Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Turchia)

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Partito per la Giustizia e lo Sviluppo
Adalet ve Kalkınma Partisi
AK Party poster after the parliamentary elections in 2007.jpg
LeaderRecep Tayyip Erdoğan
PresidenteBinali Yıldırım
SegretarioAbdulhamit Gül
StatoTurchia Turchia
SedeNo. 202 Balgat, Ankara
Fondazione14 agosto 2001
IdeologiaConservatorismo sociale[1][2][3]
Liberalismo economico[3]
Neo-ottomanesimo[4][5]
Islamismo[6][7]
CollocazioneDestra[8]
Partito europeoAlleanza dei Conservatori e Riformisti Europei
Seggi Parlamento:
317 / 550
Seggi Municipalità:
1452 / 2919
Organizzazione giovanileAK Gençlik
Iscritti9 399 633 (2015)
Coloriarancio, blu
Sito webakparti.org.tr

Il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (in turco: Adalet ve Kalkınma Partisi - AKP) è un partito politico conservatore turco. L'AKP si è sviluppato dalla tradizione dell'Islam politico e della "democrazia conservatrice".[9][10] L'AKP è il principale partito turco, con 316 membri del Parlamento turco, e ne controlla la maggioranza sin dal 2002. Il suo presidente, Binali Yıldırım, è primo ministro del paese, mentre il suo fondatore e leader Recep Tayyip Erdoğan è Presidente della Turchia.

Fondato nel 2001 da membri di vari partiti islamisti conservatori, l'AKP ha vinto più seggi parlamentari di ogni altro partito nelle ultime quattro tornate elettorali del 2002, 2007, 2011 e 2015, con il 34.3%, 46.6%, 49.8% e 49% dei voti rispettivamente. Poco dopo la sua formazione, l'AKP si presentava come un partito filo-occidentale e filo-statunitense,[11] facendo campagna per una economia liberale di mercato e per l'adesione della Turchia all'Unione europea.[12]

Il partito è stato descritto come una "ampia coalizione di islamisti, riformisti islamici, conservatori, nazionalisti, centro-destra, e gruppi pro-business"[13]. L'AKP è stato a lungo sostenuto dal movimento Cemaat del chierico islamico esiliato Fethullah Gülen, la cui influenza sulla magistratura ha aiutato a indebolire l'opposizione e i militari.[14] L'AKP è stato membro osservatore del Partito Popolare Europeo dal 2005 al novembre 2013, quando ha lasciato il gruppo per aderire al gruppo euroscettico Alleanza dei Conservatori e Riformisti Europei.

Ideologia[modifica | modifica wikitesto]

AKP si presenta sulla scena politica turca come un partito conservatore di centro-destra che hanno conciliato ispirazione religiosa con la laicità dello Stato. Tuttavia gli oppositori lo accusano di essere, in realtà, un partito islamista ed anti-laico.

È soggetto di dibattito quanto il partito sia rimasto fedele ai principi secolari della Costituzione turca; molteplici casi giudiziari sono stati aperti contro l'AKP, ma la Corte Costituzionale non ha mai bandito il partito.[15] Secondo i suoi critici, l'AKP avrebbe una "agenda nascosta", nonostante l'impegno pubblico a favore della laicità, e il partito mantiene relazioni informali e di sostegno ai Fratelli Musulmani.[16][17][18][19]

Tanto la politica interna quanto quella estera del partito sono state percepite come panislamiste o neo-ottomane, facendosi portatrici di un progetto di revival della cultura ottomana, spesso a spese dei principi laicisti repubblicani, con una presenza culturale crescente nei territori dell'ex Impero ottomano.[4][5][20][21]

Fondazione[modifica | modifica wikitesto]

L'AKP è stato fondato il 14 agosto 2001, a seguito dello scioglimento e della scissione del Partito della Virtù di Necmettin Erbakan, che ha poi dato vita al Partito della Felicità.

Prima legislatura (2002-2007)[modifica | modifica wikitesto]

Alle politiche del 2002 il partito ottenne il 34,3% dei consensi, ma elesse ben 365 seggi (il 66% del totale), grazie all'alto sbarramento elettorale (10%), che permise l'ingresso in Parlamento solo dell'AKP e del Partito Popolare Repubblicano (CHP), socialdemocratico e kemalista.

Maggiore opposizione ha suscitato il tentativo, da parte dell'AKP, di eleggere nel 2007 il Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri Abdullah Gül Presidente della Repubblica. Il presidente turco è eletto dal Parlamento con una maggioranze dei 2/3 nelle prime 3 votazioni. Con i propri voti e quelli di alcuni indipendenti l'AKP avrebbe potuto eleggere subito Gul. L'AKP, però nel corso della legislatura, aveva perso ben 10 deputati passati all'opposizione, che insieme ai deputati del CHP non si presentarono in Parlamento e fecero mancare il numero legale. La Corte Costituzionale, pertanto, annullò il voto, stabilendo, di fatto, che se l'opposizione non si fosse mai presentata in Parlamento nessun voto sarebbe stato valido. La Corte era sulle stesse posizioni dell'opposizione laica, preoccupata dal fatto che le tre massime cariche dello Stato (Presidente del Consiglio, Presidente della Camera e Presidente della Repubblica) fossero nelle mani di esponenti dell'AKP. A ciò si aggiunsero le pressioni dei vertici militari, tutori in base alla Costituzione della laicità dello Stato. Vista l'impossibilità di procedere all'elezione di Gul, l'AKP ha deciso di ritirarne la candidatura, salvo chiedere elezioni politiche anticipate.

Seconda legislatura (2007-2011)[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni del 2007 l'AKP ha ottenuto il 46,7% dei voti ed ha eletto 340 seggi. L'AKP, pertanto, ha incrementato i propri voti del 12,4%, ma ha perso 23 seggi. il calo in termini di seggi è stato dovuto all'ingresso nella Camera di 24 deputati indipendenti (23 dei quali curdi del Partito della Società Democratica - DTP), contro i 9 precedenti, e grazie al fatto che oltre al CHP, anche i nazionalisti del MHP hanno, con il 14,3% dei voti, superato la soglia del 10%. Con tale risultato il partito è riuscito a far eleggere Abdullah Gül come 11º Presidente della Turchia.

L'ottimo risultato in termini percentuali per l'AKP è stato determinato dal porsi sempre più come un partito religioso moderato, comprensivo di varie correnti culturali. Erdoğan ha infatti aperto il partito alle candidature di molti indipendenti: Zafer Uskül, docente universitario e collaboratore di una rete informativa indipendente; Nursuna Memecan, donna d'affari, editrice di libri per bambini ed esponente della Istanbul "liberal"; Lynch Mehmet Simsek, ex dirigente della Merrill Lynch; Zafer Caglayan, presidente dell'Unione industriale di Ankara.

Le donne elette nelle file dell'AKP sono passate da 13 a 26. "L'Akp è diventato una vera formazione nazionale, che non ha una base regionale, non rappresenta un gruppo sociale, non ha un colore politico preciso. Sotto un ombrello conservatore, è riuscita a coagulare tutte le spinte per il cambiamento e la "normalizzazione" in senso democratico del Paese" (Ahmet Insel, politologo)[22]

Dal 2012 a oggi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2013, il percepito autoritarismo del partito AKP è stato sfidato dalle proteste di Gezi Park. La risposta repressiva del partito AKP al potere ha ricevuto condanne internazionali e ha messo in dubbio la prosecuzione dei negoziati d'adesione all'UE.[23][24] Da allora, il partito AKP ha introdotto una regolamentazione ancora più restrittiva sull'aborto, il consumo di alcolici e l'accesso ad internet, arrivando a bloccare temporaneamente Twitter e YouTube nel marzo 2014.[25][26][27][28][29] A seguito degli scandali di corruzione del 2013, che hanno coinvolto numerosi ministri del partito, l'AKP è stato accusato in maniera crescente di clientelismo.[30][31] L'AKP predilige una leadership fortemente centralizzata, e ha sostenuto a lungo la necessità di una trasformazione della Turchia in senso presidenzialista, riducendo inoltre in maniera significativa il numero delle posizioni elettive di governo locale nel 2013.[32]

Alle elezioni presidenziali del 2014 il suo leader Erdogan è stato eletto presidente della repubblica con il 51.79%. Nelle elezioni politiche del 2015 ha ottenuto il 49,50% dei voti e 317 seggi su 550.

Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Elezioni presidenziali[modifica | modifica wikitesto]

Anno Candidato supportato
Voti %
2014 Recep Tayyip Erdoğan 21.025.853 51,79 (1º)

Elezioni parlamentari[modifica | modifica wikitesto]

Lista Voti % Seggi
Parlamentari 2002 Grande Assemblea Nazionale Turca Partito per la Giustizia e lo Sviluppo 10.808.229 34,28 363
Parlamentari 2007 Grande Assemblea Nazionale Turca Partito per la Giustizia e lo Sviluppo 16.327.291 46,58 341
Parlamentari 2011 Grande Assemblea Nazionale Turca Partito per la Giustizia e lo Sviluppo 21.399.082 49,83 327
Parlamentari 2015 (giugno) Grande Assemblea Nazionale Turca Partito per la Giustizia e lo Sviluppo 18.851.953 40,86 258
Parlamentari 2015 (novembre) Grande Assemblea Nazionale Turca Partito per la Giustizia e lo Sviluppo 23.681.926 49,50 317

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fatma Müge Göçek, The Transformation of Turkey: Redefining State and Society from the Ottoman Empire to the Modern Era, I.B. Tauris, 2011, p. 56.
  2. ^ Nathalie Tocci, Turkey and the European Union, in The Routledge Handbook of Modern Turkey, Routledge, 2012, p. 241.
  3. ^ a b Steven A. Cook, Recent History: The Rise of the Justice and Development Party, in U.S.-Turkey Relations: A New Partnership to, Council on Foreign Relations, 2012, p. 52.
  4. ^ a b Düşünmek Taraf Olmaktır, taraf.com.tr. URL consultato il 7 giugno 2015.
  5. ^ a b Osman Rifat Ibrahim, AKP and the great neo-Ottoman travesty, Al Jazeera. URL consultato il 7 giugno 2015.
  6. ^ http://www.hudson.org/research/11601-the-naqshbandi-khalidi-order-and-political-islam-in-turkey
  7. ^
  8. ^
  9. ^ Burhanettin Duran, The Justice and Development Party's 'new politics': Steering toward conservative democracy, a revised Islamic agenda or management of new crises, in Secular and Islamic politics in Turkey, 2008, pp. 80 ff.
  10. ^ Yalçın Akdoğan, The Meaning of Conservative Democratic Political Identity, in The Emergence of a New Turkey, 2006, pp. 49 ff.
  11. ^ Copia archiviata (PDF), su iuee.eu. URL consultato il 2 giugno 2013 (archiviato dall'url originale il 12 novembre 2013).
  12. ^ New to Turkish politics? Here's a rough primer [collegamento interrotto], in Turkish Daily News, 22 luglio 2007. URL consultato il 22 luglio 2008.
  13. ^ Soner Çagaptay, Popularity contest – the implications of Turkey's local elections (PDF), su Jane's Islamic Affairs Analyst, 7 maggio 2014. URL consultato il 14 gennaio 2015.
  14. ^ What you should know about Turkey's AKP-Gulen conflict, su Al-Monitor. URL consultato il 7 giugno 2015.
  15. ^ Robert Tait, Turkey's governing party avoids being shut down for anti-secularism, su The Guardian. URL consultato il 7 giugno 2015.
  16. ^ Turkey: AKP's Hidden Agenda or a Different Vision of Secularism?, su Nouvelle Europe. URL consultato il 7 giugno 2015.
  17. ^ The "Hidden" That Never Was[collegamento interrotto], Reflections Turkey. URL consultato il 7 giugno 2015.
  18. ^ Support for Muslim Brotherhood isolates Turkey, su Die Weld. URL consultato il 7 giugno 2015.
  19. ^ Ömer Taşpınar, Islamist Politics in Turkey: The New Model?, The Brookings Institution, 1º aprile 2012. URL consultato il 7 giugno 2015.
  20. ^ AKP'li vekil: Osmanlı'nın 90 yıllık reklam arası sona erdi, su Cumhuriyet Gazetesi, 15 gennaio 2015. URL consultato il 7 giugno 2015.
  21. ^ http://www.islamianaliz.com/haber/iste-akpnin-yeni-secim-sarkisi-tam-bir-osmanli-torunu-reisle-girdi-kol-kola-davutoglu-ahmet-hoca-video/13121/
  22. ^ [1].
  23. ^ EU delays Turkey membership talks after German pressure, BBC News. URL consultato il 7 giugno 2015.
  24. ^ Gezi Park protests: The AKP's battle with Turkish society, su The Jerusalem Post. URL consultato il 7 giugno 2015.
  25. ^ Kevin Rawlinson, Turkey blocks use of Twitter after prime minister attacks social media site, su The Guardian. URL consultato il 7 giugno 2015.
  26. ^ Turkey moves to block YouTube access after 'audio leak', BBC News. URL consultato il 7 giugno 2015.
  27. ^ Turkey: What's Behind the AKP's New Anti-Abortion Agenda?, su EurasiaNet.org. URL consultato il 7 giugno 2015.
  28. ^ Jenna Krajeski, The Last Chance To Stop Turkey's Harsh New Internet Law, su The New Yorker, 14 febbraio 2014. URL consultato il 7 giugno 2015.
  29. ^ AKP Wages Jihad Against Alcohol in Turkey, su Al-Monitor. URL consultato il 7 giugno 2015.
  30. ^ New Turkey and AKP-type capitalism, su Today's Zaman, 24 settembre 2014. URL consultato il 7 giugno 2015.
  31. ^ Mass Murder in Soma Mine: Crony Capitalism and Fetish of Growth in Turkey, politiikasta.fi. URL consultato il 7 giugno 2015.
  32. ^ Presidential system tops AKP's election campaign, su Hurriet Daily News. URL consultato il 7 giugno 2015.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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