Patto d'Acciaio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Patto di amicizia e alleanza tra Germania e Italia
Patto-acciaio.jpg
Il momento della firma.
Tipo trattato bilaterale
Firma 22 maggio 1939
Luogo Berlino, Germania
Scadenza 1949 (de iure)
1943 (de facto con la firma dell'Armistizio di Cassibile)
Parti Italia Regno d'Italia
Germania Germania nazista
Firmatari Italia Galeazzo Ciano
Germania Joachim von Ribbentrop
Lingue italiano, tedesco
voci di trattati presenti su Wikipedia

Il Patto d'Acciaio (in tedesco Stahlpakt) fu un accordo tra i governi del Regno d'Italia e della Germania nazista, firmato il 22 maggio 1939 dai rispettivi ministri degli Esteri Galeazzo Ciano e Joachim von Ribbentrop. Venne stipulato a Berlino nella Cancelleria del Reich, alla presenza di Hitler e dello Stato Maggiore tedesco.

Testo[modifica | modifica wikitesto]

Testo del Patto

Sua Maestà il Re d'Italia e di Albania, Imperatore d'Etiopia, e il Cancelliere del Reich tedesco, ritengono giunto il momento di confermare con un Patto solenne gli stretti legami di amicizia e di solidarietà che esistono fra l'Italia fascista e la Germania nazionalsocialista. Il popolo italiano ed il popolo tedesco, strettamente legati tra loro dalla profonda affinità delle loro concezioni di vita e dalla completa solidarietà dei loro interessi, sono decisi a procedere, anche in avvenire, l'uno a fianco dell'altro e con le forze unite per la sicurezza del loro spazio vitale e per il mantenimento della pace. Su questa via indicata dalla storia, l'Italia e la Germania intendono, in mezzo ad un mondo inquieto ed in dissoluzione, adempiere al loro compito di assicurare le basi della civiltà europea.

Sua Maestà il Re d'Italia e di Albania, Imperatore d'Etiopia: Il Ministro degli Affari Esteri Conte Galeazzo Ciano di Cortellazzo (Italia), Il Cancelliere del Reich Tedesco; Joachim von Ribbentrop (Germania)

  • Art. I. - Le Parti contraenti si manterranno permanentemente in contatto allo scopo di intendersi su tutte le questioni relative ai loro interessi comuni o alla situazione generale europea.
  • Art. 2. - Qualora gli interessi comuni delle Parti contraenti dovessero esser messi in pericolo da avvenimenti internazionali di qualsiasi natura, esse entreranno senza indugio in consultazione sulle misure da prendersi per la tutela di questi loro interessi. Qualora la sicurezza o altri interessi vitali di una delle Parti contraenti dovessero essere minacciati dall'esterno, l'altra Parte contraente darà alla Parte minacciata il suo pieno appoggio politico e diplomatico allo scopo di eliminare questa minaccia.
  • Art. 3. - Se, malgrado i desideri e le speranze delle Parti contraenti, dovesse accadere che una di esse venisse ad essere impegnata in complicazioni belliche con un'altra o con altre Potenze, l'altra Parte contraente si porrà immediatamente come alleata al suo fianco e la sosterrà con tutte le sue forze militari, per terra, per mare e nell'aria.
  • Art. 4. - Allo scopo di assicurare per il caso previsto la rapida applicazione degli obblighi di alleanza assunti coll'articolo 3, i membri delle due Parti contraenti approfondiranno maggiormente la loro collaborazione nel campo militare e nel campo dell'economia di guerra. Analogamente i due Governi si terranno costantemente in contatto per l'adozione delle altre misure necessarie all'applicazione pratica delle disposizioni del presente Patto. I due Governi costituiranno, agli scopi indicati nei summenzionati paragrafi 1 e 2, Commissioni permanenti che saranno poste sotto la direzione dei due ministri degli Affari esteri.
  • Art. 5. - Le Parti contraenti si obbligano fin da ora, nel caso di una guerra condotta insieme, a non concludere armistizi e paci se non di pieno accordo fra loro.
  • Art. 6. - Le due Parti contraenti, consapevoli dell'importanza delle loro relazioni comuni colle Potenze loro amiche, sono decise a mantenere ed a sviluppare di comune accordo anche in avvenire queste relazioni, in armonia cogli interessi concordati che le legano a queste Potenze.
  • Art. 7. - Questo Patto entra in vigore immediatamente al momento della firma. Le due parti contraenti sono d'accordo nello stabilire in dieci anni il primo periodo della sua validità. Esse prenderanno accordi in tempo opportuno, prima della scadenza di questo termine, circa il prolungamento della validità del Patto.

Berlino, lì 22 maggio 1939, Anno XVII dell'Era Fascista

[1]

La sostanza dell'accordo[modifica | modifica wikitesto]

Giugno 1943, ambasciata tedesca a Roma: sventolano due "bandiere di guerra", italiana e tedesca

Il patto stringeva un'alleanza sia "difensiva" sia "offensiva" fra i due Paesi. Nello specifico le parti erano obbligate a fornire reciproco aiuto politico e diplomatico in caso di situazioni internazionali che mettessero a rischio i propri "interessi vitali". Questo aiuto sarebbe stato esteso al piano militare qualora si fosse scatenata una guerra; i due Paesi si impegnavano, inoltre, a consultarsi permanentemente sulle questioni internazionali e, in caso di guerra, a non firmare eventuali trattati di pace separatamente[2]; la durata del trattato era inizialmente fissata in dieci anni.[3][4]

Nell'ampio preambolo veniva garantita l'inviolabilità della frontiera tra Reich e Regno d'Italia del Passo del Brennero e si riconosceva l'esistenza di uno "spazio vitale" dell'Italia che la Germania si impegnava a non infrangere. Il patto propriamente detto, che fu subito reso pubblico, era completato da un protocollo segreto nel quale si rimarcava l'alleanza politica fra le due dittature e si dava accenno ai metodi attraverso cui la collaborazione economica, militare e culturale già prevista dal patto avrebbe dovuto implementarsi.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Il fatto che l'accordo avesse sia carattere difensivo che offensivo costituiva una sostanziale novità nella storia delle relazioni internazionali, in quanto la durata inusitata (dieci anni) e lo sbilanciamento della potenza bellica delle due nazioni forniva alla Germania il potere di iniziativa, che comportò la definitiva soppressione dell'autonomia italiana circa la propria politica estera. Alcuni membri del governo italiano, compreso il firmatario Galeazzo Ciano, ministro degli Esteri, si erano opposti al patto, ma invano. Al riguardo lo stesso Ciano, nel dicembre 1943, mentre era detenuto in vista del processo di Verona che lo avrebbe condannato a morte, scrisse nelle note introduttive al suo diario:

« L'alleanza era stata firmata nel maggio. lo l'avevo sempre avversata ed avevo fatto in modo che le persistenti offerte tedesche fossero per lungo tempo rimaste senza seguito. Non vi era – a mio avviso – nessuna ragione per legarci – vita e morte – alla sorte della Germania nazista. Ero stato invece favorevole ad una politica di collaborazione perché, nella nostra posizione geografica, si può e si deve detestare la massa di ottanta milioni di tedeschi, brutalmente piantata nel cuore dell'Europa, ma non si può ignorarla. La decisione di stringere l'alleanza fu presa da Mussolini, all'improvviso, mentre io mi trovavo a Milano con Ribbentrop. Alcuni giornali americani avevano stampato che la metropoli lombarda aveva accolto con ostilità il ministro tedesco e che questa era la prova del diminuito prestigio personale di Mussolini. Inde ira [da ciò l'ira]. Per telefono ricevetti l'ordine, il più perentorio, di aderire alle richieste tedesche di alleanza, che da più di un anno avevo lasciato in sospeso e che pensavo di lasciarcele per molto tempo ancora. Così nacque il Patto d'acciaio. E una decisione che ha avuto influenze tanto sinistre sulla vita e sul domani dell'intero popolo italiano è dovuta, esclusivamente, alla reazione dispettosa di un dittatore contro la prosa, del tutto irresponsabile e senza valore, di alcuni giornalisti stranieri...[5] »

Secondo un'altra versione, meno nota della prima, di Edda Ciano nemmeno il Duce Benito Mussolini intendeva allearsi con la Germania di Hitler, nonostante il governo tedesco insistesse, nella speranza di un'alleanza con Regno Unito e Francia. Così Mussolini decise di proporre un'alleanza a Hitler con accordi talmente svantaggiosi per i tedeschi da costringerlo a rifiutare. Il delicatissimo compito fu affidato a Galeazzo Ciano. In questo modo Mussolini sperava di ottenere altri tre o quattro anni durante i quali l'Italia si sarebbe preparata militarmente ad un eventuale conflitto in Europa, egli sperava inoltre che le democrazie europee cambiassero idea riguardo la loro decisione nel 1935 ( dopo la Guerra d'Etiopia) di rompere i rapporti diplomatici con l'Italia Fascista.[senza fonte]

Pur non essendo stabilita la data dell'inizio dei conflitti, cosa che appariva ormai inevitabile, Benito Mussolini si assicurò di comunicare più volte a Adolf Hitler che l'Italia non sarebbe stata pronta alla guerra prima di due o tre anni, e ribadendolo nell'agosto dello stesso anno, attraverso una lettera conosciuta comunemente come "memoriale Cavallero", dal nome dell'ufficiale incaricato di consegnare il messaggio.

Il 23 maggio, tuttavia, il giorno dopo la firma del Patto d'Acciaio Hitler tenne un consiglio di guerra segreto: all'ordine del giorno c'era l'attacco alla Polonia. Per i tedeschi, il compito degli italiani doveva essere quello di contenere la reazione di Francia e Inghilterra nel Mediterraneo.

Mussolini ad ogni modo avrebbe potuto rifiutarsi di seguire in guerra la Germania, a causa della mancata consultazione dell'Italia prima dell'invasione della Polonia e della mancata comunicazione del patto Ribbentrop-Molotov, che poteva essere denunciata come una violazione dell'obbligo di consultazione permanente contenuto nel Patto d'Acciaio. Dopo nove mesi di forzata "non belligeranza", Mussolini entrò in conflitto al fianco della Germania nel giugno 1940.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il « Patto d'Acciaio », il testo dell'Alleanza Italia-Germania (22 maggio 1939), rossilli.it.
  2. ^ Fu per questa ragione che la Germania, nel 1943, ritenne un tradimento la firma dell'armistizio di Cassibile.
  3. ^ (EN) Testo del patto
  4. ^ Patto d'Acciaio - Alleanza Italia e Germania
  5. ^ Galeazzo Ciano, Diario 1937-1943, a cura di Renzo De Felice, 11ª ed., Milano, BUR Storia, 2010, ISBN 978-88-17-11534-6, p. 20.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Deakin, Frederick W.: Die brutale Freundschaft. Hitler, Mussolini und der Untergang des italienischen Faschismus. Übers. Karl Römer. Kiepenheuer & Witsch, Köln 1964. Exlibris, Zürich 1964; Deutscher Bücherbund, Stuttgart 1964 (The brutal friendship. Mussolini, Hitler and the fall of Italian fascism. Penguin, Harmondsworth 1966)
  • (DE) Gianluca Falanga: Mussolinis Vorposten in Hitlers Reich. Italiens Politik in Berlin 1933-1945. Christoph Links, Berlino 2008 ISBN 978-3-86153-493-8
  • Gianluca Falanga: L'avamposto di Mussolini nel Reich di Hitler. La politica italiana a Berlino (1933-1945) Marco Tropea Editore, Milano 2009 ISBN 978-88-558-0116-4
  • (DE) Richard Collier: Mussolini. Aufstieg und Fall des Duce. Übers. aus dem Engl. Elisabeth Ambrozy & Brigitte John. Heyne, Monaco 1974, 1983 (feuilletonistisch)
  • (DE) Jens Petersen: Vorspiel zu "Stahlpakt" und Kriegsallianz. Das deutsch-italienische Kulturabkommen vom 23. November 1938. in Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte. 36. Jahrgang 1988, Heft 1. Oldenbourg, Monaco 1988
  • (DE) Hegner, H. S. (d. i. Harry Wilde): Die Reichskanzlei 1933 - 1945. Anfang & Ende des Dritten Reiches. Kap. 12: Der Stahlpakt. Die Achse Berlin-Rom. - Societäts, Francoforte 1966
  • Mario Toscano, Le origini diplomatiche del Patto d'acciaio, Firenze, Sansoni, 1956, p. 278, ora in Ministero degli Affari Esteri (ed.): I documenti diplomatici italiani. Otava Serie: 1935-1939. Volume XI (1º gennaio - 22 maggio 1939). 3 MB, 1064 p.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità GND: (DE4182844-6