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Partito Comunista dell'Unione Sovietica

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Partito Comunista dell'Unione Sovietica (PCUS)
Коммунистическая Партия Советского Союза (КПСС)
Kommunističeskaja Partija Sovetskogo Sojuza (KPSS)
PCUS Emblema.svg
Leader V. Lenin, I. Stalin, N. Chruščëv, L. Brežnev, J. Andropov, K. Černenko, M. Gorbačëv
Stato URSS URSS
Fondazione 1912 (de facto) e 1917 come Partito operaio socialdemocratico russo (bolscevico).
Ridenominazioni:
  • 8 marzo 1918: Partito comunista russo (bolscevico)
  • 31 dicembre 1925: Partito comunista di tutta l'Unione (bolscevico)
  • 13 ottobre 1952: Partito comunista dell'Unione Sovietica
Dissoluzione 29 agosto 1991
Sede Mosca, piazza Staraja 4
Ideologia Marxismo-leninismo[1]
Affiliazione internazionale Comintern (1919-1943)
Cominform (1947-1956)
Seggi massimi Soviet Supremo
1141 / 1517
(1966)[2]
Seggi massimi Congresso dei deputati del popolo
1957 / 2250
(1989)[3]
Testata Pravda
Organizzazione giovanile Unione comunista della gioventù (Komsomol)
Organizzazione dei pionieri di tutta l'Unione
Iscritti 19 000 000[4] (1986)

Il Partito Comunista dell'Unione Sovietica, noto anche con l'acronimo PCUS (in russo: Коммунистическая Партия Советского Союза, КПСС?, traslitterato: Kommunističeskaja Partija Sovetskogo Sojuza, KPSS), fu il partito che detenne il potere politico in Unione Sovietica dagli anni venti fino al 1990.[5][6] Tale ruolo era esplicitato nella Costituzione dell'URSS: la redazione del 1936 indicava il partito come «nucleo dirigente di tutte le organizzazioni dei lavoratori, tanto sociali che di Stato»,[7] mentre quella del 1977 descriveva la sua funzione di «forza direttiva ed orientativa della società sovietica».[8]

Il PCUS ebbe la denominazione definitiva a partire dal 1952, mentre fino al 1918 si chiamò Partito Operaio Socialdemocratico Russo (bolscevico), o POSDR(b), dal 1918 al 1925 Partito Comunista Russo (bolscevico), o PCR(b), e dal 1925 al 1952 Partito Comunista di tutta l'Unione (bolscevico), in sigla PCU(b).[9]

La base teorica dell'azione del PCUS fu il marxismo-leninismo, visto come fondamento scientifico della trasformazione rivoluzionaria della società, con l'obiettivo finale della costruzione del comunismo.[10]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La nascita del Partito bolscevico[modifica | modifica wikitesto]

Lenin al II Congresso del POSDR (1903) in un francobollo sovietico del 1970

Il termine bolscevico, ossia maggioritario, in contrapposizione a menscevico, minoritario, fa riferimento agli equilibri nel Partito Operaio Socialdemocratico Russo in occasione di alcune delle votazioni registrate nel 1903 al II Congresso, che vide la nascita delle due correnti all'interno del POSDR. Nella stessa sede venne ufficializzata la linea del partito, che prevedeva un programma massimo, finalizzato alla rivoluzione socialista e all'instaurazione della dittatura del proletariato, e un programma minimo, che aveva come obiettivo una rivoluzione borghese-democratica che liquidasse la monarchia con la costruzione di una repubblica e l'introduzione del suffragio universale e degli altri diritti democratici.[11][12][13]

La strutturazione dei bolscevichi come partito si ebbe alla VI Conferenza del POSDR, tenutasi a Praga nel gennaio 1912.[14] In quell'occasione l'ala sinistra, bolscevica, estromise dal nuovo Comitato centrale guidato da Lenin[15] la componente menscevica, che a sua volta mantenne il controllo del Comitato organizzativo: i due organismi, che si trovavano entrambi all'estero, vennero a costituire di fatto due partiti diversi.[16] Tra il 1913 e il 1914 i bolscevichi divennero «il partito rivoluzionario chiave [...] , conquistando a sé i quadri operai nelle città e dirigendo uno sciopero generale a Pietrogrado».[17]

L'ufficializzazione della nascita del Partito Operaio Socialdemocratico Russo (bolscevico) si ebbe tra la primavera e l'estate del 1917, con la VII Conferenza panrussa e poi il VI Congresso del POSDR(b).[18]

Lenin e la conquista del potere[modifica | modifica wikitesto]

Lenin nel 1920

Dopo la Rivoluzione di febbraio del 1917, che depose lo zar, i bolscevichi si posero in una posizione molto critica verso il governo provvisorio guidato da Aleksandr Kerenskij, esplicitata nelle Tesi di Aprile redatte da Lenin, appena rientrato dall'esilio all'estero,[19] e puntarono alla mobilitazione permanente delle masse. Grazie al forte appoggio di queste ultime il partito bolscevico si radicò sempre più all'interno dei Soviet di Mosca e di Pietrogrado e nella maggioranza dei soviet locali degli operai e dei soldati, oltre che presso i comitati militari del Fronte settentrionale e di quello occidentale e della Flotta del Baltico.[20][21] Il partito, su forte spinta di Lenin e superando le reticenze di un'ala attendista, guidata da Kamenev e Zinov'ev e inizialmente maggioritaria,[22] deliberò al VI Congresso di organizzare l'insurrezione armata,[18] che fu definitivamente approvata dal Comitato Centrale del 23 ottobre (10 ottobre del calendario giuliano).[22]

Si arrivò così alla Rivoluzione d'ottobre del 7 novembre. Il partito bolscevico salì al potere prendendo il controllo del territorio in alcuni casi in modo pacifico, come nella maggioranza delle città della Russia europea, in altre dopo accesi scontri con gli oppositori durati alcuni giorni, come a Mosca, o mesi, come nelle zone periferiche o in quelle abitate da minoranze nazionali quali i Cosacchi del Don o del Kuban'.[23] I bolscevichi, guidati da Lenin, diedero vita alla Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, attuarono immediate riforme di tipo socialista, come il trasferimento di proprietà e terreni imperiali ai soviet dei lavoratori.[24] e nel marzo 1918 sottoscrissero la pace di Brest-Litovsk con la Germania che segnò l'uscita del Paese dalla Prima guerra mondiale.[25]

Pochi giorni dopo, il VII Congresso votò a maggioranza l'assunzione della nuova denominazione di Partito comunista russo (bolscevico): avviata la costituzione dello Stato socialista, la cui concretizzazione sarebbe stata delineata nel cosiddetto "secondo programma" del partito varato l'anno successivo all'VIII Congresso,[26] il nuovo obiettivo diventava infatti la lotta rivoluzionaria per il comunismo.[27] Intanto le forze che si opponevano al potere sovietico acquisirono nuova forza anche grazie all'appoggio delle potenze straniere e si giunse alla guerra civile.[28] In questa fase di isolamento del Paese il PCR(b) fu promotore dell'Internazionale Comunista, con lo scopo di estendere la rivoluzione su scala mondiale,[29] mentre sul piano interno fu varato il comunismo di guerra, che rafforzò la centralizzazione del potere statale e il consolidarsi di questo nelle mani degli organi del partito.[30] Dal 1921 Lenin, per fronteggiare la crescente crisi economica, lanciò la Nuova Politica Economica (NEP),[31], teorizzando il capitalismo di Stato.[32]

Il 30 dicembre 1922, ormai definitivamente respinta l'Armata Bianca,[33] fu proclamata la nascita dell'Unione Sovietica.[34][35]

La guida di Stalin[modifica | modifica wikitesto]

Stalin e Kliment Vorošilov nel 1935

Nel gennaio 1924, alla morte di Lenin, fu Stalin a prendere il controllo del partito e del Paese dopo aver allontanato dalla scena politica Trockij, cosicché la linea propugnata da quest'ultimo, quella della rivoluzione permanente, soccombette alla teoria del Socialismo in un solo paese, che venne ratificata nel 1925 dal XIV Congresso.[36] L'assemblea sancì anche la ridenominazione del partito in Partito comunista di tutta l'Unione (bolscevico).[37] Alla fine degli anni venti Stalin lanciò il Primo piano quinquennale, che, contando su una grandissima mobilitazione della popolazione,[38] avviò la realizzazione di un imponente sistema di infrastrutture produttive e di trasporto e portò verso la trasformazione dell'URSS da un Paese fondato sull'agricoltura ad una potenza industriale.[39][40]

Con il tempo il leader sovietico intraprese un percorso burocratico e repressivo nella gestione dello Stato che, pur non impedendo successi di grande portata, indebolì il «legame democratico con i lavoratori».[41] A partire soprattutto dal 1934 Stalin riuscì a concentrare su di sé sempre più potere sostituendo la leadership collettiva teorizzata da Lenin con una leadership personale,[42] grazie anche all'epurazione di tutti i potenziali rivali all'interno del partito, tra cui Zinov'ev, Kamenev e Bucharin, e nell'Armata Rossa.[43]

Dopo la vittoria sul nazismo nella Seconda guerra mondiale aumentò considerevolmente l'influenza dell'URSS nello scenario mondiale, in cui si consolidarono i blocchi contrapposti nella Guerra fredda. Si accrebbero inoltre l'autorità di Stalin[44] e il prestigio del partito,[36] che per il tramite del neoistituito Cominform fungeva da guida e controllo delle omologhe organizzazioni giunte al potere nell'Europa orientale.[45]

In occasione del XIX Congresso (1952), il Partito bolscevico subì una significativa riorganizzazione ed ottenne la definitiva denominazione di Partito Comunista dell'Unione Sovietica.[46]

La destalinizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Chruščёv nel 1961 tra i cosmonauti German Titov e Jurij Gagarin

Con la morte di Stalin, nel marzo 1953, il conflitto per la successione vide prevalere Nikita Chruščëv, che riuscì a sopravanzare Georgij Malenkov e divenne Primo segretario del PCUS, avviando la politica del disgelo, finalizzata a superare il sistema repressivo dei decenni precedenti.[47][48] Momento di svolta nella vita del partito e dell'URSS fu il XX Congresso del PCUS, che si svolse dal 14 al 26 febbraio 1956. Nell'occasione Chruščëv, attraverso il proprio Rapporto segreto, denunciò il culto della personalità di Stalin e avviò il processo detto della "destalinizzazione",[36][49] puntando al ripristino del principio della leadership collettiva nel partito e negli organismi statali.[42]

Nello stesso 1956 venne soppresso il Cominform come segnale di apertura verso la Jugoslavia di Tito, giacché proprio l'organizzazione internazionale era stata il principale strumento di una feroce campagna condotta da Stalin contro tale Paese.[50] L'anno successivo Chruščëv riuscì a consolidare significativamente il proprio potere respingendo un'iniziativa volta al suo rovesciamento guidata da Malenkov, Molotov e Kaganovič.[51] In questa fase si aprì un aspro conflitto con il Partito comunista cinese che avrebbe portato alla rottura fra i due partiti.[36]

Il XXII Congresso (1961), in un periodo di espansione del socialismo su scala planetaria, ne considerò completata la costruzione in Unione Sovietica, prevista dal "secondo programma" del 1919, e varò il "terzo programma", che consisteva nella costruzione della società comunista.[52] Tuttavia la politica economica e quella estera di Chruščëv suscitarono malcontento nei vertici del partito e nel 1964 il Segretario fu rimosso e sostituito.[53][54][55]

Il socialismo sviluppato[modifica | modifica wikitesto]

Con l'arrivo alla guida del partito e del Paese di Leonid Brežnev il periodo marcatamente anti-stalinista si concluse[56] e si passò a una fase di maggiore prudenza. In politica estera, l'era Brežnev fu segnata dalla distensione con gli Stati Uniti,[57] nell'ambito della quale venne tra l'altro sottoscritto il trattato di non proliferazione nucleare.[58] Allo stesso tempo la nuova dirigenza puntò molto al rafforzamento dei rapporti con i Paesi del blocco orientale, che si tradusse anche in un più stringente controllo su di essi da parte sovietica, in ossequio alla cosiddetta dottrina Brežnev,[59] che si proponeva il ritorno ad una visione unitaria nel campo socialista.[60]

Sul piano economico, anche per tentare di ovviare alla situazione di affanno che il sistema sovietico cominciava a manifestare,[36] furono varate riforme che, senza intaccare il sistema di pianificazione centralizzata, introducevano metodi economici di gestione,[61] ampliavano i poteri discrezionali dei dirigenti industriali e ponevano la questione della valutazione delle aziende non solo in base a criteri quantitativi ma anche qualitativi.[62]

Nel 1977 fu approvata la nuova Costituzione dell'URSS, che consolidava il ruolo centrale del partito nella società[63] nello stadio, di recente teorizzazione, del "socialismo sviluppato", tappa intermedia verso il comunismo.[64] Tale concetto sarebbe stato alla base dell'azione anche degli immediati successori di Brežnev, Jurij Andropov (1982-1984) e Konstantin Černenko (1984-1985),[65] entrambi morti in carica dopo brevi periodi di governo che non riuscirono ad arginare le sempre maggiori criticità politiche ed economiche.[66]

Gorbačëv e la fine dell'Urss[modifica | modifica wikitesto]

Gorbačëv con il Segretario generale della SED Erich Honecker nel 1986

Nel 1985 divenne Segretario generale del PCUS Michail Gorbačëv, che avviò profonde riforme fondate sulle parole d'ordine di perestrojka (ristrutturazione) e glasnost' (trasparenza),[67] finalizzate all'instaurazione di un cosiddetto "Stato di diritto socialista", che rinnovasse il Paese senza rinnegarne i valori fondamentali. Gli interventi messi in atto soprattutto a partire dal 1988 avrebbero tuttavia in pochi anni condotto al crollo del sistema.[68]

In questa fase, il ruolo del partito subì un drastico ridimensionamento: la XIX Conferenza di tutta l'Unione, tenutasi in un clima di aperto scontro tra i sostenitori e i detrattori della politica di Gorbačëv, vide prevalere coloro che ritenevano indispensabile, per l'attuazione delle riforme economiche, la riorganizzazione del sistema politico e la separazione degli organi del PCUS da quelli statali, con trasferimento di maggior potere a questi ultimi.[69] Nel 1989 si tennero le prime elezioni aperte a candidati esterni, mentre nell'estate dal 1990, al XXVIII Congresso, fu ratificato il nuovo Statuto del PCUS, che formalizzò la fine del monopolio del partito sul potere politico,[70][71] già sancita in marzo dalle modifiche alla Costituzione,[72][73][74] che avevano determinato la fine del "Partito-Stato".[75]

Nell'agosto 1991, dopo il tentato colpo di Stato, Gorbačëv si dimise dal partito e il giorno 23 il PCUS fu messo fuori legge per decreto dal Presidente della RSFS Russa Boris El'cin, pochi mesi prima della dissoluzione dell'Unione Sovietica.[76] Sul decreto di El'cin e su aspetti ad esso connessi si pronunciò nel novembre 1992 la Corte costituzionale, stabilendo che l'interruzione dell'attività del partito era conforme alla Costituzione, mentre tali non erano il bando delle sue articolazioni territoriali e la confisca dei suoi beni. La Corte rinunciò invece a sentenziare sull'eventuale costituzionalità del PCUS, essendo il partito ormai di fatto dissolto dalla fine del 1991.[77]

Nel 1993 fu fondato il Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR), che si proclama erede ideale del PCUS e del Partito Comunista della RSFSR poiché formato su iniziativa dei loro organismi territoriali.[78] Il PCFR, unitamente agli altri Partiti comunisti operanti dei Paesi dell'ex Unione Sovietica, fa parte dell'Unione dei Partiti Comunisti – Partito Comunista dell'Unione Sovietica.[79]

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Statuto[modifica | modifica wikitesto]

Francobollo sovietico del 1973 dedicato al II Congresso del POSDR (1903)

La legge fondamentale alla base della vita del partito era lo Statuto (in russo: Устав?, traslitterato: Ustav) del PCUS. Nella sua prima versione esso fu adottato dal II Congresso del POSDR nel 1903, e proprio divergenze in merito a questo tema furono alla base della scissione fra bolscevichi e menscevichi. Un aperto scontro si ebbe sull'articolo 1 relativo all'adesione al partito: la formulazione proposta da Lenin richiedeva ai membri la partecipazione attiva ad una delle organizzazioni del partito, mentre una versione alternativa, voluta da Julij Martov, accettava la presenza nel partito di tutti coloro che collaborassero con una delle sue organizzazioni, anche senza farne parte direttamente.[80] Tale differenza, apparentemente marginale, evidenziava la volontà di Martov di fare del POSDR un'organizzazione ampia e di massa, mentre Lenin sosteneva la necessità di un partito d'avanguardia, snello e composto di rivoluzionari di professione.[81][82] Lo Statuto approvato rifletteva l'idea di Lenin, con l'esclusione dell'articolo 1, che l'assemblea votò nella formulazione di Martov[83] e che fu emendato e portato sulla posizione di Lenin al III Congresso del POSDR del 1905.[84] Il IV Congresso, nel 1906, aggiunse allo statuto il concetto di centralismo democratico, che garantiva l'unitarietà della linea politica e su cui si sarebbe fondata l'attività del partito per i successivi decenni.[85][86]

Delegati all'VIII Congresso (1919)

Uno statuto molto ampliato, che doveva regolare il partito ormai salito al potere, fu adottato nel 1919 dall'VIII Conferenza del PCR(b), che ratificò il documento preparato dal Comitato centrale su mandato dell'VIII Congresso. In esso, tra l'altro, fu introdotto il concetto della "cellula" come base del partito, fu prevista una fase di candidatura, finalizzata all'apprendimento di programma e tattica, prima dell'adesione dei nuovi membri, e furono regolate le frazioni del partito nelle istituzioni sovietiche e nelle organizzazioni esterne.[87]

Nella nuova redazione del XVII Congresso (1934) venne ufficializzato il ruolo del partito come «nucleo avanzato e organizzato del proletariato dell'Unione Sovietica e forma suprema della sua organizzazione di classe».[88] Le modifiche portate allo Statuto al XIX Congresso del 1952 furono invece soprattutto centrate sulla riorganizzazione degli organismi dirigenti, con la trasformazione del Politburo in Presidium del Comitato centrale e l'abolizione dell'Orgburo[89] Nel 1961, al XXII Congresso, il PCUS fu ridefinito «partito di tutto il popolo sovietico» e fu rafforzato nello Statuto il carattere collettivo della gestione del partito stesso,[90] mentre il XXIII Congresso, nel 1966, ripristinò il Politburo del Comitato centrale ed inserì per la prima volta nel testo dello Statuto la figura del Segretario generale.[91]

Le ultime modifiche furono apportate nel 1990 dal XXVIII Congresso, che prese atto della fine del monopolio del PCUS sul potere politico in Unione Sovietica.[71]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

L'assemblea del XXV Congresso del PCUS (1976)

Il partito era organizzato secondo il principio del centralismo democratico, per cui l'autorità si formava dalle cellule di base e, attraverso gli organismi intermedi, raggiungeva quelli centrali, per poi ridiscendere come disciplina attraverso gli stessi rami.[92]

Il vertice di tale sistema, che dettava la linea politica, era il Congresso del PCUS. Negli intervalli tra i Congressi (che si tenevano con cadenza annuale negli anni venti per diventare sempre più rari durante il periodo staliniano e stabilizzarsi poi a una periodicità quinquennale) la suprema autorità del partito diventava il Comitato centrale, eletto dal Congresso. Il CC era tenuto a riunirsi almeno due volte l'anno. Al proprio interno il plenum del Comitato centrale eleggeva un gruppo ristretto di dirigenti che costituivano il Politburo, la Segreteria e il Segretario generale.[93] Dalla fine degli anni venti, con Stalin, quest'ultima carica divenne la posizione di maggior potere nell'intera Unione Sovietica.[94] Il Comitato centrale era organizzato in numerosi reparti distinti per ambiti di applicazione, che supervisionavano l'operato dei Ministeri e di altri organismi statali,[95] e che a loro volta erano divisi in uffici specifici.[96]

Il partito era strutturato in sezioni per ciascuna delle Repubbliche dell'Unione tranne la RSFS Russa,[97] che era rappresentata direttamente dal Comitato centrale del PCUS. In ogni Repubblica si tenevano ogni cinque anni Congressi che eleggevano il Comitato centrale della sezione repubblicana del partito, che a sua volta eleggeva un Politburo e un Primo segretario. I delegati ai Congressi repubblicani erano eletti dai Comitati regionali (obkom) del partito di ciascuna oblast' o da quelli territoriali (krajkom) dei kraj, che a loro volta erano eletti dalla Conferenza regionale o territoriale che si teneva almeno ogni tre anni con delegati provenienti dai Comitati di distretto (rajkom) dei singoli rajon, dai Comitati cittadini (gorkom) o dai Comitati di circondario (okružkom) degli okrug. I vari Comitati di partito, organizzati in reparti distinti per ambito di specializzazione, eleggevano al proprio interno un Ufficio politico e un Primo segretario, mentre gli obkom erano dotati anche di una Segreteria.[98][26]

Al livello basilare del partito vi erano le cellule, dal 1934 indicate come Organizzazioni partitiche primarie (OPP), che erano sezioni organizzate composte da un minimo di tre membri e dislocate nelle fabbriche, nei sovchoz, nei kolchoz, nei reparti dell'esercito, nelle istituzioni scolastiche e negli altri enti e uffici.[99] Nelle aziende più grandi le Organizzazioni primarie potevano contare anche centinaia di militanti, ed in questo caso erano divise in uffici distinti per unità produttiva. Ogni OPP era guidata da un Comitato esecutivo (partkom) e da un Segretario.[100] I partkom eleggevano i delegati alle Conferenze di distretto, città o circondario che a loro volta eleggevano i rispettivi Comitati di partito.[101]

I quadri dirigenti del partito e degli organismi statali si formavano tramite il sistema delle Scuole di partito, organizzato a livello superiore, repubblicano e interregionale. I corsi, riservati a membri del PCUS da almeno tre anni con esperienza di lavoro nel partito, negli organismi statali o nelle testate giornalistiche o a coloro che avessero dimostrato capacità organizzative negli organi elettivi, erano di due anni per chi era già in possesso del diploma di laurea e di quattro anni per chi aveva terminato l'istruzione media superiore.[102]

Adesione[modifica | modifica wikitesto]

Una tessera del PCU(b) valida per l'anno 1942

L'iscrizione al partito era riservata a chi avesse compiuto il diciottesimo anno di età, tuttavia fino ai 23 anni era possibile diventare membro del PCUS solo attraverso il Komsomol, l'Unione della Gioventù Comunista,[103] nella quale si poteva militare dai 14 ai 28 anni. Per i bambini dai 9 ai 14 anni vi era invece l'Organizzazione dei Pionieri, mentre quelli di età inferiore potevano diventare "Figli dell'Ottobre" (in russo: Октябрята?, traslitterato: Oktjabrjata).[104]

La procedura per diventare membro del PCUS prevedeva che ogni candidato fosse presentato all'Organizzazione primaria di riferimento da tre membri del partito iscritti da almeno cinque anni, che avessero lavorato con il candidato per almeno un anno. Sulla candidatura deliberava poi l'assemblea generale dell'OPP, con accettazione subordinata al voto favorevole dei due terzi dei presenti. Tale decisione doveva essere ratificata dal Comitato di partito di livello superiore (rajkom o gorkom).

La stessa maggioranza qualificata nella votazione dell'OPP e la ratifica del Comitato distrettuale o cittadino erano richieste per le procedure di esclusione dal partito.[103]

Ai membri era richiesto, tra l'altro, di fungere da esempio nell'atteggiamento verso il lavoro, di partecipare attivamente alla vita politica del Paese, di osservare la morale comunista, di rispecchiare nella propria vita quotidiana le decisioni del partito e di spiegarne la politica alle masse, di padroneggiare la teoria marxista-leninista, di lottare contro le manifestazioni dell'ideologia borghese, dei pregiudizi religiosi e della psicologia individualistica, di diffondere i principi dell'internazionalismo socialista e il patriottismo sovietico.[105]

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Lenin legge la Pravda (1918)

Il PCUS si occupava di una vasta gamma di pubblicazioni. L'organo ufficiale era la Pravda (lett. Verità), fondata il 23 aprile (5 maggio) 1912 a Pietrogrado come pubblicazione legale, ma sottoposta durante i primi anni a frequenti provvedimenti di sequestro e ordini di chiusura da parte del Governo zarista[106] e di quello provvisorio.[107] Il Comitato centrale curava anche altri quotidiani, quali Sovetskaja Rossija (La Russia sovietica), Socialističeskaja industrija (L'industria socialista), Sel'skaja žizn' (Vita rurale), Sovetskaja kul'tura (La cultura sovietica). Vi erano inoltre il settimanale Ėkonomičeskaja gazeta (Gazzetta economica) e le riviste Kommunist (Il comunista), Agitator (L'agitatore), Partijnaja žizn' (Vita di partito) e Političeskoe samoobrazovanie (Autoformazione politica).

Il Comitato centrale del PCUS gestiva anche le case editrici Pravda, Politizdat e Plakat, mentre anche le varie sezioni del partito delle Repubbliche dell'Unione avevano proprie case editrici e pubblicazioni.[108]

Affiliazioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Delegati al II Congresso del Comintern nel 1920 a Pietrogrado

Dopo che il POSDR ebbe fatto parte della Seconda Internazionale,[109] il partito bolscevico su iniziativa di Lenin fu promotore dell'Internazionale Comunista,[110] il cui Congresso fondativo si tenne a Mosca nel 1919 con la partecipazione di delegati di trenta partiti comunisti e socialisti di sinistra.[111] Il Comintern fu ufficialmente sciolto nel maggio 1943, nel pieno della Seconda guerra mondiale, per garantire maggiore libertà d'azione alle forze progressiste dei paesi capitalisti impegnate nella lotta contro il fascismo, affinché esse non fossero accusate di non agire nell'interesse dei rispettivi popoli ma dell'URSS,[112] e per dare a Stalin maggiore credibilità agli occhi degli Alleati.[113] Successivamente il PCUS gestì le proprie relazioni con i partiti stranieri tramite il Dipartimento internazionale del Comitato centrale, istituito nello stesso anno.[114]

Dal 1947, in risposta al consolidarsi dell'influenza degli Stati Uniti sui paesi capitalisti europei,[115] fu attivo anche il Cominform, di cui facevano parte i partiti comunisti al potere nei paesi del blocco orientale insieme a partiti non al governo, come il Partito comunista italiano e quello francese.[116] Tale organizzazione, finalizzata al recupero del controllo da parte del PCUS sugli altri partiti marxisti e, in subordine, al coordinamento dell'azione del PCI e del PCF contro i progetti americani nell'Europa occidentale, ebbe uno scopo essenzialmente difensivo.[117] Nel 1948 ne fu espulso il Partito comunista di Jugoslavia nell'ambito dello scontro che si era aperto tra Stalin e Tito.[118][119] Nel 1956, con l'avvio della destalinizzazione, il Cominform fu soppresso.[50]

Nel 1957, a seguito della Rivoluzione ungherese dell'anno precedente, il Dipartimento internazionale del Comitato centrale venne diviso in due uffici distinti, il Dipartimento per le relazione con i partiti comunisti dei Paesi capitalisti e quello per le relazioni con i partiti comunisti e operai dei Paesi socialisti,[120] che per i primi dieci anni fu guidato da Jurij Andropov.[121] Quest'ultimo ufficio fu soppresso nel 1988 per volontà di Gorbačëv, che intendeva cessare gli interventi nella politica interna dei Paesi satelliti, superando la teoria brežneviana della sovranità limitata.[68]

Congressi e Conferenze[modifica | modifica wikitesto]

Il palco del XXIII Congresso (1966)

Il Congresso (in russo: Съезд?, traslitterato: S''ezd) era l'organismo dirigente supremo del PCUS. Convocato dal Comitato centrale, tra gli altri compiti aveva quelli di valutare l'operato del CC stesso e di eleggerne la nuova composizione, oltre che di apportare modifiche al Programma e allo Statuto del partito.[122]

In totale si sono tenuti ventotto congressi, iniziando la numerazione dal I Congresso del Partito Operaio Socialdemocratico Russo, che si tenne a Minsk nel 1898. Gli altri Congressi del POSDR fino al quinto (1907) si tennero in clandestinità fuori dai confini dell'Impero russo, mentre il successivo, il VI Congresso del POSDR(b), si tenne dieci anni dopo a Pietrogrado dopo il rovesciamento dello zar, così come il settimo del marzo 1918, il primo successivo alla Rivoluzione d'ottobre. Tutti gli altri Congressi si tennero invece a Mosca.[123]

Quando non erano in programma riunioni del Congresso, per discutere questioni di massima importanza il Comitato centrale aveva la facoltà di convocare un ulteriore organismo, la Conferenza[124] (spesso detta "panrussa" o "di tutta l'Unione" per distinguerla dagli organismi dirigenti delle sezioni regionali del partito), che si riunì 19 volte, tutte tra il 1905 e il 1932 ad eccezione delle ultime due (1941 e 1988).[123]

Cronologia dei Congressi e delle Conferenze[modifica | modifica wikitesto]

Congresso Luogo e date Conferenza Luogo e date
I Congresso del POSDR Minsk, 1 (14) – 3 (16) marzo 1898 I Conferenza del POSDR Tammerfors, 12 – 17 (25 – 30) dicembre 1905
II Congresso del POSDR Bruxelles, Londra, 17 (30) luglio – 10 (23) agosto 1903 II Conferenza del POSDR Tammerfors, 3 – 7 (16 – 20) novembre 1906
III Congresso del POSDR Londra, 12 (25) aprile – 27 aprile (10 maggio) 1905 III Conferenza del POSDR Kotka, 21 – 23 luglio (3 – 5 agosto) 1907
IV Congresso del POSDR Stoccolma, 10 (23) aprile – 25 aprile (8 maggio) 1906 IV Conferenza del POSDR Helsingfors, 5 – 12 (18 – 25) novembre 1907
V Congresso del POSDR Londra, 30 aprile (13 maggio) – 19 maggio (1º giugno) 1907 V Conferenza del POSDR Parigi, 21 – 27 dicembre 1908 (3 – 9 gennaio 1909)
VI Congresso del POSDR(b) Pietrogrado, 26 luglio (8 agosto) – 3 (18) agosto 1917 VI Conferenza del POSDR Praga, 5 – 17 (18 – 30) gennaio 1912
VII Congresso del PCR(b) Pietrogrado, 6 – 8 marzo 1918 VII Conferenza del POSDR(b) Pietrogrado, 24 – 29 aprile (7 – 12 maggio) 1917
VIII Congresso del PCR(b) Mosca, 18 – 23 marzo 1919 VIII Conferenza del PCR(b) Mosca, 2 – 4 dicembre 1919
IX Congresso del PCR(b) Mosca, 29 marzo – 5 aprile 1920 IX Conferenza del PCR(b) Mosca, 22 – 25 settembre 1920
X Congresso del PCR(b) Mosca, 8 – 16 marzo 1921 X Conferenza del PCR(b) Mosca, 26 – 28 maggio 1921
XI Congresso del PCR(b) Mosca, 27 marzo – 2 aprile 1922 XI Conferenza del PCR(b) Mosca, 19 – 22 dicembre 1921
XII Congresso del PCR(b) Mosca, 17 – 25 aprile 1923 XII Conferenza del PCR(b) Mosca, 4 – 7 agosto 1922
XIII Congresso del PCR(b) Mosca, 23 – 31 maggio 1924 XIII Conferenza del PCR(b) Mosca, 16 – 18 gennaio 1924
XIV Congresso del PCU(b) Mosca, 18 – 31 dicembre 1925 XIV Conferenza del PCR(b) Mosca, 27 – 29 aprile 1925
XV Congresso del PCU(b) Mosca, 2 – 19 dicembre 1927 XV Conferenza del PCU(b) Mosca, 26 ottobre – 3 novembre 1926
XVI Congresso del PCU(b) Mosca, 26 giugno – 13 luglio 1930 XVI Conferenza del PCU(b) Mosca, 23 – 29 aprile 1929
XVII Congresso del PCU(b) Mosca, 26 gennaio – 10 febbraio 1934 XVII Conferenza del PCU(b) Mosca, 30 gennaio – 4 febbraio 1932
XVIII Congresso del PCU(b) Mosca, 10 – 21 marzo 1939 XVIII Conferenza del PCU(b) Mosca, 15 – 20 febbraio 1941
XIX Congresso del PCUS Mosca, 5 – 14 ottobre 1952 XIX Conferenza del PCUS Mosca, 28 giugno – 1º luglio 1988
XX Congresso del PCUS Mosca, 14 – 25 febbraio 1956
XXI Congresso del PCUS Mosca, 27 gennaio – 5 febbraio 1959
XXII Congresso del PCUS Mosca, 17 – 31 ottobre 1961
XXIII Congresso del PCUS Mosca, 29 marzo – 8 aprile 1966
XXIV Congresso del PCUS Mosca, 30 marzo – 9 aprile 1971
XXV Congresso del PCUS Mosca, 24 febbraio – 5 marzo 1976
XXVI Congresso del PCUS Mosca, 23 febbraio – 3 marzo 1981
XXVII Congresso del PCUS Mosca, 25 febbraio – 6 marzo 1986
XXVIII Congresso del PCUS Mosca, 2 – 13 luglio 1990

Partiti delle Repubbliche dell'Unione[modifica | modifica wikitesto]

Nelle Repubbliche dell'Unione erano attive sezioni del PCUS di livello repubblicano. Dal 1956 al 1989 tali sezioni furono 14, corrispondenti a tutte le Repubbliche tranne la RSFS Russa, le cui organizzazioni territoriali hanno risposto fino al 1990 direttamente alle strutture centrali. Una quindicesima sezione aveva operato dal 1940 al 1956, periodo di esistenza della RSS Carelo-Finlandese. Sezioni del Partito bolscevico avevano controllato anche altre Repubbliche sovietiche prima dell'ingresso dei relativi territori nell'URSS.[125] Nelle tre Repubbliche baltiche tra il 1989 e il 1990 il partito si scisse in due componenti, una autonomista e l'altra nell'alveo del PCUS.[126]

Repubblica Sezione
Flag of Armenian SSR.svg RSS Armena Partito Comunista dell'Armenia
Flag of the Azerbaijan Soviet Socialist Republic.svg RSS Azera Partito Comunista dell'Azerbaigian
Flag of Byelorussian SSR.svg RSS Bielorussa Partito Comunista della Bielorussia[127]
Flag of the Karelo-Finnish SSR.svg RSS Carelo-Finlandese Partito Comunista della RSS Carelo-Finlandese (1940–1956)
Flag of the Estonian Soviet Socialist Republic.svg RSS Estone Partito Comunista dell'Estonia[126]
Flag of Georgian SSR.svg RSS Georgiana Partito Comunista della Georgia
Flag of the Kazakh SSR.svg RSS Kazaka Partito Comunista del Kazakistan
Flag of Kyrgyz SSR.svg RSS Kirghiza Partito Comunista del Kirghizistan
Flag of Latvian SSR.svg RSS Lettone Partito Comunista della Lettonia[126]
Flag of Lithuanian SSR.svg RSS Lituana Partito Comunista della Lituania[127][126]
Flag of Moldavian SSR.svg RSS Moldava Partito Comunista della Moldavia
Flag of the Russian SFSR.svg RSFS Russa Partito Comunista della RSFS Russa (1990–1991)
Flag of Tajik SSR.svg RSS Tagika Partito Comunista del Tagikistan
Flag of the Turkmen SSR.svg RSS Turkmena Partito Comunista del Turkmenistan
Flag of Ukrainian SSR.svg RSS Ucraina Partito Comunista dell'Ucraina
Flag of the Uzbek SSR.svg RSS Uzbeka Partito Comunista dell'Uzbekistan

Numero di iscritti[modifica | modifica wikitesto]

Nella seguente tabella è indicato il numero di membri effettivi e candidati membri del partito tra il 1917 e il 1990.[128]

Risultati elettorali e rappresentanza istituzionale[modifica | modifica wikitesto]

Il primo organo elettivo dell'Impero russo, di tipo consultivo, fu la Duma di Stato, che esistette tra il 1905 e il 1917 per quattro legislature. Le prime elezioni, nel 1905, furono boicottate dai bolscevichi,[129] che invece parteciparono a quelle per le successive legislature.[130]

Subito dopo la Rivoluzione d'Ottobre, grazie a cui principale organismo statale era diventato il Congresso panrusso dei Soviet, si tennero a suffragio universale le elezioni dell'Assemblea costituente, precedentemente calendarizzate dal Governo provvisorio. L'Assemblea costituente entrò in contrasto con il Congresso dei Soviet, cosicché la prima venne rapidamente soppressa.[131] Il Congresso panrusso di Soviet, che veniva eletto dai Soviet cittadini in ragione di un delegato ogni 25 000 abitanti e da quelli delle gubernija, delle oblast' e delle Repubbliche autonome in ragione di un delegato ogni 125 000 abitanti, già convocato prima e durante la Rivoluzione d'ottobre, divenne ufficialmente l'organo superiore del potere statale con l'approvazione della Costituzione sovietica del 1918.[132]

La formazione dell'Unione Sovietica, il 30 dicembre 1922, coincise con la nascita del Congresso dei Soviet dell'URSS, che rimase il principale organo dello stato fino alla promulgazione della nuova Costituzione, nel 1937, che istituì il Soviet Supremo dell'URSS. Diviso in due camere i cui seggi corrispondevano a circoscrizioni definite in base al numero di abitanti e a criteri di tutela delle diverse nazionalità, veniva eletto a suffragio universale tramite l'espressione di un voto favorevole o contrario, in ciascuna circoscrizione, a un candidato precedentemente selezionato in apposite assemblee preelettorali tra quelli proposti da tutte le organizzazione territoriali.[133]

Nel 1989, in piena perestrojka, il Soviet Supremo divenne espressione del neoistituito Congresso dei deputati del popolo dell'URSS. Nella sua composizione, a 1500 deputati eletti a suffragio diretto nelle circoscrizioni definite secondo i criteri già precedentemente in vigore, vennero aggiunti 750 seggi riservati alle differenti organizzazioni, tra cui il PCUS, a cui ne erano destinati 100.[134]

Duma di Stato[135] Seggi frazione bolscevica
II - 1906
15  /  479
III - 1907
8  /  465
IV - 1912
6  /  448
Assemblea costituente[136] Voti POSDR(b) % Seggi
1917 10 649 000 23,9
175  /  703
Congresso panrusso
dei Soviet
[137]
Seggi POSDR(b)/PCR(b)
I - 1917[138]
105  /  1090
II - 1917
390  /  649
III - 1918
860  /  1647
IV - 1918
795  /  1204
V - 1918
773  /  1164
VI - 1918
946  /  963
VII - 1919
970  /  1011
VIII - 1920
1607  /  1728
IX - 1921
1522  /  1630
X - 1922
2092  /  2215
Congresso dei Soviet
dell'URSS
[139]
Seggi PCR(b)/PCU(b)
I - 1922
1574  /  1673
II - 1924
1385 / 1535
III - 1925
1236 / 1582
IV - 1927
1162 / 1603
V - 1929
1196 / 1675
VI - 1931
1151 / 1576
VII - 1935
1498 / 2022
VIII - 1936
1448 / 2025
Soviet Supremo dell'URSS[2] Voti favorevoli
alla lista ufficiale
% Seggi PCUS
I - 1937 Soviet dell'Unione 89 844 271 99,3
461  /  569
Soviet delle Nazionalità 89 063 169 99,4
409  /  574
II - 1946 Soviet dell'Unione 100 621 225 99,2
576  /  682
Soviet delle Nazionalità 100 603 567 99,2
509  /  657
III - 1950 Soviet dell'Unione 110 788 377 99,3
580  /  678
Soviet delle Nazionalità 110 782 009 99,7
519  / 638
IV - 1954 Soviet dell'Unione 120 479 249 99,8
565  /  708
Soviet delle Nazionalità 120 539 860 99,8
485  / 639
V - 1958 Soviet dell'Unione 133 214 652 99,6
563  /  738
Soviet delle Nazionalità 133 431 524 99,7
485  /  640
VI - 1962 Soviet dell'Unione 139 210 431 99,5
604  /  791
Soviet delle Nazionalità 139 391 455 99,6
490  /  652
VII - 1966 Soviet dell'Unione 143 570 976 99,8
573  /  767
Soviet delle Nazionalità 143 595 678 99,8
568  /  750
VIII - 1970 Soviet dell'Unione 152 771 739 99,7
562  /  767
Soviet delle Nazionalità 152 843 228 99,8
534  /  750
IX - 1974 Soviet dell'Unione 161 355 959 99,8
562  /  767
Soviet delle Nazionalità 161 443 605 99,8
534  /  750
X - 1979 Soviet dell'Unione 174 734 459 99,9
549  /  767
Soviet delle Nazionalità 174 770 398 99,9
526  / 750
XI - 1984 Soviet dell'Unione 183 897 278 99,9
551 /  767
Soviet delle Nazionalità 183 592 183 99,8
521  / 750
Congresso dei deputati
del popolo dell'URSS
[3]
Seggi PCUS
1989
1957  /  2250

Inno[modifica | modifica wikitesto]

L'inno ufficiale del partito era L'Internazionale, che fino al 1944 fu anche l'inno dell'Unione Sovietica.[140] Ebbe tuttavia vasta diffusione anche un altro brano dal titolo Inno del Partito Bolscevico, il quale venne composto nel 1938 da Aleksandr Aleksandrov, autore della melodia, e da Vasilij Lebedev-Kumač, che scrisse il testo. La musica di Aleksandrov fu poi ripresa nel nuovo Inno dell'Unione Sovietica[141] e nel successivo Inno della Federazione Russa.[142]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mitin, pp. 390-393.
  2. ^ a b Nohlen, Stöver, pp. 1630-1654.
  3. ^ a b Pervye svobodnye vybory...
  4. ^ Dekan', p. 100.
  5. ^ Nel 1990 «il partito rinuncia alla sovranità sino ad allora indiscussa» (Codevilla, p. 441).
  6. ^ Zakon SSSR ot 14.03.1990 n. 1360-I.
  7. ^ Costituzione (Legge fondamentale)..., art. 126.
  8. ^ Codevilla, p. 308.
  9. ^ Kommunističeskaja partija.
  10. ^ Zajcev, col. 650.
  11. ^ Zajcev, col. 657.
  12. ^ Orlov et al., p. 299.
  13. ^ Ponomarëv, pp. 53-54.
  14. ^ Istorija meždunarodnogo..., p. 141.
  15. ^ Rossijskaja social-demokratičeskaja...
  16. ^ Zaslavskij, Korgunjuk, p. 239.
  17. ^ Vercammen, p. 17.
  18. ^ a b Istorija meždunarodnogo..., p. 153.
  19. ^ Orlov et al., p. 333.
  20. ^ Istorija meždunarodnogo..., p. 159.
  21. ^ Zuev, pp. 221-223.
  22. ^ a b Vercammen, p. 14.
  23. ^ Orlov et al., pp. 336-337.
  24. ^ Suny, p. XVI.
  25. ^ Orlov et al., p. 343.
  26. ^ a b Zajcev, col. 651.
  27. ^ Yaroslavski, pp. 306-307.
  28. ^ Orlov et al., p. 347.
  29. ^ Comintern.
  30. ^ Orlov et al., pp. 344-346.
  31. ^ Orlov et al., pp. 354-355.
  32. ^ Lewin, p. 38.
  33. ^ Suny, pp. 22-24.
  34. ^ Grosul, pp. 126-148.
  35. ^ Suny, p. XVII.
  36. ^ a b c d e Partito comunista dell'Unione Sovietica.
  37. ^ Zajcev, col. 681.
  38. ^ Rogovin.
  39. ^ Kommunističeskaja Partija Sovetskogo Sojuza, p. 555.
  40. ^ Orlov et al., pp. 364-366.
  41. ^ Villari.
  42. ^ a b Meissner, p. 209.
  43. ^ Biagi, p. 35.
  44. ^ Orlov et al., p. 421.
  45. ^ Gibianskij, p. 162.
  46. ^ Zajcev, col. 694.
  47. ^ Taubman, pp. 274-276.
  48. ^ Orlov et al., pp. 427-431.
  49. ^ Orlov et al., pp. 427-428.
  50. ^ a b Stykalin, p. 499.
  51. ^ Orlov et al., pp. 429-430.
  52. ^ Zajcev, coll. 697-698.
  53. ^ Orlov et al., pp. 437-438.
  54. ^ Garimberti.
  55. ^ Taubman, pp. 289-290.
  56. ^ Orlov et al., pp. 439.
  57. ^ Hanson, pp. 295-298.
  58. ^ Orlov et al., pp. 448.
  59. ^ Orlov et al., pp. 449-450.
  60. ^ Ouimet, pp. 60-61.
  61. ^ Orlov et al., pp. 444.
  62. ^ Guidetti, p. 354.
  63. ^ Orlov et al., pp. 441-442.
  64. ^ Catone, pp. 147-149.
  65. ^ Orlov et al., pp. 438-439.
  66. ^ Orlov et al., pp. 451-453.
  67. ^ Zuev, p. 390.
  68. ^ a b Montanari, cap. 2.
  69. ^ Orlov et al., p. 455.
  70. ^ Brown, pp. 329-330
  71. ^ a b Harris, pp. 117-118.
  72. ^ La Legge dell'URSS n. 1360-I del 14-3-1990 emendò la Costituzione in modo tale che il ruolo del PCUS, che pur rimaneva l'unico partito esplicitamente menzionato, venisse accomunato a quello delle altre organizzazioni politiche, sindacali, giovanili e sociali. Cfr. Zakon SSSR ot 14.03.1990 n. 1360-I.
  73. ^ Codevilla, p. 441.
  74. ^ Orlov et al., p. 456.
  75. ^ Massari, p. 124.
  76. ^ Brown, p. 349.
  77. ^ Ginsburgs, Rubinstein, Smolansky, pp. 32-35
  78. ^ Ustav KPRF.
  79. ^ Sojuz Kommunističeskich Partii - KPSS.
  80. ^ Nevskij, pp. 241-242.
  81. ^ Ponomarëv, pp. 54-55.
  82. ^ Lenin, Vladimir Il'ič.
  83. ^ Ponomarëv, pp. 55-56.
  84. ^ Ponomarëv, p. 75.
  85. ^ Širikov, pp. 78-79.
  86. ^ Ponomarëv, p. 96.
  87. ^ Ponomarëv, p. 272.
  88. ^ Kirov, p. 616.
  89. ^ Ponomarëv, p. 520.
  90. ^ Ponomarëv, pp. 572-573.
  91. ^ Ponomarëv, p. 598.
  92. ^ Carr, p. 187.
  93. ^ Central'nyj Komitet KPSS, p. 516.
  94. ^ Fainsod, Hough, pp. 142-146.
  95. ^ Fainsod, Hough, pp. 412-417.
  96. ^ Fainsod, Hough, pp. 420-421.
  97. ^ Il Partito comunista della RSFS Russa fu fondato solo nel giugno 1990. Cfr. Harris, pp. 110-113.
  98. ^ Smith, pp. 68-70.
  99. ^ Pervičnaja partijnaja organizacija, p. 353.
  100. ^ Smith, pp. 65-67.
  101. ^ Smith, p. 68.
  102. ^ Kabanov, p. 246.
  103. ^ a b Ustav Kommunističeskoj partii..., tit. I, art. 4.
  104. ^ Komsomol.
  105. ^ Kommunističeskaja Partija Sovetskogo Sojuza, p. 546.
  106. ^ Ponomarëv, pp. 139-140.
  107. ^ Ponomarëv, p. 197.
  108. ^ Partijno-sovetskaja pečat', p. 242.
  109. ^ Istorija meždunarodnogo..., pp. 112-113.
  110. ^ Spriano, p. 20.
  111. ^ Ponomarëv, p. 260.
  112. ^ Ponomarëv, p. 476.
  113. ^ Piccardo, p. 90.
  114. ^ Ebon, pp. 88-89.
  115. ^ Ponomarëv, p. 501.
  116. ^ Gibianskij, p. 156.
  117. ^ Piccardo, pp. 143-144.
  118. ^ Perović.
  119. ^ Piccardo, pp. 144-157.
  120. ^ Otdel meždunarodnoj – vnešnej politiki.
  121. ^ Otdel CK KPSS po svjazjam...
  122. ^ S"ezd KPSS, p. 134.
  123. ^ a b S"ezdy, konferencii, plenumy i zasedanija...
  124. ^ Vsesojuznaja konferencija KPSS, p. 460.
  125. ^ Ad esempio, il Partito Comunista di Bukhara e il Partito Comunista della Corasmia, che entrarono nel PCR(b) nel 1922, all'XI Congresso (Pogorel'skij, p. 155), ebbero il controllo rispettivamente della Repubblica Sovietica Popolare di Bukhara e di quella Corasmia, con cui la RSFSR aveva sottoscritto accordi fin dal 1920-1921 (Grosul, p. 54).
  126. ^ a b c d In Lituania dal 1989 al 1990 e in Lettonia ed Estonia dal 1990 al 1991 hanno operato in concorrenza un PC autonomo ed uno inserito nella piattaforma del PCUS. Cfr. Kommunističeskaja partija.
  127. ^ a b Tra il 1919 e il 1920 Lituania e Bielorussia costituivano un'unica Repubblica e i rispettivi partiti furono uniti in una sola sezione. Cfr. Kommunističeskaja partija.
  128. ^ Fino al 1989 i dati sono ricavati da Kupcov. I dati relativi al 1990 sono tratti da Izvestija CK KPSS, p. 113.
  129. ^ Ponomarëv, p. 84.
  130. ^ Ponomarëv, p. 100.
  131. ^ Znamenskij 1973, coll. 917-919.
  132. ^ Farberov, p. 457.
  133. ^ Fokin.
  134. ^ Lovell, p. 42.
  135. ^ Eroškin, p. 221.
  136. ^ Znamenskij 1976, pp. 13-33.
  137. ^ I dati sono ricavati da Kovalenko, col. 1027 e dagli altri articoli della Sovetskaja Istoričeskaja Ėnciklopedia sui singoli Congressi.
  138. ^ I 105 bolscevichi sono calcolati su un totale di 777 delegati che hanno riferito la propria appartenenza partitica (Kovalenko, col. 1027).
  139. ^ I dati sono ricavati da Komkov, p. 366 e dagli altri articoli della Grande Enciclopedia Sovietica sui singoli Congressi.
  140. ^ Gippius, Drejden, p. 322.
  141. ^ Michalkov.
  142. ^ Gimn Rossijskoj Federacij.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Libri[modifica | modifica wikitesto]

  • Andrea Catone, La parabola di un'idea: 1985-1990, in Arrigo Battaglia (a cura di), Crollo del comunismo sovietico e ripresa dell'utopia, Bari, Dedalo, 1994, ISBN 978-88-220-6165-2.
  • Giovanni Codevilla, Dalla rivoluzione bolscevica alla Federazione Russa: traduzione e commento dei primi atti normativi e dei testi costituzionali, Milano, FrancoAngeli, 1996, pp. 541, ISBN 9788820495312.
  • (EN) Martin Ebon, The Soviet propaganda machine, New York, McGraw-Hill, 1987.
  • (RU) L. Ja. Gibianskij, Forsirovanie sovetskoj blokovoj politiki [L'accelerazione della politica sovietica dei blocchi], in N. I. Egorova (a cura di), Cholodnaja vojna: 1945-1963 gg., Olma-Press, 2003, pp. 137-186, ISBN 5-224-04305-0.
  • (EN) George Ginsburgs, Alvin Z. Rubinstein, Oles M. Smolansky (a cura di), Russia and America. From Rivalry to Riconciliation, New York, M. E. Sharpe, 1993, ISBN 1-56324-285-0.
  • (RU) V. Ja. Grosul, Obrazovanie SSSR (1917-1924 gg.) [La formazione dell'URSS (1917-1924)], Mosca, ITRK, 2012 [2007], ISBN 9-785880-102365.
  • Massimo Guidetti (a cura di), Storia d'Italia e d'Europa, vol. 8, tomo II, Milano, Jaca Book, 1985, pp. 796, ISBN 88-16-40145-1.
  • (EN) Jonathan Harris, Subverting the System: Gorbachev's Reform of the Party's Apparat, 1986-1991, Rowman & Littlefield, 2004, ISBN 0742526798.
  • (RU) Istorija meždunarodnogo kommunističeskogo dviženija [Storia del movimento comunista internazionale]], Mosca, Ves' Mir, 2016, pp. 472, ISBN 978-5-7777-0606-5.
  • (RU) Izvestija CK KPSS [Notizie del CC del PCUS], vol. 4, 1990.
  • (RU) Sergej Kirov, Izbrannye stat'i i reči 1912-1934 [Articoli e discorsi scelti 1912-1934], Directmedia, 2013 [1937], pp. 703.
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Enciclopedie[modifica | modifica wikitesto]

NB: i link alla versione in lingua inglese di alcuni articoli in russo rimandano alle relative voci di (EN) The Great Soviet Encyclopedia, su TheFreeDictionary.com, Gale Group.

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Articoli[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Jeronim Perović, The Tito-Stalin split: a reassessment in light of new evidence, in Journal of Cold War Studies, vol. 9, nº 2, primavera 2007, pp. 32-63.

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