Piaggio P.6

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Piaggio P.6
Un Piaggio P.6
Un Piaggio P.6
Descrizione
Tipo idroricognitore marittimo imbarcato
Equipaggio 2
Progettista Giovanni Pegna
Costruttore Italia Piaggio
Data primo volo 15 gennaio 1927
Utilizzatore principale Italia Regia Aeronautica
Esemplari 10 (+ 2 prototipi)
Dimensioni e pesi
Lunghezza 9,67 m
Apertura alare 13,55 m
Altezza 4,02 m
Superficie alare 43
Peso a vuoto 1 796 kg
Peso max al decollo 2 516 kg
Propulsione
Motore un Fiat A.20
Potenza 410 CV (302 kW)
Prestazioni
Velocità max 194 km/h
Autonomia 1 000 km
Note dati riferiti al P.6ter

i dati sono estratti dal sito Aerei Italiani [1]

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Il Piaggio P.6 era un idrovolante biplano da ricognizione marittima imbarcato catapultabile prodotto in numero limitato dall'azienda italiana S.A. Piaggio & C. alla fine degli anni venti.

Storia del progetto[modifica | modifica wikitesto]

Fin dai primi anni venti la Regia Marina valutò l'opportunità di dotare alcune delle sue unità navali di velivoli di supporto. Per ovviare alle difficoltà di utilizzo in presenza di mare grosso, vennero installate delle strutture di lancio, vere e proprie catapulte, sulle quali veniva opportunamente fissato il velivolo che veniva portato ad una velocità sufficiente per consentirne il decollo. Dopo aver adottato idrovolanti progettati per l'uso civile, come i Macchi M.18, fu ritenuto necessario equipaggiarsi con modelli dalle caratteristiche più idonee. Con l'istituzione, nel marzo 1923, della Regia Aeronautica ed aver conferito competenza dell'intera aviazione al Ministero dell'Aeronautica, quest'ultimo emise una specifica per ottemperare alla richiesta della marina per un nuovo modello adatto allo scopo.

Al concorso parteciparono la Cantiere Navale Triestino (CANT), la S.A. Piaggio & C. e l' Aeronautica Macchi che presentarono dei modelli dalla diversa impostazione tecnica, sia a galleggiante centrale che a scafo centrale.

Alla Piaggio il progetto venne affidato alla direzione dell'ingegnere Giovanni Pegna, il quale elaborò un paio di progetti, entrambi identificati dall'azienda con la sigla P.6, che vennero sviluppati in parallelo proponendo in due diverse configurazioni. Il primo, denominato P.6bis, era un piccolo biplano a scafo centrale spinto da un motore Isotta Fraschini V.6 da 260 CV (194 kW) in configurazione spingente. Il secondo progetto, denominato P.6, era un idrovolante dotato di un grande galleggiante centrale più due galleggianti stabilizzatori posti sotto le ali ed equipaggiato con un motore Fiat A.20 da 380 CV (280 kW) montato sul naso in configurazione traente.

Entrambi i velivoli erano caratterizzati da una velatura biplana, con piani alari collegati tra loro da un montante interalare "a N" per lato la cui struttura era ulteriormente rinforzata da una coppia di aste di controvento in luogo dei convenzionali tiranti in cavetto d'acciaio.

L'armamento era affidato in entrambe le versioni a una sola mitragliatrice difensiva, il P.6bis posizionata sulla prua dello scafo ed il P.6 nella parte posteriore della cabina di pilotaggio.

Nel 1928 venne prodotto il P.6ter, sviluppato sulla base del P.6 a galleggiante centrale adottando una versione potenziata del Fiat A.20 capace di 410 CV (302 kW). Venne avviata un produzione di 15 esemplari utilizzati sulle navi da battaglia ed alcuni incrociatori della Regia Marina.

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

I P.6 furono destinati ad equipaggiare gli incrociatori pesanti classe Trento della Regia Marina, tra i quali il Trento, il Trieste e il Bolzano, con tre esemplari per ogni unità navale, entrando in servizio dai primi anni trenta con la versione P.6ter.[2]

Utilizzatori[modifica | modifica wikitesto]

bandiera Regno d'Italia
operò in cooperazione con la Regia Marina, come dotazione delle diverse unità maggiori ed inquadrato nell'Aviazione Ausiliaria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aerei Italiani, Piaggio P.6 / Ter.
  2. ^ Marriott 2006, p. 113

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) The Illustrated Encyclopedia of Aircraft (Part Work 1982-1985), Orbis Publishing, 1985.
  • (EN) Leo Marriott, Catapult Aircraft: Seaplanes That Flew From Ships Without Flight Decks, Barnsley, South Yorkshire (UK), Pen & Sword, 2006, ISBN 1-84415-419-X.

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Macchi M.40 e Piaggio P.6, in Aerofan, Anno 20, nº 81, Milano, Giorgio Apostolo Editore, Aprile-Giugno 2002.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]