Peanuts

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Peanuts
fumetto
Peanuts The Complete Peanuts 1.jpg
Charlie Brown, nel suo aspetto iniziale in seguito evolutosi, uno dei personaggi principali dei Peanuts (da The Complete Peanuts, I volume).
Lingua orig. inglese
Paese Stati Uniti
Autore Charles Monroe Schulz
1ª edizione 2 ottobre 1950 – 13 febbraio 2000
Periodicità giornaliera
Genere umoristico

Peanuts (letteralmente noccioline, ma qui nel senso di "piccolezze" o "cose da poco"[senza fonte]) è un fumetto a strisce giornaliere e a tavole domenicali realizzato da Charles M. Schulz, pubblicato dal 2 ottobre 1950 al 13 febbraio 2000 (il giorno dopo la morte dell'autore).[1][2][3] Il fumetto, pubblicato per gran parte della sua produzione in strisce quotidiane di quattro vignette, è stato uno dei più famosi e influenti venendo pubblicato su oltre 2600 testate, raggiungendo 355 milioni di lettori[senza fonte] in 75 Paesi nel mondo[3] e tradotto in 21 lingue diverse[senza fonte].

I personaggi della serie sono oggetto di uno sterminato merchandising e protagonisti di una serie di cartoni animati, di due lungometraggi animati e di una commedia musicale nel 1967[2]; la serie è stato oggetto di saggistica[2] e di interessamento da parte degli intellettuali[4]. Nel 1969 la navicella di comando e il modulo lunare della missione spaziale Apollo 10 sono stati nominati rispettivamente Charlie Brown e Snoopy, nomi di due dei protagonisti della serie.[4] Nel 1990, al museo del Louvre di Parigi gli è stata dedicata una mostra per i quarant’anni della serie nella quale il suo autore ha ricevuto una onorificenza dallo Francia.[2]

Nel 1999 Schulz decise di smettere di disegnare le strisce dei Peanuts[3]; nell'ultima striscia fa scrivere a Snoopy, uno dei personaggi, questa lettera alla macchina da scrivere:

(EN)

« Dear Friends,

I have been fortunate to draw Charlie Brown and his friends for almost 50 years. It has been the fulfillment of my childhood ambition.

Unfortunately, I am no longer able to maintain the schedule demanded by a daily comic strip. My family does not wish Peanuts to be continued by anyone else, therefore I am announcing my retirement.

I have been grateful for the loyalty of our editors and the wonderful support and love expressed to me by fans of the comic strip.

Charlie Brown, Snoopy, Linus, Lucy... how can I ever forget them... »

(IT)

« Cari amici,

ho avuto la fortuna di disegnare Charlie Brown e i suoi amici per quasi 50 anni. È stata la realizzazione di tutte le ambizioni della mia infanzia.

Sfortunatamente non sono più in grado di mantenere il ritmo di programmazione di una strip quotidiana. La mia famiglia non desidera che i Peanuts siano continuati da un altro perciò annuncio il mio ritiro.

In tutti questi anni sono stato riconoscente per la correttezza dei nostri editori e il meraviglioso sostegno e affetto espressomi dai fan del fumetto.

Charlie Brown, Snoopy, Linus, Lucy... Non potrò mai dimenticarli... »

(Charles Schultz[5])

Storia editoriale[modifica | modifica wikitesto]

La serie è l'evoluzione di un'altra intitolata Li'l Folks (piccole persone), una tavola domenicale a fumetti realizzata da Schulz e pubblicata dal 1947 al 1950 su un giornale locale, il St. Paul Pioneer Press e che venne notata dallo United Feature Syndicate, società che distribuiva serie a fumetti ai quotidiani, la quale decise di pubblicarla nel formato a strisce a partire dal 2 ottobre 1950 su alcuni quotidiani statunitensi come il Washington Post e il Chicago Tribune[6],il Minneapolis Tribune, l'Allentown Call-Chronicle, il Bethlehem Globe-Times, il Denver Post e il Seattle Times[senza fonte]. Inizialmente vennero pubblicate solo le strisce giornaliere su sei giorni, le tavole domenicali non apparvero fino al gennaio 1952.[senza fonte]

La nuova striscia era simile alle tavola domenicali della serie Li'l Folks, ma diversamente da questa presentava una serie di personaggi anziché tanti piccoli personaggi senza nome.[senza fonte] Avrebbe forse potuto mantenere il nome originale ma era troppo simile a quello della allora famosa Li'l Abner di Al Capp e a un'altra striscia oggi dimenticata, Little Folks. [senza fonte] Per evitare confusione, il distributore scelse il nome "Peanuts", una scelta che non trovò Schulz particolarmente entusiasta.[6] In un'intervista del 1987 questi dichiarò che «è un nome totalmente ridicolo, non ha significato, crea confusione e non ha dignità - e io credo che il mio umorismo abbia dignità».[senza fonte]

Presto la striscia ebbe un suo personaggio principale, Charlie Brown, modellato sull'infanzia dell'autore e a cui Schulz avrebbe voluto intitolare la striscia, cambiandone il nome in Good Ol' Charlie Brown.[senza fonte]

Inizialmente il tratto è, rispetto all'evoluzione che avrà il disegno, più spesso e il disegno più pulito e semplice con personaggi più tozzi; un esempio è la testa di Charlie Brown, che nelle prime strisce ha una forma più simile a quella di un pallone da rugby.[senza fonte]

Peanuts è stata probabilmente la striscia a fumetti di maggior successo popolare tra gli anni 1965 e 1980, che possono esserne definiti il culmine.[senza fonte]

Moltissimi sono stati i libri e le raccolte pubblicati. Tuttavia, a metà degli anni ottanta altre strisce hanno raggiunto i Peanuts in popolarità: tra esse Doonesbury, Garfield, The Far Side, Bloom County e Calvin & Hobbes.[senza fonte]

Con la sua diffusione sui giornali, il merchandising e la cessione di licenze d'uso per le immagini, Peanuts ha rappresentato una grande fonte di reddito per Schulz.[7]

Le strisce quotidiane dei Peanuts erano impaginate nel formato "salva-spazio" a 4 vignette sin dagli anni cinquanta, con rarissime eccezioni sviluppate su 8 vignette. Nel 1975 lo spazio fu leggermente accorciato in orizzontale e nel 1988 Schulz abbandona lo schema classico iniziando ad utilizzare l'intera lunghezza della striscia, in parte per combattere le continue riduzioni di spazio, in parte per sperimentare.[senza fonte]

Schulz ha disegnato ininterrottamente la striscia per 50 anni, senza avvalersi di assistenti, nemmeno per i testi e la colorazione.[6] A cominciare dai primi anni ottanta il suo tratto ha cominciato a tremare: il tremolio è diventato più visibile nel decennio successivo. Ciononostante ha continuato a disegnare fino a quando i suoi problemi di salute sono diventati insormontabili.[senza fonte] L'ultima striscia è stata disegnata il 3 gennaio 2000 e pubblicata il giorno dopo la morte di Schulz, avvenuta il 12 febbraio successivo.[6] Molti giornali statunitensi hanno cominciato a ripubblicare le vecchie strisce con il titolo di Classic Peanuts,[senza fonte] questo in virtù delle ultime volontà di Schulz che nel suo testamento ha proibito la continuazione della serie dopo la sua morte. Rispetto ad altre strisce, Peanuts rappresenta un'eccezione in quanto gli originali della maggior parte delle strisce sono proprietà del distributore (il syndicate) che ne cura la diffusione sui giornali.[senza fonte]

Raccolte di strisce e adattamenti[modifica | modifica wikitesto]

Le strisce sono state ristampate in numerosi libri nel corso degli anni, alcuni sono raccolte cronologiche delle strisce mentre altre sono raccolte tematiche.[8] Oltre a questi, programmi televisivi furono adattati in forma di libro. [senza fonte][non è chiaro] Le raccolte in volume delle strisce erano state stampate sporadicamente, spesso selezionando le strisce in modo casuale.[8] Charles Schulz si oppose sempre alla pubblicazione delle prime strisce in quanto non corrispondevano più all'evoluzione che aveva dato ai personaggi. [senza fonte]

Nel 1997 durante un'intervista per il The Comics Journal, Groth, il direttore della Fantagraphics Books, propose all'autore di poter raccogliere e stampare cronologicamente tutto il materiale ma non se ne fece nulla.[8] Dopo la morte di Schultz, Groth si rivolse direttamente alla vedova e il progetto poté partire. Il primo volume della collezione, The Complete Peanuts: 1950 to 1952, fu pubblicato nell'aprile 2004. Nonostante i volumi siano in genere un prodotto di nicchia, l'iniziativa editoriale fu un successo arrivando a vendere per ogni volume più di 15 mila copie oltre ha ricevere prestigiosi premi dedicati al fumetto, come due Eisner.[8]

Edizioni estere

Italia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia esordiscono grazie a una serie di volumi cartonati pubblicati dalla Milano Libri di Giovanni Gandini a partire dal 1963[9] e il successo arriva quando lo stesso editore pubblica il primo numero della rivista a fumetti mensile Linus, nell'aprile 1965, che prende il nome da uno dei personaggi del fumetto.[4]

Inoltre le strisce a fumetti sono state pubblicate dalla Rizzoli e dalla Baldini Castoldi Dalai. Tra i suoi traduttori figura anche Umberto Eco. Nell'aprile 2005 Panini Comics ha iniziato a pubblicare la traduzione italiana dei volumi della serie The Complete Peanuts. Attualmente sono pubblicati dalla Baldini Castoldi Dalai editore cinque volumi di grande formato pubblicanti tutte le strisce raccolte per decennio.[senza fonte]

Ambientazione[modifica | modifica wikitesto]

I personaggi interagiscono prevalentemente in una generica periferia medio-borghese di una qualunque cittadina statunitense, con tante casette, ognuna con il suo piccolo giardino, a parte poche eccezioni come il campo estivo in cui i bambini si trasferiscono. Gli adulti non compaiono mai. Lo stile è minimalista senza sfondi oppure tratteggiati sommariamente. I tratti minimali dell'autore li permeano con un forte aspetto psicologico.[senza fonte] Questo stile è stato descritto dal critico d’arte John Carlin come se costringesse «i suoi lettori a focalizzarsi sulle sfumature sottili, piuttosto che su ampie azioni o passaggi improvvisi»[10]. Schulz mantenne questa impostazione per tutta la vita, riaffermando nel 1994 l’importanza di costruire le strisce completamente da solo: «Non si tratta di una sciocca questione di riempire dei riquadri d’inchiostro. È un’impresa terribilmente seria»[11].

Tematiche[modifica | modifica wikitesto]

Peanuts è notevole per la sua abile critica sociale, specialmente se comparata con gli altri fumetti a essa contemporanei negli anni cinquanta e sessanta. Schulz non denuncia esplicitamente i problemi legati alla razza, al genere e alle disuguaglianze sociali ma li rende evidenti a esempio nel disegnare un personaggio come Piperita Patty, la cui abilità atletica e la cui forza di carattere sono date per scontate, stridente con l'immagine delle ragazze veicolata dai media dell'epoca. Benché fosse cristiano ed avesse illustrato la Bibbia in classi di catechismo, Schulz si definiva un "umanista secolare". Politicamente moderato, ebbe anche a fare satira contro l'estrema destra cristiana, presentandola come ipocrita e auto-assolutoria. Schulz riuscì ad essere pungente con ogni tema che scelse. Nel corso degli anni spaziò su tutto, dalla guerra del Vietnam ai regolamenti sull'abbigliamento scolastico alla "nuova matematica". Una delle sue sequenze più premonitrici risale al 1963, quando inserì nel cast il personaggio di un bambino chiamato "5", le cui sorelle si chiamano "3" e "4", il cui padre ha cambiato il cognome della famiglia nel proprio codice postale per protestare su come i numeri vadano a sostituirsi alle identità delle persone. Un'altra sequenza critica l'ossessivo voler organizzare i giochi dei bambini, quando tutti i bambini del cast aderiscono a squadre organizzate per la realizzazione competitiva di pupazzi di neve e criticano Charlie Brown per il suo insistere a voler fare il proprio pupazzo di neve da solo, senza squadre e allenatori. La serie di vignette di cui Schulz andò più fiero fu dei primi anni settanta, quando Charlie Brown comincia ad accusare uno strano disturbo che gli fa vedere ogni oggetto sferico - come il sole o le palline del gelato - come fosse una palla da baseball. Il disturbo peggiora fino a quando sulla sua testa rotonda si forma una strana cicatrice che somiglia in tutto e per tutto alle linee di giunzione di una palla da baseball. Charlie Brown viene mandato in campeggio per rimettersi e tiene in testa per tutto il tempo un sacchetto di carta. Gli altri bambini lo soprannominano "Sacco" e lo trattano con insolito rispetto fino addirittura ad eleggerlo presidente del campo. Pensando di essere ormai guarito, Charlie Brown esce una mattina presto per vedere l'alba, ma il sole, al suo sorgere nel cielo, gli appare come il viso di Alfred E. Neuman, storica mascotte della rivista Mad Magazine, sormontato dalla celebre frase "What, Me Worry?".

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

La serie inizialmente non ebbe un personaggio principale e vi comparivano solo quattro personaggi: Charlie Brown, Shermy, Patty (solo omonima di Piperita Patty, che arrivò più tardi), ed un bracchetto, Snoopy, che inizialmente compare come un normalissimo cane e i cui pensieri ancora non vengono scritti esplicitamente. Presto però l'autore iniziò a concentrarsi maggiormente su Charlie Brown, personaggio caratterizzato da instancabile testardaggine tanto che, nonostante non riesca mai a vincere una partita, continua lo stesso a continuare a giocare; non riesce mai a far volare un aquilone, ma continua a provarci. Per qualcuno è l'esempio di un'ammirevole determinazione a cercare di fare del proprio meglio contro ogni avversità.[senza fonte] Benché il suo complesso d'inferiorità sia evidente fin dall'inizio, nelle prime strisce riesce anche a piazzare qualche colpo nel confronto con Patty e Shermy.[senza fonte] Alcune delle prime strisce raccontano anche dell'infatuazione che prova per Violet, un nuovo personaggio aggiunto successivamente. Col tempo Shermy e Patty passano in secondo piano mentre nuovi personaggi vengono aggiunti: Schroeder, Lucy van Pelt e suo fratello Linus debuttano come bambini molto piccoli - Schroeder esordisce avvolto in pannolini e ancora incapace di parlare.

Col tempo vengono aggiunti altri personaggi, in particolare quello di Piperita Patty, una bambina decisa, atletica, un po' grossolana la quale sconvolge il mondo di Charlie Brown chiamandolo "Ciccio" (Chuck nell'originale), facendogli la corte e rivolgendogli complimenti che lui non è ben sicuro di meritare. Patty, capitano di un'altra squadra di baseball avversaria di quella di Charlie Brown, porta con sé una nuova serie di personaggi, tra cui il primo personaggio nero, Franklin, e l'amica studiosa Marcie Johnson, che chiama Patty "capo" (sir nell'originale) e Charlie Brown "Charles" (tutti gli altri personaggi lo chiamano sempre "Charlie Brown" eccetto Eudora, che lo chiama anch'essa "Charles" e Peggy Jean (un personaggio minore dei primi anni novanta) che, fuorviata involontariamente dallo stesso Charlie Brown, lo chiama "Brownie Charles"). Qualcuno ha ipotizzato che Piperita Patty e Marcie rappresentino un'allusione a una coppia lesbica, ma questa sembra essere una mera speculazione, dato il manifesto affetto che entrambe provano per Charlie Brown.[senza fonte][non è chiaro] Nell'aspetto e nel comportamento, Marcie ricorda una versione più giovane del personaggio di Zolletta Huan in Doonesbury.[senza fonte]

Tra gli altri personaggi si annoverano la sorella minore di Charlie Brown, Sally, infatuata di Linus; l'uccello Woodstock amico di Snoopy che parla una sua lingua resa solo con serie di barrette verticali e che qualche volta si può vedere insieme ai suoi coetanei (Conrad, Bill e Olivier); Pigpen, il bambino perennemente sporco, capace di sollevare nubi di polvere persino da un marciapiede pulito e Spike, uno dei fratelli di Snoopy, che vive nel deserto. Altri fratelli di Snoopy sono Andy, Olaf e Pallino, e una femmina, Belle, che vive a Kansas City col figlio. Un altro personaggio importante ma sempre fuori campo è la ragazzina dai capelli rossi di cui Charlie Brown è innamorato, senza riuscire a trovare mai il coraggio di parlarle a causa della sua timidezza. Un altro personaggio spesso citato ma mai comparso nelle strisce è il gatto dei vicini, odiato e altrettanto temuto da Snoopy. Peggy Jean è invece una ragazza che Charlie Brown conosce in un campeggio: la loro storia non durerà molto perché Charlie Brown emozionato le dice di chiamarsi "Browny Charles" e così tutte le lettere che la ragazza gli manda non gli arriveranno mai.

Negli anni settanta la striscia inizia a concentrarsi maggiormente sulla figura di Snoopy, che cambia aspetto e carattere assumendo connotazioni umane, camminando su due zampe, a usare le mani oltre a essere indicato da Piperita Patty come «il bambino buffo con un gran naso».[6][12] A partire da questo periodo molti episodi iniziano a ruotare attorno alle vite fittizie di Snoopy, in cui esso s'immagina nei panni del Barone rosso, un asso del volo della prima guerra mondiale[6] o un famoso giocatore di hockey, col divertimento e lo sbigottimento dei bambini che s'interrogano su cosa stia facendo e che talvolta partecipano all'azione. [senza fonte] Nel corso della striscia, Snoopy ha impersonato oltre 150 personaggi diversi, da "Joe Falchetto" ("Joe Cool" in inglese) a Topolino, dall'avvoltoio all'avvocato.[senza fonte]

In generale i personaggi non invecchiano eccetto il caso di personaggi che esordiscono come neonati e che vengono poi rappresentati con un'età simile a quella degli altri personaggi già presenti da tempo. Linus, a esempio, i primi anni di pubblicazione della striscia è un neonato e, nell'arco dei primi dieci anni passa dall'infanzia ad un'età simile a quella di Charlie Brown, durante i quali impara a parlare e a camminare. Linus poi smette di crescere quando la sua età è circa un anno inferiore a quella di Charlie Brown. Lo stesso Charlie Brown debutta sulla striscia come un bambino di quattro anni e nell'arco dei vent'anni di pubblicazione successivi passa ad avere otto anni, dopo i quali la sua età si ferma.

I personaggi possono essere classificati in tre generazioni:

  • Charlie Brown e i suoi coetanei come Lucy, Shermy, Violet, Schroeder e altri, tutti bambini di terza elementare;
  • i fratelli e le sorelle minori come Linus, Sally, Frieda, Eudora e qualche altro personaggio minore, tutti di circa uno o due anni più giovani rispetto ai precedenti;
  • Replica (Ripresa secondo un'altra traduzione), fratello più giovane di Linus e Lucy, che debutta come neonato e raggiunge poi un'età da asilo.

Personaggi principali[modifica | modifica wikitesto]

Elenco dei personaggi principali in ordine di esordio nella striscia:

Personaggi minori[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Personaggi minori dei Peanuts.

Elenco parziale dei personaggi apparsi in singole situazioni o per un periodo di tempo limitato:

Altri media[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Spot pubblicitari[modifica | modifica wikitesto]

La prima apparizione come cartone animato in bianco e nero fu per la Ford, che utilizzò i Peanuts per pubblicizzare nel 1959 la sua Ford Falcon.

Ancora oggi i personaggi dei Peanuts fanno la loro comparsa in animazioni per spot pubblicitari. In Italia, Linus e la sua coperta sono stati usati, fra l'altro, per reclamizzare un detersivo, un'assicurazione ed una catena di lavanderie a gettoni.

Cartoni animati[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Filmografia dei Peanuts.
Special televisivi[modifica | modifica wikitesto]

Lo spot della Ford fu animato da Bill Melendez che lavorava presso la Playhouse Pictures, uno studio d'animazione. Schulz e Melendez divennero amici e quando successivamente il produttore Lee Mendelson decise di realizzare un cortometraggio animato dal titolo A boy named Charlie Brown, questi mise Melendez a lavorare all'animazione ma prima ancora di concludere questo progetto, i tre realizzarono - sponsorizzati dalla Coca Cola - il loro primo special televisivo, A Charlie Brown Christmas, musicato da Vince Guaraldi e trasmesso dalla CBS nel 1965. Vi sono alcune differenze tra la versione animata e quella stampata dei personaggi. Nella striscia le voci degli adulti non si sentono mai (fatta eccezione per i primi anni), le conversazioni vengono viste solo dal punto di vista dei personaggi, ovvero questi rispondono alle domande loro poste dagli adulti. Questo aspetto viene mantenuto da Melendez nel cartone animato sostituendo le voci degli adulti con dei suoni modificati di trombone (il famoso whaa whaaaw whaa whaa). La maggiore differenza riguarda però Snoopy: nei cartoni animati i pensieri di Snoopy non appaiono in fumetti e non vengono letti da voci, vengono invece comunicati indirettamente ricorrendo al linguaggio del corpo ed ai suoni tipici di un cane ed attraverso dialoghi di cui si sente solo la parte dell'altro personaggio. Queste modifiche furono abbandonate per un po' nel passato; nella versione animata di "She's a Good Skate Charlie Brown" un attore dà voce ai pensieri di Snoopy. L'eliminazione dei pensieri di Snoopy dal dialogo è una delle modifiche più controverse, ma sembra che fosse stato lo stesso Schulz a volerla o perlomeno a suggerirla.

Il successo di A Charlie Brown Christmas fu d'impulso per la CBS a trasmettere una serie di specials a cartoni animati in prima serata negli anni successivi, tra i quali It's The Great Pumpkin, Charlie Brown; It's the Easter Beagle, Charlie Brown e molti altri. In totale, furono prodotti più di trenta special, resi famosi anche dalle loro colonne sonore dal tipico pianoforte jazz, scritte da Vince Guaraldi. In particolare, il brano Linus and Lucy divenne una sorta di "marchio di fabbrica" musicale della striscia.

Schulz ed i suoi collaboratori lavorarono successivamente ad altri special e a dei lungometraggi, il primo dei quali fu A Boy named Charlie Brown, del 1968. Molte di queste produzioni erano adattamenti presi direttamente dalla striscia di Schulz, anche se in alcuni casi vennero sviluppate storie autonome. Gli special ebbero il loro maggiore successo durante gli anni' 70, con una media di una nuova produzione ogni anno. Durante gli anni ottanta la popolarità dei Peanuts cominciò a scemare e la CBS rifiutò qualche special. Le ultime produzioni non vennero trasmesse ma diffuse direttamente in cassetta, dopo le quali occorrerà attendere fino al 2000, quando la ABC comprerà i diritti a trasmettere tre nuovi special durante l'autunno.

The Charlie Brown and Snoopy show[modifica | modifica wikitesto]

A metà degli anni ottanta venne prodotta una serie a cartoni animati trasmessa al sabato mattina intitolata The Charlie Brown and Snoopy show, che durò due stagioni.

Peanuts[modifica | modifica wikitesto]

Dal 9 novembre 2014 va in onda sul canale France 3 una nuova serie tv, prodotta dallo studio francese Normaal Animation, intitolata Peanuts e composta da 104 mini episodi della durata di 7 minuti. In Italia esordisce con lo stesso titolo su Rai Gulp dal 19 settembre 2016.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

I personaggi della striscia sono stati protagonisti del musical You're a Good Man, Charlie Brown e Snoopy!!! nel 1967.[4]

You're a Good Man, Charlie Brown fu inizialmente un musical off-Broadway di grande successo che rimase in cartellone per quattro anni tra New York e il tour successivo, tra il 1967 ed il 1971, con Gary Burghoff nel ruolo di Charlie Brown. Un revival aggiornato ha debuttato a Broadway nel 1999. Da esso sono stati tratti anche due adattamenti televisivi, uno con attori (per la NBC) ed uno a cartone animato (per la CBS).

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Filmografia dei Peanuts.

Il primo lungometraggio della serie apparirà nel 1969 con il titolo Un bambino di nome Charlie Brown, che verrà seguito poi da Torna a casa Snoopy (Snoopy, cane contestatore) (1972), Corri più che puoi, Charlie Brown (1978) e Buon viaggio, Charlie Brown (1980). Nell'ottobre 2012 la 20th Century Fox Animation e i Blue Sky Studios hanno acquisito i diritti per la realizzazione di un film basato sul franchise di Charles Schulz. L'uscita del film, intitolato Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts, è avvenuta il 5 novembre 2015, in concomitanza del 65º anniversario del debutto della striscia a fumetti dei Peanuts e del 50º anniversario dello speciale televisivo A Charlie Brown Christmas.[13]

Videogame[modifica | modifica wikitesto]

  • La Grande Avventura di Snoopy - The Peanuts Movie: Snoopy’s Grand Adventure (2015 - videogioco ispirato al film diretto da Steve Martino)[14][15]
  • Peanuts: Snoopy's Town Tale (2015)[16]

Merchandising[modifica | modifica wikitesto]

  • Serie di pupazzi riproducenti i personaggi della serie in regalo presso i ristoranti McDonald's.[17]

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • “Il fantastico mondo dei Peanuts”, mostra in occasione del 65º anniversario della serie organizzata da WOW Spazio Fumetto di Milano dal 17 ottobre 2015 al 10 gennaio 2016.[18]
  • Museo dedicato a Snoopy, personaggio del fumetto, a Tokyo.[19]

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 2010, anno del 60º anniversario della nascita dei Peanuts, esce il primo saggio monografico sull'opera completa di Schulz: Piccola storia dei Peanuts (Donzelli, Roma), che analizza forma e contenuto dei Peanuts come opera d'arte.
  • La prefazione del 25° volume della collana The Complete Peanuts, edito da Fantagraphics Books, è stata scritta da Barack Obama.[8][20]
  • La navicella di comando e il modulo lunare della missione spaziale Apollo 10 sono stati battezzati rispettivamente Charlie Brown e Snoopy.[4]
  • Giorgio Gaber ha dedicato al fumetto la canzone "Snoopy contro il Barone Rosso".[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Saying Goodbye: Friends and family eulogize cartoonist Charles Schulz" 22 febbraio 2000, Pamela J. Podger San Francisco Chronicle
  2. ^ a b c d Peanuts, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 07 giugno 2017.
  3. ^ a b c Peanuts (Charlie Brown, Linus, Snoopy) - uBC "Enciclopedia online del fumetto", su www.ubcfumetti.com. URL consultato il 07 giugno 2017.
  4. ^ a b c d e f FFF - Fumetto, THE PEANUTS, su www.lfb.it. URL consultato il 06 giugno 2017.
  5. ^ L'ultima striscia
  6. ^ a b c d e f Peanuts: Charlie Brown, Snoopy e gli altri irresistibili protagonisti delle strisce di Charles Schulz, su www.slumberland.it. URL consultato il 07 giugno 2017.
  7. ^ Andrea Fiamma, Fumettisti che (non) si svendono: Charles Schulz vs. Bill Watterson, in Fumettologica, 29 settembre 2015. URL consultato il 2 febbraio 2016.
  8. ^ a b c d e Il tributo di Barack Obama ai Peanuts - Fumettologica, in Fumettologica, 08 marzo 2016. URL consultato il 06 giugno 2017.
  9. ^ FFF - Cartonati MILANO LIBRI, su www.lfb.it. URL consultato il 07 giugno 2017.
  10. ^ John Carlin, Masters of American Comics, Yale University Press, 2005.
  11. ^ Tom Heintjes (2015-05-17). "Charles M. Schulz on Cartooning | Hogan's Alley". Cartoonician.com, cartoonician.com.
  12. ^ Perché Snoopy ha rovinato i Peanuts - Fumettologica, in Fumettologica, 20 agosto 2015. URL consultato il 07 giugno 2017.
  13. ^ I Peanuts al cinema nel 2015, silenzio-in-sala.com.
  14. ^ [SDCC] Activision annuncia videogame film Peanuts - Cinecomics news su Lo Spazio Bianco, su www.lospaziobianco.it-IT. URL consultato il 06 giugno 2017.
  15. ^ Il nuovo videogioco dei Peanuts - Fumettologica, in Fumettologica, 04 novembre 2015. URL consultato il 06 giugno 2017.
  16. ^ Andrea Tondi, Peanuts: disponibile su iTunes il nuovo videogame – C4 Comic, c4comic.it. URL consultato il 07 giugno 2017.
  17. ^ Orzo Nimai, Peanuts: Snoopy e Co. invadono i ristoranti McDonald’s – C4 Comic, c4comic.it. URL consultato il 07 giugno 2017.
  18. ^ 65 anni di Peanuts in mostra a Milano, su Fumettologica, 02 ottobre 2015. URL consultato il 07 giugno 2017.
  19. ^ Pietro Badiali, Aperto in Giappone il primo museo dedicato a Snoopy – C4 Comic, c4comic.it. URL consultato il 07 giugno 2017.
  20. ^ Pietro Badiali, Complete Peanuts: le parole di Barack Obama nell’ultimo volume – C4 Comic, c4comic.it. URL consultato il 07 giugno 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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