Piattaforma di ghiaccio Larsen

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Piattaforma di ghiaccio Larsen
Stato Antartide Antartide
Territorio Penisola Antartica
Regione Terra di Graham, Terra di Palmer
Coordinate 67°30′S 62°12′W / 67.5°S 62.2°W-67.5; -62.2Coordinate: 67°30′S 62°12′W / 67.5°S 62.2°W-67.5; -62.2
Mappa di localizzazione: Antartide
Piattaforma di ghiaccio Larsen
Piattaforma di ghiaccio Larsen
Le quattro parti in cui si considera divisa la piattaforma glaciale Larsen.
Il collasso della piattaforma, si nota la diminuzione dell'estensione dal 1998 al 2002.

La piattaforma di ghiaccio Larsen (67° 30 S, 62° 30′ W) è una grande piattaforma glaciale situata nella zona nord occidentale del mare di Weddell che si estende lungo la costa orientale della penisola Antartica da capo Longing fino all'area meridionale dell'isola di Hearst, in Antartide. La piattaforma fu così chiamata in onore del capitano Carl Anton Larsen, comandante della baleniera norvegese Jason, che nel dicembre del 1893 navigò lungo il fronte ghiacciato fino alla latitudine di 68°10' Sud, quota fino ad allora mai raggiunta.[1]

Più precisamente, la piattaforma Larsen è l'insieme di quattro piattaforme che occupano (o occupavano) tre diverse baie lungo la costa. Da nord a sud, i ricercatori che lavorano nell'area identificano tali piattaforme come Larsen A (la più piccola), Larsen B, Larsen C (la più grande) e la Larsen D.[2]

Piattaforma glaciale[modifica | modifica wikitesto]

Diversi studi hanno dimostrato che a metà dell'attuale interglaciale l'odierna piattaforma Larsen A, che era la più settentrionale ed esterna al Circolo polare antartico, si era disgregata per poi riformarsi circa 4.000 anni fa, mentre la Larsen B è rimasta stabile per almeno 10-12.000 anni.[3]

La massima età raggiunta dal ghiaccio sull'attuale fronte della piattaforma arriva soltanto a circa 200 anni. La velocità di avanzamento del ghiacciaio Crane è aumentata di tre volte dopo il collasso della Larsen B e ciò è probabilmente dovuto al fatto che è venuto a mancare l'effetto frenante dato dalla grande massa della piattaforma.[4]

I dati raccolti nel 2007 da un team di ricercatori internazionali grazie a misurazioni radar satellitari sembrano indicare che la massa totale dell'intera piattaforma stia diminuendo sempre di più.[5]

Il collasso della Larsen B ha rivelato un fiorente ecosistema chemiotrofico ad una profondità di 800 m sotto il livello del mare. Nonostante la bassa temperatura dell'acqua e la quasi totale assenza di luce, infatti, una comunità di vongole e diversi biofilm popolavano riccamente i sedimenti marini. La scoperta del tutto casuale è avvenuta quando alcuni scienziati dello U.S. Antarctic Program hanno analizzato la natura di alcuni sedimenti prelevati da una profonda depressione glaciale grande due volte il Texas nella zona nord occidentale del mare di Weddell. Grazie allo strato di ghiaccio che la ricopriva, l'area era rimasta protetta da detriti e sedimenti, che hanno invece iniziato a depositarsi sui biofilm dopo la rottura del suddetto strato. Tale riparo offerto dalla piattaforma, assieme alla presenza di metano e acido solfidrico ed all'esistenza di sorgenti fredde di idrocarburi (in inglese: cold seeps) che possono fungere da fonte di energia chimica atta al mantenimento di un ecosistema, avevano reso possibile lo svilupparsi della vita anche in un ambiente così ostile. Ulteriori osservazioni hanno permesso di vedere come le vongole avessero formato colonie proprio tutto intorno alla bocca delle sorgenti.[6]

Rottura[modifica | modifica wikitesto]

Un'immagine del collasso della piattaforma Larsen B ed il suo confronto con lo stato di Rhode Island.
Pezzi della Larsen B rimasti fino al 2005.

Gli eventi di disgregamento della piattaforma Larsen furono davvero insoliti rispetto a quanto visto fino ad allora. Tipicamente, le piattaforme glaciali perdono massa a causa del distacco di iceberg o a causa dello scioglimento delle loro superfici, superiore ed inferiore, ma tale perdita di massa viene compensata dal continuo flusso glaciale che alimenta la piattaforma; nel caso della Larsen, invece, il disgregamento della piattaforma fu così vasto e veloce come mai si era visto prima. Nel 2005 il quotidiano The Independent associò la insolita, massiccia disintegrazione della Larsen ai cambiamenti climatici che stavano colpendo la penisola Antartica, con un riscaldamento medio di 0,5 °C per decennio a cominciare dalla fine degli anni quaranta.[7] Stando ad alcuni articoli pubblicati sulla rivista Journal of Climate nel 2006 questo riscaldamento localizzato è causato dal riscaldamento globale antropogenico cha avrebbe portato ad un rafforzamento dei venti circolanti in Antartide.[8]

Larsen A[modifica | modifica wikitesto]

La piattaforma Larsen A si è disintegrata nel gennaio 1995.[2]

Larsen B[modifica | modifica wikitesto]

Tra la fine di gennaio e l'inizio di marzo 2002 la piattaforma Larsen B collassò parzialmente ed alcune parti si ruppero per un totale di 3.250 km² di ghiaccio spesso 220 m, una superficie comparabile a quella dello stato di Rhode Island.[9] Nel 2015 uno studio basato sull'osservazione del flusso glaciale e del rapido insottilimento dei ghiacciai della zona, ha concluso che la porzione rimanente della Larsen B si disintegrerà entro la fine del decennio.[10]

Stando ai ricercatori della Queen's University, la Larsen B era rimasta stabile per almeno 12.000 anni, praticamente per l'intero Olocene, sin dalla fine dell'ultima era glaciale.[3] Al contrario, sempre secondo quello studio, la Larsen A "era scomparsa per gran parte del periodo e si era riformata circa 4.000 anni fa".

Nonostante la sua stabilità millenaria, la piattaforma Larsen B ha ceduto a causa alle correnti calde che letteralmente consumavano la parte inferiore della piattaforma.[11] Ciò che all'inizio sorprese particolarmente i glaciologi fu la velocità con cui la piattaforma era arrivata alla rottura, il tempo impiegato era stato infatti inferiore alle tre settimane. Si comprese poi che alcuni fattori non erano stati presi in considerazione, come ad esempio il fatto che durante le 24 ore di luce del giorno estivo, sulla superficie della piattaforma si formasse dell'acqua liquida che, penetrando nelle fessure e ricongelando, agiva da cuneo provocando con l'andare del tempo la rottura della piattaforma.[12][13] Secondo Ted Scambos, dello National Snow and Ice Data Center della University of Colorado, l'aumento globale della tempertura dell'aria non è stato il solo fattore ad aver causato la rottura, altri fattori da chiamare in causa sarebbero infatti l'aumento della temperatura degli oceani ed una diminuzione graduale della massa glaciale che sta avendo luogo da secoli nella penisola Antartica.[14]

Larsen C[modifica | modifica wikitesto]

Un dettaglio della spaccatura fotografata il 10 novembre 2016 nella Larsen C da John Sonntag, ricercatore NASA.

Nel 2004 uno studio ha concluso che, sebbene la terza regione della piattaforma, posta nella parte più meridionale e denominata "Larsen C", appaia essere relativamente stabile,[15] il continuo riscaldamento potrebbe portare alla sua disntegrazione entro la fine del prossimo decennio,[16] e nuovi rilevamenti effettuati nell'estate del 2016 sembrano indicare che il temuto processo di disintegrazione abbia già avuto inizio.[17][18] Il 10 novembre 2016, nel corso dell'operazione IceBridge, alcuni ricercatori NASA hanno fotografato una spaccatura presente nella piattaforma Larsen C,[19] mostrandone le impressionanti dimensioni: circa 110 km di lunghezza per una larghezza di 91 m e una profondità di 500 m. A dicembre 2016, la frattura si era estesa di altri 21 km, al punto che erano rimasti soltanto 20 km prima della completa rottura[20] con il conseguente collasso di un'area di circa 6.000 km2, corrispondente a circa il 9-12% dell'intera piattaforma.[21]

Un'immagine ottenenuta dal MODIS montato sul satellite Aqua della NASA che mostra la completa rottura della piattaforma avvenuta il 12 luglio 2017.
Un'immagine fotografica della completa frattura della piattaforma ottenuta dal satellite Sentinel-1B dell'ESA il 12 luglio 2017.

Mercoledì 12 luglio 2017, membri del progetto MIDAS, un progetto di monitoraggio delle piattaforme glaciali finanziato dalla NASA, hanno annunciato che tra il 10 e il 12 luglio è avvenuto il distacco di una porzione di 5.800 km2 di ghiaccio dalla Larsen C.[22] L'iceberg venutosi a creare, denominato A68, pesa più di un trilione di tonnellate[23][24] ed ha uno spessore di oltre 200 m.[25] La rottura finale è stata osservata dallo spettroradiometro MODIS presente sul satellite Aqua della NASA e confermati dal radiometro VIIRS del satellite Suomi NPP.[26] Per adesso non ci si aspetta che l'iceberg, denominato "A-68", prenda il largo e che risulti quindi un immediato pericolo per la navigazione, ma potrebbe costituire un rischio concreto se iniziasse a muoversi verso nord.[25]

Si stima che se anche la rimanente regione della piattaforma dovesse sciogliersi, il livello dei mari aumenterebbe di circa 10 cm[27], a quel punto, inoltre, l'enorme piattaforma Larsen avvistata per la prima volta nel 1893 da Carl Anton Larsen e dai marinai della Jason sarebbe andata in gran parte distrutta meno di un secolo e mezzo dopo la sua scoperta.

Larsen D[modifica | modifica wikitesto]

La piattaforma Larsen D è situata tra la penisola di Smith, a sud, e l'altura di ghiaccio Gipps, a nord. La piattaforma è considerata a tutt'oggi piuttosto stabile e, anzi, negli ultimi cinquant'anni la sua superficie è aumentata, in controtendenza con quanto avvenuto per diverse altre piattaforme come la sopraccitata Larsen C. La ricognizione più recente ha mostrato un'estensione della formazione di circa 22.600 km2 ma la misura non risulta troppo precisa a causa del fatto che, la veloce formazioni di ghiaccio marino davanti ad essa, rende difficile distinguere il confine tra la piattaforma e la banchisa.[28]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Piattaforma di ghiaccio Larsen, in Geographic Names Information System, USGS.
  2. ^ a b Scientists Trek to Collapsing Glaciers to Assess Antarctica’s Meltdown and Sea-Level Rise 1 luglio 2012 Scientific American
  3. ^ a b Press Release (2005) "Ice Shelf disintegration threatens environment, Queen's study" Queens University, Kingston, Ontario, online su American Association for the Advancement of Science's Eurekalert
  4. ^ E. Rignot, G. Casassa, P. Gogineni, W. Krabill, A. Rivera e R. Thomas, Accelerated ice discharge from the Antarctic Peninsula following the collapse of Larsen B ice shelf (PDF), in Geophysical Research Letters, vol. 31, nº 18, American Geophysical Union, 2004, DOI:10.1029/2004GL020697. URL consultato il 21 ottobre 2016.
  5. ^ Perlman, David (2008) "Antarctic Glaciers Melting More Quickly" San Francisco Chronicle (26 gennaio), p. A2, online
  6. ^ Eugene Domack, Scott Ishman, Amy Leventer, Sean Sylva, Veronica Willmott e Bruce Huber, A Chemotrophic Ecosystem Found Beneath Antarctic Ice Shelf, in Eos, Transactions American Geophysical Union, vol. 86, nº 29, American Geophysical Union, 19 luglio 2005, DOI:10.1029/2005EO290001. URL consultato il 20 ottobre 2016.
  7. ^ Connor, Steve (2005) "Ice shelf collapse was biggest for 10,000 years since Ice Age" The Independent, London (4 Agosto), online
  8. ^ Marshall et al., "The Impact of a Changing Southern Hemisphere Annular Mode on Antarctic Peninsula Summer Temperatures", Journal of Climate, vol. 19, pp. 5388–5404, October 2006.
  9. ^ Hulbe, Christina (2002) "Larsen Ice Shelf 2002, warmest summer on record leads to disintegration", sito dell'Università Statale di Portland, online
  10. ^ NASA, NASA Study Shows Antarctica’s Larsen B Ice Shelf Nearing Its Final Act, nasa.gov, 14 maggio 2015.
  11. ^ Pearce, Fred (2006) The Last Generation: How Nature Will Take Her Revenge for Climate Change, Eden Project Books, p. 92
  12. ^ Larsen B Ice Shelf Collapses in Antarctica
  13. ^ Antarctic Ice Shelf Collapse Triggered By Warmer Summers Office of News Services, University of Colorado at Boulder, 16 gennaio 2001
  14. ^ Experts challenge ice shelf claim - Two scientists have claimed that climate change was not the only cause of the collapse of a 500bn tonne ice shelf in Antarctica six years ago, BBC News, 7 febbraio 2008. URL consultato il 21 ottobre 2016.
  15. ^ Riedl C, Rott H, Rack W (2004) "Recent Variations of Larsen Ice Shelf, Antarctic Peninsula, Observed by Envisat" Proceedings of the 2004 Envisat & ERS Symposium, Salisburgo, Austria, online
  16. ^ Rignot, Eric (2007) "Mass Balance and Ice Dynamics of Antarctic Peninsula Glaciers for IPY2007-2008" Proposal #359, International Polar Year Expression of Intent.
  17. ^ Adrian Luckman, Daniela Jansen, Martin O'Leary e team MIDAS, A growing rift on Larsen C, projectmidas.org, 18 agosto 2016. URL consultato il 21 ottobre 2016.
  18. ^ Zee Media Bureau, A massive rift is threatening Antarctic Larsen C ice shelf to collapse, zeenews.india.com, 23 agosto 2016. URL consultato il 20 ottobre 2016.
    «Media report on Project MIDAS».
  19. ^ Sarah Loff, Rift in Antarctica's Larsen C Ice Shelf, NASA, 13 dicembre 2016. URL consultato il 5 gennaio 2017.
  20. ^ Matt McGrath, Huge Antarctic iceberg poised to break away, BBC, 5 gennaio 2017. URL consultato il 5 gennaio 2017.
  21. ^ Growing Crack in Antarctica's Larsen C Ice Shelf Spotted by NASA's MISR, NASA.
  22. ^ Giant iceberg splits from Antarctic, BBC, 12 luglio 2017. URL consultato il 12 luglio 2017.
  23. ^ Massive iceberg breaks away from Antarctica, CNN, 12 luglio 2017. URL consultato il 12 luglio 2017.
  24. ^ Larsen C calves trillion ton iceberg, Project MIDAS, 12 luglio 2017. URL consultato il 12 luglio 2017.
  25. ^ a b Jonathan Amos, Giant iceberg splits from Antarctic, BBC, 12 luglio 2017. URL consultato il 12 luglio 2017.
  26. ^ Project MIDAS, Larsen C calves trillion ton iceberg, su Project MIDAS. URL consultato il 12 luglio 2017.
  27. ^ Huge Antarctic iceberg poised to break away, BBC News, 6 gennaio 2017. URL consultato il 6 gennaio 2017.
  28. ^ Overview of areal changes of the ice shelves on the Antarctic Peninsula over the past 50 years. (PDF), in The Cryosphere Discussions, nº 3, pp. 579-630.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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