46.06239; 13.235975 (Pietra d'inciampo per Elio Morpurgo)
QUI ABITAVA
ELIO MORPURGO
NATO 1858
ARRESTATO 26.3.1944
MORTO MARZO 1944
DURANTE IL TRASPORTO
AD AUSCHWITZ
Morpurgo, Elio Elio Morpurgo (Udine, 10 ottobre 1858 - Risiera di San Sabba, 29 marzo 1944), di famiglia ebraica, fu sindaco di Udine, Deputato del regno, Sottosegretario, Senatore. Nonostante la sua adesione al fascismo e lo status di ebreo discriminato, pur in età avanzata è arrestato e condotto alla Risiera di San Sabba quindi destinato Auschwitz, ma muore durante il trasporto in data imprecisata. Il tribunale stabilì successivamente la data di morte nel giorno del suo arresto
22 aprile 2022 Via Treppo, 4
ex sede Questura

46°03′51.59″N 13°14′22.76″E / 46.064332°N 13.239656°E46.064332; 13.239656 (Pietre d'inciampo per Filippo Accorinti, Alberto Babolin, Bruno Botin, Giuseppe Cascio, Mario Comini, Antonino d'Angelo, Anselmo Pisani, Mario Savino e Giuseppe Sgroi)
QUI ERA IN SERVIZIO
FILIPPO ACCORINTI
NATO 1916
ARRESTATO 22.7.1944
DEPORTATO 1944
DACHAU
ASSASSINATO 20.4.1945
MAUTHAUSEN-MELK
Accorinti, Filippo Filippo Accorinti (???, 1916 - Melk, 20 aprile 1945), vice Commissario aggiunto, prende servizio presso l’ufficio di P.S. di frontiera a Tarvisio, il 27 maggio 1942. A seguito della situazione che si viene a creare dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, viene trasferito a Udine. Alle 18 del 22 luglio 1944 viene arrestato insieme al commissario aggiunto Camillo Galli e al vice commissario Mario Savino; trasferito nel carcere di via Spalato e, successivamente, col convoglio che parte dalla stazione di Udine, il 26 agosto è deportato nel Reich con destinazione Dachau, quindi Mauthausen, dove risulta presente il 14 settembre. Nel nuovo campo è destinato, dal 21 settembre 1944, al progetto Quarz, uno dei nomi di copertura dell'attività di scavo delle gallerie ideate per proteggere le fabbriche di armi dalle incursioni aeree alleate. Nel Libro dei Morti di Mauthausen, al numero 14081, all’ultima riga di pagina 1122, sono annotati il suo nome, l’ora del decesso e la causa della morte. Il certificato compilato il 27 settembre 1949 dall’Ufficio Anagrafe Speciale di Arolsen, distretto di Waldeck, attesta il decesso del vice commissario Filippo Accorinti, avvenuto il 20 aprile 1945 alle ore 2 e minuti zero. [Anna Colombi, 2022 - Pietre d'Inciampo a Udine, alla memoria dei Poliziotti morti nei campi di concentramento, Udine 2022, ISBN 9788895752389, pp. 30-31]
QUI ERA IN SERVIZIO
ALBERTO BABOLIN
NATO 1917
ARRESTATO 2.8.1944
DEPORTATO 1944
DACHAU
ASSASSINATO 19.5.1945
MAUTHAUSEN-MELK
Babolin, Alberto Alberto Babolin (Teolo, 13 novembre 1917 - Melk, 19 maggio 1945), guardia di PS, di Vittorio ed Emilia Pelizza. Il 2 agosto 1944 è arrestato e, dopo una breve detenzione nel carcere di via Spalato, deportato con il convoglio che parte dalla stazione di Udine il 26 agosto 1944, insieme ai colleghi arrestati, tra luglio e agosto, perché sospettati di avere relazioni con le formazioni partigiane operanti nella zona. Eentra nel campo di Dachau il 29 agosto del 1944 con il numero 94466, quindi il 16 settembre trasferito a Mauthausen e successivamente è a Melk ai lavori forzati per l'operazione Quarz: uno dei nomi con cui viene indicato un progetto che consiste nello scavo di tunnel per ricoverare le linee di produzione delle fabbriche d’armi. Il certificato di morte compilato il 26 gennaio 1945 informa che il prigioniero Alberto Babolin, ha cessato di vivere il 19 gennaio 1945, alle 20 precise, a seguito di polmonite. [Anna Colombi, 2022 - Pietre d'Inciampo a Udine, alla memoria dei Poliziotti morti nei campi di concentramento, Udine 2022, ISBN 9788895752389, pp. 32-33]
QUI ERA IN SERVIZIO
BRUNO BODINI
NATO 1909
ARRESTATO 24.7.1944
DEPORTATO 1944
DACHAU
ASSASSINATO 20.2.1945
BUCHENWALD-OHRDRUF
Bodini, Bruno Bruno Bodini ((???, 1909 - Ohrdruf, 20 febbraio 1945)), Vice Brigadiere.
QUI ERA IN SERVIZIO
GIUSEPPE CASCIO
NATO 1908
ARRESTATO 24.7.1944
DEPORTATO 1944
DACHAU
ASSASSINATO 12.2.1945
MAUTHAUSEN-MELK
Cascio, Giuseppe Giuseppe Cascio (???, 1908 - Melk, 12 febbraio 1945), applicato di PS
QUI ERA IN SERVIZIO
MARIO COMINI
NATO 1916
ARRESTATO 1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 15.10.1944
KOTTERN-WEIDACH
Comini, Mario Mario Comini (???, 1916 - Kottern-Weidach, 15 ottobre 1944), guardia di PS
QUI ERA IN SERVIZIO
ANTONINO D'ANGELO
NATO 1912
ARRESTATO 22.7.1944
DEPORTATO 1944
DACHAU
ASSASSINATO 16.4.1945
MAUTHAUSEN-MELK
d'Angelo, Antonino Antonino d'Angelo (???, 1912 - Melk, 16 aprile 1945), Commissario
QUI ERA IN SERVIZIO
ANSELMO PISANI
NATO 1912
ARRESTATO 2.8.1944
DEPORTATO 1944
DACHAU
ASSASSINATO 2.1.1945
MAUTHAUSEN-MELK
Pisani, Anselmo Anselmo Pisani (???, 1912 - Melk, 2 gennaio 1945), Guardia di PS
QUI ERA IN SERVIZIO
MARIO SAVINO
NATO 1914
ARRESTATO 22.7.1944
DEPORTATO 1944
DACHAU
ASSASSINATO 15.3.1945
MAUTHAUSEN-EBENSEE
Savino, Mario Mario Savino (???, 1914 – Ebensee, 15 marzo 1945), Vice Commissario
QUI ERA IN SERVIZIO
GIUSEPPE SGROI
NATO 1910
ARRESTATO 24.7.1944
DEPORTATO 1944
DACHAU
ASSASSINATO 16.4.1945
MAUTHAUSEN-EBENSEE
Sgroi, Giuseppe Giuseppe Sgroi (???, 1910 – Ebensee, 16 aprile 1945), Commissario
28 gennaio 2023 Via Mercatovecchio, 12

46°03′50.13″N 13°14′04.14″E / 46.063925°N 13.234483°E46.063925; 13.234483 (Pietra d'inciampo per Marco Bianchi)
QUI ABITAVA
MARCO BIANCHI
NATO 1899
ARRESTATO 2.8.1944
DEPORTATO 1944
DACHAU
ASSASSINATO 22.1.1945
Bianchi, Marco Marco Bianchi ( Marano Lagunare, ??? 1899 - Dachau, 22 gennaio 1945), nato da una famiglia borghese di patrioti, educato agli alti valori morali e civici, dopo il diploma e la chiamata alle armi, presta servizio da Ufficiale combattendo nella Grande Guerra ricevendo una decorazione al valor militare. Inviso al fascismo per la sua malcelata avversione, partecipa col grado di Maggiore anche al secondo conflitto mondiale. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, fedele ai propri principi morali, prende parte alla Guerra_di_liberazione_italiana collaborando con le formazioni partigiane della Divisione Osoppo. È arrestato nel 1944 dalle SS trasferito nelle carceri di Via Spalato a Udine e poi alla Risiera di San Sabba. Da Trieste, infine è deportato nel Reich destinato a Dachau in qualità di deportato politico. Muore il 22 gennaio 1945 nell’infermeria del lager dopo tre giorni di agonia a causa del pestaggio da parte del kapò del campo.[78]
Nel gennaio 2022 anche la città natia di Marano Lagunare posa una pietra d'inciampo a suo ricordo davanti l'abitazione in cui nacque.[88]
QUI ABITAVA
FEDERICO DE PAULI
NATO 1913
ARRESTATO 13.1.1945
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 19.4.1945
De Pauli, Federico Federico De Pauli ( ???, 1913 - Dachau, 19 aprile 1945)
QUI ABITAVA
CARLO CHIARUTTINI
NATO 1921
ARRESTATO 10.1.1945
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 17.4.1945
Chiaruttini, Carlo Carlo Chiaruttini ( ???, 1921 - Mauthausen, 17 aprile 1945)
QUI ABITAVA
ANTONIO DANELUTTI
NATO 1923
ARRESTATO 29.9.1944
DEPORTATO 1944
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 1.3.1945
Danelutti, Antonio Antonio Danelutti ( ???, 1923 - Mauthausen, 1 marzo 1945)
QUI ABITAVA
GIOVAN BATTISTA
PERIZ
NATO 1898
ARRESTATO 14.1.1945
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 3.3.1945
Periz, Giovan Battista Giovan Battista Periz ( ???, 1898 - Mauthausen, 3 marzo 1945)
QUI ABITAVA
MARIO ZANUTTINI
NATO 1911
ARRESTATO 27.1.1945
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 2.3.1945
Zanuttini, Mario Mario Zanuttini ( ???, 1911 - Mauthausen, 2 marzo 1945)
QUI ABITAVA
WALTER VIRGILI
NATO 1923
ARRESTATO 30.1.1945
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 9.4.1945
GUSEN>
Virgili, Walter Walter Virgili ( ???, 1923 - Gusen, 9 aprile 1945)
QUI ABITAVA
GIORDANO GREMESE
NATO 1913
ARRESTATO 9.8.1944
DEPORTATO 1944
DACHAU,NATZWEILER
ASSASSINATO 17.4.1945
FLOSSENBÜRG
Gremese, Giordano Giordano Gremese ( ???, 1913 - Flossenbürg, 17 aprile 1945)

Date di collocazione[modifica | modifica wikitesto]

Le pietre d'inciampo in questa regione sono state collocate dall'artista personalmente:

  • il 20 gennaio 2016 a Gorizia (Via Garibaldi 5, Via Giuseppe Mazzini 15, Via Graziadio Isaia Ascoli 25),
  • il 21 gennaio 2017 a Gorizia (Corso Italia 178),
  • il 23 gennaio 2018 a Gorizia (Largo Culiat 11), Doberdò del Lago (Via Brigata Trieste, 5)
  • il 28 gennaio 2019 a Ronchi dei Legionari, Doberdò del Lago (Marcottini, Via Cervi, 7; Via Roma), Gorizia (Via del Santo, 4)
  • il 18 gennaio 2020 a Pordenone
  • il 19 gennaio 2020 a Udine
  • il 20 gennaio 2020 a Fogliano Redipuglia, Ronchi dei Legionieri e Doberdo del Lago

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ “Pietre della memoria” per ricordare l’Olocausto, in friulionline.it, 19 gennaio 2017. URL consultato il 12 giugno 2023.
  2. ^ A Doberdò la posa di altre quattro pietre d’inciampo, in Il Piccolo, 23 gennaio 2022.
  3. ^ a b c Il Piccolo: Salgono a quattro le pietre d’inciampo a Doberdò., 27 gennaio 2019
  4. ^ A.N.P.I., Comitato Provinciale di Gorizia: Serie fascicoli per sonali (PDF), p. 327 di 1461
  5. ^ Primorski dnevnik: Tlakovec v spomin na Doberdobca., 23 gennaio 2018, con una fotografia della collocazione, con un ritratto della vittima
  6. ^ Prvi v spomin na Andreja Frandoliča, su noviglas.eu, 1º febbraio 2018.
  7. ^ A.N.P.I., Comitato Provinciale di Gorizia: Serie fascicoli per sonali (PDF), p. 475 di 1028
  8. ^ Ivan Bianchi, «Abbiamo riportato Arduino a casa». Redipuglia scopre due Pietre d'Inciampo, in Il Goriziano, 27 gennaio 2022.
  9. ^ Non fecero più ritorno: Fogliano Redipuglia posa le pietre d'inciampo con i giovani, in Il Goriziano, 27 gennaio 2023.
  10. ^ 78° deportazione Comunità ebraica di Gorizia - deposizione di pietre d'inciampo, su www3.comune.gorizia.it. URL consultato il 31 gennaio 2022 (archiviato dall'url originale il 31 gennaio 2022).
  11. ^ A Gorizia quattro nuove pietre d'inciampo, in Il Friuli, 23 novembre 2021.
  12. ^ a b Marco Bisiach: Omaggio alla sorella di Michelstaedter, Il Piccolo, 22 gennaio 2018
  13. ^ a b c d e f Il muro del ricordo (PDF), su amicidisraelegorizia.it. URL consultato il 24 giugno 2018 (archiviato dall'url originale il 22 dicembre 2016).
  14. ^ Alphandary, Bianca, su digital-library.cdec.it. URL consultato il 24 giugno 2018.
  15. ^ Armani Heischmann, Adolf Umberto, su digital-library.cdec.it. URL consultato il 24 giugno 2018.
  16. ^ Armani Heischmann, Gino, su digital-library.cdec.it. URL consultato il 24 giugno 2018.
  17. ^ a b c Alessandro Caragnano: Malvina, Irene e Adele le loro storie rivivono nelle pietre d’inciampo, Il Piccolo, 30 gennaio 2019
  18. ^ Weissmann, Frieda, su digital-library.cdec.it. URL consultato il 25 giugno 2018.
  19. ^ Iacoboni, Giacomo, su digital-library.cdec.it. URL consultato il 25 giugno 2018.
  20. ^ USC Shoah Foundation: USC Shoah Foundation Institute testimony of Giacomo Iacoboni. URL consultato il 25 giugno 2018.
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