Pescheria di Catania

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« Lautru jornu, ntra la piscarìa / a vuci forti dissi: Cavaleri! / Si ni vutaru, su la vita mia / na cinquantina, davanti e darreri / Ma chiddu ca mi fici stranizzari / fu... ca un vaporta si vutò macari (Non c'è chiù munnu)[1] »

(Francesco Buccheri (Boley), fustigatore dei vizi dei catanesi e delle malefatte degli amministratori [2])

La Pescheria (Piscarìa in lingua siciliana) è l'antico mercato del pesce della città di Catania ed è inserito nel percorso turistico per il contenuto di folclore che si respira passando fra i banchi dei pescivendoli.

Solo provando questa esperienza ci si può rendere conto di quanto pittoresco possa essere questo mercato che può trovare confronto solo nel gemello mercato della Vucciria di Palermo: il mercato è sempre affollato ed il vocio incessante (la vuciata) dei venditori crea un sottofondo da suq arabo e si respira la tipica atmosfera di una medina.

I banchi si trovano dall'inizio dell'Ottocento nel tunnel scavato nel Cinquecento sotto il Palazzo del Seminario dei Chierici e le mura di Carlo V, di fronte agli Archi della Marina, un tempo immersi nelle acque del sottostante porticciolo di pescatori oggi riempito e trasformato in verde pubblico, in piazza Alonzo di Benedetto ed in piazza Pardo, tra i quartieri "Duomo di Catania o Terme Achilliane - Piano di San Filippo" e "Murorotto o Pozzo di Gammazita - Terme dell'Indirizzo", con preponderanza nel primo tra i due.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'altro giorno, dentro la pescheria / a voce alta esclamai: Cavaliere! / Se ne voltarono, (lo giuro) sulla mia vita / una cinquantina, davanti e dietro / ma quello che mi fece meravigliare / fu... che si voltò pure uno scaricatore (non c'è più mondo)
  2. ^ Il libro di Catania, pag. 241, Angelo Boemi, Davide Valenti, Edizioni Boemi-Prampolini, 1997

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