Pedagogia clinica

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La pedagogia clinica è una disciplina pedagogica dedicata alla persona, che trova in tecniche e metodologie proprie le risposte necessarie al vasto panorama dei bisogni educativi dell'individuo. La pedagogia clinica si interessa di studiare, approfondire e rinnovare metodi educativi finalizzati ad aiutare il singolo individuo e il gruppo a crescere in senso armonico (pedagogia), per raggiungere nuovi equilibri e nuove disponibilità allo scambio con gli altri.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Le competenze del pedagogista clinico si rivolgono a soggetti di ogni età già a partire dalla gravidanza, in un rapporto duale o di gruppo. Attraverso un'accurata valutazione pedagogica si propone di strutturare un percorso educativo caratterizzato anche da dimensioni socio-relazionali ed affettive. Il pedagogista clinico si rivolge non alla patologia e al malato, ma alla persona che vive con disagio i cambiamenti che deve affrontare nel corso della sua vita. Il termine "clinico" conserva l'originario significato di cura (inglese to care -prendersi cura), e viene quindi applicato indipendentemente da un'eventuale "patologia" della persona[1]. Il termine "clinico" si basa sul principio di "aiuto alla persona", opposto all'attività clinica propria delle modalità sanitarie orientate all'esame, cura e studio del malato o della malattia[2] e si riferisce ad un "atto di studio, analisi, diagnosi, progettazione e intervento portato in modo ravvicinato e diretto alla singolare individualità delle persone, dei gruppo o delle situazioni"[3].

La diagnosi in pedagogia clinica è una modalità di conoscenza dell'altro che si riferisce all'individuazione delle potenzialità, abilità e disponibilità e delle aree di "educabilità" della persona. Si attua secondo un'ottica di conoscenza globale e non di definizione classificatoria né identificazione del deficit[4].

L'intervento pedagogico clinico, attuato per mezzo di metodi propri, ha un obiettivo educativo, aiuta l'altro a trovare le risorse adatte per vivere in maggiore stabilità. Il carattere di un'epistemologia pedagogica dell'intervento di aiuto non assume pertanto l'aspetto correttivo- curativo né può essere identificato tout court come specializzazione di un "fare" pedagogico: il pedagogista clinico infatti, lontano da un criterio di sanitarizzazione della persona, implementa il suo agire professionale non tanto in una dimensione di accompagnamento alla crescita, quanto di facilitazione del benessere[5]. Non corregge né cura, non insegna né ammaestra, ma, a partire da un disagio, da una difficoltà, facilita l'autoapprendimento delle modalità per far fronte alla situazione problematica e stabilire un nuovo equilibrio[6]. È per questo che il termine "clinico" può riferirsi alla pedagogia e consente all'utente in difficoltà di percepire l'intervento pedagogico nel senso di una promozione del cambiamento personale[7].

Il pedagogista clinico si occupa dei problemi quotidiani, di tutti i giorni, del potenziamento delle risorse, dello sviluppo sano, del benessere e dello sviluppo della persona e del suo ambiente. Agisce nell'ambito del bisogno di formazione durante tutto l'arco della vita: si occupa di creare un "ambiente" che accompagni spontaneamente la persona verso il suo sviluppo, il suo cambiamento[8].

Normativa italiana[modifica | modifica wikitesto]

In Italia il "pedagogista clinico" è un professionista regolamentato dalla Legge 14.01.2013 nº 4[9]. Spesso ha seguito dei corsi privati anche non accreditati in seguito alla laurea magistrale in pedagogia, o equipollenti come filosofia, sociologia, medicina, psicologia.

Alcuni pedagogisti, in campo clinico, si sono riuniti, a titolo privatistico, in alcune associazioni, a tutela dei professionisti iscritti e dei consumatori, quali: l'ANPEC (Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici), che ha prodotto un proprio "albo" interno, e altre Associazioni, sempre privatistiche come l'APEI (Associazione Pedagogisti Educatori Italiani) per pedagogisti ed educatori, la F.I.PED. (Federazione Italiana Pedagogisti) per Pedagogisti, Pedagogisti Clinici laureati in Scienze motorie, la SIPED (Società Italiana di Pedagogia).

Il pedagogista clinico, a meno che non abbia anche altri titoli o riconoscimenti, non può in alcun caso:

  • Fare psicoterapia: per legge tale funzione è riservata esclusivamente a psicoterapeuti (psicologi o medici);
  • Prescrivere farmaci (prerogativa dei medici);
  • Fare consulenza psicologica, sostegno psicologico e diagnosi psicologica (prerogative degli psicologi);
  • Fare rieducazione motoria (prerogativa dei fisioterapisti).
  • Fare valutazioni e trattamenti sui disturbi del linguaggio e della comunicazione (prerogativa dei logopedisti)
  • Fare valutazioni e trattamenti psicomotori (prerogativa dei neuropsicomotricisti e psicotricisti)
  • Fare diagnosi e riabilitazione dei disturbi di apprendimento e dei disturbi neuropsicologici (prerogativa dei neuropsichiatri infantili, degli psicologi e dei logopedisti) sebbene possa affrontare le difficoltà scolastiche con modalità pedagogiche/educative

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Imbasciati, 2008
  2. ^ Pesci, 2004
  3. ^ Crispiani, 2001, p.29
  4. ^ Pesci, 2004; 2012
  5. ^ Pesci e Pesci, 1999 ; Pesci, 2012
  6. ^ Pesci, 2012
  7. ^ Crispiani, 2001
  8. ^ Pesci, 2004;2012
  9. ^ Professioni non regolamentate: la legge pubblicata in Gazzetta

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Crispiani, P. "Pedagogia Clinica", Azzano S. Paolo, Junior,2001. pag.29
  • Imbasciati, A. "Clinico e Psicologia Clinica. Breve storia di qualche equivoco", Giornale Italiano di Psicologia, 2008,1,13-25
  • Pesci, G."Percorso Clinico", Roma, Edizioni Magi,2004
  • Pesci, G. e Pesci A. "Pedagogia clinica in classe", Roma, Edizioni Magi, 1999
  • Pesci, G. "Pedagogia Clinica. La pedagogia in aiuto alle persone", Torino, Omega,2012