Paura alla Scala (racconto)

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Paura alla Scala
Autore Dino Buzzati
1ª ed. originale 1948
Genere racconto
Lingua originale italiano
Ambientazione Teatro alla Scala, Milano
Protagonisti Claudio Cottes

Paura alla Scala è un racconto di Dino Buzzati. Fu pubblicato per la prima volta in quattro puntate e come romanzo breve tra l'ottobre e il novembre del 1948 su L'Europeo diretto da Arrigo Benedetti. Il racconto apre la raccolta omonima del 1949 e compare nei Sessanta racconti (1958).

Il racconto è una sorta di parabola in cui si rappresenta la paura di una rivolta "rossa" che aveva attanagliato la borghesia milanese successivamente all'attentato a Togliatti. Esso figura tra i pochi racconti di Buzzati con una connotazione storico-sociale; nonostante questo, lo stile dello scrittore non viene influenzato dai modelli neorealistici molto in voga ai quei tempi, rimanendo così costante.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il maestro Claudio Cottes, artista anziano di animo semplice e ingenuo, quanto inoffensivo, si reca al Teatro alla Scala di Milano per la prima de La strage degli innocenti di Pierre Grossgemuth. Tutta la "crème" di Milano e della Lombardia, con una spruzzata cosmopolita di Usa ed Europa è confluita al teatro quella sera. Lo spettacolo, molto innovativo quanto ostico, si svolge tra lo scarso interesse degli spettatori, ma termina con un completo successo di critica e di pubblico.

Tuttavia alle solite chiacchiere mondane e galanti tra amici e conoscenti questa volta si sovrappongono delle voci inquietanti, prima sommesse ma che gradualmente si ingigantiscono con il progredire della serata. Si sussurra che il gruppo sovversivo dei Morzi approfitterà dell'evento mondano per prendere il potere mediante un colpo di mano. Partendo dalle periferie i sovversivi dovrebbero convergere verso il centro della città, giungendo infine a catturare tutti assieme i "pezzi grossi" asserragliati nel teatro. Dopo una serie di equivoci e episodi apparentemente minacciosi che gettano nella costernazione il gruppo dei privilegiati (presso i quali c'è già chi pensa di intavolare trattative con i misteriosi Morzi per salvarsi da una molto probabile soppressione ad opera della "giustizia di classe"), il maestro Cottes perde la testa e decide di sfidare la sorte. Esce dal teatro e si incammina verso casa, nonostante i tentativi di dissuaderlo da parte dei presenti. Dopo pochi passi tuttavia cade a terra. C'è chi dice di aver sentito uno sparo che lo avrebbe accoppato. L'atmosfera si fa sempre più tesa. Nel frattempo l'alba sta spuntando, e iniziano le consuete e rassicuranti attività della giornata. Passano alcune persone che si recano a lavoro e si ode lo sferragliare dei tram. Gradualmente i reclusi del foyer iniziano a prendere coraggio. Dopo tutto la rivoluzione questa volta non ci sarà. Si avvicina una donna: è la vecchia fioraia, che sembra essere tornata giovane e splendente in un abito da sera. Non mostra i segni del tempo e appare fresca e riposata rispetto alle grandi dame dell'alta società, prostrate dalla notte insonne e travagliata. Silenziosamente porge un fiore alla dama più ragguardevole per posizione, nascita e personalità.

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