Pietre d'inciampo in Friuli-Venezia Giulia

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1leftarrow blue.svg Voce principale: Pietre d'inciampo in Italia.
Pietre d'inciampo a Gorizia
Pietra d'inciampo a Trieste

La lista delle pietre d'inciampo in Friuli-Venezia Giulia contiene l'elenco delle pietre d'inciampo (in tedesco Stolpersteine) poste in Friuli-Venezia Giulia. Esse commemorano le vittime friulane e giuliane della persecuzione del regime nazista nell'ambito di un'iniziativa dell'artista tedesco Gunter Demnig estesa a tutta l'Europa. Le prime pietre d'inciampo in questa regione sono state collocate il 20 gennaio 2016 a Gorizia.

Provincia di Gorizia[modifica | modifica wikitesto]

Cormons[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 gennaio 2017 è stata posata una pietra d'inciampo per Giuseppe Pincherle a Cormons.

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
Giuseppe Pincherle-4987-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
GIUSEPPE
PINCHERLE
NATO 1879
ARRESTATO 1944
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 1944
Via San Giovanni, 12
Giuseppe Pincherle

Doberdò del Lago[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune di Doberdò del Lago trovano 14 pietre d'inciampo, posate tra il 2018 e il 2022.[1] L'iniziativa per le pietre d'inciampo in questo comune è stata promossa dal Circolo cattolico Hrast, con la collaborazione delle due sezioni ANPI di Doberdò e Vallone-Jamiano, dell’Aned con il patrocino del Comune (sindaco Fabio Vizintin).

Andrej Frandolič e gli altri erano partigiani sloveni. La scritta delle pietre d'inciampo dedicate a loro sono in lingua slovena.

Immagine Scritta Traduzione Indirizzo Biografia
Stolperstein für Jozef Boneta (Doberdo del Lago).jpg
TU JE PREBIVAL
JOŽEF BONETA
ROJEN 1900
PREGNAN V
DACHAU
UMORJEN 10.4.1945
QUI ABITAVA
JOŽEF BONETA
NATO 1900
DEPORTATO A
DACHAU
ASSASSINATO 10.4.1945
Bonetti, 67
Jožef Boneta nacque a Bonetti nel 1900. Fu assassinato nel 1945 a Dachau.
Stolperstein für Jozef Ferfolja (Doberdo del Lago).jpg
TU JE PREBIVAL
JOŽEF FERFOLJA
ROJEN 1902
PREGNAN
DACHAU
UMORJEN 29.12.1944
QUI ABITAVA
JOŽEF FERFOLJA
NATO 1902
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 29.12.1944
Doberdò del Lago,
Via Roma, 4
Jožef Ferfolja, anche Giuseppe Ferfoglia, nacque a Doberdò del Lago il 22 agosto 1902. Era sposato con Dora. La coppia aveva sette figli. Era un partigiano nella Brgt. Autonoma della Divisione Garibaldi "Natisone". Fu arrestato il 12 ottobre 1944 e deportato al campo di concentramento di Dachau. Li morì il 29 dicembre 1944.[2][3]

Suo figlio Pepi, deportato a Cottbus, poteva sopravvivere.

Stolperstein für Jozef Ferletic (Doberdo del Lago).jpg
TU JE PREBIVAL
JOŽEF FERLETIČ
ROJEN 1908
PREGNAN V
MAUTHAUSEN-EBENSEE
UMORJEN 27.2.1945
QUI ABITAVA
JOŽEF FERLETIČ
NATO 1908
DEPORTATO A
MAUTHAUSEN-EBENSEE
ASSASSINATO 27.2.1945
Doberdò del Lago,
Piazza San Martino, 11
Jožef Ferletič nacque a Doberdò del Lago nel 1908. Fu assassinato nel 1945 a Mauthausen.
Stolperstein für Andrej Frandolic (Doberdò del Lago).jpg
TU JE PREBIVAL
ANDREJ FRANDOLIČ
ROJEN 1899
PREGNAN 12.10.1944
UMORJEN 1.2.1945
DACHAU
QUI ABITAVA
ANDREJ FRANDOLIČ
NATO 1899
DEPORTATO 12.10.1944
ASSASSINATO 1.2.1945
DACHAU
Doberdò del Lago,
Via Trieste, 5
45°50′36.05″N 13°32′24.3″E / 45.843347°N 13.540084°E45.843347; 13.540084 (Stolperstein für Andrej Frandolič)
Andrej Frandolič, anche Andrea, nacque nel 1899 a Doberdò del Lago. Era sposato e aveva quattro figli. Divenne partigiano nel settembre del 1943. Fu catturato dai tedeschi il 12 ottobre 1944 a Idria. Fu deportato nel campo di concentramento di Dachau. Lì morì il 1 febbraio 1945.[4][5]
Stolperstein für Alojz Jelen (Doberdo del Lago).jpg
TU JE PREBIVAL
ALOJZ JELEN
ROJEN 1904
PREGNAN V
BUCHENWALD
UMORJEN 24.12.1944
HALBERSTADT
QUI ABITAVA
ALOJZ JELEN
NATO 1904
DEPORTATO A
BUCHENWALD
ASSASSINATO 24.12.1944
HALBERSTADT
Doberdò del Lago,
Via Brigata proletaria, 6
Alojz Jelen nacque a Doberdò del Lago nel 1904. Fu assassinato il 24 dicembre 1944 a Halberstadt.
Stolperstein für Rudolf Lavrencic 1924 (Doberdo del Lago).jpg
TU JE PREBIVAL
RUDOLF LAVRENČIČ
ROJEN 1924
PREGNAN
BUCHENWALD
UMORJEN 6.3.1945
QUI ABITAVA
RUDOLF LAVRENČIČ
NATO 1924
DEPORTATO
BUCHENWALD
ASSASSINATO 6.3.1945
Marcottini,
Via Cervi, 7
Rudolf Lavrenčič (figlio), anche Rodolfo,[2] nacque nel 1924. Fu arrestato insieme al suo padre. Ambedue erano partigiani, residenti a Poljane (Marcottini). Furono deportati al campo di concentramento di Buchenwald. Entrambi furono assassinati nel marzo 1945.
Stolperstein für Rudolf Lavrencic 1895 (Doberdo del Lago).jpg
TU JE PREBIVAL
RUDOLF LAVRENČIČ
ROJEN 1895
PREGNAN
BUCHENWALD-OHRDRUF
UMORJEN 6.3.1945
QUI ABITAVA
RUDOLF LAVRENČIČ
NATO 1895
DEPORTATO
BUCHENWALD-OHRDRUF
ASSASSINATO 6.3.1945
Marcottini,
Via Cervi, 7
Rudolf Lavrenčič (padre), anche Rodolfo Laurencich, nacque a Doberdò del Lago il 3 agosto 1895. Era sposato e aveva sette figli. Era un partigiano nella Brgt. Autonoma della Divisione Garibaldi "Natisone". Fu arrestato insieme al figlio dello stesso nome il 12 ottobre 1944 e deportato il 18 ottobre 1944 al campo di concentramento di Buchenwald. Era costretto di lavorare al campo di lavoro di Ohrdruf. Morì il 6 marzo 1945.[2][6]

Anche il figlio Rodolfo fu assassinato dal regime nazista.

TUKAJ JE PREBIVAL
BRUNO ŠULIGOJ
ROJEN 1923
PREGNAN 22.2.1944
RIŽARNA
USODA NEZNANA
QUI ABITAVA
BRUNO ŠULIGOJ
NATO 1923
DEPORTATO 22.2.1944
RISIERA
DESTINO SCONOSCIUTO
Palchisce / Palkišče, 29 Bruno Šuligoj
TUKAJ JE PREBIVAL
MARIO PAHOR
ROJEN 1925
PREGNAN 22.2.1944
RIŽARNA
USODA NEZNANA
QUI ABITAVA
MARIO PAHOR
NATO 1925
DEPORTATO 22.2.1944
RISIERA
DESTINO SCONOSCIUTO
Bonetti / Boneti, 66-70 Mario Pahor
TUKAJ JE PREBIVAL
ALOJZ LAVRENČIČ
ROJEN 1914
PREGNAN
BAUMHOLDER
UMORJEN 28.2.1945
QUI ABITAVA
ALOJZ LAVRENČIČ
NATO 1914
DEPORTATO
BAUMHOLDER
ASSASSINATO 28.2.1945
Doberdò del Lago / Doberdob,
Via Trieste / Tržaška ulica, 16
Alojz Lavrenčič
TUKAJ JE PREBIVAL
STANKO DEVETAK
ROJ. 1927
PREGNAN 30.9.1943
NEMČIJA
USODA NEZNANA
QUI ABITAVA
STANKO DEVETAK
NATO 1927
DEPORTATO 30.9.1943
GERMANIA
DESTINO SCONOSCIUTO
Marcottini / Poljane,
Via Matija Gubec / Gubčeva ulica, 10
Stanko Devetak
TUKAJ JE PREBIVAL
MARIO LAVRENČIČ
ROJ. 1903
PREGNAN
BUCHENWALD
UMORJEN 4.4.1945
QUI ABITAVA
MARIO LAVRENČIČ
NATO 1903
DEPORTATO
BUCHENWALD
ASSASSINATO 4.4.1945
Doberdò del Lago / Doberdob,
Via Gorizia / Goriška ulica, 2
Mario Lavrenčič
TUKAJ JE PREBIVAL
OTON JARC
ROJ. 1928
PREGNAN
LEONBERG
UMORJEN 27.2.1945
QUI ABITAVA
OTON JARC
NATO 1928
DEPORTATO
LEONBERG
ASSASSINATO 27.2.1945
Doberdò del Lago / Doberdob,
Via Roma / Rimska ulica, 5
Oton Jarc
TUKAJ JE PREBIVAL
ANDREJ MOKOLE
ROJ. 1915
PREGNAN
FLOSSENBÜRG
UMORJEN 25.2.1945
QUI ABITAVA
ANDREJ MOKOLE
NATO 1915
DEPORTATO
FLOSSENBÜRG
ASSASSINATO 25.2.1945
Doberdò del Lago / Doberdob,
Via Trieste / Tržaška ulica, 39
Andrej Mokole

Le date delle collocazioni:

  • 23 gennaio 2018: Via Trieste, 5
  • 28 gennaio 2019: Via Cervi, 7; Via Roma, 4
  • 20 gennaio 2020: Bonetti, 67; Via Brigata proletaria, 6; Piazza San Martino, 11
  • 27 gennaio 2021: Bonetti, 66-70; Palchisce, 29; Via Trieste, 16
  • 27 gennaio 2022: Via Gorizia, 2; Via Matija Gubec, 10; Via Roma, 5; Via Trieste, 39

Fogliano Redipuglia[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune di Fogliano Redipuglia sono presenti 4 pietre d'inciampo, posate tra il 2020 e il 2022.[7]

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
Stolperstein für Augusto Fontanin (Fogliano Redipuglia).jpg
QUI ABITAVA
AUGUSTO FONTANIN
NATO 1892
ARRESTATO 1944
MONFALCONE
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINAT0 21.4.1945
GUSEN
Via Redipuglia 36
Fontanin, Augusto Augusto Fontanin (1892–1945)
QUI ABITAVA
SERGIO MARCUZZI
NATO 1927
ARRESTATO DIC. 1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINAT0 15.3.1945
Via III° Armata/Via del Carso Marcuzzi, Sergio Sergio Marcuzzi (1927–1945)
QUI ABITAVA
ARDUINO TREVISAN
NATO 1910
ARRESTATO DIC. 1944
DEPORTATO
NATZWEILER
ASSASSINAT0 30.3.1945
Via III° Armata/Via del Carso Trevisan, Arduino Arduino Trevisan (1910–1945)
Stolperstein für Fiorenzo Visintin (Fogliano Redipuglia).jpg
QUI ABITAVA
FIORENZO VISINTIN
NATO 1907
ARRESTATO 1944
DEPORTATO
MITTELBAU-DORA
ASSASSINAT0 30.4.1945
ILFELD
Via Redipuglia 36
Visintin, Fiorenzo Fiorenzo Visintin (1907–1945)

Gorizia[modifica | modifica wikitesto]

A Gorizia si trovano 27 pietre d'inciampo, posate tra il 2016 e il 2021.[8][9] Le pietre d'inciampo a Gorizia sono state promosse dall’associazione “Amici di Israele” con il patrocinio del Comune di Gorizia. Partecipava anche l'organizzazione Informest che ora ha sede proprio nella casa di una delle persone deportate.[10]

Durante le collocazioni in via del Santo gli studenti delle classi seconde Alls e Bls dell’istituto “D’Annunzio” di Gorizia ricordavano la storia della famiglia Goldberger, cognome italianizzato in Golberti. Era a conclusione di un progetto di ricerca condotto dagli studenti sotto la guida delle insegnanti Dionella Preo, Tiziana Lavoriero e Franca La Stella.

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
Stolperstein für Bianca Alphandery Armani in Gorizia.jpg
QUI ABITAVA
BIANCHA ALPHANDERY
ARMANI
NATA 1885
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Via Graziadio Isaia Ascoli, 25
45°56′56.13″N 13°37′33.96″E / 45.948926°N 13.626101°E45.948926; 13.626101 (Stolpersteine für Bianca Alphandery Armani, Adolpho Armani und Gino Armani und Matilde Rechnitzer Schumann und Davide Schumann)
Bianca Alphandery Armani nacque nel 15 novembre 1885 a Firenze. Era la figlia di Giuseppe Alphandary ed Elisa Grego. Sposò Adolfo Armani di Gorizia (vedi sotto). La coppia aveva un figlio, Gino Armani (vedi sotto). Fu arrestata il 23 settembre 1943 a causa della sua origine ebraica a Gorizia e successivamente rapita a Trieste insieme a marito e figlio. Furano deportati da lì il 7 dicembre 1943 con il convoglio n. 21T al campo di concentramento di Auschwitz. La data dell'arrivo della famiglia era l'11 dicembre 1943. Tutte e tre furano vittime della Shoah.[11][12]
Stolperstein für Adolfo Armani in Gorizia.jpg
QUI ABITAVA
ADOLFO ARMANI
NATO 1881
ARRESTATO 18.9.1943
DEPORTATO 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 11.12.1943
Via Graziadio Isaia Ascoli, 25
45°56′56.13″N 13°37′33.96″E / 45.948926°N 13.626101°E45.948926; 13.626101 (Stolpersteine für Bianca Alphandery Armani, Adolpho Armani und Gino Armani und Matilde Rechnitzer Schumann und Davide Schumann)
Adolfo Umberto Armani Heischmann nacque il 23 novembre 1881 a Gorizia. Suoi genitori furano Sigismondo Armani Heischmann e Carolina Bolaffio. Coniugato con Bianca Alphandary. La coppia aveva un figlio, Gino, nato nel 1922. Fu arrestato a Gorizia il 18 settembre 1943 e venne deportato – insieme alla moglie ed al figlio – prima al carcere di Trieste e poi al campo di sterminio di Auschwitz. Fu assassinato l'11 dicembre 1943, il giorno del loro arriva ad Auschwitz. Nessuno della sua famiglia è sopravvissuto alla Shoah.[11][13]
Stolperstein für Gino Armani in Gorizia.jpg
QUI ABITAVA
GINO ARMANI
NATO 1922
ARRESTATO 18.9.1943
DEPORTATO 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATO
Via Graziadio Isaia Ascoli, 25
45°56′56.13″N 13°37′33.96″E / 45.948926°N 13.626101°E45.948926; 13.626101 (Stolpersteine für Bianca Alphandery Armani, Adolpho Armani und Gino Armani und Matilde Rechnitzer Schumann und Davide Schumann)
Gino Armani, figlio di Adolfo Umberto Armani Heischmann e Bianca Alphandary, nacque il 29 aprile 1922 a Trieste. Arrestato a Gorizia (Gorizia). Fu arrestato a Gorizia il 18 settembre 1943 e venne deportato – insieme ai genitori – prima al carcere di Trieste e poi al campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuto alla Shoah. Anche i suoi genitori furano assassinati dai nazisti tedeschi.[11][14]
pietra di inciampo di Edvige Jona Gentilli
QUI ABITAVA
EDVIGE
JONA GENTILLI
NATA 1868
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 11.12.1943
Via Galilei, 4
Edvige Jona Gentilli, nacque il 17 luglio 1868 a Gorizia e morì 11 dicembre 1943. Figlia di Giacomo Gentilli, moglie di Alberto Jona e madre di Gino Jona. Fu arrestata a Gorizia il 23 novembre 1943, imprigionata prima a Gorizia e poi a Trieste; dalla città partì sul convoglio 21T dove fu caricata il 7 dicembre 1943. Arrivò al campo di sterminio di Auschwitz l'11 dicembre 1943 e qui assassinata il giorno stesso.
pietra di inciampo di Margherita Gentilli
QUI ABITAVA
MARGHERITA
GENTILLI
NATA 1873
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 11.12.1943
Via Galilei, 4
Margherita Gentilli, nacque a Gorizia il 20 dicembre 1873 e morì 11 dicembre 1943. Figlia di Giacomo Gentilli e sorella di Edvige Jona Gentilli. Fu arrestata a Gorizia il 23 novembre 1943, dopo una breve detenzione nel carcere di Gorizia e poi in quello di Trieste. Fu deportata verso il campo di concentramento di Auschwitz il 7 dicembre 1943 sul convoglio 21T, insieme alla sorella. Arrivò l'11 dicembre e fu assassinata il giorno stesso.
Stolperstein für Adele Goldberger (Gorizia).jpg
QUI ABITAVA
ADELE
GOLDBERGER
NATA 1892
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
DESTINO IGNOTO
Via del Santo, 4
Adele Goldberger, anche Ada Golberti, nacque a Fiume il 18 febbraio 1892. Era la figlia di Massimiliano Goldberger e di Malvina Michelstaedter (vedi sotto). Aveva almeno una sorella maggiore, Irene (vedi sotto). Il padre morì. La madre e le due sorelle furono arrestate e poi deportate al campo di concentramento di Auschwitz nel dicembre 1943. La madre anziana, aveva già 87 anni, non sopravvisse la selezione e fu mandata immediatamente in una camera a gas. Anche le due sorelle furono assassinate, pero non si sa dove e quando.[15]
Stolperstein für Irene Goldberger (Gorizia).jpg
QUI ABITAVA
IRENE
GOLDBERGER
NATA 1887
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
DESTINO IGNOTO
Via del Santo, 4
Irene Goldberger, anche Golberti, nacque a Fiume il 7 gennaio 1887. Era la figlia di Massimiliano Goldberger e di Malvina Michelstaedter (vedi sotto). Aveva almeno una sorella minore, Adele (vedi sopra). Il padre morì. La madre e le due sorelle furono arrestate e poi deportate al campo di concentramento di Auschwitz nel dicembre 1943. La madre anziana, aveva già 87 anni, non sopravvisse la selezione e fu mandata immediatamente in una camera a gas. Anche le due sorelle furono assassinate, pero non si sa dove e quando.[15]
Stolperstein für Frieda Weissmann Iacoboni in Gorizia.jpg
QUI ABITAVA
FRIEDA WEISSMANN
IACOBONI
NATA 1887
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
BERGEN-BELSEN
Via Graziadio Isaia Ascoli 15
45°56′31.95″N 13°37′21.86″E / 45.942208°N 13.62274°E45.942208; 13.62274 (Stolpersteine für Gisella Iacoboni, Sofia Iacoboni und Frieda Weissmann Iacoboni)
Frieda Weissmann Iacoboni nacque il 2 agosto 1887 a Čortkiv. Era la figlia di Ginsberg Abramo e di Gittel Weissmann. Sposava Leone Iacoboni. La coppia aveva tre figli: Sofia (vedi sotto), Gisella (vedi sotto) e Giacomo (nato 1928 a Gorizia). Fu arrestata dai nazisti il 23 novembre 1943 insieme ai figli. Furano prima imprigionati nella prigione di Gorizia, poi in prigione a Trieste. Il 7 dicembre 1943, la famiglia fu deportata col trasporto 21T al campo di concentramento di Auschwitz dove arrivarono l'11 dicembre 1943. Frieda Weissmann Iacoboni e le sue figlie non hanno sopravvissute alla Shoah. La madre fu assassinata nel campo di concentramento di Bergen-Belsen. Entrambe le figlie furono uccise, non si sa dove. Solo il figlio Giacomo poteva sopravvivere; fu intervistato nel 1997 in Venezuela dalla USC Shoah Foundation Institute.[16][17][18]
Stolperstein für Gisella Iacoboni in Gorizia.jpg
QUI ABITAVA
GISELLA IACOBONI
NATA 1921
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Via Graziadio Isaia Ascoli 15
45°56′31.95″N 13°37′21.86″E / 45.942208°N 13.62274°E45.942208; 13.62274 (Stolpersteine für Gisella Iacoboni, Sofia Iacoboni und Frieda Weissmann Iacoboni)
Gisella Iacoboni nacque il 23 maggio 1921 a Trieste. Suoi genitori erano Leone Iacoboni e Frieda Weissmann Iacoboni (vedi sopra). Aveva una sorella maggiore, Sofia (nata nel 1921, vedi sotto), e un fratello minore, Giacomo (1928). Fu arrestata il 23 novembre 1943, insieme a sua madre e ai suoi fratelli. Furano prima imprigionati nel carcere di Gorizia, poi nel carcere di Trieste. Il 7 dicembre 1943, la famiglia fu deportata col trasporto 21T al campo di concentramento di Auschwitz, dove arrivarono l'11 dicembre 1943. Non è sopravvissuta alla Shoah, così come sua madre e sua sorella.
Stolperstein für Sofia Iacoboni in Gorizia.jpg
QUI ABITAVA
SOFIA IACOBONI
NATA 1920
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
BERGEN-BELSEN
Via Graziadio Isaia Ascoli 15
45°56′31.95″N 13°37′21.86″E / 45.942208°N 13.62274°E45.942208; 13.62274 (Stolpersteine für Gisella Iacoboni, Sofia Iacoboni und Frieda Weissmann Iacoboni)
Sofia Iacoboni nacque il 17 settembre 1920 a Trieste come primo figlio di Leone Iacoboni e Frieda Weissmann Iacoboni (vedi sopra). Ha avuto due fratelli più piccoli: Gisela (nato nel 1921, vedi sopra) e Giacomo (1928). Sofia Iacoboni, insieme a sua madre e ai suoi fratelli, fu arrestata dai nazionalsocialisti il 23 novembre 1943 e fu tenuta prigioniera prima nel carcere di Gorizia, poi nella prigione a Trieste. Il 7 dicembre 1943 la famiglia fu deportata ad Auschwitz con il trasporto 21T, dove arrivarono l'11 dicembre 1943. Non è sopravvissuta alla Shoah, così come anche sua madre e sua sorella.
Stolperstein für Ferruccio Leoni in Gorizia.jpg
QUI ABITAVA
FERRUCCIO LEONI
NATO 1877
ARRESTATO 24.11.1943
DEPORTATO 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 11.12.1943
Via Giuseppe Mazzini 15
45°40′51.26″N 13°24′31.74″E / 45.680905°N 13.408817°E45.680905; 13.408817 (Stolpersteine für Ferruccio Leoni)
Ferruccio Leoni nacque il 16 dicembre 1877 a Padova. Era il figlio di Marco Leoni e Vittoria Bertocco. Era sposato con Marcellina Tani. Fu arrestato il 24 novembre 1943 e portato nella prigione di Trieste. Il 7 dicembre 1943 fu deportato con il trasporto 21T al campo di concentramento di Auschwitz, dove arrivò l'11 dicembre 1943. Ferruccio Leoni non sopravvisse alla Shoah. La morte è avvenuta in un luogo sconosciuto.[19]
Stolperstein für Anna Paola Luzzatto (Gorizia).jpg
QUI ABITAVA
ANNA PAOLA
LUZZATTO
NATA 1864
ARRESTATA 1943
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 11.12.1943
Corso Italia, 178
45°56′19.69″N 13°36′46.85″E / 45.938802°N 13.613015°E45.938802; 13.613015 (Stolperstein für Anna Paola Luzzatto)
Anna Paola Luzzatto, figlia di Aronne Luzzatto e Eugenia Liebmann, nacque a Gorizia il 19 dicembre 1864. Il padre ricopriva il ruolo di responsabile sanitario in città. Anna Paola "si era contraddistinta per un carattere sereno e molto sincero."[20] Nell’anno della sua cattura, lasciò Grado per tornare a Gorizia, dichiarandosi tedesca. Credeva nella bontà delle persone e non poteva immaginarsi che qualcuno ebbe l'intenzione di arrestarla e di assassinarla. Fu arrestata a Gorizia il 23 novembre 1943 e portato al prigione di Gorizia e poi al prigione di Trieste. Fu deportata nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Non è sopravvissuta alla Shoah. Fu assassinata immediatamente dopo l'arrivo in una camera di gas al 11 dicembre 1943.[21]
Stolperstein für Elisa Richetti Luzzatto in Gorizia.jpg
QUI ABITAVA
ELISA RICHETTI
LUZZATTO
NATA 1858
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 11.12.1943
Via Garibaldi 5
45°56′31.85″N 13°37′12.68″E / 45.94218°N 13.62019°E45.94218; 13.62019 (Stolpersteine für Elisa Richetti Luzzatto, Iginio Luzzatto, Sara Luzzatto und Emma Michelstaedter in Luzzato)
Elisa Richetti Luzzatto era la figlia di Elia Vita Richetti ed era nata il 5 febbraio 1858 a Gorizia. Sposava Giuseppe Luzzatto. La coppia aveva due figli: Rina Sara (nata nel 1884) e Iginio (nato nel 1886, tutte e due vedi sotto). Il 23 novembre 1943 fu arrestata - all'età di 85 anni - insieme a figlia e figlio e portata nel carcere di Gorizia, in seguito a quello di Trieste. Il 7 dicembre 1943, furono deportati nel campo di concentramento di Auschwitz, dove madre, figlio e figlia arrivarono l'11 dicembre 1943. La data del loro omicidio è sconosciuta. Tutte e tre non sono sopravvissuti alla Shoah.[11][22]
Stolperstein für Iginio Luzzatto in Gorizia.jpg
QUI ABITAVA
IGINIO LUZZATTO
NATO 1886
ARRESTATO 23.11.1943
DEPORTATO 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATO
Via Garibaldi 5
45°56′31.85″N 13°37′12.68″E / 45.94218°N 13.62019°E45.94218; 13.62019 (Stolpersteine für Elisa Richetti Luzzatto, Iginio Luzzatto, Sara Luzzatto und Emma Michelstaedter in Luzzato)
Iginio Luzzatto nacque l'8 giugno 1886 a Gorizia. Era il figlio di Giuseppe Luzzatto e di Elisa Richetti (vedi sopra). Aveva una sorella, Rina Sara (vedi sotto). Il 23 novembre 1943 fu arrestato insieme a madre e sorella e portato nella prigione di Gorizia, in seguito a quello di Trieste. Il 7 dicembre 1943, furono deportati nel campo di concentramento di Auschwitz, dove madre, figlio e figlia arrivarono l'11 dicembre 1943. La data del loro omicidio è sconosciuta. Tutte e tre non sono sopravvissuti alla Shoah.[11][23]
Stolperstein für Sara Luzzatto in Gorizia.jpg
QUI ABITAVA
SARA LUZZATTO
NATA 1884
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Via Garibaldi 5
45°56′31.85″N 13°37′12.68″E / 45.94218°N 13.62019°E45.94218; 13.62019 (Stolpersteine für Elisa Richetti Luzzatto, Iginio Luzzatto, Sara Luzzatto und Emma Michelstaedter in Luzzato)
Rina Sara Luzzatto era la figlia di Giuseppe Luzzatto e di Elisa Richetti (vedi sopra). Nacque il 24 marzo 1884 a Gorizia. Il 23 novembre 1943 fu arrestata insieme a sua madre ea suo fratello Iginio (vedi sopra) e portata nel carcere di Gorizia, in seguito a quello di Trieste. Il 7 dicembre 1943, furono deportati nel campo di concentramento di Auschwitz, dove madre, figlio e figlia arrivarono l'11 dicembre 1943. La data del loro omicidio è sconosciuta. Tutte e tre non sono sopravvissuti alla Shoah.[11][24]
Stolperstein für Emma Luzzatto Michelstaedter in Gorizia.jpg
QUI ABITAVA
EMMA LUZZATTO
MICHELSTAEDTER
NATA 1854
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
MORTA
DURANTE IL TRASPORTO
Via Garibaldi, 5
45°56′31.85″N 13°37′12.68″E / 45.94218°N 13.62019°E45.94218; 13.62019 (Stolpersteine für Elisa Richetti Luzzatto, Iginio Luzzatto, Sara Luzzatto und Emma Michelstaedter in Luzzato)
Emma Luzzatto Michelstaedter nacque il 17 ottobre 1854 a Gorizia come figlia di Cesare Luzzatto e di Regina Jona. Sposò Alberto Michelstaedter, che gestiva un ufficio di assicurazione, e con lui aveva quattro figli: le figlie Elda (1879-1944) e Paula (1885-1972) ed i figli Gino (1877-1909) e Carlo Michelstaedter (1887-1910).[25] Gino emigrò a New York e presumibilmente si suicidò. Carlo divenne un famoso scrittore, filosofo e pittore. Si è sparato dopo una disputa con i suoi genitori al 56º compleanno di sua madre. Al 23 novembre 1943, Emma Michelstaedter fu arrestata – nell'età di 89 anni – e deportata nella prigione di Gorizia, in seguito nella prigione di Trieste. Il 7 dicembre 1943 seguiva la deportazione ad Auschwitz. Ci sono due rapporti della sua morte: Sia morì già nel trasporto che durava quattro giorni oppure fu assassinata il giorno del suo arrivo - l'11 dicembre 1943 - in una camera a gas del regime nazista.[26]
Stolperstein für Malvina Michelstaedter Goldberger (Gorizia).jpg
QUI ABITAVA
MALVINA
MICHELSTAEDTER
GOLDBERGER
NATA 1856
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 11.12.1943
Via del Santo, 4
Malvina Michelstaedter vedova Goldberger nacque a Gorizia il 22 settembre 1856. Era la zia del scrittore, filosofo e pittore Carlo Michelstaedter. Si sposava con Massimiliano Goldberger oppure Golberti, la versione italiana del cognome. La coppia aveva almeno due figlie, Irene e Adele, entrambe fiumane di nascita ma cresciute a Gorizia. Dopo la morte del suo marito, Malvina e le figlie divennero proprietarie delle Cantine Golberti, una ditta di commercio di vini all’ingrosso. La sede della ditta era in casa Bolaffio di largo Pacassi. La signora anziana abitava con le due figlie in via del Santo, su civico 4. Le tre donne furono arrestate a Gorizia il 23 novembre 1943, detenute prima nel carcere di via Barzellini e dopo di che nel carcere di Trieste. Nel dicembre 1943 tutte e tre furono deportate al campo di sterminio di Birkenau, dove fu assassinata il 11 dicembre 1943.

Anche le figlie furono assassinate nel corso della Shoah, pero non si sa dove e quando.[15]

Stolperstein für Elda Michelstaedter Morpurgo (Gorizia).jpg
QUI ABITAVA
ELDA
MICHELSTAEDTER
MORPURGO
NATA 1879
ARRESTATA 1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 26.12.1944
RAVENSBRÜCK
Largo Culiat, 11
45°56′39.56″N 13°37′03.23″E / 45.944323°N 13.617563°E45.944323; 13.617563 (Stolperstein für Elda Michelstaedter Morpurgo)
Elda Michelstaedter Morpurgo fu la sorella del filosofo Carlo Michelstaedter (1887-1910). Nacque il 2 ottobre 1879 a Gorizia come figlia di Alberto Michelstaedter e Emma Luzzatto (vedi sopra). Coniugata con Silvio Morpurgo (1881-1942), medico comunale e stimato professionista. La villa in cui viveva con suo marito si chiamava Villa Elda. Partecipò nella comunità ebraica di Gorizia. Fu arrestata a Gorizia il 9 novembre 1943 e detenuta prima al carcere di Gorizia, poi a quello di Trieste. Assieme alla madre fu deportata con il convoglio n. 21T nel campo di sterminio di Birkenau. Il treno partiva al 7 e arrivava l'11 dicembre 1943. Probabilmente già durante il trasporto la madre morì. Anche Elda Michelstaedter Morpurgo non è sopravvissuta alla Shoah. È stata assassinata il 26 dicembre 1944 nel campo di concentramento di Ravensbrück.[10][27]
Stolperstein für Davide Schumann in Gorizia.jpg
QUI ABITAVA
DAVIDE SCHUMANN
NATO 1880
ARRESTATO 23.11.1943
DEPORTATO 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 11.12.1943
Via Graziadio Isaia Ascoli, 25
45°56′56.13″N 13°37′33.96″E / 45.948926°N 13.626101°E45.948926; 13.626101 (Stolpersteine für Bianca Alphandery Armani, Adolpho Armani und Gino Armani und Matilde Rechnitzer Schumann und Davide Schumann)
Davide Schumann nacque il 5 novembre 1864 a Chklow in Bielorussia. Suoi genitori erano Isidoro Schumann e Sara Fleher. Era sposato con Matilde Rechnitzer (vedi sotto). La coppia fu arrestata il 23 novembre 1943 e prima detenuta nella prigione di Gorizia, poi a Trieste. Il 7 dicembre 1943 avvenne la deportazione nel campo di concentramento di Auschwitz, dove entrambi furono assassinati il giorno del loro arrivo, l'11 dicembre 1943, nelle camere a gas del regime nazista.[28]
Stolperstein für Matilde Rechnitzer Schumann in Gorizia.jpg
QUI ABITAVA
MATILDE RECHNITZER
SCHUMANN
NATA 1864
ARRESTATA 23.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 11.12.1943
Via Graziadio Isaia Ascoli, 25
45°56′56.13″N 13°37′33.96″E / 45.948926°N 13.626101°E45.948926; 13.626101 (Stolpersteine für Bianca Alphandery Armani, Adolpho Armani und Gino Armani und Matilde Rechnitzer Schumann und Davide Schumann)
Matilde Rechnitzer Schumann nacque il 26 ottobre 1880 a Zalalövő, Ungheria. Era la figlia di Anna Bruckner e Enrico Rechnitzer. Era sposata con Davide Schumann (vedi sopra). La coppia fu arrestata il 23 novembre 1943 e prima detenuta nella prigione di Gorizia, poi a Trieste. Il 7 dicembre 1943 avvenne la deportazione nel campo di concentramento di Auschwitz, dove entrambi furono assassinati il giorno del loro arrivo, l'11 dicembre 1943, nelle camere a gas del regime nazista.[29]
pietra di inciampo di Emma Pia Morpurgo Valobra
QUI ABITAVA

EMMA PIA MORPURGO VALOBRA

NATA 1866

ARRESTATA 23. 11. 1943

DEPORTATA 1943

AUSCHWITZ

ASSASSINATA 11. 12. 1943

Via Cadorna 34 Emma Pia Morpurgo Valobra nacque nel 1866 e morì l'11 dicembre del 1943 presso il campo di sterminio di Auschwitz. Fu deportata insieme a sua figlia Elsa il 23 novembre 1943.
QUI ABITAVA

ELIO MICHELSTAEDTER

NATO 1871

ARRSTATO 25.3.1944

DEPORTATO 1944

AUSCHWITZ

ASSASSINATO

Via Vittorio Veneto, parco Basaglia Elio Michelstaedter nacque a Fiume il 24 aprile 1871 e morì nel 1944. Fu marito di Amelia Pavia e figlio di Isacco Michelstaedter e Anna Camerini. Inizialmente, insieme alla moglie, riuscì a scappare alla prima grande deportazione nazista di Gorizia del 23 novembre 1943 a causa del suo ricovero presso l'ospedale psichiatrico Franco Basaglia. Venne catturato però poco tempo dopo, il 25 marzo 1944. Fu prima incarcerato a Trieste e poi deportato ad Auschwitz dove non sopravvisse alla Shoah.
QUI ABITAVA

AMELIA PAVIA MICHELSTAEDTER

NATA 15.7.1876

ARRESTATA 25.3.1944

DEPORTATA 1944

AUSCHWITZ

ASSASINATA

Via Vittorio Veneto, parco Basaglia Amelia Pavia Michelstaedter nacque a Gorizia il 15 luglio 1876 e non sopravvisse alla Shoah. Figlia di Giuseppe Pavia e Betty Michelstaedter, si sposò con Elio Michelstaedter. Fu arrestata il 25 marzo 1944 a Gorizia e successivamente trasferita nel carcere di Trieste. Fu poi deportata nel campo di sterminio di Auschwitz dove fu assassinata.
Pietra di inciampo di Elsa Valobra
QUI ABITAVA

ELSA VALOBRA

NATA 1895

ARRESTATA 25.5.1944

DEPORTATA 1944

AUSCHWITZ

DESTINO IGNOTO

Via Vittorio Veneto, parco Basaglia Elsa Valobra nacque a Trieste il 16 maggio 1895. era la figlia di Giulio Valobra e Emma Morpurgo. Negli ultimi anni della sua vita, sconvolta in seguito al licenziamento dalla Cassa di Risparmio nel 1938 a seguito delle leggi raziali, fu ospitata all'ospedale psichiatrico di via Vittorio Veneto a Gorizia. Nel 1944 venne catturata dai nazisti tedeschi e deportata in Polonia nel campo di concentramento di Auschwitz, tutta via il suo destino, una volta giunta nel lager, rimane ancora ignoto.

Gradisca d'Isonzo[modifica | modifica wikitesto]

A Gradisca d'Isonzo sono presenti 4 pietre d'inciampo, tutte posate il 27 gennaio 2022.[30]

Sagrado[modifica | modifica wikitesto]

A Sagrado sono presenti 4 pietre d'inciampo, tutte posate il 27 gennaio 2022.[31]

  • Giuseppe Azzan
  • Mario Bozzi
  • Ubalda Mocchiut
  • Vittorio Polentarutti

Savogna d'Isonzo[modifica | modifica wikitesto]

Nel Comune di Savogna d'Isonzo le prime due pietre d'inciampo vengono posate il 26 gennaio 2022, dedicate a Jožef Ferfolja e Peter Uršič.[32]

Immagine Scritta Traduzione Indirizzo Biografia
TUKAJ JE PREBIVAL
JOŽEF FERFOLJA
ROJ. 1901
DEPORTIRAN 1944
BUCHENWALD
UMORJEN 25.2.1945
QUI ABITAVA
JOŽEF FERFOLJA
NATO 1901
DEPORTATO 1944
BUCHENWALD
ASSASSINATO 25.2.1945
Rupa,
Via fratelli Rusjan / Ulica bratov Rusjan, 34
Jožef Ferfolja
TUKAJ JE PREBIVAL
PETER URŠIČ
ROJ. 1904
DEPORTIRAN
BUCHENWALD
UMORJEN 7.2.1945
QUI ABITAVA
PETER URŠIČ
NATO 1904
DEPORTATO
BUCHENWALD
ASSASSINATO 7.2.1945
Savogna d'Isonzo / Sovodnje ob Soči,
Via Primo Maggio / Prvomajska ulica, 22a
Peter Uršič

Ronchi dei Legionari[modifica | modifica wikitesto]

A Ronchi dei Legionari sono attualmente presenti 28 pietre d'inciampo, posate tra il 2019 e il 2022.[33] Ronchi è considerato uno degli epicentri più importanti per la resistenza antifascista. Gia l’8 settembre 1943 si costituì la prima formazione partigiana italiana, la Brigata Proletaria. Al 24 maggio 1944, la città è stata colpito da un rastrellamento che, diffuso in tutta la cittadina, coinvolse 68 persone. Alle 5 del mattino arrivarono le truppe tedesche con i loro camion carichi. Arrivarono assieme a repubblichini italiani che fecero parte della famigerata "Banda Collotti" che era nota per la sua crudele battaglia antipartigiana. I camion erano diretti a Vermegliano, verso il centro e nella zona della "Casette". I prigionieri furono caricati al carcere del Coroneo, a Trieste. II 31 maggio 1944 vennero deportati per i lager nazisti. In totale, 158 persone sono state deportate dalla città con solo 8.000 abitanti. Da questi 75 non tornavano.[34]

Nel maggio 2014, una lapide commemorativa è stata collocata dal Comune, in collaborazione con ANPI e ANED.[35] Fine gennaio 2019 sono state collocate dieci pietre d'inciampo nella comune.[36] Erano presenti Mario Sverco e Mario Candotto, due dei quattro sopravvissuti dei lager nazisti.

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
Stolperstein für Domenico Candotto (Ronchi dei Legionari).jpg
QUI FU ARRESTATO
DOMENICO CANDOTTO
NATO 1886
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 23.11.1944
Via Redipuglia
(di fronte alla chiesa di Maria Madre della Chiesa)
Domenico Candotto nacque 1886. Si sposava con Maria Turolo (vedi sotto). La coppia aveva cinque figli. Massimo e Renzo, morti partigiani. Ida e Corinna deportate ad Auschwitz con la madre Maria Turolo. Il figlio minore Mario con il padre Domenico invece furono deportati al campo di concentramento di Dachau dove il padre morì.

Il figlio Mario, Ida e Corinna potevano sopravvivere.[37]

Stolperstein für Angelo Gregorin (Ronchi dei Legionari).jpg
QUI FU ARRESTATO
ANGELO GREGORIN
NATO 1883
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 15.9.1944
Via Redipuglia
(di fronte alla chiesa di Maria Madre della Chiesa)
Angelo Gregorin, classe 1883, ucciso a Buchenwald.
Stolperstein für Angelo Miniussi (Ronchi dei Legionari).jpg
QUI FU ARRESTATO
ANGELO MINIUSSI
NATO 1914
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 21.3.1945
Piazza Santo Stefano
(di fronte alla secolare chiesa)
Angelo Miniussi nacque a Fogliano il 6 dicembre 1914. Suoi genitori erano Pino Miniussi e Maria Saranz.[38] Aveva almeno una figlia, Angela. Fu arrestato a Vermegliano, deportato in Germania e detenuto al campo di concentramento di Dachau, a Hallack e Markirch. Fu assassinato.[39]
Stolperstein für Orlando Serafin (Ronchi dei Legionari).jpg
QUI FU ARRESTATO
ORLANDO SERAFIN
NATO 1921
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
BUCHENWALD
ASSASSINATO
Via Redipuglia
(di fronte alla chiesa di Maria Madre della Chiesa)
Orlando Serafin nacque nel 1921. È stato deportato al campo di concentramento di Buchenwald e fu ucciso.

Il 27 gennaio 2012, suo fratello Silvio otteneva una medaglia d'onore in sua memoria, conferita con decreto del Presidente della repubblica.[39]

Stolperstein für Acru Tardivo (Ronchi dei Legionari).jpg
QUI ABITAVA
ARCÙ TARDIVO
NATO 1921
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
RISIERA DI SAN SABBA
ASSASSINATO 28.6.1944
Vermegliano,
Viale Garibaldi
Arcù Tardivo nacque nel 1921. Partecipava nella Resistenza. Aveva almeno due fratelli, Giacomo e Mario. Tutte e tre furono arrestati dai nazisti il 24 maggio del 1944, alle quattro del mattino, dopo una delazione di due partigiani passati al nemico. Fu detenuto nel Carcere Coroneo di Trieste. Insieme ai combattenti Angelo Cenedese e Oliviero De Bianchi fu trasferito alla Risiera di San Sabba il 22 giugno 1944. Lì furono uccisi lo stesso giorni, così come altri combattenti della Resistenza nel Litorale adriatico di origine italiano, sloveno oppure croato.[40]

Entrambi fratelli potevano sopravvivere il regime nazista. Mario Tardivo divenne il presidente del ANED di Ronchi dei Legionari. Mario morì nel 2011, Giacomo nel 2016.[41]

Stolperstein für Guglielmo Tomasin (Ronchi dei Legionari).jpg
QUI ABITAVA
GUGLIELMO TOMASIN
NATO 1896
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
MORTO 9.5.1945
Via Brigata Modena
Guglielmo Tomasin nacque nel 1896. Era sposato e aveva almeno due figli, Valdi (nato nel 1928, vedi sotto) e Maria Pia. Padre e figlio furono arrestati e deportati al campo di concentramento di Dachau. Entrambi furono assassinati dal regime nazista.

Maria Pia Tomasin poteva sopravvivere il regime nazista.[42]

Stolperstein für Valdi Tomasin (Ronchi dei Legionari).jpg
QUI ABITAVA
VALDI TOMASIN
NATO 1929
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
MORTO 9.5.1945
Via Brigata Modena
Valdi Tomasin nacque nel 1928. Suo padre era Guglielmo Tomasin (vedi sopra). Aveva una sorella, Maria Pia. Padre e figlio furono arrestati e deportati al campo di concentramento di Dachau. Entrambi furono assassinati dal regime nazista.

La sorella di Valdi Tomasin poteva sopravvivere il regime nazista.[42]

Stolperstein für Maria Turolo (Ronchi dei Legionari).jpg
QUI FU ARRESTATA
MARIA TUROLO
NATA 1890
ARRESTATA 24.5.1944
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Via Redipuglia
(di fronte alla chiesa di Maria Madre della Chiesa)
Maria Turolo nacque 1890. Si sposava con Domenico Candotto (vedi sopra). La coppia aveva cinque figli. Mentre il marito e il figlio furono deportati al campo di concentramento di Dachau, Maria Turolo fu deportata ad Auschwitz con le figlie Ida e Corinna. Fu sterminata ad Auschwitz.

Anche il marito fu assassinato. Il figlio Mario e le figlie Ida e Corinna potevano sopravvivere.

Stolperstein für Gino Zonta (Ronchi dei Legionari).jpg
QUI FU ARRESTATO
GINO ZONTA
NATO 1929
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
MORTO 12.5.1945
Piazza Santo Stefano
(di fronte alla secolare chiesa)
Gino Zonta nacque nel 1929. Suo padre era Lodovico Zonta (vedi sotto). Padre e figlio furono arrestati. Mentre il padre fu deportato a Flossenburg, Gino Zonta fu deportato nel campo di concentramento di Dachau. Lì fu assassinato.

Il padre fu assassinato a Flossenbürg. Suo fratello Paolino poteva sopravvivere.[42]

Stolperstein für Lodovico Zonta (Ronchi dei Legionari).jpg
QUI FU ARRESTATO
LODOVICO ZONTA
NATO 1903
ARRESTATO 24.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 4.11.1944
Piazza Santo Stefano
(di fronte alla secolare chiesa)
Lodovico Zonta nacque nel 1903. Si sposava e ebbe almeno due figli: Gino (nato 1929) e Paolino. Fu arrestato, deportato nel Campo di concentramento di Flossenbürg e finalmente assassinato dal regime naziste.

Gino fu ucciso a Dachau, Paolino poteva sopravvivere.[42]

Provincia di Pordenone[modifica | modifica wikitesto]

Budoia[modifica | modifica wikitesto]

A Budoia si trovano 3 pietre d'inciampo, posate tra il 2021 e il 2022.[43][44]

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
Bocus 22.png QUI ABITAVA
GINO BOCUS
NATO 1925
ARRESTATO 15.11.1944
DEPORTATO 1944
DACHAU
ASSASSINATO
Via Rivetta 5, Dardago di Budoia. Gino Bocus nacque a Budoia il 29 luglio 1925 da Angelo Bocus e Giuditta Zambon, che già avevano due figlie più grandi: Maria, nata nel 1921, e Adda del 1923.

Contadino e membro della divisione partigiana “Nino Nanetti”, nel 1944 fu arrestato e consegnato ai tedeschi a soli 19 anni.

Fu visto l’ultima volta nelle montagne vicino Budoia da un contadino, mentre, vestito da alpino, scendeva dalle montagne con il suo mulo e cercava di convincere un uomo a nasconderlo nel suo campo del tabacco.

Venne arrestato e consegnato dai tedeschi a Pordenone il 15 novembre del 1944 e internato con numero di matricola 2442; due settimane dopo, il 30 novembre, fu trasferito al carcere di Udine, da cui venne poi prelevato e caricato sul treno n. 109, partito da Trieste l’8 dicembre 1944 con destinazione Dachau. Il treno giunse a destinazione l’11 dicembre 1944 senza Gino Bocus, che ancora oggi risulta disperso in deportazione in Germania.

Angelo Sanson.jpg QUI ABITAVA
ANGELO SANSON
NATO 1924
DEPORTATO
BUCHENWALD
ASSASSINATO
Via Cialata, Budoia, Pordenone Angelo Sanson, figlio di Adriano e di Domenica Panizzut, nacque il 13 gennaio 1924 a Budoia, dove visse fino a che non venne deportato nel Lager di Buchenwald, in Germania, per le sue idee politiche, contrarie a quelle del nazifascismo (n. di matricola 40093).

Il 27 dicembre del 1944 Angelo morì a causa di una malattia a Sangerhausen, dove venne anche tumulato. Sangerhausen era un sottocampo di Gedenkstätte Mittelbau - Dora (un Kommando di Buchenwald).

Di Angelo Sanson si sa solo che venne deportato, forse assieme a Carlo Scussat, anch’egli di Budoia e suo coetaneo, che alla fine della guerra invece ritornò a casa dal campo di concentramento Mittelbau - Dora.

Prima della sua deportazione il giovane Angelo, ancora celibe, lavorava come operaio e i parenti lo ricordano come una persona allegra e spensierata.

Zambon.png QUI ABITAVA
GUERINO ZAMBON
NATO 1916
ARRESTATO 12.9.1944
DEPORTATO 1944
DUISBERG
ASSASSINATO 2.1.1945
Via Tarabin, Dardago di Budoia Guerino Zambon, nacque il 6 gennaio 1916 a Dardago. Secondo di 6 fratelli, era figlio di Girolamo e Andreanna Zambon. Il più giovane dei suoi fratelli, Raffaele, nato nel 1932, è ancora vivo. Guerrino, Partigiano appartenente alla Divisione Nino Nanetti, fu prelevato dalle truppe tedesche a Pordenone l’12 settembre 1944 insieme ad un suo compaesano di cui non conosciamo l’identità. Da lì fu portato inizialmente alla prigione di Pordenone e successivamente, il 21 settembre ’44, a quella di Udine, dove restò fino al primo novembre, giorno in cui fu deportato in Germania nel campo di concentramento di Duisburg.

Da quel momento non si ebbero più notizie di lui fino all’agosto del 1945, quando la Croce Rossa Italiana comunicò la sua morte alla famiglia.

Guerrino Zambon morì il 2 gennaio 1945, pochi giorni prima di compiere 29 anni.

Inizialmente non si conosceva il luogo in cui era stato deposto, ma la nipote Miriam, figlia del fratello Raffaele, grazie alla sua straordinaria forza di volontà, è riuscita ad avere informazioni sul luogo di sepoltura dello zio, e grazie alle sue ricerche ora sappiamo che fu fucilato il 2 gennaio 1944 nel campo in cui lavorava e poi seppellito al cimitero Militare Italiano d’Onore di Amburgo.

Caneva[modifica | modifica wikitesto]

A Caneva sono state posate 5 pietre d'inciampo, tutte collocate il 21 gennanio 2021

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
Stolperstein für Enzo Carioti (Caneva).jpg QUI ABITAVA
ENZO CARIOTI
NATO 1943
BRUCIATO VIVO
24.4.1945
Località Logon, Caneva Carioti, Enzo Enzo Carioti nasce nel 1943 a Longon di Caneva, in una zona quasi disabitata, sulla vecchia strada che da Sarone conduce a Polcenigo, dove di frequente passavano le pattuglie delle SS che seguivano le tracce dei partigiani.

Dopo che due nazisti furono uccisi nelle vicinanze dalle forze partigiane, nella casa si iniziò a temere una rappresaglia, tanto che lo zio Mario, viene fatto allontanare in tutta fretta, nella speranza che nessuno avrebbe fatti del male a anziani, donne e bambini. Invece il 24 aprile del ‘45 dei soldati nazisti, comandati da Alfred Dornenburg, detto “il Foghin”, dopo aver sparato su alcuni membri della famiglia, lanciarono delle bombe incendiarie nella casa del piccolo Enzo, di soli 18 mesi, che bruciò completamente. La famiglia di Enzo venne sterminata: sopravvivono lo zio Mario Zaghet, la mamma Norma Zaghet e il papà Giovanni Carioti, all'epoca prigioniero di guerra.

Stolperstein für Dosolina Manfè (Caneva).jpg QUI ABITAVA
DOSOLINA MANFE'
NATA 1910
BRUCIATA VIVA
24.4.1945
Località Logon, Caneva Manfè, Dosolina Dosolina Manfè nacque il 2 settembre 1910. Si unì in matrimonio con Mario Zaghet, figlio di Eugenio Zaghet e Caterina Polo. I due coniugi ebbero una bambina, Caterina Franca, e il suo fratellino, Ermenegildo.

Abitavano tutti a Caneva in una zona pressoché disabitata, in una casa a ridosso della Collina del Longon. Era allora zona di passaggio di pattuglie naziste e fasciste ma ritenuta anche zona in cui si nascondevano i partigiani. Nel mese di aprile del ‘45 due tedeschi furono uccisi da alcuni partigiani e Dosolina pregò il marito di allontanarsi dall'abitazione e andarsene, in modo da non essere soggetto alla punizione dei soldati, con l’illusione che i nazisti non avrebbero toccato chi era rimasto, due donne, due bambini e un vecchio. La vendetta tedesca non tardò ad arrivare: Alfred Dornenburg ufficiale nazista conosciuto anche come “Il Foghin” comandò una rappresaglia in casa Zaghet. Il 24 aprile 1945 le SS entrarono nell'abitazione e fucilarono la famiglia, fecero esplodere la casa con una bomba e successivamente le appiccarono fuoco. Dosolina cercò di proteggere il figlio Ermenegildo, rimasto nella casa con lei, coprendolo con il suo corpo. Consumatosi l’incendio lei ed Ermenegildo furono ritrovati ancora vivi da suo marito Mario e dalla sorella del marito, Norma Zaghet, ma dopo aver bevuto un sorso d’acqua esalarono l’ultimo respiro.

Stolperstein für Caterina Polo (Caneva).jpg QUI ABITAVA
CATERINA POLO
NATA 1884
BRUCIATA VIVA
24.4.1945
Località Logon, Caneva Polo, Caterina Caterina Polo nacque nel 1884 e visse per gran parte della sua vita a Sarone, frazione del comune di Caneva, in una casa a ridosso del colle Longon, nei pressi di Palù di Livenza al confine con Polcenigo. Coniugata con Eugenio Zaghet, qui crebbe i suoi due figli, Mario e Norma. Con il passare degli anni, la famiglia si allargò: Mario si sposò con Dosolina e dal matrimonio nacquero Caterina Franca ed Ermenegildo; Norma si maritò con Giovanni Carioti, che all’epoca esercitava la professione di militare, e poco dopo nacquero Catia ed Enzo. Ma il 24 aprile del 1945 la loro tranquilla vita familiare venne bruscamente interrotta da un terribile fatto. In quei giorni si consumò, nei dintorni di Palù, uno scontro fra gruppi nazifascisti e partigiani che portò alla morte di due soldati nazisti, i cui corpi vennero rinvenuti la mattina stessa di quel tragico giorno.

In casa vi erano solo Caterina, il suo Eugenio, Dosolina, Mario e i nipotini Enzo ed Ermenegildo; Caterina Franca, all’epoca di due anni e mezzo, la primogenita di Mario, si trovava a casa di una zia, con cui la madre aveva deciso di lasciarla anche per quella giornata.

Norma, sorella di Mario e mamma di Enzo, aveva lasciato il figlio, di appena diciotto mesi, ai nonni per poter portare il sussidio necessario agli sfollati del paese, ed era ancora lì quando la strage avvenne.

Dosolina, intuendo che nel pomeriggio sarebbe potuto accadere qualcosa di terribile, pregò intensamente il marito Mario di lasciare la casa e di nascondersi nei dintorni di Palù, e lo convinse spiegandogli che, secondo lei, i soldati non avrebbero fatto nulla a due donne, un anziano e due bambini. L’uomo assecondò il desiderio della moglie e scappò di casa, ma osservò comunque da lontano ciò che sarebbe accaduto dopo.

Gli uomini del famigerato “Foghin” giunsero, entro sera, alle porte della casa dei Zaghet e per ordine dell’ufficiale gettarono una bomba a mano nell’abitazione, che uccise il piccolo Enzo, Eugenio e Caterina. Dopo tale atto seguirono raffiche di colpi di mitragliatrice che richiamarono l’attenzione di Norma. La donna infatti, da quanto raccontato dalla testimonianza della figlia Catia, inforcò immediatamente la bicicletta e si diresse sul posto, ma venne bloccata da un soldato che la costrinse ad osservare la scena impotente. Attorno al lei anche tutti gli altri paesani si riunirono, ma nessuno per tutta quella notte ebbe la possibilità di avvicinarsi alle rovine della casa.

Stolperstein für Ermengildo Zaghet (Caneva).jpg QUI ABITAVA
ERMENEGILDO
ZAGHET
NATO 1944
BRUCIATO VIVO
24.4.1945
Località Logon, Caneva Zaghet, Ermenegildo Ermenegildo Zaghet nacque nel 1944 a Sarone di Canova, da Dosolina Manfè e Mario Zaghet. La zona dove vive (il Longon di Caneva) era una posizione isolata e ricca di anfratti e nascondigli naturali che venivano utilizzati come nascondiglio dai partigiani,

Nel ‘45 due nazisti, in un attacco, vennero assassinati da alcuni partigiani. Per paura di una rappresaglia da parte dei nazisti Mario scappò di casa, mentre gli altri membri della famiglia rimanerono lì, in quanto pensarono che i Tedeschi non si sarebbero scagliati contro vecchi, donne o bambini. Ermenegildo aveva 8 mesi quando il 24 aprile 1945 un gruppo di nazisti, sotto il comando di Alfred Dornenburg (detto “il Foghin”) usarono bombe incendiarie e dinamite per uccidere la famiglia Zaghet. Tra le fiamme perirono il nonno Eugenio Zaghet, la nonna Caterina Polo e il cuginetto Enzo, arsi vivi, schiacciati dalle macerie. Dosolina riesce a trarre in salvo Ermenegildo, ma entrambi sono gravemente feriti. Vengono ritrovati dal papà Mario e dalla zia Norma Zaghet. Il piccolo, dopo aver sorseggiato l’ultimo sorso d’acqua della sua breve vita, si spegne insieme alla madre.

Stolperstein für Eugenio Zaghet (Caneva).jpg QUI ABITAVA
EUGENIO ZAGHET
NATO 1881
BRUCIATO VIVO
24.4.1945
Località Logon, Caneva Zaghet, Eugenio Eugenio Zaghet nacque il 7 agosto 1881 a Sarone, frazione del piccolo comune di Caneva (a quel tempo in provincia di Udine e oggi in provincia di Pordenone). È qui che trascorse il resto della sua vita: sposato con Caterina Polo, trovò casa a Palù di Livenza, a ridosso della collina del Longon, lungo la strada che collegava il paesino a Polcenigo. In questa zona isolata e pressoché disabitata crebbe i suoi figli, Mario e Norma. La famiglia era però destinata ad allargarsi: dal matrimonio tra Mario e Dosolina Manfè nacque, nel 1942, la prima nipote, Caterina Franca; due anni dopo, nell’agosto del 1944, arrivò anche il piccolo Ermenegildo. Dal matrimonio tra Norma e Giovanni Carioti, invece, nacquero Enzo e Catia. Il padre Giovanni, però, essendo stato trasferito a Taranto come militare insieme al suo reparto, non poté nemmeno assistere alla nascita di suo figlio Enzo.

La famiglia Zaghet visse serenamente sotto lo stesso tetto fino al 24 aprile 1945, un martedì in cui buona parte dei familiari perse la vita drammaticamente. Eugenio aveva riabbracciato proprio la sera prima il nipotino Ermenegildo, tornato a casa dopo essere stato ospitato da una zia. Anche l’altra nipote, Caterina Franca, si trovava dalla quella parente, ma, essendo più grande del fratellino (aveva infatti due anni e mezzo, mentre lui solo otto mesi), si fermò da lei ancora qualche giorno e non rientrò. Al mattino del 24 Eugenio salutò Norma, che si stava recando in paese per portare vestiti agli sfollati. Così nell’abitazione rimasero in sei: lui e la moglie Caterina Polo, il figlio Mario con Dosolina ed Ermenegildo e il piccolo Enzo dormiente.

Poco dopo la partenza della figlia Norma, sulla strada di fronte alla casa passarono pattuglie tedesche e fasciste incaricate di controllare che in una zona così isolata non ci fossero dei partigiani. Per rappresaglia, volta a scovare qualche possibile partigiano nascosto, entrarono violentemente nella dimora della famiglia, il solo edificio presente nella zona. Mario, unico maschio adulto, fuggì di nascosto, rifugiandosi giusto in tempo su di un’altura vicina. Eugenio presumeva di poter proteggere la moglie, i suoi nipoti e la nuora, nonostante la presenza dei nemici armati li spaventasse molto. Cosa mai avrebbero potuto volere da donne, anziani e bambini Non sapeva però di trovarsi di fronte a uno degli ufficiali tedeschi più spietati: Alfred Dörnenburg, conosciuto anche con il nome di “Foghin” proprio per la sua tendenza a incendiare le case degli abitanti del territorio occupato, sospettati di complicità con i partigiani.

Ciò che avvenne di preciso quel giorno non è ancora chiaro, dal momento che nessuno della famiglia uscì vivo dalle quattro mura; si sentirono solo scoppi di bombe, sventagliate di mitragliatrice e qualche urlo. Una delle pallottole sparate senza scrupoli dai soldati colpì mortalmente Eugenio, che esalò il suo ultimo respiro vicino alla sua compagna di vita Caterina e al nipotino Enzo. Si poteva sperare ancora di veder invecchiare e crescere Dosolina e il figlio Ermenegildo, che non erano stati colpiti, ma Dörnenburg, il “Foghin”, non ebbe pietà nemmeno questa volta: con dinamite e bombe incendiarie diede fuoco alla casa e le fiamme in breve divorarono le pareti e i ricordi.

Maniago[modifica | modifica wikitesto]

A Maniago si trovano 3 pietre d'inciampo, tutte collocate il 27 gennaio 2022.[43]

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
Pietra d'inciampo Maniago- Pagotto.png QUI FU ARRESTATO
ANTONIO PAGOTTO
NATO 1927
TORTURATO
DEPORTATO 1944
HERSBRUCK
ASSASSINATO 19.3.1945
Piazza Italia, 18 Pagotto, Antonio Antonio Pagotto, nato nel 1927 e residente nella frazione di Campagna a Maniago, nipote di Giovanni Pagotto, fu segnalato a seguito di una delazione e accusato di aver ospitato nella sua casa una squadra partigiana. Appena arrivarono gli uomini della X Mas, unità della Repubblica Sociale particolarmente impegnata contro la Resistenza partigiana, Antonio fu prima legato a un carro e picchiato nel cortile della sua abitazione, e poi portato, il giorno dopo, presso il comando nazifascista maniaghese. Quello fu il luogo di interrogatori, torture e infine della deportazione nel lager di Hersbruck, campo satellite di Flossenbürg, in Germania, dove perse la vita il 19 marzo 1945.
Pietra d'inciampo Manigo-Pagotto Giovanni.png QUI FU ARRESTATO
GIOVANNI PAGOTTO
NATO 1906
DEPORTATO 1945
FLÖSSENBURG
ASSASSINATO 9.3.1944
Piazza Italia, 18 Pagotto, Giovanni Giovanni Pagotto, nato a Vazzola nel 1906 era mezzadro presso la famiglia Centa, padre di otto figli e i due nipoti, anch'essi mezzadri: Tiziano nato nel 1925 e Antonio nato nel 1927. Fu segnalato a seguito di una delazione e accusato di aver ospitato nella sua casa, nella frazione di Campagna, una squadra partigiana. Appena arrivarono gli uomini della X Mas, unità della Repubblica Sociale particolarmente impegnata contro la Resistenza partigiana, Giovanni fu prima legato a un carro e picchiato nel cortile della sua abitazione, e poi portato, il giorno dopo, presso il comando nazifascista maniaghese. Quello fu il luogo di interrogatori, torture e infine della deportazione nel lager di Flossenbürg, in Germania, dove perse la vita il 9 marzo 1945.
Schermata 2022-08-18 alle 11.21.01.png QUI FU ARRESTATO
TIZIANO PAGOTTO
NATO 1925
TORTURATO
DEPORTATO 1944
HERSBRUCK
ASSASSINATO 16.3.1945
Piazza Italia, 18 Pagotto, Tiziano Tiziano Pagotto, nato nel 1925 e residente nella frazione di Campagna a Maniago, nipote di Giovanni Pagotto, fu segnalato a seguito di una delazione e accusato di aver ospitato nella sua casa una squadra partigiana. Appena arrivarono gli uomini della X Mas, unità della Repubblica Sociale particolarmente impegnata contro la Resistenza partigiana, Antonio fu prima legato a un carro e picchiato nel cortile della sua abitazione, e poi portato, il giorno dopo, presso il comando nazifascista maniaghese. Quello fu il luogo di interrogatori, torture e infine della deportazione nel lager di Hersbruck, campo satellite di Flossenbürg, in Germania, dove perse la vita il 16 marzo 1945.

Polcenigo[modifica | modifica wikitesto]

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
Schermata 2022-08-09 alle 15.05.12.png

QUI ABITAVA
GIOVANNA BACHARACH
NATA 1879
ARRESTATA 2.4.1944
DEPORTATA
DESTINO SCONOSCIUTO

Via Maggiore 4, Polcenigo Giovanna Bacharach in Weinberg nacque in una famiglia di origine ebrea il 22 novembre 1879 a Bensheim in Germania, frequentò le migliori scuole e si trasferì in Italia; lavorò come segretaria nella Società “Pauly & C. Company CVM” Venezia-Murano, che produceva vetri d’arte. Visse a Polcenigo nella frazione di Coltura dal 1913, in una casetta, in compagnia della sua cagnetta; i suoi compaesani la ricordano come una persona generosa ed altruista, che spesso concedeva prestiti e faceva dei doni ai poveri, viste le sue disponibilità economiche e il suo animo caritatevole.

Nonostante le sue origini ebree, intrattenne per anni un’amicizia personale con il Parroco del suo paese, con il quale condivise molti pensieri inerenti alla sua vita privata e la sua crescente volontà di convertirsi al Cattolicesimo (testimoniati dalle lettere che gli scriveva). Dalle lettere del 1938 si evince sia il suo distacco dalla religione ebraica, che secondo lei era “incapace di fornire un qualsiasi tipo di conforto spirituale”, sia l’avvicinamento alla Chiesa Cattolica, che considerava portatrice di valori come bontà, generosità, carità e saggezza, che lei stessa praticava nella sua vita. Inoltre la sua sofferenza nella situazione storica contingente era acuita dal fatto che si sentiva perseguitata in quanto ebrea da parte della sua stessa nazione, la Germania. La Bacharach descrive la sua profonda delusione nei confronti del popolo tedesco al reverendo dicendo “va bene, che i Germani sono superiori a tutte le altre razze, ma, che sappia io, non possono vantare né un Volta, né un Edison, né un Marconi, né un Cristoforo Colombo, né un Galilei, possono però vantare di aver inventato i… gas asfissianti” (lettera del 20 giugno 1938).

Il suo dramma iniziò in seguito a tre lettere anonime di denuncia, nelle quali venne segnalata come una simpatizzante comunista e non perché di religione ebraica. Queste lettere furono recapitate nel 1942 all’OVRA (Opera Volontaria per la Repressione dell’Antifascismo),

Giovanna Bacharach venne arrestata il 4 aprile del 1944 dalle SS di Roveredo in Piano, dirette dal tenente medico Alfred Dörnenburg, criminale di guerra. Fu interrogata e torturata dalla Gestapo. Lei dichiarò di non essere simpatizzante dei comunisti e di essere di origine ebraica, ma battezzata cristiana. Venne comunque inviata nel campo di internamento di Fossoli, una cittadina situata a 20 chilometri a nord di Modena.

Nel dicembre del 1943 il campo fu trasformato dagli Italiani in un campo di transito e successivamente, l’8 febbraio 1944, passò sotto il controllo delle SS.

Diversi convogli partirono da Fossoli il 22 febbraio, il 5 aprile, il 16 maggio, il 26 giugno e il 1º agosto, trasportando ogni volta circa 700 persone, con destinazione Auschwitz.

Il 2 agosto del 1944 il campo venne chiuso e venne aperto un nuovo campo a Bolzano-Gries, che ospitava oltre 4.000 prigionieri, quasi tre volte tanto rispetto a quelli previsti.

In seguito alla chiusura del campo di Fossoli, la Bacharach fu, pertanto, trasferita al campo di Bolzano, il 3 agosto del 1944, nell’alloggiamento riservato alle donne e ai bambini. Portava addosso il numero di matricola 2133. Venne fatta partire con l’ultimo convoglio di deportati diretto ad Auschwitz. La linea ferroviaria su cui viaggiava il treno venne sabotata da un gruppo di partigiani.

Pordenone[modifica | modifica wikitesto]

A Pordenone si trovano 14 pietre d'inciampo, collocate tra il 2020 e il 2022.[45]

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
Stolperstein für Bruno Barzotto (Pordenone).jpg
QUI LAVORAVA
BRUNO BARZOTTO
NATO 1922
ARRESTATO 3.11.1944
DEPORTATO
DACHAU
LIBERATO
MORTO 18.9.1947
Via Montereale, 24 Bruno Barzotto nacque il 15 luglio 1922 a Pasiano. Il padre, Francesco Barzotto, vittima anche lui della deportazione nazi-fascista, era segretario comunale di Pasiano e, in seguito, di altri comuni vicini. A causa di ripetute aggressioni da parte di fascisti, tra i quali il conte Alvise Gozzi e il suo braccio destro Federico Novello, Francesco Barzotto e la sua famiglia furono costretti ad abbandonare Pasiano, dove avevano la loro casa e dove vivevano da 14 anni. La persecuzione fascista lo tormentò ininterrottamente nelle sue peregrinazioni tra le varie sedi comunali.

Nel 1944 Bruno, iscritto all’ultimo anno della facoltà di Medicina e Chirurgia, entrò a far parte della Resistenza (col nome di battaglia “Brenne”). Bruno diede priorità al suo impegno a fianco dei partigiani, per curarli e assisterli, come tirocinante presso l’Ospedale Civile di Pordenone. Fu fatale per Bruno, la morte di Antonio Zanella, “Athos”. che era stato da lui nascosta in una camera riservata per potergli curare clandestinamente una grave ferita. La morte di “Athos” permise ai fascisti di risalire a Bruno. Una denuncia, proveniente da Enrico Gerardi e Amedeo Venturi, ne provocò l’arresto. Il 2 novembre 1944 il fascista Renato Meneghini entrò in ospedale travestito da partigiano per individuare i medici che aiutavano i partigiani. Bruno cadde nel tranelloe fu arrestato e portato alle “Casermette” (ex caserma in via Molinari, adibita a prigione fascista) dove fu torturato per una settimana, senza mai rivelare nulla. Da lì fu incarcerato al “Castello” di Pordenone, con il numero di matricola 2329, e processato. Il 18 novembre Bruno, venne trasferito nel carcere di via Spalato a Udine, in attesa del suo destino. Il 16 dicembre 1944 suo padre Francesco, da tempo conosciuto come antifascista, finì arrestato a sua volta su delazione.

A Udine Bruno riuscì ad incontrare suo padre per pochi attimi prima di essere trasferito alla stazione ferroviaria e caricato sul carro bestiame diretto, al campo di sterminio di Dachau.

Bruno ritornò da Dachau alla fine della guerra, ma, ammalato di tubercolosi, conseguenza della deportazione, sopravvisse solamente fino al 18 settembre 1947.

Dopo la sua morte l’Università degli Studi di Padova gli conferì la Laurea honoris causa in Medicina e Chirurgia. Inoltre il suo nome è inciso su una grande lapide al Bo, la storica sede dell’Ateneo di Padova, assieme ai nomi di studenti e docenti che raccolsero l’appello del Magnifico Rettore Concetto Marchesi ed entrarono nella Resistenza.

Felice Bet-5117-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
FELICE BET
NATO 1928
PARTIGIANO
ARRESTATO 7.1.1945
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
DESTINO SCONOSCIUTO
Via del Fante, 15
Felice Bet, nacque il 16 novembre 1928 a Pordenone.
Felice Bet
In seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943, a soli 15 anni, cercò di raggiungere gli alleati al sud italia non riuscendo però a oltrepassare le linee pur arrivando fino al fronte di Cassino. Rientrò a Pordenone e divenne partigiano con i garibaldini. Successivamente il 7 gennaio 1945 venne catturato dai repubblichini e, per 2 giorni torturato alle Casermette, per poi essere condotto in carcere il 9 gennaio 1945. Venne processato al tribunale militare nazista, è destinato alla deportazione in Germania. La famiglia sostiene che sia morto probabilmente a fine febbraio del 1945 a Mauthausen.
Biasutti 2.jpg
QUI ABITAVA
ARTURO BIASUTTI

NATO 1905

INTERNATO
WATENSTED-SALZGITTER
ASSASSINATO 1.2.1945

Via Nazario Sauro, 2 Arturo Biasutti nacque il 19 ottobre 1905 a Torre di Pordenone in via Nazario Sauro n° 9, (oggi via Scipio Slataper). Figlio di Luigi Biasutti e di Maria Angela Furlan, viveva a Torre con i genitori e il fratello, Umberto, avuto dal padre con la precedente moglie, Luigia Del Ben, di cui era rimasto vedovo nel 1902.
Arturo Biasutti con la moglie Regina Liut e la figlia Olga Biasutti
Dopo l’8 settembre 1943, quando fu reso noto l’armistizio dell’Italia con gli Alleati, Arturo come molte altre persone, venne deportato nel campo di lavoro di Watenstad in Germania dove fu registrato nella categoria di "Fremdarbeiter", lavoratore straniero.

Le terribili e disumane condizioni di lavoro vissute, aggravate da una situazione igienica precaria e da una inesistente assistenza sanitaria, portarono Arturo Angelo Biasutti a contrarre un’infezione che lo portò alla morte il 1 febbraio 1945. Una volta appresa la tragica notizia, la moglie di Arturo, Regina, si recò in Germania nel vano tentativo di recuperare la salma del marito. Arturo Biasutti venne sepolto al cimitero Friedhof Salgitter. Attualmente le sue spoglie, assieme a quelle di molti altri suoi connazionali, riposano ad Amburgo nel Cimitero Militare Italiano d’Onore dove furono traslate in seguito.

Terzo Drusin-5128-Peralta.jpg
QUI INSEGNAVA
TERZO DRUSIN
NATO 1913
PARTIGIANO
ARRESTATO 2.12.1944
ASSASSINATO 17.12.1944
Via Bertossi, 9
Terzo Drusin nacque a Manzano (UD), il 28 gennaio 1913, da Antonio Drusin ed Eugenia Passans. Seppur molto bravo a scuola, raggiunta la quarta elementare, dovette abbandonarla per intraprendere la vita da contadino ed aiutare così la famiglia. Dopo 4 anni, in seguito alla perdita di tre dita della mano e all’amputazione della gamba subito sopra il ginocchio, riprese gli studi (mentre stava pulendo la lettiera nella stalla delle mucche,Terzo urò accidentalmente la cartuccia di una mitragliatrice ancora carica: venne subito portato in Ospedale a Cividale, ma la minaccia di un’infezione al midollo osseo, che rischiava una gangrena a causa di una scheggia conficcata nella tibia, spinse i medici ad amputargli una gamba. Il padre decise allora che il figlio avrebbe dovuto tornare a studiare per assicurarsi un lavoro e costruire così il proprio futuro).

Nel 1934, si iscrisse alla Facoltà di Pedagogia alla Cattolica di Milano, dove era nato l’unico movimento cattolico antifascista organizzato, con il nome di Movimento Guelfo di Azione, che portava avanti la propaganda per la lotta al fascismo in nome di principi cristiano-sociali. Finì gli esami universitari nel 1938, ma si laureò solo nel 1940 perché chiamato a coprire uno dei posti lasciati vacanti dopo la mobilitazione generale causata dalla guerra.

Dopo aver insegnato lettere a San Pietro al Natisone (UD), il 12 novembre 1943 Drusin si trasferì a Pordenone, in qualità di insegnante di scuola media. Il 10 dicembre, nacque Daniela, avuta da Lea Domenis e sua unica figlia. La sua abitazione a Pordenone si trova in via Grigoletti 14.

Scoppiata la guerra, si arruolò nella Brigata Ippolito Nievo come partigiano, ma poco dopo viene catturato a tradimento dalle Brigate Nere, nel vallone di Corva dove lavorava. Per farlo parlare, le Brigate Nere lo prelevarono ogni giorno dal carcere e lo torturano nella casa del fascio, fino alla morte sul ponte di Termeacque, dove, alla confluenza del Meduna con il Livenza, i fascisti lo trucidano e gettano nella acque sottostanti. La salma viene trasportata dal CNL ( Comitato di Liberazione Nazionale) alla casa del fascio , attuale Casa del Popolo; il 23 dicembre vennero celebrati i funerali.

Nel 1947, la moglie di Drusin, Lea Domenis, si trasferì in Argentina con la figlia, dopo aver comprato un loculo per la tomba del marito a Pordenone. Due anni dopo, venne assegnata a Drusin la Medaglia d’oro al valore militare.

Stolperstein für Francesco Folleni Guglielmo (Pordenone).jpg
QUI ABITAVA
FRANCESCO
FOLLENI GUGLIELMO
NATO 1925
PARTIGIANO
ARRESTATO 23.12.1944
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
DESTINO SCONOSCIUTO
Via Niccolò Tommaseo, 8
Francesco Folleni Guglielmo, nacque nel 1925 nel comune di Favaro Veneto. Studente di Legge a Bologna, si unì ai partigiani con il nome in codice “Romolo”, nella speranza di contribuire a liberare l’Italia dal Nazifascismo. Non ancora ventenne fu arrestato dalle Brigate Nere nel dicembre del 1944 in seguito ad una delazione, mentre si trovava nella sua abitazione, in Vicolo Niccolò Tommaseo, dove era tornato perché ammalato. Dopo qualche giorno in stato di fermo nel carcere pordenonese, venne deportato nel campo di concentramento austriaco di Mauthausen, da dove scrisse alcune lettere. Poi non si ebbero più alcuna notizia su di lui.
Stolperstein für Attilio Gallini (Pordenone).jpg
QUI ABITAVA
ATTILIO GALLINI
NATO 1926
PARTIGIANO
ARRESTATO DIC. 1944
DEPORTATO
FLOSSENBÜRG, DACHAU
LIBERATO
MORTO 22.7.1945
Piazza XX Settembre, 2
Attilio Gallini nacque a Pordenone il 17 marzo 1926, figlio di Giuseppe Gallini risiedette in piazza XX Settembre. Scelse di partecipare alla lotta partigiana arruolandosi nella IV Divisione Osoppo-Friuli 15ª Brigata per concorrere alla lotta antifascista contro la dominazione tedesca. Svolse la sua attività partigiana presso Località Casale sul Sile. Il 25 Novembre 1944 suo fratello minore, Eugenio, di 16 anni viene arrestato dai nazisti e internato nel carcere di Pordenone, due giorni dopo, il 27 Novembre, venne trasferito a Udine. La madre, Nella Botos, chiese al figlio Attilio di intercedere presso il comando di Udine per ottenere la liberazione del figlio in quanto non partigiano. L’intervento ebbe esito positivo ed Eugenio venne liberato. La sorte di Attilio fu invece diversa, prima venne serviziato presso la caserma “Di Prampero” a udine e successivamente deportato al campo di concentramento di Flossenburg, al confine tra Germania e Repubblica Ceca. Il 23 Aprile 1945 il campo fu liberato dalle truppe anglo-americane e Attilio potè rientrare in Italia, ma le condizioni critiche in cui si trovava richiesero il ricovero presso l’ospedale senatoriale di Pordenone, dove a distanza di poco, il 22 luglio 1945 morì per complicazioni all’età di 19 anni.
Stolperstein für Franco Carlo Martelli (Pordenone).jpg
QUI ABITAVA
FRANCO CARLO
MARTELLI
NATO 1910
PARTIGIANO
ARRESTATO 25.11.1944
FUCILATO 27.11.1944
Piazza XX Settembre, 2
Franco Carlo Martelli
Franco Carlo Martelli, nacque a Catania il 30 dicembre 1910. Intraprese la carriera militare e nel 1937 venne trasferito al reggimento “Cavalleggieri di Saluzzo” a Pordenone. Prese alloggio con la sua famiglia nel palazzo Cossetti, in piazza XX settembre. Promosso a capitano, partecipò all’invasione della Iugoslavia nel ’41, guadagnandosi la medaglia di bronzo al valore militare. Pochi giorni dopo l’armistizio del 8 settembre, Martelli e il suo reggimento fecero ritorno a casa. Si avvicinò alla resistenza, arruolandosi tra i partigiani osovani, con il nome di battaglia “Ferrini” (dall’illustre giurista, beato della chiesa cattolica) e nel 1944 ne divenne il comandante. Alcuni mesi dopo fu nominato capo di stato maggiore della brigata unita “Ippolito Nievo B”, che comprendeva tutti i partigiani osovani e garibaldini operativi nella pianura friulana. Si impegno affinché i suoi uomini sfuggissero ai rastellamenti nazifascisti, ma lui stesso fu arrestato il 25 novembre del ’44 in seguito a una deloazione. Prelevato dalla sua abitazione fu portato alle casermette di via Molinari e torturato; se avesse denunciato i suoi compagni, sarebbe stato graziato, ma rifiutò e venne processato e condannato a morte. Affrontò la sua esecuzione con dignità e compostezza e morì gridando “Viva l’Italia libera”
Stolperstein für Virginio Micheluz (Pordenone).jpg
QUI ABITAVA
VIRGINIO MICHELUZ
NATO 1905
PARTIGIANO
ARRESTATO 22.11.1944
DEPORTATO
FLOSSENBÜRG, DACHAU
LIBERATO
MORTO GIUGNO 1945
Corso Vittorio Emanuele II, 49
Virginio Micheluz, nacque il 2 agosto 1905 a Pordenone, luogo nel quale trascorse la maggior parte della sua vita. Figlio di Pietro Micheluz e Maria Rosa Zin, fratello di Yolanda, Luigia, Gastone, Frandina, e Persaide che morì subito dopo la nascita.

Era proprietario di una tabaccheria, lasciatagli dal padre, situata in Via Vittorio Emanuele 44 (PN).

Si sposò con Anna Elsa Maranese, con la quale ebbe tre figli: Giampietro Francesco, Pietro Francesco e Gabriele Giovanni Maria Micheluz.

Virginio venne accusato di lavorare per i partigiani e venne arrestato il 23 novembre del 1944 alle ore 17.00 dal IV Battaglione fascisti, a disposizione dei tedeschi. Venne trasferito a Udine e successivamente deportato nel campo di concentramento di Flossenbürg. Arrivò il 21 dicembre 1944 ed internato con il numero di matricola 40242. Successivamente decentrato a Hersbruck (sottocampo dipendente da Flossenbürg) il 4 gennaio 1945. Trasferito a Dachau, dove morirà presso l’ospedale americano a Dachau. Le sue spoglie riposano a Monaco di Baviera presso il cimitero militare italiano d’onore.

Stolperstein für Antonio Pilat (Pordenone).jpg
QUI ABITAVA
ANTONIO PILAT
NATO 1898
INTERNATO
KAUFERING (GERMANIA)
ASSASSINATO 20.3.1945
Via General Cantore, 28 Antonio Pilat, figlio di Luigi e di Anna Bresin, nacque il 20 maggio 1898 a Pordenone e morì il 20 marzo 1945 a Kaufering (Landsberg am Lech, Baviera), in un campo di lavoro tedesco.

Aveva un fratello (morto a 15 anni) e tre sorelle, Velia (deceduta appena nata), Rina e Romilda, la più giovane.

Come molte altre famiglie della zona erano molto poveri.

Sposatosi con Isolina Sartor (operaia tessile dei cotonifici), ebbe cinque figli: Romildo Marcello (che portava il nome della zia e di un fratello, non sopravvissuto alla nascita l’anno precedente), Romeo, Pericle, Italo e Maria Luigia.

Lavorò come manovale a Tarvisio e a 19 anni, durante la I Guerra Mondiale, fu chiamato alle armi nell’VIII Reggimento Bersaglieri (26 febbraio 1917).

Fu richiamato alle armi il 17 maggio 1941 per mobilitazione, come la maggior parte dei suoi coetanei, e nel luglio dello stesso anno venne congedato.

Nell’Estratto dal registro degli Atti di Morte risulta che faceva il calzolaio poco prima di essere deportato.

Venne arrestato e detenuto nelle Carceri Giudiziarie di Pordenone e da lì, nel ’44, fu trasferito alle Carceri di Udine da dove, dopo 10 giorni, venne inviato al Campo di Internamento di Kaufering.

Stolperstein für Romeo Pilat (Pordenone).jpg
QUI ABITAVA
ROMEO PILAT
NATO 1926
INTERNATO
KAUFERING (GERMANIA) ASSASSINATO 22.5.1945
Via General Cantore, 28 Romeo Pilat nacque il 5 settembre 1926 secondogenito di Antonio Pilat (vedi sopra) ebbe una sorte simile a quella del padre.

Lavorò come meccanico e all'età di 17 anni venne arrestato e detenuto nelle Carceri Giudiziarie di Pordenone e da lì, l’11 maggio del 1944, fu trasferito dal Supremo Commissario tedesco per l’Alto Adriatico alle Carceri Giudiziarie di Tolmezzo. Il 25 settembre 1944 venne internato in Germania, anche lui a Kaufering (Landsberg am Lech, Baviera).

Vi morì “per le sofferenze subite” il 22 maggio 1945, tre mesi dopo suo padre.

Stolperstein für Luigi Antonio Santarossa (Pordenone).jpg
QUI ABITAVALUIGI ANTONIO

SANTAROSSA
NATO 1912
CAMPO DI LAVORO
TROISDORF (GERMANIA)
ASSASSINATO 22.4.1945

Via Del Fante, 10 Luigi Antonio Santarossa, figlio di Pietro e di Vittoria Ardit, nacque a Pordenone il 6 agosto 1895: la famiglia, composta anche dal primogenito Giacomo e dalla sorella Antonia, viveva in Via del Fante 10.

Il 21 luglio 1919 sposò Maria Mariuz, da cui non ebbe figli.

Luigi Santarossa lavorava come falegname; successivamente si arruolò.

Dai pochi documenti rinvenuti nell’Archivio Storico Comunale di Pordenone risulta che nel 1943 si trovava nella Serbia Centrale, prigioniero nel campo di lavoro di Šabac, probabilmente uno dei milioni di lavoratori coatti che lavoravano per l'industria bellica del Reich (circa 1.200.000 di questi erano Italiani). Tale campo divenne poi un campo di concentramento in cui perirono non meno di 7.000 persone.

In base alle pochissime notizie che riuscì ad inviare alla famiglia durante la sua detenzione molto probabilmente morì di stenti, come ricorda una delle nipoti (figlia del fratello Giacomo), che vive in Canada: “aveva perso tutti i denti e morì di fame” (2 agosto 1944).

Un mese dopo il campo fu liberato dai partigiani.

Estella Stendler in Luginbuhl-5122-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
ESTELLA STEINDLER
IN LUGINBUHL
NATO 1875
ARRESTATA 4.4.1944
INTERNATA
RISIERA DI SAN SABBA
DESTINO SCONOSCIUTO
Viale Grigoletti, 5
Estella Steindler in Luginbuhl[46][47] nacque a Trieste il 2 febbraio 1985. Di famiglia ebrea, nel 1904 sposò Emilio Luginbuhl, da cui ebbe due figli: Eros, preside del liceo di Spalato, che morì nel 1943 in seguito ad una rappresaglia, e Sirio, che, deportato in Germania, riuscì a tornare a Pordenone nel 1945.

Il marito era il pastore protestante della comunità di Pordenone e perciò la sua famiglia non risentì delle Leggi Razziali emanate dal governo fascista nel 1938. Dopo la morte del marito nell’aprile del 1942, Estella, quasi settantenne, sperava, nonostante le sue origini ebraiche, di poter trascorrere tranquilla i suoi ultimi anni nella loro abitazione, al n. 5 di Viale Grigoletti. Invece, il 4 aprile 1944, venne organizzato un rastrellamento: nonostante fosse ammalata, a letto, fu portata via, per essere trasferita alla Risiera di San Sabba, per essere poi deportata in Germania. Di lei, però, si persero le tracce: forse morì nel campo triestino oppure nel trasferimento in Germania o in uno nei campi di sterminio nazisti.

Di Estella tornò a casa solamente il cappotto che aveva preso prima di uscire di casa, consegnato a sua nuora quando si recò al comando tedesco di Udine per chiedere notizie.

Stolperstein für Annibale Toffolo (Pordenone).jpg
QUI ABITAVA
ANNIBALE TOFFOLO
NATO 1912
INTERNATO
TROISDORF (GERMANIA)
ASSASSINATO 22.4.1945
Via Piave, 13 Annibale Toffolo nacque il 13 ottobre 1912 a Torre di Pordenone in una famiglia molto numerosa. Abitò in via Piave 13 con il padre Sante, la madre Antonia Pitton e nove tra fratelli e sorelle (alcuni persi in tenera età).

Come si può immaginare, le condizioni di vita in quegli anni erano molto dure, in particolare per una famiglia così numerosa, per cui alcuni di loro lasciarono Pordenone: ad esempio, le sorelle Celeste e Teresa, leggermente più giovani di lui, si trasferirono a Roma e Annibale e suo fratello Riccardo già nel 1942 (a 30 e a 28 anni) emigrarono in Germania, dove lavoravano come operai per un’industria tedesca.

Annibale, però non tornò dalla Germania: venne inviato presso il campo di lavoro di Troisdorf, situato nella Germania occidentale, come “lavoratore coatto” dove successivamente morì fucilato il 22 aprile 1945.

Le sue spoglie riposano nel cimitero militare italiano d’onore ad Amburgo in Germania.

Stolperstein für Anto Zilli (Pordenone).jpg
QUI LAVORAVA
ANTO ZILLI
NATO 1922
ARRESTATO 22.11.1944
ASSASSINATO 23.11.1944
Via Montereale, 24 Anto Zilli nacque il 9 gennaio 1922 a Fontanafredda.

Era uno studente di Medicina e Chirurgia iscritto al quinto anno presso l’Università degli Studi di Padova, quando il rettore Concetto Marchesi invitò i suoi studenti a prendere parte alla resistenza al nazi-fascismo.

Così Anto Zilli, con il nome di “Guido”, divenne partigiano della 5ª Brigata Osoppo.

A soli due mesi di distanza, all’alba del 23 dicembre 1944, venne fucilato da un plotone di esecuzione delle SS comandato dal tenente medico Alfred Dörnenburg, a Giais di Aviano.

Con lui persero la vita anche Ferruccio Batini Sian, Piero Del Cont Bernard e Amadio Bomben; i loro nomi vengono ricordati sulla lapide di bronzo del monumento alla Resistenza di Piancavallo.

Fra il 15 e il 18 dicembre del 1944 erano stati arrestati e incarcerati a Pordenone i familiari di Anto Zilli: il padre, l’ingegnere Guido Zilli, e lo zio Giorgio, che rimasero in carcere dal 15 al 19 dicembre 1944, e la madre, la baronessa austriaca Nelda Weigelsberg. La madre, incarcerata dal 18 dicembre 1944 al 13 gennaio 1945, scoprì durante la detenzione della morte del suo unico figlio.

Osservando le date, si può presumere che Anto Zilli si fosse consegnato con il fine di far liberare i suoi familiari, oppure che, appreso della cattura dei propri genitori e dello zio, abbia tentato di raggiungere la sua abitazione per accertarsene, cadendo in un’imboscata nazista.

La versione ufficiale nella lapide cimiteriale afferma: “vilmente tradito da spie prezzolate cadde trucidato dal barbaro teutonico invasore”.

Anto Zilli viene ricordato sia da una lapide a Palazzo Bo, a Padova, con gli altri studenti e docenti caduti nella Resistenza contro il nazi-fascismo, sia da una lapide presso l’Ospedale Civile di Pordenone. Inoltre gli è stata intitolata la Scuola dell’Infanzia di Fontanafredda per volontà del Comitato di Liberazione Nazionale della zona di Pordenone.

Anto Zilli l’11 gennaio 1947 fu proclamato Dottore in Medicina e Chirurgia honoris causa dal rettore Egidio Meneghetti dell’Università degli Studi di Padova.

Sacile[modifica | modifica wikitesto]

A Sacile si trovano 3 pietre d'inciampo, tutte poste il 29 gennaio 2022.[48]

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
Stolperstein für Gino Coltro (Sacile).jpg
QUI FU ARRESTATO
GINO COLTRO
NATO 1908IN RESISTENZA

FUCILATO 29.10.1944

Via Ettoreo 4, Sacile
Stolperstein für Marco Meneghini (Sacile).jpg
QUI LAVORAVA
MARCO MENEGHINI
NATO 1887ARRESTATO
FUCILATO 16.4.1945
Via Ettoreo 4, Sacile
Stolperstein für Ermanno Sfriso (Sacile).jpg
QUI SI ALLENAVA
ERMANNO SFRISO
NATO 1923
CATTURATO
ASSASSINATOS. GIOVANNI DI LIVENZA 17.4.1945
Stadio comunale, via martiri Sfriso 12/D, Sacile

Provincia di Trieste[modifica | modifica wikitesto]

Muggia[modifica | modifica wikitesto]

A Muggia sono presenti 4 pietre d'inciampo, tutte posate il 27 gennaio 2022.[49][50]

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
QUI ABITAVA
ALDO PETECH
NATO 1924
DETENUTO
RISIERA DI SAN SABBA
ASSASSINATO 22.11.1944
Via Dante Alighieri, 1
Aldo Petech di Antonio (Muggia, 20 settembre 1924 - Risiera di San Sabba, 22 novembre 1944)
QUI ABITAVA
GIUSEPPE GABBIANO
NATO 1925
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 31.12.1944
Via Dante Alighieri, 15
Giuseppe Gabbiano (Muggia, 5 febbraio 1925 - Dachau, 31 dicembre 1944)
QUI ABITAVA
CARLO ROBBA
NATO 1918
ARRESTATO 7.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 22.9.1944
Via D’Annunzio, 7
Carlo Robba (Muggia, 11 agosto 1918 - Dachau, 22 settembre 1944) era il figlio di Vittorio Robba. Padre e figlio furono arrestati e deportati insieme.
QUI ABITAVA
VITTORIO ROBBA
NATO 1879
ARRESTATO 7.5.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 14.10.1944
Via D’Annunzio, 7
Vittorio Robba (Muggia, 16 agosto 1879 - Dachau, 14 ottobre 1944) era il padre di Carlo Robba.

Trieste[modifica | modifica wikitesto]

La prima pietre d'inciampo collocata a Trieste fu dedicata a Carlo Nathan Morpurgo. Si trova proprio davanti alla sinagoga di Trieste. Attualmente a Trieste si trovano 86 pietre d'inciampo: 16 furono posate nel 2018, 13 nel 2019,[51] 21 nel 2020,[52] 13 nel 2021[53][54][55][56] e 22 nel 2022 (20 il 10 gennaio e 2 il 25 gennaio). Le pietre sono state tutte poste su iniziativa del Museo ebraico Carlo e Vera Wagner in collaborazione con il Comune, il CDEC di Milano e l'ANED di Trieste. Le due pietre poste il 25 gennaio 2022 sono state invece collocate per iniziativa della Questura di Trieste e di ANPS.[57][58][59][60][61][62] Il 18 gennaio 2023 posizionata a Triste la prima pietra d'inciampo dedicata ad un rom e sinto italiano.[63]

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
Stolperstein für Enrico Almagia (Triest).jpg
QUI ABITAVA
ENRICO ALMAGIÀ
NATO 1878
ARRESTATO 29.10.1943
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 11.12.1943
Piazza Virgilio Giotti, 1 Enrico Almagià (1878-1943)
Enrichetta Alpron-5108-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
ENRICHETTA ALPRON
NATA 1866
ARRESTATA 20.2.1944
DEPORTATA 1944
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Via Domenico Rossetti, 43
Enrichetta Alpron (Trieste, 1866 - Auschwitz, data ignota)[64]
Ernesto Alpron-5108-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
ERNESTO ALPRON
NATO 1873
ARRESTATO 20.2.1944
DEPORTATO 1944
AUSCHWITZ
ASSASSINATO
Via Domenico Rossetti, 43
Ernesto Alpron (Trieste, 1873 - Auschwitz, data ignota)[65]
Stolperstein für Diamantina Barnestein (Triest).jpg
QUI ABITAVA
DIAMANTINA
BARNESTEIN
NATA 1897
ARRESTATA 22.10.1943
DEPORTATA 1944
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Via del Toro, 18
Diamantina Barnestein nacque a Istanbul nel 1867, secondo la pietra d'inciampo. Non si sa nulla di questa signora, tranne che nel 1944 fu deportata ad Auschwitz e che non tornava mai più.

Nel cimitero ebraico di Trieste c'è una tomba per Stella Barnestein (morta il 10 aprile 1964) e per Daniele Barnestein (morto il 12 ottobre 1977). Sulla lapide Diamantina Barnestein è menzionata in una riga, con l'indicazione che fu deportata nel 1944.[66]

Stolperstein für Lazzaro Belleli (Triest).jpg
QUI ABITAVA
LAZZARO BELLELI
NATO 1906
ARRESTATO 19.11.1943
DEPORTATO 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATO
Via Petronio, 19
Lazzaro Belleli nacque a Alessandria d'Egitto il 10 giugno 1906. Era il figlio di Pietro Belleli (nato a Corfù il 27 aprile 1883) e Alessandra Cantoni (nata a Alessandria d'Egitto il 22 aprile 1885). Si sposava con Maria Pugliese. Fu arrestato a Trieste il 19 novembre 1943. il giorno seguente anche la madre e il padre furono arrestati. Tutti e tre furono detenuti nel carcere di Trieste e deportati al campo di sterminio di Birkenau con il convoglio n. 21T, partendo da Trieste il 7 dicembre 1943 e arrivando ad Auschwitz-Birkenau il 11 dicembre 1943. Nessuno di loro è sopravvissuto alla Shoah. Il padre fu assassinato immediatamente dopo la selezione. Della madre e di Lazzaro Belleli non sei sa ne la data ne il luogo dell'omicidio.

Anche lo zio Moisè Belleli (nato a Corfù il 7 settembre 1897), il fratello del suo padre, venne assassinato ad Auschwitz. Il figlio di Moisè, anch'egli chiamato Lazzaro (nato a Trieste il 1º dicembre 1925), fu deportato nel campo di concentramento di Golling. È sopravvissuto.

Stolperstein für Eugenio Giacobbe Berger (Trieste).jpg
QUI ABITAVA
EUGENIO GIACOBBE
BERGER
NATO 1867
ARRESTATO 20.8.1944
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO
Piazza Giotti, 1
45°39′13.64″N 13°46′47.06″E / 45.653788°N 13.77974°E45.653788; 13.77974 (Stolpersteine für Eugenio Giacobbe Berger, Alberto Montanari und Adele Rumpler Berger)
Eugenio Giacobbe Berger nacque il 9 settembre 1867 a Pécs in Ungheria. Suoi genitori erano Giulio Berger e Regina Breuer. Dal 1890 visse a Trieste e nel 1921 divenne cittadino italiano. Suo domicilio fu in Via delle Aiuole, 4. Sposò una donna cattolica, Elvira Marcovich (nata il 23 settembre 1870, figlia di Anna Maria Marcovich (nata 1835 a Ragusa) e di Giovanni Ghisoli di Trieste). Sua moglie fu battezzata alla chiesa di Santa Maria Maggiore a Trieste pochi giorni dopo la nascita. La coppia ebbe un figlio, Bruno, nato nel 1905. Il figlio sposò una donna di Smirne, Carola Montanari née Goldstein di cittadinanza italiana dal 1918. Bruno Berger in seguito prese il nome di famiglia di sua moglie. La coppia aveva due figli, Alberto (vedi sotto) e Maura Montanari. La seconda moglie di Eugenio Berger era Adele Rumpler (vedi sotto). Il nipote Alberto Montanari di sette anni (vedi sotto) stava con la coppia quando furono arrestati tutte e tre il 20 agosto 1944 a Venezia. Venivano detenuti alla Risiera di San Sabba e poi deportati al campo di concentramento di Auschwitz. Nessuno di loro è sopravvissuto alla Shoah.[67][68]

Il pronipote Nathan Israel, assessore alla scuola della Comunità ebraica triestina, diceva durante la cerimonia della collocazione: «Oggi si chiude un cerchio non solo per la nostra famiglia ma anche per le generazioni future».[69]

Stolperstein für Carlo Calzi (Triest).jpg
QUI LAVORAVA
CARLO CALZI (KALC)
NATO 1904
ARRESTATO 10.12.1943
DEPORTATO 1944
DACHAU
NATZWEILER-STRUTHOF
ASSASSINATO 19.7.1944
Via San Maurizio, 8 Carlo Calzi (Kalc)
Stolperstein für Davide Cesana (Triest).jpg
QUI ABITAVA
DAVIDE CESANA
NATO 1916
ARRESTATO 29.10.1944
DEPORTATO 1943
AUSCHWITZ
BUCHENWALD
MORTO 29.4.1945
Via XXX Ottobre, 5
Davide Cesana (1916–1945)[70]
Stolperstein für Giacomo Cesana (Triest).jpg
QUI ABITAVA
GIACOMO CESANA
NATO 1914
ARRESTATO 11.6.1944
DEPORTATO 1944
AUSCHWITZ
MAUTHAUSEN-GUSEN
ASSASSINATO 3.2.1945
Via XXX Ottobre, 5
Giacomo Cesana (1914–1945)[71]
Stolperstein für Rachele Cesana (Triest).jpg
QUI ABITAVA
RACHELE CESANA
NATA 1919
ARRESTATA 29.10.1943
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 11.12.1943
Via XXX Ottobre, 5
Rachele Cesana (1919–1943)[72]
Stolperstein für Gina Dubinsky (Triest).jpg
QUI ABITAVA
GINA DUBINSKY
NATA 1918
ARRESTATA 30.11.1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 26.2.1944
Via del Monte, 1
Regina Selde Dubinsky, detta Gina, nacque a Linz il 17 aprile 1918. Era la figlia di Saul Dubinsky e Ljuba Strilzov (vedi sotto). Tutta la famiglia fu estinta durante la Shoah. Padre e figlia furono arrestati il 30 novembre 1943 e detenuti nel carcere di Macerata. La figlia fu separata dal padre. Venne trasferita al campo di Fossoli e poi deportata al campo di concentramento di Auschwitz con il convoglio n. 08, partendo da Fossoli il 22 febbraio 1944 ed arrivando ad Auschwitz il 26 febbraio 1944. Lì fu assassinata immediatamente dopo l'arrivo.[73][74]

Anche suoi genitoti furono assassinati nel corso della Shoah. Il padre morì ad Auschwitz, la madre in luogo ignoto. Nel cimitero ebraico di Linz una lapide commemora le tre vittime.[75]

Stolperstein für Ljuba Strilzov Dubinsky (Triest).jpg
QUI ABITAVA
LJUBA
STRILZOV DUBINSKY
NATA 1887
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Via del Monte, 1
Ljuba Strilzov Dubinsky nacque a Ekaterinoslav in Russia il 1 giugno 1887. Era la figlia di Abramo Strilzo. Si sposò con Saul Dubinsky (vedi sotto). La coppia aveva almeno una figlia, Gina (vedi sopra). Tutte e tre furono arrestati e deportati. La famiglia non è sopravvissuta alla Shoah. La coppia Dubinsky morì in data ignota. Il marito fu assassinato ad Auschwitz, Ljuba Strilzov in luogo ignoto.[73][76]

La figlia fu assassinata dal regime nazista ad Auschwitz 26 febbraio 1944. Nel cimitero ebraico di Linz una lapide commemora le tre vittime della Shoah.[77]

Stolperstein für Saul Dubinsky (Triest).jpg
QUI ABITAVA
SAUL DUBINSKY
NATO 1885
ARRESTATO 30.11.1943
DEPORTATO 1944
AUSCHWITZ
ASSASSINATO
Via del Monte, 1
Saul Dubinsky nacque a Poltava in Ucraina il 25 agosto 1885. Suoi genitori erano Davide Dubinski e Ljuba Gleichenghans. Si sposò con Ljuba Strilzov (vedi sopra). La coppia aveva almeno una figlia, Gina (vedi sopra). Padre e figlia furono arrestati il 30 novembre 1943 e detenuti nel carcere di Macerata. La figlia fu separata dal padre e trasferita al campo di Fossoli. Venne deportata al campo di concentramento di Auschwitz con il convoglio n. 08, partendo da Fossoli il 22 febbraio 1944 ed arrivando ad Auschwitz il 26 febbraio 1944. La figlia fu assassinata dal regime nazista ad Auschwitz al giorno dell'arrivo. Saul Dubinsky fu deportato ad Auschwitz con il convoglio n. 09, partendo da Macerata il 5 aprile 1944 ed arrivando ad Auschwitz il 10 aprile 1944. Lì morì in data ignota.[78]

Anche la moglie non è sopravvissuta alla Shoah. Morì in data ignota, in luogo ignoto.[73] Nel cimitero ebraico di Linz una lapide commemora le tre vittime della Shoah.[77]

Stolperstein für Lucia Eliezer (Triest).jpg
QUI ABITAVA
LUCIA ELIEZER
NATA 1925
ARRESTATA 2.2.1945
DEPORTATA
RAVENSBRÜCK
BERGEN-BELSEN
LIBERATA
Via del Ponte, 7 Lucia Eliezer (1925-)[79]
Stolperstein für Roberto Moise Finzi (Triest).jpg
QUI ABITAVA
ROBERTO MOISÈ
FINZI
NATO 1881
ARRESTATO 19.3.1944
INTERNATO FOSSOLI
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 23.5.1944
Via Carlo Ghega, 3
Robert Moisè Finzi (1881–1944)[80]
Stolperstein für Adele Gentilomo Finzi (Triest).jpg
QUI ABITAVA
ADELE
GENTILOMO FINZI
NATA 1883
ARRESTATA 19.3.1944
INTERNATA FOSSOLI
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 23.5.1944
Via Carlo Ghega, 3
Adele Gentilomo Finzi (1883–1944)[81]
Stolperstein für Vincenzo Gigante (Triest).jpg
QUI ABITAVA
VINCENZO GIGANTE
NATO 1901
ARRESTATO 21.9.1944
DETENUTO
CARCERE DEL CORONEO
RISIERA DI SAN SABBA
ASSASSINATO 22.11.1944
Via Antonio Pacinotti, 5 Vincenzo Gigante (1901–1944)
Alberto Goetzl-5083-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
ALBERTO GOETZL
NATO 1877
ARRESTATO 29.10.1943
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 11.12.1943
Via Udine, 22 Alberto Goetzl
Stolperstein für Giuseppe Goldschmied (Trieste).jpg
GIUSEPPE
GOLDSCHMIED
NATO 1861
ARRESTATO 6.10.1944
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 1944
Via Santa Caterina, 7 Giuseppe Goldschmied (1861-1944)
Stolperstein für Livio Goldschmied (Trieste).jpg
QUI ABITAVA
LIVIO
OLDSCHMIED
NATO 1913
ARRESTATO 29.2.1944
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 1944
Via Santa Caterina, 7 Livio Goldschmied (1913-1944)
Stolperstein für Samuele Goldschmied (Trieste).jpg
SAMUELE
GOLDSCHMIED
NATO 1864
ARRESTATO 6.10.1944
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 1944
Via Santa Caterina, 7 Samuele Goldschmied (1864-1944)
Stolperstein für Ada Frankel Goldschmied (Trieste).jpg
QUI ABITAVA
ADA FRANKEL
GOLDSCHMIED
NATA 1889
ARRESTATA 29.2.1944
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 10.4.1944
Via Santa Caterina, 7 Ada Frankel Goldschmied (1889-1944)
Stolperstein für Stefy Goldschmied Erber (Trieste).jpg
STEFY
GOLDSCHMIED ERBER
NATA 1886
ARRESTATA 15.5.1944
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 31.12.1944
Via Santa Caterina, 7 Stefy Goldschmied Erber (1886-1944)
Stolperstein für Paola Rosenthal Goldschmied (Trieste).jpg
PAOLA ROSENTHAL
GOLDSCHMIED
NATA 1870
ARRESTATA 6.11.1944
DEPORTATA
DESTINO SCONOSCIUTO
Via Santa Caterina, 7 Paola Rosenthal Goldschmied (1870-1944/45)
Stolperstein für Francesco Gregori (Triest).jpg
QUI LAVORAVA
FRANCESCO
GREGORI (GRGIČ)
NATO 1905
ARRESTATO 10.12.1943
DEPORTATO 1944
DACHAU
ASSASSINATO 26.4.1945
Via San Maurizio, 8 Francesco Gregori (Grgič) (1905-1945)
Stolperstein für Gisella Haffner (Triest).jpg
QUI ABITAVA
GISELLA HAFFNER
NATA 1876
ARRESTATA 20.1.1944
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 2.2.1944
Via Filzi, 17
Gisella Haffner era la figlia di Giacomo Haffner e Emilia Forti. Nacque in Ungheria a Jászberény il 28 aprile 1876. Fu arrestata a Trieste il 20 gennaio 1944, detenuta nella risiera di San Sabba a Trieste e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz con il convoglio n. 23T, partendo da Trieste al 28 gennaio 1944 e arrivando ad Auschwitz il 2 febbraio 1944. Non è sopravvissuta alla Shoah. Fu assassinata immediatamente dopo il suo arrivo.[82]
Stolperstein für Elisa Hering (Triest).jpg
QUI ABITAVA
ELISA HERING
NATA 1902
ARRESTATA 23.10.1944
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Salita al Promontorio, 19 Elisa Hering (Trieste, 1902 – Auschwitz, data ignota)[83]
Stolperstein für Vittorio Hering (Triest).jpg
QUI ABITAVA
VITTORIO HERING
NATO 1906
ARRESTATO 28.10.1944
DEPORTATO 1945
RAVENSBRÜCK
DACHAU
LIBERATO
Salita al Promontorio, 19 Vittorio Hering (Trieste, 1906 – )[84]
Stolperstein für Anna Israel Israel (Triest).jpg
QUI ABITAVA
ANNA ISRAEL ISRAEL
NATA 1915
ARRESTATA 26.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Via Ruggero Timeus, 14 Anna Israel Israel (1915–um 1944)
Daniele Israel-5069-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
DANIELE ISRAEL
NATO 1910
ARRESTATO 30.12.1943
DEPORTATO 1944
AUSCHWITZ
ASSASSINATO
Via Giulia, 26 Daniele Israel (1910–1944)
Stolperstein für Isacco Gino Israel (Triest).jpg
QUI ABITAVA
ISACCO GINO
ISRAEL
NATO 11.8.1942
ARRESTATO 26.11.1943
DEPORTATO 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATO
Via Ruggero Timeus, 14 Isacco Gino Israel (1942–1943, 1944 o 1945)
Stolperstein für Lucia Israel Cesana (Triest).jpg
QUI ABITAVA
LUCIA
ISRAEL CESANA
NATA 1889
ARRESTATA 29.10.1943
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 11.12.1943
Via XXX Ottobre, 5
Lucia Israel Cesana (1889–1943)[85]
Stolperstein für Diamantina Israel Misan (Trieste).jpg
QUI ABITAVA
DIAMANTINA
ISRAEL MISAN
NATA 1913
ARRESTATA 26.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Piazza Cavana, 6
Diamantina Israel Misan[1] (Trieste, 1913 – Auschwitz, data ignota)
Stolperstein für Giuseppina Jesurum (Triest).jpg
QUI ABITAVA
GIUSEPPINA
JESURUM
NATA 1869
ARRESTATA 2.11.1943
DEPORTATA 1944
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 12.1.1944
Piazza Virgilio Giotti, 1 Giuseppina Jesurum (1869–1944)
Stolperstein für Mario Levi (Triest).jpg
QUI ABITAVA
MARIO LEVI
NATO 1885
ARRESTATO 4.6.1944
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO
Via Bartolomeo Biasoletto, 18 Mario Levi (1885-1944/45)
Stolperstein für Alberto Levi (Triest).jpg
QUI ABITAVA
ALBERTO LEVI
NATO 1876
ARRESTATO 10.6.1944
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 25.6.1944
Via dell'Eremo, 71 Alberto Levi (1876-1944)
Stolperstein für Samuele Levi (Triest).jpg
QUI ABITAVA
SAMUELE LEVI
NATO 1903
ARRESTATO 20.6.1944
DEPORTATO 1944
AUSCHWITZ
DACHAU - KAUFERING
ASSASSINATO 19.3.1945
Via della Cattedrale, 14 Samuele Levi (1903-1945)
Stolperstein für Enrico Löwy (Triest).jpg
QUI ABITAVA
ENRICO LÖWY
NATO 1876
ARRESTATO 8.8.1944
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 1944
Via Petrarca, 5
Enrico Löwy nacque a Trieste l' 8 marzo 1876. Era il figlio di Edoardo Loewy e Marianna Brisciak. Coniugato con Ernesta Majonica. La coppia aveva almeno una figlia, Lidia, nata nel 1901. Fu arrestato a Trieste l'8 agosto 1944 e detenuto nella risiera di San Sabba. Fu deportato nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuto alla Shoah.[86]

Anche sua figlia fu assassinata dal regime nazista. Morì il 3 dicembre 1944 ad Auschwitz.

Stolperstein für Lidia Löwy (Triest).jpg
QUI ABITAVA
LIDIA LÖWY
NATA 1901
ARRESTATA 21.6.1944
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 3.12.1944
Via Petrarca, 5
Lidia Löwy nacque a Trieste l' 8 dicembre 1901. Era la figlia di Enrico Löwy e Ernesta Majonica. Fu arrestata a Trieste il 21 giugno 1944 e detenuta nella risiera di San Sabba. Fu deportato nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuta alla Shoah. Fu assassinata il 3 dicembre 1944 ad Auschwitz.[87]

Anche suo padre fu assassinata dal regime nazista.

Stolperstein für Fanni Lust (Triest).jpg
QUI ABITAVA
FANNI LUST
NATA 1903
ARRESTATA 29.10.1943
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 11.12.1943
Via San Francesco, 30 Fanni Lust (1903–1943)
Stolperstein für Bice Rossi Maestro (Triest).jpg
QUI ABITAVA
BICE
ROSSI MAESTRO
NATA 1879
ARRESTATA 28.7.1944
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 3.8.1944
Via Palladio, 1
Bice Rossi Maestro (Venezia, 1879 – Auschwitz, 1944) era la figlio di Pellegrino Rossi e Estella Maestro. Aveva almeno un fratello, Gino Rossi (nato a Venezia il 18 agosto 1884). Si sposava con Salomone Akivà Maestro (vedi sotto). La coppia anziana fu arrestata a Padova il 28 luglio 1944 e detenuta nella Risiera di San Sabba a Trieste. Sono stati deportati al campo di sterminio di Birkenau con il convoglio n. 33T, partendo da Trieste il 31 luglio 1944 e arrivando ad Auschwitz-Birkenau il 3 agosto 1944. Non sono sopravvissuti alla Shoah. Immediatamente dopo l'arrivo furono assassinati.[88]

Tre giorni dopo la sua sorella arrivò anche Gino Rossi ad Auschwitz, con il convoglio da Torino. Anche lui fu assassinato immediatamente dopo l'arrivo in una camera a gas.[89]

Stolperstein für Guido Maestro (Triest).jpg
QUI ABITAVA
GUIDO MAESTRO
NATO 1875
ARRESTATO 28.7.1944
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 3.8.1944
Via Valdirivo, 42
Guido Maestro nacque a Fiume il 28 ottobre 1875. Era il figlio di Michele Maestro e Anna Janni. Si sposava con Vittoria Tommasini. Fu arrestato a Padova (Padova). Fu detenuto nella Risiera di San Sabba a Trieste. Venne deportato nel campo di sterminio di Auschwitz con il convoglio n. 33T, partendo da Trieste il 31 luglio 1944 e arrivando ad Auschwitz il 3 agosto 1944. Non è sopravvissuto alla Shoah. È stato assassinato immediatamente dopo la selezione al giorno del suo arrivo.[90]
Stolperstein für Salomone Carlo Maestro (Triest).jpg
QUI ABITAVA
SALOMONE CARLO
MAESTRO
NATO 1866
ARRESTATO 28.7.1944
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 3.8.1944
Via Palladio, 1
Salomone Akivà Maestro detto Carlo nacque a Fiume il 19 settembre 1866. Suoi genitori erano Netaniel Maestro e Giulia Maestro. Si sposava con Bice Rossi (vedi sopra). La coppia anziana fu arrestata a Padova il 28 luglio 1944 e detenuta nella Risiera di San Sabba a Trieste. Sono stati deportati al campo di sterminio di Birkenau con il convoglio n. 33T, partendo da Trieste il 31 luglio 1944 e arrivando ad Auschwitz-Birkenau il 3 agosto 1944. Non sono sopravvissuti alla Shoah. Immediatamente dopo l'arrivo furono assassinati.[91]
Stolperstein für Ernesto Marcheria (Trieste).jpg
QUI ABITAVA
ERNESTO MARCHERIA
NATO 1898
ARRESTATO 3.11.1943
DEPORTATO 1943
ASSASSINATO 2.5.1944
AUSCHWITZ
Piazza della Borsa, 4
45°38′59.68″N 13°46′10.87″E / 45.649912°N 13.769687°E45.649912; 13.769687 (Stolpersteine für Ernesto, Giacomo, Ida, Raffaele und Stella Marcheria sowie für Anna Nacson Marcheria)
Ernesto Marcheria, secondo CDEC Marcaria, nacque il 23 marzo 1898 a Trieste. Era il figlio di Giacomo Marcaria e Ida Marcaria. Divenne macellaio e si sposò con Anna Nacson (vedi sopra). La coppia aveva quattro figli, prima due ragazzi, Giacomo e Raffaele, poi due ragazze, Ida e Stella (tutti vedi sotto). Tutta la famiglia fu arrestata innocentemente a Trieste il 3 novembre 1943. Venivano detenuti al carcere di Trieste. Il 7 dicembre 1943 tutta la famiglia fu deportata nel campo di sterminio di Auschwitz con il convoglio n. 21T. Il treno raggiungeva la sua destinazione al 11 dicembre 1943. Ernesto Marcheria otteneva il numero di matricola 168010. Non è sopravvissuto alla Shoah. Fu assassinato dal regime nazista il 2 maggio 1944.

Anche la moglie e il figliolo Raffaele furono assassinati. Gli altri tre figli potevano sopravvivere.[92][93]

Stolperstein für Giacomo Marcheria (Trieste).jpg
QUI ABITAVA
GIACOMO MARCHERIA
NATO 1926
ARRESTATO 3.11.1943
DEPORTATO 1943
AUSCHWITZ
DACHAU
LIBERATO
Piazza della Borsa, 4
45°38′59.68″N 13°46′10.87″E / 45.649912°N 13.769687°E45.649912; 13.769687 (Stolpersteine für Ernesto, Giacomo, Ida, Raffaele und Stella Marcheria sowie für Anna Nacson Marcheria)
Giacomo Marcheria, secondo CDEC Marcaria, nacque a Trieste il 21 ottobre 1926. Era il figlio di Ernesto Marcheria e Anna Nacson. Aveva due sorelle e un fratell. Fu arrestata il 3 novembre 1943 a Trieste insieme con tutta la famiglia e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz con il convoglio del 7 dicembre 1943 partito da Trieste. Otteneva il numero di matricola 70412. È sopravvissuta alla Shoah cosí come le sorelle.[94][95]

I genitori ed il fratello Raffaele sono stati assassinati ad Auschwitz.

Stolperstein für Ida Marcheria (Trieste).jpg
QUI ABITAVA
IDA MARCHERIA
NATA 1929
ARRESTATA 3.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
RAVENSBRÜCK
LIBERATA
Piazza della Borsa, 4
45°38′59.68″N 13°46′10.87″E / 45.649912°N 13.769687°E45.649912; 13.769687 (Stolpersteine für Ernesto, Giacomo, Ida, Raffaele und Stella Marcheria sowie für Anna Nacson Marcheria)
Ida Marcheria, secondo CDEC Marcaria, nacque a Trieste il 13 agosto 1929. Era la figlia di Ernesto Marcheria e Anna Nacson. Aveva una sorella e due fratelli. Fu arrestata il 3 novembre 1943 a Trieste insieme con tutta la famiglia e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz con il convoglio del 7 dicembre 1943 partito da Trieste. Otteneva il numero di matricola 70412. È sopravvissuta alla Shoah cosí come la sorella e uno dei fratelli.[96][97]

I genitori ed il fratello Raffaele sono stati assassinati ad Auschwitz.

Stolperstein für Raffaele Marcheria (Trieste).jpg
QUI ABITAVA
RAFFAELE
MARCHERIA
NATO 1927
ARRESTATO 3.11.1943
DEPORTATO 1943
ASSASSINATO
AUSCHWITZ
Piazza della Borsa, 4
45°38′59.68″N 13°46′10.87″E / 45.649912°N 13.769687°E45.649912; 13.769687 (Stolpersteine für Ernesto, Giacomo, Ida, Raffaele und Stella Marcheria sowie für Anna Nacson Marcheria)
Raffaele Marcheria, secondo CDEC Marcaria, nacque il 19 dicembre 1927 a Trieste. Era il figlio di Ernesto Marcheria e di Anna Nacson (vedi sopra). Aveva un fratello maggiore, Giacomo (vedi sopra), e due sorelle minore, Ida (vedi sopra) e Stella (vedi sotto). Tutta la famiglia fu arrestata innocentemente a Trieste il 3 novembre 1943. Venivano detenuti al carcere di Trieste. Il 7 dicembre 1943 tutta la famiglia fu deportata nel campo di sterminio di Auschwitz con il convoglio n. 21T. Il treno raggiungeva la sua destinazione al 11 dicembre 1943. Raffaele Marcheria otteneva il numero di matricola 168012. Non è sopravvissuto alla Shoah. Fu assassinato dal regime nazista il 1 maggio 1944.[98][99]

Anche i genitori furono assassinati ad Auschwitz. Il fratello e le sorelle potevano sopravvivere.

Stolperstein für Stella Marcheria (Trieste).jpg
QUI ABITAVA
STELLA MARCHERIA
NATA 1930
ARRESTATA 3.11.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
RAVENSBRÜCK
LIBERATA
Piazza della Borsa, 4
45°38′59.68″N 13°46′10.87″E / 45.649912°N 13.769687°E45.649912; 13.769687 (Stolpersteine für Ernesto, Giacomo, Ida, Raffaele und Stella Marcheria sowie für Anna Nacson Marcheria)
Stella Marcheria, secondo CDEC Marcaria, nacque a Trieste il 14 dicembre 1930. Era la figlia di Ernesto Marcheria e Anna Nacson. Aveva una sorella e due fratelli. Fu arrestata il 3 novembre 1943 a Trieste insieme con tutta la famiglia e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz con il convoglio del 7 dicembre 1943 partito da Trieste. Otteneva il numero di matricola 70413. È sopravvissuta alla Shoah cosí come la sorella e uno dei fratelli.[100][101]

I genitori ed il fratello Raffaele sono stati assassinati ad Auschwitz.

Stolperstein für Angelo Matteoni (Triest).jpg
QUI LAVORAVA
ANGELO MATTEONI
NATO 1908
ARRESTATO 10.12.1943/ DEPORTATO 1944
DACHAU
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 25.4.1945
Via San Maurizio, 8 Angelo Matteoni
Stolperstein für Elda Mayer Grego Romanelli (Triest).jpg
QUI ABITAVA
ELDA MAYER GREGO ROMANELLI
NATA 1885
ARRESTATA 30.11.1943
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Via Domenico Rossetti, 17 Elda Mayer Grego Romanelli (1885–1943/45)
Stolperstein für Alberto Montanari (Trieste).jpg
QUI ABITAVA
ALBERTO MONTANARI
NATO 1936
ARRESTATO 20.8.1944
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO
Piazza Giotti, 1
45°39′13.64″N 13°46′47.06″E / 45.653788°N 13.77974°E45.653788; 13.77974 (Stolpersteine für Eugenio Giacobbe Berger, Alberto Montanari und Adele Rumpler Berger)
Alberto Montanari nacque il 10 novembre 1936 a Trieste. Suoi genitori, Bruno Montanari e Carola Goldstein, pensavono che fosse più sicuro per Alberto di vivere con la nonna ed il nonno a Venezia. Nonostante la vecchia coppia, Eugenio Giacobbe Berger (vedi sopra) ed Adele Rumpler Berger (vedi sotto), fu arrestata insieme al ragazzo il 20 agosto 1944. Venivano detenuti alla Risiera di San Sabba e poi deportati al campo di concentramento di Auschwitz. Nessuno dei tre è sopravvissuto alla Shoah.[102]

La vita dei genitori e della sorella Maura fu salvata grazie all'aiuto della famiglia Ordan che gli nascondevano.[103]

Stolperstein für Carlo Nathan Morpurgo (Triest).jpg
QUI LAVORAVA
CARLO NATHAN
MORPURGO
NATO 1890
ARRESTATO 20.1.1944
DEPORTATO
ASSASSINATO 4.11.1944
AUSCHWITZ
Via San Francesco, 19
(davanti alla Sinagoga)
45°39′12.39″N 13°46′46.91″E / 45.653442°N 13.779698°E45.653442; 13.779698 (Stolperstein für Carlo Nathan Morpurgo)
Carlo Nathan Morpurgo era il figlio di Giacomo Morpurgo e Giuseppina Gentilli. Nacque a Trieste il 24 agosto 1890. Fu arrestato il 20 gennaio 1944 a Trieste, prima detenuto al carcere di Trieste e poi deportato il 2 settembre 1944 al campo di sterminio di Auschwitz. Lì arrivo cinque giorni dopo e lì fu assassinato dal regime Nazista al 4 novembre 1944.[104]

Nella cerimonia durante la posa della pietra d'inciampo, Mauro Tabor diceva: "Morpurgo pagò con la vita l’aver aiutato i meno fortunati. Che il suo esempio sia luminoso oggi che i politici italiani rispolverano la parola “razza”". Il coro della scuola primaria Morpurgo intonava il canto salmico “Gam Gam”.[105]

Sempre nel 2018, l'architetto Andrea Morpurgo ha pubblicato un catalogo in inglese e sloveno col titolo Morpurgi, i discendenti degli ebrei di Maribor. Fu edito dal centro per il patrimonio culturale ebraico a Maribor.[106]

Stolperstein für Giuseppe Mosetti (Triest).jpg
QUI LAVORAVA
GIUSEPPE
MOSETTI (MOZETIČ)
NATO 1901
ARRESTATO 10.12.1943
DEPORTATO 1944
DACHAU
NATZWEILER-STRUTHOF
DACHAU
MORTO 24.5.1945
Via San Maurizio, 8 Giuseppe Mosetti (Mozetič)
Stolperstein für Marco Moise Mustacchi (Triest).jpg
QUI ABITAVA
MARCO MOISE
MUSTACCHI
NATO 1916
ARRESTATO 9.6.1944
DEPORTATO 1944
AUSCHWITZ
SACHSENHAUSEN
LANDSBERG AM LECH
KAUFERING - DACHAU
MORTO 15.5.1945
Via del Trionfo, 3
Marco Moisè Mustacchi, detto Keto oppure Da Marchetto, nacque a Trieste il 28 luglio 1916 da una famiglia ebrea di Corfù. Suoi genitori erano Sabato Mustacchi e Stameta Nacson. Era coniugato con Tina Sara Raseni. Fu arrestato dai nazisti a Trieste il 9 giugno 1944. Venne detenuto prima in un posto della polizia fascista, poi al Carcere del Coroneo di Trieste. Fu deportato al campo di concentramento di Auschwitz il 21 giugno 1944. Arrivò dopo cinque giorni e sopravvisse la selezione, per fare lavori forzarti. Fu trasferito al campo di concentramento di Sachsenhausen nel agosto dello stesso anno. Sua matricola lì era 111244. Il 14 novembre 1944 fu trasferito di nuovo, questa volta al campo di concentramento di Dachau. Lì, sua matricola era 127948. Dopo tre giorni fu mandato a Kaufering 11, un sottocampo di Dachau nei pressi di Landsberg am Lech, dove le condizioni di lavoro erano inumane. La mancanza di vestiti e di cibo e la catastrofica situazione abitativa facevano sì che molti dei detenuti si ammalino e muoiano. Anche Marco Moise Mustacchi divenne molto malato. Ha ancora sperimentato la liberazione del campo da parte delle truppe americane, ma morì il 15 maggio 1945.[107]

Fu prima sepolto nel Cimitero comunale di Dachau, tomba n. 104. Pero fu riesumato e traslato al Cimitero militare italiano di Monaco di Baviera (Waldfriedhof) l'8 novembre 1957, riquardo 4, fila 9, tomba 39.

Stolperstein für Elia Nacson (Triest).jpg
QUI ABITAVA
ELIA NACSON
NATO 1922
ARRESTATO 30.11.1943
DEPORTATO 1944
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 7.5.1944
Via Gabriele Foschiatti, 11 Elia Nacson (1922–1944)
Rebecca Enrichetta Nacson-5071-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
REBECCA ENRICHETTA
NACSON
NATA 1900
ARRESTATA 2.6.1944
DEPORTATA 1944
AUSCHWITZ
LIBERATA
Via Giulia, 26 Rebecca Enrichetta Nacson (1900-)
Stella Nacson Bisson-5074-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
STELLA
NACSON BISSON
NATA 1891
ARRESTATA 30.12.1943
DEPORTATA 1944
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 7.9.1944
Via Giulia, 26 Stella Nacson Bisson (1891-1944)
Stolperstein für Anna Nacson Marcheria (Trieste).jpg
QUI ABITAVA
ANNA
NACSON MARCHERIA
NATA 1903
ARRESTATA 3.11.1943
DEPORTATA 1943
ASSASSINATA 11.12.1943
AUSCHWITZ
Piazza della Borsa, 4
45°38′59.68″N 13°46′10.87″E / 45.649912°N 13.769687°E45.649912; 13.769687 (Stolpersteine für Ernesto, Giacomo, Ida, Raffaele und Stella Marcheria sowie für Anna Nacson Marcheria)
Anna Nacson Marcheria, secondo CDEC Marcaria, nacque il 22 dicembre 1903 a Corfù in Grecia. Era la figlia di Raffaele Nacson e Stella Dente. Coniugata con Ernesto Marcaria (vedi sotto). La coppia aveva quattro figli, i ragazzi Giacomo e Raffaele, le ragazze Ida e Stella (tutti vedi sotto). Tutta la famiglia fu arrestata a Trieste il 3 novembre 1943. Venivano detenuti al carcere di Trieste. Il 7 dicembre 1943 tutti furono deportati nel campo di sterminio di Auschwitz con il convoglio n. 21T. Il treno raggiungeva la sua destinazione all'11 dicembre 1943. Ernesto Marcheria otteneva il numero di matricola 168010. Non è sopravvissuta alla Shoah. Fu assassinato dal regime nazista in data ignoto.

Anche il marito e il figlio Raffaele furono assassinati. Gli altri tre figli potevano sopravvivere.[108][109]

Stolperstein für Dario David Osmo (Triest).jpg
QUI ABITAVA
DARIO DAVID OSMO
NATO 1901
ARRESTATO 31.1.1944
INTERNATO FOSSOLI
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO
Via della Madonna del Mare, 19 Dario David Osmo (1901-1944/45)
Stolperstein für Giovanni Palatucci (Triest).jpg
QUI FU PER SERVIZIO
GIOVANNI PALATUCCI
NATO 1909
ARRESTATO
FIUME
DEPORTATO 1944
DACHAU
ASSASSINATO 10.2.1945
Via Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, 2
(Questura di Trieste)
Commissario Giovanni Palatucci (1909-1945)
Stolperstein für Gino Parin (Triest).jpg
QUI ABITAVA
GINO PARIN
(POLLACK)
NATO 1876
ARRESTATO
DEPORTATO 1944
BERGEN-BELSEN
ASSASSINATO 9.6.1944
Via di Torre Bianca, 22
Autoritratto
Federico Guglielmo Jehuda Pollack, nome d'artista: Gino Parin, figlio di Lodovico Pollack e Berta Glass, nacque a Trieste il 25 agosto 1876. Divenne un assai famoso pittore con mostre in Germania, Austria e Italia. Malgrado la sua cittadinanza svizzera, fu perseguitato dal regime nazista per motivi razziali. Venne arrestato in luogo ignoto, detenuto al campo di Fossoli e deportato nel campo di concentramento di Bergen-Belsen con il convoglio n.11, partendo da Fossoli il 16 maggio 1944 e arrivando a Bergen-Belsen il 20 maggio 1944. Non è sopravvissuto alla Shoah. Venne assassinato il 9 giugno 1944.[110]

Era sposato con l'artista Ella Auler (1875-1972). La coppia aveva un figlio, Edgar Parin d'Aulaire (1898-1986). Si separavano quando il figlio aveva sei anni. Il figlio emigrava negli Stati Uniti già negli anni 1920 e divenne un illustratore per libri per bambini.

Stolperstein für Francesco Rauber (Triest).jpg
QUI LAVORAVA
FRANCESCO RAUBER
NATO 1900
ARRESTATO 10.12.1943
DEPORTATO 1944
DACHAU
ASSASSINATO 30.12.1944
Via San Maurizio, 8 Francesco Rauber
Stolperstein für Feliciano Ricciardelli (Triest).jpg
QUI ERA IN SERVIZIO
FELICIANO
RICCIARDELLI
NATO 1898
ARRESTATO 4.1.1944
DEPORTATO 1944
DACHAU
LIBERATO
Via Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, 2
(Questura di Trieste)
Commissario Feliciano Ricciardelli (Montemarano, 1898 - Trieste, 1968)[111]
Stolperstein für Adele Rumpler Berger (Trieste).jpg
QUI ABITAVA
ADELE
RUMPLER BERGER
NATA 1879
ARRESTATA 20.8.1944
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Piazza Giotti, 1
45°39′13.64″N 13°46′47.06″E / 45.653788°N 13.77974°E45.653788; 13.77974 (Stolpersteine für Eugenio Giacobbe Berger, Alberto Montanari und Adele Rumpler Berger)
Adele Rumpler Berger nacque il 13 febbraio 1879 a Budišov, oggi situato nella Repubblica Ceca. Suoi genitori erano Salomone Rumpler e Sofia Knoepfelmacher. Divenne la seconda moglie di Eugenio Berger (vedi sopra). Il nipote Alberto Montanari di sette anni (vedi sopra) stava con la coppia quando furono arrestati tutte e tre il 20 agosto 1944. Venivano detenuti alla Risiera di San Sabba e poi deportati al campo di concentramento di Auschwitz. Nessuno di loro è sopravvissuto alla Shoah.[68][112]
Stolperstein für Zoe Russi (Triest).jpg
QUI ABITAVA
ZOE RUSSI
NATA 1905
ARRESTATA 12.11.1943
DEPORTATA 1944
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Via Roma, 17
Zoe Russi (1905–1944/45)[113]
Stolperstein für Abramino Salonicchio (Triest).jpg
QUI ABITAVA
ABRAMINO SALONICCHIO
NATO 1896
ARRESTATO 24.11.1943
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO
Largo Ugo Mioni, 1 Abramino Salonicchio (1896–1943/45)
Stolperstein für Sarina Salonicchio Vivante (Trieste).jpg
QUI ABITAVA
SARINA SALONICCHIO
VIVANTE
NATA 1891
ARRESTATA 6.11.1944
DEPORTATA 1945
RAVENSBRÜCK
MORTA 15.4.1945
BERGEN-BELSEN
Piazza Cavana, 3
45°38′54.37″N 13°46′01.44″E / 45.648436°N 13.767066°E45.648436; 13.767066 (Stolpersteine für Sarina Salonicchio Vivante, Diamantina Vivante, Enrichetta Vivante, Ester Vivante, Giulia Vivante und Moise Vivante)
Sarina Salonicchio Vivante nacque nel 1891 a Corfù. Il nome di battesimo varia tra Sarina ed Alessandra. Suoi genitori erano Moisè ed Ester Salonicchio. Aveva almeno una sorella, Lucia (nata 1887), e due fratelli, Salomone (nato 1893) e Abramo (nato 1896). Sposava il Zaccaria Vivante. La coppia aveva cinque bambini (vedi sotto): Moisé, Giulia, Ester, Enrichetta ed Diamantina. Fu arrestata a Trieste nel giugno 1944, gettata nel carcere di Trieste e deportata con il convoglio n. 43T nel campo di concentramento di Ravensbrück. Il trasporto partiva il 24 febbraio 1945 e arrivò il 17 marzo 1945. Non è sopravvissuta alla Shoah, fu assassinata il 15 aprile 1945.

La madre e tutti i fratelli furono assassinati ad Auschwitz. Quattro dei cinqui figli furono assassinati. Solo il marito e la figlia più giovane, Diamantina, potevano sopravvivere.[114]

Allegra Acco Semo-5106-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
ALLEGRA
ACCO SEMO
NATA 1895
ARRESTATA 4.12.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Via Giuseppe Vidali, 8 Allegra Acco Semo
Anna Anita Semo-5104-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
ANNA ANITA SEMO
NATA 1930
ARRESTATA 4.12.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Via Giuseppe Vidali, 8 Anna Anita Semo
Ester Semo-5101-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
ESTER SEMO
NATA 1927
ARRESTATA 4.12.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Via Giuseppe Vidali, 8 Ester Semo (1927–1943, 1944 o 1945)
Giuliana Lilly Semo-5096-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
GIULIANA LILLY
SEMO
NATA 1923
ARRESTATA 4.12.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Via Giuseppe Vidali, 8 Giuliana Lilly Semo (1923–1943, 1944 o 1945)
Leone Semo-5099-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
LEONE SEMO
NATO 1887
ARRESTATO 4.12.1943
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 11.12.1943
Via Giuseppe Vidali, 8 Leone Semo (1887–1943)
Stolperstein für Lina Steindler Revere (Triest).jpg
QUI ABITAVA
LINA STEINDLER REVERE
NATA 1866
ARRESTATA 19.12.1943
DEPORTATA 1944
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 12.1.1944
Via Cesare Battisti, 26 Lina Steindler Revere (1866–1944)
Stolperstein für Ermenegilda Tedeschi Lust (Triest).jpg
QUI ABITAVA
ERMENEGILDA
TEDESCHI LUST
NATA 1867
ARRESTATA 29.10.1943
DEPORTATA
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 9.12.1943
DURANTE IL TRASPORTO
Via San Francesco, 30 Ermenegilda Tedeschi Lust (1867–1943)
Clementina Tosi Pagani-5078-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
CLEMENTINA
TOSI PAGANI
NATA 1884
ARRESTATA 29.4.1944
DETENUTA
CARCERE DEL CORONEO
RISIERA DI SAN SABBA
ASSASSINATA 26.9.1944
Via Ireneo della Croce, 5 Clementina Tosi Pagani (1884–1944)
Stolperstein für Diamantina Vivante (Trieste).jpg
QUI ABITAVA
DIAMANTINA VIVANTE
NATA 1928
ARRESTATA 6.11.1944
DEPORTATA 1945
RAVENSBRÜCK
BERGEN-BELSEN
LIBERATA
Piazza Cavana, 3
45°38′54.37″N 13°46′01.44″E / 45.648436°N 13.767066°E45.648436; 13.767066 (Stolpersteine für Sarina Salonicchio Vivante, Diamantina Vivante, Enrichetta Vivante, Ester Vivante, Giulia Vivante und Moise Vivante)
Diamantina Vivante nacque il 8 ottobre 1928 a Trieste. Era la figlia di Zaccaria Vivante e di Sarina Salonicchio (vedi sopra). Aveva tre sorelle ed un fratello, Moisè (vedi sotto). Fu arrestata a Trieste il 6 novembre 1944 e detentuta al carcere di Trieste. Il 24 febbraio 1945 venne deportata con il convoglio n. 43T al campo di concentramento di Ravensbrück dove arrivò il 17 marzo 1945. È sopravvissuta alla Shoah e fu liberata al campo di concentramento di Bergen-Belsen il 15 aprile 1945.[115]

Sua madre, sua nonna, un fratelli, tre sorelle e due zii furano tutti ammazzati dal regime Nazista durante l'Olocausto. Poteva soprravivere il padre, che morì nel 1958.

Stolperstein für Enrichetta Vivante (Trieste).jpg
QUI ABITAVA
ENRICHETTA VIVANTE
NATA 1921
ARRESTATA 6.11.1944
DEPORTATA 1945
RAVENSBRÜCK
MORTA 15.4.1945
BERGEN-BELSEN
Piazza Cavana, 3
45°38′54.37″N 13°46′01.44″E / 45.648436°N 13.767066°E45.648436; 13.767066 (Stolpersteine für Sarina Salonicchio Vivante, Diamantina Vivante, Enrichetta Vivante, Ester Vivante, Giulia Vivante und Moise Vivante)
Enrichetta Vivante nacque il 12 maggio 1921 a Trieste. Era la figlia di Zaccaria Vivante e di Sarina Salonicchio (vedi sopra). Aveva tre sorelle, Giulia, Ester (vedi sotto) e Diamantina (vedi sopra) ed un fratello, Moisè (vedi sotto). Fu arrestata a Trieste il 6 novembre 1944 e detentuta al carcere di Trieste. Il 24 febbraio 1945 venne deportata con il convoglio n. 43T al campo di concentramento di Ravensbrück dove arrivò il 17 marzo 1945. Morì lí il 15 aprile 1945, pochi giorni prima della liberazione.[116]

Anche sua madre, sua nonna, un fratelli, due sorelle e due zii furano assassinati dal regime Nazista durante l'Olocausto. Potevano soprravivere il padre, che morì nel 1958, e la sorella minore, Diamantina.

Stolperstein für Ester Vivante (Trieste).jpg
QUI ABITAVA
ESTER VIVANTE
NATA 1918
ARRESTATA 6.11.1944
DEPORTATA 1945
RAVENSBRÜCK
MORTA 4.6.1945
BERGEN-BELSEN
Piazza Cavana, 3
45°38′54.37″N 13°46′01.44″E / 45.648436°N 13.767066°E45.648436; 13.767066 (Stolpersteine für Sarina Salonicchio Vivante, Diamantina Vivante, Enrichetta Vivante, Ester Vivante, Giulia Vivante und Moise Vivante)
Ester Vivante nacque il 12 febbraio 1918 a Trieste. Era la figlia di Zaccaria Vivante e di Sarina Salonicchio (vedi sopra). Aveva tre sorelle, Giulia (vedi sotto), Enrichetta e Diamantina (vedi sopra) ed un fratello, Moisè (vedi sotto). Fu arrestata a Trieste il 6 novembre 1944, insieme alle sorelle, e detentuta al carcere di Trieste. Il 24 febbraio 1945 venne deportata con il convoglio n. 43T al campo di concentramento di Ravensbrück dove arrivò il 17 marzo 1945. Morì lí il 4 giugno 1945, un mese e cinque giorni dopo la liberazione.[117]

Anche sua madre, sua nonna, un fratelli, due sorelle e due zii furano assassinati dal regime Nazista durante l'Olocausto. Potevano soprravivere il padre, che morì nel 1958, e la sorella minore, Diamantina.

Stolperstein für Giulia Vivante (Trieste).jpg
QUI ABITAVA
GIULIA VIVANTE
NATA 1916
ARRESTATA 6.11.1944
DEPORTATA 1945
RAVENSBRÜCK
MORTA 30.4.1945
BERGEN-BELSEN
Piazza Cavana, 3
45°38′54.37″N 13°46′01.44″E / 45.648436°N 13.767066°E45.648436; 13.767066 (Stolpersteine für Sarina Salonicchio Vivante, Diamantina Vivante, Enrichetta Vivante, Ester Vivante, Giulia Vivante und Moise Vivante)
Giulia Vivante nacque il 12 febbraio 1918 a Trieste. Era la figlia di Zaccaria Vivante e di Sarina Salonicchio (vedi sopra). Aveva tre sorelle, Ester, Enrichetta e Diamantina (vedi sopra), ed un fratello, Moisè (vedi sotto). Fu arrestata a Trieste il 6 novembre 1944, insieme alle sorelle, e detentuta al carcere di Trieste. Il 24 febbraio 1945 venne deportata con il convoglio n. 43T al campo di concentramento di Ravensbrück dove arrivò il 17 marzo 1945. Morì lí il 30 aprile 1945, al giorno della liberazione del campo.[118]

Anche sua madre, sua nonna, un fratelli, due sorelle e due zii furano assassinati dal regime Nazista durante l'Olocausto. Potevano soprravivere il padre, che morì nel 1958, e la sorella minore, Diamantina.

Stolperstein für Moise Vivante (Trieste).jpg
QUI ABITAVA
MOISE VIVANTE
NATO 1925
ARRESTATO 17.12.1943
DEPORTATO 1944
AUSCHWITZ
MORTO 1945
BERGEN-BELSEN
Piazza Cavana, 3
45°38′54.37″N 13°46′01.44″E / 45.648436°N 13.767066°E45.648436; 13.767066 (Stolpersteine für Sarina Salonicchio Vivante, Diamantina Vivante, Enrichetta Vivante, Ester Vivante, Giulia Vivante und Moise Vivante)
Moise Vivante nacque il 20 ottobre 1925 a Trieste. Suoi genitori erano Zaccaria Vivante (1891-1958) e Sarina Salonicchio (vedi sopra). Aveva quattro sorelle, Giulia, Ester, Enrichetta e Diamantina. Fu arrestato a Trieste al 17 dicembre 1943, gettato nel carcere di Trieste e deportato al Campo di concentramento di Auschwitz con il convoglio n. 22T al 6 gennaio 1944. Arrivò ad Auschwitz il 12 gennaio 1944. Non è sopravvissuto alla Shoah, fu deportato al campo di concentramento di Bergen-Belsen e morì il 30 aprile 1945, il giorno della liberazione del campo.[119]

Sua nonna Enrichetta Caimi (nata il 10 agosto 1869 a Corfù, coniuge di Maimon Vivante) fu arrestata a Trieste nel gennaio 1944, detenuta alla Risiera di San Sabba, deportata ad campo di concentramento di Auschwitz e gassata immediatamente dopo l'arrivo il 2 febbraio 1944.[120] La stessa sorte soffriranno i suoi zii Sabino Benzion Vivante (nato 1899) e Leone Vivante (nato 1903), peró quattro mesi più tardi.[121][122] Anche sua madre e tre sorelle venivano assassinate durante l'Olocausto. Potevano sopravvivere il padre e la sorella Diamantina.[123]

Stolperstein für Giovanni Vremez (Triest).jpg
QUI LAVORAVA
GIOVANNI VREMEZ
NATO 1881
ARRESTATO 10.12.1943
DEPORTATO 1944
DACHAU
NATZWEILER-STRUTHOF
ASSASSINATO 30.4.1944
Via San Maurizio, 8 Giovanni Vremez (1881–1944)
Stolperstein für Leone Lazzaro Wandel (Triest).jpg
QUI ABITAVA
LEONE LAZZARO WANDEL
NATO 1886
ARRESTATO 31.1.1945
DEPORTATO
RAVENSBRÜCK
BERGEN-BELSEN
ASSASSINATO
Campo San Giacomo, 11 Leone Lazzaro Wandel (1886–1945)
Amalia Weiss Goetzl-5084-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
AMALIA
WEISS GOETZL
NATA 1887
ARRESTATA 29.10.1943
DEPORTATA 1943
AUSCHWITZ
ASSASSINATA
Via Udine, 22 Amalia Weiss Goetzl (1887–1943/1945)
Vittorio Zadock Bisson-5068-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
VITTORIO ZADOCK
BISSON
NATO 1891
ARRESTATO 30.12.1943
DEPORTATO 1944
AUSCHWITZ
ASSASSINATO
Via Giulia, 26 Vittorio Zadock Bisson (1891–1944/1945)
Stolperstein für Ermidio Zuliani (Triest).jpg
QUI LAVORAVA
ERMIDIO ZULIANI
NATO 1908
ARRESTATO 10.12.1943
ASSASSINATO
Via San Maurizio, 8 Ermidio Zuliani (1908–1943/1945)
Pietra d'inciampo Cenni biografici
Data di posa Luogo di posa Stolpersteine Incisione
18 gennaio 2023 Piazza della Libertà

45°39′24.68″N 13°46′20.89″E / 45.656855°N 13.77247°E45.656855; 13.77247
Immagine mancante (pietra d'inciampo).png
QUI SUONAVA
ROMANO HELD
NATO 1927
ARRESTATO 1.5.1944
DEPORTATO 1944
DACHAU
LIBERATO
Held, Romano Romano Held (San Pier d'Isonzo, 21 gennaio 1927 - Trieste, ??? 1948), nasce in una famiglia di musicisti, il padre sinto italiano Alberto Held, la madre rom istriana Maria Hudorovic. Dopo l’ armistizio, cercano di sfuggire i nazisti rifugiandosi in Fagagna. Un delatore fa arrestare, il 1° maggio, Romano, all'epoca diciassettenne, accusato di essere un "girovago" viene deportato nel Reich e internato nel campo di Dachau il 31 maggio 1944. Matricola 69525 vede la liberazione del campo ad opera degli americani. Tornato a Trieste riprende l'attività di "girovago" musicista. La sua salute è però minata dalle sofferenze patite nel lager, muore a soli 21 anni.

Le pietre d'inciampo a Trieste sono state collocate:

  • il 23 gennaio 2018 in Piazza Cavana, 3; Piazza della Borsa, 4; Piazza Giotti, 1; Via San Francesco, 19 (dall'artista personalmente)
  • il 29 gennaio 2019 in Via del Monte, 1; Via del Toro, 18; Via del Trionfo, 3; Via Filzi, 17; Via Palladio, 1; Via Petrarca, 5; Via Petronio, 19; Via Torrebianca, 22; Via Valdirivo, 42 (dall'artista personalmente)
  • il 21 gennaio 2020 in Piazza Cavana, 6; Via Domenico Rossetti, 43; Via Giulia, 26; Via Giuseppe Vidali, 8; Via Ireneo della Croce, 5; Via Santa Caterina, 7; Via Udine, 22
  • il 28 gennaio 2021 in Piazza Virgilio Giotti, 1???; Via Bartolomeo Biasoletto, 18???; Via Antonio Pacinotti, 5; Via Ruggero Timeus, 14
  • il 10 gennaio 2022 in Campo San Giacomo, 11; Largo Ugo Mioni, 1; Via Carlo Ghega, 3; Via Cesare Battisti, 26; Via Gabriele Foschiatti, 11; Via della Madonna del Mare, 19; Via del Ponte, 7; Via Domenico Rossetti, 17; Via San Francesco, 30; Via San Maurizio, 8; Salita al Promontorio, 19
  • il 25 gennaio 2022 in Via Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, 2
  • il 28 gennaio 2022 in Piazza Virgilio Giotti, 1???; Via Bartolomeo Biasoletto, 18???; Via della Cattedrale, 14; Via dell'Eremo, 71; Via XXX Ottobre, 5

Provincia di Udine[modifica | modifica wikitesto]

Marano Lagunare[modifica | modifica wikitesto]

A Marano Lagunare si trova una pietra d'inciampo, dedicata al maggiore Marco Bianchi, posta il 29 gennaio 2022.[124]

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
QUI ABITAVA
MARCO BIANCHI
NATO 1899
ARRESTATO 2.8.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 22.1.1945
Via Sinodo, 3
Marco Bianchi (1899–1945)

Udine[modifica | modifica wikitesto]

In Udine si trovano 19 pietre d'inciampo.

Immagine Scritta Indirizzo Biografia
ACCORINTI.jpg
QUI ERA IN SERVIZIO
FILIPPO ACCORINTI
NATO 1916
ARRESTATO 22.7.1944
DEPORTATO 1944
DACHAU
ASSASSINATO 20.4.1945
MAUTHAUSEN-MELK
Via Treppo, 4
Accorinti, Filippo Filippo Accorinti (1916–1945) - vice commissario aggiunto, prende servizio presso l’ufficio di P.S. di frontiera a Tarvisio, il 27 maggio 1942. A seguito della situazione che si viene a creare dopo l’armistizio e l’occupazione tedesca, viene trasferito a Udine. Alle 18 del 22 luglio 1944 Filippo Accorinti viene arrestato insieme al commissario aggiunto Camillo Galli e al vice commissario Mario Savino. Dopo un breve periodo di detenzione nel campo contumaciale di San Gottardo, è trasferito nel carcere di via Spalato e, secondo i registri della Casa Circondariale stessa, è sul convoglio che parte dalla stazione di Udine il 26 agosto successivo con destinazione Dachau. La scheda d'ingresso porta il numero di matricola 94465; Accorinti figura al progressivo 516 di pagina nove della lista con cui viene trasferito, con alcuni dei colleghi deportati, a Mauthausen, dove risulta presente il 14 settembre. La scheda personale del prigioniero compilata nel nuovo Konzentrationslager, gli assegna la matricola n. 97505. Nel nuovo campo Accorinti è destinato, dal 21 settembre 1944, al progetto Quarz, uno dei nomi di copertura dell'attività di scavo delle gallerie ideate per proteggere le fabbriche di armi dalle incursioni aeree alleate.

Nel Libro dei Morti di Mauthausen, al numero 14081, all’ultima riga di pagina 1122, sono annotati il suo nome, l’ora del decesso e la causa della morte. Il certificato compilato il 27 settembre 1949 dall’Ufficio Anagrafe Speciale di Arolsen, distretto di Waldeck, attesta il decesso del vice commissario Filippo Accorinti, avvenuto il 20 aprile 1945 alle ore 2 e minuti zero. [Anna Colombi, 2022 - Pietre d'Inciampo a Udine, alla memoria dei Poliziotti morti nei campi di concentramento, Udine 2022, ISBN 9788895752389, pp. 30-31]

Pietra d'Inciampo dedicata a Babolin Alberto.jpg
QUI ERA IN SERVIZIO
ALBERTO BABOLIN
NATO 1917
ARRESTATO 2.8.1944
DEPORTATO 1944
DACHAU
ASSASSINATO 19.5.1945
MAUTHAUSEN-MELK
Via Treppo, 4
Babolin, Alberto Alberto Babolin (1917–1945), guardia di PS, di Vittorio ed Emilia Pelizza, nasce a Teolo (PD), nella frazione di Praglia o di Brasseo, il 13 novembre 1917; è iscritto all’anagrafe di Udine il 6 aprile 1944, proveniente da Milano.

Il 2 agosto 1944 Babolin viene arrestato e, dopo una breve detenzione nel carcere di via Spalato, deportato con il convoglio che parte dalla stazione di Udine il 26 agosto 1944, insieme ai colleghi arrestati, tra luglio e agosto, perché sospettati di avere relazioni con le formazioni partigiane operanti nella zona. Alberto Babolin entra nel campo di concentramento di Dachau il 29 agosto del 1944 con il numero 94466; la scheda indica la professione “agente di polizia”. Con la stessa matricola è registrato al numero 517 di pagina 9 della lista di trasporto con cui il 14 settembre 1944 è trasferito a Mauthausen; qui gli viene attribuito il numero 97570. Il 16 settembre arriva nella fortezza di pietra; dal 22 successivo è assegnato al campo di lavoro esterno di Quarz, appartenente al sottocampo di Melk. Quarz è uno dei nomi con cui viene indicato un progetto che consiste nello scavo di tunnel per ricoverare le linee di produzione delle fabbriche d’armi, come ad esempio Steyr Daimler Puch AG.

Al numero 1153 di pagina 70 del registro dei morti del KL di Mauthausen viene registrato l’italiano Babolin “Albert”; il certificato di morte compilato il 26 gennaio 1945 informa che il prigioniero Alberto Babolin, ha cessato di vivere il 19 gennaio 1945, alle 20 precise, a seguito di polmonite; una nota a matita lo qualifica Polizeibeamter, ufficiale di polizia.

Come per la quasi totalità dei deportati morti nei campi di concentramento, anche il suo corpo non è stato mai recuperato; è verosimile che sia stato incenerito nel forno crematorio di Melk, costruito nell’autunno 1944, a supporto dell’ormai insufficiente impianto di Mauthausen, al quale erano di regola avviate le spoglie. [Anna Colombi, 2022 - Pietre d'Inciampo a Udine, alla memoria dei Poliziotti morti nei campi di concentramento, Udine 2022, ISBN 9788895752389, pp. 32-33]

Luigi basandella-4921-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
LUIGI BASANDELLA
NATO 1921
ARRESTATO 30.1.1945
DEPORTATO
MAUTHAUSEN-GUSEN
ASSASSINATO 25.4.1945
Sant’Osvaldo,
Via Pozzuolo, 16
Basandella, Luigi Luigi Basandella
Onelio Battisacco-4892-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
ONELIO BATTISACCO
NATO 1920
ARRESTATO 2.1.1945
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 21.3.1945
Via Veneto, 253
Battisacco, Onelio Onelio Battisacco
Giovanni Battista Berghinz-4958-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
GIOVANNI BATTISTA
BERGHINZ
NATO 1918
ARRESTATO 28.7.1944
INTERNATO
RISIERA DI SAN SABBA
ASSASSINATO 12.8.1944
Via Carducci, 2
Berghinz, Giovanni Battista Giovanni Battista Berghinz
QUI ERA IN SERVIZIO
BRUNO BODINI
NATO 1909
ARRESTATO 24.7.1944
DEPORTATO 1944
DACHAU
ASSASSINATO 20.2.1945
BUCHENWALD-OHRDRUF
Via Treppo, 4
Bodini, Bruno Bruno Bodini (1909–1945) era Vice Brigadiere
QUI ERA IN SERVIZIO
GIUSEPPE CASCIO
NATO 1908
ARRESTATO 24.7.1944
DEPORTATO 1944
DACHAU
ASSASSINATO 12.2.1945
MAUTHAUSEN-MELK
Via Treppo, 4
Cascio, Giuseppe Giuseppe Cascio (1908–1945) era un Applicato di PS
Silvano Castiglione-4934-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
SILVANO
CASTIGLIONE
NATO 1923
ARRESTATO 11.1.1945
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 5.5.1945
Via Brenari, 14
Castiglione, Silvano Silvano Castiglione
QUI ERA IN SERVIZIO
MARIO COMINI
NATO 1916
ARRESTATO 1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 15.10.1944
KOTTERN-WEIDACH
Via Treppo, 4
Comini, Mario Mario Comini (1916–1944) era una Guardia di PS
Luigi Cosattini-4967-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
LUIGI COSATTINI
NATO 1913
ARRESTATO 27.2.1944
DEPORTATO 1944
BUCHENWALD
ASSASSINATO APR. 1945
ASCHERSLEBEN
Via Cairoli, 4
Cosattini, Luigi Luigi Cosattini
QUI ERA IN SERVIZIO
ANTONINO D'ANGELO
NATO 1912
ARRESTATO 22.7.1944
DEPORTATO 1944
DACHAU
ASSASSINATO 16.4.1945
MAUTHAUSEN-MELK
Via Treppo, 4
d'Angelo, Antonino Antonino d'Angelo (1912–1945) era Commissario
Cecilia Deganutti-4941-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
CECILIA DEGANUTTI
NATA 1914
ARRESTATA 6.1.1945
INTERNATA
RISIERA DI SAN SABBA
ASSASSINATA 4.4.1945
Via Girardini, 5
Deganutti, Cecilia Cecilia Deganutti
Leone Jona-4904-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
LEONE JONA
NATO 1882
ARRESTATO 9.1.1944
DEPORTATO
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 7.9.1944
Via San Martino, 28
Jona, Leone Leone Jona
Elio Morpurgo-4949-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
ELIO MORPURGO
NATO 1858
ARRESTATO 26.3.1944
MORTO MARZO 1944
DURANTE IL TRASPORTO
DA AUSCHWITZ
Via Savorgnana, 10
Morpurgo, Elio Elio Morpurgo
QUI ERA IN SERVIZIO
ANSELMO PISANI
NATO 1912
ARRESTATO 2.8.1944
DEPORTATO 1944
DACHAU
ASSASSINATO 2.1.1945
MAUTHAUSEN-MELK
Via Treppo, 4
Pisani, Anselmo Anselmo Pisani (1912–1945) era una Guardia di PS
Giuseppe Quaiattini-4973-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
GIUSEPPE
QUAIATTINI
NATO 1916
ARRESTATO
DEPORTATO 1944
DACHAU, SPAICHINGEN
ASSASSINATO 21.1.1945
Beivars,
Via Bologna, 27
Quaiattini, Giuseppe Giuseppe Quaiattini
Silvio Rizzi-4979-Peralta.jpg
QUI ABITAVA
SILVIO RIZZI
NATO 1926
ARRESTATO 26.1.1945
DEPORTATO
MAUTHAUSEN
ASSASSINATO 25.3.1945
Via Bergamo, 11
Rizzi, Silvio Silvio Rizzi [2]
QUI ERA IN SERVIZIO
MARIO SAVINO
NATO 1914
ARRESTATO 22.7.1944
DEPORTATO 1944
DACHAU
ASSASSINATO 15.3.1945
MAUTHAUSEN-EBENSEE
Via Treppo, 4
Savino, Mario Mario Savino (1914–1945) era Vice Commissario
QUI ERA IN SERVIZIO
MARIO SAVINO
NATO 1910
ARRESTATO 24.7.1944
DEPORTATO 1944
DACHAU
ASSASSINATO 16.4.1945
MAUTHAUSEN-EBENSEE
Via Treppo, 4
Sgroi, Giuseppe Giuseppe Sgroi (1910–1945) era Commissario

Date di collocazione:

  • il 19 gennaio 2020 a Udine (Beivars, Via Bologna, 27; Via Bergamo, 11; Via Brenari, 14; Via Cairoli, 4; Via Carducci, 2; Via Girardini, 5; Sant’Osvaldo, Via Pozzuolo, 16; Via San Martino, 28; Via Savorgnana, 10; Via Veneto, 253)
  • il 22 aprile 2022 a Udine (Via Treppo, 4, preso l'allora Questura di Udine)[125]

Date di collocazione[modifica | modifica wikitesto]

Le pietre d'inciampo in questa regione sono state collocate dall'artista personalmente:

  • il 20 gennaio 2016 a Gorizia (Via Garibaldi 5, Via Giuseppe Mazzini 15, Via Graziadio Isaia Ascoli 25),
  • il 21 gennaio 2017 a Gorizia (Corso Italia 178),
  • il 23 gennaio 2018 a Gorizia (Largo Culiat 11), Doberdò del Lago (Via Brigata Trieste, 5)
  • il 28 gennaio 2019 a Ronchi dei Legionari, Doberdò del Lago (Marcottini, Via Cervi, 7; Via Roma), Gorizia (Via del Santo, 4)
  • il 18 gennaio 2020 a Pordenone
  • il 19 gennaio 2020 a Udine
  • il 20 gennaio 2020 a Fogliano Redipuglia, Ronchi dei Legionieri e Doberdo del Lago

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A Doberdò la posa di altre quattro pietre d’inciampo, in Il Piccolo, 23 gennaio 2022.
  2. ^ a b c Il Piccolo: Salgono a quattro le pietre d’inciampo a Doberdò, 27 gennaio 2019
  3. ^ A.N.P.I., Comitato Provinciale di Gorizia: Serie fascicoli per sonali, p. 327 di 1461
  4. ^ Primorski dnevnik: Tlakovec v spomin na Doberdobca, 23 gennaio 2018, con una fotografia della collocazione, con un ritratto della vittima
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