Pensaci, Giacomino!

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Pensaci, Giacomino!
Commedia in tre atti
Pirandello nel 1934 nel suo studio
Pirandello nel 1934 nel suo studio
Autore Luigi Pirandello
Lingua originale siciliano; tradotto in italiano.
Genere commedia
Ambientazione In una cittaduzza di provincia. Oggi.
Composto nel 1916 (versione siciliana); 1917 (versione italiana)
Prima assoluta 10 luglio 1916 (versione siciliana)
Teatro Nazionale di Roma (versione siciliana)
Versioni successive

Pensaci Giacomino! in siciliano, presentato al Teatro Valle di Roma il 25 aprile 1932

Personaggi
  • Agostino Toti, professore di Storia Naturale
  • Lillina, moglie del professore
  • Giacomino Delisi
  • Cinquemani, vecchio bidello del Ginnasio
  • Marianna, moglie del bidello
  • Rosaria Delisi, sorella di Giacomino
  • Il Cavalier Diana, direttore del Ginnasio
  • Padre Landolina
  • Rosa, serva in casa Toti
  • Filomena, vecchia serva in casa Delisi
  • Ninì, bambino (non parla)
  • Scolari del Ginnasio (non parlano)
Riduzioni cinematografiche Pensaci, Giacomino!, film del 1936 diretto da Gennaro Righelli
 

Pensaci, Giacomino! è una commedia scritta nei primi mesi del 1917 da Luigi Pirandello. Tipici topoi pirandelliani riemergono con grande efficacia nell'opera: l'incapacità dello Stato, i paradossi esistenziali dell'individuo (doppi ruoli, crisi di identità) e i dilemmi che scaturiscono dalle sanzioni decise da parte della società.

Genesi[modifica | modifica wikitesto]

Il nucleo originario della commedia è tratto dalla novella omonima, originariamente pubblicata sul Corriere della sera del 23 febbraio 1910 e poi trasposta in una versione teatrale in siciliano: successivamente venne tradotta in italiano. La composizione in siciliano fu realizzata per soddisfare le richieste di un affermato attore comico, Angelo Musco che fu anche protagonista assieme a Elio Steiner e Dria Paola della riduzione cinematografica Pensaci, Giacomino! del 1936.

Tra i più celebri interpreti della commedia vi furono, oltre ad Angelo Musco, anche Sergio Tofano e Salvo Randone.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Primo atto[modifica | modifica wikitesto]

La scena si apre su una scuola siciliana con il professor Toti, un insegnante ginnasiale di paese, ormai vecchio e privo di autorità. In conflitto con tutti ed incapace di continuare ad insegnare garantendo un minimo di disciplina in classe, Toti, è per di più profondamente amareggiato nei confronti della società.

Per vendicarsi dello Stato, causa dei disordini continui e soprattutto colpevole di averlo sottopagato rendendogli impossibile fino ad allora formarsi una famiglia, prende per moglie la giovanissima Lillina: potrà così assicurarle, alla sua morte, la propria pensione. Il fatto che Lillina sia incinta di un giovane del paese, Giacomino, non sembra turbare eccessivamente Toti: secondo i suoi piani, il ragazzo potrà continuare ad adempire ai doveri matrimoniali, mentre il ruolo giuridico e formale di capofamiglia resterà a lui.

Tra Toti e Giacomino non c'è un cattivo rapporto, anche perché quest'ultimo è stato in passato allievo del professore. Dopo una burrascosa discussione che coinvolge tutta la famiglia, il professore riesce ad imporre agli altri questo suo progetto di un ménage à trois: secondo lui, l'importanza degli scopi che ci si prefigge è più importante della stupidità della gente, sempre pronta a malignare per quelle che ritiene stranezze e comportamenti fuori dal normale.

Secondo atto[modifica | modifica wikitesto]

La storia riprende dopo l'avvenuto matrimonio tra Toti e Lillina: siamo nella casa della nuova famiglia.

Il figlio di Giacomino, Ninì, viene curato ed allevato dal vecchio professore come fosse suo. Ad intorbidire la vicenda intervengono le lamentele della gente del posto, sempre più scandalizzata: primo tra tutti il Cavalier Diana, il direttore del Ginnasio dove Toti insegna Storia Naturale. Egli lo invita a lasciare la scuola, dato che come professore non può infischiarsi della sua immagine davanti alla gente; effettivamente, la cosa sarebbe fattibile, dato che nel frattempo Toti ha ereditato inspettatamente una piccola fortuna da un parente in Romania e quindi non avrebbe più preoccupazioni economiche.

Toti, Lillina e Giacomino vengono messi sotto pressione anche dai genitori di lei che (dato che Giacomino si è recato diverse volte in visita da Lillina) per la vergogna non possono assolutamente più farsi vedere in giro. Resta comunque il fatto che Lillina è disperata perché da alcuni giorni Giacomino non si fa più vedere.

Da Toti intanto, si succedono le rimostranze: si presenta a casa sua, per conto della sorella maggiore Rosaria, il sacerdote padre Landolina che biasima il comportamento di Giacomino facendosi anche lui portavoce del giudizio unanime di condanna espresso dalla gente su questa grottesca vicenda.

Terzo atto[modifica | modifica wikitesto]

Siamo a casa di Rosaria, dove arriva Padre Landolina, annunziandole che Toti è disposto a firmare una carta dove il professore smentisce tutte le dicerie che circolano in paese. Il documento è di primaria importanza per la famiglia Delisi: Rosaria infatti è fermamente decisa a fare sposare suo fratello con un'altra ragazza.

In questa situazione, comicamente patetica, Giacomino è sul punto di arrendersi e di accettare il fidanzamento con questa ragazza per rifarsi una vita così come vorrebbe la sorella. Naturalmente Rosaria è sostenuta anche dal prete Landolina che, per togliere Giacomino da questa scandalosa situazione, gli consiglia di abbandonare suo figlio e la sua compagna.

Alla fine però Toti si recherà da Giacomino tenendo il piccolo Ninì per mano, minacciando di andare a casa della nuova fidanzata in compagnia del figlioletto e di rivelarle tutta la storia.

Successivamente in un drammatico scontro con padre Landolina dirà il professore al prete:

«Vade retro! Distruttore delle famiglie! Vade retro!»

e quando Landolina tenta di ribattere:

«Giacomino, io credo...»

gli urlerà Toti quasi avesse assunto lui il ruolo del sacerdote nei confronti del peccatore:

«Che crede? Lei neanche a Cristo crede!»

Messo a tacere il prete, con la dovuta fermezza, Toti ha fatto capire a Giacomino che egli deve prendersi le sue responsabilità: anche se è un'impresa quasi impossibile andare avanti con la farsa del ménage à trois, ormai è troppo tardi per tirarsi indietro.