Piedimonte Etneo

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Piedimonte Etneo
comune
Piedimonte Etneo – Stemma
Piedimonte Etneo – Veduta
Veduta panoramica di Piedimonte Etneo vista dalla zona dell'Etna con vista mare, Taormina e sullo sfondo la Calabria.
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Sicily.svg Sicilia
Città metropolitanaProvincia di Catania-Stemma.svg Catania
Amministrazione
SindacoIgnazio Puglisi (lista civica "Futuro in corso") dal 10-6-2013
Territorio
Coordinate37°48′24″N 15°10′45″E / 37.806667°N 15.179167°E37.806667; 15.179167 (Piedimonte Etneo)Coordinate: 37°48′24″N 15°10′45″E / 37.806667°N 15.179167°E37.806667; 15.179167 (Piedimonte Etneo)
Altitudine348 m s.l.m.
Superficie26,54 km²
Abitanti3 934[1] (30-11-2019)
Densità148,23 ab./km²
FrazioniPresa, San Gerardo, Vena
Comuni confinantiCalatabiano, Castiglione di Sicilia, Fiumefreddo di Sicilia, Linguaglossa, Mascali, Sant'Alfio
Altre informazioni
Cod. postale95017, 95010
Prefisso095
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT087035
Cod. catastaleG597
TargaCT
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[2]
Nome abitantipiedimontesi
Patronosant'Ignazio di Loyola
Giorno festivo31 luglio (seguita dalla festa locale la prima domenica d'Agosto)
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Piedimonte Etneo
Piedimonte Etneo
Piedimonte Etneo – Mappa
Posizione del comune di Piedimonte Etneo nella città metropolitana di Catania
Sito istituzionale

Piedimonte Etneo (Piamunti in siciliano[3]) è un comune italiano di 3 934 abitanti della città metropolitana di Catania in Sicilia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Piedimonte dista 35 km da Catania e 49 da Messina. Il territorio del Comune di Piedimonte Etneo si estende sul versante Nord-Est dell'Etna per circa 2646 ettari, di cui 794 ricadono nel territorio del Parco dell'Etna, tra le quote 130 e 2874 m. Il suo confine si sviluppa lungo il vallone Zambataro fino a Ponte Boria, passa da contrada Morabito, Vallone Santa Venera, percorrendolo fino a Presa, da qui seguendo il limite settentrionale delle lave di Scorciavacca giunge fino a serra Buffa, Monte Frumento delle Concazze e Pizzi Deneri, a questo punto scendendo verso Monte Zappinazzo, Case Bevacqua, Rocca Campana e Terremorte si ricollega con il Vallone Zambataro. Il paesaggio è caratterizzato dalla coesistenza di due territori nettamente differenti: uno tipicamente vulcanico, con colate laviche datate o recenti, l'altro sedimentario solcato da incisioni torrentizie.

Flora[modifica | modifica wikitesto]

Pur essendo esteso parecchio in altitudine, quasi raggiungendo con Pizzi Deneri, a quota 2800, la parte sommitale del vulcano, lo sviluppo delle aree naturali è limitato rispetto alle zone antropizzate. Infatti tutta l'area collinare, dai 300 ai 1000 m. circa si presenta coltivata. Nella fascia più bassa, a partire con il confine con Fiumefreddo di Sicilia, ritroviamo una sempreverde, il terebinto o "scornabeccu", che insieme al rovo, alla ferula, alla felce aquilina, al ricino caratterizza questi luoghi. Ad 800–1000 metri di altitudine troviamo sia boschi di castagno e roverella che terreni destinati al pascolo e alberati là dove prima c'erano seminativi e vigneti abbandonati. Proseguendo verso quota 1700 ecco comparire esemplari di pino laricio e di betulla dell'Etna. Sul fronte lavico troviamo la vegetazione tipicamente pioniera: saponaria, astragalo, ginestra.

Le aree coltivate nel territorio di Piedimonte Etneo, prevalenti, come abbiamo visto, su quelle a vegetazione naturale, si estendono dal suo estremo confine orientale fino ai 1150 m di monte Stornello, e seguono una progressione ben precisa. Nella fascia più bassa, al confine con Fiumefreddo di Sicilia, si insediano le colture di agrumi (che non superano i 500 s.l.m.): arance, mandarini, clementine e limoni, coltivati su terreni totalmente terrazzati. A queste quote è anche discretamente sviluppata la coltivazione dell'ulivo. Salendo in altitudine, a partire dai 450 metri, troviamo i vigneti: Piedimonte fa parte della fascia di produzione dei vini D.O.C. dell'Etna, e, infatti, la qualità denominata Nerello mascalese dà un ottimo vino Etna rosso D.O.C. Questo tipo di vite viene coltivata soprattutto ad alberello, che è il metodo più tradizionale, in misura minore è possibile riscontrare vigneti coltivati a "tendone" e soprattutto a "spalliera". Altri vitigni coltivati sono il Carricante e il Nerello cappuccio; quest'ultimo ha caratteristiche complementari a quelle del Nerello mascalese e non a caso, per tradizione, i due vitigni vengono utilizzati in taglio per produrre i vini rossi tipici dell'Etna. In particolare il Nerello cappuccio permette di ottenere vini con una colorazione più intensa e con una struttura più solida e longeva, che bene si sposano con l'eleganza e la linearità dei vini prodotti con il Nerello mascalese. Il Carricante, che produce vini bianchi (fra cui l'Etna bianco D.O.C.) è il secondo vitigno chiave della viticoltura etnea, anche se la sua coltivazione si è quasi sempre limitata al versante orientale del vulcano e a zone più elevate ove il Nerello mascalese fatica in genere a raggiungere una perfetta maturazione. In contemporanea ai vigneti troviamo i frutteti che offrono diverse qualità di mele (Red Delicious, Golden Delicious, Cola e Gelato Cola), pere (fra cui la varietà pera coscia), pesche e ciliegie. Dai 1000 metri in su incontriamo noccioleti e castagneti.

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

La diffusione dell'agricoltura nel territorio piedimontese determina la presenza di specie animali poco specializzate che possono frequentare sia le coltivazioni e i centri abitati, sia le aree cespugliate e i boschi delle quote medio alte. Nei pressi dei centri abitati, dove è diffusa un'agricoltura tradizionale, con piccoli appezzamenti coltivati a frutteti, vigneti e orti, troviamo specie molto comuni quali: il rospo, il geco, la lucertola, il pettirosso, il passero, il fringuello, il cardellino, il merlo, il topo (domestico e selvatico), la donnola, il riccio e varie specie di chirotteri. A queste, nelle zone coltivate a maggior estensione, che comprendono anche i noccioleti e vigneti delle quote più alte, si aggiungono il coniglio selvatico, la gazza, la cornacchia grigia, l'assiolo e il barbagianni. Gli ambienti boschivi ospitano, oltre al ghiro e al quercino soprattutto una ricca fauna aviaria: colombaccio, cuculo, picchio rosso, cinciallegra, ghiandaia, fanello, zigolo nero. A partire dai 1200 metri di altitudine, dove i boschi si alternano zone aperte, troviamo la lepre, il calandro e la monachella. Un cenno a parte merita la volpe, che essendo particolarmente adattabile, si trova in tutti gli ambienti citati, da quelli più antropizzati fin nelle zone altomontane al limite della vegetazione.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Piedimonte Etneo nel suo nascere, agli albori del XVII secolo, fu battezzata con il nome di Belvedere grazie agli incantevoli panorami che si ammirano dalla collina ove sorge, sita ai piedi del vulcano sul versante orientale dell'Etna. All'epoca il territorio di Piedimonte Etneo faceva parte dei possedimenti dei Gravina Cruyllas, baroni di Francofonte e principi di Palagonia, e fu appunto Ignazio Gravina Cruillas (1611-1685) che nel 1650 "principiò" sul feudo Bardella della baronia di Calatabiano "una nuova habitatione" chiamandola Piemonte. Successivamente il nipote Ignazio Sebastiano Gravina Amato (1657-1694), nonostante l'opposizione della vicina Linguaglossa, ottenne dal Tribunal del Real Patrimonio la licentia populandi. L'atto di vendita della licentia populandi fu stipulato il 30 agosto 1687, seguito il 22 settembre dal decreto viceregio che sanciva la nascita del nuovo paese.

Nonostante il nome richiesto alla Regia Curia fosse Piemonte, continuò ancora a chiamarsi Belvedere, nome caro ai suoi abitanti. In seguito prevalse il nome Piedimonte, cui fu aggiunto Etneo nel 1863, per distinguerlo da altri paesi con identico nome.

Il fondatore non era andato oltre l'edificazione di una piccola chiesa, intitolata a Sant'Ignazio di Loyola, di una dozzina di "casuncole terrane", di qualche forno, di un piccolo alloggio per suo servizio. Il nipote, ottenuta licenza, lasciata Palermo, si trasferì nella baronia di Calatabiano, ove si fece costruire due comode dimore: una all'Aquicella (detta ora Castello di San Marco) e l'altra a Piemonte. Stabilitosi in questi luoghi, nel 1689 vi realizzò altre costruzioni.

Fu Ferdinando Francesco (1675-1736), quarto signore di Piedimonte, il fautore della notevole espansione settecentesca del paese e dell'impronta urbanistica che tuttora lo caratterizza grazie all'apertura di strade dalla larghezza per l'epoca inconsueta. Vennero realizzate importanti costruzioni, fra cui ricordiamo l'acquedotto, la Porta San Fratello, il Carcere, la chiesa di San Michele Arcangelo e il Convento dei Cappuccini. In questo periodo si registra un rilevante aumento della popolazione. Molti furono gli immigrati trasferitisi dai paesi vicini, alcune famiglie vennero addirittura dalla Calabria, altre da Palermo a seguito del Principe.

Piedimonte Etneo continuò a crescere nel corso del Settecento, con l'apertura di nuove strade, la costruzione di palazzi lungo il corso principale e della Chiesa Madre con l'ampia piazza adiacente. Nel 1812 venne elevato a Comune e il primo sindaco fu Domenico Voces Todaro, che era stato più volte amministratore civico.

Sul finire del XIX secolo, la politica piedimontese fu offuscata da gravi fatti di corruzione e clientelismo, per i quali venivano concessi favoritismi ai parenti dei politici, mentre la popolazione soffriva per le condizioni indigenti in cui era costretta a vivere. Venne così sciolto il consiglio comunale e si chiese direttamente a re Umberto I la nomina di un commissario che potesse prendere provvisoriamente le redini del paese. La risposta da Roma non si fece attendere, e come da decreto del 28 agosto 1896, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, venne nominato il cav. Nicola Finelli[4].

Nel 1895 Piedimonte ebbe la sua stazione ferroviaria che la collegò a Giarre.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Madre Maria Santissima del Rosario

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

La Porta San Fratello[modifica | modifica wikitesto]

Porta San Fratello in una foto del 1931, quando era strutturalmente in stato originale
Porta San Fratello,foto attuale

Come precedentemente detto la fondazione di Piedimonte Etneo si deve ad Ignazio Sebastiano Gravina Cruyllas (1657-1694); il 22 settembre del 1687. Ma fu il figlio Ferdinando Francesco Gravina Cruyllas (1675 - 1736), il fautore della notevole espansione settecentesca del paese e dell'impronta urbanistica che tuttora lo caratterizza grazie all'apertura di strade dalla larghezza inconsueta. Vennero realizzate importanti costruzioni, la Porta San Fratello è una di queste. Oggi essa è un retaggio dell’antica feudalità, fu elevata nel 1712 su progetto dell'architetto palermitano Agatino Daidone. Il perché di tale denominazione non è del tutto chiaro. Esiste una tradizione locale che ci spiega il motivo di tale nome “Porta San Fratello”; pare che si chiamò così perché in corrispondenza ideale ai possedimenti del principe Ferdinando Francesco, appartenenti alla moglie Anna Maria Lucchese baronessa di San Fratello, in provincia di Messina. La “Porta” così costituiva il perfetto collegamento dei possedimenti del principe che andavano dal versante Jonico a quello Tirrenico. Un'altra tradizione certamente più suggestiva, vuole che il nome San Fratello derivi dal fatto che vicino al luogo dove sorge il portale esistesse una sorta di altarino raffigurante l'immagine di S. Alfio, S. Cirino e S. Filadelfo ricordati ancora oggi come i tre "santi fratelli". Da questa associazione di idee potrebbe essere nata la denominazione San Fratello. Il Portale è in pietra lavica martellinata, in stile arabo- siculo, dell’altezza di 13 m. Si tratta di due pilastri a sezione quadrata, con le estremità superiori a forma di piramide, sormontati da due sfere e collegati da un pregevole arco in ferro battuto con al centro un lanternone. In origine il portale era addossato alle case dei due fronti mediante delle "volute" o appendici che nel 1936 furono abbattute allo scopo di agevolare il passaggio pedonale sul marciapiede. Purtroppo solo nel 1988 la Porta San Fratello venne rimessa a nuovo come la vediamo oggi, vennero incaricati dei tecnici per un appropriato restauro, il basalto è stato martellinato con bocciarda e stuccato. In tempi posteriori, il portale si intitolò al Re Ferdinando II di Borbone, in omaggio a certi benefici ricevuti. Questa nuova denominazione di “Porta Ferdinanda” si riscontra solo negli atti consiliari del tempo, essa ebbe breve durata e si continuò a chiamare il maestoso monumento Porta San Fratello a furor di popolo, sino ai giorni nostri.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia si basa prevalentemente sul terziario legato alla pubblica amministrazione ed al turismo, seguono le tradizionali attività legate ad artigianato ed agricoltura, in storico arretramento. La produzione agricola si basa essenzialmente sull'agrumicoltura, la viticoltura (a buon titolo, infatti, Piedimonte è inserita nel circuito delle città del vino) e l'olivicoltura da parte di piccoli proprietari. Negli ultimi decenni si è sviluppata la coltura in serre soprattutto di piante ornamentali e di ortaggi. L'elevato numero di cascinali ridotti a rudere e di terreni lasciati all'abbandono e alle sterpaglie è indice del continuo abbandono delle campagne, un tempo coltivate e verdeggianti, da parte della popolazione.

A livello turistico, per la sua posizione geografica Piedimonte è luogo di transito per chi vuole raggiungere le parti alte della zona est del vulcano, mantenendo contemporaneamente un facile e veloce accesso alla costa ionica.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[5]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Bibilioteche[modifica | modifica wikitesto]

Piedimonte dispone della biblioteca comunale "Antonio Silvestri", che ha sede in via Luigi Capuana e custodisce oltre 10.000 testi[6].

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

La festa del patrono, Sant'Ignazio da Loyola, che si svolge il 31 luglio e la prima domenica di agosto, offre anche l'opportunità di partecipare a varie sagre locali, nonché fino a qualche anno fa al Trofeo di Sant'Ignazio, importante gara podistica che richiamava atleti di fama internazionale. Tra le altre manifestazioni da ricordare l'Estate Piedimontese, durante la quale si svolgono mostre, concerti, rappresentazioni teatrali e tornei sportivi; e la Festa della Vendemmia che ogni anno dal 1998, alla fine di settembre, rievoca le antiche tradizioni e gli antichi usi relativi, appunto, a quella che un tempo era la ricchezza delle contrade del paese.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

La storia di Piedimonte, ricca di motivi suggestivi per le sue origini, si carica poi di particolare fascino se si evocano i lontani trascorsi della civiltà bizantina presente nella frazione di Vena, testimoniata soprattutto dalla pregiata icona della Vergine con il Bambino di antica arte orientale, custodita nell'omonimo santuario. Il nome della frazione deriverebbe dalla vena d'acqua scaturita secondo tradizione dall'urto prodotto dallo zoccolo di una mula che accompagnava dei frati. Il culto della Madonna della Vena risale al VI secolo, quando fu fondato un convento di monaci basiliani, trasformato nel XIII in abbazia, poi soppressa.

Altra frazione è Presa, il cui nome è legato alle sorgenti d'acqua numerose nella zona. La borgata, antico villaggio nel feudo di San Basilio, nel corso degli anni si è ben sviluppata nella sua struttura, tanto da essere, oggi, un accogliente centro di villeggiatura.

Si ricorda inoltre la frazione di San Gerardo, meta di pellegrinaggi per il culto di San Gerardo Maiella, cui è dedicata la chiesa, elevata a santuario nel 2000. La contrada di San Gerardo in questi ultimi anni è divenuta sede di villeggiatura. Il culto a San Gerardo nasce a Piedimonte intorno al 1920, quando una certa donna Menica Mazza, presso la contrada Millicucco, affetta da una malattia fu miracolata da un santo visto in una immaginetta che trovava spesso a terra in casa sua. Accaduto il miracolo della guarigione seppe che il santo tanto invocato era San Gerardo; successivamente donna Menica, cedendo una parte del proprio territorio, edificò una cappella in suo onore. Nel 1948 fu ultimata la chiesa adiacente alla cappella che tutt'oggi è meta di molti pellegrini. Ogni anno l'ultima domenica d'agosto hanno luogo i festeggiamenti in onore di San Gerardo preceduti da una settimana di preparazione.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
16 giugno 1985 2 giugno 1990 Salvatore Cassaniti Democrazia Cristiana Sindaco [7]
2 giugno 1990 11 maggio 1993 Salvatore Cassaniti Democrazia Cristiana Sindaco [7]
25 maggio 1993 18 gennaio 1994 Leonardo Nicotra Democrazia Cristiana Sindaco [7]
1º luglio 1994 25 maggio 1998 Leonardo Nicotra lista civica Sindaco [7]
25 maggio 1998 27 maggio 2003 Giuseppe Cavallaro centro Sindaco [7]
27 maggio 2003 17 giugno 2008 Giuseppe Cavallaro lista civica Sindaco [7]
17 giugno 2008 13 giugno 2013 Giuseppe Pidoto lista civica Sindaco [7]
13 giugno 2013 in carica Ignazio Puglisi lista civica Sindaco [7]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è attraversato dalla strada statale 120 dell'Etna e delle Madonie e dalle strade provinciali 2, 221, 190 e 68.

Sono presenti le stazioni della ferrovia Circumetnea Piedimonte Etneo e Terremorte.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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