Patrimoni dell'umanità del Bangladesh

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I patrimoni dell'umanità del Bangladesh sono i siti dichiarati dall'UNESCO come patrimonio dell'umanità in Bangladesh, che è divenuto parte contraente della Convenzione sul patrimonio dell'umanità il 3 agosto 1983[1].

Al 2021 i siti iscritti nella Lista dei patrimoni dell'umanità sono tre, mentre cinque sono le candidature per nuove iscrizioni[1]. I primi due siti iscritti nella lista sono stati nel 1985 la storica città-moschea di Bagerhat e le rovine del Vihara buddista a Paharpur, durante la nona sessione del comitato del patrimonio mondiale. Dodici anni dopo, nella ventunesima sessione, le Sundarbans sono divenute il terzo sito del Bangladesh riconosciuto dall'UNESCO. Due siti sono considerati culturali, secondo i criteri di selezione, uno naturale.

Siti del Patrimonio mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Foto Sito Luogo Tipo Anno Descrizione
Shat Gombuj Mosque 0016.JPG Storica città-moschea di Bagerhat Bagerhat Sadar Culturale
(321; iv)
1985 Situata nei sobborghi di Bagerhat, al punto d'incontro dei fiumi Gange e Brahmaputra, questa antica città, precedentemente nota come Khalifatabad, fu fondata dal generale turco Ulugh Khan Jahan nel XV secolo. L'infrastruttura della città rivela una notevole abilità tecnica e vi si possono vedere un numero eccezionale di moschee e monumenti dell'inizio dell'Islam, molti costruiti in mattoni[2].
পাহাড়পুর বৌদ্ধ বিহার 22.jpg Rovine del Vihara buddista a Paharpur Badalgachhi Culturale
(322; i, ii, vi)
1985 Testimonianza dell'ascesa del buddismo Mahayana nel Bengala dal VII secolo in poi, Somapura Mahavira, o il Grande Monastero, fu un rinomato centro intellettuale fino al XII secolo. Con la sua pianta perfettamente adattata alla sua funzione religiosa, questa città-monastero rappresenta una realizzazione artistica unica. Con le sue linee semplici e armoniose e la sua profusione di decorazioni intagliate, ha influenzato l'architettura buddista fino alla Cambogia[3].
Beauty of sundarbans.jpg Sundarbans Divisione di Khulna Naturale
(798; ix, x)
1997 La foresta di mangrovie delle Sundarbans, una delle più grandi al mondo (140 000 ettari), si trova sul delta dei fiumi Gange, Brahmaputra e Meghna nel Golfo del Bengala. È adiacente al confine del sito del patrimonio mondiale dell'India del Parco nazionale delle Sundarbans, iscritto nel 1987. Il sito è intersecato da una complessa rete di corsi d'acqua di marea, distese fangose e piccole isole di foreste di mangrovie tolleranti al sale e rappresenta un eccellente esempio di processi ecologici in corso. L'area è nota per la sua vasta gamma di fauna, tra cui 260 specie di uccelli, la tigre del Bengala e altre specie minacciate come il coccodrillo di estuario e il pitone indiano[4].

Siti candidati[modifica | modifica wikitesto]

Foto Sito Luogo Tipo Anno Descrizione
BD Mahasthangarh1 without people.jpg Mahasthangarh e suoi dintorni Shibganj Culturale
(1208; ii, iii)
17/02/1999 I vasti resti archeologici di Mahansthangarth si estendono lungo la sponda occidentale del fiume Karatya e consistono in un recinto oblungo massicciamente fortificato. Il sito, che è stato identificato con l'antica Pudranagar, è protetto dal fiume a ovest e da un profondo fossato a sud, ovest e parte del nord. Risale al III secolo a.C. e rappresenta la prima città stato del Bengala. Il sito è il fulcro di una serie di monumenti minori, situati entro un raggio protetto di 5 miglia[5].
Seventh Centry School.jpg Gruppo di monumenti di Lalmai-Mainamati Distretto di Comilla Culturale
(1209; ii, iii, iv, vi)
17/02/1999 Una cinquantina di siti archeologici sono stati identificati su un'area di terra elevata lunga 18 km e larga 4,5 km, che rappresenta un importante centro religioso e politico senza eguali nel sub-continente. Sembra sia stato il centro religioso da cui il buddismo si è diffuso nel sud-est asiatico[6].
Dhaka Lalbagh Fort 5.JPG Forte di Lalbagh Dacca Culturale
(1210; i, ii, iv)
17/02/1999 Un palazzo fortezza costruito dal principe Muhammad Azam Shah, terzo figlio dell'imperatore Moghul Aurangzeb. Continuata dal successivo viceré, Shaista Khan, la sua costruzione si fermò dopo la morte di sua figlia, Iran Dukht, la cui tomba è uno dei monumenti del sito, che comprende anche una sala delle udienze con annesso hammam e una moschea[7].
Halud Vihara, Archaeological site of 8th - 9th century - panoramio.jpg Halud Vihara Badalgachhi Culturale
(1211; ii, iii, iv, vi)
17/02/1999 Un grande tumulo è il monumento principale di un sito archeologico buddista contemporaneo all'esistente sito di Paharapur, al quale si propone di essere aggiunto come ulteriore zona monumentale come parte di un sito seriale. Associato a Raja Haladhara e Sonavan nella leggenda locale, il sito è stato il punto di ritrovamento di immagini in pietra e metallo, placche di terracotta e mattoni ornamentali[8].
Jagaddala1.jpg Jagaddala Vihara Badalgachhi Culturale
(1212; ii, iii, iv, vi)
17/02/1999 Un vasto tumulo rappresenta i resti archeologici di un monastero buddista associato all'esistente sito di Paharapur, al quale si propone di essere aggiunto come zona monumentale ulteriore come parte di un sito seriale. I ritrovamenti hanno incluso placche di terracotta, mattoni ornamentali, chiodi, un lingotto d'oro e tre immagini in pietra di divinità[9].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (ENFR) Bangladesh, su whc.unesco.org. URL consultato il 25 luglio 2021.
  2. ^ (ENFR) Historic Mosque City of Bagerhat, su whc.unesco.org. URL consultato il 25 luglio 2021.
  3. ^ (ENFR) Ruins of the Buddhist Vihara at Paharpur, su whc.unesco.org. URL consultato il 25 luglio 2021.
  4. ^ (ENFR) The Sundarbans, su whc.unesco.org. URL consultato il 25 luglio 2021.
  5. ^ (ENFR) Mahansthangarh and its Environs, su whc.unesco.org. URL consultato il 25 luglio 2021.
  6. ^ (ENFR) The Lalmai-Mainamati Group of monuments, su whc.unesco.org. URL consultato il 25 luglio 2021.
  7. ^ (ENFR) Lalbagh Fort, su whc.unesco.org. URL consultato il 25 luglio 2021.
  8. ^ (ENFR) Halud Vihara, su whc.unesco.org. URL consultato il 25 luglio 2021.
  9. ^ (ENFR) Jaggadala Vihara, su whc.unesco.org. URL consultato il 25 luglio 2021.

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