Peaky Blinders (banda)

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Peaky Blinders
Harry Fowles Peaky Blinder.jpg
Harry Fowles, un membro della gang
Area di origineRegno Unito
Aree di influenzaBirmingham, Inghilterra
Periodoanni 1890 - 1918
RivaliSabinis
Birmingham Boys
AttivitàScommesse
Aggressioni
Estorsioni
Truffe
Omicidi
Teppismo
Subornazioni
Contrabbando
Rapine

I Peaky Blinders furono una gang criminale attiva a Birmingham nel XIX e XX secolo. Furono una delle tante gang giovanili dell'epoca. Sono il soggetto di una serie televisiva omonima della BBC iniziata nel 2013.[1][2][3]

Nome[modifica | modifica wikitesto]

Secondo lo storico David Cross e lo storico e analista comportamentale John Douglas, il nome Peaky Blinders deriva dalla pratica di cucire delle lamette da barba nella visiera (peak in inglese) dei cappelli, i quali all'occorrenza potevano essere utilizzati come armi.[1][4][5][6][7] Tuttavia, sebbene la Gillette avesse introdotto i rasoi di sicurezza intercambiabili nel 1903, erano un oggetto di lusso all'epoca, che difficilmente sarebbe stato usato come arma in quel modo. Quindi questa spiegazione dell'origine è probabilmente apocrifa. Un'altra ipotesi, sostenuta dallo storico Carl Chinn, è che "peaky" fosse il soprannome del modello di cappello che indossavano.[8][9] Blinder è un termine del dialetto di Birmingham, comune ancora oggi, che indica un aspetto tanto elegante da accecare (blind in inglese). (Peaky=appuntito. Blinder= paraocchi, visiera. Cioè la banda con i cappelli dalle visiere appuntite.)[10] La gang aveva infatti un distinto stile di abbigliamento che era caratterizzato da dei cappelli con visiera, fazzoletto al collo e pantaloni a zampa di elefante.[11] Il loro stile di abbigliamento era simile a quello di una gang di Manchester attiva nello stesso periodo, conosciuta come gli Scuttlers.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni 1870, nei quartieri poveri di Birmingham, dove regna il sovrapopolamento, è diffuso anche il ricorso alla criminalità per sbarcare il lunario. È quindi in un ambiente di violenza e miseria che nascono le prime bande della città; ben prima dei Peaky Blinders, una gang di giovani fuorilegge dilagava già: la Cheapside Slogging Gang, chiamata anche i Cheapside Sloggers ("I picchiatori di Cheapside").[1] Questo gruppo molto attivo, diretto da John Adrian, faceva regnare il terrore, vivendo del racket nei quartieri di Small Heath o di Cheapside. Nel 1872, il locale Birmingham Mail scrive di come «(EN) 400 roughs brought indiscriminate violence to the Cheapside area, attacking and stealing» (400 bruti hanno portato violenza indiscriminata nella zona di Cheapside, attaccando e rubando).[12]

La prima apparizione del nome Peaky Blinders in quanto gruppo criminale è datata 23 marzo 1890, quando a seguito di un alterco con la banda di ragazzi in un pub, il gruppo capeggiato da Thomas Mucklow assalta violentemente George Eastood, un abitante di Small Heath.[13] Eastood viene gravemente ferito alla testa e dovrà subire un'operazione di trapanazione; nella stampa locale viene pubblicata il 9 aprile la lettera di un lettore che parla di un "assalto omicida" perpetrato dai membri dei "Peaky Blinders di Small Heath".[8]

Da allora le attività criminose della gang dei Peaky Blinders si sono moltiplicate. Vengono segnalati per ogni sorta di attività illecita, dai disturbi dell'ordine pubblico[8] al furto violento.[14] La banda era nota per l'eccessiva aggressività e per l'uso ricorrente di armi improvvisate come forchette, coltelli o attizzatoi.

Philip Gooderson, l'autore di The Gangs of Birmingham,[15] afferma che i Peaky Blinders nacquero come una banda, ma che in seguito il termine divenne generico. Membri famosi furono David Taylor (imprigionato all'età di 13 anni per il possesso di una pistola), Harry "Baby Face" Fowles, Ernest Haynes e Stephen McNickle.[16]

Abbigliamento[modifica | modifica wikitesto]

I membri della banda spesso indossavano abiti su misura, insolito per le bande dell'epoca. Quasi tutti i membri indossavano un berretto piatto a punta con un soprabito di supporto.[17] Il tipo di berretto piatto è dato in merito alla denominazione della banda. Di fatto, i Peaky Blinders indossavano abiti su misura con pantaloni a zampa di elefante e giacche a bottoni.[18] Inoltre in caso di pioggia o di altri eventi meteorologici utilizzavano gli stivali in pelle d'acciaio. I membri più ricchi invece indossavano sciarpe di seta e colletti inamidati con bottoni metallici.[19] Per quanto riguarda il vestito era facilmente riconoscibile dagli abitanti della città, dalla polizia e dalle bande rivali.

Anche le fidanzate dei membri della gang avevano uno stile di abbigliamento distinto, caratterizzato da "perle, una frangetta che copriva la fronte e dei fazzoletti da collo dai colori sgargianti".[16] I Peaky Blinders erano spesso violenti con le loro fidanzate e una di loro commentò: "Ogni volta che esce con me, mi colpisce. E se provo a parlare con un altro ragazzo non ha problemi a prendermi a calci."[16]

Cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

La serie televisiva della BBC Peaky Blinders, interpretata da Cillian Murphy, Sam Neill e Helen McCrory ha debuttato nell'ottobre 2013. Presenta inoltre una storia immaginaria in cui i Peaky Blinders dopo la prima guerra mondiale[18] svolgono affari con i Birmingham Boys e la banda Sabini seguendo una banda fittizia con sede in una piccola brughiera di Birmingham, entrando in guerra con la Mafia e altre organizzazioni criminali dell'epoca.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Michael Bradley, Birmingham's real Peaky Blinders (BBC News), 12 settembre 2013. URL consultato il 12 settembre 2015.
  2. ^ "BBC Two - Peaky Blinders, Series 1"
  3. ^ "BBC Two - Peaky Blinders, Series 2".
  4. ^ (EN) Peaky Blinders: Was there a real-life Tommy Shelby?, su The Week UK. URL consultato il 18 febbraio 2019.
  5. ^ Victorian gang who terrorised the streets of Birmingham, su Mail Online, 11 settembre 2013. URL consultato il 18 febbraio 2019.
  6. ^ The REAL Peaky Blinders - who were the brutal Birmingham gang members who inspired the hit BBC series?, su www.thesun.co.uk. URL consultato il 18 febbraio 2019.
  7. ^ Eleanor Halls, The Peaky Blinders are a romanticised myth, su British GQ. URL consultato il 18 febbraio 2019.
  8. ^ a b c Carl Chinn, Birmingham's Peaky Blinders - in fact... and fiction, in Birmingham Mail. URL consultato il 12 settembre 2015.
  9. ^ Zoe Chamberlain, The TRUTH behind Peaky Blinders: No razor blades in their caps - but Brum's real gangsters were just as brutal, in Birmingham Mail, 15 ottobre 2014. URL consultato il 12 settembre 2015.
  10. ^ (EN) Laura Ugolini, Men and Menswear: Sartorial Consumption in Britain 1880–1939, Ashgate, 2007, p. 42.
  11. ^ Laura Ugolini, Men and Menswear: Sartorial Consumption in Britain 1880–1939, Ashgate, 2007, p. 42.
  12. ^ Sunday Mercury, Gangs of Victorian Birmingham revealed in new book, su birminghammail.co.uk. URL consultato il 12 settembre 2015.
  13. ^ Chinn.
  14. ^ Kieran Corcoran, Victorian gang who terrorised the streets of Birmingham, in Daily Mail, 11 settembre 2013. URL consultato il 12 settembre 2015.
  15. ^ Gooderson.
  16. ^ a b c Tony Larner, When Peaky Blinders Ruled Streets with Fear, in Sunday Mercury, 1º agosto 2010.
  17. ^ Owens, Frank Arthur Robert, (31 Dec. 1912–26 June 1995), Editor, Birmingham Evening Mail, 1956–74; Director, Birmingham Post & Mail Ltd, 1964–75, in Who Was Who (Oxford University Press), 1º dicembre 2007. URL consultato il 16 febbraio 2019.
  18. ^ a b Paul Long, Social Class and Television Drama in Contemporary Britain, Palgrave Macmillan UK, 2017, pp. 165–179, ISBN 9781137555052. URL consultato il 16 febbraio 2019.
  19. ^ Geoffrey Pearson, Disturbing continuities: ‘peaky blinders’ to ‘hoodies’, in Criminal Justice Matters, vol. 65, nº 1, 2006-09, pp. 6–7, DOI:10.1080/09627250608553010. URL consultato il 16 febbraio 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Philip Gooderson, The Gangs of Birmingham, Milo Books, 2010.
  • (EN) Carl Chinn, The Real Peaky Blinders: Billy Kimber, the Birmingham Gang and the Racecourse Wars of the 1920s, Brewin Books, 2014.
  • (EN) Paul Thompson, The Edwardians. The Remaking of British Society, Routledge, 1992.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]