Piero Bartezzaghi

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Piero Bartezzaghi, noto anche con gli pseudonimi di Duca d’Alba, Zanzibar e Vittuone (Vittuone, 18 novembre 1933Milano, 9 ottobre 1989), è stato un enigmista italiano, autore tra i più noti dell'enigmistica classica e famoso per i suoi cruciverba.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Pietro Bartezzaghi[1][2] (noto come Piero) proveniva da una famiglia della provincia di Milano, figlio di un idraulico dipendente del Comune di Milano. Vive in un ambiente dialettofono e incontra la lingua italiana solo a scuola e sui libri presi in prestito da biblioteche ambulanti divenendone grande appassionato. A tredici anni decide di inviare un cruciverba da lui realizzato al popolare periodico illustrato La Domenica del Corriere, che lo pubblica indicando il nome dell'autore; pochi anni dopo, nel 1949, inizia la collaborazione, mai più interrotta, con La Settimana Enigmistica[3][1][4][5].

Divenuto nel frattempo perito chimico, trova un lavoro a Ferrara presso la Montecatini, ma mantenendo la collaborazione, a distanza, come enigmista per La Settimana Enigmistica, della quale diviene l'autore di punta e che nel 1960, dopo oltre dieci anni di fruttuosa collaborazione, gli propone un posto in pianta stabile nella redazione che accetta[3][4][5]. Oltre che nell'attività di cruciverbista, Bartezzaghi sulla Settimana è anche attivo negli altri settori enigmistici, e si rivela maestro nella creazione di giochi crittografici e poetici; tutto questo sotto vari pseudonimi, i più noti dei quali sono Zanzibar, Duca d'Alba e Vittuone (il suo paese natio); tutto ciò che non è un cruciverba viene firmato sotto pseudonimo[5].

Piero Bartezzaghi diviene celeberrimo, e destinatario di numerose lettere dalle persone più varie[5]. I più grandi aiuti di Bartezzaghi nel suo lavoro sono stati un dizionario di lingua italiana e le note enciclopedie Garzantine, tenuti sempre a portata di mano[5]. Malato di tumore al cervello, lavora fino a due ore prima di morire, per scongiurare il suo terrore di perdere le facoltà mentali[4]. Muore il 9 ottobre 1989, ma su La Settimana Enigmistica continuano a essere pubblicati suoi lavori inediti fino all'agosto 1990, quando nella composizione del Bartezzaghi lo sostituisce il figlio primogenito Alessandro, ovvero, sempre tra parentesi, (A. Bartezzaghi) e non più (P. Bartezzaghi)[1]. Viene sepolto a Milano, nel Campo Z del Cimitero di Lambrate, tumulato nella tomba 105[6].

Dei suoi tre figli maschi, Alessandro ha seguito le orme paterne alla Settimana Enigmistica del quale è co-direttore, mentre Stefano è ludolinguista, saggista e collabora con La Repubblica, curando la rubrica "Lessico e Nuvole"[7]; il terzo figlio Paolo è invece giornalista a La Gazzetta dello Sport[4].

Il Bartezzaghi[modifica | modifica wikitesto]

Dotato di grande cultura universale e padronanza linguistica, oltre che di pignoleria e memoria eccezionale, a partire dagli anni cinquanta Bartezzaghi è il creatore di un raffinato e difficile cruciverba a schema libero pubblicato su La Settimana Enigmistica a pagina 41, semplicemente firmato tra parentesi come (P. Bartezzaghi), e altrettanto semplicemente conosciuto fra gli appassionati come Il Bartezzaghi[5][8][4][9]. La popolarità di questo cruciverba, e soprattutto la sua difficoltà, finiscono presto col superare i confini specialistici dell'enigmistica[1]; ad esempio, nel 1976, Piero Mazzarella aggiunge nella commedia di Aldo De Benedetti Due dozzine di rose scarlatte la battuta "Quel tale è più complicato del Bartezzaghi"[10].

Nella sua opera Bartezzaghi si rivela altamente innovativo modernizzando, su indicazione del fondatore e direttore della rivista Conte Giorgio Sisini di Sorso, il linguaggio dell’enigmistica; vi fa infatti entrare parole straniere, marchi commerciali, neologismi, fatti e note di attualità e politica; inoltre utilizza l’alfabeto a 26 lettere, scandalizzando i puristi della lingua italiana, per i quali le lettere devono essere indiscutibilmente le canoniche 21[1][3].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

I suoi componimenti enigmistici in versi si trovano raccolti in un libro del 1999, Quello che volevo, curato dalla sua famiglia[11].

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Impatto culturale[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Forse non tutti sanno che..., su Il Post, 13 marzo 2016. URL consultato l'08 marzo 2017.
  2. ^ Matematica - Articoli - Interventi di…, su matematica-old.unibocconi.it. URL consultato l'08 marzo 2017.
  3. ^ a b c Un secolo di cruciverba: I magnifici 10 delle parole crociate, in Repubblica.it, 08 dicembre 2013. URL consultato l'08 marzo 2017.
  4. ^ a b c d e Le frasi matte dell'«altro» Bartezzaghi: «In redazione ho sentito urla beduine», ilgiornale.it, 23 luglio 2006. URL consultato il 5 febbraio 2017.
  5. ^ a b c d e f E' MORTO PIERO BARTEZZAGHI IL RE DELL' ENIGMISTICA ITALIANA - la Repubblica.it, in Archivio - la Repubblica.it. URL consultato l'08 marzo 2017.
  6. ^ Comune di Milano, App di ricerca defunti Not 2 4get.
  7. ^ (EN) Unisione - Lessico e nuvole - Repubblica.it, su www.repubblica.it. URL consultato l'08 marzo 2017.
  8. ^ Adnkronos, su www1.adnkronos.com. URL consultato l'08 marzo 2017.
  9. ^ 102 anni fa venivano pubblicate le prime parole crociate della storia, in DAILYBEST, 21 dicembre 2015. URL consultato l'08 marzo 2017.
  10. ^ Stefano Bartezzaghi, L'orizzonte verticale, Einaudi 2007, pag. 339
  11. ^ Bartezzaghi, Piero nell'Enciclopedia Treccani, su www.treccani.it. URL consultato l'08 marzo 2017.
  12. ^ Google Maps, su Google Maps. URL consultato l'08 marzo 2017.
  13. ^ TwoBottles, Matrioska - Klaxon, 23 febbraio 2012. URL consultato l'08 marzo 2017.
  14. ^ Rap Italia, COEZ - TORCIDA ft. BRIGA, 25 novembre 2012. URL consultato l'08 marzo 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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