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Periodo del commercio Nanban

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Il periodo del commercio Nanban (南蛮貿易 nanban-bōeki?, "commercio con i barbari meridionali") è nella storia giapponese un periodo che si estende dall'arrivo dei primi europei in Giappone nel 1543, fino alla loro totale esclusione dall'arcipelago nel 1641, a seguito della promulgazione del "Sakoku".

Incontro di culture[modifica | modifica wikitesto]

Scambi commerciali[modifica | modifica wikitesto]

Tratta degli schiavi[modifica | modifica wikitesto]

Tra le altre attività, i portoghesi avviarono una tratta di schiavi giapponesi acquistati nel Sol Levante e commerciati in tutti i porti del loro impero coloniale. Le testimonianze documentali relative agli scambi di "carne umana" ed alle proteste dagli stessi suscitate sono numerosi.

Già nel 1555 la Chiesa si pronunciò contro il diffondersi in Portogallo di schiave-concubine provenienti dal Giappone. Re Sebastiano proibì la tratta nel 1571[1], conscio che l'usanza andava a ledere gli interessi dei missionari cattolici in Estremo Oriente, ma l'editto, esteso a tutti gli schiavi di provenienza orientale (giapponesi, cinesi e coreani), dovette essere ribadito nel 1595 da Re Filippo[2] (durante la sua visita a Lisbona nel 1578, il mercante fiorentino Filippo Sassetti aveva infatti notato che nella massa di schiavi di origine africana spiccavano ancora schiavi provenienti dalla Cina o dal Giappone[3]). I portoghesi avevano infatti molto apprezzato gli schiavi dell'Estremo Oriente perché ritenuti più abili ed intelligenti degli africani[4].

Nelle colonie portoghesi, il commercio di schiavi (soprattutto schiave) giapponesi fu molto più intenso. Nel 1598, il gesuita Luis Cerqueira aveva osservato che era costume per i marinai africani imbarcati sulle navi lusitane possedere una concubina giapponese[5]. Nel mercato degli schiavi di Macao non era poi insolito osservare uno schiavo africano comprare per sé degli schiavi giapponesi[6].

Lo shogun Toyotomi Hideyoshi, indignato dalla tratta dei suoi connazionali nel Kyushu scrisse, il 24 luglio 1587, una lettera al padre vice-provinciale dei Gesuiti, Gaspar Coelho, chiedendo la fine della tratta ed il rimpatrio degli schiavi venduti. Come risultato di queste tensioni, Toyotomi finì con il bandire la diffusione del cristianesimo nelle sue terre.
Interessante però ricordare che, pochi anni dopo, lo shogun sarebbe stato uno degli attori primari nell'enorme tratta di prigionieri di guerra coreani, frutto delle Invasioni giapponesi della Corea (1592-1598), venduti come schiavi in Giappone ed ai portoghesi stessi[7].

Scambio tecnologico-culturale[modifica | modifica wikitesto]

Armi da fuoco[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Tanegashima-teppō.

Navi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Nave shuinsen.

Cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Gli ideogrammi della parola "Nanban".

Nanban (南蛮), lett. "Barbaro meridionale", è una parola sino-giapponese che designava in origine i popoli dell'Asia Meridionale. Segue l'uso cinese secondo il quale il Celeste Impero è circondato unicamente da popoli "barbari" dei quali i meridionali sono definiti Nanban. In Giappone, la parola prese nuovo significato designando gli europei (prima i portoghesi, poi gli spagnoli, infine gli olandesi - i Kōmō, 紅毛, "rossi di capelli", e gli inglesi) che giunsero nel 1543 passando per l'India. La parola Nanban dovette essere particolarmente appropriata per i giapponesi: i nuovi visitatori giungevano dal sud, e le loro usanze erano alquanto poco "sofisticate" per i giapponesi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nelson, Thomas (2004), Slavery in Medieval Japan, in Monumenta Nipponica, 59 (4), Sophia University, JSTOR 25066328, p. 463.
  2. ^ Dias, Maria Suzette Fernandes (2007), Legacies of slavery : comparative perspectives, Cambridge Scholars Publishing, ISBN 1-84718-111-2, p. 71.
  3. ^ Spence, Jonathan D. (1985), The memory palace of Matteo Ricci, Penguin Books, ISBN 0-14-008098-8, p. 208.
  4. ^ Pinto, Jeanette (1992), Slavery in Portuguese India : 1510–1842, Himalaya Pub. House, p. 18.
  5. ^ Weiner, Michael [a cura di] (2004), Race, Ethnicity and Migration in Modern Japan : Imagined and imaginary minorites, Taylor & Francis, ISBN 0-415-20857-2, p. 408.
  6. ^ Appiah, Kwame Anthony [e] Gates, Henry Louis: Jr. [a cura di] (2005), Africana : The Encyclopedia of the African and African American Experience, Oxford University Press, ISBN 0-19-517055-5, p. 479.
  7. ^ Gellately, Robert [e] Kiernan, Ben [a cura di] (2003), The Specter of Genocide : Mass Murder in Historical Perspective, Cambridge University Press, ISBN 0-521-52750-3, p. 277.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Perrin, Noel (1979), Giving Up the Gun : Japan's Reversion to the Sword, 1543-1879, Godine Publisher.
  • Kure, Mitsuo (2002), Samurai : an illustrated history, Tuttle publishing, ISBN 0-8048-3287-0.
  • Howe, Christopher (1995), The Origins of Japanese Trade Supremacy. Development and Technology in Asia from 1540 to the Pacific War, The University of Chicago Press, ISBN 0-226-35485-7.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]