Pensiero illusorio

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Una raffigurazione di pensiero illusorio

Il pensiero illusorio (in inglese, wishful thinking), conosciuto anche come pensiero desideroso o pensiero bramoso, è il processo mentale per cui si tende a crearsi convincimenti e prendere decisioni facendosi dirigere da ciò che più può essere piacevole, gradito o appagante dal punto di vista del soggetto, in una parola da ciò che la persona desidera; invece di basarsi su indizi, realtà e razionale giudizio su di essi. In questo senso è il prodotto del conflitto tra principio di realtà e principio di piacere, in cui il secondo viene, più o meno consciamente, fatto prevalere.

Studi [senza fonte] hanno mostrato che, a parità di altre condizioni, gli individui tendono a fare predizioni positive con un processo anche chiamato "ottimismo irrealistico".

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Lo studioso Christopher Booker ha analizzato il pensiero illusorio, trovandovi alcune tappe fondamentali che creano il cosiddetto "ciclo illusorio" (the fantasy cycle), questo ciclo è riconoscibile sia nella vita di singoli individui, sia in casi più generali come la politica, la storia etc.

Il ciclo illusorio si può dividere in fasi:

  • fase del sogno
  • fase della frustrazione
  • fase dell'incubo
  • fase dell'esplosione della realtà

Il meccanismo si struttura come segue: quando una persona si imbarca in un comportamento guidato dal pensiero illusorio, all'inizio essa ne trae un benessere psicologico per ovvi motivi di appagamento. Anche il suo rapporto con la realtà non dà adito a dissonanze, in quanto ci vuole del tempo perché la disparità tra l'immaginato e il reale si mostri in modo non più negabile. In questa fase, chiamata «fase del sogno», l'individuo è perfettamente in grado di mantenere la sua visione desiderata del futuro evento senza grossi sforzi cognitivi. Con il passare del tempo, però, indizi sempre meno eliminabili della realtà che pongono dubbi o contraddicono il pensiero illusorio vengono via via sempre più all'attenzione del soggetto, che non può facilmente scioglierli né ignorarli: è la fase della frustrazione.

Gli sforzi di far collimare la realtà con il modello di essa che si desidera assorbono via via più energie del soggetto finché la pressione del reale e la sua discrepanza rispetto al desiderato è tanto grande da non poter più essere mascherata; siamo alla «fase dell'incubo» che Booker fa culminare nella rassegnata accettazione della realtà e abbandono del sogno illusorio, chiamata «esplosione nella realtà».

Oltre ad essere un esempio eccellente di bias cognitivo che induce a prendere decisioni di basso valore di successo, il pensiero illusorio è anche una fallacia logica che non ha valore nelle dispute.

Il dire che una cosa accadrà perché noi lo desideriamo è un argomento spesso usato da politici e imbonitori che fa leva sulle emozioni delle persone ma il cui valore logico predittivo è considerato nullo.

Il pensiero illusorio ha anche effetti su come le persone vedono il mondo o più in generale lo percepiscono con i sensi. Si tende a credere che il modo in cui noi percepiamo il mondo sia in effetti un'ottima rappresentazione del mondo stesso ma studi mostrano che la percezione è molto influenzata dalle credenze interne dell'osservatore. In questo senso il pensiero illusorio può causare inconsce cecità ad alcuni fatti e sopravvalutazione o errata interpretazione di altri.

In questo campo, pionieristico fu lo studio di Jerome Bruner e Cecile Goodman che negli anni '50 del XX secolo fecero degli studi sui bambini americani in cui si mostrava che la percezione, anche quella riferita alle dimensioni degli oggetti, dipende dall'ambiente socioeconomico da cui si viene e che inculca i primi convincimenti cognitivi.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]