Phalaris

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Scagliola
Phalaris arundinacea Oulu, Finland 28.06.2013.jpg
Phalaris arundinacea
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Liliopsida
Sottoclasse Commelinidae
Ordine Cyperales
Famiglia Poaceae
Sottofamiglia Pooideae
Tribù Aveneae
Sottotribù Phalaridinae
Fr., 1835
Genere Phalaris
L., 1753
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Monocotiledoni
(clade) Commelinidae
Ordine Poales
Famiglia Poaceae
Sottofamiglia Pooideae
Tribù Aveneae
Sottotribù Phalaridinae
Genere Phalaris
Specie

Phalaris L., 1753 (nome comune: scagliola) è un genere di piante spermatofita monocotiledone appartenente alla famiglia Poaceae (ex. Graminacee). È anche l'unico genere della sottotribù Phalaridinae Fr., 1835.[1][2]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del genere deriva da un antico nome greco ("phalos" = splendente, luminoso, bianco) usato da Dioscoride (Anazarbe, 40 circa – 90 circa), medico, botanico e farmacista greco antico che esercitò a Roma ai tempi dell'imperatore Nerone, per una specie di erba con spighette lucide.[3][4] Altre etimologie fa derivare il nome, sempre dal greco antico, da "phalaros" (folaga). I greci chiamavano "falaride" un grano racchiuso in squame bianche simili allo scudo frontale bianco sulla testa di una folaga (Fulica atra).[5]

Il nome scientifico del genere è stato definito da Linneo (1707 – 1778), conosciuto anche come Carl von Linné, biologo e scrittore svedese considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione "Species Plantarum" (Sp. Pl. - 1: 54[6]) del 1753.[7] Il nome scientifico della sotttribù è stato definito dal micologo e botanico svedese Elias Magnus Fries (Femsjö, 15 agosto 1794 – Uppsala, 8 febbraio 1878) nella pubblicazione "Corpus Florarum Provincialium Sueciae. I. Floram Scanicam" (Fl. Scan.: 195. 1835) del 1835.[1][8]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La spighetta
Phalaris angusta
Spighetta generica con tre fiori diversi

Il portamento delle piante di questo genere è cespitoso o rizomatoso (a volte quasi strisciante) con cicli biologici annuali o perenni, con forme biologiche terofite scapose (T scap) nel caso del primo ciclo e emicriptofite cespitose (H caesp) nel secondo caso. In queste piante non sono presenti i micropeli.[1][9][10][4][11][12][13][14]

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono fascicolate e fibrose.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

I culmi, eretti, sono cavi a sezione più o meno rotonda. In alcune specie perenni l'internodo più basso è ingrossato (nodoso-tuberoso) e simile a un cormo.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie lungo il culmo sono disposte in modo alterno, sono distiche e si originano dai vari nodi. Sono composte da una guaina, una ligula e una lamina. Le venature sono parallelinervie. Non sono presenti i pseudopiccioli e, nell'epidermide delle foglia, le papille.

  • Guaina: la guaina è abbracciante il fusto e in genere è priva di auricole.
  • Ligula: la ligula è membranosa e a volte è cigliata.
  • Lamina: la lamina, piana, ha delle forme generalmente lineari-acuminate.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

Infiorescenza principale (sinfiorescenza o semplicemente spiga): le infiorescenze, ascellari e terminali, in genere sono ramificate e sono formate da alcune spighette ed hanno la forma di una pannocchia più o meno aperta oppure sono spiciformi e appuntite. La fillotassi dell'inflorescenza inizialmente è a due livelli, anche se le successive ramificazioni la fa apparire a spirale.

Spighetta[modifica | modifica wikitesto]

Infiorescenza secondaria (o spighetta): le spighette brevemente peduncolate, compresse lateralamente, sono sottese da due brattee distiche e strettamente sovrapposte chiamate glume (inferiore e superiore). Le spighette sono bisessuali con un fiore oppure se sono in grappoli hanno un fiore ermafrodita terminale e uno o due fiori sterili basali ridotti a semplici lemmi. Alla base di ogni fiore sono presenti due brattee: la palea e il lemma. La disarticolazione avviene con la rottura della rachilla sopra le glume (o sotto la spighetta).

  • Glume: le glume, entrambe uguali, sono più lunghe dei fiori ed hanno delle forme carenate e apici troncati. La carena si presenta con un espandimento membranoso (ala) di interesse tassonomico. Le glume sono tri-nervate.
  • Palea: la palea è un profillo con due venature; può essere cigliata. La palea dei fiori bisessuali è levigata e dura.
  • Lemma: il lemma a volte è pubescente. Il lemma dei fiori bisessuali è levigato e duro con apici acuti o acuminati. Il lemma è penta-nervato.

Fiori[modifica | modifica wikitesto]

I fiori fertili sono attinomorfi formati da 3 verticilli: perianzio ridotto, androceo e gineceo.

  • Formula fiorale. Per la famiglia di queste piante viene indicata la seguente formula fiorale:[9]
*, P 2, A (1-)3(-6), G (2–3) supero, cariosside.
  • Il perianzio è ridotto e formato da due lodicule, delle squame traslucide, poco visibili (forse relitto di un verticillo di 3 sepali). Le lodicule sono membranose e non vascolarizzate.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

I frutti sono del tipo cariosside, ossia sono dei piccoli chicchi indeiscenti, con forme ovoidali, nei quali il pericarpo è formato da una sottile parete che circonda il singolo seme. In particolare il pericarpo è fuso al seme ed è aderente. L'endocarpo non è indurito e l'ilo è lungo-lineare. L'embrione è piccolo e provvisto di epiblasto ha un solo cotiledone altamente modificato (scutello senza fessura) in posizione laterale. I margini embrionali della foglia non si sovrappongono.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Come gran parte delle Poaceae, le specie di questo genere si riproducono per impollinazione anemogama. Gli stigmi più o meno piumosi sono una caratteristica importante per catturare meglio il polline aereo. La dispersione dei semi avviene inizialmente a opera del vento (dispersione anemocora) e una volta giunti a terra grazie all'azione di insetti come le formiche (mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

La distribuzione delle specie di questo genere è relativa alle regioni temperate di tutto il mondo.[1]

Specie della zona alpina[modifica | modifica wikitesto]

Delle otto specie presenti nella flora spontanea italiana, due vivono sull'arco alpino. La tabella seguente mette in evidenza alcuni dati relativi all'habitat, al substrato e alla distribuzione delle specie alpine[15].

Specie Comunità
vegetali
Piani
vegetazionali
Substrato pH Livello trofico H2O Ambiente Zona alpina
P. arundinacea 6 montano
collinare
Ca - Si neutro alto bagnato A4 tutto l'arco alpino
P. canariensis 2 collinare Ca - Si neutro alto medio B2 B5 tutto l'arco alpino
ma con discontinuità
Legenda e note alla tabella.

Substrato: con “Ca/Si” si intendono rocce di carattere intermedio (calcari silicei e simili).
Zona alpina: vengono prese in considerazione solo le zone alpine del territorio italiano (sono indicate le sigle delle province).
Comunità vegetali: 2 = comunità terofitiche pioniere nitrofile; 6 = comunità delle megaforbie acquatiche.
Ambienti: A4 = ambienti umidi, temporaneamente inondati o a umidità variabile; B2 = ambienti ruderali, scarpate; B5 = rive, vicinanze corsi d'acqua.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Alcune specie di Phalaris contengono l'alcaloide gramina, che, negli ovini e in misura minore nei bovini, è tossica e può causare danni al cervello e altri danni agli organi, oltre che al sistema nervoso centrale; può provocare anche la morte. Le specie più rischiose sono: Phalaris arundinacea, Phalaris aquatica e Phalaris brachystachys.[16][17][18]

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza di questo genere (Poaceae) comprende circa 650 generi e 9.700 specie (secondo altri Autori 670 generi e 9.500[11]). Con una distribuzione cosmopolita è una delle famiglie più numerose e più importanti del gruppo delle monocotiledoni e di grande interesse economico: tre quarti delle terre coltivate del mondo produce cereali (più del 50% delle calorie umane proviene dalle graminacee). La famiglia è suddivisa in 11 sottofamiglie, la sottotribù Phalaridinae (e quindi il suo unico genere) è posizionata all'interno della sottofamiglia Pooideae.[1][9]

Filogenesi[modifica | modifica wikitesto]

La sottotribù Phalaridinae, più precisamente, è descritta all'interno della tribù Aveneae Dumort., 1824 e quindi della supertribù Poodae L. Liu, 1980. La tribù Aveneae (formata da diverse sottotribù suddivise in diverse supersottotribù) è l'ultimo nodo della sottofamiglia Pooideae ad essersi evoluto (gli altri precedenti sono la tribù Brachyelytreae, e le supertribù Nardodae, Melicodae, Stipodae e Triticodae). All'interno della tribù, la sottotribù Phalaridinae appartiene al gruppo con le sequenze dei plastidi di tipo "Aveneae" (definito "Poeae chloroplast groups 1"[19] o anche "Palstid Group 1 (Aveneae-type)"[20]). Il gruppo comprendente quattro sottotribù: Torreyochloinae, Aveninae, Anthoxanthinae e Phalaridinae. La posizione filogenetica della sottotribù non è ancora ben definita, secondo gli ultimi studi risulta formare un "gruppo fratello" con Anthoxanthinae. Nelle precedenti analisi filogenetiche la sottotribù Phalaridinae comprendeva anche il genere Anthoxanthum L., ora incluso in un'altra sottotribù (Anthoxanthinae).[21][22]

Le seguenti sono sinapomorfie relative a tutta la sottofamiglie (Pooideae):[1]

  • la fillotassi dell'inflorescenza inizialmente è a due livelli;
  • le spighette sono compresse lateralmente;
  • i margini embrionali della foglia non si sovrappongono;
  • l'embrione è privo della fessura scutellare.

Le sinapomorfie relative alla tribù sono:[1]

Per il genere Phalaris è indicata la seguente sinapomorfia:[1]

  • i due fiori sterili in posizione prossimale sono ridotti a dei lemmi a forma di lembi.

Tradizionalmente le phalaris della flora spontanea italiana si dividono in due sezioni:[4]

  • Baldingera: a questa sezione appartiene la specie P. arundinacea con pannocchie ramoso-aperte e carena delle glume non alata;
  • Euphalaris: in questa sezione le specie hanno le pannocchie spiciformi e compatte e la carena delle glume è alata.

Attualmente il genere Phalaris viene suddiviso in subgeneri e sezioni:[23][24]

Subgenere Sezione Specie
Phalaroides Caroliniana P. amethystina P. californica P. caroliniana P. angusta P. lemmonii P. platensis
Phalaroides P. arundinacea P. peruviana
Bulbophalaris P. paradoxa P. minor P. maderensis P. aquatica P. lindigii
Heterachne P. coerulescens
Phalaris Phalaris P. truncata P. brachystachys P. canariensis

ll cladogramma tratto dagli studi citati[23][24] e semplificato mostra l'attuale struttura filogenetica del genere.

P. californica

P. caroliniana

P. amethystina

P. angusta

P. platensis

P. lemmonii

P. peruviana

P. arundinacea

P. aquatica

P. lindigii

P. minor

P. madarensis

P. paradoxa

P. coerulescens

P. truncata

P. brachystachys

P. canariensis

I numeri cromosomici delle specie di questo genere sono 2n = 12, 14, 28, 29 e 42.[1]

Elenco completo delle specie[modifica | modifica wikitesto]

Il genere Phalaris è composto dalle seguenti specie (per alcune specie è indicata la distribuzione europea e mediterranea[25]):[26]

Specie spontanee italiane[modifica | modifica wikitesto]

Per meglio comprendere ed individuare le varie specie del genere (solamente per le specie spontanee della flora italiana) l’elenco seguente utilizza in parte il sistema delle chiavi analitiche (vengono cioè indicate solamente quelle caratteristiche utili a distingue una specie dall'altra).[10].

  • Gruppo 1A: il ciclo biologico delle piante è perenne;
  • Gruppo 2A: il portamento delle piante è cespuglioso con fusti poco ingrossati alla base; l'ala delle glume non si prolunga fino all'apice;
  • Gruppo 2B: il portamento delle piante è bulboso alla base; l'ala delle glume si prolunga fino all'apice;
  • Phalaris coerulescens Desf. - Scagliola cangiante: i bordi dell'ala delle glume sono dentato-erosi; la forma delle glume è brevemente cuspidata; i fiori ermafroditi portano alla base 2 lemmi sterili brevi o subnulli; l'altezza della pianta è di 4 - 10 dm; la forma biologica è emicriptofita cespitosa (H caesp); il tipo corologico è Steno-Mediterraneo / Macaronesico; gli habitat tipici sono gli incolti, i margini dei campi e delle vie; in Italia è una specie rara e presente soprattutto al Centro e Sud fino ad una altitudine di 1.000 m s.l.m..
  • Phalaris aquatica L. - Scagliola bulbosa: i bordi dell'ala delle glume sono interi; la forma delle glume è mutica; è presente un solo lemma sterile lungo 1/3 del lemma fertile; l'altezza della pianta è di 5 - 15 dm; la forma biologica è emicriptofita cespitosa (H caesp); il tipo corologico è Steno-Mediterraneo / Macaronesico; gli habitat tipici sono gli incolti, i margini dei campi e delle vie; in Italia è una specie rara e presente soprattutto al Centro e Sud fino ad una altitudine di 700 m s.l.m.. Nella pubblicazione "Flora d'Italia" questa specie è chiamata Phalaris bulbosa L..
  • Gruppo 1A: il ciclo biologico delle piante è annuale;
  • Gruppo 3A: le spighette sono raggruppate a 5 - 7, delle quali solo una è fertile (le altre sono sterili); le glume sono aristate con le ali terminanti in un mucrone; il lemma fertile è glabro;
  • Gruppo 3B: le spighette sono tutte fertili; le ali sono decorrenti sulla carena delle glume, fino all'apice di esse; il lemma fertile è finemente pubescente;
  • Gruppo 4A: la pannocchia è subcilindrica (la lunghezza è tre volte il diametro, o più); i bordi dell'ala delle glume sono dentato-erosi (o raramente interi);
  • Gruppo 4B: la pannocchia ha dele forme ovate (la lunghezza è due volte il diametro, o meno); i bordi dell'ala delle glume sono interi;

Alla lista di cui sopra va aggiunta la seguente specie (chiamata nella pubblicazione "Flora d'Italia" Thyphoides arundinacea (L) Moench.):

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i Kellogg 2015, pag. 233.
  2. ^ Soreng et al. 2017, pag. 284.
  3. ^ Botanical names, su calflora.net. URL consultato il 30 luglio 2019.
  4. ^ a b c Motta 1960, Vol. 3 - pag. 283.
  5. ^ Etymo Grasses 2007, pag. 227.
  6. ^ BHL - Biodiversity Heritage Library, su biodiversitylibrary.org. URL consultato il 30 luglio 2019.
  7. ^ The International Plant Names Index, su ipni.org. URL consultato il 30 luglio 2019.
  8. ^ Indices Nominum Supragenericorum Plantarum Vascularium, su plantsystematics.org. URL consultato il 30 luglio 2019 (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2015).
  9. ^ a b c Judd et al 2007, pag. 311.
  10. ^ a b Pignatti 1982, Vol. 3 - pag. 580.
  11. ^ a b Strasburger 2007, pag. 814.
  12. ^ Pasqua et al 2015, pag. 467.
  13. ^ eFloras - Flora of China, su efloras.org. URL consultato il 30 luglio 2019.
  14. ^ World Checklist - Royal Botanic Gardens KEW, su powo.science.kew.org. URL consultato il 30 luglio 2019.
  15. ^ Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 912.
  16. ^ phalaris pdf Archiviato il 24 novembre 2015 in Internet Archive. - AU Dept. of Agriculture and Food
  17. ^ Toxi.
  18. ^ Kellogg 2015, pag. 79.
  19. ^ PeerJ 2018, pag. 22.
  20. ^ Soreng et al. 2007, pag 440.
  21. ^ Saarela et al. 2010, pag.572.
  22. ^ Tkach et al. 2019.
  23. ^ a b Winterfeld at al. 2018, pag.19.
  24. ^ a b Saarela et al. 2017, pag.32.
  25. ^ EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 31 luglio 2019.
  26. ^ The Plant List, su theplantlist.org. URL consultato il 31 luglio 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Phalaris EURO MED - PlantBase Checklist Database
  • Phalaris The Plant List - Checklist Database
  • Phalaris eFloras Database
  • Phalaris Royal Botanic Gardens KEW - Database