Pedicularis sylvatica

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Pedicolare silvestre
Pedicularis sylvatica 280407b.jpg
Pedicularis sylvatica
Classificazione APG IV
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Mesangiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Eudicotiledoni centrali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi I
Ordine Lamiales
Famiglia Orobanchaceae
Tribù Pedicularideae
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Scrophulariales
Famiglia Orobanchaceae
Genere Pedicularis
Specie P. sylvatica
Nomenclatura binomiale
Pedicularis sylvatica
L., 1753

La pedicolare silvestre (nome scientifico Pedicularis sylvatica L., 1753) è una pianta parassita appartenente alla famiglia delle Orobanchaceae.[1]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico (Pedicularis) deriva da un termine latino che significa "pidocchio" e si riferisce alla convinzione che queste piante infestino di pidocchi il bestiame al pascolo; altri giustificano l'etimologia del nome del genere all'opposto, ossia in quanto si pensa che queste piante liberino la testa dai pidocchi.[2][3][4] L'epiteto specifico (sylvatica) significa "silvana, dei boschi" e indica per questa pianta un tipico habitat boschivo o forestale.[5][6]

Il binomio scientifico della pianta di questa voce è stato proposto da Carl von Linné (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione "Species Plantarum - 2: 607. 1753"[7] del 1753.[8]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione delle parti della pianta

Queste piante sono alte da 5 a 15 cm. La forma biologica è emicriptofita bienne (H bienn), ossia in generale sono piante erbacee con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve e si distinguono dalle altre per il ciclo vitale biennale. Per questa specie sono presenti anche forme biologiche tipo emicriptofita scaposa (H scap), ossia possono essere anche piante erbacee, a ciclo biologico perenne, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve e sono dotate di un asse fiorale eretto e spesso privo di foglie. Sono inoltre organismi parassiti: le radici mostrano organi specifici per nutrirsi della linfa di altre piante.[2][9][10][11]

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono grosse e carnose (tipo fittone) e si distribuiscono a raggiera cercando di raggiungere le radici di altre piante per succhiarne la linfa.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

La parte aerea della pianta si divide in un fusto centrale e più ramificazioni laterali fiorifere. La parte centrale del fusto è eretta mentre le ramificazioni laterali sono più o meno prostrate (decombenti) con apici ascendenti, semplici o a loro volta ramose.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

La foglia

Le foglie lungo il fusto hanno una disposizione più o meno alterna; la lamina ha il contorno lanceolato con forme pennatosette con segmenti ovati e contorni dentati. Le foglie superiori sono semplicemente tripartite. Dimensione delle foglie: larghezza 3 – 5 cm; lunghezza 15 – 20 cm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

Infiorescenza

Le infiorescenze sono dei racemi allungati e pubescenti. Alla base di ogni fiore sono presenti delle brattee simili alle foglie.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

Il fiore

I fiori sono ermafroditi, zigomorfi (del tipo bilabiato), tetrameri, ossia con quattro verticilli (calicecorolla - androceogineceo) e pentameri (la corolla e il calice sono a 5 parti).

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
X, K (5), [C (2+3), A 2+2], G (2), (supero), capsula[9]
  • Calice: il calice è gamosepalo, debolmente bilabiato con cinque denti lobati lunghi quasi la metà del tubo; la base del calice è un tubo campanulato che si rigonfia a maturità; la superficie è glabra. Lunghezza del calice 8 –11 mm.
  • Corolla: la corolla, a forma più o meno cilindrica, è gamopetala bilabiata a fauci aperte e con il tubo eretto e lungo quasi il doppio del calice; il labbro superiore della corolla è più o meno falcato e termina con due denti subulati ed ha il margine laterale intero; quello inferiore è patente con tre lobi glabri. Il colore della corolla è rosso (raramente è pallido). Lunghezza della corolla: 26 – 30 mm,
  • Androceo: l'androceo possiede quattro stami didinami (due grandi e due piccoli). I filamenti sono inseriti più o meno alla base della corolla e sono glabri. Le antere, dissimulate sotto il cappuccio del labbro superiore sono strettamente unite da una fitta peluria. La maturazione del polline è contemporanea allo stigma.[12]
  • Gineceo: l'ovario è supero formato da due carpelli ed è biloculare. Lo stilo inserito all'apice dell'ovario è del tipo filiforme; lo stigma è semplice ed è protruso oltre il cappuccio della corolla in modo da evitare l'auto-impollinazione.[12]
  • Fioritura: da maggio a luglio.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è una capsula ovoide apiculata, loculicida bivalve; la capsula è interamente inclusa nel calice. I semi sono pochi a forma angolosa.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra sono dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[13] – Distribuzione alpina[14])

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa scheda appartiene alla seguente comunità vegetale:[14]

Formazione : comunità delle praterie rase dei piani subalpino e alpino con dominanza di emicriptofite
Classe : Nardetea strictae

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza della specie (Orobanchaceae) comprende soprattutto piante erbacee perenni e annuali semiparassite (ossia contengono ancora clorofilla a parte qualche genere completamente parassita) con uno o più austori connessi alle radici ospiti. È una famiglia abbastanza numerosa con circa 60 - 90 generi e oltre 1700 - 2000 specie (il numero dei generi e delle specie dipende dai vari metodi di classificazione[16][17]) distribuiti in tutti i continenti. Il genere Pedicularis comprende 400-500 specie (il genere più numeroso della famiglia con distribuzione quasi cosmopolita - manca in Africa e Australia) delle quali 23 sono presenti nella flora spontanea italiana.

Le tre sezioni del genere

La classificazione del genere è difficile in quanto la forma del fiore è molto simile tra specie e specie; inoltre il colore della corolla nel secco è indistinguibile. Pignatti nella "Flora d'Italia" divide le specie spontanee della flora italiana in tre gruppi in base alla forma del labbro superiore (vedi il disegno):[11]

  • Sez. Anodontae: l'apice del labbro superiore della corolla è arrotondato (né rostrato e né dentato).
  • Sez. Rhyncholophae: il labbro superiore della corolla è più o meno falcato e termina in un becco allungato.
  • Sez. Pedicularis: il labbro superiore della corolla è provvisto di due dentini sotto la parte falcata.

La specie P. sylvatica appartiene alla sez. Pedicularis.

Il numero cromosomico di P. sylvatica è: 2n = 16.[18]

Filogenesi[modifica | modifica wikitesto]

Secondo una recente ricerca di tipo filogenetico la famiglia Orobanchaceae è composta da 6 cladi principali nidificati uno all'interno dell'altro. Il genere Pedicularis si trova nel quarto clade (relativo alla tribù Pedicularideae). All'interno della tribù il genere è in posizione "gruppo fratello" al resto dei generi della tribù.[19]

Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Per la specie di questa voce sono riconosciute la seguente sottospecie.[1][15]

  • Pedicularis sylvatica subsp. lusitanica (Hoffmanns. & Link) Cout., 1913 Distribuzione: Marocco e Penisola Iberica.
  • Pedicularis sylvatica subsp. hibernica D. A. Webb, 1956 Distribuzione: Europa occidentale e coste atlantiche.

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

La pedicolare silvestre in altre lingue è chiamata nei seguenti modi:

  • (DE) Wald-Läusekraut
  • (FR) Pédiculaire des forêts
  • (EN) Lousewort

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Pedicularis sylvatica, su The Plant List. URL consultato il 16 agosto 2015.
  2. ^ a b Motta 1960, Vol. 3 - pag. 236.
  3. ^ David Gledhill 2008, pag.294.
  4. ^ Botanical names, su calflora.net. URL consultato il 21 giugno 2015.
  5. ^ David Gledhill 2008, pag.368.
  6. ^ Botanical names, su calflora.net. URL consultato il 16 agosto 2015.
  7. ^ BHL - Biodiversity Heritage Library, su biodiversitylibrary.org. URL consultato il 16 agosto 2015.
  8. ^ The International Plant Names Index, su ipni.org. URL consultato il 16 agosto 2014.
  9. ^ a b Judd, pag. 496.
  10. ^ Strasburger, pag. 852.
  11. ^ a b c Pignatti 1982, Vol. 2 - pag. 597.
  12. ^ a b Motta 1960, Vol. 3 - pag. 237.
  13. ^ a b Conti et al. 2005, pag. 140.
  14. ^ a b c Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 264.
  15. ^ a b EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 16 agosto 2015.
  16. ^ Strasburger, p. 850.
  17. ^ Angiosperm Phylogeny Website, su mobot.org. URL consultato il 20 ottobre 2014.
  18. ^ Tropicos Database, su tropicos.org. URL consultato il 16 agosto 2015.
  19. ^ McNeal, Bennet, Wolfe, Mathews.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore. Volume 3, 1960, p. 236.
  • David Gledhill, The name of plants (PDF), Cambridge, Cambridge University Press, 2008. URL consultato il 17 agosto 2015 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume 2, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 264.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, p. 137, ISBN 88-7621-458-5.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole, 1996.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 597, ISBN 88-506-2449-2.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica, vol. 2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Joel R. McNeal, Jonathan R. Bennett, Andrea D. Wolfe e Sarah Mathews, Phylogeny and origins of holoparasitism in Orobanchaceae, in American Journal of Botany, vol. 100, n. 5, maggio 2013, pp. 971-983 (archiviato dall'url originale il 3 luglio 2015).

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