Peanuts

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Peanuts
fumetto
Peanuts The Complete Peanuts 1.jpg
Charlie Brown, nel suo aspetto iniziale in seguito evolutosi, uno dei personaggi principali dei Peanuts (da The Complete Peanuts, I volume).
Lingua orig.inglese
PaeseStati Uniti
AutoreCharles Monroe Schulz
1ª edizione2 ottobre 1950 – 13 febbraio 2000
Periodicitàgiornaliera
Genereumoristico

Peanuts è un fumetto a strisce giornaliere e a tavole domenicali realizzato da Charles M. Schulz e pubblicato negli Stati Uniti d'America dal 2 ottobre 1950 al 13 febbraio 2000 (giorno dopo la morte dell'autore).[1][2][3] Il fumetto, pubblicato per gran parte della sua produzione in strisce quotidiane di quattro vignette, è stato uno dei più famosi e influenti al mondo venendo pubblicato per cinquanta anni su oltre 2600 testate, tradotta in più di 20 lingue e pubblicata in oltre settanta nazioni[4][3] raggiungendo 355 milioni di lettori[5].

I personaggi della serie sono oggetto di uno sterminato merchandising e protagonisti di una serie di cartoni animati, di due lungometraggi animati e di una commedia musicale nel 1967;[2] la serie è stato oggetto di saggistica[2] e di interessamento da parte degli intellettuali[6]. Nel 1969 la navicella di comando e il modulo lunare della missione spaziale Apollo 10 sono stati nominati rispettivamente Charlie Brown e Snoopy, nomi di due dei protagonisti della serie.[6] Nel 1990, al museo del Louvre di Parigi gli è stata dedicata una mostra per i quarant’anni della serie nella quale il suo autore ha ricevuto una onorificenza dalla Francia.[2]

Nel 1999 Schulz decise di smettere di disegnare le strisce dei Peanuts[3]; nell'ultima striscia fa scrivere a Snoopy, uno dei personaggi, questa lettera alla macchina da scrivere:[7]

(EN)

« Dear Friends, I have been fortunate to draw Charlie Brown and his friends for almost 50 years. It has been the fulfillment of my childhood ambition. Unfortunately, I am no longer able to maintain the schedule demanded by a daily comic strip. My family does not wish Peanuts to be continued by anyone else, therefore I am announcing my retirement. I have been grateful for the loyalty of our editors and the wonderful support and love expressed to me by fans of the comic strip. Charlie Brown, Snoopy, Linus, Lucy... how can I ever forget them... »

(IT)

« Cari amici,

ho avuto la fortuna di disegnare Charlie Brown e i suoi amici per quasi 50 anni. È stata la realizzazione di tutte le ambizioni della mia infanzia. Sfortunatamente non sono più in grado di mantenere il ritmo di programmazione di una strip quotidiana. La mia famiglia non desidera che i Peanuts siano continuati da un altro perciò annuncio il mio ritiro. In tutti questi anni sono stato riconoscente per la correttezza dei nostri editori e il meraviglioso sostegno e affetto espressomi dai fan del fumetto. Charlie Brown, Snoopy, Linus, Lucy... Non potrò mai dimenticarli... »

(Charles Schultz[8])

Storia editoriale[modifica | modifica wikitesto]

La serie nasce come evoluzione di un'altra intitolata Li'l Folks, una tavola domenicale a fumetti realizzata da Schulz e pubblicata dal 1947 al 1950 su un giornale locale, il St. Paul Pioneer Press la quale venne notata dallo United Feature Syndicate, società che distribuiva serie a fumetti ai quotidiani, e che decise di pubblicarla nel formato a strisce a partire dal 2 ottobre 1950 su alcuni quotidiani statunitensi come il Washington Post e il Chicago Tribune.[9][10] Inizialmente vennero pubblicate solo le strisce giornaliere su sei giorni, le tavole domenicali non apparvero fino al gennaio 1952.[senza fonte] Quando Schulz venne ingaggiato dalla United Features, gli fu imposto di cambiarne il titolo perché ricordava il nome di altre due serie a fumetti, Little Folks di Tack Knight e il celebre Li'l Abner di Al Capp.[10] Per evitare confusione, il distributore scelse il nome "Peanuts", una scelta che non trovò Schulz particolarmente entusiasta.[9] In un'intervista del 1987 questi dichiarò che «è un nome totalmente ridicolo, non ha significato, crea confusione e non ha dignità - e io credo che il mio umorismo abbia dignità».[10]

Con la sua diffusione sui giornali, il merchandising e la cessione di licenze d'uso per le immagini, Peanuts ha rappresentato una grande fonte di reddito per Schulz.[11]

Le strisce quotidiane dei Peanuts erano impaginate nel formato "salva-spazio" a 4 vignette sin dagli anni cinquanta, con rarissime eccezioni sviluppate su 8 vignette. Nel 1975 lo spazio fu leggermente accorciato in orizzontale e nel 1988 Schulz abbandona lo schema classico iniziando ad utilizzare l'intera lunghezza della striscia, in parte per combattere le continue riduzioni di spazio, in parte per sperimentare.[senza fonte]

Schulz ha disegnato ininterrottamente la striscia per 50 anni, senza avvalersi di assistenti, nemmeno per i testi e la colorazione.[9] L'ultima striscia è stata disegnata il 3 gennaio 2000 e pubblicata il giorno dopo la morte di Schulz, avvenuta il 12 febbraio successivo.[9] Molti giornali statunitensi hanno cominciato a ripubblicare le vecchie strisce con il titolo di Classic Peanuts,[senza fonte] questo a causa delle ultime volontà di Schulz che nel suo testamento ha proibito la continuazione della serie dopo la sua morte.

Le strisce sono state ristampate in numerosi libri antologici nel corso degli anni, alcuni sono raccolte cronologiche delle stesse mentre altre sono raccolte tematiche. Nel 1997 durante un'intervista per il The Comics Journal, Groth, il direttore della Fantagraphics Books, propose all'autore di poter raccogliere e stampare cronologicamente tutto il materiale ma inizialmente non se ne fece nulla. Dopo la morte di Schultz, Groth si rivolse direttamente alla vedova e il progetto poté partire. Il primo volume della collezione, The Complete Peanuts: 1950 to 1952, fu pubblicato nell'aprile 2004. Nonostante i volumi siano in genere un prodotto di nicchia, l'iniziativa editoriale fu un successo arrivando a vendere per ogni volume più di 15 mila copie oltre a ricevere prestigiosi premi dedicati al fumetto, come due Eisner.[12][13][14][15]

Edizioni estere

La serie a strisce è stata pubblicato fuori dagli Stati Uniti tradotta in più di 20 lingue e pubblicata in oltre settanta nazioni.[4][3]

In Italia esordiscono grazie a una serie di volumi cartonati pubblicati dalla Milano Libri di Giovanni Gandini a partire dal 1963[16] e il successo arriva quando lo stesso editore pubblica il primo numero della rivista a fumetti mensile Linus, nell'aprile 1965, che prende il nome da uno dei personaggi del fumetto.[6] Inoltre le strisce a fumetti sono state pubblicate dalla Rizzoli e dalla Baldini Castoldi Dalai. Tra i suoi traduttori figura anche Umberto Eco. Nell'aprile 2005 Panini Comics ha iniziato a pubblicare la traduzione italiana dei volumi della serie The Complete Peanuts. Attualmente sono pubblicati dalla Baldini Castoldi Dalai editore cinque volumi di grande formato pubblicanti tutte le strisce raccolte per decennio.[senza fonte] Le strisce dei Peanuts sono pubblicate in italiano ogni giorno dal giornale online il Post.[17]

Ambientazione[modifica | modifica wikitesto]

I personaggi interagiscono prevalentemente in una generica periferia di una cittadina statunitense imprecisata, formata da tante casette, ognuna con il suo piccolo giardino e da una scuola elementare frequentata dai protagonisti che a volte si trasferiscono in un campo estivo in campagna. Caratteristica comune è l'assenza degli adulti i quali non compaiono mai se non citati indirettamente.[3][9] Lo stile è minimalista senza sfondi oppure tratteggiati sommariamente come se costringesse «i suoi lettori a focalizzarsi sulle sfumature sottili, piuttosto che su ampie azioni o passaggi improvvisi[18]».[19] Schulz mantenne questa impostazione per tutta la vita, riaffermando nel 1994 l’importanza di costruire le strisce completamente da solo: «Non si tratta di una sciocca questione di riempire dei riquadri d’inchiostro. È un’impresa terribilmente seria».[20]

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Personaggi dei Peanuts.

La serie inizialmente non era incentrata su un solo protagonista ma vi comparivano solo quattro personaggi: Charlie Brown, Shermy, Patty (solo omonima di Piperita Patty, che arrivò più tardi), ed un bracchetto, Snoopy, che inizialmente compare come un normalissimo cane e i cui pensieri ancora non vengono scritti esplicitamente. Presto però l'autore iniziò a concentrarsi maggiormente su Charlie Brown, personaggio caratterizzato da instancabile testardaggine tanto che, nonostante non riesca mai a vincere una partita, continua lo stesso a continuare a giocare; non riesce mai a far volare un aquilone, ma continua a provarci. Alcune delle prime strisce raccontano anche dell'infatuazione che prova per Violet, un nuovo personaggio aggiunto successivamente. Col tempo Shermy e Patty passano in secondo piano mentre nuovi personaggi vengono aggiunti: Schroeder, Lucy van Pelt e suo fratello Linus debuttano come bambini molto piccoli - Schroeder esordisce avvolto in pannolini e ancora incapace di parlare. Seguono poi Piperita Patty, una bambina decisa e un po' rude la quale sconvolge il mondo di Charlie Brown chiamandolo "Ciccio" (Chuck), facendogli la corte e rivolgendogli complimenti che lui non è ben sicuro di meritare; Patty, capitano di un'altra squadra di baseball avversaria di Charlie Brown, porta con sé una nuova serie di personaggi, tra cui il primo personaggio nero, Franklin, e l'amica studiosa Marcie Johnson, che la chiama "capo" (sir) e "Charles" Charlie Brown mentre tutti gli altri personaggi lo chiamano sempre "Charlie Brown" eccetto Eudora, che lo chiama anch'essa "Charles" e Peggy Jean che, fuorviata involontariamente dallo stesso Charlie Brown, lo chiama "Brownie Charles").[9][3]

Ci sono poi la sorella minore di Charlie Brown, Sally, infatuata di Linus; l'uccello Woodstock, amico di Snoopy, che parla una sua lingua resa solo con serie di barrette verticali e che qualche volta si può vedere insieme ai suoi amici pennuti Conrad, Bill e Olivier; Pigpen, il bambino perennemente sporco avvolto da una nube di polvere, e Spike, uno dei fratelli di Snoopy, che vive nel deserto; altri fratelli di Snoopy sono Andy, Olaf, Pallino, e una femmina, Belle, che vive a Kansas City col figlio. Un altro personaggio importante ma sempre fuori campo è la ragazzina dai capelli rossi di cui Charlie Brown è innamorato, senza riuscire a trovare mai il coraggio di dichiararsi; altro personaggio spesso citato ma mai comparso è il gatto dei vicini, odiato e temuto da Snoopy; Peggy Jean è invece una ragazza che Charlie Brown conosce in un campeggio e alla quale Charlie Brown emozionato le dice di chiamarsi "Browny Charles" e così tutte le lettere che la ragazza gli avrebbe potuto mandare non gli arriveranno mai.[9][3]

Negli anni settanta assume maggiore centralità anche Snoopy, che cambia aspetto e carattere assumendo connotazioni antropomorfe, camminando su due zampe, usando le zampe davanti come mani oltre a essere indicato da Piperita Patty come «il bambino buffo con un gran naso».[9][21] In questo periodo molti episodi sono incentrate sulle vite immaginarie di Snoopy, che s'immagina nei panni del Barone rosso, un asso del volo della prima guerra mondiale[9] o un famoso giocatore di hockey, col divertimento e lo sbigottimento dei bambini che s'interrogano su cosa stia facendo e che talvolta partecipano all'azione.  Nel corso della striscia, Snoopy ha impersonato oltre un centinaio di personaggi diversi, da "Joe Falchetto" (Joe Cool) a Topolino, dall'avvoltoio all'avvocato.[22][23][15]

I personaggi non invecchiano eccettuati quelli che erano esorditi come neonati e che vengono poi rappresentati con un'età simile a quella degli altri più grandi: Linus, a esempio, esordisce come neonato e, nell'arco dei primi dieci anni passa dall'infanzia a un'età simile a quella di Charlie Brown, durante i quali impara a parlare e a camminare per poi smettere di crescere quando ha circa un anno meno di Charlie Brown. Lo stesso Charlie Brown debutta sulla striscia come un bambino di quattro anni e nell'arco dei vent'anni di pubblicazione successivi passa ad avere otto anni, per poi stabilizzarsi a questa età. Suoi coetanei sono Lucy, Shermy, Violet, Schroeder, tutti bambini di terza elementare; poi ci sono fratelli e sorelle minori come Linus, Sally, Frieda, Eudora e qualche altro personaggio minore, tutti di circa uno o due anni più giovani rispetto ai precedenti e infine Replica (o Ripresa secondo un'altra traduzione), fratello più giovane di Linus e Lucy, che debutta come neonato e si ferma poi a un'età di pochi anni.[senza fonte]

Personaggi principali[modifica | modifica wikitesto]

Elenco dei personaggi principali in ordine di esordio nella striscia:

Personaggi minori[modifica | modifica wikitesto]

Elenco parziale dei personaggi apparsi in singole situazioni o per un periodo di tempo limitato:

  • 3, 4 e 5;
  • Albero mangia aquiloni;
  • Gli amici di Woodstock;
  • Andy;
  • Belle;
  • Charlotte Braun;
  • Faron;
  • Gatto dei vicini;
  • Il Grande Cocomero;
  • Lila;
  • Lydia;
  • Miss Othmar;
  • Molly Volley;
  • Olaf;
  • Pallino;
  • Peggy Jean;
  • Ragazzina dai capelli rossi;
  • Roy;
  • Scuola;
  • Joe Shlabotnik;
  • Thibault.

Altri media[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Spot pubblicitari[modifica | modifica wikitesto]

La prima apparizione come cartone animato in bianco e nero fu per la Ford, che utilizzò i Peanuts per pubblicizzare nel 1959 la sua Ford Falcon.

Ancora oggi i personaggi dei Peanuts fanno la loro comparsa in animazioni per spot pubblicitari. In Italia, Linus e la sua coperta sono stati usati, fra l'altro, per reclamizzare un detersivo, un'assicurazione ed una catena di lavanderie a gettoni.

Cartoni animati[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Filmografia dei Peanuts.
Special televisivi[modifica | modifica wikitesto]

Lo spot della Ford fu animato da Bill Melendez che lavorava presso la Playhouse Pictures, uno studio d'animazione. Schulz e Melendez divennero amici e quando successivamente il produttore Lee Mendelson decise di realizzare un cortometraggio animato dal titolo A boy named Charlie Brown, questi mise Melendez a lavorare all'animazione ma prima ancora di concludere questo progetto, i tre realizzarono - sponsorizzati dalla Coca Cola - il loro primo special televisivo, A Charlie Brown Christmas, musicato da Vince Guaraldi e trasmesso dalla CBS nel 1965. Vi sono alcune differenze tra la versione animata e quella stampata dei personaggi. Nella striscia le voci degli adulti non si sentono mai (fatta eccezione per i primi anni), le conversazioni vengono viste solo dal punto di vista dei personaggi, ovvero questi rispondono alle domande loro poste dagli adulti. Questo aspetto viene mantenuto da Melendez nel cartone animato sostituendo le voci degli adulti con dei suoni modificati di trombone (il famoso whaa whaaaw whaa whaa). La maggiore differenza riguarda però Snoopy: nei cartoni animati i pensieri di Snoopy non appaiono in fumetti e non vengono letti da voci, vengono invece comunicati indirettamente ricorrendo al linguaggio del corpo ed ai suoni tipici di un cane ed attraverso dialoghi di cui si sente solo la parte dell'altro personaggio. Queste modifiche furono abbandonate per un po' nel passato; nella versione animata di "She's a Good Skate Charlie Brown" un attore dà voce ai pensieri di Snoopy. L'eliminazione dei pensieri di Snoopy dal dialogo è una delle modifiche più controverse, ma sembra che fosse stato lo stesso Schulz a volerla o perlomeno a suggerirla.

Il successo di A Charlie Brown Christmas fu d'impulso per la CBS a trasmettere una serie di specials a cartoni animati in prima serata negli anni successivi, tra i quali It's The Great Pumpkin, Charlie Brown; It's the Easter Beagle, Charlie Brown e molti altri. In totale, furono prodotti più di trenta special, resi famosi anche dalle loro colonne sonore dal tipico pianoforte jazz, scritte da Vince Guaraldi. In particolare, il brano Linus and Lucy divenne una sorta di "marchio di fabbrica" musicale della striscia.

Schulz ed i suoi collaboratori lavorarono successivamente ad altri special e a dei lungometraggi, il primo dei quali fu A Boy named Charlie Brown, del 1968. Molte di queste produzioni erano adattamenti presi direttamente dalla striscia di Schulz, anche se in alcuni casi vennero sviluppate storie autonome. Gli special ebbero il loro maggiore successo durante gli anni' 70, con una media di una nuova produzione ogni anno. Durante gli anni ottanta la popolarità dei Peanuts cominciò a scemare e la CBS rifiutò qualche special. Le ultime produzioni non vennero trasmesse ma diffuse direttamente in cassetta, dopo le quali occorrerà attendere fino al 2000, quando la ABC comprerà i diritti a trasmettere tre nuovi special durante l'autunno.

The Charlie Brown and Snoopy show[modifica | modifica wikitesto]

A metà degli anni ottanta venne prodotta una serie a cartoni animati trasmessa al sabato mattina intitolata The Charlie Brown and Snoopy show, che durò due stagioni.

Peanuts[modifica | modifica wikitesto]

Dal 9 novembre 2014 va in onda sul canale France 3 una nuova serie tv, prodotta dallo studio francese Normaal Animation, intitolata Peanuts e composta da 104 mini episodi della durata di 7 minuti. In Italia esordisce con lo stesso titolo su Rai Gulp dal 19 settembre 2016.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

I personaggi della striscia sono stati protagonisti del musical You're a Good Man, Charlie Brown e Snoopy!!! nel 1967.[6]

You're a Good Man, Charlie Brown fu inizialmente un musical off-Broadway di grande successo che rimase in cartellone per quattro anni tra New York e il tour successivo, tra il 1967 ed il 1971, con Gary Burghoff nel ruolo di Charlie Brown. Un revival aggiornato ha debuttato a Broadway nel 1999. Da esso sono stati tratti anche due adattamenti televisivi, uno con attori (per la NBC) ed uno a cartone animato (per la CBS).

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Filmografia dei Peanuts.

Il primo lungometraggio della serie apparirà nel 1969 con il titolo Un bambino di nome Charlie Brown, che verrà seguito poi da Torna a casa Snoopy (Snoopy, cane contestatore) (1972), Corri più che puoi, Charlie Brown (1978) e Buon viaggio, Charlie Brown (1980). Nell'ottobre 2012 la 20th Century Fox Animation e i Blue Sky Studios hanno acquisito i diritti per la realizzazione di un film basato sul franchise di Charles Schulz. L'uscita del film, intitolato Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts, è avvenuta il 5 novembre 2015, in concomitanza del 65º anniversario del debutto della striscia a fumetti dei Peanuts e del 50º anniversario dello speciale televisivo A Charlie Brown Christmas.[24]

Videogame[modifica | modifica wikitesto]

  • La Grande Avventura di Snoopy - The Peanuts Movie: Snoopy’s Grand Adventure (2015 - videogioco ispirato al film diretto da Steve Martino)[25][26]
  • Peanuts: Snoopy's Town Tale (2015)[27]

Merchandising[modifica | modifica wikitesto]

  • Serie di pupazzi riproducenti i personaggi della serie in regalo presso i ristoranti McDonald's.[28]

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • “Il fantastico mondo dei Peanuts”, mostra in occasione del 65º anniversario della serie organizzata da WOW Spazio Fumetto di Milano dal 17 ottobre 2015 al 10 gennaio 2016.[29]
  • Museo dedicato a Snoopy, personaggio del fumetto, a Tokyo.[30]

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 2010, anno del 60º anniversario della nascita dei Peanuts, esce il primo saggio monografico sull'opera completa di Schulz: Piccola storia dei Peanuts (Donzelli, Roma), che analizza forma e contenuto dei Peanuts come opera d'arte.
  • La prefazione del 25° volume della collana The Complete Peanuts, edito da Fantagraphics Books, è stata scritta da Barack Obama.[12][31]
  • La navicella di comando e il modulo lunare della missione spaziale Apollo 10 sono stati battezzati rispettivamente Charlie Brown e Snoopy.[6]
  • Giorgio Gaber ha dedicato al fumetto la canzone "Snoopy contro il Barone Rosso".[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Saying Goodbye: Friends and family eulogize cartoonist Charles Schulz" 22 febbraio 2000, Pamela J. Podger San Francisco Chronicle
  2. ^ a b c d Peanuts, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 7 giugno 2017.
  3. ^ a b c d e f g Peanuts (Charlie Brown, Linus, Snoopy) - uBC "Enciclopedia online del fumetto", su www.ubcfumetti.com. URL consultato il 7 giugno 2017.
  4. ^ a b (IT) Giulio Passerini, 25 cose da sapere su Charles Schulz, il creatore di Snoopy e Charlie Brown - Panorama, in Panorama, 26 febbraio 2014. URL consultato il 12 dicembre 2017.
  5. ^ la Repubblica/cultura_scienze: Schulz muore insieme ai Peanuts, su www.repubblica.it. URL consultato il 12 dicembre 2017.
  6. ^ a b c d e f FFF - Fumetto, THE PEANUTS, su www.lfb.it. URL consultato il 6 giugno 2017.
  7. ^ (IT) L'ultima striscia di Snoopy - Wired, in Wired, 13 febbraio 2014. URL consultato il 12 dicembre 2017.
  8. ^ L'ultima striscia
  9. ^ a b c d e f g h i Peanuts: Charlie Brown, Snoopy e gli altri irresistibili protagonisti delle strisce di Charles Schulz, su www.slumberland.it. URL consultato il 7 giugno 2017.
  10. ^ a b c (IT) Perché i Peanuts si chiamano così (e perché a Schulz non andò mai bene) - Fumettologica, in Fumettologica, 27 febbraio 2014. URL consultato il 12 dicembre 2017.
  11. ^ Andrea Fiamma, Fumettisti che (non) si svendono: Charles Schulz vs. Bill Watterson, in Fumettologica, 29 settembre 2015. URL consultato il 2 febbraio 2016.
  12. ^ a b Il tributo di Barack Obama ai Peanuts - Fumettologica, in Fumettologica, 8 marzo 2016. URL consultato il 6 giugno 2017.
  13. ^ (IT) La grande raccolta delle strisce dei Peanuts - Il Post, in Il Post, 28 maggio 2016. URL consultato il 12 dicembre 2017.
  14. ^ (IT) La striscia dei Peanuts mai ristampata in nessuna raccolta - Fumettologica, in Fumettologica, 23 novembre 2015. URL consultato il 12 dicembre 2017.
  15. ^ a b Peanuts forever. URL consultato il 12 dicembre 2017.
  16. ^ FFF - Cartonati MILANO LIBRI, su www.lfb.it. URL consultato il 7 giugno 2017.
  17. ^ (IT) Peanuts - Le strisce del famoso fumetto di Charles Schulz, su Il Post. URL consultato il 10 dicembre 2017.
  18. ^ Questo stile è stato descritto dal critico d’arte John Carlin
  19. ^ John Carlin, Masters of American Comics, Yale University Press, 2005.
  20. ^ Tom Heintjes (2015-05-17). "Charles M. Schulz on Cartooning | Hogan's Alley". Cartoonician.com, su cartoonician.com.
  21. ^ Perché Snoopy ha rovinato i Peanuts - Fumettologica, in Fumettologica, 20 agosto 2015. URL consultato il 7 giugno 2017.
  22. ^ (IT) Joe Falchetto e gli altri - Il Post, in Il Post, 18 novembre 2013. URL consultato il 12 dicembre 2017.
  23. ^ "Uno, nessuno, centomila Snoopy", in Il Sole 24 ORE. URL consultato il 12 dicembre 2017.
  24. ^ I Peanuts al cinema nel 2015, su silenzio-in-sala.com.
  25. ^ [SDCC] Activision annuncia videogame film Peanuts - Cinecomics news su Lo Spazio Bianco, su www.lospaziobianco.it-IT. URL consultato il 6 giugno 2017.
  26. ^ Il nuovo videogioco dei Peanuts - Fumettologica, in Fumettologica, 4 novembre 2015. URL consultato il 6 giugno 2017.
  27. ^ Andrea Tondi, Peanuts: disponibile su iTunes il nuovo videogame – C4 Comic, su c4comic.it. URL consultato il 7 giugno 2017.
  28. ^ Orzo Nimai, Peanuts: Snoopy e Co. invadono i ristoranti McDonald’s – C4 Comic, su c4comic.it. URL consultato il 7 giugno 2017.
  29. ^ 65 anni di Peanuts in mostra a Milano, su Fumettologica, 2 ottobre 2015. URL consultato il 7 giugno 2017.
  30. ^ Pietro Badiali, Aperto in Giappone il primo museo dedicato a Snoopy – C4 Comic, su c4comic.it. URL consultato il 7 giugno 2017.
  31. ^ Pietro Badiali, Complete Peanuts: le parole di Barack Obama nell’ultimo volume – C4 Comic, su c4comic.it. URL consultato il 7 giugno 2017.

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