Phlomis herba-venti

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Salvione roseo
PHLOMIS HERBA-VENTI - BUSA - IB-918 (Gresolera del vent).JPG
Phlomis herba-venti
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Lamiales
Famiglia Lamiaceae
Genere Phlomis
Specie P. herba-venti
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi I
Ordine Lamiales
Famiglia Lamiaceae
Sottofamiglia Lamioideae
Tribù Phlomideae
Nomenclatura binomiale
Phlomis herba-venti
L., 1753

Il salvione rosso (nome scientifico Phlomis herba-venti L., 1753) è una piccola pianta erbacea perenne dai fiori labiati appartenente alla famiglia delle Lamiaceae.[1]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico (Phlomis) deriva dalla parola greca "phlogoj" o "phlogmis" ( = fiamma, fuoco); probabilmente in passato le foglie pelose di qualche pianta simile sono state utilizzate come stoppini.[2][3] Linneo (1707 – 1778), biologo e scrittore svedese considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, è stato il primo in tempi moderni a utilizzare questo nome probabilmente trasferito dal Tassobarbasso, descritto anticamente da Dioscoride (Anazarbe, 40 circa – 90 circa) medico, botanico e farmacista greco antico che esercitò a Roma ai tempi dell'imperatore Nerone, perché molto simile nelle foglie cotonose delle specie di questa voce.[4] Il nome specifico (herba-venti) deriva dal latino e significa "erba del vento" o "delle steppe".[5]

Il nome scientifico della specie è stato definito da Linneo nella pubblicazione "Species Plantarum - 2: 586"[6] del 1753.[7]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il portamento
Le foglie
Infiorescenza
I fiori

Queste piante raggiungono una altezza di 2 - 6 dm. La forma biologica è emicriptofita scaposa (H scap), ossia in generale sono piante erbacee, a ciclo biologico perenne, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve e sono dotate di un asse fiorale eretto e spesso privo di foglie.[4][8][9][10][11][12]

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

La parte aerea del fusto è eretta e ramosa. L'indumento è formato da peli semplici patenti lunghi 1 – 2 mm. Il fusto ha una sezione quadrangolare a causa della presenza di fasci di collenchima posti nei quattro vertici, mentre le quattro facce sono concave.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie lungo il fusto sono disposte in modo opposto e si dividono in basali e cauline con lamina intera, bordi appena dentati e superficie rugosa. Quelle basali hanno un picciolo lungo 1 – 5 cm e una lamina a forma lanceolata la cui larghezza massima si trova a circa 1/3 dalla base; la faccia abassiale è grigia. Quelle cauline sono sessili con base arrotondata, troncata o cordata. Dimensione delle foglie basali: larghezza 3 – 4 cm; lunghezza 8 – 11 cm. Dimensione delle foglie cauline: larghezza 8 – 15 mm; lunghezza 30 – 50 mm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

L'infiorescenza di tipo tirsoide è portata in vari verticilli sovrapposti lungo il fusto. Ogni verticillo è composto da più fiori (8 - 12) sessili disposti circolarmente e poggianti all'ascella di due grandi foglie normali (superanti di gran lunga l'infiorescenza) lievemente staccate dall'infiorescenza vera e propria e più o meno picciolate. Le foglie del verticillo seguente sono disposte in modo alternato. Sono presenti anche delle brattee lesiniformi.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

I fiori sono ermafroditi, zigomorfi, tetrameri (4-ciclici), ossia con quattro verticilli (calicecorolla - androceogineceo) e pentameri (5-meri: la corolla e il calice sono a 5 parti). Sono inoltre omogami (autofecondanti).

  • Formula fiorale. Per la famiglia di queste piante viene indicata la seguente formula fiorale:
X, K (5), [C (2+3), A 2+2] G (2), (supero), drupa, 4 nucule[9][11]
  • Calice: il calice, gamosepalo è persistente con forme tubulose; termina con 5 lobi uguali (calice attinomorfo) dalle forme di tipo triangolare-acuminato quasi lesiniformi. La superficie del calice è percorsa da 5 - 10 nervi. Lunghezza del tubo: 9 mm. Lunghezza dei denti: 3 – 5 mm.
  • Corolla: la corolla, gamopetala e zigomorfa, alla base ha la forma di un tubo e termina con due evidenti labbra con 4 lobi totali (raggruppamento 1/3). Il labbro superiore (quello posteriore) ha la forma di un cappuccio (profondamente concavo) spesso barbuto con peli semplici ai margini; quello inferiore è più o meno patente, e termina con due lobi arrotondati, interi e dai bordi crenati molto ravvicinati alla base del cappuccio (la fessura è di 3 mm tra le due labbra). Il colore della corolla è purpureo (pallido il tubo e rosa-violetto le labbra). Lunghezza del tubo: 9 – 10 mm. Lunghezza del cappuccio: 9 mm. Lunghezza del labbro inferiore: 7 mm. Lunghezza totale: 15 – 20 mm.
  • Androceo: l'androceo possiede quattro stami didinami (quelli anteriori sono più lunghi) tutti fertili e inclusi più o meno nella corolla e posizionati sotto il labbro superiore, o appena sporgenti dallo stesso. Il paio di stami posteriori presentano delle escrescenze vicino alla base. I filamenti sono complanari alla base, ma poi sono contorti e ricurvi; sono inoltre adnati alla corolla; possono essere pubescenti. Le antere sono ravvicinate a coppie e sono biloculari. Le teche sono poco distinte e confluenti; la deiscenza è longitudinale. I granuli pollinici sono del tipo tricolpato o esacolpato. Il nettario è ricco di sostanze zuccherine.
  • Gineceo: l'ovario è supero formato da due carpelli saldati (ovario bicarpellare) ed è 4-loculare per la presenza di falsi setti divisori all'interno dei due carpelli. La placentazione è assile. Gli ovuli sono 4 (uno per ogni presunto loculo), hanno un tegumento e sono tenuinucellati (con la nocella, stadio primordiale dell'ovulo, ridotta a poche cellule).[13] Lo stilo inserito alla base dell'ovario (stilo ginobasico a consistenza carnosa) è del tipo filiforme ed è incluso nella corolla. Lo stigma è bifido con due lacinie ineguali.
  • Fioritura: da maggio a giugno (luglio).

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

  • Il frutto è uno schizocarpo composto da 1 - 4 nucule con forme trigone o obovoidi arrotondate o troncate all'apice; la superficie può essere glabra o ricoperta da peli (semplici o ramificati o densi) all'apice. I frutti spesso rilasciano i semi con facilità (sono fragili).

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama): ditteri, imenotteri e più raramente lepidotteri.[14][15]
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).[16] Per questo scopo i semi hanno una appendice oleosa (elaisomi, sostanze ricche di grassi, proteine e zuccheri) che attrae le formiche durante i loro spostamenti alla ricerca di cibo.[17]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[18] – Distribuzione alpina[19])

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[19]

Formazione: delle comunità a emicriptofite e camefite delle praterie rase magre secche;
Classe: Lygeo-Stipetea
Ordine: Brachypodietalia phoenicoidis
Alleanza: Brachypodion phoenicoidis

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza della specie (Lamiaceae), molto numerosa con circa 250 generi e quasi 7000 specie, ha il principale centro di differenziazione nel bacino del Mediterraneo e sono piante per lo più xerofile (in Brasile sono presenti anche specie arboree). Per la presenza di sostanze aromatiche, molte specie di questa famiglia sono usate in cucina come condimento, in profumeria, liquoreria e farmacia. Il genere Phlomis si compone di circa 100 specie gravitanti nella maggioranza dei casi attorno al bacino del Mediterraneo, ma anche nel Nepal, Siberia e Asia Orientale[12]. Di questo genere quattro vivono spontaneamente in Italia. Nelle classificazioni meno recenti la famiglia Lamiaceae viene chiamata Labiatae.[9][10]

Filogenesi[modifica | modifica wikitesto]

In base ai botanici del gruppo Angiosperm Phylogeny Group il genere di questa specie è circoscritto nella tribù Phlomideae Mathiesen che a sua volta è inclusa nella sottofamiglia Lamioideae.Harley.[21]

Il numero cromosomico di Phlomis herba-venti è: 2n = 20.[22]

Variabilità[modifica | modifica wikitesto]

La specie di questa voce è variabile nella colorazione (si possono trovare individui scolorati) e nell'indumento più o meno denso.[8] Il seguente elenco indica le sottospecie riconosciute per questa specie:[1]

  • subsp. pungens (Willd.) Maire - In questa sottospecie sono presenti dei peli stellati lunghi 0,1 mm; le foglie cauline sono cuneate alla base. Distribuzione: Abruzzo[18], Europa meridionale, Transcaucasia, Anatolia, Asia mediterranea e Magreb.[23]
  • subsp. kopetdaghensis (Knorring) Rech.f., 1982
  • subsp. lenkoranica (Knorring) Rech.f., 1982 - Distribuzione: Transcaucasia.[24]

Specie simii[modifica | modifica wikitesto]

Una specie simile a quella di questa voce è Phlomis italica L., ma il colore della corolla è più roseo e si trova solamente nelle Baleari.[25]

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[1]

  • Phlomis coriacea St.-Lag.
  • Phlomis herba-venti var. angustifolia K.Koch
  • Phlomis herba-venti var. laxiflora (Velen.) Asenov
  • Phlomis herba-venti var. tomentosa Boiss.
  • Phlomis pungens subsp. laxiflora Velen.
  • Phlomis spica-venti K.Koch
  • Phlomis ventosa St.-Lag.

Sinonimi della sottospecie pungens

  • Phlomis herba-venti var. pungens (Willd.) Schmalh.
  • Phlomis mesopotamica Boiss.
  • Phlomis pseudopuogens Knorring
  • Phlomis pungens Willd.
  • Phlomis pungens var. hispida K.Koch
  • Phlomis reticulata Raf.
  • Phlomis seticalycina Nábelek
  • Phlomis taurica Hartwiss ex Bunge
  • Phlomitis pungens (Willd.) Rchb. ex T.Nees

Sinonimo della sottospecie kopetdaghensis

  • Phlomis kopetdaghensis Knorring

Sinonimo della sottospecie lenkoranica

  • Phlomis lenkoranica Knorring

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

Il salvione roseo in altre lingue è chiamato nei seguenti modi:

  • (DE) Wind-Brandkraut
  • (FR) Phlomis herbe au vent
  • (EN) Jerusalem Sage

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Phlomis herba-venti, su The Plant List. URL consultato il 16 dicembre 2015.
  2. ^ David Gledhill 2008, pag. 330
  3. ^ Botanical names, su calflora.net. URL consultato il 27 novembre 2015.
  4. ^ a b Motta 1960, Vol. 3 - pag. 296
  5. ^ David Gledhill 2008, pag. 196
  6. ^ BHL - Biodiversity Heritage Library, su biodiversitylibrary.org. URL consultato il 16 dicembre 2015.
  7. ^ The International Plant Names Index, su ipni.org. URL consultato il 16 dicembre 2015.
  8. ^ a b Pignatti 1982, Vol. 2 - pag. 453
  9. ^ a b c Judd, pag. 504
  10. ^ a b Strasburger, pag. 850
  11. ^ a b 7 settembre 2015, su dipbot.unict.it.
  12. ^ a b Kadereit 2004, pag. 221
  13. ^ Musmarra 1996
  14. ^ Kadereit 2004, pag. 177
  15. ^ Pignatti 1982, Vol. 2 - pag. 437
  16. ^ Kadereit 2004, pag. 181
  17. ^ Strasburger, pag. 776
  18. ^ a b Conti et al. 2005, pag. 142
  19. ^ a b c Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 110
  20. ^ EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 17 dicembre 2015.
  21. ^ Angiosperm Phylogeny Website, su mobot.org. URL consultato il 18 dicembre 2015.
  22. ^ Tropicos Database, su tropicos.org. URL consultato il 17 dicembre 2015.
  23. ^ EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 17 dicembre 2015.
  24. ^ EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 17 dicembre 2015.
  25. ^ EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 17 dicembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]