Pellegrino Tomaso Ronchi

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Pellegrino Tomaso Ronchi, O.F.M.Cap.
vescovo della Chiesa cattolica
Ronchi con Giovanni Paolo II.JPG
Mons. Ronchi con papa Giovanni Paolo II il giorno dell'ordinazione episcopale
Coat of arms of Pellegrino Tomaso Ronchi.svg
In tuo sancto servitio
 
Incarichi ricoperti
 
Nato19 gennaio 1930 a Riolo Terme
Ordinato presbitero21 marzo 1953
Consacrato vescovo6 gennaio 1985 da papa Giovanni Paolo II
Deceduto24 ottobre 2018 (88 anni) a Perugia
 

Pellegrino Tomaso Ronchi (Riolo Terme, 19 gennaio 1930Perugia, 24 ottobre 2018[1]) è stato un vescovo cattolico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Riolo Terme, in diocesi di Imola, il 19 gennaio 1930, entrò nell'ordine dei Frati Minori Cappuccini emettendo i voti perpetui all'età di 21 anni. Il 21 marzo 1953 fu ordinato presbitero a Faenza. Successivamente studiò alla Pontificia università urbaniana di Roma, dove conseguì la laurea in diritto canonico. Per un periodo insegnò al seminario dei cappuccini di Bologna[2].

Nel 1960 iniziò la sua esperienza missionaria: prima in India, a Lucknow, dove conobbe Madre Teresa di Calcutta e le missionarie della carità, delle quali divenne confessore. In diocesi ricoprì il ruolo di segretario del vescovo, che accompagnò a Roma per partecipare al Concilio Vaticano II[2]. Nel 1972 partì per l'Etiopia (Kambatta Alaba), dove rimase per qualche mese. Infatti la Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli lo nominò rettore maggiore del Pontificio Collegio Missionario Internazionale di Propaganda Fide a Roma, carica che mantenne per tredici anni, collaborando attivamente con il cardinale brasiliano Agnelo Rossi.

Il 7 dicembre 1984 fu nominato vescovo della sede suburbicaria di Porto e Santa Rufina; la consacrazione episcopale avvenne il 6 gennaio 1985 in San Pietro da parte di papa Giovanni Paolo II. Il 9 novembre dello stesso anno rinunciò alla carica di rettore maggiore. Nonostante gli impegni, monsignor Ronchi rimane legato alla sua terra: si reca spesso a Riolo Terme per celebrare le cresime, per presiedere la processione della Madonna nel mese di maggio, o per stare vicino ai familiari. Continuò ad essere legato al convento dei cappuccini di Faenza e, in particolare, a padre Gattiani, suo direttore spirituale[2].

Il 7 febbraio 1991 fu nominato vescovo di Città di Castello. Il suo episcopato in terra altotiberina fu caratterizzato da importanti scelte pastorali: la centralità della festa dei santi patroni, Florido e Amanzio, la celebrazione annuale dell'assemblea ecclesiale diocesana, la riorganizzazione della Scuola diocesana di Formazione teologica "Mons. Cesare Pagani", l'attenzione ai beni culturali attraverso il potenziamento del Museo diocesano del Duomo, dell'Archivio Storico Diocesano e della Biblioteca diocesana Storti-Guerri. Importanti anche le scelte nell'ambito della carità: casa di accoglienza e mensa della Caritas diocesana, casa di accoglienza per donne in difficoltà, sostegno al negozio del commercio equo e solidale. Sette i preti diocesani da lui ordinati e quattro i diaconi permanenti. Tra i momenti più significativi del suo episcopato a Città di Castello si ricordano la visita pastorale e la beatificazione del vescovo Carlo Liviero il 27 maggio 2007.

Il 23 settembre 2007 rinunciò alla carica episcopale per raggiunti limiti di età; divenne vescovo emerito della medesima diocesi.

Nel 2017 il suo archivio personale fu donato all'Archivio storico diocesano di Città di Castello.

Ricoverato presso l'infermeria dei Frati cappuccini di Perugia, ivi morì il 24 ottobre 2018 all'età di 88 anni[1].

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Diocesi: Città di Castello, morto nella notte il vescovo emerito Pellegrino Tomaso Ronchi, in Servizio Informazione Religiosa, 24 ottobre 2018. URL consultato il 24 ottobre 2018.
  2. ^ a b c La parrocchia di Riolo saluta monsignor Ronchi nel «Nuovo Diario-Messaggero», 3 novembre 2018, p. 7.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pastor et Pontifex, a cura di E. Cerrini, Città di Castello, Petruzzi Editore, 2003.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]