Personaggi del Ciclo dell'Eredità

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Questa pagina contiene informazioni relative ai personaggi del Ciclo dell'Eredità, formato dai libri Eragon, Eldest, Brisingr e Inheritance e scritto da Christopher Paolini.

Cavalieri dei Draghi[modifica | modifica wikitesto]

Eragon[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Eragon (personaggio).

È il nipote di Garrow e il cugino di Roran. È anche il Cavaliere di Saphira. È figlio di Selena e Brom (si scopre nel terzo libro Brisingr) e fratellastro di Murtagh, come si scoprirà alla fine del terzo libro. È un mezzo umano e mezzo elfo diventato tale durante l'Agaetí Blödhren (Celebrazione del Giuramento di Sangue). Murtagh non sa ancora che Eragon e lui sono fratellastri ma lo scoprirà nell'ultimo libro. In Inheritance, va alla Volta delle Anime, sull'isola di Vroengard e lì trova centoquarantanove Eldunarí, che porta con sé a Urû'baen, dove combatte con il loro aiuto gli Eldunarí di Galbatorix, che tuttavia prevalgono in pochissimo tempo. Però, Eragon, grazie a un potentissimo incantesimo muto riesce a sconfiggere il Re, che si autodistrugge. Alla fine dell'ultimo libro, Eragon lascia Alagaësia, partendo per le Regioni Ignote a est, portando con sé i centoquarantanove Eldunarí di Vroengard e le centinaia di cuori di Urû'baen, diventando praticamente onnipotente.

Brom[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Brom (Ciclo dell'eredità).

È un ex-Cavaliere dei Draghi. La sua dragonessa si chiamava Saphira, ed era blu come quella di Eragon. È il padre di Eragon, anche se questo si scoprirà solo verso la fine del terzo libro, ed il suo primo mentore nel primo libro, nel quale morirà ucciso dai Ra'zac. Ha ucciso Morzan, prendendogli l'uovo di Saphira e anche Zar'roc (avendo perso la sua spada Undbitr). Secondo Angela l'erborista, era il destino di Brom fallire in tutto ciò che aveva avviato tranne in una cosa. Infatti divenne Cavaliere ma la sua dragonessa fu uccisa, si innamorò di Selena ma fu rovinato dal suo stesso affetto e fu scelto per sorvegliare ed addestrare Eragon ma fallì anche in quello, poiché fu ucciso prima di completare l'addestramento. L'unica impresa in cui riuscì fu uccidere Morzan ed alcune altre legate all'uccisione del Rinnegato, come la fondazione dei Varden.

Arya[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Arya Dröttningu.

Lunghi capelli neri e penetranti occhi verdi, è la bellissima elfa ambasciatrice del suo popolo nonché figlia della regina Islanzadi. È molto legata ad Eragon e Saphira da cui è considerata parte della famiglia. Alla fine di Inheritance, si schiuderà per lei Fìrnen, l'ultimo drago delle uova di Galbatorix, rendendola cosí un Cavaliere; inoltre, poco dopo, le verra chiesto dal suo popolo di assumere il titolo di regina come la madre Islanzadi e lei accetterà.

Eragon (elfo)[modifica | modifica wikitesto]

Vissuto molte centinaia di anni prima della narrazione, Eragon era l'elfo che fondò l'ordine dei Cavalieri dei Draghi, l'alleanza che legò elfi e draghi, in seguito estesa anche agli umani. Durante la guerra che perdurava oramai da anni tra i draghi e gli elfi, Eragon trovò un uovo di drago apparentemente abbandonato. Forse lasciato lì appositamente, l'elfo decise di tenerlo e quando l'uovo si schiuse si prese cura del cucciolo, un drago bianco, che chiamò Bid'Daum. I due (drago ed elfo) crebbero e divenuti "amici" volarono dai draghi selvatici e siglarono la suddetta alleanza tra draghi ed elfi.

Galbatorix[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Galbatorix.

È il malvagio imperatore dominatore di Alagaësia. Faceva parte dell'ordine dei Cavalieri ma impazzì in seguito alla morte del proprio drago. A seguito di tale evento, chiese un altro drago ma gli fu negato. Galbatorix ne rubò uno (Shruikan) e con la magia nera sua e dello spettro Durza lo fece schiudere e lo assoggettó al suo volere. Entrò in possesso delle ultime tre uova di drago esistenti e si auto proclamò re. Il suo potere, come svelato nel terzo libro, deriva dagli Eldunarí(che significa "il cuore dei cuori") dei draghi rubati durante l'annientamento dei Cavalieri. Chiamato Re Nero, possiede moltissimi Eldunarí, che lo rendono a un passo dall'onnipotenza.

Morzan[modifica | modifica wikitesto]

Morzan era un giovane umano divenuto Cavaliere dei Draghi; circa un secolo prima degli eventi del Ciclo dell'Eredità era, assieme a Brom, allievo dell'elfo Oromis. Incline al dominio, sfruttava la profonda devozione che Brom aveva per lui. Fu il primo dei tredici Rinnegati che si unirono al delirante Galbatorix per rovesciare l'Ordine dei Cavalieri, appoggiandolo nelle sue trame e compiendo numerose atrocità. Durante questo tempo s'incontrò con un'affascinante donna, Selena; i due si innamorarono ed ebbero un figlio, Murtagh. Morzan tuttavia era sempre più instabile e ferì il figlio ancora piccolo con la sua spada, Zar'roc. Selena, compresa la reale natura del suo compagno e incinta di Eragon, fuggì a Carvahall dove lo partorì. Morzan rimane ucciso dopo una lunga battaglia contro Brom, implacabile nemico dei Rinnegati, combattuta vicino la cittadina di Gil'ead, dove aveva raggiunto il ladro ingaggiato da questi per rubare le superstiti uova di drago a Galbatorix.

In Brisingr, Jeod descrive Morzan a Eragon come un uomo alto, di una bellezza crudele, affetto da eterocromia (aveva un occhio azzurro e uno nero) e con capelli lunghi e mori, la cui crudeltà era illimitata.

Murtagh[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Murtagh.

È il protagonista della saga insieme ad Eragon, è un personaggio misterioso, che diventa un inseparabile compagno d'armi per Eragon. Venne in seguito rapito dai Gemelli e portato da Galbatorix. Viene torturato perché si rifiuta di giurare di servire il re nell'antica lingua, ma cederà perché un uovo di drago si schiude davanti a lui e non riesce a sopportare di vedere il cucciolo torturato. Alla fine di Eldest si scoprirà essere il fratello di Eragon e dopo un sanguinario combattimento, nonostante il re gli abbia ordinato di rapire Eragon, ben sapendo che lo aspetta una dura punizione, lascia andare il Cavaliere, ma porta via la spada Zar'roc a Eragon dicendo che spettava al figlio maggiore di Morzan (si ricorda che Eldest in inglese vuol dire "fratello maggiore"). Dopo Galbatorix è il Cavaliere dei draghi più forte di Alagaesia grazie anche al suo addestramento con Galbatorix e dall'essere rafforzato dall'energia di alcuni giovani Eldunarí. Neanche Eragon può sconfiggerlo a meno che non sia aiutato da altri come in Brisingr. Alla fine di Brisingr si scoprirà che non è il fratello di Eragon, bensì il fratellastro. I due infatti condividono la madre(Selena), ma non il padre(Morzan per Murtagh, Brom per Eragon). Alla fine di Inheritance, ultimo libro del Ciclo dell'Eredità, si scopre l'indole buona di questo personaggio, sfortunato dalla nascita e costretto a servire il re, come suo padre. Cercherà in tutti i modi di non fare uccidere Nasuada da Galbatorix, dal momento che questi gli impone di catturarla, e allevierà il dolore delle torture inflitte alla ragazza. Per lei cambierà il suo vero nome liberandosi dal giuramento fatto al re, in modo da aiutare Eragon ad ucciderlo. Alla fine del Ciclo, Murtagh è il più potente mago e Cavaliere, secondo solo a Eragon.

Oromis[modifica | modifica wikitesto]

È il maestro che Eragon incontra a Ellesméra, ultimo degli antichi Cavalieri dei Draghi ancora in vita. Nato a Luthivíra, situata a ridosso del lago Tüdosten, fu condotto a 20 anni davanti alle uova dei draghi dove fu scelto da Glaedr. Dopo la fine del suo apprendistato e ricevuta la spada Naegling (un lama in bronzo impreziosita da un diamante come ricettacolo di energia), viaggiò per più di 100 anni per tutta Alagaësia e fu maestro sia di Morzan, sia di Brom. Come membro degli anziani dell'Ordine, negò un altro drago a Galbatorix affiancò Vrael e i Cavalieri rimasti puri contro l'usurpatore e i Rinnegati. Fu però catturato da Kialandì e Formora (rispettivamente un elfo e un'elfa) che lo torturarono, rendendolo incapace di controllare incantesimi anche di moderata potenza; inoltre, soffre di una malattia che si manifesta in occasionali crisi. Contribuì, assieme agli altri Cavalieri, alla costruzione della Rocca di Kuthian contenente la Volta delle Anime, dove furono nascosti fuori dalla portata di Galbatorix numerose uova ed Eldunarì, protette da numerosi incantesimi. Inscenata la sua morte, rimane per un secolo nel profondo della Du Weldenvarden, mettendo da parte energia e tentando di scoprire il vero nome di Galabtorix; quindi, assieme a Glaedr, addetsra Eragon e Saphira. Nel terzo libro, Oromis partecipa in prima linea all'assedio che gli elfi hanno posto a Gil'ead e si scontra contro Murtagh e il suo drago Castigo: nella battaglia interviene però Galbatorix che, preso il controllo del corpo di Murtagh, approfitta di una crisi per colpirlo a morte. Il suo drago Glaedr rimane del pare ucciso, ma continua a vivere nel suo Eldunarì in mano ad Eragon.

Nei libri si fa spesso riferimento a due appellativi usati per indicare Oromis: "Il Saggio Dolente" (Ostato Chetöwa) e "Lo Storpio Che è Sano" (Togira Ikonoka). Egli è inoltre denominato, con minor frequenza, "L'Ultimo degli Antichi" e "Il Cavaliere Nascosto".

Vrael[modifica | modifica wikitesto]

Vrael era un Elfo, capo dei Cavalieri ai tempi in cui essi governavano Alagaësia. Tra i migliori membri dell'Ordine, non si rese però conto, e con lui molti altri anziani, della malvagità di Galbatorix, se non quando era già divenuto un potente avversario. Vrael affrontò lui e i Rinnegati, riuscendo a tener loro testa, alle porte di Doru Areaba, la città di Vroengard e sede dell'Ordine. Alla fine riuscì ad atterrare Galbatorix ma esitò a dargli il colpo di grazia; l'avversario ne approfittò e lo trafisse al fianco. Ferito, Vrael si rifugiò sul monte Utgard dove sperava di recuperare le forze; raggiunto da Galbatorix, riprese il feroce duello che tuttavia perse: l'uomo, infatti, gli sferrò un calcio all'inguine e lo decapitò. Il drago di Vrael, completamente bianco, si chiamava Umaroth e la sua la spada, del pari bianca, era denominata Islingr ("portatrice di luce"). Galbatorix se ne impossessò, dandole il nuovo nome Vrangr ("delirante, tortuoso").

Draghi[modifica | modifica wikitesto]

Bid'Daum[modifica | modifica wikitesto]

Era il drago bianco del primo Cavaliere dei Draghi, l'elfo Eragon, che lo accudì quando era un cucciolo e con il quale strinse un patto di amicizia, ponendo fine alla guerra tra elfi e draghi. Grazie al loro legame, fu possibile instaurare il nucleo del futuro Ordine dei Cavalieri.

Castigo[modifica | modifica wikitesto]

Drago di colore rosso con artigli e spuntoni bianchi, nasce da una delle ultime due uova in mano a Galbatorix, schiudendosi per Murtagh all'inizio di Eldest. Chiamato Castigo, viene sottoposto alla magia nera che aumenta rapidamente la crescita fisica, sproporzionata rispetto la sua vera età. Compare per la prima volta alla fine di Eldest, nel corso della battaglia della Pianure Ardenti, ma si dimostra nettamente inferiore nel combattimento aereo contro Saphira e viene anzi ferito gravemente a una zampa da Eragon. La seconda battaglia Castigo la combatte in Brisingr nei cieli dell'accampamento dell'esercito Varden, nel meridione dell'Impero: nonostante la sua aumentata imponenza, non riesce a competere con Saphira, peraltro sostenuta da tredici maghi elfici inviati dalla regina Islanzadi a sostegno di lei ed Eragon. Alla fine del libro, invece, Castigo si scontra con il vecchio Glaedr e, più giovane e scattante, ha la meglio sul suo avversario. In Inheritance, Castigo e Murtagh hanno il loro terzo confronto con Eragon e Saphira, conclusosi con esito incerto; i due, però, riescono a rapire Nasuada, capo dei Varden, e la portano a Urû'Baen. Nella battaglia finale alle porte della capitale si consuma l'ennesimo combattimento tra i due draghi e i due Cavalieri, senza che emerga chiaramente un vincitore. Castigo assiste poi al duello tra Eragon e Murtagh nella sala del trono al cospetto di Galbatorix, senza poter intervenire. Quando, infine, Eragon e Murtagh riescono a rescindere ogni legame e costrizione di Galbatorix pronunciando La Parola, Castigo si rivolta contro il re e aiuta Saphira a immobilizzare il drago nero Shruikan, che Arya può così trafiggere con la Dauthdaert, la lancia incantata capace di penetrare le placche di qualsiasi drago.

Nel corso della narrazione, si riesce a capire che Castigo non è d'indole malvagia e che ha sofferto molto per gli abomini imposti dal re al suo corpo. Solo alla fine di Inheritance egli si rivolge direttamente a Eragon e Saphira, che tentano invano di convincere lui e il suo Cavaliere a rimanere in Alagaësia, e poi all'Edulnarì di Glaedr e di altri antichi draghi. La sua voce è descritta come "sorprendentemente musicale".

Il suo nome originale, Thorn, in inglese significa "spina"; ciò spiega perché nella traduzione in lingua spagnola del Ciclo dell'Eredità il suo nome è Espina[senza fonte].

Glaedr[modifica | modifica wikitesto]

È il drago color oro di Oromis. Tre volte più grande di un drago giovane come Saphira, la sua zampa sinistra è amputata. Maestro di Saphira, reagisce con violenza alle avances della dragonessa, rifiutando di accoppiarsi con lei.

Glaedr e Oromis vivono a Ellesméra, capitale degli elfi immersa nella Du Weldenvarden, una foresta nel nord di Alagaësia, da quando Galbatorix ha distrutto l'Ordine dei Cavalieri dei Draghi e instaurato l'Impero. Assieme a Oromis, Glaedr addestra Eragon e Saphira, l'ultima speranza dei popoli liberi di Alagaësia di rovesciare il malvagio re. In Brisingr partecipa, alla testa dell'esercito elfico, all'assedio di Gil'ead; si confronta quindi contro Murtagh e il suo drago Castigo, ma l'intervento di Galbatorix e la malattia di Oromis permettono a Murtagh di uccidere il vecchio elfo. Glaedr, disperato, ingaggia un furioso scontro con Castigo e lo ferisce ma questi, essendo più agile, riesce a sorprenderlo alle spalle e lo uccide. Lo spirito del drago rimane tuttavia nel proprio Edulnarì, consegnato poco prima a Eragon e Saphira, così da poterli aiutare anche dopo la sua dipartita. Nell'ultimo libro (Inheritance) continua a istruire Eragon e accompagna lui e Saphira nel loro esilio volontario.

Fìrnen[modifica | modifica wikitesto]

È il drago verde smeraldo di Arya. Nasce alla fine di Inheritance dal terzo uovo in possesso di Galbatorix; ha una voce mentale molto profonda, più di quella dei draghi del passato racchiusi nella Volta delle Anime. Alla fine del quarto libro diviene compagno di Saphira e si accoppia con lei.

Saphira[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Saphira.

È la dragonessa di Eragon e la sua più grande amica, legata a lui tramite l'indissolubile legame mentale che caratterizza drago e Cavaliere; ha lucenti squame blu zaffiro iridescenti.

Shruikan[modifica | modifica wikitesto]

Il drago che Galbatorix ruba quando era ancora un cucciolo, trasgredendo il divieto impostogli dall'Ordine dei Cavalieri che non gli aveva concesso un secondo drago dopo la morte della sua dragonessa, Jarnünvosk. Shruikan è stato legato a Galbatorix attraverso la magia oscura, che lo ha potenziato in maniera innaturale. Compare solamente alla fine di Inheritance: è nero, ha gli occhi azzurro chiaro e dimensioni colossali, diverse decine di volte superiori a quelle della dragonessa Saphira. Colpito dal suicidio del re, viene immobilizzato da Saphira e Castigo e ucciso da Arya con la Dauthdaert, la lancia magica capace di penetrare la corazza dei draghi.

Umaroth[modifica | modifica wikitesto]

Era il drago bianco di Vrael. Di lui si sa che, nel corso della battaglia contro Galbatorix e i Rinnegati, o immediatamente prima, espulse il proprio Eldunarì e contribuì a costruire la segreta la Volta delle Anime, nella quale furono nascoste alcune uova di drago, numerosi Edulnarì (compreso il suo) e sulla quale furono lanciati potenti incantesimi per proteggerla e farne dimenticare l'esistenza a chiunque. Egli viene incontrato da Eragon nella seconda metà di Inheritance, aiuta il giovane nel confronto finale con il re a Urû'Baen e infine lo accompagna, con il resto delle anime dei draghi, nell'esilio volontario a est di Alagaësia.

Nani[modifica | modifica wikitesto]

Orik[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Orik.

È un nano che fa parte del Dûrgrimst Ingeitum; figlio adottivo di re Rothgar, ma anche un grande amico di Eragon e suo fratello adottivo (in quanto anche il Cavaliere viene adottato nell'Ingeitum da Rothgar). Diventa re dei nani nel terzo libro (Brisingr).

Rothgar[modifica | modifica wikitesto]

Rothgar è il 42º re della nazione dei nani e appartiene al clan Dûrgrimst Ingeitum: è definito come sovrano saggio e la sua attento, che da un secolo governa il suo popolo. Egli adotta, prima degli eventi narrati nei libri, il nano Orik e poi anche Eragon. Egli è anche forte sostenitore di Ajihad prima e Nasuada poi, i capi dei Varden. Partecipa in prima persona alla battaglia del Farthen Dûr e in giunge alle Pianure Ardenti proprio nel momento di maggiore difficoltà per le truppe dei Varden e del Surda; tuttavia, rimane ucciso alla testa del suo esercito quando Murtagh, catturato e piegato da galbatorix, lo uccide da grande distanza con la magia. A Rothgar succede il figlio adottivo Orik.

Korgan[modifica | modifica wikitesto]

Korgan fu il primo re dei nani. Scoprì lui il Farthen Dûr mentre era in cerca di oro. Fu il creatore di Volund, il martello usato dai re dei nani per combattere ed il fondatore del Dûrgrimst Ingeitum di cui faranno parte anche Orik, Eragon e Rothgar.

Dóndar[modifica | modifica wikitesto]

Dóndar è stato il decimo Re dei Nani. Nella biblioteca di Tronjheim si possono trovare diverse sue opere.

Spettri[modifica | modifica wikitesto]

Durza[modifica | modifica wikitesto]

È uno Spettro e principale antagonista del primo libro, dove compare sin dalla prima pagina. Entità misteriosa, potente e pericolosa, è uno dei servi più micidiali di Galbatorix e il suo preferito dopo la dipartita di Morzan. Incontra Eragon quando il ragazzo viene catturato e imprigionato nelle segrete della cittadella di Gil'ead, dove tenta senza successo di estorcergli il vero nome; colpito poi in pieno viso da una freccia scagliata da Murtagh, si dissolve solo per ricomporsi e guidare l'esercito di Urgali formato da numerosi clan, che egli obbliga a collaborare con la magia nera. Nella battaglia del Farthen Dûr si scontra con Eragon e, nel corso del duello, si apprende dalla battaglia mentale tra i due che lo Spettro era un tempo un giovane nomade del Deserto di Hadarac, Carsaib, che aveva evocato degli spiriti per uccidere gli assassini del suo maestro Haeg; spiriti che lo avevano presto soggiogato e trasformato in Durza. Lo scontro sembra giungere al termine quando Durza infligge una grave ferita alla schiena a Eragon, ma l'intervento subitaneo di Arya e Saphira permettono al giovane di riprendere la spada e trafiggere al cuore lo Spettro, che scompare definitivamente.

Durza è "alto e flessuoso". Come tutti gli Spettri, ha la pelle bianco perlacea e quasi trasparente, occhi vermigli e capelli rosso fuoco. Si veste di nero e combatte con una spada sottile e sempre affilata, percorsa da un lungo graffio, traccia di un combattimento tra Durza e Ajihad.

Varaug[modifica | modifica wikitesto]

Viene creato da tre stregoni di Feinster con la collaborazione di un quarto con il solo scopo di provocare quanto più caos possibile prima di morire; viene ucciso da Arya mentre Eragon lo teneva impegnato in un feroce combattimento mentale. Al contrario di Durza, che era posseduto da solo tre spiriti, Varaug ne conteneva diverse decine, motivo per il quale era, secondo Eragon, molto più potente del suo simile; come ogni Spettro, aveva capelli e occhi rossi e la pelle chiarissima.

Umani[modifica | modifica wikitesto]

Ajihad[modifica | modifica wikitesto]

Ajihad è il capo dei Varden e compare nella seconda metà del primo libro. Di lui si sa che è nato nella tribù nomade Inapashunna, caratterizzata dalla grande ricchezza e abilità nell'oreficeria. Si è sposato con la cugina di un importante nobile (Fadawar) dalla qaule ha avuto la figlia Nasuada. Unitosi ai Varden con la figlia appena nata, ne diviene capo quindici anni prima degli eventi di Eragon, succedendo a Deynor: ha assunto un atteggiamento più aggressivo e ha lanciato numerose incursioni nell'Impero dai Monti Beor, dove i Varden risiedono sotto l'ospitalità e la protezione del re dei Nani, Rothgar. Egli accoglie con un certo sospetto Eragon, Saphira e Murtagh quando si presentano al Farthen Dûr con l'elfa Arya svenuta e un gruppo di Kull al loro inseguimento; fa perciò sondare le loro menti dai Gemelli e imprigiona Murtagh una volta saputo che suo padre era Morzan. Saputo che un esercito di Urgali guidati dallo Spettro Durza marcia su di loro, Ajihad organizza le proprie forze, fa evacuare la popolazione inerme, proibisce a Nasuada di prendere parte alla battaglia (ordine cui lei disubbidisce) e combatte in prima fila nel duro scontro. Una volta che la battaglia si conclude vittoriosamente grazie alle azioni di Eragon, Ajihad guida diversi rastrellamenti nei tunnel della montagna, portando con sé anche un rivalutato Murtagh e i Gemelli. Questi, però, sono agenti di Galbatorix e organizzano un'imboscata con gli Urgali che sorprende Ajihad proprio mentre torna nella capitale: egli rimane ucciso e Murtagh viene rapito. Alla guida dei ribelli gli succede la giovane figlia.

Ajihad è un uomo fiero e carismatico, di spiccata intelligenza e nobile portamento; ha la pelle nera "del colore dell'ebano oliato, il cranio rasato e una corta barba nera.

Angela[modifica | modifica wikitesto]

È un'erborista che vive a Teirm, accanto alla dimora del mercante Jeod. Appare per la prima volta in Eragon e sin da subito si caratterizza per l'eccentricità, il piccolo negozio ricco di piante, la compagnia del gatto mannaro Solembum e per la predizione che concede al protagonista. Alla fine del rpimo libro lascia la città e arriva al Farthen Dûr, dove partecipa alla battaglia contro gli Urgali indossando una peculiare armatura a placche nere e verdi e brandendo un bastone a doppia lama, un'arma dei nani chiamata hutvìr (vinta con una scommessa). In seguito cura Eragon, ma non riesce a guarirgli la terribile ferita inflitta da Durza. In Eldest decide di seguire i Varden nella campagna progettata da Nasuada contro l'Impero; ciò le consente anche, come esprime chiaramente, di tenere d'occhio Elva, la bambina benedetta/maledetta da Eragon nel primo libro. Prima della battaglia nelle Painure Ardenti, s'intrufola nell'accampamento nemico e avvelena o riempie di allucinogeni il maggior numero possibile di scorte alimentari; combatte quindi nel duro scontro. In Brisingr cura Roran dopo la fustigazione e appare nei capitoli finali dedicati all'assedio e alla presa di Feinster, mentre in Inheritance accompagna Eragon, Arya e alcuni maghi elfi nei sotterranei dimenticati di Dras-Leona, dove dimostra incredibili qualità guerriere contro i sacerdoti adoranti l'Helgrind e i loro uomini: uccide di persona il Gran sacerdote. Alla fine del Ciclo, conviene sulla decisione di Eragon di lasciare Alagaësia (come d'altronde lei stessa aveva predetto) per crescere in sicurezza i draghi.

Angela è una donna minuta e gioviale, con una folta chioma di riccioli neri; la sua età è indefinita così come i suoi poteri ma, nel corso della narrazione, viene suggerito più volte o ammesso che è molto più anziana e potente di quanto possa sembrare.

Elva[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Elva (personaggio).

È la bambina "benedetta" da Eragon che poi diventerà una veggente. Il suo destino sarà, a causa di una maledizione mal pronunciata inconsapevolmente da Eragon, di dover placare e prendere carico di tutte le sofferenze altrui.

Horst[modifica | modifica wikitesto]

Uomo robusto e con una barba a forma di badile, è il fabbro di Carvahall e marito di Elain (donna minuta, bionda e dalla carnagione pallida, comprensiva e determinata) con la quale ha tre figli: Albriech, Baldor e la piccola Hope, nata alla fine del quarto libro. Persona benestante, sostiene l'azzardato piano di Roran di lasciare la valle Palancar e fuggire, con tutto il villaggio, nel Surda. Nel corso del lungo periplo, mostra crescente rispetto per Roran e notevole tenacia; una volta nel Surda, si unisce con la sua famiglia ai Varden e viene subito apprezzato per la sua professione. Combatte in alcune battaglie ed è presente alla morte di re Galbatorix e alla vittoria finale dei popoli liberi di Alagaësia. Anche i figli, giovani robusti e in forma, partecipano ad alcuni combattimenti in Brisingr e Inheritance; Baldor perde una mano nella battaglia di Urû'Baen, ma i guaritori elfici riescono a ricurcigliela perfettamente.

I Gemelli[modifica | modifica wikitesto]

I Gemelli sono due stregoni identici e calvi al comando del Du Vrangr Gata, il consiglio dei maghi al servizio dei Varden. Compaiono per la prima volta in Eragon, quando su ordine di Ajihad sondano la mente del protagonista e di Murtagh per assicurare che non sono pericolosi. In realtà, i Gemelli sono agenti del re infiltrati nei Varden: tentano perciò di strappare a Eragon le sue conoscenze dell'antica lingua e più informazioni possibili, riuscendo parzialmente nell'intento. Partecipano alla battaglia del Farthen Dûr e, pochi giorni dopo la vittoria, accompagnano Ajihad, Murtagh e alcuni Varden in una sortita nei tunnel della capitale per sterminare gli ultimi Urgali; al ritorno, un'improvvisa imboscata degli Urgali porta alla morte di Ajihad e, apparentemente, di Murtagh e dei maghi. I responsabili sono gli stessi Gemelli che, lasciati indizi consistenti per farsi credere morti assieme a Murtagh, tornano alla capitale Urû'Baen con il giovane, che Galbatorix lega a sé dopo averne scoperto il vero nome.

Creduti morti da tutti i Varden, i Gemelli riappaiono alla fine di Eldest, nel corso della battaglia delle Pianure Ardenti, a capo dei maghi dell'esercito imperiale; riescono a uccidere alcuni maghi del Du Vrangr Gata e numerosi soldati. Inaspettatamente, vengono attaccati da Roran, giunto nel luogo dello scontro con una nave rubata a Teirm, che li uccide a colpi di martello.

Jeod[modifica | modifica wikitesto]

Soprannominato "Gambelunghe", è un ricco mercante di Teirm e agente dei Varden. Appare per la prima volta a metà di Eragon, quando aiuta il protagonista e Brom a tracciare il commercio e gli acquirenti dell'olio di Seithr, allo scopo di trovare il covo dei Ra'zac. Sin da subito, si viene a sapere che Jeod e Brom sono buoni amici e che il mercante, circa venti anni prima degli avvenimenti del Ciclo dell'Eredità, aveva scoperto il passaggio segreto che conduceva nel castello di Urû'Baen; l'informazione fu usata da Brom per tentare di rubare le tre uova in mano a Galbatorix, operazione che tuttavia ne fruttò uno solo (quello di Saphira) e finì quasi nel disastro quando il ladro ingaggiato fu trovato da Morzan: egli fu quindi affrontato e sconfitto da Brom a Gil'ead, accompagnato da Jeod. Nel corso delle conversazioni, si apprende inoltre che l'Impero ha scoperto il supporto che Jeod garantisce ai Varden e che sta boicottando la sua attività commerciale. In Eldest, Roran e alcuni compaesani chiedono aiuto proprio a lui per caso; Jeod, dopo un momento, lo riconosce e, in seguito alla sua promessa di non rivelare la sua presenza a Teirm (Roran era ricercato per gli avvenimenti a Carvahall e la parentela con Eragon), decide di seguirlo nel Surda. Qui giunto con la moglie Helen, Jeod rimane nelle retrovie; in Brisingr Eragon fa dono alla coppia di una sfera d'oro per consentire loro di ricostituire la loro fortuna. In Inheritance, Jeod rende un prezioso aiuto ai Varden, impantanati nell'assedio di Dras-Leona, rintracciando su antichi manoscritti una vecchia rete fognaria che permette a Eragon, Arya, Angela e alcuni elfi di penetrare in città e sbloccare la situazione. Alla fine del Ciclo, si viene a sapere che sua moglie ha creato una florida società commerciale e che lui è un membro della società segreta Arcaena, dedita a raccolgiere e catalogare la conoscenza del mondo.

Jeod è un uomo magro e alto, con lunghi capelli brizzolati e una peculiare cicatrice sulla tempia che si è procurato quando Brom e Morzan si scontrarono a Gil'ead. Quando lascia Teirm, torna a brandire la propria arma, uno stocco.

Nasuada[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Nasuada.

È la figlia di Ajihad, capo dei Varden. Alla morte del padre sarà lei a ereditarne l'incarico, nonostante la giovane età. Partecipa alla battaglia nel Farthen Dûr ed Eragon è il suo unico vassallo. È molto forte e ostinata, sa inoltre come guadagnarsi la fiducia del suo popolo. In Inheritance viene rapita da Murtagh e torturata perché non vuole giurare fedeltà al re. Non cederà, grazie anche all'aiuto di Murtagh che non avrebbe voluto rapirla, e verrà salvata da Eragon e Murtagh dopo che hanno ucciso il re e il suo drago. Diventerà la regina dell'impero.

Orrin[modifica | modifica wikitesto]

È il re del Surda, che si è distaccato dall'Impero ed è ostile ad esso; inoltre aiuta i Varden mandando armi e approvvigionamenti a Tronjheim.

Roran[modifica | modifica wikitesto]

Roran è il figlio naturale di Garrow e cugino di Eragon. Nel primo libro, si viene a sapere che Roran e Katrina, una ragazza di Carvahall, sono innamorati e che lui, nonostante la dura opposizione del padre di lei (Sloan, il macellaio del villaggio) ha deciso di sposarla; per guadagnare i soldi necessari al matrimonio e al mantenimento, però, accetta un'offerta di lavoro nel vicino villaggio di Therinsford come mugnaio. In questo modo rimane all'oscuro del drago allevato di nascosto dal cugino (Saphira) e della morte del padre, ucciso dai Ra'zac dopo essere stato torturato. Avvisato da un abitante, all'inizio di Eldest Roran torna subito al suo paese natale e incolpa Eragon della sciagura. Diviene inoltre bersaglio dei Ra'zac, che tornano con un distaccamento di soldati per catturarlo in quanto cugino del nuovo Cavaliere dei Draghi. Roran, armatosi di un martello preso dal fabbro Horst (prende spunto da Gerand, l'eroe della Canzone di Gemnd), si pone al comando degli uomini abili del villaggio e respinge due assalti dei soldati nemici; tuttavia Sloan, furioso per il fidanzamento, tradisce il villaggio e Roran rimane ferito alla spalla dai Ra'zac che, poi, rapiscono Katrina e il macellaio. Disperato per la perdita dell'amata e animato da una furiosa rabbia, Roran convince l'intera popolazione a lasciare case e averi per valicare la Grande Dorsale e raggiungere via mare il Surda, il regno ai margini meridionali dell'Impero, visto che nella valle Palancar il pericolo di morte è certo. Egli nutre anche la speranza di scovare i Ra'zac e liberare Katrina.

Il duro viaggio lo rende, come molti suoi compaesani, più violento e scaltro: costretto con l'inganno e la minaccia un proprietario di chiatte, Roran porta i suoi compaesani da Narda sino a Teirm, dove per caso s'imbatte in Jeod Gambelunghe, agente dei Varden ormai scoperto dall'Impero che decide di unirsi a lui (con la moglie) nel furto del grande veliero Ala di Drago, sul quale prende posto tutta Carvahall. Sfuggita alla caccia, la nave approda alle rive del fiume Jiet che bagnano le Pianure Ardenti proprio nel corso della battaglia: qui Roran uccide i malvagi Gemelli e reincontra Eragon, che gli spiega il reale svolgimento dei fatti e che gli promette di aiutarlo nella liberazione di Katrina, imprigionata nell'Helgrind. Una volta riusciti nell'intento all'inizio di Brisingr, Roran entra a pieno titolo nei Varden, forte della reputazione che si è costruito per la disperata impresa (è noto come "Fortemartello"), partecipa a diverse incursioni nei territori meridionali dell'Impero (rimanendo ferito più volte) e si sposa con Katrina, già incinta: la cerimonia è officiata dal cugino Eragon, che dona loro due fedi incantate. Commette inoltre un atto d'insubordinazione, che salva la vita a molti Varden ma gli costa una pubblica fustigazione: dopo di ciò Nasuada lo nomina temporaneamente capitano, poiché una seconda intemperanza da parte Roran sarebbe stata punita con l'impiccagione. Dopo aver sconfitto in un duello a mani nude un Urgali che aveva messo in discussione il suo comando, partecipa all'assedio della città portuale di Feinster, che si conclude vittoriosamente con la fine del terzo libro, e con un astuto stratagemma riesce a penetrare nella munita Arughia all'inizio di Inheritance, atto che gli conferma il suo grado. Combatte infine nella battaglia per Dras-Leona ed è in prima fila nell'attacco a Urû'Baen; in questa occasione duella con il potente comandante dell'esercito imperiale, Lord Barst, ne infrange l'Edulnarì che gli donava immensa forza e lo uccide. Una volta morto Galbatorix, il nuovo sovrano, Nasuada, gli concede il titolo di conte della valle Palancar; viene, inoltre, considerata per breve tempo l'opportunità di far sedere lui sul trono, in virtù della riconosciuta fama e del vastissimo seguito. Una volta che Eragon va in volontario esilio, Roran torna con Katrina e il figlio neonato nella valle, per ricostruire Carvahall.

Roran è descritto in Eragon come un giovane di diciotto anni muscoloso, sincero e cauto nel muoversi.

Selena[modifica | modifica wikitesto]

Potente strega, è la madre di Eragon e Murtagh, moglie di Morzan e successivamente amante di Brom, nonché sorella di Garrow. Non appare mai nel Ciclo dell'Eredità, eccettuato un suo fairth (ritratto su pietra eseguito con la magia) che Oromis mostra a Eragon nei capitoli finali di Brisingr. Di lei si sa che, innamoratasi di Morzan, ebbe con lui Murtagh e si pose al suo servizio: divenne nota come "Mano Nera", una spia a lui solo fedele e senza pietà. Tuttavia, la natura violenta di Morzan, che arriva a ferire gravemente il figlio, fa tentennare il suo amore e la sua devozione. Alla fine, s'innamora ricambiata di Brom, infiltratosi nella tenuta di Morzan come giardiniere per spiarne le mosse: dall'unione dei due nasce Eragon, che Selena partorisce nel villaggio di Carvahall e affida alle cure del fratello Garrow. Tornata nel castello di Morzan, muore dopo due settimane a causa di una grave malattia appena due ore prima di poter rivedere Brom.

Sloan[modifica | modifica wikitesto]

È l'avido e attaccabrighe macellaio di Carvahall, padre di Katrina. Sin dall'inizio del primo libro, si viene a sapere che odia e teme la Grande Dorsale, dove sua moglie Ismira si suicidò gettandosi da una cascata, e che nutre una profonda antipatia per Eragon, Garrow e Roran, il quale si fidanza in segreto con sua figlia. In Eldest combatte con ferocia i soldati imperiali che attaccano Carvahall per catturare Roran (che diviene in breve il capo riconosciuto della resistenza); saputo però del fidanzamento e mosso da profonda gelosia, tradisce i compaesani e permette ai soldati (e ai Ra'zac che li comandano) di superare le improvvisate difese. Nella battaglia Roran rimane ferito e sia Sloan, sia Katrina sono rapiti dai due mostri, che li rinchiudono nella loro tana, la montagna nera Helgrind. Qui viene sottoposto a torture e gli vengono cavati gli occhi. All'inizio di Brisingr Eragon lo salva senza tuttavia informarne Roran e Katrina: è infatti al corrente del tradimento del macellaio, ma non riesce a ucciderlo. Ne scopre dunque il vero nome e gli impone, attraverso un complicato incantensimo, di raggiungere la Du Weldenvarden e vivere lì il resto della sua vita, senza poter mai più vedere Katrina ma con la possibilità di recuperare la vista se si fosse sinceramente pentito del suo operato. Riappare brevemente alla fine di Inheritance, quando Eragon gli restituisce di sua sponte la vista e gli permette di osservare da lontano sua figlia, insieme a Roran e alla loro figlioletta e sua nipote, Ismira.

Trianna[modifica | modifica wikitesto]

È una maga facente parte del Du Vrangr Gata, del quale assume il comando dopo la presunta morte dei Gemelli, senza però dare alcun giuramento di fedeltà a Nasuada. Fa la sua prima apparizione all'inizio di Eldest, quando approccia Eragon tre giorni dopo la battaglia nel Farthen Dûr. Dopo avergli spiegato che era stata introdotta alle arti magiche dalla madre (una guaritrice del Surda), tenta di sedurlo facendo uso di un bracciale a forma di serpente, cui fa prendere vita con l'antica lingua. Il suo tentativo viene frustrato dall'intervento di Saphira, che la caccia. Nel corso della narrazione, Trianna aiuta Nasuada fabbricando con la magia dei fini merletti che consentono ai Varden di rimpolpare le loro depauperate finanze e rendersi più indipendeti dagli aiuti del Surda e dei nani. Alla fine di Eldest ha un confronto verbale con Eragon che, tornato da Ellesméra e su richiesta di Nasuada, le chiede di cedergli il comando del Du Vrangr Gata in vista della battaglia imminente nelle Pianure Aardenti; Trianna si oppone, essendo abituata a esercitare il comando, e quindi si giunge a un compromesso: Eragon le avrebbe dettato istruzioni durante la battaglia e avrebbe aiutato lei e i maghi dei Varden a localizzare e sconfiggere gli stregoni dell'Impero. Trianna sopravvive alla battaglia e continua ad aiutare i Varden nel corso della campagna che espugna una dopo l'altra le principali città imperiali; tuttavia sparisce progressivamente dalla narrazione. In Brisingr ha un breve diverbio con Angela, che l'accusa d'incompetenza nella cura di Roran, subito dopo la fustigazione di questi.

Trianna è descritta come una donna attraente, con occhi azzurri e capelli neri crespi, dotata di un sorriso intrigante e "denti bianchissimi". Non si sa quanto sia effettivamente abile nell'uso della magia, sebbene sia specificato che una volta ha evocato degli spiriti.

Varden[modifica | modifica wikitesto]

I Varden ("guardiani" nell'antica lingua) sono la compagine politico-militare che si oppone a re Galbatorix. Furono fondati da Brom dopo la caduta dei Cavalieri dei Draghi e da lui condotti per pochi anni, giacché preferiva agire da solo per annientare i Rinnegati: gli successe perciò Weldon, che si dedicò a rafforzare le sue fila, organizzare un esercito e uccidere i candidati del re per le tre uova di drago rimaste. A Weldon successe Deynor che, preoccupato dal mediocre livello del gruppo di maghi e stregoni noto come Du Vrangr Gata, accolse i Gemelli nei Varden. Fu inoltre cementata un'alleanza con il regno del Surda, sebbene nei libri non venga specificato l'esatto periodo. Questi fu poi rimpiazzato da Ajihad, il quale aiutò Brom e Jeod Gambelunghe a introdursi nel castello di Urû'baen (attraverso un passaggio segreto scoperto dal secondo) allo scopo di rubare le uova: tuttavia solo una fu presa e da allora per quasi vent'anni fu spostata a intervali regolari dalla Du Weldenvarden ai Monti Beor, dove i Varden erano ospitati da re Rothgar dei nani.

I Varden, nominati numerose volte in Eragon, appaiono verso la fine del libro e combattono la battaglia nel Farthen Dûr con il supporto dei nani, di Eragon e della dragonessa Saphira. In Eldest e poi Brisingr si viene a conoscenza della struttura del movimento di resistenza: il capo dei Varden viene scelto dal Consiglio degli Anziani, formato da cinque membri, al quale giura fedeltà e impegno a operare nell'interesse dei ribelli. Sia Ajihad, sia Nasuada, che succede al padre ucciso in un'imboscata, dimostrano notevole carisma e autorevolezza e non si fanno manipolare dal Consiglio. Un gradino sotto si trovano i capitani delle truppe: nel Ciclo dell'Eredità essi sono Jormundur (membro del Consiglio ma fedele collaboratore di Nasuada), Martland Barbarossa, Brigman, Edric (che in Brisingr viene sollevato dal comando per inettitudine) e Roran, nominato tale dopo l'audace presa di Arughia. Ciascuno di costoro guida un battaglione, ma non si specifica mai l'organico di tali formazioni. Nel secondo e terzo volume, sotto l'energica guida di Nasuada, i Varden si preparano a un attacco diretto all'Impero con il sostegno dei nani e del Surda e risolvono i problemi finanziari che da decenni li affliggevano, rendendoli troppo dipendenti dagli alleati; si delinea inoltre una rivalità, dapprima tenue poi sempre più marcata, tra Nasuada e re Orrin del Surda. Essi riescono a vincere, a costo di perdite pesanti, la battaglia delle Pianure Ardenti (in occasione della quale anche gli Urgali sono integrati nei loro ranghi) e conquistano una dopo l'altra Feinster, Belatona, Arughia e Dras-Leona. Subito dopo lo scontro, Nasuada viene catturata da Murtagh e Castigo e perciò alla testa dei Varden giunge Eragon, che la donna aveva indicato come suo erede: egli tuttavia si affida molto a Jormundur, Orrin e gli altri strateghi. Nella battaglia finale a Urû'baen i Varden sono affiancati dall'esercito elfico e dai gatti mannari. Al termine di Inheritance non è ben spiegato cosa accade loro: sembra di capire che divengono l'osatura dell'esercito del nuovo regno guidato da Nasuada, che assume il titolo di regina.

Elfi[modifica | modifica wikitesto]

Evandar[modifica | modifica wikitesto]

Evandar fu re degli elfi e successe a Dellanir 500 anni prima della vicenda raccontata nel Ciclo dell'Eredità. Fu il compagno di Islanzadi e il padre di Arya. Rimasto ucciso in una feroce battaglia contro Galbatorix a Urû'baen, gli succedette Islanzadi.

Islanzadi[modifica | modifica wikitesto]

È la regina degli elfi nel Ciclo dell'Eredità e madre di Arya. In Eldest si viene a sapere che si era opposta fermamente all'intenzione della figlia di assumere l'incarico di ambasciatrice presso i Varden, i nani e il Surda, cosa che però non aveva impedito ad Arya di proseguire e viaggiare per circa settant'anni, periodo nel quale Islanzadi non le parla né la vede. Difatti, si reincontrano solo quando Arya accompagna Eragon a Ellesméra perché prosegua il suo addestramento. La presenza della figlia e di un nuovo Cavaliere de Draghi fanno sì che Islanzadi consideri sempre più l'opportunità di scendere in guerra a fianco degli umani e dei nani contro Galbatorix. Nel secondo libro officia inoltre l'Agaëtì Blödhren (la "Celebrazione del Giuramento di Sangue") e fa dono a Eragon, in procinto di partire per le Pianure Ardenti, di un arco da lei personalmente cantato. Lo informa, infine, che ha inviato nel Surda dodici dei suoi migliori maghi per aiutarlo.

In Brisingr, Islanzadi ha un colloquio con Eragon, che la contatta con la divinazione, riguardo la punizione che il giovane ha pensato d'infliggere a Sloan, il vile macellaio di Carvahall; ella, dopo un serrato scambio di battute, accosente a che l'uomo viva nella Du Weldenvarden. Nel corso della narrazione si intuisce che la regina è tenuta al corrente delgi eventi, mentre lei stessa afferma che ha guidato le sue truppe all'attacco della città settentrionale di Ceunon. Combatte in prima fila anche nell'assedio di Gil'ead, ma non può fare nulla per soccorrere Glaedr e Oromis, che periscono nella battaglia. In Inheritance, si riunisce ai Varden, ai nani, ai Surdani e ai gatti mannari dinanzi Urû'Baen: qui impegna un epico duello contro Lord Barst, comandante dell'esercito imperiale, che riesce a ucciderla. Alla conclusione del Ciclo, il suo posto è preso dalla figlia Arya.

Rhunön[modifica | modifica wikitesto]

È un'elfa fabbro che compare in Eldest e poi alla fine di Brisingr, dove mediante complicati incantesimi controlla il corpo di Eragon e forgia per lui la migliore spada che abbia mai fabbricato, Brisingr. Ciò si rivela necessario in quanto Rhunön, dopo la caduta dei Cavalieri e le stragi compiute da Galbatorix e i Rinnegati, aveva giurato che non avrebbe più costruito una spada con le sue mani. L'elfa, infatti, è antichissima: nel terzo libro viene detto esplicitamente che ha fornito tutte le spade ai Cavalieri e che nacque prima della guerra tra draghi ed elfi, dopo la quale fu fondato l'Ordine. Perciò, ha più di 2.000 anni.

Vanir[modifica | modifica wikitesto]

È un elfo che, su richiesta di Oromis, allena Eragon a Ellesméra; in Eldest, dove fa la maggior parte delle sue apparizioni, viene specificato che è un abile spadaccino ed è più vecchio di Arya. Siccome Eragon è ancora umano, Vanir riesce sempre ad avere la meglio su di lui senza grande sforzo e assume un atteggiamento sprezzante, generando nel giovane rabbia e sfiducia in sé stesso. In seguito alla trasformazione che Eragon subisce nell'Agaëtì Blödhren, Vanir rimane sorpreso dalla superiorità dell'avversario, che infine gli spezza un braccio e lo disarma. Vanir capisce allora di essersi sbagliato e chiede perdono al cavaliere del suo comportamento, dettato dalla paura per il futuro incerto: i due si riconciliano. In Inheritance, dopo la sconfitta di Galbatorix, acconsente a divenire ambasciatore degli elfi presso gli umani al posto di Arya (scelta come regina dopo la morte di Islanzadi), desiderando imparare i loro costumi e la loro cultura.

Gatti mannari[modifica | modifica wikitesto]

Solembum[modifica | modifica wikitesto]

È un gatto mannaro asciutto, con spalle potenti e larghe zampe, amico di Angela l'erborista. Appare per la prima volta in Eragon, in occasione della premonizione che Angela concede al protagonista; egli le integra dandogli indicazioni su dove cercare un'arma quando ne avrebbe avuto bisogno e dove recarsi quando avrebbe pensato che ogni cosa era perduta. Come tutti i gatti mannari del Ciclo dell'Eredità, si rivolge raramente agli umani (Angela esclusa) e spesso tramite enigmi; può inoltre assumere una forma umana, divenendo un ragazzo dai capelli irti, denti aguzzi e occhi ferini, che combatte brandendo un pugnale.

Altri[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso del Ciclo dell'Eredità, Eragon e altri comprimari s'imbattono in alcuni altri gatti mannari. Il giovane incontra diverse volte Maud, una gatta mannara che vive a Ellesméra e che, quando non è nella sua forma animale, ha l'aspetto di una gracile e minuta donna dal volto ruguso e avvizzito, incorniciato da ispidi capelli bianchi.

All'inizio di Inheritance fa la sua apparizione anche Grimrr Zampamonca, re dei gatti mannari, che stringe un'alleanza con Nasuada. Manca di due dita della zampa sinistra. Nella sua forma umana è alto quanto un nano, ha capelli lunghi e neri, occhi verdi a mandorla, mento piccolo e appuntito, zigomi ampi e una carnagione color nocciola percorsa da numerose cicatrici. Detesta Angela perché in passato, continuando a torturare un pettirosso nonostante le ripetute richieste dell'erborista, ella lo colpì con un incantesimo che lo fece cinguettare per una settimana. Stringe un'alleanza con Nasuada all'inizio dell'ultimo libro. La sua compagna, Cacciaombre, ha l'aspetto di una gatta bianca ma non è dato sapere come appaia nella sua forma umana.

Infine, sempre in Inheritance compare Occhigialli, un gatto mannaro grasso che decide di servire Nasuada come consigliere, una volta che la donna è salita al trono dell'Impero.

Altre creature[modifica | modifica wikitesto]

Albero di Menoa[modifica | modifica wikitesto]

Un tempo era un'elfa di nome Linnëa, che cantò il suo corpo all'interno dell'albero più grande e antico della Du Weldenvarden. Da quel giorno l'albero prese coscienza. Si tratta di uno degli esseri più potenti di Alagaësia. L'unica apparizione degna di nota è verso la fine di Brisingr, quando l'essere, dopo che Saphira ne strappa brani di corteccia per attirarne l'attenzione e dopo che Eragon lo calma, fa riemergere con le radici un blocco di "acciaioluce" (un minerale ricavato, presumibilmente, da un meteorite ferroso) dal quale viene forgiata la spada Brisingr.

Spiriti[modifica | modifica wikitesto]

Gli spiriti, nominati diverse volte nel Ciclo, sono incontrati da Eragon e Arya nelle pianure meridionali dell'Impero, nel corso del ritorno a piedi alle forze Varden. Sono descritti come globi luminosi che levitano in aria, cambiando colore e dimensione continuamente, sebbene sia specificato che uno Spirito può assumere qualsiasi forma; chi ne tocca l'essenza con la mente o il corpo prova un profondo senso d'estasi, un meccanismo di difesa come Arya spiega a Eragon. Difatti, la felicità che essi provocano inebria chi la prova, estinguendone l'aggressività. Gli Spiriti, grati a Eragon per aver liberato i loro compagni dal corpo di Durza, trasformano un giglio che il giovane aveva cantato in una pianta di oro e pietre prezione, eppure ancora viva.

Ra'zac[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ra'zac.

Sono creature rare e crudeli al servizio di Galbatorix. Hanno un esoscheletro nero e lucido come quello degli scarafaggi. Posseggono un becco con cui dilaniano le prede, specialmente umane, ma sono soltanto pupe di Lethrblaka; della loro specie esistono solo i loro genitori (identificati con le loro mostruose cavalcature) e loro, pupe, un maschio e una femmina. Al ventesimo anno le pupe si liberano dall'esoscheletro per trasformarsi in Lethrblaka. Verranno uccisi da Eragon e Roran nel terzo libro, mentre i Lethrblaka vengono uccisi da Saphira. Nell‘ultimo libro, durante l‘assedio di Dras-Leona, i sacerdoti dell‘Helgrind fanno schiudere due uova di Lethrblaka affidate a loro da Galbatorix, i cui piccoli verranno distrutti da Solembum e da Eragon; alla fine dello stesso libro, Galbatorix rivela di avere altre uova, ma anche dopo la vittoria Eragon non ne trova alcuna traccia.

Nïdhwal[modifica | modifica wikitesto]

Creature marine pressoché sconosciute, rare e cugine dei draghi. L'unica apparizione è a metà di Inheritance, quando un esemplare attacca Saphira, Eragon e l'Edulnarì di Glaedr mentre viaggiano alla volta di Dorù Areaba. Hanno muso lungo e triangolare, occhi sormontati da una cresta ossea alla quale è vincolato un tentacolo filamentoso, collo lungo e grinzoso, zanne lunghe e sottili e due grandi pinne pettorali. Spietati cacciatori, adoperano i poteri mentali di cui sono dotati per immobilizzare le prede. Glaedr spiega, inoltre, che proprio come i draghi possiedono un organo simile all'Eldunarí, fondamentale per i lunghi periodi che trascorrono nelle profondità degli oceani. La loro estrema rarità è dovuta in parte alle loro tendenze cannibali.

Fanghur[modifica | modifica wikitesto]

Creature alate che abitano i Monti Beor. Imparentati con i draghi, hanno un aspetto più affusolato e serpentesco e tutti hanno lo stesso colore delle squame: screziate di verde marrone. Anch'essi adoperano poteri mentali per cacciare, ma non sputano fuoco.

Note[modifica | modifica wikitesto]


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