Peste di Giustiniano

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Peste di Giustiniano
epidemia
PatologiaIncerta. Forse dovuta ai parassiti diffusi dai ratti o da flussi di generi alimentari provenienti dal Nordafrica
LuogoMedio oriente, Europa, Asia, Nordafrica
Periodo541 -
542 con ondate fino al 750
Dati statistici globali[1]
Numero di morticirca 50-100 milioni
Non sono disponibili dati dettagliati
San Sebastiano supplica Cristo per la vita di un becchino afflitto dalla peste (Josse Lieferinxe, c. 1497–99)

La cosiddetta peste di Giustiniano fu una pandemia di peste che ebbe luogo nei territori dell'Impero bizantino, con particolare forza a Costantinopoli, tra il 541 e il 542 (VI secolo), sotto il regno dell'imperatore Giustiniano I (527-565), dal quale prese il nome.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'epidemia di peste bubbonica fu causata dallo stesso batterio, lo Yersinia pestis, che colpì l'Europa nel XIV secolo (la peste nera), con simili effetti sociali e culturali. Uno studio del 2014[2] ha dimostrato che si trattava, in effetti, dello stesso agente patogeno ma appartenente a un ceppo diverso e ora estinto. Potrebbe aver avuto origine dall'Etiopia o dall'Egitto ed essersi diffusa verso nord fino alla capitale, considerati anche i notevoli flussi di generi alimentari, soprattutto grano, che provenivano dal nord-Africa. Se effettivamente si fosse trattato di peste bubbonica, il contagio sarebbe dovuto ai parassiti che, diffusi dai ratti, attaccarono anche gli uomini.

Procopio di Cesarea riportò come, al culmine, l'epidemia uccideva 10.000 persone al giorno nella sola Costantinopoli, una stima forse gonfiata dallo stato generale di allarme (storici moderni parlano comunque di circa 5.000 al giorno, arrivando ad uccidere il 40% della popolazione cittadina, mentre guardando al Mediterraneo orientale la riduzione di popolazione dovette essere attorno al 25%). Non si trovavano luoghi dove seppellire i morti e i cadaveri dovevano spesso essere lasciati all'aperto. Giustiniano promulgò nuove leggi per snellire le procedure legate alle pratiche ereditarie, che raggiunsero un picco causato dalle innumerevoli morti.

La peste influenzò anche la Guerra gotica (535-553), il peggiore conflitto che abbia mai funestato la penisola italiana, dando agli Ostrogoti la possibilità di rafforzarsi durante la crisi degli avversari. La stessa città di Roma, nel 546, rimase quasi senza abitanti per alcuni mesi: la circostanza è attribuita da Procopio di Cesarea alla volontà dell'occupante goto Totila che avrebbe deportato in Campania i pochi abitanti rimasti, e l'epidemia può aver avuto un ruolo importante, anche se il dato che ci fornisce, sarebbero rimaste solo 500 persone nella città eterna già devastata dal conflitto, è assai inverosimile e dato dalla percezione di drammaticità che ebbe l'autore di quegli avvenimenti[3]. Sebbene la guerra venisse poi vinta dai bizantini, si pensa che la peste sia stata una delle cause che impedirono una vera presa di possesso dei nuovi territori, che dovettero quasi essere lasciati a sé stessi per la contrazione demografica subita a seguito dell'epidemia da parte di entrambi i contendenti, aprendo così la strada alla invasione longobarda dell'Italia. Ma il periodo di maggior veemenza della pestilenza nella penisola lo si raggiunge tra gli anni sessanta e settanta del secolo. Il Liber Pontificalis ricorda come sotto papa Benedetto I (575-579) un'ondata epidemica seguita a grave carestia indusse molte città assediate dai longobardi ad aprire loro le porte tanto era il patimento[4]. Paolo Diacono descrive le devastazioni che produsse anche nel tessuto sociale, come in questa descrizione della peste che nel 565 decimò la Liguria: "tutti erano scappati e tutto era avvolto nel silenzio più profondo. Due figli se ne erano andati lasciando insepolti i cadaveri dei loro genitori; i genitori dimenticavano i loro doveri abbandonando i loro bambini"[5].

Fu certo una delle cause principali del crollo della civiltà urbana, già fortemente indebolita dalle vicende belliche ed economiche, nei territori appartenuti all'impero romano o all'epoca ancora controllati da Costantinopoli, segnando il definitivo passaggio dall'antichità al medioevo. La peste si ripresentò a ondate fino al 750 circa, anche se non raggiunse più la virulenza iniziale. Le stime più accreditate parlano di 25 milioni di decessi. Ma vi sono stime di storici che raggiungono la cifra di cento milioni[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Numero complessivo di casi confermati e sospetti.
  2. ^ David M. Wagner et al. - Yersinia pestis and the Plague of Justinian 541—543 AD: a genomic analysis (in inglese)
  3. ^ Procopio di Cesarea, Storia delle guerre, VII, 20
  4. ^ Liber Pontificalis ed. Duchesne, Vita Benedicti I, p. 308
  5. ^ Paolo Diacono, Historia Langobardorum, II, 4
  6. ^ Plague of Justinian (in inglese)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lester K. Little, ed., Plague and the End of Antiquity: The Pandemic of 541-750, Cambridge, 2006. ISBN 0-521-84639-0
  • McNeill, William H., "Plagues and Peoples." Bantam Doubleday Dell Publishing Group, Inc., New York, NY, 1976, ISBN 0-385-12122-9.
  • Moorhead, J., "Justinian", London 1994.
  • Orent, Wendy. "Plague, The Mysterious Past and Terrifying Future of the World's Most Dangerous Disease.", Simon & Schuster, Inc., New York, NY, 2004, ISBN 0-7432-3685-8.
  • Rosen, William. Justinian's Flea: Plague, Empire, and the Birth of Europe, Viking Adult, 2007. ISBN 978-0-670-03855-8.

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