Pedagogia clinica

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La pedagogia clinica è una scienza empirico-ermeneutica che osserva, descrive e teorizza la formazione umana[1]. La pedagogia clinica studia, approfondisce e rinnova metodi educativi finalizzati ad aiutare il singolo individuo e il gruppo a crescere in senso armonico (pedagogia), per raggiungere nuovi equilibri e nuove disponibilità allo scambio con gli altri.

Il pedagogista clinico è un pedagogista che svolge il proprio intervento mediante una metodologia di tipo clinico, ovvero rivolta ai casi particolari, distinta quindi da altri metodi e approcci, come ad esempio quelli che tendono alle tipizzazioni medie (statistica operazionale).[2]

Origine della clinica[modifica | modifica wikitesto]

La clinica è un assetto epistemologico e rappresenta una modalità attraverso la quale si perviene al sapere[3]. Il termine clinica è in uso e veicola vari significati da oltre due millenni; risale al greco “kliné” (letto), “kliniké” (ai piedi del letto), ed è stato utilizzato da Ippocrate; Galeno poi ne utilizza l’aggettivo per identificare il paziente sul letto, denotando la prossimità verso di lui[4]. Questo termine indica significati sedimentati nei secoli e nelle diverse culture, riferibili ad interventi in situazione, caratterizzati dallo studio ravvicinato di casi particolari con un ragionamento per abduzione[5] La stessa locuzione è impiegata comunemente da secoli sia come sostantivo (la clinica come sede, struttura, servizio) sia come attributo (l’agire clinico, la qualità clinica). È possibile osservare, infatti, che “lavorano clinicamente tutti i professionisti che hanno a che fare con entità reali e complesse, non potendosi limitare ad enunciazioni generali, prive di visibili riscontri con l’esistente e la sua fenomenologia, sono quindi clinici l’architetto come il sarto, il meccanico, il falegname ed il geometra.”[6] Da sempre, tuttavia, l’attributo di clinico è associato alle professioni esercitate sulle persone, in primis dalla medicina, ma anche dalle scienze e professioni inerenti il comportamento umano, ad esempio la pedagogia clinica. Il senso della clinica è illustrato da M. Foucault[7] che ripercorre le origini a partire dalla cultura greca e sino all’800. Foucault evidenza come il concetto di clinico esprima un sapere dapprima intuitivo ed empirico, poi sempre più sostenuto da conoscenze e da strumenti diagnostici ed operativi ma, comunque, orientato alla singolarità di casi e di situazioni, nonché alla costruzione di un sapere e di esperienze fondati su tali singolarità. Non dunque una teoria che si declina nella pratica, ma un agire pratico che si autocostruisce insieme, in reciprocità con la teoria, e che si determina sulla responsabilità dell’operatore (educatore, pedagogista, formatore, medico).

La clinica in pedagogia[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso dei secoli recenti, gli esempi di trattamenti educativi in assetto clinico pervenuti a notorietà sono stati diversi, prevalentemente riferibili a servizi e lavori attivati in favore di ciechi e sordi, come l’esperienza dell’Institut national des jeunes sourds di Parigi e di qualche esperienza d’avanguardia in ambito psichiatrico. Si deve al pedagogista francese Jean Marc Gaspard Itard, uno dei padri della pedagogia speciale a cavallo tra fine ‘700 ed inizio ‘800, una solida e ragionata pratica di trattamento abilitativo, essenzialmente educativo e clinico, teorizzato con particolare riferimento a Victor dell'Aveyron[8]. Dopo Itard, cui si riconduce il primo quadro concettuale di una Pedagogia in assetto professionale (agito, operativo, esercitato sui casi), una folta schiera di medici-pedagogisti si posero come costruttori di tale dominio scientifico, pur senza assumere lessicalmente la categoria di clinica: Édouard Séguin, Ovide Decroly, Maria Montessori, Édouard Claparède, ecc. Un altro riferimento di rilievo riguarda la pedagogia curativa, che inizia ai primi del '900 in Austria, dove si formano molti medici tra cui Asperger, in Germania, Svizzera, Polonia, e diventa cattedra universitaria come "Heilpedagogik"[9]. La clinica conserva l'originario significato di cura (inglese to care -prendersi cura), il termine viene quindi applicato indipendentemente da un'eventuale "patologia" della persona[10]. Essa si basa sul principio di "aiuto alla persona", opposto all'attività clinica propria delle modalità sanitarie orientate all'esame, cura e studio del malato o della malattia[11] e si riferisce ad un "atto di studio, analisi, diagnosi, progettazione e intervento portato in modo ravvicinato e diretto alla singolare individualità delle persone, dei gruppo o delle situazioni"[12].

La metodologia e la tecnologia[modifica | modifica wikitesto]

In ambito pedagogico, la clinica si declina attraverso l’esercizio professionale rivolto alla singolarità dei casi; il pedagogista clinico, infatti, svolge il proprio intervento nei confronti della persona a tutte le età, in modo empirico, ecologico ed individualizzato[13]. Questo significa che l’intervento pedagogico clinico ha le seguenti peculiarità:

  • è ravvicinato alla persona, il professionista ne ha conoscenza diretta (empirico);
  • è globale, quindi prende in carico l’interezza della persona e del suo ambiente di vita anziché un singolo aspetto (ecologica);
  • è rivolto all’unicità e singolarità della persona nel suo qui ed ora (individualizzato).

La pedagogia clinica consiste di due processi integrati[14]:

  • lo sviluppo umano, composto dalla maturazione dell’individuo e dalla sua interazione con l’ambiente, che la connota quale scienza dello sviluppo;
  • l’educazione, ovvero l’aiuto allo sviluppo, nelle forme dirette e indirette, che la connota come scienza dell’educazione.

Le competenze del pedagogista clinico si rivolgono a soggetti di ogni età già a partire dalla gravidanza, in un rapporto duale o di gruppo. Attraverso un'accurata valutazione (diagnosi (pedagogia)), il pedagogista clinico si propone di strutturare un percorso educativo caratterizzato anche da dimensioni socio-relazionali ed affettive. Il pedagogista clinico si rivolge non alla patologia e al malato, ma alla persona che vive con disagio i cambiamenti che deve affrontare nel corso della sua vita.

Il pedagogista clinico si avvale della dotazione tecnologica che attiene alla diagnostica pedagogica diagnosi (pedagogia) e comprende indicativamente i seguenti elementi: colloquio clinico, osservazione clinica, scale di livello, valutazione funzionale, progetto educativo ed altro[15]. Per quanto concerne il colloquio, il dialogo tra il pedagogista e la persona che beneficia dell’intervento pedagogico si ispira a elementi di metodo dell'assetto epistemologico clinico, quali: “il realismo, l’attenzione per il destinatario, la problematicità, la relazionalità diretta, la professionalità, la presenza della dottrina, la possibilità di considerare ogni forma di variabilità individuale, e la reciproca esclusione delle tipizzazioni “medie”, le quali ultime invece intervengono in procedimenti, anche pedagogici, di tipo statistico.”[16]

Il dialogo tra il pedagogista e il suo interlocutore attiene quindi alla clinica, ma si differenzia da quanto svolto da altre figure; ad esempio, la clinica pedagogica è “una clinica non psicologica o psicoanalitica: un dialogo che abbia per oggetto il ripensamento e l’eventuale ricostruzione o ristrutturazione del progetto di vita, in tutte le sue concretizzazioni.”[17] Il pedagogista clinico, infatti, attraverso il dialogo si occupa di rendere esplicito ciò che per la persona è ancora implicito, ovvero cerca di far emergere aspetti del progetto di vita di una persona, spesso occulti o sottintesi, che contrastano con la realtà. In altre parole, l’oggetto di studio del pedagogista clinico riguarda ciò che è “conscio, seppur sottinteso, non discusso, non affrontato, sottaciuto”[18]. Vi sono diversi metodi adottati in pedagogia clinica, sia in pedagogia generale (ad esempio il neo-pragmatismo pedagogico[19]), sia in pedagogia speciale, in particolare quelli rivolti alla valutazione e al trattamento della dislessia e della disprassia (ad esempio il trattamento educativo cognitivo clinico, o metodo crispiani)[20].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La diagnosi (pedagogia) è una modalità di conoscenza dell'altro che si riferisce all'individuazione delle potenzialità, abilità e disponibilità e delle aree di "educabilità" della persona. Si attua secondo un'ottica di conoscenza globale e non di definizione classificatoria né identificazione del deficit[21]. L'intervento pedagogico clinico, attuato per mezzo di metodi propri, ha un obiettivo educativo, aiuta l'altro a trovare le risorse adatte per vivere in maggiore stabilità. Il carattere di un'epistemologia pedagogica dell'intervento di aiuto non assume pertanto l'aspetto correttivo- curativo né può essere identificato tout court come specializzazione di un "fare" pedagogico: il pedagogista clinico infatti, lontano da un criterio di sanitarizzazione della persona, implementa il suo agire professionale non tanto in una dimensione di accompagnamento alla crescita, quanto di facilitazione del benessere[22]. Non corregge né cura, non insegna né ammaestra, ma, a partire da un disagio, da una difficoltà, facilita l'autoapprendimento delle modalità per far fronte alla situazione problematica e stabilire un nuovo equilibrio[23]. È per questo che il termine "clinico" può riferirsi alla pedagogia e consente all'utente in difficoltà di percepire l'intervento pedagogico nel senso di una promozione del cambiamento personale[24]. Il pedagogista clinico si occupa dei problemi quotidiani, di tutti i giorni, del potenziamento delle risorse, dello sviluppo sano, del benessere e dello sviluppo della persona e del suo ambiente. Agisce nell'ambito del bisogno di formazione durante tutto l'arco della vita: si occupa di creare un "ambiente" che accompagni spontaneamente la persona verso il suo sviluppo, il suo cambiamento[25].

Normativa italiana[modifica | modifica wikitesto]

Il pedagogista clinico è un pedagogista qualificato ai sensi di legge, ovvero in possesso della ex-laurea in Pedagogia o delle successive equipollenze, che adotta il metodo clinico. Qualora eserciti la professione, il pedagogista clinico è disciplinato ai sensi della Legge 14.01.2013 nº 4[26] tra le cosiddette professioni non regolamentate. Per quanto concerne la formazione post-universitaria, vi sono diversi corsi di specializzazione in pedagogia clinica. All’inizio degli anni ’80, per esempio, nascono in Italia le prime Scuole di formazione in Pedagogia Clinica (Pontedera, Vicenza, Civitanova Marche, Palermo, Napoli, Roma, Reggio Calabria, Brindisi) che erogano Master triennali o biennali di Pedagogia Clinica; in alcuni casi tali corsi si svolgono anche in convezione con l’Università, e costituiscono ulteriori sedi di sviluppo teorico e di analisi delle pratiche professionali riconducibili al paradigma della clinica. La prima formalizzazione in insegnamenti universitari si ha dall’Anno Accademico 2001-2002 presso l’Università del Molise di Campobasso con l’insegnamento di Pedagogia Clinica retto dal prof. Piero Crispiani. Seguiranno Master e insegnamenti in altri Atenei, fino a consolidarsi come insegnamento di Pedagogia clinica presso l’Università di Macerata, tutt’oggi a cura di Crispiani. Gran parte dei pedagogisti sopra richiamati dà vita alla Federazione Italiana Pedagogisti (FIPED), non più attiva, che istituisce il primo Albo Professionale dei Pedagogisti Clinici ad integrazione dell’Albo Professionale dei Pedagogisti, affermando la giusta differenziazione. Ad oggi, l’Unione Italiana Pedagogisti (UNIPED) accoglie nei propri Elenchi Nazionali interni Pedagogisti e Pedagogisti clinici. All’Elenco Nazionale interno dei Pedagogisti clinici accedono i Pedagogisti qualificati ai sensi di legge ed in possesso di specializzazione post-laurea in Pedagogia clinica. Altri pedagogisti, in campo clinico, si sono riuniti, a titolo privatistico, in associazioni, a tutela dei professionisti iscritti e dei consumatori, quali: l'ANPEC (Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici), che ha prodotto un proprio "albo" interno, e altre Associazioni, sempre privatistiche come APP (Associazione Professioni Pedagogiche), l'APEI (Associazione Pedagogisti Educatori Italiani) per pedagogisti ed educatori, l'UNIPED (Unione Italiana Pedagogisti, già FIPED) che ha istituito l'Elenco Nazionale dei Pedagogisti e l'Elenco Nazionale dei Pedagogisti clinici, Pedagogisti Clinici laureati in Scienze motorie, la SIPED (Società Italiana di Pedagogia).

Il pedagogista clinico, a meno che non abbia anche altri titoli o riconoscimenti, non può in alcun caso:

  • Fare psicoterapia: per legge tale funzione è riservata esclusivamente a psicoterapeuti (psicologi o medici);
  • Prescrivere farmaci (prerogativa dei medici);
  • Fare consulenza psicologica, sostegno psicologico e diagnosi psicologica (prerogative degli psicologi);
  • Fare rieducazione motoria (prerogativa dei fisioterapisti).
  • Fare valutazioni e trattamenti psicomotori (prerogativa dei neuropsicomotricisti).
  • Fare riabilitazione dei disturbi di apprendimento e dei disturbi neuropsicologici (prerogativa dei neuropsichiatri infantili, degli psicologi/neuropsicologi e dei logopedisti) sebbene possa affrontare le difficoltà scolastiche con modalità pedagogiche/educative.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Piero Crispiani, Pedagogia clinica. La pedagogia sul campo, tra scienza e professione, Azzano San Paolo (BG), Edizioni Junior, 2001
  2. ^ Franco Blezza, La pedagogia sociale. Che cos'è, di che cosa si occupa, quali strumenti impiega. Liguori Editore, 2005
  3. ^ Crispiani, op. cit.
  4. ^ F. Blezza, 2005, op. cit.
  5. ^ Blezza, Op. cit.
  6. ^ Crispiani, Op.cit.
  7. ^ M. Foucault, Nascita della clinica, Paris, 1963, Einaudi, Torino, 1969
  8. ^ Crispiani, Op. cit.
  9. ^ P. Crispiani (a cura di), Storia della pedagogia speciale, Edizioni ETS, Pisa, 2016
  10. ^ Imbasciati, 2008
  11. ^ Pesci, 2004
  12. ^ Crispiani, 2001, op. cit.
  13. ^ Crispiani, 2001, op. cit.
  14. ^ Crispiani, 2001, op. cit.
  15. ^ P. Crispiani, C. Giaconi, Diogene 2008. Manuale di diagnostica, Azzano San Paolo (BG), Edizioni Junior, 2008
  16. ^ Franco Blezza, Il pedagogista 2007. Una professione dalla storia antica e dalla necessità sociale attuale, Roma, Aracne editrice, 2007
  17. ^ Blezza, 2007, op. cit.
  18. ^ Blezza, 2007, op. cit.
  19. ^ Franco Blezza, Educazione XXI secolo, Pellegrini Editore, 2007
  20. ^ Piero Crispiani, Dislessia come disprassia sequenziale, Azzano S. Paolo (BG), Edizioni Junior, 2011
  21. ^ Pesci, 2004; 2012
  22. ^ Pesci e Pesci, 1999 ; Pesci, 2012
  23. ^ Pesci, 2012
  24. ^ Crispiani, 2001
  25. ^ Pesci, 2004;2012
  26. ^ Professioni non regolamentate: la legge pubblicata in Gazzetta

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Crispiani, P. "Pedagogia Clinica", Azzano S. Paolo, Junior, 2001. pag.29
  • Imbasciati, A. "Clinico e Psicologia Clinica. Breve storia di qualche equivoco", Giornale Italiano di Psicologia, 2008,1,13-25
  • Pesci, G."Percorso Clinico", Roma, Edizioni Magi, 2004
  • Pesci, G. e Pesci A. "Pedagogia clinica in classe", Roma, Edizioni Magi, 1999
  • Pesci, G. "Pedagogia Clinica. La pedagogia in aiuto alle persone", Torino, Omega, 2012
  • Franco Blezza, La pedagogia sociale. Che cos'è, di che cosa si occupa, quali strumenti impiega. Liguori Editore, 2005
  • P. Crispiani, C. Giaconi, Diogene 2008. Manuale di diagnostica, Azzano San Paolo (BG), Edizioni Junior, 2008
  • Franco Blezza, Il pedagogista 2007. Una professione dalla storia antica e dalla necessità sociale attuale, Roma, Aracne editrice, 2007