Patolli

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Il patolli, raffigurato nel Codice fiorentino di Bernardino de Sahagún

Il patolli (termine nahuatl) o patole (termine spagnolo) è uno dei più antichi giochi dell'America. Il patolli (o le sue varianti) veniva giocato in buona parte delle culture mesoamericane precolombiane, ed era conosciuto in tutta la Mesoamerica. Il patolli era un passatempo giocato da nobili e comuni cittadini, ed i conquistadores dissero che Montezuma si intratteneva spesso guardando i nobili che ci giocavano a corte.

Giocatori[modifica | modifica wikitesto]

Il patolli è un gioco fortemente incentrato sulle scommesse. I partecipanti controllavano gli oggetti che gli avversari avevano a disposizione per puntare. Puntavano coperte, piante di maguey, pietre preziose, oggetti in oro, cibo e quasi ogni altra cosa. In casi estremi arrivavano a puntare le proprie case o addirittura la propria famiglia e la libertà. Accettare di giocare con qualcuno era una scelta complessa, dato che il vincitore portava a casa tutti gli oggetti puntati dall'avversario. Ogni partecipante doveva avere lo stesso numero di oggetti da puntare all'inizio del gioco. Il numero ideale di oggetti era sei, nonostante si potessero accettare altre quantità a patto che tutti fossero d'accordo. Il motivo per avere almeno sei oggetti sul banco era perché esistevano sei segnaposti in giada che attraversavano la tavola da gioco. Nel momento in cui un segnaposto completava il giro attorno alla tavola, l'avversario doveva consegnare uno dei propri oggetti.

Quando tutti i partecipanti avevano accettato di giocare, ognuno invocava il dio dei giochi, Macuilxochitl, offrendo incenso, preghiere e cibo. A questo punto il gioco poteva avere inizio.

Svolgimento del gioco[modifica | modifica wikitesto]

L'obbiettivo del gioco era quello di conquistare tutti gli oggetti che l'avversario metteva in gioco all’inizio di ogni partita. La scacchiera aveva una forma di X maiuscola con caselle quadrate e triangolari che scendevano da un lato della X e risalivano dall'altro, per un totale di 52 caselle. I segnaposti erano di due colori, rosso e blu. Per accedere alla scacchiera, il giocatore lanciava cinque fagioli. Questi fagioli, o “patolli”, avevano un lato segnato con un punto bianco. Per accedere alla scacchiera, era necessario ottenere con un lancio almeno un punto bianco dei cinque disponibili, conquistando così un punto. Dopo che un giocatore aveva posto sulla scacchiera una propria pietra, può muoverla di tante caselle quanti sono i punti bianchi mostrati dai fagioli lanciati. Se il giocatore non aveva la possibilità di muovere, per non finire oltre l'ultima casella, o per non finire in una casella già occupata, allora perdeva il turno. Se il lancio mostrava cinque punti bianchi, allora il giocatore può scegliere una pietra da spostare di dieci caselle.

Le quattro caselle al centro della X venivano considerate speciali. Ad esempio, un giocatore, se riusciva ad arrivare con una propria pietra in una casella al centro della X occupata dall'avversario, poteva spostare uno dei segnaposti avversari fuori dalla scacchiera, riportandolo nel mucchietto di partenza. L'avversario era quindi costretto a cedere uno dei propri oggetti all'altro. Un'altra area speciale era segnata da due triangoli scuri vicino alla fine di ogni braccio della X. Se una pedina finiva in una di queste due caselle, al giocatore poteva essere chiesto di dare uno dei propri oggetti all'avversario. Vi erano anche due particolari caselle quadrate alla fine di ogni braccio della X, che davano diritto a un altro tiro di fagioli. Il giocatore che riusciva a completare il percorso della scacchiera con tutte e sei le pedine prima del suo avversario era dichiarato il vincitore della partita, e quindi della posta in gioco.

Anche Macuilxochitl vi giocava. Il Codice Magliabechiano dice

« Il dio del patolli era Macuilxochitl, dio della musica, della danza, del gioco e delle scommesse, chiamato Dio dei Cinque Fiori. Ai giocatori si chiede di dare a Macuilxochitl un oggetto se un lancio non mostra punti bianchi. Sulla scacchiera è previsto un posto per questi oggetti. Il vincitore del turno riceve questi oggetti come dono da Macuilxochitl »
(Codice Magliabechiano)

Conquista spagnola[modifica | modifica wikitesto]

I missionari spagnoli proibirono il gioco durante la conquista spagnola del Messico, e si sa che bruciarono le mani a coloro che venivano scoperti a giocarci.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Adamson Hoebel, Anthropology, University of Minnesota, terza edizione, 1958, 1966, p. 76, "... the diffusion of the ancient East Indian game of pachisi into prehistoric America, where it appeared among the Aztecs as patolli and in various other forms among other Indians"
  • E. B. Tylor, On the Game of Patolli in Ancient Mexico, and Its Probably Asiatic Origin, Journal of the Royal Anthropological Institute of Great Britain and Ireland, vol. 8, 1879, pp. 116–129
  • E. B. Tylor, American Lot Games as Evidence of Asiatic Intercourse before the Time of Columbus, Internationales Archie fur Ethnogrophie, vol. 9, supplemento, 1896, p. 66
  • C. J. Erasmus, Patolli, Pachisi, and the Limitation of Possibilities, Southwestern Journal of Anthropology, vol. 6, 1950, pp. 369–387
  • F. Boas, Tsimshian Mythology, Bureau of American Ethnology, Annual Report 31, 1916, pp. 393–558