Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

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Distribuzione PNRR

██ Missione 1: digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo (40,32%)

██ Missione 2: rivoluzione verde e transizione ecologica (59,47%)

██ Missione 3: infrastrutture per una mobilità sostenibile (25,4%)

██ Missione 4: istruzione e ricerca (30,88%)

██ Missione 5: inclusione e coesione (19,81%)

██ Missione 6: salute (15,63%)

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza[1] (PNRR; in inglese Recovery and Resilience Plan, abbreviato in Recovery Plan[2] o RRP[3]) è il piano preparato dall'Italia per rilanciarne l'economia dopo la pandemia di COVID-19, al fine di permettere lo sviluppo verde e digitale del Paese.[1]

Il PNRR fa parte del programma dell'Unione europea noto come Next Generation EU, un fondo da 750 miliardi di euro per la ripresa europea (per questo noto in inglese come Recovery Fund, cioè Fondo per la ripresa).[4] All'Italia sono stati assegnati 191,5 miliardi (70 in sovvenzioni a fondo perduto e 121 in prestiti).

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il termine ripresa vuole indicare l'impatto economico e finanziario che intende determinare l'attuazione di questo Piano, che si propone di ricostruire un tessuto economico e sociale coniugando e incentivando le opportunità connesse alla transizione ecologica e digitale così da poter creare occupazione, migliorando al contempo la qualità del lavoro e i servizi di cittadinanza, in primis quelli incentrati sulla salute e l’istruzione. Il termine resilienza in questo contesto intende evidenziare le capacità di reazione a quanto accaduto insite in tutti gli attori (Stato, imprese, cittadini), la capacità di reagire senza subire.

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

L'idea di un fondo per risollevare le economie degli Stati membri dell'Unione europea appena colpiti dalla pandemia di COVID-19 fu dapprima avanzata nell'aprile 2020 e definitivamente approvata nel Consiglio europeo straordinario del luglio 2020.

Una prima versione del documento che stabiliva la destinazione di utilizzo della porzione del fondo per la ripresa spettante all'Italia, che prese il nome di Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza, fu approvata nel gennaio 2021 dall'esecutivo allora in carica, ovvero il governo Conte II.[5] A seguito della crisi del governo Conte e della sua sostituzione da parte del governo Draghi, quest'ultimo riscrisse parzialmente il PNRR.[1][6]

L'approvazione del PNRR ha subito un iter complesso: la versione deliberata dal Consiglio dei ministri è stata sottoposta al voto sia della Camera dei deputati sia del Senato della Repubblica; quindi, dopo un ulteriore passaggio in Consiglio dei ministri, il governo italiano ha presentato il proprio piano alla Commissione europea il 30 aprile 2021,[7] contemporaneamente ai progetti analoghi sottoposti dai governi di Austria, Belgio e Slovenia.[8] [9] Il governo, inoltre, ha integrato il PNRR con un Piano nazionale per gli investimenti complementari, che ha stanziato risorse aggiuntive pari a 30,6 miliardi di euro per progetti rimasti esclusi dal PNRR; il totale degli investimenti previsti è quindi di 222,1 miliardi di euro.[10]

Il 22 giugno 2021 il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha incontrato a Roma la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen,[11] la cui visita ha rappresentato l'approvazione defintiva del PNRR da parte della Commissione europea.[12] Pochi giorni dopo, il 3 luglio 2021, il governo italiano ha lanciato il sito internet Italia domani, finalizzato al monitoraggio degli investimenti e riforme del PNRR.[13]

È previsto che la maggior parte dei fondi del Next Generation EU sia erogato entro il 2025.[14] Essi devono essere utilizzati entro il 31 dicembre 2026, che quindi può essere considerata la data di completamento del PNRR. L'erogazione dei fondi europei, a ogni modo, è strettamente condizionata dall'attuazione di una serie di riforme da parte degli Stati membri.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Il PNRR si struttura in quattro aree[15]:

  1. Obiettivi generali
  2. Riforme e Missioni
  3. Attuazione e monitoraggio
  4. Valutazione dell'impatto macroeconomico

Il PNRR annovera tre priorità trasversali condiviso a livello europeo (digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale)[16] e si sviluppa lungo 16 Componenti, raggruppate in sei missioni: Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura; Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica; Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile; Istruzione e Ricerca; Inclusione e Coesione; Salute.[17] Per ogni Missione sono indicate le riforme necessarie per una più efficace gestione e realizzazione degli interventi. A sua volta, si distinguono 63 riforme all'interno del Piano, suddivise in riforme orizzontali, riforme abilitanti, riforme settoriali e riforme concorrenti.

Missione 1 - Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo[modifica | modifica wikitesto]

Prevede un'ammontare di risorse pari a € 46,3 mld. Si articola in tre distinte linee d'azione, ognuna interessata a sua volta da diverse aree di investimento:[18]

  1. Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella Pubblica Amministrazione.
  2. Digitalizzazione, innovazione e capacità di comunicazione del sistema di produzione;
  3. Turismo e cultura

Missione 2 - Rivoluzione verde e transizione ecologica[modifica | modifica wikitesto]

La seconda missione si occupa di arrestare i cambiamenti climatici in corso, dove sappiamo che la temperatura media del pianeta è aumentata di circa 1.1 °C in media dal 1880 con forti picchi in alcune aree (es. +5 °C al Polo Nord nell’ultimo secolo), accelerando importanti trasformazioni dell’ecosistema. Si dovrà intervenire il prima possibile per mitigare questi fenomeni ed impedire il loro peggioramento. Diviene obbligatoria una radicale transizione ecologica verso la neutralità climatica e lo sviluppo ambientale sostenibile. Su tale misura i fondi investiti sono di 59,47 miliardi di euro.

M2C1: economia circolare e agricoltura sostenibile[modifica | modifica wikitesto]

Su questa misura vengono investiti 5,27 miliardi di euro.

M2C2: energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile[modifica | modifica wikitesto]

Su questa misura vengono investiti 23,78 miliardi di euro.

M2C3: efficienza energetica e riqualificazione degli edifici[modifica | modifica wikitesto]

Su questa misura vengono investiti 15,36 miliardi di euro.

M2C4: Tutela del territorio e della risorsa idrica[modifica | modifica wikitesto]

Sulla misura M2C4 sono investiti 15.06 miliardi di euro e riguarda principalmente il recupero delle acque, evitare le perdite e fermare gli scarichi a mare e nelle acque interne andando a valorizzare in maniera da combattere l'emergenza della siccità.

Investimento 4.1: infrastrutture idriche primarie per la sicurezza dell'approvvigionamento idrico[modifica | modifica wikitesto]

Efficientare le infrastrutture idriche primarie per usi civili, agricoli, industriali e ambientali, così da garantire sicurezza nell'approvvigionamento idrico in tutti i settori superando di fatto la "politica di emergenza". Le risorse a disposizione sono di 2,00 miliardi di euro, destinati al Sud per il 45-50%. Gli interventi sono 75 progetti di manutenzione straordinaria con il potenziamento e completamento delle infrastrutture di derivazione, stoccaggio e fornitura primaria di acqua. Gli riguardano gli invasi e gli acquedotti, soprattutto al Sud dove si punterà sul completamento di grandi impianti rimasti incompiuti.

Investimento 4.2: riduzione delle perdite nelle reti esistenti di distribuzione dell'acqua[modifica | modifica wikitesto]

L'obiettivo è ridurre del 15% le perdite di acqua potabile anche attraverso la digitalizzazione. Le risorse a disposizione sono 900 milioni di euro, di cui 430 destinati al Sud. Ulteriori 313 milioni di investimenti destinati allo stesso scopo sono inclusi nel React-EU, arrivando alla somma destinata al Mezzogiorno a 743 milioni di euro.

Gli interventi riguardano la modernizzazione e incremento dell'efficienza delle reti di distribuzione, con l'utilizzo di nuove tecnologie con sistemi di controllo del monitoraggio dei principali snodi, e dei punti più sensibili delle reti, con la misurazione e l'acquisizione di parametri quali la pressione, la portata e la qualità dell'acqua.

Investimento 4.3: resilienza dell'agrosistema irriguo per una migliore gestione delle risorse idriche[modifica | modifica wikitesto]

L'obiettivo è dare maggiore capacità per affrontare le situazioni di emergenza siccità, quantificando il volume di acqua utilizzato a scopo irriguo, con l'incremento dell'efficienza nell'irrigazione e inserire nuove metodi di approvvigionamento idrico non convenzionale. Le risorse a disposizione sono di 880 milioni di euro (circa il 30% al Sud).

Gli investimenti riguardano il miglioramento nell'efficienza nei sistemi di irrigazione, riducendo le perdite, installando tecnologie digitali, implementazione di sistemi di monitoraggio delle acque reflue riutilizzabili, monitorare e registrare i volumi di acqua utilizzati in auto-approvvigionamento per prevenire illeciti.

Investimento 4.4: fognatura e depurazione[modifica | modifica wikitesto]

L'obiettivo è consentire alla rete fognaria di raggiungere gli standard dalle direttive europee, soprattutto al Sud. Le risorse a disposizione sono 600 milioni di euro, destinati totalmente al Mezzogiorno, con ulteriori investimenti ricompresi nell'ambito delle politiche di coesione 2021-2027.

Gli interventi saranno quelli di rendere più efficace la depurazione delle condotte fognarie scaricate nelle acque interne e marine, anche con l'innovazione tecnologica; gli impianti saranno delle "fabbriche verdi", consentendo il recupero di fanghi e energia con il riutilizzo delle acque pulite a scopo irriguo.

Riforma 4.1: semplificazione normativa e rafforzamento della governance per la realizzazione degli investimenti nelle infrastrutture di approvvigionamento idrico[modifica | modifica wikitesto]

Gli obiettivi sono quelli di semplificare rendendo più efficace l'attuazione del Piano Nazionale di interventi nel settore idrico, con misure di accompagnamento e sostegno per gli esecutivi per accelerare i tempi dei bandi.

Ai dovrà rendere il Piano Nazionale lo strumento centrale per il finanziamento pubblico nel settore idrico, con la semplificazione delle procedure per l'aggiornamento del Piano, oltre che per la rendicontazione degli investimenti.

Riforma 4.2: garantire la piena capacità gestionale per i servizi idrici integrati[modifica | modifica wikitesto]

Gli obiettivi sono rafforzare, soprattutto al Mezzogiorno, il processo di industrializzazione del settore idrico, con la costituzione di operatori integrati, pubblici o privati, consentendo a economie di scala garantendo la gestione degli investimenti. Inoltre si dovrà ridurre il servizio idrico che divide Centro-Nord e sud.

Si dovranno realizzare ovunque un sistema idrico integrato appare e dunque l'obiettivo è la costituzione ovunque dei relativi ATO entro la metà del 2022.[19]

Missione 3 - Infrastrutture per una mobilità sostenibile[modifica | modifica wikitesto]

L'obiettivo è investire in mobilità di nuova generazione, la digitalizzazione della rete di trasporti, la realizzazione di reti di trasporto ferroviario regionale, specialmente nel mezzogiorno. Su tale missione sono stati inseriti 25,4 miliardi di euro.

M3C1: Investimenti sulla rete ferroviaria[modifica | modifica wikitesto]

Su tale punto vengono investiti 24,77 miliardi di euro.

M3C2: Intermodalità e logistica integrata[modifica | modifica wikitesto]

Su questo punto vengono finanziati 0,77 miliardi di euro.

Missione 4 - Istruzione e ricerca[modifica | modifica wikitesto]

Su tele missione ci sono 30,88 miliardi di euro.

La Missione “Istruzione e ricerca” si basa su una strategia che poggia sui seguenti assi portanti:

  • Miglioramento qualitativo e ampliamento quantitativo dei servizi di istruzione e formazione
  • Miglioramento dei processi di reclutamento e di formazione degli insegnanti
  • Ampliamento delle competenze e potenziamento delle infrastrutture scolastiche
  • Riforma e ampliamento dei dottorati
  • Rafforzamento della ricerca e diffusione di modelli innovativi per la ricerca di base e applicata condotta in sinergia tra università e imprese
  • Sostegno ai processi di innovazione e trasferimento tecnologico
  • Potenziamento delle condizioni di supporto alla ricerca e all’innovazione

M4C1: Potenziamento dell'offerta dei servizi di istruzione: dagli asili nido alle università[modifica | modifica wikitesto]

Su tale punto sono investiti 19.44 miliardi di euro.

M4C2: Dalla ricerca all'impresa[modifica | modifica wikitesto]

Su tale misura vengono investiti 11,44 miliardi di euro.

Missione 5 - Inclusione e coesione[modifica | modifica wikitesto]

Su tale misura sono investiti 19,81 miliardi di euro.

Missione 6 - Salute[modifica | modifica wikitesto]

Obiettivi della Missione Salute, € 15,63 mld ovvero l'8,16% del PNRR (+€ 2,89 mld del Piano Complementare) prevedono maggiore: digitalizzazione, inclusione, equità di accesso alle cure, prevenzione, servizi territoriale e di ricerca.

Componenti di tale Missione Salute, sono:

  1. Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l'assistenza sanitaria territoriale (€ 7 mld PNRR + 0,5 mld Piano Complementare).
    1. Casa come primo luogo di cura, assistenza domiciliare e telemedicina.
    2. Case della comunità e presa in carico della persona.
  2. Innovazione, ricerca e digitalizzazione del SSN (€ 8,63 mld PNRR + 2,39 mld Piano Complementare).
    1. Ammodernamento tecnologico degli ospedali.
    2. Ecosistema innovativo della salute.
    3. Iniziative di ricerca per tecnologie e percorsi innovativi in ambito sanitario ed assistenziale.
    4. Rafforzamento delle infrastrutture tecnologiche e degli strumenti per la raccolta, l'elaborazione, l'analisi dei dati e la simulazione.
    5. Sviluppo tecnologico-professionale, digitale manageriale del personale del sistema sanitario.
    6. Valorizzazione e potenziamento della ricerca biomedica del SSN.
    7. Verso un nuovo ospedale sicuro e sostenibile.

Nella Missione Salute sono previste due riforme:

  1. Riorganizzare la rete degli IRCCS
  2. Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l'assistenza sanitaria territoriale.

La prima al fine di integrare ricerca, innovazione e terapia sanitaria attraverso la creazione di reti tra gli istituti e le altre strutture del Servizio Sanitario Nazionale (previsto un decreto legislativo entro la fine del 2022).

La seconda riforma settoriale prevede di costruire un nuovo sistema di welfare comunitario attraverso due attività: nuovi standard organizzativi, strutturali e tecnologici (previsto un decreto ministeriale) e nuovo assetto sanitario, ambientale e climatico basato su integrazione multidisciplinare tra ecosistemi e salute umana e animale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Documento del piano (PDF), su governo.it.
  2. ^ Recovery Plan: cos'è e cosa prevede il PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, su informazionefiscale.it.
  3. ^ (EN) The Recovery and Resilience Plan: Next Generation Italia, su MEF. URL consultato il 22 giugno 2021.
  4. ^ Next Generation Italia, approvato il piano del Governo, su Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale. URL consultato il 22 giugno 2021.
  5. ^ La versione del PNRR del governo Conte II è leggibile a: Governo Italiano, Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza (PDF), su governo.it, 12 gennaio 2021. URL consultato il 6 ottobre 2021.
  6. ^ Per un confronto tra le due versioni, cfr. Serena Riformato, Che cos’è cambiato nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, in Pagella Politica, 23 aprile 2021. URL consultato il 6 ottobre 2021. e Il Pnrr di Draghi e quello di Conte: il confronto, su truenumbers.it. URL consultato il 6 ottobre 2021..
  7. ^ Recovery, il Piano italiano è stato inviato alla Commissione europea. La scadenza era fissata al 30 aprile, in Il Fatto Quotidiano, 30 aprile 2021. URL consultato il 30 aprile 2021 (archiviato il 30 aprile 2021).
  8. ^ Recovery, Ue: ricevuto il piano dell'Italia, in repubblica.it, 1º maggio 2021. URL consultato il 6 maggio 2021 (archiviato il 5 maggio 2021).
  9. ^ Per un confronto tra il piano presentato dall'Italia e quelli di altri Stati europei, cfr. Irene Solmone, Piani europei: ecco cosa prevedono, in lavoce.info, 28 giugno 2021. URL consultato l'8 ottobre 2021. e I Pnrr degli altri Paesi, su truenumbers.it. URL consultato il 6 ottobre 2021..
  10. ^ Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: 6 missioni cruciali, la distribuzione dei fondi e il ruolo chiave della Pubblica Amministrazione, su Today. URL consultato il 22 giugno 2021.
  11. ^ Visita a Roma della Presidente della Commissione Ue von der Leyen, su www.governo.it, 19 giugno 2021. URL consultato il 22 giugno 2021 (archiviato il 19 giugno 2021).
  12. ^ Pnrr, via libera della Commissione Ue al Piano "Italia Domani", su www.governo.it, 19 giugno 2021. URL consultato il 22 giugno 2021 (archiviato il 19 giugno 2021).
  13. ^ Italia domani, su italiadomani.gov.it. URL consultato il 6 ottobre 2021.
  14. ^ La corsa a ostacoli del Pnrr: incassare i fondi Ue non sarà semplice, su corriere.it. URL consultato il 5 giugno 2021.
  15. ^ Il PNRR in sintesi: cosa prevede il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, su blog.osservatori.net.
  16. ^ temi.camera.it, https://temi.camera.it/leg18/temi/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza.html.
  17. ^ Camera dei deputati, Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) - L'Italia e l'Unione europea - Politica economica e finanza pubblica, su Documentazione parlamentare, 7 maggio 2021. URL consultato il 22 giugno 2021.
  18. ^ PNRR: Missione 1 digitalizzazione, innovazione, competività e cultura, su fiscoetasse.com.
  19. ^ Approfondimenti sul Pnrr e acqua, su ministroperilsud.gov.it. URL consultato l'8 novembre 2021.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]