Picnomon acarna

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Cardo spino-bianco
Picnomon acarna InflorescenceCloseup CampodeCalatrava.jpg
Picnomon acarna
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Carduinae
Genere Picnomon
Adan., 1763
Specie P. acarna
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Carduoideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Carduinae
Nomenclatura binomiale
Picnomon acarna
(L.) Cass., 1826
Nomi comuni

Cirsio acarna
Picnomo

Il cardo spino-bianco (nome scientifico Picnomon acarna (L.) Cass., 1826) è una pianta erbacea spinosa e perenne, appartenente alla famiglia delle Asteraceae. È anche l'unica specie del genere Picnomon Adan., 1763.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome italiano “cardo” è abbastanza generico in quanto nel linguaggio comune si riferisce a diversi generi e specie di piante. Tra i generi che vengono chiamati direttamente “cardo”, oppure hanno una o più specie che comunemente si chiamano con questo nome citiamo: Carduus, Carduncellus, Carlina, Centaurea, Cnicus, Cynara, Echinops, Galactites, Jurinea, Onopordum, Scolymus, Silybum, Tyrimnus, tutti della famiglia delle Asteraceae. Ma anche in altre famiglie abbiamo dei generi con delle specie che volgarmente vengono chiamate “cardi” : il genere Eryngium della famiglia delle Apiaceae o il genere Dipsacus della famiglia delle Dipsacaceae.
Il binomio scientifico della pianta di questa voce è stato proposto inizialmente da Carl von Linné (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, perfezionato successivamente dal conte Alexandre Henri Gabriel de Cassini (1781 – 1832), botanico e naturalista francese, nella pubblicazione ”Dictionnaire des Sciences Naturelles” del 1826.[1]. Mentre il nome del genere è stato pubblicato per la prima volta dal botanico francese di origine scozzese Michel Adanson (1727 – 1806) nella pubblicazione ”Familles des Plantes” del 1763.[2][3]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il portamento

Questa pianta può raggiungere un'altezza di 2 – 5 dm. La forma biologica della specie è emicriptofita scaposa (H scap); ossia sono piante perennanti per mezzo di gemme poste al suolo e con fusto allungato ed eretto con poche foglie (non cespuglioso). È una pianta spinosa sia sulle foglie che nel fusto.[4]

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono di tipo secondario.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

La parte aerea del fusto è eretta e alato-spinosa. La parte terminale è ramosa-corimbosa.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie

Le foglie hanno la lamina lineare -lanceolata di tipo dentato- pennatifida con 3 – 4 denti acuti per ogni lato terminanti con spine lunghe 5 – 12 mm. Tra i denti sono presenti dei fitti dentelli spinulosi. Dimensioni delle foglie: larghezza 1 cm; lunghezza 8 – 12 cm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

Le infiorescenze sono formate da capolini sub-sessili o solitari o disposti in fascetti. I capolini sono superati dalle foglie bratteali molto lunghe. I fiori sono racchiusi in un involucro cilindrico formato da diverse squame (o brattee) terminanti con una spina pennata e superfici densamente setose (per peli lanosi di tipo aracnoide). All'interno dell'involucro un ricettacolo fa da base ai fiori tubulosi. Dimensioni dell'involucro: larghezza 8 mm; lunghezza 15 mm. Diametro del capolino: 10 – 15 mm.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

I fiori del capolino sono tutti tubulosi (il tipo ligulato, presente nella maggioranza delle Asteraceae, qui è assente), sono inoltre ermafroditi, tetraciclici (a 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (ogni verticillo ha 5 elementi).

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio[5]
  • Calice: i sepali del calice sono ridotti al minimo (una coroncina di scaglie).
  • Corolla: il colore della corolla è roseo-purpureo; lunghezza dei fiori tubulari: 15 – 18 mm.
  • Androceo: gli stami sono 5 ed hanno dei filamenti liberi e papillosi che possiedono la particolarità di compiere dei movimenti per liberare il polline. Le antere sono caudate alla base (hanno una coda corta).
  • Gineceo l'ovario è infero; gli stigmi sono glabri (hanno un ciuffo di peli solo all'apice dello stilo che sporge rispetto alla corolla). La superficie stigmatica è posta all'interno degli stigmi.[6]
  • Fioritura: da giugno a luglio.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il pappo

I frutti sono degli acheni con pappo. La forma dell'achenio è ellittico-compressa. All'apice gli acheni sono privi della coroncina (presente in altri generi); è presente invece una protuberanza emisferica. La superficie è liscia, glabra colorata dal marrone al nero con macchie longitudinali più chiare. Il pappo è formato da setole (o peli) piumosi; il colore è bianco o bianco-giallastro. Dimensione dell'achenio: 4 – 6 mm. Lunghezza del pappo: 12 – 15 mm.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[7] – Distribuzione alpina[1])

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico questa specie appartiene alla seguente comunità vegetale:[1]

Formazione: delle comunità terofitiche pioniere nitrofile
Classe: Stellarietea mediae

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza del Picnomon acarna (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[10] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[11]). Il genere Picnomon è monotipo: l'unica specie è quella di questa voce.
Il basionimo per questa specie è: Cirsium acarna L., 1753[1], oppure secondo altre fonti Carduus acarna L.[12]
Il numero cromosomico di P. acarna è: 2n = 32.[3][13]

Filogenesi[modifica | modifica wikitesto]

Carduus group - Cladogramma

In base ad analisi di tipo filogenetico combinata sul DNA nucleare e sui cloroplasti[14] il genere Picnomon risulta inserito nel ”Carduus group” insieme ai seguenti generi:

  • Carduus group:

Questo gruppo, comprendente 10 generi e circa 380 specie distribuite soprattutto nella regione mediterranea, è caratterizzato da piante erbacee spinose (raramente senza spine) a ciclo biologico annuale, bienne e perenne. Le foglie sono decorrenti e spesso i fusti sono alati. I capolini sono caratterizzati da fiori omogamici (raramente quelli esterni sono sterili). Il colore delle corolle è generalmente porpora, ma anche giallo o bianco (meno spesso giallo). Le antere hanno delle corte code con filamenti papillosi. I frutti acheni hanno una superficie liscia e sono strettamente ob-ovoidi, ob-lunghi o orbicolati.[3]
Il cladogramma a lato, tratto dallo studio citato[14] e semplificato, costruito sull'analisi di alcune specie del gruppo, dimostra la posizione centrale del genere Picnomon insieme al “gruppo fratello” Notobasis. Per il momento il ”Carduus group” viene considerato come ”gruppo naturale” (da un punto di vista strettamente cladistico è polifiletico) in quanto la delimitazione dei due generi più grandi (Carduus e Cirsium) è ancora problematica: dalle analisi i due cladi di questi generi hanno ancora bassi supporti cladistici.[14]

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[12][13]

  • Carlina acarna (L.) M.Bieb.
  • Carthamus canescens Lam.
  • Cirsium acarna Moench
  • Cirsium pisidium Wettst.
  • Cnicus acarna (L.) L.
  • Picnomon canescens Bubani, 1899
  • Picnomon spinosum St-Lager, 1880

Sinonimo per il genere:

  • Acarna Vaill.

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

Questa specie è molto simile alle specie del genere Carduus . Si distinguono da quest'ultimo genere per le seguenti caratteristiche:[4]

  • le squame dell'involucro terminano con una spina pennata;
  • il pappo è formato da setole (o peli) piumosi;
  • all'apice gli acheni sono senza coroncina; è presente invece una protuberanza emisferica.

Ecologia[modifica | modifica wikitesto]

In alcuni paesi come nel Libano questa pianta è considerata infestante delle colture agricole. Una volta stabilitasi in un certo territorio entra in concorrenza soprattutto con altre colture di cereali soffocandole. Anche per il pascolo può presentare dei problemi in quanto le sue spine appuntite allontanano le pecore e altri animali limitando così le zone da pascolo.[15]

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

Il Cirsio acarna in altre lingue viene chiamata nei seguenti modi:

  • (DE) Federdistel
  • (FR) Picnomon acarna
  • (EN) Soldier thistle

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 590.
  2. ^ The International Plant Names Index, su ipni.org. URL consultato il 5 aprile 2012.
  3. ^ a b c Kadereit & Jeffrey 2007, pag. 132.
  4. ^ a b Pignatti 1982, Vol. 2 - pag. 151.
  5. ^ Tavole di Botanica sistematica, su dipbot.unict.it. URL consultato il 20 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 14 maggio 2011).
  6. ^ Judd 2007, pag. 523.
  7. ^ Conti et al. 2005, pag. 143.
  8. ^ Global Compositae Checklist, su compositae.landcareresearch.co.nz. URL consultato il 6 aprile 2012.
  9. ^ Germplasm Resources Information Network [collegamento interrotto], su ars-grin.gov. URL consultato il 6 aprile 2012.
  10. ^ Judd 2007, pag. 520.
  11. ^ Strasburger 2007, pag. 858.
  12. ^ a b Global Compositae Checklist, su compositae.landcareresearch.co.nz. URL consultato il 6 aprile 2012.
  13. ^ a b Index synonymique de la flore de France, su www2.dijon.inra.fr. URL consultato il 6 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 28 giugno 2012).
  14. ^ a b c Nu´ ria Garcia-Jacas, Teresa Garnatje, Alfonso Susanna and Roser Vilatersana, Tribal and Subtribal Delimitation and Phylogeny of the Cardueae (Asteraceae): A Combined Nuclear and Chloroplast DNA Analysis (PDF) [collegamento interrotto], in Molecular Phylogenetics and Evolution - Vol. 22, No. 1, January, pp. 51– 64, 2002.
  15. ^ Holm, L. G., J. V. Pancho, J. P. Herberger, and D. L. Plunknett., A Geographical Atlas of World Weeds, John Wiley and Sons, New York 1979 – Pag. 391.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae (PDF), in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  • Kadereit J.W. & Jeffrey C., The Families and Genera of Vascular Plants, Volume VIII. Asterales. Pag 132, Berlin, Heidelberg, 2007.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume 3, Bologna, Edagricole, 1982, p. 151, ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume 2, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 590.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Strasburger E, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, p. 143, ISBN 88-7621-458-5.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Specie[modifica | modifica wikitesto]

Genere[modifica | modifica wikitesto]