Pedagogia clinica

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La pedagogia clinica, secondo i suoi fautori in Italia, è una scienza di recente invenzione, empirico-ermeneutica che osserva, descrive e teorizza la formazione umana[1].

La locuzione pedagogia clinica è stata proposta in Italia in sostituzione a ortopedagogia[2] e ha dato luogo a una professione non regolamentata.[3]

In letteratura internazionale il termine traduzione letterale di "pedagogia clinica" è talvolta utilizzato per riferirsi all'insegnamento delle pratiche infermieristiche. [4] Secondo Burns e Badiali, la "pedagogia clinica" è l'arte e la scienza di insegnare l'insegnamento in un contesto clinico.[5] Secondo un'altra definizione la pedagogia clinica è una metodica di insegnamento mutuata dal contesto di insegnamento della pratica medica. [6]

Si muove spinta dal primario interesse per l'osservazione, radicata sull'esperienza e su attività di sperimentazione, allontanandosi pertanto da semplici conclusioni derivanti da dati empirici. Sono molte le ricerche messe in atto che consentono di raggiungere deduzioni importanti, fondamenti necessari per permettere ai professionisti di muoversi con certezza e secondo orientamenti che tengano conto di sguardi d'insieme, senza tralasciare gli aspetti reali dei processi educativi[7]. È quindi quella scienza dell'educazione rivolta all'essere umano nel suo processo di crescita, dove il concetto di educazione risiede nell'orientamento per la valorizzazione della dignità del soggetto[8]. Discostandosi da modelli di assistenzialismo e dal sempre più attuale processo di separatismo, la pedagogia clinica è sostenuta da esigenze tese ad un cambiamento, modalità promotrici di un sapere scientifico e socio-culturale, seguendo quindi un orientato a rintracciare l'origine delle necessità della persona.

Si muove di pari passo con la vita reale, una scienza che non si limita allo studio di parti frazionate, ma volge il suo sguardo alla persona in un'ottica globale e nel suo essere totalitario: un'espressione dinamica, strettamente legata alla realtà dell'universo relazionale e del movimento che il soggetto vive nella propria libertà, la quale è vista come la più intima e più rappresentativa espressione di dignità. Un impegno importante, distintivo, che chiama ad una complessità protesa a garantire alla persona la riuscita del proprio sviluppo individuale, l'acquisizione di abilità differenti e competenze che siano nutrimento per un agire sociale. Non è uni-direzionata quindi, ma rivolta alla scuola, ai bambini e agli insegnanti, senza tralasciare tutto il personale del comparto scolastico. Non manca l'attenzione alle molteplici situazioni della società: come agli anziani, spesso dimenticati, o alle donne, dove l'impegno quotidiano della pedagogia clinica è quello di riconoscerne l'emancipazione; senz'altro non manca la sua dedizione rivolta alla famiglia e alle sue innumerevoli dimensioni prismatiche. La natura degli interessi di questa scienza la vede protesa anche alla sessualità, ai diritti per tutti e tutte e alla costituzione di nuovi modelli.

In questo movimento attivo si radica la pedagogia clinica, attiva nel rapporto uomo-ambiente[9], il quale è considerato tra i primari fattori dell'educazione e responsabile del processo evolutivo[7].

Testimonianza di questa scienza è la professione che ne è nata: il pedagogista clinico. Suo obiettivo è aiutare la persona a trovare in se stessa le risorse per affrontare gli eventi della vita in maniera integrata, vincere ogni disagio, ogni difficoltà, agire consapevolmente con abilità organizzativa, indipendenza e responsabilità. Aiutando a definire il concetto che la persona ha di sé, contribuisce a modificarne preconcetti e limitazioni, nella ricerca del proprio equilibrio e della propria armonia sostenendo autonomia e indipendenza[10]. Il suo agito è attivo, responsabile della sperimentazione e delle ricerche, ma anche esempio di atteggiamenti culturali. Svolge il proprio intervento competentemente, avvalendosi di metodologie e tecniche, strumentari specifici che danno definizione del suo valore scientifico e professionale[11]. Tale professionista è lontano da modelli sanitari o da altri professionisti che sono attivi nei molteplici servizi assistenziali e socio-educativi, egli non ha la pretesa di correggere, né curare. Il pedagogista clinico non si propone l'impegno in azioni riabilitative o rieducative, ma è attento e direzionato in atteggiamenti rivolti all'individuo nella sua integrità, ponendosi come obiettivo quello di valorizzare, attivare e promuovere, sostenuto dal valore aggiunto della relazione simpatetica e i suoi metodi, le Abilità, le Potenzialità e le risorse che appartengono alla persona con la quale entra in contatto.

Origine della clinica[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso dei secoli recenti, gli esempi di trattamenti educativi in assetto clinico pervenuti a notorietà sono stati diversi, prevalentemente riferibili a servizi e lavori attivati in favore di ciechi e sordi, come l’esperienza dell’Institut national des jeunes sourds di Parigi e di qualche esperienza d’avanguardia in ambito psichiatrico.

Il pedagogista francese Jean Marc Gaspard Itard, uno dei padri della pedagogia speciale a cavallo tra fine ‘700 ed inizio ‘800, ha promosso una solida e ragionata pratica di trattamento abilitativo, essenzialmente educativo e clinico, teorizzato con particolare riferimento a Victor dell'Aveyron[12]. Inoltre, anche una folta schiera di medici-pedagogisti e altri professionisti si posero come costruttori di tale dominio scientifico, pur senza assumere lessicalmente la categoria di clinica: Édouard Séguin, Ovide Decroly, Maria Montessori, Édouard Claparède, Lev Semenovic Vygotskij ecc. Un altro riferimento di rilievo riguarda la pedagogia curativa, che inizia ai primi del '900 in Austria, dove si formano molti medici tra cui Hans Asperger, in Germania, Svizzera, Polonia, e diventa cattedra universitaria come "Heilpedagogik"[13]. Antesignano di un approccio clinico anche Antonio Gonnelli Cioni[14], il quale ha gettato in Italia le basi per tracciare la via da intraprendere per l'inclusione dei soggetti con disabilità nella società. A lui si deve il primo Istituto per frenastenici in Italia.

Nel periodo degli anni Sessanta, gran parte dell'Europa e quindi anche in Italia, si attraversava un momento storico ricco di fermento per il panorama socio-culturale. Molti sono i contributi accorsi nel mondo scientifico, nell'intento di dare significato e senso a studi e ricerche: in questo clima di trasformazioni, prende avvio la Pedagogia Clinica. La sua genesi è caratterizzata dalla necessità di un rinnovamento dove, a partire dal '65, a Firenze si espande un movimento culturale suffragato da illustri pensatori quotidianamente impegnati a livello sociale[14]. Portando avanti lotte tese alla promozione di una società più giusta, questi si propongono di combattere l'emarginazione, abbattere pregiudizi sulle differenze, con particolare attenzione per coloro che vivevano situazioni di disabilità e di quanti necessitavano di aiuto. La spinta motivazionale di questo movimento risiedeva nel desiderio di poter offrire alla persona nuove attenzioni educative e riconoscerle rispetto, nella consapevolezza che tale azione potesse apportare un'eco importante per un rinnovo culturale e sociale. Un agire pratico, la formazione di un pensiero che aveva l'esigenza di essere tradotto in azione concreta e che ha visto creare occasioni di sensibilizzazione.

Non era raro incontrare gli esponenti di tale operato attivi nel distribuire il pane all'uscita della "mensa dei poveri", in compagnia di Giorgio La Pira, sui muretti della chiesa della Badia Fiorentina, o con padre Ernesto Balducci e padre Arnaldo Nesti nella sede della rivista culturale "Testimonianze". Molte le occasioni di arricchimento e confronto con i progetti di Nicola Pistelli (fondatore e direttore della rivista Politica) in Via Tornabuoni. Gli stimoli erano tratti anche dalle conversazioni tramite le letture della storia passata e presente che avvenivano sulla terrazza della Comunità S. Michele con Don Mario Lupori.

Questa necessità di rinnovamento era sostenuta con similari pensieri e adiacenti azioni anche da tanti altri professionisti: Adriano Milani Comparetti, Giuseppe Talamucci, Giovanni Lombardi, Edo Bonistalli, Anna Pesci, con i quali gli apici della Pedagogia Clinica avevano incontri in differenti luoghi e cenacoli. Ricchi di significato e valore, gli incontri con Lamberto Borghi, Maria Ricciardi Ruocco; o i momenti di riflessione sulla problematica dell'educazione degli adulti assieme a Filippo Maria De Sanctis.

Il fervore che si respirava, spronava sempre più l'esigenza di un cambiamento e nei differenti spazi aggregativi ai quali il movimento fiorentino agiva, uno in special modo trova terreno per porre basi importanti: nel Cenacolo del Centro Studi Antiemarginazione di Firenze, con l'intento di apportare alla dimensione sociale aria di rinnovamento e modernità. Erano presenti pedagogisti, ortopedagogisti, laureati in medicina, sociologia, lettere e filosofia e tanta ricchezza era preludio di una rinnovata elaborazione culturale. Si fonda così l'identità di un Movimento che nel febbraio del 1974 viene a consolidarsi in una nuova scienza denominata da Guido Pesci: Pedagogia Clinica, scienza che prese a cuore il sapere scientifico e socio-culturale guidando la ricerca verso soluzioni impensabili all'educazione delle persone[7]. I rappresentanti ne sono i Pedagogisti Clinici impegnati nella professione di Pedagogista Clinico.

La clinica in pedagogia[modifica | modifica wikitesto]

La clinica è un assetto epistemologico e rappresenta una modalità attraverso la quale si perviene al sapere[15]. Il termine clinica è in uso e veicola vari significati da oltre due millenni; risale al greco “kliné” (letto), “kliniké” (ai piedi del letto), ed è stato utilizzato da Ippocrate; Galeno poi ne utilizza l’aggettivo per identificare il paziente sul letto, denotando la prossimità verso di lui[16]. Questo termine indica significati sedimentati nei secoli e nelle diverse culture, riferibili ad interventi in situazione, caratterizzati dallo studio ravvicinato di casi particolari con un ragionamento per abduzione[17] La stessa locuzione è impiegata comunemente da secoli sia come sostantivo (la clinica come sede, struttura, servizio) sia come attributo (l’agire clinico, la qualità clinica). È possibile osservare, infatti, che “lavorano clinicamente tutti i professionisti che hanno a che fare con entità reali e complesse, non potendosi limitare ad enunciazioni generali, prive di visibili riscontri con l’esistente e la sua fenomenologia, sono quindi clinici l’architetto come il sarto, il meccanico, il falegname ed il geometra.”[18] Da sempre, tuttavia, l’attributo di clinico è associato alle professioni esercitate sulle persone, in primis dalla medicina, ma anche dalle scienze e professioni inerenti al comportamento umano, ad esempio la pedagogia clinica. Il senso della clinica è illustrato da M. Foucault[19] che ripercorre le origini a partire dalla cultura greca e sino all’800. Foucault evidenza come il concetto di clinico esprima un sapere dapprima intuitivo ed empirico, poi sempre più sostenuto da conoscenze e da strumenti diagnostici ed operativi ma, comunque, orientato alla singolarità di casi e di situazioni, nonché alla costruzione di un sapere e di esperienze fondati su tali singolarità. Non dunque una teoria che si declina nella pratica, ma un agire pratico che si autocostruisce insieme, in reciprocità con la teoria, e che si determina sulla responsabilità dell’operatore (educatore, pedagogista, formatore, medico).

L’accezione “clinica” legato alla pedagogia rivela un’attenzione all’essere umano, alla soggettività della persona; l'intenzione è quella di sviluppare risposte ai bisogni sociali, permettere al soggetto di rintracciare una stima personale e riconoscere il proprio potenziale. La relazione tra professionista e soggetto non è più nell’ottica dell’attenzione scrupolosa alla malattia, alla patologia, all’invalidità e alla redazione di diagnosi, ma si concentra sul valore dell'individuo e sul percorso che questi ha da intraprendere per rintracciare le proprie risorse necessarie all'avanzamento e al successo negli eventi della vita[11].

La clinica conserva l'originario significato di cura (inglese to care -prendersi cura), il termine viene quindi applicato indipendentemente da un'eventuale "patologia" della persona[20]. Essa si basa sul principio di "aiuto alla persona", opposto all'attività clinica propria delle modalità sanitarie orientate all'esame, cura e studio del malato o della malattia[21] e si riferisce ad un "atto di studio, analisi, diagnosi, progettazione e intervento portato in modo ravvicinato e diretto alla singolare individualità delle persone, dei gruppi o delle situazioni[12]. Non si parla più di paziente ma di persona il cui rispetto e accoglienza è dimostrato dall'assenza di giudizio che l’esperto mette in campo nella sua azione di aiuto[11].

La pratica clinica inerente alla pedagogia, non è da confondersi con altre teorie e metodi appartenenti ad altre professioni: i pedagogisti clinici si promuovono con uno stile innovativo, alternativo alle terapie, dove le persone sono accompagnate a sostare e promuoversi nella loro legittimità individuale promuovendo poi i rapporti interpersonali[22].

Dunque è la relazione l'oggetto cardine dell'azione di cura della persona. La relazione educativa è al centro dei processi formativi e quindi della stesura delle teorie pedagogiche[9]. La relazione educativa è infatti protesa verso un fine considerato come quello formativo e che porta con sé un'intenzione che aspira al cambiamento, il quale viene suggerito e poi raggiunto in funzione della rilevazione di un determinato bisogno. La relazione sprona la pedagogia a muoversi continuamente per indagare il bisogno dei soggetti e protesa a soddisfare al meglio l'interesse della persona. La cura offre all'altro in modo disinteressato seguendo una logica del dare e non dello scambio con ritorno. Ciò significa quindi che la cura educativo non è imperatoria, non impone il proprio pensiero, ma stimola alla ricerca riflessiva e alla comprensione.

La metodologia e la tecnologia[modifica | modifica wikitesto]

In ambito pedagogico, la clinica si declina attraverso l’esercizio professionale rivolto alla singolarità dei casi; il pedagogista clinico, infatti, svolge il proprio intervento nei confronti della persona a tutte le età, in modo empirico, ecologico ed individualizzato[23]. Questo significa che l’intervento pedagogico clinico ha le seguenti peculiarità:

  • è ravvicinato alla persona, il professionista ne ha conoscenza diretta (empirico);
  • è globale, quindi prende in carico l’interezza della persona e del suo ambiente di vita anziché un singolo aspetto (ecologica);
  • è rivolto all’unicità e singolarità della persona nel suo qui ed ora (individualizzato).

La pedagogia clinica consiste di due processi integrati[23]:

  • lo sviluppo umano, composto dalla maturazione dell’individuo e dalla sua interazione con l’ambiente, che la connota quale scienza dello sviluppo;
  • l’educazione, ovvero l’aiuto allo sviluppo, nelle forme dirette e indirette, che la connota come scienza dell’educazione.

Le competenze del pedagogista clinico si rivolgono a soggetti di ogni età già a partire già dal tempo dell'attesa, della gravidanza; può agire in un rapporto duale o di gruppo. Attraverso un accurato tempo dedicato alla conoscenza della persona, viene effettuato un'analisi pedagogico clinica, che ha il compito di intraprendere un percorso conoscitivo della persona e rilevare così ogni specifico aspetto del suo singolare sviluppo. I processi di analisi vengono condotti seguendo un movimento satellitare, in quanto sarà probabile che un aspetto ne richiami automaticamente uno successivo[7]. Il personale trascorso del soggetto che il professionista si trova davanti viene sempre tenuto in grande considerazione: il pedagogista clinico è in grado di compiere osservazioni che tengano conto di ogni peculiarità sfruttando molteplici competenze conoscitive.

Il pedagogista clinico si propone di strutturare un percorso educativo caratterizzato anche da dimensioni socio-relazionali ed affettive. Si rivolge non alla patologia e al malato, ma alla persona che vive con disagio i cambiamenti e gli eventi; avrà il compito di supportare l'individuo nella conoscenza delle sue potenzialità e abilità, accompagnandolo ad individuare le proprie risorse e disponibilità per meglio fronteggiare il suo cammino di vita.

Il pedagogista clinico si avvale di una dotazione metodologica e tecnica esclusiva della professione[22], basata su principi educativi, di osservazione e di promozione globale. Il suo compito è quello di intessere una relazione con la persona e conoscerla nella sua globalità[24], per individuarne necessità e potenzialità per supportarla in un processo di crescita e sviluppo. La verifica pedagogica è rivolta agli aspetti particolari della persona e del suo ambiente socio-culturale. Si attiene, tra gli altri, ad analisi della domanda, analisi storico personale, analisi dell'autonomia e conoscenza di sé, analisi dell'espressività grafica e cromatica, dell'espressione verbale e motoria, analisi dell'organizzazione grafo-percettiva, di mnesi immediata e di attenzione e faticabilità, analisi della maturità logica, delle elaborazioni intellettive e del pensiero creativo, analisi delle disponibilità ad apprendere, delle manifestazioni ansiose e depressive, del self-concept, riadattamento sociale e lettera di presentazione di sé.

L'attenzione della Pedagogia Clinica alle diverse potenzialità del corpo[25][26], contenitore e motore di azione e motivazione, e l'opportunità di sfruttare un ampio ventaglio di metodi, permettono di sostenere validamente la persona verso il raggiungimento di uno stato di salute, inteso come equilibrio psicofisico[27].

Il dialogo tra il pedagogista e il suo interlocutore attiene quindi alla clinica, ma si differenzia da quanto svolto da altre figure; ad esempio, la clinica pedagogica è per molti aspetti un dialogo che ha per oggetto il ripensamento e l’eventuale ricostruzione o ristrutturazione del progetto di vita, in tutte le sue concretizzazioni.”[28] Il pedagogista clinico, infatti, attraverso il dialogo si occupa di rendere esplicito ciò che per la persona è ancora implicito, ovvero cerca di far emergere aspetti del progetto di vita di una persona, spesso occulti o sottintesi, che contrastano con la realtà. In altre parole, l’oggetto di studio del pedagogista clinico riguarda ciò che è “conscio, seppur sottinteso, non discusso, non affrontato, sottaciuto”[28]. Vi sono diversi metodi adottati in pedagogia clinica, sia in pedagogia generale (ad esempio il neo-pragmatismo pedagogico[29]), sia in pedagogia speciale, in particolare quelli rivolti alla valutazione e al trattamento della dislessia e della disprassia (ad esempio il trattamento educativo cognitivo clinico, o metodo crispiani)[30].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La verifica pedagogica vs la diagnosi (pedagogia) è una modalità di conoscenza dell'altro che si riferisce all'individuazione delle potenzialità, abilità e disponibilità e delle aree di "educabilità" della persona. Si attua secondo un'ottica di conoscenza globale[31] e non di definizione classificatoria né identificazione del deficit[32]. L'intervento pedagogico clinico, attuato per mezzo di metodi propri, ha un obiettivo educativo, aiuta l'altro a trovare le risorse adatte per vivere in maggiore stabilità. Il carattere di un'epistemologia pedagogica dell'intervento di aiuto non assume pertanto l'aspetto correttivo-curativo né può essere identificato tout court come specializzazione di un "fare" pedagogico: il pedagogista clinico infatti, lontano da un criterio di sanitarizzazione della persona, implementa il suo agire professionale in una dimensione di accompagnamento alla crescita, ma soprattutto di facilitazione del benessere nei diversi contesti[33]. A partire da un disagio, da una difficoltà, facilita l'autoapprendimento delle modalità per far fronte alla situazione problematica e stabilire un nuovo equilibrio[34]. È per questo che il termine "clinico" può riferirsi alla pedagogia e consente all'utente in difficoltà di percepire l'intervento pedagogico nel senso di una promozione del cambiamento personale[35]. Il pedagogista clinico si occupa dei problemi quotidiani, di tutti i giorni, del potenziamento delle risorse, dello sviluppo sano, del benessere e dello sviluppo della persona e del suo ambiente. Agisce nell'ambito del bisogno di formazione durante tutto l'arco della vita: si occupa di creare un "ambiente" che accompagni spontaneamente la persona verso il suo sviluppo, il suo cambiamento[36].

Normativa italiana[modifica | modifica wikitesto]

Il pedagogista clinico è un pedagogista qualificato ai sensi di legge, ovvero in possesso della ex-laurea in Pedagogia o delle successive equipollenze, che adotta il metodo clinico. Qualora eserciti la professione, il pedagogista clinico è disciplinato ai sensi della Legge 14.01.2013 nº 4[37] tra le professioni non regolamentate. Per quanto concerne la formazione post-universitaria, vi sono diversi corsi privati in pedagogia clinica. All’inizio degli anni ’80, per esempio, nascono in Italia le prime Scuole di formazione in Pedagogia Clinica (Pontedera, Vicenza, Civitanova Marche, Palermo, Napoli, Roma, Reggio Calabria, Brindisi) che erogano Master triennali o biennali di Pedagogia Clinica; in alcuni casi tali corsi si svolgono anche in convezione con l’Università, e costituiscono ulteriori sedi di sviluppo teorico e di analisi delle pratiche professionali riconducibili al paradigma della clinica. La prima formalizzazione in insegnamenti universitari si ha dall’Anno Accademico 2001-2002 presso l’Università del Molise di Campobasso con l’insegnamento di Pedagogia Clinica retto dal prof. Piero Crispiani. Seguiranno Master e insegnamenti in altri Atenei, fino a consolidarsi come insegnamento di Pedagogia clinica presso l’Università di Macerata, tutt’oggi a cura di Crispiani. Gran parte dei pedagogisti sopra richiamati dà vita alla Federazione Italiana Pedagogisti (FIPED), non più attiva, che istituisce il primo Albo Professionale dei Pedagogisti Clinici ad integrazione dell’Albo Professionale dei Pedagogisti, affermando la giusta differenziazione. Ad oggi, l’Unione Italiana Pedagogisti (UNIPED) accoglie nei propri Elenchi Nazionali interni Pedagogisti e Pedagogisti clinici. All’Elenco Nazionale interno dei Pedagogisti clinici accedono i Pedagogisti qualificati ai sensi di legge ed in possesso titoli di corsi privati post-laurea in Pedagogia clinica. Altri pedagogisti, in campo clinico, si sono riuniti, a titolo privatistico, in associazioni, a tutela dei professionisti iscritti e dei consumatori, quali: l'ANPEC (Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici), che ha prodotto un proprio "albo" interno, e altre Associazioni, sempre privatistiche come APP (Associazione Professioni Pedagogiche), l'APEI (Associazione Pedagogisti Educatori Italiani) per pedagogisti ed educatori, l'UNIPED (Unione Italiana Pedagogisti, già FIPED) che ha istituito l'Elenco Nazionale dei Pedagogisti e l'Elenco Nazionale dei Pedagogisti clinici, Pedagogisti Clinici laureati in Scienze motorie, la SIPED (Società Italiana di Pedagogia).

Il pedagogista clinico, a meno che non abbia anche altri titoli o riconoscimenti, non può in alcun caso:

  • Fare psicoterapia: per legge tale funzione è riservata esclusivamente a psicoterapeuti (psicologi o medici);
  • Prescrivere farmaci (prerogativa dei medici);
  • Fare consulenza psicologica, sostegno psicologico e diagnosi psicologica (prerogative degli psicologi);
  • Fare rieducazione motoria (prerogativa dei fisioterapisti).
  • Fare valutazioni e trattamenti psicomotori (prerogativa dei neuropsicomotricisti).
  • Fare riabilitazione dei disturbi di apprendimento e dei disturbi neuropsicologici (prerogativa dei neuropsichiatri infantili, degli psicologi/neuropsicologi e dei logopedisti) sebbene possa affrontare le difficoltà scolastiche con modalità pedagogiche/educative.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Piero Crispiani, Pedagogia clinica. La pedagogia sul campo, tra scienza e professione, Azzano San Paolo (BG), Edizioni Junior, 2001.
  2. ^ Introduzione alla Pedagogia Clinica: la scienza, la professione, sul sito web dell'ISFAR, Istituto Superiore di Formazione, Aggiornamento e Ricerca., su isfar-firenze.it. URL consultato il 4 agosto 2022.
  3. ^ Il Consiglio di Giustizia Amministrativa rilancia le professioni non regolamentate (Nota a commento decisione CGA n. 1170/2008), su diritto.it. URL consultato il 4 agosto 2022.
  4. ^ https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/?term=%22Clinical+pedagogy%22 Ricerca di clinical pedagogy su PubMed
  5. ^ https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/01626620.2018.1503978?journalCode=uate20
  6. ^ https://www.teachmint.com/glossary/c/clinical-teaching-methods/
  7. ^ a b c d Pesci G., Mani M., (2021) Pedagogia Clinica. La scienza distintiva della professione di Pedagogista Clinico, Edizioni Omega, Torino.
  8. ^ John Dewey, Esperienza e educazione, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2014.
  9. ^ a b Boffo V., (2016), Relazioni educative: tra comunicazione e cura, Apogeo, Rimini.
  10. ^ Pedagogia Clinica: principi di una formazione, su ANPEC. URL consultato il 22 marzo 2022.
  11. ^ a b c Guido Pesci, Pedagogia clinica. Scienza e professione, Firenze, 2008..
  12. ^ a b Crispiani, Op. cit.
  13. ^ Paolo Crispiani, Storia della pedagogia speciale, Pisa, Edizioni ETS, 2016.
  14. ^ a b Guido Pesci, Gonelli-Cioni. Antesignano della pedagogia clinica in Italia, Roma, Magi Edizioni, 1999.
  15. ^ Crispiani, op. cit.
  16. ^ F. Blezza, 2005, op. cit.
  17. ^ Blezza, Op. cit.
  18. ^ Crispiani, Op.cit.
  19. ^ Michel Foucault, Nascita della clinica, Torino - Parigi, Einaudi, 1969 [1963].
  20. ^ Imbasciati, 2008
  21. ^ Pesci, 2004
  22. ^ a b Guido Pesci e Simona De Alberti, Il tavolo di cristallo. 'Reflecting' e la nuova maieutica, Roma, Magi Edizioni, 2008.
  23. ^ a b Crispiani, 2001, op. cit.
  24. ^ Alessandra Perri, Nulla di troppo: il linguaggio verbale nel Reflecting, Roma, Magi Edizioni, 2013.
  25. ^ Gerardo Pistillo, Il corpo in Pedagogia Clinica, Magi Edizioni, 2014.
  26. ^ Jean Le Boulch, L'educazione del corpo nella scuola del domani, Magi Edizioni, 2000.
  27. ^ Guido Pesci e Simone Pesci, Touchball. Metodo per favorire l'equilibrio e il piacere, Magi, 2003.
  28. ^ a b Blezza, 2007, op. cit.
  29. ^ Franco Blezza, Educazione XXI secolo, Pellegrini Editore, 2007
  30. ^ Piero Crispiani, Dislessia come disprassia sequenziale, Azzano S. Paolo (BG), Edizioni Junior, 2011
  31. ^ Guido Pesci, Lucia Russo, L'anamnesi. Un colloquio per conoscere significati complessi, Magi Edizioni, Roma, 2006.
  32. ^ Pesci, 2004; 2012
  33. ^ Pesci e Pesci, 1999 ; Pesci, 2012
  34. ^ Pesci, 2012
  35. ^ Crispiani, 2001
  36. ^ Pesci, 2004;2012
  37. ^ Professioni non regolamentate: la legge pubblicata in Gazzetta

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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