Pedagogia Freinet

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

La pedagogia Freinet è la pedagogia che si ispira all'insegnamento di Célestin Freinet, educatore e pedagogista, che nasce a Gars in Francia nel 1896 e muore a Saint-Paul de Vence nel 1966. È considerato il massimo esponente dell’attivismo francese. Tuttavia egli, pur essendosi ispirato a figure autorevoli quali Dewey, Montessori, non volle mai considerarsi l’esponente di una corrente, ma un maestro.[1]

Paesi con i movimenti della Pedagogia di Freinet (scuola moderna)

Egli avvertì subito l’esigenza di modificare profondamente i contenuti e i metodi dell’insegnamento tradizionale: verbalistico, nozionistico, impartito uniformemente da un insegnante che domina la scena, sostanzialmente autoritario e repressivo. Quel modo di lavorare era un fallimento.[1]

Freinet fu il fautore di una scuola e di una pedagogia moderne, che sostituivano all’autorità del maestro, alla netta separazione tra scuola e vita, la libera espressione dell’alunno e il mantenimento del legame tra realtà scolastica e realtà pre-scolastica.[1]

Alla base di questo movimento innovatore vi furono due ragioni principali:

  1. La sua fede marxista, che lo portava a credere nella scuola come nell’unica possibilità di riscatto sociale per tutti gli uomini attraverso l’esercizio della parola e l’attività manuale, forma anch’essa di cultura e di sviluppo di conoscenza.[1]
  2. L’adesione a un pensiero pedagogico che poneva al centro del progresso educativo il bambino, con i suoi interessi, le sue aspirazioni, i suoi bisogni. Era il promotore di una concezione dell'educando come soggetto attivo e interessato.[1]

Secondo Freinet, infatti, doveva esserci continuità tra scuola e vita. Per assecondare il naturale sviluppo del bambino e per suscitare il suo interesse, infatti, l’alunno doveva poter fare e sperimentare, non semplicemente ascoltare e riprodurre modelli già costituiti.[1]

Secondo l'autore la pedagogia giusta da utilizzare doveva essere:

  • “Pedagogia del buon senso”, in cui la natura e la realtà rurale danno insegnamenti alla scuola e ai suoi educatori.[1]
  • “Pedagogia popolare”, in cui l’educatore riesce a coinvolgere tutti i suoi alunni, creando in loro delle forme di interesse per l’argomento trattato.[1]

L’autore, con la sua pedagogia moderna, non propone un metodo bensì delle tecniche. In effetti, il metodo appartiene al suo ideatore e non è modificabile, mentre le tecniche sono dei suggerimenti che gli insegnanti possono variare in base alle loro esigenze.[1]

La tipografia Freinet

Le tecniche proposte da Freinet mettono in luce il ruolo centrale del materiale e la sua attenta preparazione.[1]

Le principali sono:

  • La “Lezione passeggiata”: prima tecnica per collegare la scuola alla vita, prevedeva un’uscita all’aria aperta, per andare a osservare la campagna e il villaggio. Al rientro in classe, dopo aver discusso di quanto osservato, veniva scritto il resoconto dell’uscita.[1]
  • Il “Testo libero”: gli alunni lo scrivevano per raccontare propri vissuti, esperienze, emozioni. Tra tutti i testi se ne sceglieva uno che sarebbe stato stampato e utilizzato per la corrispondenza interscolastica. Il testo libero motivava inoltre all’esercizio della lettura – non più estranea all’interesse di alunni e maestro – e dava l’avvio ad ulteriori attività.[1]
  • La “Stampa”: permetteva di produrre un artefatto, in cui non solo si concludeva e conservava il lavoro dell’alunno, ma si consentiva anche una corrispondenza di tipo interscolastico.[1]
  • La “Corrispondenza interscolastica”: era un’ulteriore fonte di motivazione alla scrittura. Le classi delle scuole che vi partecipavano si scambiavano settimanalmente un testo libero scelto e stampato. L’unione dei testi stampati di un anno costituiva il giornale di classe e il “libro di vita”.[1]

Un aspetto fondamentale dall’azione pedagogica di Freinet fu la cooperazione, che chiese e ottenne dai suoi allievi, che realizzò con la corporazione degli insegnanti con i quali costituì la Cooperazione per l’insegnamento laico (CEL), che gli permise di aprire la prima École Freinet nel 1935 a Vence, nonché di costituire nel 1957 la FIMEM (Féderation Internationale des Mouvements de l’École Moderne).[1]

I caratteri mobili tipografici

La pedagogia di Freinet fu ripresa in Italia nel 1951 da un gruppo di insegnanti primari e secondari (primi fra tutti Giuseppe tamagnini e Anna Fantini), che prese il nome di Cooperativa della Tipografia a scuola, con lo scopo di diffondere gli strumenti per le tecniche Freinet.[1]

Dopo qualche anno però si trasformò nel Movimento di cooperazione educativa, occasione d’incontro e confronto fra esperienze didattiche comunque innovative, che riscosse un notevole successo.[1]

Agli aderenti al Movimento di Cooperazione Educativa non era chiesto di dichiarare alcuna fede politica o ideologica né di compiere particolari scelte pedagogiche, ma semplicemente di cooperare al rinnovamento della didattica.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r Célestin Freinet, L'educazione del lavoro.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Elise Freinet, Nascita di una pedagogia popolare, (1949), Roma, Editori Riuniti, 1973.
  • Célestin Freinet, L'educazione del lavoro, (1977), Roma, Editori riuniti, 1977.
  • Georg Piaton, Il pensiero pedagogico di Freinet, Firenze, La Nuova Italia, 1979.
  • Célestin Freinet, Una moderna pedagogia del buon senso (I detti di Matteo), (1959), Roma, Edizioni e/o, 1997.
  • Célestin Freinet, La scuola del fare, (1978), Bergamo, Ed. Junior, 2002.
  • Rinaldo Rizzi, La cooperazione nell'educazione. Una pratica fatta di materiali e di solidarietà, Bari, Fratelli Laterza, 1991.
  • Alain Goussot, Per una pedagogia della vita. Célestin Freinet: ieri e oggi, Foggia, Edizioni del Rosone, 2016.
  • Giorgio Chiosso, Pedagogia, il Novecento e il confronto educativo contemporaneo, Milano, Mondadori Education, 2019.
  • Rinaldo Rizzi, Pedagogia Popolare (Da Célestin Freinet al MCE-FIMEM), Foggia, Ed. del Rosone, 2017- aggiornata 2021.
  • Rinaldo Rizzi, (a cura di), Dare di sé il meglio. La pratica educativa di Anna Marcucci Fantini dalla scuola primaria all'università, Ancona, Cons. Reg. Marche, 2001.
  • Rinaldo Rizzi, L'ideale e l'impegno. Giuseppe Tamagnini pioniere pedagogico della Cooperazione Educativa in Italia, Ancona, Cons. Reg. Marche, 2020.
  • Rinaldo Rizzi, La 'cooperazione educativa' per una 'pedagogia popolare', Parma, Ed.Junior-Spaggiari, 2021.
Controllo di autoritàThesaurus BNCF 70201 · GND (DE4138162-2 · BNE (ESXX543010 (data) · BNF (FRcb11931489d (data)